sabato 11 novembre 2017

657 - CORPI CALDI E CULI FREDDI

Cerco sempre le parole disperse tra i momenti bruciati delle vite dimenticate e non me ne frega niente dello scrittore alla moda, whisky&soda, che mi suggerite.
Non ho niente, né lavoro, né famiglia, né soldi in banca.
Ho solo debiti e nessuna prospettiva, sto male, sopravvivo alla giornata, isolato ai margini della società.
Rido e scherzo continuamente, ossessivamente, per dimenticarmi e per dimenticare che non sarò mai come chi mi circonda.
Ogni tanto, molto raramente, trovo qualcuna disperata quanto me, naufragata nella sua vita, ci si guarda negli occhi, ci si bacia, ci si accoppia, ma non mi piace, è un'unione tra naufraghi alla deriva, ci si penetra per sentirsi meno soli.
Mi piace solo quando abbiamo finito, che ci si siede su una pietra in riva al mare o sulla lamiera del cofano dell'automobile, tenendosi abbracciati, col caldo che si forma tra di noi e il freddo del mondo esterno che si sente sotto il culo.
Poi ognuno ritorna ad affogare nella propria vita, ma quell'attimo di calore tra corpi caldi e rilassati di disperati con culi freddi resta un po' dentro, aiutando a sopportare meglio tutto.

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venerdì 13 ottobre 2017

656 - INCOMPATIBILMENTE

Siamo fondamentalmente incompatibili.
Ci vogliamo bene finché non ci conosciamo e siamo distratti da altro. Come quelle coppie che hanno figli, lavorano, ma poi raggiunta la pensione e con i figli grandi si guardano in faccia e non si sopportano, ha funzionato finché erano distratti da altro. L'amore è spesso solo un'ubriacatura sessuale, quando passa la sbornia ti trovi legato a un estraneo insopportabile.
Pure l'amicizia funziona finché non ci si accorge che l'amico non è quello che volevamo e immaginavamo noi.
Poi c'è il peggio, l'amicizia finta dei social network, centinaia o migliaia di amici, ed è tutto un volersi bene e fingere di conoscersi; ma se uno sta male ha solo il cane con cui parlare; o anche se muore non se ne accorge nessuno, al massimo avrà rip e frasi fatte, poi l'oblio definitivo.
Intanto il tempo passa e i sogni s'infrangono sulla scogliera di una vita fallita.
Passano gli anni e restano i momenti; passano le persone e restano i gesti; passano gli affetti e ti resta il cazzo in mano.
Cerchiamo di distrarci dalle nostre solitudini riempendoci di immondizia mediatica, le immagini di divi diventano nuove divinità, i nuovi santini delle nuove vecchie bigotte.
Distratti e sommersi dal rumore vuoto della comunicazione di massa, fingiamo di essere vicini a centinaia di chilometri, inebetiti davanti a un piccolo monitor, distraendoci per dimenticarci.
Io sono stanco, mi arrabatto per sopravvivere, cerco di ridere anche quando ci sarebbe da piangere, ma più passa il tempo e più mi sento disperso, su un pianeta pieno di gente insopportabile e dannosa.
Allora mi drogo con qualche illusione, fin da bambino, apro un vecchio atlante e mi immagino a vivere in qualche luogo sperduto, e ci abito veramente, leggo tutto ciò che riguarda quel posto, guardo video e documentari, sono lì. Se mi capita di parlarne con qualcuno succede frequentemente che creda ci sia stato veramente, quando dico che non ci sono mai stato ci resta malissimo, si legge sul viso una smorfia di delusione, capisce che sono solo un pazzoide illuso, che si distrae sognando a occhi aperti.
Ma non capisce che sono stato più là, dove immaginavo di essere, che qui dove sono.
Ora è alcuni mesi che abito sulle isole Azzorre, abbiamo una natura verde e incontaminata con un clima che mi piace, più fresco delle Canarie occidentali dove abitavo prima, ma più mite e temperato della Tasmania dove abitavo qualche anno fa. Ci sto bene, piove spesso e tira molto vento, ma a me piace, poco abitate e disperse nell'oceano, sono luoghi ideali per villeggiature dark gotiche.
Credo che mi stabilirò in questi luoghi per sempre.
Se passate venite a trovarmi, sono lì, mentre qui, tra le nebbie della pianura padana, troverete solo il mio corpo vuoto.


giovedì 7 settembre 2017

655 - CONSIGLI A CHI SCRIVE POESIE

Per scrivere le vere poesie oggi non bisogna mai cercare d'essere poeti, perché diventerà una recita scolastica, riempirai ciò che scrivi degli stereotipi sulla poesia che ti hanno inculcato.
Non devi dimostrare niente, non devi far sfoggio di termini dotti o strani per far vedere che li conosci.
Impara tanto anche casualmente da libri, giornali, canzoni, persone, animali, cose o avvenimenti, ma poi non ripetere, mentre ti esprimi devi proprio scordarti tutto ciò che hai imparato e ti hanno insegnato, guardando l'universo senza filtri.
Tira fuori quello che hai sepolto in te.
Masturbati, fa sesso, partecipa a orge o corri nudo su una spiaggia deserta mentre sorge il sole.
Liberati.
Scrivi ciò che hai liberato.
Leggi solo i poeti che non conosce nessuno.
Poi guarda chi si alza alle 5 del mattino per andare a fare un lavoro che non gli piace, dove viene sfruttato peggio di una bestia per una paga che gli consente di arrivare a fine mese a fatica. Arrabbiati per lui, a maggior ragione se lui sei tu.
Scrivilo.
Se scrivi poesie non dire mai che sei un poeta, e se qualcuno te lo dice affrettati ad aggiungere immediatamente: "del cazzo!"
Accarezza i gatti, gli unici che possono definirsi poeti.
Soprattutto non leggere mai i consigli a chi scrive poesie, tanto meno questi, ma l'hai già fatto, allora scordali e scrivi ciò che vuoi nella maniera che più ti piace.
Sii te stesso e mai caffè stesso.


lunedì 4 settembre 2017

654 - POTER SCEGLIERSI

Se ognuno potesse scegliere il suo aspetto fisico forse saremmo troppo simili, perché influenzati dagli stessi mezzi di comunicazione.
Se dovessi scegliere il mio mi sceglierei un'età tra i 25 anni e i 30 anni, mi pare perfetta come età, sufficientemente maturo, non ancora con i segni dell'invecchiamento.
Altezza vorrei essere 195 centimetri, alto da potere vedere bene in giro quando si è tra la folla, ma non troppo, in modo da non dare delle testate quando passo distrattamente in un portone o una porta.
I capelli mi piacciono rossi, ma anche castani vanno bene.
Gli occhi mi piacciono blu oceano.
La voce mi piacerebbe intensa e profonda, come Fabrizio De André o Johnny Cash da vecchio.
Come taglia mi piacerebbe una taglia che si trova facilmente in svendita, si trova la S-small più delle altre in svendita, quindi sarebbe ideale avere quella, ma essendo alto 195 cm non mi andrebbe bene; comincerebbero allora a sorgere i dubbi, se è meglio rinunciare all'altezza o alle occasioni in svendita? Sicuramente non vorrei mai perdere le occasioni, meglio perdere l'altezza, mi correggerei l'altezza, mi farei 165 cm e magro, così va benissimo la S, sarei una specie di Tom Cruise insomma.
Ma a me non piace Tom Cruise, non vorrei essere come lui.
Allora andrei in tilt, come un vecchio flipper.
Credo che se potessimo scegliere prima di nascere come saremo in futuro non nascerebbe nessuno, saremmo tutti ancora lì con i mille dubbi su cosa scegliere, ne sono certo, pensando a quanti ci mettono anche più di un'ora solo per scegliere un paio di blue jeans in un negozio.
Quindi la natura ha deciso di darci un calcio in culo gettandoci in questo mondo, fatti a caso, magari uno è alto un metro e mezzo e ha un cazzo enorme e un altro è alto due metri e ha un pisellino di pochi centimetri.
Dovremmo perciò sapere che è essenziale capire quello che c'è dietro all'aspetto fisico di una persona.
Invece è l'ultima cosa che si fa, si guarda l'aspetto fisico se è piacevole, ci si immagina una personalità in base alle prime impressioni avute e gliela sia appiccica come un'etichetta sul vaso della marmellata fatta in casa. Prendendo e riprendendo così solenni fregature, arrabbiandoci con quella persona quando la si conosce meglio e ci delude, perché non è come la avevamo immaginata e nemmeno cerca di adeguarsi a quell'etichetta appiccicata da noi.

lunedì 21 agosto 2017

653 - FACEBOOK DI NOTTE

Delle volte di notte mi sveglio e non riesco a riprendere a dormire. Accendo il pc portatile e accedo qui a fb, mi metto a leggere sullo schermo, notando i post più interessanti e certi comportamenti meglio che di giorno.
Mi accorgo di come in fondo la maggior parte delle persone recitino cercando di rendersi belli, ma rendendosi in realtà patetici; mi riferisco a quelli che deridono gli altri, credendosi furbi, nei vari gruppi o sulle varie pagine, prendono in giro per esempio uno che sbaglia la grammatica e fa un ragionamento stupido, senza accorgersi che è palesemente un post finto, creato apposta per gli scemotti, perché possano sentirsi migliori deridendo qualcuno. Di questi che passano le giornate sui social cercando di deridere gli altri delle volte guardo il loro profilo, rendendomi conto che se impiegassero quel tempo guardando alla loro stupidità, cercando di limitarla, sarebbe meglio per tutti; perché vedo facce da stupidi, foto da stupidi, pose da stupidi ma dentro certi codici comportamentali per illudersi di non essere scemi, quindi hanno bisogno di qualcuno che sembri un imbecille per sentirsi intelligenti.
Nel mentre ci sono post interessantissimi, ragionamenti validi, pezzi di vita raccontati, poesie o anche della satira veramente intelligente e divertente, ma viene tutto ignorato, passa in secondo piano, prevale l'inseguimento del trend e la recita del personaggio che si vorrebbe apparire.
Io condivido articoli formidabili che fanno luce su eventi ignorati dai principali mezzi di informazione o ragionamenti illuminanti o anche poesie strepitose e sconosciute, ma saranno condivisioni lette da due o tre persone, quando va  bene.
Però penso che in fondo è così da sempre, la maggior parte delle persone non vuole il meglio, cerca il peggio per sentirsi parte del meglio. Quando trovano qualcosa di buono non sono capaci di apprezzarlo, perché non vogliono migliorarsi; vogliono solo essere rassicurati, ascoltare la canzone già sentita, leggere l’autore conosciuto e così via, da adoranti del prevedibile.
Io no.
Ma io non sono nessuno, se non un poveraccio cinquantacinquenne senza prospettive che digita i propri pensieri su una tastiera, da un paesino disperso nel culo del mondo.
Però, anche se non piace quello che scrivo, guardando quello che condivido si trova qualcosa di utile e non comune; comunque sarà sempre meglio che seguire degli idioti per sentirsi meno idioti.
Torno a dormire.

giovedì 17 agosto 2017

652 - IL MISTERO DEL CULO ROTTO

Da ragazzini si andava a fumare di nascosto dietro una scuola, al pomeriggio o alla sera quando non c'era nessuno, scavalcavamo la recinzione e andavamo a sederci sul muretto della recinzione sul retro, tra salici piangenti e muschio verdissimo, con i rami dei salici che scendevano fino a toccare l'erba, come delle stalattiti,  sembrava una grotta verde. Si stava bene, in più non c'era nessuno che ci vedesse fumare o scambiarci le riviste porno.
Ma un giorno andammo e trovammo il nostro rifugio tutto sporco di sangue, merda e pezzi di vetro.
Ci chiedevamo cosa fosse successo.
Indagammo.
C'era un bottiglione di vino fracassato, quindi i pezzi di vetro provenivano da quello, c'era una merda cagata e sangue ovunque.
Unimmo i punti che ci erano chiari e ci apparve la soluzione all'enigma.
Un ubriaco era andato lì a cagare, bevendo, ha finito la bottiglia e in un raptus di libidine se l'è infilata nel culo, approfittando del culo sporco come lubrificante, però ha fatto il vuoto d'aria e non riusciva più a togliersela. Noi leggendo le riviste porno sapevamo che le bottiglie in culo si infilano sempre col tappo, altrimenti se sono vuote possono sorgere quei problemi. Leggere e farsi una cultura torna sempre utile, invece lui era ignorante e infatti si è cacciato nei guai con la bottiglia cacciata in culo.
Quindi preso dalla disperazione ha cominciato a sbatterla contro il cemento del muretto e a picchiarci sopra i sassi che trovava. Finendo per romperla ma tagliandosi, quindi perdendo copiosamente sangue.
Ci rimaneva da capire solo chi era stato.
Finirono per attribuire la colpa a uno che era bisessuale, ma era a letto con l'influenza, non era stato lui, poi neanche beveva alcolici, ma essendo un po' gay continuarono gli altri a insistere e dire che era stato lui. Feci notare che era a letto con l'influenza e non beveva, dissero che probabilmente era guarito, per festeggiare era andato lì a ubriacarsi e cagare, aveva combinato quel disastro, poi era tornato a letto a curarsi il culo sanguinante.
Uno nei giorni seguenti si inventò persino di aver visto davanti a casa sua delle lenzuola lavate, significava che col culo sanguinante le aveva sporcate, erano supposizioni senza alcun fondamento, però rimase nell'immaginario collettivo lui quello che si è infilato la bottiglia di vino nel culo sporco e non riusciva a togliersela. Nonostante io abbia cercato di farli ragionare, anche un altro che mi dava ragione, non servì a niente, fu inutile, hanno prevalso i pregiudizi sessuali nel depistare le indagini e attribuire tutto a un falso colpevole.
D'altronde eravamo in Italia e negli anni 70, ma almeno per questa volta credo c'entrino poco p2, fascisti, mafia e servizi segreti deviati, con i depistaggi e il culo rotto.

mercoledì 16 agosto 2017

Criceti

Un  mio racconto è presente nella sublime antologia di racconti "Criceti", editore Gli Elefanti edizioni, reperibile cliccando qui .

Ora Gli Elefanti Edizioni collabora con Amazzone Intermediazioni Editoriali, contattabile al seguente link: https://amazzoneintermedia.blogspot.com



venerdì 11 agosto 2017

651 - CRY FOR LOVE

Ogni tanto trovo qualcuna della mia età, di quelle che andavano a letto con le galline e se le baciavi il giorno dopo ti presentavano ai loro genitori come fidanzato, iniziando a fare progetti per il matrimonio. Ma quello che mi dava più fastidio era che criticavano chi, come me, faceva una vita che non seguiva le tradizioni e gli insegnamenti dei genitori.
Qualche volta è capitato che se ci sedevamo su una panchina vicina alla loro si allontanavano con un'espressione da puzza sotto il naso, perché avevamo i capelli lunghi o con tagli strani, i vestiti eccentrici o alcuni di noi avevano i tatuaggi. Parlavano male alle nostre spalle, facendo girare discorsi assurdi.
Ora molte di loro sono divorziate, tatuate, col piercing al naso, vogliono apparire trasgressive.
Ma il ricordo di quanto erano cretine è più forte in me dell'immagine che vedo, che poi dietro so che c'è la testa vuota di prima, lo percepisco da come dietro l'apparenza trasgressiva si  comportano con chi è diverso adesso, può essere il nero di pelle o il portatore di handicap, quando entra nel bar fighetto che frequentano. Vedo gli stessi sguardi e le stesse espressioni facciali di quando erano giovani, e con quelle ridicole pettinature cotonate anni 80 si allontanavano dalle panchine dei diversi di allora.
Io ho un grave problema, ricordo e sono rancoroso, ricordo che si era isolati socialmente, si trombava poco e tanti si piantavano degli aghi in vena, che ci crediate o meno, soprattutto per quello. Perché la storia della delusione delle grandi utopie sfogata nella droga in quel periodo non reggeva più, ammesso che abbia mai retto; ritengo fosse solo una scusa paracula anche prima.
Sono morti in gran parte questi di cui sto dicendo, ma alcuni si sono salvati proprio grazie a una donna che li amava, più che con le comunità o i sert.
Sarò troppo rancoroso ma ritengo che siano morti anche per quel clima creato dalla stupidità di quelle persone conformiste che adesso vogliono apparire trasgressive e moderne, per cui mi stanno sul cazzo ora come allora, magari anche di più. Poiché rispetto di più una persona che va in chiesa anche adesso e che non segue le tendenze, almeno ha una sua idea (a mio parere stupida) ed è coerente.
Quelli che dicono che chi non cambia mai idea è un imbecille li ho sempre ritenuti degli imbecilli loro, veri imbecilli che usano questa paraculata per giustificare i loro voltafaccia di comodo, per opportunismo o per seguire le tendenze sociali.
Un giorno ho trovato una mia agenda di quando avevo 16/17 anni, mi sono stupito leggendola di come la pensassi più o meno come adesso, e mi sono piaciuto.
Perciò le seghe mentali per autogiustificarsi davanti alla propria stronzaggine non le sopporto, mi sono preso tutti i calci in faccia che riserva la vita a chi va avanti per la sua strada, anche contro quello che sarebbe consigliabile fare.
Quando dicono che in fondo siamo tutti delle merde magari è vero, magari sono una merda pure io, ma almeno lo sarò a modo mio, e le merde umane opportuniste me le appendo al cazzo, adesso come allora.
In questo momento ascolto Cry For Love di Iggy Pop, trovo che c'entri con quanto detto finora e mi piace come lo dice, folle e ironico; prendere per il culo l'universo intero è sempre la strada che conduce alla salvezza, o perlomeno la più divertente.


giovedì 27 luglio 2017

650 - LE MIGLIORI DIECI CANZONI ITALIANE

Stavo pensando a quali possono essere la canzone italiana più bella e quella più brutta di sempre.
Tra quelle più belle penso a:
Le radici e le ali - Gang
Miracoli - Bisca
Non sopporto il capodanno - Skiantos
Che cosa sei - Alberto Radius
Sole spento - Timoria
Lo stregone (voglia di sapere) - Fossati/Prudente
Anima latina - Lucio Battisti
Benvenuti tra i rifiuti - Faust'O
Lavorare con lentezza - Enzo Del Re
Però m'accorgo che sono già 9, potrei dire le 10 migliori, ma ne resta ancora solo una, me ne vengono in mente tante e non ho inserito neanche una canzone di gente essenziale, come gli Area o i Massimo Volume, nella scelta mi sono fatto trasportare più dai sentimenti che dalla ragione.
Infatti come decima canzone penso a Primavera di Cocciante, la canticchiava spesso "...  e solcherò il tuo corpo come se fosse terra, cancellerò quei segni dell'ultima tua guerra...", quasi sussurrandola, una ragazza che in quel periodo era in banco con me alle superiori, era mora con i capelli tagliati a caschetto, bella, sembrava anche da come si vestiva una indiana nativa americana, ricordo in particolare quando indossava un vestito meraviglioso, bianco candido con dei disegni multicolori davanti e delle catenine di perline che pendevano sul seno. Si lavava una volta alla settimana, al sabato pomeriggio, così dal giovedì aveva i capelli unticci che non lasciava più sciolti ma li raccoglieva a coda di cavallo e iniziava la sua pelle a odorare da anatra, ma a me piaceva molto quell'odore sempre più presente negli ultimi giorni della settimana, soprattutto il sabato mattina, il miglior profumo che avessi mai sentito. Aveva anche molta forza, nonostante fosse magra e bassa, circa 160 centimetri, batteva quasi tutti i maschi a braccio di ferro, pure io dovevo sforzare molto per batterla. Mi affascinano le donne forti fisicamente, magari è la mia parte omosessuale che si sfoga in questa maniera o più probabilmente, come mi ha detto uno, è perché ho una mente con un imprinting da agricoltore perciò mi attira la donna forte, in quanto il mio subconscio immagina sia una valida compagna di vita che mi può aiutare nei lavori pesanti in campagna, penso sia vera la sua ipotesi, se ne intendeva, studiava psicologia all'università quello che me lo ha detto, non passava mai gli esami ed è finito a fare l'imbianchino, così alla sera veniva in birreria a ubriacarsi e da ubriaco psicanalizzava tutti; tuttavia credo che, almeno nel mio caso, abbia indovinato.
Anni dopo sono andato a pescare in un canale e mentre stavo riavvolgendo la lenza col mulinello un'anatra che era nelle vicinanze, vedendola passare velocemente sulla superficie dell'acqua, mi ha mangiato l'esca, rimanendo impigliata nell'amo; l'ho tirata a riva e non senza difficoltà sono riuscito a toglierle l'amo, mi sono ricordato in quel momento della ragazza mora che mi sussurrava Primavera di Cocciante così ho annusato l'anatra, ma non era lo stesso odore, sapeva più da anatra selvatica l'amica mora al sabato mattina che un'anatra autentica. Mentre lasciavo andare libera l'anatra riflettevo sulla potenza dei ricordi legati agli odori, stravolgono persino la percezione della realtà, così come mi piaceva più l'odore della mia amica che quello dell'anatra, mi piaceva anche più Primavera nella sua versione di quella originale di Cocciante, che è comunque un'ottima canzone e lui è un buon musicista.
Ah, per la canzone più brutta ho l'imbarazzo della scelta, in un Sanremo a caso sono quasi tutte papabili per me, mi ricordano l'ottima descrizione che ne faceva Finardi in Musica ribelle, "...le strofe languide di tutti quei cantanti con le facce da bambini e con i loro cuori infranti...".
Questi sono i miei gusti, magari sono scelte un po' da sniffatore di anatre, basate più sulle emozioni che mi trasmettono certe canzoni, però anche analizzandole razionalmente confermo tutto.


domenica 23 luglio 2017

649 - PENSIERI SPARSI


Le valigie
ho sempre la sensazione che pesino troppo.
Forse perché contengono
quello che inconsciamente vorrei lasciare,
invece consciamente lo ritengo necessario.
Ma permane la sensazione che abbia ragione l'inconscio.

Il mio rumore preferito è quello dei vetri infranti.
Da bambino li spaccavo appositamente.
Perciò mi piacciono le persone che sono un sasso
tirato contro la normalità di questo sistema.

Non mi ha mai salvato la vita un dio
o un qualche amico
o l'amore
o l'arte
o la politica.
Quello che mi ha sempre salvato nei peggiori momenti
è stato:
stocazzo.

Mi sento come Jimmy Cooper,
il protagonista di Quadrophenia,
nella scena finale.
Vorrei gettare dalla scogliera
tutti i sogni infranti e svaniti
della mia vita,
guardando la scena
del loro schianto.


domenica 16 luglio 2017

648 - MUTANDO MUTANDE

Sto morendo.

Sto vivendo.

Devo comprarmi delle mutande nuove,
per risparmiare comprerò quelle da due soldi,
di quelle che ti infiammano la cappella.

Vivrò e morirò
con la cappella infiammata
e tre soldi in più nelle tasche.

Comunque questa non è poesia
poiché ho scritto: cappella
( e ben tre volte adesso).

I veri poeti
non usano mutande da due soldi,
non hanno genitali infiammati,
non muoiono mai,
non vivono mai.


martedì 11 luglio 2017

647 - UNA PERSONA DI SUCCESSO

Rincorrendo il successo
perdi
quello che sei
vinci
ma senti che non sei più quello di prima
c'è qualcosa che non va
ti guardi meglio
accorgendoti
con orrore
che sei diventato una merda umana,
ma una merda umana di successo
perciò molto apprezzata
e lodata,
allora prendi coraggio
e cerchi di essere
più merda possibile.


venerdì 7 luglio 2017

646 - LA POESIA DEI VUOTI PERSI

Cerco di descrivere la poesia
dei viali deserti
dei vicoli abbandonati
dei cazzi inutilizzati
delle fighe dimenticate
dei culi sfondati
delle vite perse
dei vuoti mai resi
diventati cocci sui piazzali
che brillano di riflessi notturni
tra fazzoletti di carta pieni di sperma secco
e cani randagi che rovistano nelle immondizie
con i lampioni che ballano cigolando
spinti dal vento
danza la luce disperata che fanno
su ogni animale senza padrone
su ogni profilattico sborrato
e su tutti quei pezzi di realtà
che mi porto dentro
dimenticati da tutti
raccontati da me
schifati dai poeti premiati
evitati dai lettori televisivizzati.

Qualche giorno fa
sono entrato in una stazione ferroviaria dismessa
con l'erba che cresceva sulla banchina
davanti alle panchine arrugginite
mi aggiravo solo tra i vecchi tabelloni spenti
con un senso di pace
uscendo
c'era una prostituta africana
seduta sul muretto esterno di recinzione
aveva una faccia simpatica
avrei voluto baciarla
prenderla per mano
e andare via con lei
in un'altra dimensione
raccontandole che stavo bene
perché avevo appena azzerato
le mie fondamenta/scorie
ammirando la fine
delle nostre sovrastrutture,
ma ho proseguito
verso un nuovo pensiero
di persone, oggetti, attimi
smarriti
smarrendomi, nuovamente.



mercoledì 5 luglio 2017

645 - L'UOMO CHE SPALAVA LETAME

L'atto più di sinistra che abbia mai fatto è stato in un giorno d'agosto.
C'era un caldo torrido, di quelli che sudi anche stando all'ombra, era quasi mezzogiorno e il caldo era al massimo dell'insopportabile. Sono andato in un deposito di auto da rottamare per cercare dei pezzi di ricambio, ma faticavo a camminare con quel clima afoso tra le auto sparse nel recinto interno, mi sono messo all'ombra sotto una tettoia. Però si sentiva una puzza tremenda, dall'altra parte della rete di recinzione c'era una stalla e il letamaio stava a pochi metri dalla tettoia dove ero riparato, e ho notato dentro la vasca di cemento col letame un uomo che lo spalava, un operaio agricolo.
Mi ha fatto una pena immensa vederlo costretto a fare quel lavoro, a quell'ora e con quel caldo, era un cinquantenne di bell'aspetto, magari se la vita gli fosse girata meglio poteva fare l'attore e adesso sarebbe in qualche hotel con l'aria condizionata a firmare autografi ai fan e rilasciare interviste, in cui si lamenta di quanto è duro il lavoro dell'attore.
Invece la vita lo ha buttato in quell'inferno, in una vasca di cemento piena di merda da spalare in un clima infuocato.
Altre persone passavano di lì e lo guardavano male, come fosse pure lui un pezzo di sterco bovino, come fanno di solito i mentecatti mentali quando vedono qualcuno stare peggio di loro, si sentono qualcuno, si sentono importanti, si sentono persone di una casta superiore perciò, allora lo trattano col massimo disprezzo, per sentirsi migliori.
Mi sono avviato verso l'uscita passandogli davanti, ho notato che lui stava guardando per salutare qualcuno, ma nessuno lo salutava.
Allora gli dissi il "Buongiorno" più forte, rispettoso, limpido, sentito e sincero che abbia mai detto in vita mia.
Lui rispose, sorrise contento e riprese a spalare con più energia.
Alcuni si erano girati e i mi guardavano strano, un salutatore degli spalamerde è un tipo sospetto per ogni mentecatto mentale che si rispetti.
Li guardai come si guarda l'ultima delle nullità e me ne andai.
Andai in cerca di uno che conoscevo e sapevo che lui conosceva il proprietario di quell'azienda agricola, così gli feci dire che se vedevo un'altra volta maltrattare così gli operai mandati a spalare letame a quell'orario sotto il sole lo denunciavo.
Da allora sono passati anni e devo dire che non ho visto più nessuno messo a spalare a quell'ora.
Credo sia questa la vera sinistra, l'essere solidali e il pensare a come risolvere i problemi di chi è nella merda, anche se non ti riguardano direttamente.

644 - UNA MADRE CORAGGIO

Se ne stava sempre ingobbito, con gli occhiali spessi spostati verso la punta del naso e la montatura scura degli occhiali che contrastava col pallore del viso cosparso di brufoli, le orecchie prominenti e il viso lungo lo avevano fatto diventare per tutti il Canguro, Giancarlo "El Canguro".
Era orfano di padre e sua madre vedova lo assillava con le sue ansie.
Finché un giorno si stancò di essere preso in giro dai compagni di classe e controllato da sua madre, si mise a cercare un'altra realtà, un'altra dimensione, un altro tipo di vita. Così si ribellò tenendosi per protesta i capelli lunghi. Poi un giorno per contestare ulteriormente acquistò una caccola di fumo, si fece una canna guardando MTV e vomitò la cena sul tappeto davanti al televisore.
Quando sua mamma se ne accorse telefonò immediatamente alle forze dell'ordine facendosi passare alla squadra narcotici e lo denunciò.
Vennero a perquisire la sua cameretta e sequestrarono la mezza caccola di fumo che gli era rimasta, un pacchetto di cartine, un accendino, una pistola giocattolo illegale senza il tappo rosso che aveva perso giocandoci da bambino, delle bottiglie di birra vuote che potenzialmente  possono essere usate come molotov, fogli con scritte frasi minacciose come: "Vi odio tutti, dovete morire pezzi dei merda!", libri di scrittori sovversivi e il quaderno di matematica con una A cerchiata che aveva disegnato in quarta di copertina.
Venne arrestato, chiamarono i giornalisti locali esibendo i corpi del reato che avevano trovato e ringraziando la madre coraggio per la sua denuncia, grazie alla quale era stato assicurato alla giustizia un ragazzo socialmente pericoloso, da avviare verso un percorso di recupero, per reinserirlo nella società.
Avendo appena compiuto 18 anni Giancarlo venne messo in carcere con gli adulti, in attesa del processo, finì in cella con Mario "U Porcu" Scanziano affiliato alla camorra emergente, Giuseppe "Belva" Esposito pluriomicida e Ciccio "Il Don" Catatreppoli padrino mafioso autore di svariate rapine ed estorsioni.
La prima notte Canguro venne picchiato e poi sodomizzato ripetutamente a secco.
Il mattino dopo uscì di cella camminando come un'anatra e lo mandarono ai domiciliari.
La madre non gli rivolse la parola.
Anche lui non rivolse più la parola a lei e neanche ad altri, stette sempre zitto, venne condannato ma con la condizionale non si fece neanche un giorno di prigione.
Quando fu libero aspettò che sua madre andasse al lavoro, andò a comprarsi una tanica di benzina, diede fuoco alla casa, scrisse sul muro di recinzione: "Questo è il mio regalo di addio per te maledetta stronza." Sparì per sempre.
Lo rivide casualmente un suo compagno di scuola durante una vacanza una ventina di anni dopo, aveva cambiato sesso, si era sposata con un agente delle assicurazioni e viveva in una casa vicina al mare in Australia, la terra dei canguri.
Aprendo porte che lo facessero uscire dal binario delle consuete abitudini aveva finalmente trovato se stesso, scoprendo che era una se stessa. In fondo l'importante è aver trovato un'altra persona dentro di sé, nascosta da quello che usi, eventi e consuetudini impongono d'essere; l'essenziale è che questa nuova persona  sia differente da quel tipo schifoso che c'era.



giovedì 29 giugno 2017

643 - CHI VIVEVA DIGNITOSAMENTE

Quella che un tempo era comunemente considerata la piccola borghesia in realtà erano poveracci, che lavoravano e crescevano i figli in case appena dignitose, facendo una vita modesta di sacrifici, senza grilli consumistici per la testa; adesso, oggigiorno, sono praticamente scomparsi o nascosti dall'ostentazione del benessere imposta dal sistema mediatico.
Ma sarebbero pure loro una forma di contestazione a questo sistema.
Mentre molti di quelli che un tempo li contestavano e li consideravano borghesi erano figli di una vera medioalta borghesia, facevano la bella vita e i viaggi nei paesi orientali spesati dai genitori, e ora magari sono i sessantenni/settantenni  di quella finta sinistra salottiera che predica la tolleranza ma poi non vuole neppure vederli gli immigrati, per esempio a Capalbio, perché deprezzano le loro case per le vacanze.


domenica 25 giugno 2017

642 - IL BENESSERE SOVVERSIVO

Stamattina mi sono alzato presto, così sono uscito, ho preso la bici e sono  andato a fare un giro.
Alle 7 prima di partire avevo sentito che suonavano le campane della chiesa, dopo poco arrivo in piazza e le suonano ancora, guardo l'ora, le 7.30, una suonata ogni mezz'ora, una bella rottura di palle per chi abita accanto al campanile.
Passo davanti ai bar della piazza e c'è già qualche persona seduta ai tavoli esterni dei locali, uno legge il giornale, uno beve il caffè, una mangia la brioche, chiacchierano tra loro...mi arrivano gli odori a tal punto che mi sembra di sentire persino l'odore dell'inchiostro fresco del giornale. Ma penso a quanto siano sapori e sensazioni che si stanno perdendo, c'è sempre meno gente che alla mattina presto va al bar a prendere il caffè e a leggere il giornale, sta scomparendo quel mondo lento che assaporava la vita godendosela con tranquillità, approfondendo conoscenze e notizie.
Proseguendo vedo come molte case anni 60 o 70 con solo il piano terra e il pezzetto di terreno circostante siano in vendita, le nuove coppie vanno ad abitare nelle villette a schiera o negli appartamenti di nuova fabbricazione, ma i loro figli in che modo vivranno? Senza un giardino in cui giocare con delle piante sulle quali arrampicarsi, senza la possibilità di tenere un cane o un gatto liberi.
Non vogliono stare bene, preferiscono adeguarsi alle tendenze del momento senza pensare cosa sarebbe meglio per loro, così si ha una massa di gente che non vive la vita con i suoi ritmi ma si adegua a tutto ciò che viene imposto, per inseguire il traguardo consumistico del momento.
C'è stato un periodo dove si stava bene con poco, poi come un tossico perso abbiamo aumentato sempre di più la dose di prodotti che dobbiamo comprare, per calmare la dipendenza dall'acquisto compulsivo.
Magari un giorno rimpiangeremo pure questo periodo e i centri commerciali, perché verranno i droni a portarci a casa subito tutto quello che vogliamo.

martedì 20 giugno 2017

641 - IMMORTALARE

Lungo strade cosparse di cartoline
le ultime della stagione
ricordi immagini
cadenti dalle mani
di postini
ubriachi di vino rosso sfuso
fra la terra sabbiosa
quando prevaricava sull'asfalto
rivivono i fantasmi
delle famiglie di un tempo
ora fusi e svaniti
nei compro oro
nelle sale VLT
nei debiti per apparire
ciò che non si è
e poter ingannare qualcuno,
oltre a se stessi.

I cartelli "Vendesi"
sulle case abbandonate
popolate di vecchi ricordi sbiaditi
spuntano come funghi
dopo i giorni di pioggia
e sostengono un filo
che permette di stare
in equilibrio precario,
verso un nullo futuro.

Ciclisti
con anche il culo marchiato
mi sorpassano garruli e competitivi
veloci voci annullate verso un bel niente
e io resto
a piedi
fermo
in questo paese abbandonato
con la bicicletta arrugginita in una mano
la macchina fotografica nell'altra
in attesa di immortalare
pezzi di tempo scordati da tutti,
non esistenti.

martedì 13 giugno 2017

640 - IL SASSO

"Riempi la tua vita con un sorriso!"
Chiara la guardò, Ghiaja, con suoi capelli tinti di biondo e il suo sorriso innaturale stampato in faccia, ogni volta che la vedeva triste le proponeva questo ottimismo sforzato, in fondo Ghiaja non era cattiva e la sopportava per quello, era solo stupida, concentrata sull'estetica e lo shopping, ma stava bene così. Suo padre, un ex hippie che aveva un'impresa di costruzioni, guadagnava tanto e le dava tutti i soldi che voleva, oltre ad averle dato quel nome cretino e una cultura fatta di banalotte citazioni, utili a darsi la carica per produrre e consumare.
"Ghiaja scusami ma oggi non è giornata, non ho nessuna voglia di sorridere né di riempirmi la vita con false allegrie."
"Sei troppo negativa Chiara, pensa alle cose belle, concentrati su qualcosa di bello che vorresti avere, io faccio così, mi passa ogni malinconia e taaaac! Mi spunta lo smile! Il sorriso che scaccia le negatività."
"Tu se pensi a qualcosa dopo puoi comprartela, io no perciò starei peggio, inoltre non voglio niente, mi compro solo quello che mi serve e ora non mi serve niente di nuovo, ma anche se comprassi qualcosa non mi riempie di certo la vita un oggetto."
"Perché ti concentri sulla malinconia Chiara, devi concentrarti sul divertimento."
Chiara non rispose, scese dall'auto e la salutò, s'incamminò verso casa,.
Dopo alcuni passi si voltò a guardare l'auto di Ghiaja che si allontanava lungo il viale alberato, la foglie d'autunno svolazzavano per lo spostamento d'aria.
Mancava qualcosa per rendere perfetta quella scena.
Prese un grosso sasso da terra e lo lanciò mettendoci tutte le sue forze, gli istinti repressi e i troppi sorrisi accomodanti che poi bruciavano dentro.
Crash!
Il lunotto del suv in frantumi, i pezzi sul viale, riflessi di vetro tra l'asfalto e le varie fantastiche sfumature di colore del fogliame autunnale caduto.
Ora la scena era perfetta, una vera opera d'arte.
Chiara sorrise soddisfatta, stava meglio.
Si incamminò verso casa con in sottofondo le grida isteriche di Ghiaja, le urlava che era pazza, che non le avrebbe mai più rivolto la parola, poi i suoni si affievolivano e svanivano insieme a lei dalla sua vita. Sentì un piacere fisico, la vagina si bagnava, la vita scorreva nel senso giusto.
Pensò che da tanto tempo non stava così bene, era bastato solo seguire il proprio senso artistico, con un sasso.






domenica 11 giugno 2017

639 - TRASGRESSORI

Ci sono troppi figli di Instagram, mentre io non lo sopporto.
Lo percepisco come una piccolo borghese fiera delle vanità, dove i cuccioli d'ogni età di questo sistema sociale cercano di posare in immagini grintose e di tendenza, per fare apparire intensa e divertente la loro vita.
Sono solo pose.
Li vedo come quelle inquietanti sagome di cartone che rimangono nei luoghi sperduti, dove hanno girato i film western più poveri.
Visti da lontano sembrano dei villaggi abbandonati, avvicinandoti scopri che sono solo sagome, dietro non c'è niente, solo apparenza, apparenza in un luogo desertico.
In questo disastrato deserto mentale attuale concentrarsi sull'immagine, per di più falsa, mi pare evidentemente fuori dalla percezione dello spaziotempo.
Pensano di vivere in una rivista di moda, ma senza la sovversione delle regole che aiutava i cambiamenti sociali portata un tempo dalla moda, da Mary Quant con la liberazione sessuale delle donne a Vivienne Westwood con la creazione dei Sex Pistols.
Ora la trasgressione viene riversata tutta sull'apparenza facendola svanire nella sostanza. Perché poi conoscendoli questi tipi apparentemente trasgressivi mi fanno nel 99% dei casi cadere i testicoli sul pavimento.
Allora penso a qualcuno veramente anticonformista e trasgressore delle regole, come per esempio William Burroughs, lui non cercava di apparirlo, cercava di esserlo.
Se lo incontrassero i vari emuli di Gianluca Vacchi, Chiara Ferragni, Elettra Lamborghini o Fedez lo offenderebbero, dicendogli che è vestito come un vecchio imbranato e che è incapace di trasgredire le regole come fanno loro.
Che poi vedo mille foto delle loro facce, di cosa stanno bevendo o mangiando, e se va bene ce ne è una su mille che abbia un senso come foto, cercano solo di spettacolarizzare la loro vita fingendo di essere delle star, aderendo alle immagini imposte dalle tendenze del momento.
Ma io non ce l'ho con loro, ce l'ho con quelli che li seguono e passano la vita a guardare le foto di chi finge d'essere interessante, che cosa ci trovino a guardare delle foto degli altri non lo so, a me viene uno scroto come una cornamusa scozzese quando uno mi fa vedere le foto delle sue vacanze o di un suo viaggio, figuriamoci le foto di quando va al bar o in spiaggia. Questo comportamento è la versione odierna delle comari di paese, il cui principale scopo nella vita era spiare per farsi i cazzi degli altri, quindi è un chiaro e inequivocabile indice di vuoto mentale assoluto.