sabato 24 gennaio 2015

420 - L'Angelo di Natale (racconto)

Angelo Sturabon era un tipo solitario e depresso, passati i cinquant'anni, senza famiglia e lavoro aveva trovato ospitalità dall'anziana madre vedova, ma poi era morta, da allora lui si era ancor più rinchiuso in sé e viveva di stenti, carità ed espedienti nella casa isolata sulla montagna, lontana dal paese in vallata.
Il giovane prete del paese, Don Adolfo Minchiolli, aveva deciso di organizzare una fantastica festa per il Natale e diede ordine ai giovani della parrocchia di far partecipare alla festa tutta la popolazione, anche quelli più restii alla socializzazione e alla parrocchia.
Un gruppetto capitanato dalla giovane maestra elementare Mariolina Stronetti suonò al campanello di Angelo Sturabon.
"Chi cazzo rompe i coglioni, sempre a suonare e rompere il cazzo, non sanno che per me possono andare tutti a cagare e tornare nella figa o nel culo da dove sono usciti a quella troia sfondata della loro madre che li ha partoriti, loro e tutti i cagacazzo stramaledetti di questo mondo di merda."
Con la solita cantilena che gli scaturiva ogni rara volta che qualcuno gli suonava il campanello Angelo andò ad aprire la porta.
Vide quattro ragazzi della parrocchia con davanti la maestra Mariolina:
- Ciao, organizziamo una bellissima festa per il Natale al paese, devi venire anche tu!
- No, non mi piacciono le feste e neanche Natale, sono pure comunista.
- Ma dai ci devi venire, stiamo tutti in compagnia, puoi partecipare anche alla recita, dai, dai ci devi essere, senza di te non facciamo la festa!
Era carina e sorridente la Mariolina, aveva come quasi tutte le maestre che parlava come dovesse spiegare a un bambino mezzo scemo, anche se di fronte aveva un adulto, ma a parte quello ad Angelo piaceva e sentì l'uccello dopo alcune settimane che dava segni di vita.
- Ma io non so, cosa vengo a fare? Ci devo pensare.
- Dai vieni con noi, ti aspetto stasera alla sala parrocchiale alle ventuno e trenta, le nove e mezza di stasera, ci organizziamo per la recita, sento che hai una bella voce, ci devi essere anche nel cast della recita!
Angelo lusingato da quei complimenti e attratto dalla sua bellezza disse:
- Va beh, se insistete provo a venire, ma non vi prometto niente perc...
Venne interrotto dall'abbraccio entusiasta di Mariolina, un bacio per guancia e un "Grazie, a stasera", con quattro ciao sorridenti dei ragazzi che l'accompagnavano.
Angelo rientrò in casa, salì le scale a due gradini alla volta, entrò in bagno, abbassò pantaloni e boxer, si sputò un paio di volte sulla mano destra e iniziò a menarsi il cucco pensando alla maestrina: lei con i suoi occhioni verdi e i capelli mori scomposti, si baciavano con la lingua in bocca, lei interrompeva il bacio e con occhi languidi diceva "Mi eccitano gli uomini con i denti marci, sono uomini veri". Lui le alzava le braccia togliendole il vestito, le baciava le spalle, le leccava le ascelle, prima una, poi l'altra, lei sospirava di piacere sempre più forte, le sfilava il reggiseno, le succhiava le tette e nel mentre le sfilava le mutande, lei muovendo i piedi le faceva cadere sul pavimento, lui si abbassava e le leccava la figa depilata, ci infilava la lingua dentro, lei si abbassava, gli sbottonava i pantaloni, lo smutandava, si coricavano, iniziavano un 69, poi lei si metteva alla pecorina e gli urlava "Ti amo Angelo, sei un toro, penetrami come una vacca, sono la tua vaccona, voglio sentire tutti i tuoi dodici centimetri" e lui la penetrava, ohh come la sbatteva ohh...
DRIIN DRIIIIN DRIIIIIIIIIIIIN
Il campanello suonava.
Tutte le bestemmie possibili e immaginabili fecero da colonna sonora tra il ricomporsi e lo scendere le scale per andare ad aprire la porta; aprì, e vide la faccia del postino.
- C'è da fare una firma qui!
Angelo con la mano da sega firmò in fretta, prese la raccomandata, dalla busta vide che era l'ennesimo sollecito di pagamento, un grugnito di saluto al postino, chiuse la porta, gettò la raccomandata sul tavolino all'ingresso, risalì di corsa le scale e torno in bagno a riprendere la sua storia con la maestrina.
Alla sera si presentò puntuale, sbarbato e profumato davanti alla sala parrocchiale.
Suonò e andò ad aprire uno della parrocchia, vedendolo gli chiese: - Che vuoi?
- Sono Angelo Sturabon, la maestra Mariolina mi aveva detto di venire stasera per organizzare la recita.
Lo fece entrare con una faccia poco entusiasta, alla fine del corridoio entrarono in una camera in cui una trentina di persone stavano discutendo, tra loro c'era Mariolina,
Disse il ragazzo: - C'è Angelo Sturabon.
Mariolina si alzò e disse:
- Ciao, hai fatto bene a venire, ragazzi questo è un nuovo amico con una bella voce, dobbiamo trovargli un ruolo nella recita.
- Ma ci siamo già assegnati i ruoli.
- Può fare l'angelo, ha il nome giusto.
Risate da umorismo parrocchiale, e alla fine decisero proprio per l'angelo come per liberarsi della sua presenza, Angelo ipnotizzato dalle tette della maestra che dal vestito stretto si notavano in tutto il loro splendore disse sempre sì, avrebbe detto sì a tutto, anche se percepiva un certo fastidio per la sua presenza.
Cominciò a frequentare le prove nel teatro vecchio che avevano aperto per l'occasione,  per lui avevano preparato un costume da angelo bianco con le ali bianche e una parrucca con lunghi riccioli biondi, con un'imbragatura e la carrucola lo tiravano in alto, aderente alle travi del soffitto del teatro, da lì alla fine dello spettacolo doveva intervenire con la voce più potente che poteva dicendo "Dio sia lodato" per tre volte.
Angelo trovava orribile star lì a 10 metri d'altezza tra le travi, agghindato come un idiota e appeso per un'ora, ma notando che dall'alto si vedeva meglio nello scollo del vestito di scena di  Mariolina cominciò a farsi piacere il ruolo, e poi non voleva deluderla.
Si vergognava molto ma si accorse che tra le travi, e per quanto urlasse la frase che doveva dire, non lo badava nessuno, era seminascosto e si sentiva poco.
Venne la vigilia di Natale e la sera della recita, per darsi la carica tutti bevvero un paio di bicchieri di liquore forte, fatto dai monaci e offerti dal prete, poi prima della recita, di nascosto dal prete, si scolarono una bottiglia di whisky.
Angelo lo imbragarono, ma mezzi ubriachi fissarono male, tirandolo su una fascia dell'imbragatura spinse in alto il vestito da angelo che gli finì sulla bocca, impedendogli di parlare e legato com'era non riusciva a toglierselo dalla bocca
Rimase appeso così, imbavagliato, senza poter dire la sua frase conclusiva.
La recita finì, nessuno si ricordò di farlo scendere, continuò la festa, finì, andarono tutti alla messa di mezzanotte e poi a casa.
Angelo era ancora lì appeso.
Passò lì il Natale, e anche Santo Stefano.
IL 27, dopo due giorni  finalmente sentì aprire la porta del vecchio teatro, fu preso dall'entusiasmo, entrarono Don Adolfo, Mariolina e Giuseppe il sagrestano, un ex pregiudicato che Don Adolfo aveva preso con sé, per reinserirlo nel mondo del lavoro.
Accesero le luci, chiusero a chiave a porta e vennero verso il palco, salirono, il sagrestano prese un ampio materassino dal ripostiglio e lo appoggiò per terra, poi prese una stufetta elettrica con una prolunga e la mise vicina al materassino, accendendola e regolandola al massimo.
Angelo cercò di muoversi e di emettere versi, ma non lo sentivano.
Don Adolfo si mise a baciare Mariolina, il sagrestano si avvicinò e iniziò a baciarla anche lui, si baciavano in tre, iniziarono a spogliarsi velocemente, finché completamente nudi si distesero sul lettino continuando a scambiarsi baci.
Angelo non credeva ai suoi occhi.
Rimase immobile mentre loro cominciarono a far sesso insieme, il Don e Mariolina succhiavano alternandosi il pene di Giuseppe, poi Mariolina e il Don si misero alla pecorina e Giuseppe se li passava per bene in ogni buco disponibile.
Angelo accecato dalla gelosia, infuriato per quella scena, disperato per la situazione in cui era, stanco, affamato, assetato... si mise ad agitarsi con tutte le sue forze, all'improvviso si fermarono e guardarono in alto, lo avevano visto, finalmente!
Zitti si rivestirono, riposero il materassino e la stufetta, spensero le luci, se ne andarono.
Angelo non pensava potessero andarsene così, forse erano imbarazzati, sarebbero tornati, Mariolina sicuramente, a lei le voleva bene, lei lo aveva notato, non poteva lasciarlo così, sarebbe sicuramente tornata.
Infatti qualche ora dopo sentì dei colpi dalla porta del teatro, ma non entrava nessuno, sembravano dei colpi di martello.
Non entrò nessuno.
Era il sacrestano Giuseppe, aveva bloccato la porta del teatro e sopra aveva inchiodato un cartello su cui c'era scritto:
ATTENZIONE EDIFICIO PERICOLANTE
NON AVVICINARSI.  NON ENTRARE.
PERICOLO DI MORTE
Dalla scritta si riconosceva la calligrafia perfetta della maestra Mariolina Stronetti.




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