domenica 23 luglio 2017

649 - PENSIERI SPARSI

Le valigie ho sempre la sensazione che pesino troppo.
Forse perché contengono
quello che inconsciamente vorrei lasciare,
invece consciamente lo ritengo necessario.
Ma permane la sensazione che abbia ragione l'inconscio.

Il mio rumore preferito è quello dei vetri infranti.
Da bambino li spaccavo appositamente.
Perciò mi piacciono le persone che sono un sasso
tirato contro la normalità di questo sistema.

Non mi ha mai salvato la vita un dio
o un qualche amico
o l'amore
o l'arte
o la politica.
Quello che mi ha sempre salvato nei peggiori momenti
è stato:
stocazzo.


domenica 16 luglio 2017

648 - MUTANDO MUTANDE

Sto morendo.

Sto vivendo.

Devo comprarmi delle mutande nuove,
per risparmiare comprerò quelle da due soldi,
di quelle che ti infiammano la cappella.

Vivrò e morirò
con la cappella infiammata
e tre soldi in più nelle tasche.

Comunque questa non è poesia
poiché ho scritto: cappella
( e ben tre volte adesso).

I veri poeti
non usano mutande da due soldi,
non hanno genitali infiammati,
non muoiono mai,
non vivono mai.


martedì 11 luglio 2017

647 - UNA PERSONA DI SUCCESSO

Rincorrendo il successo
perdi
quello che sei
vinci
ma senti che non sei più quello di prima
c'è qualcosa che non va
ti guardi meglio
accorgendoti
con orrore
che sei diventato una merda umana,
ma una merda umana di successo
perciò molto apprezzata
e lodata,
allora prendi coraggio
e cerchi di essere
più merda possibile.


venerdì 7 luglio 2017

646 - LA POESIA DEI VUOTI PERSI

Cerco di descrivere la poesia
dei viali deserti
dei vicoli abbandonati
dei cazzi inutilizzati
delle fighe dimenticate
dei culi sfondati
delle vite perse
dei vuoti mai resi
diventati cocci sui piazzali
che brillano di riflessi notturni
tra fazzoletti di carta pieni di sperma secco
e cani randagi che rovistano nelle immondizie
con i lampioni che ballano cigolando
spinti dal vento
danza la luce disperata che fanno
su ogni animale senza padrone
su ogni profilattico sborrato
e su tutti quei pezzi di realtà
che mi porto dentro
dimenticati da tutti
raccontati da me
schifati dai poeti premiati
evitati dai lettori televisivizzati.

Qualche giorno fa
sono entrato in una stazione ferroviaria dismessa
con l'erba che cresceva sulla banchina
davanti alle panchine arrugginite
mi aggiravo solo tra i vecchi tabelloni spenti
con un senso di pace
uscendo
c'era una prostituta africana
seduta sul muretto esterno di recinzione
aveva una faccia simpatica
avrei voluto baciarla
prenderla per mano
e andare via con lei
in un'altra dimensione
raccontandole che stavo bene
perché avevo appena azzerato
le mie fondamenta/scorie
ammirando la fine
delle nostre sovrastrutture,
ma ho proseguito
verso un nuovo pensiero
di persone, oggetti, attimi
smarriti
smarrendomi, nuovamente.



mercoledì 5 luglio 2017

645 - L'UOMO CHE SPALAVA LETAME

L'atto più di sinistra che abbia mai fatto è stato in un giorno d'agosto.
C'era un caldo torrido, di quelli che sudi anche stando all'ombra, era quasi mezzogiorno e il caldo era al massimo dell'insopportabile. Sono andato in un deposito di auto da rottamare per cercare dei pezzi di ricambio, ma faticavo a camminare con quel clima afoso tra le auto sparse nel recinto interno, mi sono messo all'ombra sotto una tettoia. Però si sentiva una puzza tremenda, dall'altra parte della rete di recinzione c'era una stalla e il letamaio stava a pochi metri dalla tettoia dove ero riparato, e ho notato dentro la vasca di cemento col letame un uomo che lo spalava, un operaio agricolo.
Mi ha fatto una pena immensa vederlo costretto a fare quel lavoro, a quell'ora e con quel caldo, era un cinquantenne di bell'aspetto, magari se la vita gli fosse girata meglio poteva fare l'attore e adesso sarebbe in qualche hotel con l'aria condizionata a firmare autografi ai fan e rilasciare interviste, in cui si lamenta di quanto è duro il lavoro dell'attore.
Invece la vita lo ha buttato in quell'inferno, in una vasca di cemento piena di merda da spalare in un clima infuocato.
Altre persone passavano di lì e lo guardavano male, come fosse pure lui un pezzo di sterco bovino, come fanno di solito i mentecatti mentali quando vedono qualcuno stare peggio di loro, si sentono qualcuno, si sentono importanti, si sentono persone di una casta superiore perciò, allora lo trattano col massimo disprezzo, per sentirsi migliori.
Mi sono avviato verso l'uscita passandogli davanti, ho notato che lui stava guardando per salutare qualcuno, ma nessuno lo salutava.
Allora gli dissi il "Buongiorno" più forte, rispettoso, limpido, sentito e sincero che abbia mai detto in vita mia.
Lui rispose, sorrise contento e riprese a spalare con più energia.
Alcuni si erano girati e i mi guardavano strano, un salutatore degli spalamerde è un tipo sospetto per ogni mentecatto mentale che si rispetti.
Li guardai come si guarda l'ultima delle nullità e me ne andai.
Andai in cerca di uno che conoscevo e sapevo che lui conosceva il proprietario di quell'azienda agricola, così gli feci dire che se vedevo un'altra volta maltrattare così gli operai mandati a spalare letame a quell'orario sotto il sole lo denunciavo.
Da allora sono passati anni e devo dire che non ho visto più nessuno messo a spalare a quell'ora.
Credo sia questa la vera sinistra, l'essere solidali e il pensare a come risolvere i problemi di chi è nella merda, anche se non ti riguardano direttamente.

644 - UNA MADRE CORAGGIO

Se ne stava sempre ingobbito, con gli occhiali spessi spostati verso la punta del naso e la montatura scura degli occhiali che contrastava col pallore del viso cosparso di brufoli, le orecchie prominenti e il viso lungo lo avevano fatto diventare per tutti il Canguro, Giancarlo "El Canguro".
Era orfano di padre e sua madre vedova lo assillava con le sue ansie.
Finché un giorno si stancò di essere preso in giro dai compagni di classe e controllato da sua madre, cercò un'altra realtà, un'altra dimensione, un altro tipo di vita, così si ribellò tenendosi per protesta i capelli lunghi. Poi un giorno per contestare ulteriormente acquistò una caccola di fumo, si fece una canna guardando MTV e vomitò la cena sul tappeto davanti al televisore.
Quando sua mamma se ne accorse telefonò immediatamente alle forze dell'ordine facendosi passare alla squadra narcotici e lo denunciò.
Vennero a perquisire la sua cameretta e sequestrarono la mezza caccola di fumo che gli era rimasta, un pacchetto di cartine, un accendino, una pistola giocattolo illegale senza il tappo rosso che aveva perso giocandoci da bambino, delle bottiglie di birra vuote che potenzialmente  possono essere usate come molotov, fogli con scritte frasi minacciose come: "Vi odio tutti, dovete morire pezzi dei merda!", libri di scrittori sovversivi e il quaderno di matematica con una A cerchiata che aveva disegnato in quarta di copertina.
Venne arrestarono, chiamarono i giornalisti locali esibendo i corpi del reato che avevano trovato e ringraziando la madre coraggio per la sua denuncia, grazie alla quale era stato assicurato alla giustizia un ragazzo socialmente pericoloso, da avviare verso un percorso di recupero, per reinserirlo nella società.
Avendo appena compiuto 18 anni venne messo in carcere con gli adulti, in attesa del processo, aveva aperto una porta che lo aveva fatto entrare in un'altra dimensione.
Finì in cella con Mario "U Porcu" Scanziano affiliato alla camorra emergente, Giuseppe "Belva" Esposito pluriomicida e Ciccio "Il Don" Catatreppoli padrino mafioso autore di svariate rapine ed estorsioni.
La prima notte Canguro venne picchiato e poi sodomizzato ripetutamente a secco.
Il mattino dopo uscì di cella camminando come un'anatra e lo mandarono ai domiciliari.
La madre non gli rivolse la parola.
Anche lui non rivolse più la parola a lei e neanche ad altri, stette sempre zitto, venne condannato ma con la condizionale non si fece neanche un giorno di prigione.
Quando fu libero aspettò che sua madre andasse al lavoro, andò a comprarsi una tanica di benzina, diede fuoco alla casa, scrisse sul muro di recinzione: "Questo è il mio regalo di addio per te maledetta stronza." e sparì per sempre.
Lo rivide un suo compagno di scuola durante una vacanza una ventina di anni dopo, aveva cambiato sesso, si era sposata con un agente delle assicurazioni e viveva in una casa vicina al mare in Australia, la terra dei canguri. Aprendo porte che lo facessero uscire dal binario delle consuete abitudini aveva finalmente trovato se stesso, o se stessa, l'importante è che fosse un'altra cosa da quello schifo che era.


giovedì 29 giugno 2017

643 - CHI VIVEVA DIGNITOSAMENTE

Quella che un tempo era comunemente considerata la piccola borghesia in realtà erano poveracci, che lavoravano e crescevano i figli in case appena dignitose, facendo una vita modesta di sacrifici, senza grilli consumistici per la testa; adesso, oggigiorno, sono praticamente scomparsi o nascosti dall'ostentazione del benessere imposta dal sistema mediatico.
Ma sarebbero pure loro una forma di contestazione a questo sistema.
Mentre molti di quelli che un tempo li contestavano e li consideravano borghesi erano figli di una vera medioalta borghesia, facevano la bella vita e i viaggi nei paesi orientali spesati dai genitori, e ora magari sono i sessantenni/settantenni  di quella finta sinistra salottiera che predica la tolleranza ma poi non vuole neppure vederli gli immigrati, per esempio a Capalbio, perché deprezzano le loro case per le vacanze.


domenica 25 giugno 2017

642 - IL BENESSERE SOVVERSIVO

Stamattina mi sono alzato presto, così sono uscito, ho preso la bici e sono  andato a fare un giro.
Alle 7 prima di partire avevo sentito che suonavano le campane della chiesa, dopo poco arrivo in piazza e le suonano ancora, guardo l'ora, le 7.30, una suonata ogni mezz'ora, una bella rottura di palle per chi abita accanto al campanile.
Passo davanti ai bar della piazza e c'è già qualche persona seduta ai tavoli esterni dei locali, uno legge il giornale, uno beve il caffè, una mangia la brioche, chiacchierano tra loro...mi arrivano gli odori a tal punto che mi sembra di sentire persino l'odore dell'inchiostro fresco del giornale. Ma penso a quanto siano sapori e sensazioni che si stanno perdendo, c'è sempre meno gente che alla mattina presto va al bar a prendere il caffè e a leggere il giornale, sta scomparendo quel mondo lento che assaporava la vita godendosela con tranquillità, approfondendo conoscenze e notizie.
Proseguendo vedo come molte case anni 60 o 70 con solo il piano terra e il pezzetto di terreno circostante siano in vendita, le nuove coppie vanno ad abitare nelle villette a schiera o negli appartamenti di nuova fabbricazione, ma i loro figli in che modo vivranno? Senza un giardino in cui giocare con delle piante sulle quali arrampicarsi, senza la possibilità di tenere un cane o un gatto liberi.
Non vogliono stare bene, preferiscono adeguarsi alle tendenze del momento senza pensare cosa sarebbe meglio per loro, così si ha una massa di gente che non vive la vita con i suoi ritmi ma si adegua a tutto ciò che viene imposto, per inseguire il traguardo consumistico del momento.
C'è stato un periodo dove si stava bene con poco, poi come un tossico perso abbiamo aumentato sempre di più la dose di prodotti che dobbiamo comprare, per calmare la dipendenza dall'acquisto compulsivo.
Magari un giorno rimpiangeremo pure questo periodo e i centri commerciali, perché verranno i droni a portarci a casa subito tutto quello che vogliamo.

martedì 20 giugno 2017

641 - IMMORTALARE

Lungo strade cosparse di cartoline
le ultime della stagione
ricordi immagini
cadenti dalle mani
di postini
ubriachi di vino rosso sfuso
fra la terra sabbiosa
quando prevaricava sull'asfalto
rivivono i fantasmi
delle famiglie di un tempo
ora fusi e svaniti
nei compro oro
nelle sale VLT
nei debiti per apparire
ciò che non si è
e poter ingannare qualcuno,
oltre a se stessi.

I cartelli "Vendesi"
sulle case abbandonate
popolate di vecchi ricordi sbiaditi
spuntano come funghi
dopo i giorni di pioggia
e sostengono un filo
che permette di stare
in equilibrio precario,
verso un nullo futuro.

Ciclisti
con anche il culo marchiato
mi sorpassano garruli e competitivi
veloci voci annullate verso un bel niente
e io resto
a piedi
fermo
in questo paese abbandonato
con la bicicletta arrugginita in una mano
la macchina fotografica nell'altra
in attesa di immortalare
pezzi di tempo scordati da tutti,
non esistenti.

martedì 13 giugno 2017

640 - IL SASSO

"Riempi la tua vita con un sorriso!"
Chiara la guardò, Ghiaja, con suoi capelli tinti di biondo e il suo sorriso innaturale stampato in faccia, ogni volta che la vedeva triste le proponeva questo ottimismo sforzato, in fondo Ghiaja non era cattiva e la sopportava per quello, era solo stupida, concentrata sull'estetica e lo shopping, ma stava bene così. Suo padre, un ex hippie che aveva un'impresa di costruzioni, guadagnava tanto e le dava tutti i soldi che voleva, oltre ad averle dato quel nome cretino e una cultura fatta di banalotte citazioni, utili a darsi la carica per produrre e consumare.
"Ghiaja scusami ma oggi non è giornata, non ho nessuna voglia di sorridere né di riempirmi la vita con false allegrie."
"Sei troppo negativa Chiara, pensa alle cose belle, concentrati su qualcosa di bello che vorresti avere, io faccio così, mi passa ogni malinconia e taaaac! Mi spunta lo smile! Il sorriso che scaccia le negatività."
"Tu se pensi a qualcosa dopo puoi comprartela, io no perciò starei peggio, inoltre non voglio niente, mi compro solo quello che mi serve e ora non mi serve niente di nuovo, ma anche se comprassi qualcosa non mi riempie di certo la vita un oggetto."
"Perché ti concentri sulla malinconia Chiara, devi concentrarti sul divertimento."
Chiara non rispose, scese dall'auto e la salutò, s'incamminò verso casa,.
Dopo alcuni passi si voltò a guardare l'auto di Ghiaja che si allontanava lungo il viale alberato, la foglie d'autunno svolazzavano per lo spostamento d'aria.
Mancava qualcosa per rendere perfetta quella scena.
Prese un grosso sasso da terra e lo lanciò mettendoci tutte le sue forze, gli istinti repressi e i troppi sorrisi accomodanti che poi bruciavano dentro.
Crash!
Il lunotto del suv in frantumi, i pezzi sul viale, riflessi di vetro tra l'asfalto e le varie fantastiche sfumature di colore del fogliame autunnale caduto.
Ora la scena era perfetta, una vera opera d'arte.
Chiara sorrise soddisfatta, stava meglio.
Si incamminò verso casa con in sottofondo le grida isteriche di Ghiaja, le urlava che era pazza, che non le avrebbe mai più rivolto la parola, poi i suoni si affievolivano e svanivano insieme a lei dalla sua vita. Sentì un piacere fisico, la vagina si bagnava, la vita scorreva nel senso giusto.
Pensò che da tanto tempo non stava così bene, era bastato solo seguire il proprio senso artistico, con un sasso.






domenica 11 giugno 2017

639 - TRASGRESSORI

Ci sono troppi figli di Instagram, mentre io non lo sopporto.
Lo percepisco come una piccolo borghese fiera delle vanità, dove i cuccioli d'ogni età di questo sistema sociale cercano di posare in immagini grintose e di tendenza, per fare apparire intensa e divertente la loro vita.
Sono solo pose.
Li vedo come quelle inquietanti sagome di cartone che rimangono nei luoghi sperduti, dove hanno girato i film western più poveri.
Visti da lontano sembrano dei villaggi abbandonati, avvicinandoti scopri che sono solo sagome, dietro non c'è niente, solo apparenza, apparenza in un luogo desertico.
In questo disastrato deserto mentale attuale concentrarsi sull'immagine, per di più falsa, mi pare evidentemente fuori dalla percezione dello spaziotempo.
Pensano di vivere in una rivista di moda, ma senza la sovversione delle regole che aiutava i cambiamenti sociali portata un tempo dalla moda, da Mary Quant con la liberazione sessuale delle donne a Vivienne Westwood con la creazione dei Sex Pistols.
Ora la trasgressione viene riversata tutta sull'apparenza facendola svanire nella sostanza. Perché poi conoscendoli questi tipi apparentemente trasgressivi mi fanno nel 99% dei casi cadere i testicoli sul pavimento.
Allora penso a qualcuno veramente anticonformista e trasgressore delle regole, come per esempio William Burroughs, lui non cercava di apparirlo, cercava di esserlo.
Se lo incontrassero i vari emuli di Gianluca Vacchi, Chiara Ferragni, Elettra Lamborghini o Fedez lo offenderebbero, dicendogli che è vestito come un vecchio imbranato e che è incapace di trasgredire le regole come fanno loro.
Che poi vedo mille foto delle loro facce, di cosa stanno bevendo o mangiando, e se va bene ce ne è una su mille che abbia un senso come foto, cercano solo di spettacolarizzare la loro vita fingendo di essere delle star, aderendo alle immagini imposte dalle tendenze del momento.
Ma io non ce l'ho con loro, ce l'ho con quelli che li seguono e passano la vita a guardare le foto di chi finge d'essere interessante, che cosa ci trovino a guardare delle foto degli altri non lo so, a me viene uno scroto come una cornamusa scozzese quando uno mi fa vedere le foto delle sue vacanze o di un suo viaggio, figuriamoci le foto di quando va al bar o in spiaggia. Questo comportamento è la versione odierna delle comari di paese, il cui principale scopo nella vita era spiare a farsi i cazzi degli altri, quindi è un chiaro e inequivocabile indice di vuoto mentale assoluto.


domenica 28 maggio 2017

638 - DIVERTIMENTO OBBLIGATORIO


L'allegria forzata
dei villaggi vacanze,
degli amici falsi,
dei parenti serpenti,
delle discoteche sceme
e dei compleanni tristi
si sommano agli ahahahahah
scritti sulle tastiere senza ridere
per dare come risultato
un'umanità dispersa
nella sua disperazione
costretta a sorridere
per non rovinare l'atmosfera
di gaio produci e consuma
in una vita per piacere agli specchi
e agli occhi degli altri.

Poi ognuno
quando è solo
ha paura
di specchiarsi in se stesso
senza riconoscersi
così preferisce distrarsi
dimenticarsi
per divertirsi
falsamente.

Un giorno
in una pozzanghera
si vedrà
una persona anziana
annegata da decenni
e la si pesterà con rabbia
mentre la gente penserà
a chi può essere
quella persona anziana
che sola, pazza e disperata
pesta le pozzanghere.

sabato 27 maggio 2017

637 - DISPERSI

C'era un bar che non era un bar.
Era un tabaccaio che teneva aperto la sera e faceva da bar, ma dentro si trovava un ristrettissimo ambiente, era in pratica una piccola camera.
Si entrava da una ripida scalinata, davanti all'ingresso il vecchio bancone, sulla sinistra cinque sedie appoggiate al muro con un tavolo davanti, sul muro opposto un termosifone con a lato la sesta sedia, su cui avevanno piazzato una piccola televisione 14 pollici portatile, che prendeva i canali con l'antenna estraibile, così si vedeva malissimo e in aggiunta ognuno che entrava ci passava davanti, facendo perdere il già scadente segnale.
Aveva dei clienti fissi, tre anziani fissati perennemente su tre di quelle sedie e sembrava sempre che avessero appena finito di litigare, con una faccia arrabbiatissima stavano per ore senza mai parlarsi, guardando come se guardassero nel vuoto verso la minuscola televisione sulla parete opposta che trasmetteva suoni confusi e righe tipiche delle frequenze disturbate, non si capiva neanche che programma fosse, arrivavano solo spezzoni di discorsi a caso e pochi secondi di immagini che svanivano subito tra i disturbi.
Anche il barista/tabaccaio aveva una faccia arrabbiata e stanca, pure lui non parlava mai, solo lo stretto necessario.
Una nebbiosa sera di novembre andai a prendermi le sigarette.
Entrai e il barista stava allontanandosi dal bancone con un vassoio, sul vassoio c'erano un pacchetto di cracker e un bicchiere d'acqua, il bicchiere lo appoggiò bruscamente sul tavolo e il pacchetto di cracker lo diede in mano al più grosso degli anziani.  Mi misi a osservare quell’anziano, sembrava un malinconico vecchio gorilla in gabbia allo zoo, con lo sguardo basso apriva il pacchetto di cracker, aveva un giubbotto di pelle nera e un maglione a collo alto rosso scuro, rigonfio sulla pancia come se fosse all'ottavo mese di gravidanza, credo non riuscisse a chiudere la zip del giubbotto con quella pancia prominente, infatti lo avevo sempre visto aperto e pensai che probabilmente era per quello che aveva la nausea e aveva chiesto acqua e cracker, avendo preso un colpo di freddo allo stomaco. Ruminando i cracker guardava tristemente in basso, verso la pancia e il pavimento, mentre gli altri due anziani a lato guardavano la tv, voltai lo sguardo anch'io verso la tv e non si vedeva niente quella sera, righe continue, in mezzo qualche immagine incomprensibile e qualche parola insensata.
Presi le sigarette e prima di uscire mi fermai un attimo, avevo voglia di dire a quello dei cracker: "Mi dispiace che questa sera non puoi divertirti come i tuoi amici."
Mi faceva ridere la battuta, ma ci pensai meglio e cambiai idea, mi trattenni. Immaginai che disperazione di vita dovevano avere a casa per uscire a andare a sedersi lì in silenzio a guardare nel vuoto e rabbrividii, non c’era niente da ridere.
Uscii nella  nebbia, mi accesi una ms.
Non si vedeva niente oltre pochi metri e ci si sentiva soli su un pianeta ostile.
Guardai verso la vetrata del bar, si intravedevano tra la nebbia e i vetri appannati le sagome degli anziani silenti, fermi, immutabili, sospesi nel tempo e nello spazio sul vuoto di una vita non voluta, sbagliata, da dimenticare in disperato silenzio guardando un muro e delle righe che scorrono su un minuscolo schermo.
Io non ero messo meglio, con la mia stupida sigaretta in bocca e l'illusione di una vita migliore della  loro, immerso fino al midollo nella nebbia e nel freddo di un paesino disperso nel culo dell'esistenza umana. Salii in auto e mi allontanai dal loro vecchio niente verso il mio nuovo niente.
In fin dei conti siamo dispersi nella vita.



martedì 23 maggio 2017

636 - OGGI VA COSÌ

Oggi mi fa schifo tutto
il sole
il cielo limpido
la gente che mi sorride,
che cazzo ha da ridere,
odio
chi dice di volerti bene
ma scompare quando stai male,
odio
la tv con le sempre stesse parole
la radio con sempre le stesse canzoni
il pc con sempre  gli stessi discorsi
di ieri, di oggi, di sempre, per sempre
odio
me stesso
e la mia inesistenza.

Salvo
il mio vecchio  cane,
il mio vecchio gatto,
gli animali in genere
e qualche idea di persona che mi sono fatto
anche se so che è solo una mia immaginazione.

Tento
di sopportarmi
per un altro giorno
con tutto ciò che mi circonda.


domenica 21 maggio 2017

635 - BARANDO

Non c'era un rigore per la Juve.

Naufragando al bar
in un caffè
aggrappandosi disperatamente
al cucchiaino
che gira e gira
e nel vortice del caffè
per un attimo
sembra di rivedere chi eri
prima di nasconderti con gli altri
a quello che saresti stato.

sabato 13 maggio 2017

634 - PIACERSI

- Sono castana, non ho mai visto una castana di successo, o sono bionde o more o rosse ma a nessuno piacciono le castane, fanno schifo a tutti le castane, non piaccio a nessuno!
- Ma no cara, non dire così, a me piacciono le castane e soprattutto mi piaci tu, mi piaceresti anche se tu fossi con i capelli bianchi.
- Ecco, preferiresti che avessi i capelli bianchi invece che castani, i capelli marroni ricordano la merda e fanno schifo a tutti, così io faccio schifo a tutti.
- Ti ho appena detto che mi piaci, vieni qua che ti bacio e ti lecco perbene, così vedi che mi piaci.
- Lasciami stare che sono nervosa, lo so perché lo fai, è solo perché te la do gratis che ti piaccio, come buco da sfogarti così non fai la fatica di farti le seghe, finché non trovi di meglio, vorrei vedere se venisse una bionda alta e con due tette enormi a dirti che le piaci, se le dici di no e continui a scegliere me, una bassa con le tette piccole e con i capelli color merda.
- Ti dico e ti dimostro che non è vero, a me piaci anche se hai i capelli color mer...castani.
- Visto! Hai detto anche tu che sono colore merda, a chi vuoi che piaccia una bassa, con poche tette e con una merda in testa.
- Mi sono sbagliato, mi ripeti sempre che hai capelli color merda e mi confondo, sono castani e belli.
- Sì, buonanotte, allora quando vedi una cacca per strada va a dirle che è bella e la trovi attraente.
- Ma dai cara, non dire così, sono discorsi che non hanno senso, mi piaci e per me stai bene così.
- Grazie al cazzo, tu trovi attraente anche una cagata.
- A me piaci tu, vuoi capirlo!
- Capirai, mi preferisci a una cagata, c'è proprio da fare i salti mortali dalla gioia a essere preferita a una cagata, lascia perdere, lasciami stare, mi hai stancato anche tu.
- Tu mi hai stancato! Sembra che non te ne freghi niente di me e se ti voglio bene, ti interessa di adeguarti all'immagine di donna che piace di più, non riuscendoci riversi la tua insoddisfazione su di me, fregandotene del bene che ti voglio, neanche ascoltando quello che ti dico, proseguendo a pensare alle tue paranoie.
- Io non ce la faccio più.
- Senti cara, io non voglio perderti, se non sei contenta della tua immagine e ti rende insicura cambiala, ti aiuto io, pago tutto, basta che poi tu stia bene con te stessa e con me. I capelli si possono colorare, le tette si possono rifare, per l'altezza ho letto che si possono allungare le gambe con un'operazione, ti pago tutto, voglio solo che tu stia bene.
- Sì caro, grazie, faresti questo per me, mi vuoi proprio bene, scusa per quello che ho detto prima, ero nervosa, vieni qua e baciamela.
Andò da sola in una clinica privata specializzata negli interventi estetici, dopo mesi di interventi aveva finito la trasformazione, era bionda, con i femori allungati di venti centimetri e una splendida perfetta quarta di seno.
Lui andò a prenderla.
Dal portone della clinica vide uscire una battona da tangenziale, fatta come un uccello trampoliere, con gambe lunghe e culo alto, due tette sproporzionate al corpo, dei capelli troppo gialli e visibilmente colorati, con in più delle insopportabili labbra finte a canotto.
Gli faceva schifo adesso, non sapeva che fare.
Lei si avvicinò al finestrino dell'auto.
- Ciao caro, hai visto che bella sono diventata, sei sbiancato dall'emozione, me ne sono accorta, adesso mi piaccio finalmente, vedo che piaccio a tutti, i dottori e gli infermieri mi fanno la corte da quando sono così. A dirti il vero un dottore mi ha invitato il prossimo fine settimana nella sua baita in montagna, ho intenzione di andarci, non voglio per il momento alcun legame, voglio guardarmi attorno con nuovi occhi per trovare la mia dimensione.
- Non preoccuparti cara, rifletti pure su te stessa, vivi la tua vita, sono contento che tu sia contenta.
- Mi spiace averti fatto spendere tutti quei soldi, ma vedo che mi capisci, ora è come se fossi rinata, devo fare il punto sulla mia vita.
- Non c'è nessun problema, ho riflettuto anch'io adesso e ho capito che mi piacevi veramente come eri, per cui andrò in cerca tra la folla di quello che avevo visto in te e non vedo più, addio.
Partì.
Guardando nello specchietto retrovisore vedeva allontanarsi il volto di lei, deformato secondo i dettami della moda, non sembrava un volto triste, bensì lieto.
Pensò che per quanto lieta fosse non avrebbe mai potuto essere lieta come lui, per essere fuggito a quel nuovo mostro.






mercoledì 10 maggio 2017

633 - CORTESIE

- Buongiorno ragioniere, posso offrirle un caffè!
- Buongiorno geometra carissimo, grazie, un caffè macchiato per me.
- Tutto bene? Anche la famiglia?
- Certo, stiamo tutti bene e lei, tutto bene?
- Sì, grazie, tutto bene, mi lamento solo del lavoro che scarseggia in questi tempi.
- A proposito, volevo costruirmi una casa sul terreno che ho ereditato da mia zia, sono stanco di stare in appartamento, così avrei un giardino per fare giocare i miei figli e potrei prendermi un cane, mi piacerebbe avere un cane, anche i miei figli sono entusiasti dell'idea. Pensavo a lei come progettista.
- Sono lieto, la ringrazio della fiducia.
- Se mi fa un preventivo, con i costi, perchè sa come vanno le cose, con questa crisi devo fare un po' di conti.
- In effetti, questa crisi ci sta rovinando.
- Sì, è un periodo di penuria.
- Caro lei, quando c'era lui si stava meglio!
- Lei e lui chi?
- Lei lei, perché le do del lei, mentre dicendo lui mi riferisco a Ben...
- Benny Hill! Sono d'accordo, quello era un vero comico, piaceva molto anche a me, aveva ripreso le vecchie comiche mute, con lo stesso forsennato ritmo, aggiungendoci del sesso e della malizia, mi ricordo quella scenetta in cui aveva una macchina fotografica col cavalletto e il panno sotto il quale mettere la testa, è arrivato uno scozzese che si è messo a guardare l'inquadratura, così lui è andato per fare la fotografia infilando la testa sotto la gonna dello scozzese, con la faccia attaccata al culo e ai genitali, non si mettono le mutande sotto la gonna gli scozzesi, ahahahah. Quello sì che era un grande comico.
- Ma no, non Bennny Hill, mi ha interrotto, stavo per dire Benito...
- Grandissimo, mi scusi se la interrompo nuovamente, ma mi entusiasma sapere che abbiamo gli stessi gusti, Benito Jacovitti piaceva tanto anche a me, che disegnatore divertente, c'erano nelle vignette pezzi di salame ovunque, tazze, un caos. Le risate che mi facevo quando vedevo una sua vignetta, immenso, da quando lui non c'è più non trovo un altro disegnatore così divertente.
- No! Non Benito Jacovitti! Dico lui per dire il Du...
- Il Durán, Roberto Durán detto "Mani di Pietra", sono d'accordissimo, che pugile! Uno dei migliori pugili di tutti i tempi, per me.
- Maledizione, non un pugile, voglio dire Mussolini quando dico lui.
- Ma allora lei si riferiva a lui?
- Certo, lei sarà d'accordo che quando c'era lui si stava meglio.
- Ma quando mai? Ma se lei non era neppure nato, ma che ne sa? Si butti nel cesso fascista di merda, testa di cazzo, imbecille, idiota, senti con che cretino demente ho preso il caffè, mi viene da vomitarglielo in faccia, hanno ammazzato mio nonno i fascisti di merda come lei, vada via prima che le sfondi a pugni quella faccia da scemo. Col cazzo che mi faccio progettare la casa da un geometra fascista, non mi rivolga più la parola!

sabato 29 aprile 2017

632 - CADENDOSI DENTRO

Ogni giorno di pioggia
mi cado dentro
precipito
nella mia vita persa
tra gli anni accumulati
mi aggrappo ai ricordi
per darmi un senso
per ritrovarmi
e ricostrurmi
sulle mie macerie
ma sono qualcosa
che non esiste più
cellule perse
sparse, sparite
tutto cambia e non è
io non sono io
sono una proiezione di ieri
una speranza di domani
l'ennesima perdita di oggi.

Nei pezzi smarriti
rimane
il puzzle che ci mostra
quello che eravamo
ma non siamo mai stati.

In cangianti colori
e vicissitudini
delle foglie
nelle stagioni
ci troviamo
somiglianze.



631 - ABITUDINARIAMENTE

I nostri amori
sono culi sporchi
nella pioggia,
sono paure
che scivolano via
diventando catene
che ci bloccano
alle rassicuranti
noiose abitudini.

La libertà
la danno in omaggio
con i punti fedeltà
alla servitù più servile
e si potrà usare solo
al di fuori dell'orario di lavoro
per poter credere
di non essere servi e sfruttati.

Le puttane dichiarate
sono gli unici angeli
caduti in questo inferno.

Nel frattempo
chi non ci stà
vegeta
colorando i ricordi.


venerdì 28 aprile 2017

630 - SENZA MUTANDE

Conoscevo un poliziotto, perché andava insieme alla sorella di una con cui trombavo, quando mi vedeva mi pagava sempre da bere, gentilissimo.
Una sera si fermarono, lui e la sorella, con l'auto accanto alla mia mentre eravamo io e lei seduti sullo stesso sedile, faccia a faccia, in un parcheggio isolato vicino alla spiaggia. Ci si mise a parlare dai finestrini, poi all'improvviso loro scesero e salirono su in macchina mia nei sedili dietro, per parlare meglio, ma noi dalla cintola in giù si era nudi, poiché glielo stavo infilando con lei seduta sopra quando si sono fermati. Lei fece in tempo a tirarsi giù la gonna e a passare sul sedile a lato, ma io non feci in tempo a trovare i calzoni e le mutande, erano finiti sotto i sedili.
Così cercai di fare l'indifferente, chiacchierando amabilmente, con tutti gli altri vestiti a bordo dell'auto e io al posto di guida senza mutande nonché calzoni, col cazzo ormai ammosciato e sballonzolante che faceva capolino da sotto la camicia, cominciavo a sentire anche un certo freschetto ai genitali.
Poi, dopo una mezz'ora, proposero di andare in un bar a bere qualcosa, dissero di salire sulla loro auto, ma io insistetti per andare con la mia dato che eravamo già seduti, anche perché non mi andava di scendere e salire da loro con culo e genitali nudi.
Avevo i sandali vicini ai piedi e riuscii a infilarmeli in fretta, diedi una pulita al parabezza appannato con la pezza gialla per pulire i vetri che mi aveva dato in omaggio il benzinaio, così me la appoggiai sul pube infreddolito, partii.
Mentre guidavo temevo di trovare i vigili, o qualcosa del genere, che mi fermassero con l'auto per un controllo e notassero che ero smutandato, con la pezza gialla dell'Agip sul cazzo.
Fermai l'auto davanti al bar, scesero tutti, mi attardai a scendere, quando furono entrati in bar mi misi a cercare i calzoni e le mutande, erano finiti sotto l'altro sedile, non riuscendo a prenderli mi posizionai in ginocchio sul mio sedile con la testa in giù, sotto l'altro, per riuscire ad afferrarli.
Tornò indietro lui per vedere perché non scendevo dall'auto e trovò il mio culo con il retro dello scroto appoggiati al finestrino, mentre tentavo di prendere i calzoni e le mutande, fece il giro dall'altro lato, ero riuscito a prenderli, con mutande e pantaloni in mano alzai la testa e lo vidi che mi guardava esterefatto dal finestrino lato passeggero, gli dissi: "Mi sto cambiando, arrivo subito!".
Lui mi fece un cenno di assenso e un sorriso complice, tornò in bar.
Avrà pensato che ero un tipo talmente elegante e raffinato che si cambiava di slip e calzoni prima di entrare in un bar, mettendone di più adatti per l'occasione.
In fondo era una brava persona, raccontava che non c'era lavoro dalle sue parti, si trovava lavoro solo con raccomandazioni di personaggi che gli faceva schifo andare a chiedere loro dei favori o nella criminalità, mentre lui voleva un lavoro onesto, allora aveva scelto di fare il gendarme; non era un montato, era tranquillo, democratico, non era uno sbirro fascistoide demente ed esaltato.
Anche quella volta pagò da bere e non mi attaccò nessuna multa ai genitali o al culo che avevo esposti, senza alcuna autorizzazione comunale per l'esposizione di parti intime in luogo pubblico.