giovedì 30 giugno 2011

54 - L' UOMO PIU' BELLO DEL MONDO

Se mi vedete ora non si direbbe ma verso i 18/ 20 anni sono stato l'uomo più bello del mondo.
Ero di una bellezza mai vista, infinita, indescrivibile, le ragazze mi abbordavano loro, mi baciavano, mi palpavano il culo quando passavo, anche qualche uomo lo faceva, una volta mentre stavo parlando in compagnia di diverse persone una esagitata ha tentato di succhiarmelo attraverso i pantaloni, un'altra volta ero andato allo zoo e ho visto un paio di scimpanzé che si masturbavano al mio passaggio.
Poi ho fatto una dieta di alcol e psicofarmaci e dopo pochi anni sembravo il fratello scemo di Vasco Rossi.
Poi mi sono messo a fare arti marziali e dopo alcuni anni sembravo il fratello scemo di Van Damme.
Poi ho cercato di sviluppare il cervello con l' arte e ora sembro il fratello scemo di Enzo Biagi.
L'unica certezza della mia vita è sembrare il fratello scemo di qualcuno.
Però sono stato l' uomo più bello del mondo, vaffanculo.


53 - SBIRRI

Accendo la tv: sbirri, sbirri ovunque, belli, bravi, intelligenti, simpatici.
Esco di casa: sbirri, sbirri ovunque, un poco meno belli, bravi, intelligenti, simpatici.
Possono: fermarti, legarti, imprigionarti, toglierti tutto quello che hai di più caro.
Lo possono fare in qualunque attimo della tua vita, ogni secondo, ogni giorno.
Anche se non hai fatto niente: errore giudiziario o stavi antipatico a qualcuno.
Possono in ogni momento perquisirti infilandoti le mani dentro: casa, automobile, borsetta, tasche, orecchie, naso, gola, figa, culo.
E se per qualche motivo protesti ti sfondano la calotta cranica a manganellate.
Ma ti amano, lo fanno per il tuo bene, per far rispettare le regole, sono pagati da te, sono tuoi dipendenti, come potrebbero non amarti.
Tu sta sempre zitto, rispetta le regole prestabilite e quando vedi uno sbirro bacialo delicatamente sulla bocca sussurrandogli: "Ti amo sbirro".
Vedrai che i suoi occhi si illumineranno di ulteriore amore per te.

martedì 28 giugno 2011

52 - LA BOMBA

Mi avevano preso, tagliato il petto e messo una bomba a orologeria dentro, l'avevano rinchiuso, se l'avessi tolta sarei morto subito, se la lasciavo sopravvivevo fino a quando esplodeva, si sentiva il ticchettio , perennemente lì a ricordarmi la morte, ma la gente rideva, quando mi vedeva rideva.
Ridevo anch'io, mi piaceva ridere e vedere la gente divertirsi, ma il ticchettio perenne della bomba non era uno scherzo, era la morte che ogni secondo mi chiamava, io ridevo, tutti ridevano.
Poi cominciai a sentirmi male, mi venne voglia di fare una poesia triste, la scrissi con una cinepresa.
La bomba scoppiò.
Mi trovai davanti un anziano, capelli lunghi e barba bianca, seduto su una vecchia moto custom blu con una birra in mano.
Gli chiesi: "Chi sei?"
Rispose: "Tu piuttosto, qual è il tuo nome?"
Dissi: "Massimo"
"Avrai anche un cognome?"
Risposi: "Troisi"
Si mise a ridere, mi fece salire sulla moto.
Ci allontanammo tra le stelle.






domenica 26 giugno 2011

51 - IL PENDOLARE

Scese dal treno, nella stazione la gente proseguiva ognuno sul suo binario con i suoi pensieri, lo aspettava l' ufficio, le solite facce, i discorsi del calcio del lunedì, i sorrisi finti ai dirigenti, gli sguardi torvi tra colleghi.
Senza lavoro muori - continuava a ripetersi - non si può vivere senza lavoro, hai 51 anni, non ne trovi un altro, niente, devi andarci.
Erano più di vent'anni, sempre quella vita, non ce la faceva, non ce la faceva più, si sentiva soffocare, non respirava, si distese su una panchina, tutto girava, sudava freddo, lampeggi di buio, si tolse il giubbotto , lo appoggiò sulla panchina, si sentiva come a morire in un deserto, era pieno di gente ma era solo, qualcuno lo guardava ma proseguiva, si sollevò da disteso, si sedette e appoggiò la testa tra le mani, chiuse gli occhi, si sentiva morire, sudava ed aveva freddo nello stesso istante, non ne poteva più di quella vita, non ne poteva più, stette così per un po a meditare, poi alzò la testa dalle mani, aprì gli occhi, era tutto uguale a prima, stessi visi indifferenti, si voltò, non c'era più il giubbotto, rubato, c'erano telefono portafogli chiavi di casa, senza niente, senza nessuno.
Si sollevò, aveva una strana sensazione di tranquillità che l'inebriava, cominciò a camminare a caso, uscì dalla stazione e cominciò a fare l' autostop.
Nessuno lo trovò più.
Lui si trovò.

sabato 25 giugno 2011

50 - ANNI DOPO

Ti ho vista
mentre mangiavi il solito gelato color sterco
con occhi da vacca rassegnata
hai avuto ciò che volevi
marito, casa, famiglia
pizza, gelato, vacanze
e un'espressione sempre più da scema.

venerdì 24 giugno 2011

49 - GENTE

Cammino per la strada
facce che non si sa cosa nascondano
maschere
dietro può esserci un universo di bellezza
o immense mostruosità
o entrambi
buoni assassini caritatevoli ladri gentili stupratori
spesso più personalità convivono nella stessa persona
non sai chi c'è dentro
chi ti sta davanti
non sai chi c'è dentro
di te


48 - PACE & AMORE

Colazione
odio la parola colazione
sono nervoso e cattivo
quando passo per strada la gente si sposta
ogni minima cosa mi dà sui nervi
e quando sento un adulto
dire: "Faccio colazione"
o vedo che beve tenendo con due mani la tazza
percepisco comportamenti indotti dalle pubblicità
mi irrito
e mi vien voglia di dargli un calcio in faccia
che gli spacchi la tazza sul viso.

Parole e atteggiamenti idioti m'infastidiscono
sono i miliardi di calci in faccia ricevuti dalla vita
che li restituisco con gli interessi
a chi rappresenta ciò che mi reprime
se mi trattano male
se mi danno fastidio.

Ero il buon cane randagio
bastonato
sono diventato un lupo feroce.

E ringraziate il cielo che sono pacifista!


47 - L'AMORE E' ......MERDA LIQUIDA

A me sta sul cazzo l'amore
l'amore è una malattia mentale
è la copertina del libro dell'odio
è una parola falsa che piace agli ipocriti
chi si riempie la bocca d'amore
ha il cervello pieno di merda liquida
un cazzo nella figa è l'amore nella realtà
e quando uno dei due si stanca
finisce l'amore, e pure la merda liquida
nasci solo, cerchi illusioni, muori solo
e se dovessi trovare che stai bene con una persona
non è certo amore
ma sintonia, amicizia, complicità, sesso
e tu ragazza, e tu ragazzo
che cerchi l'amore
masturbati fino a svenire
e ti salverai la vita.

mercoledì 22 giugno 2011

46 - ARMONIA NATURALE

Dal seme cresce un albero
tra i rami
foglie e danze di sole
albe, giorni, tramonti, notti
stagioni, anni
foglie verdi, gialle, rossicce
cadono, rinascono
e il vento, dolcemente o selvaggiamente
accarezza i rami
bacia il tronco
e scorre la linfa
nella bellezza della natura
in un albero, la vita.

Un leggero rumore in sottofondo
sempre più forte,
più forte
schianto a terra,
segato
diventerà stuzzicadenti
per togliere caccole dai denti
mentre un infinito deserto
darà spazio ai nuovi prodotti
fabbricati
per alzare il Pil
e morire
soli con i soldi.

martedì 21 giugno 2011

domenica 19 giugno 2011

44 - Attimi

Sono l'uomo che ogni giorno muore quando si addormenta
e rinascerà se si sveglierà
quello che ogni attimo può essere l'ultimo o il primo o niente
un cazzo d'attimo, niente , semplici cazzi d'attimi
scorrono, scorrono
hai vent'anni sogni nelle mutande e orgasmi nella testa
ti alzi, spalanchi gli occhi, ne hai cinquanta
guardi allo specchio e vedi un viso secco vecchio
ma ieri ne avevi venti e oggi ti ritrovi
con quella faccia di merda allo specchio
e la prossima volta che ti svegli ne avrai ottanta o novanta
se ci sarai
la faccia sarà ancora più di merda secca
dentro ne avrai sempre venti
e saranno passati pochi giorni per te.
Che cazzo di storia è questa?
La tua,
non perdere attimi
o gli attimi perderanno te
o è lo stesso, vaffanculo anche la vita.

Salvador Dalì - La persistenza della memoria (1931)



sabato 18 giugno 2011

43 - LA FINE DEL MONDO

Ormai ne era sicuro, stava per accadere.
La fine del mondo sarebbe arrivata tra 48 ore al massimo, il meteorite stava per scontrarsi con la terra, proveniva dalle profondità spaziali a una velocità mai vista, al di fuori di ogni  regola acquisita dalla scienza.
Guglielmo telefonò ai Vigili del fuoco, ma non fece in tempo a spiegare il pericolo imminente perché gli riattaccarono il telefono invitandolo a fare in culo.
Provò con tutti gli altri numeri utili che trovò sull' elenco telefonico, ma il risultato fu simile, commiato compreso.
Poi si ricordò di aver scritto nell' agenda il numero di un centro avvistamento extraterrestri, aveva visto il presidente che aveva dato il numero in un programma televisivo, e lui se l' era scritto, ne era sicuro, infatti eccolo lì, telefonò subito, rispose una voce di ragazza
- Sì, pronto.
Guglielmo chiese - Centro avvistamento extraterrestri? Devo urgentemente parlare con il presidente.
- Ah sì, è mio padre, non c'è, è stato ricoverato.
- Ma è urgentissimo, dov'è ricoverato devo parlargli.
Lei seccata - E' nel reparto psichiatrico e non può ricevere visite.
- E il vicepresidente c'è?
- Mio padre era l'unico membro del centro.
E riattaccò il telefono.
Lui non sapeva a chi rivolgersi, uscì di casa.
Provò nei bar, sorrisi di scherno e battute lo accompagnavano.
Nessuno lo ascoltava.
Aveva provato a spiegare che l'unica probabilità di salvarsi era di rifugiarsi in montagna, perché il meteorite sarebbe sicuramente caduto in mare e avrebbe causato un onda gigantesca che avrebbe sconvolto tutte le terre emerse fino alla propria altezza.
Era l' unico con il computer collegato al telescopio tramite un programma di calcolo astronomico da lui inventato, tutto dava per certo l' arrivo del meteorite.
Niente da fare nessuno lo ascoltò.
Lui si rifugiò in montagna.
Il meteorite arrivò e si schiantò contro il pianeta.
Era però più piccolo del previsto a causa dell' usura della velocità, non cadde in mare e non causò danni eccessivi.
Tutti continuarono a vivere come prima.
Guglielmo nessuno lo vide più in giro.
Un giorno mentre recuperavano i resti del meteorite trovarono sotto i resti di un uomo e di un computer con uno strano programma di calcolo astronomico.





lunedì 13 giugno 2011

42 - LA BATTAGLIA

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Jackson Green era un ragazzo bianco di ceto medio-alto, aveva 28 anni, aveva cominciato a dirigere l'azienda del padre dopo la laurea, aveva un buon successo con le donne e curava moltissimo il suo aspetto: ci teneva a fare bella figura.
C'era solo un problema che lo tormentava: il cagamento; il dover cagare tutti i giorni gli sembrava una cosa non degna di un laureato di successo e in carriera, per non parlare delle scomodità connesse.
Con esercizi di concentrazione era riuscito ad arrivare  a cagare una volta alla settimana, però quando succedeva erano dolori partorire uno stronzo infinito che regolarmente ostruiva il water e il dover manovrare con lo scopino per liberare la tazza e gli schizzi che spesso gli arrivavano sul suo taglio di capelli impeccabile e in faccia mentre cercava di risolvere l'inghippo, e inoltre ogni volta doveva pure lavarsi accuratamente il culo nel bidet, una noiosa perdita di tempo.
Una volta si era schizzato la faccia, allora si era fatto il bidet e lavato la faccia, velocemente si era controllato allo specchio perché era in ritardo a un appuntamento con una splendida bionda.
Mentre stava cenando romanticamente in un lussuoso ristorante assaporò il vino consigliatogli dal sommelier e sentì uno strano retrogusto, un profumo misto di fragole, muschio e stronzo.
Insospettito da quel vino  dal sapore di stronzo muschiato alla fragola con una scusa si allontanò e andò in bagno dove con orrore si accorse di uno strano riflesso marrone sul suo ciuffo di capelli neri, toccò delicatamente con la punta delle dita, annusò e poi se le mise in bocca e assaggiò, i suoi peggiori timori si erano avverati, era originale merda pura, uno schizzo sfuggito al controllo troppo veloce.
Cominciò a lavarsi le mani forsennatamente, poi il ciuffo se lo bagnò, poi se lo insaponò e stava per sciacquarlo quando sentì che stava venendo qualcun altro in bagno, allora si chiuse nella cabina di cagaggio, infilò la fronte nella tazza, tirò l'acqua e si sciacquò per bene il suo ciuffo.
Uscì dalla cabina, si pettinò velocemente, si asciugò sotto il getto d'aria calda in fretta, uscì dal bagno e riprese elegantemente posto al tavolo.
Però sentiva più odore da merda di prima, cercò di fare l' indifferente ma la sua bionda compagna continuava ad annusare con un espressione di disgusto, lui le disse che il ristorante non era come le altre volte, il mangiare aveva un gusto che non lo convinceva, lei assentì non molto convinta e continuava a osservarlo con una strana espressione, poi lei si allontanò verso il bagno, lui sicuro di sé si passò una mano tra i capelli e notò un colore giallastro tra le dita, non poteva essere ancora merda sua, lui cagava stronzi settimanali di colore scuro, non merda squacquara giallastra, non era merda sua pensò, sospirando tranquillo.
Dopo un attimo ci ripensò ed ebbe un'illuminazione: era merda altrui!
Intuì che quando si era sciacquato la testa nella tazza si era appoggiato al bordo con la nuca e sul bordotazza resti di squacquara erano in agguato, poi pettinandosi se l'era passata accuratamente tra i capelli, corse in bagno per verificare, si osservò in uno specchio: era pieno di riflessi biondastri, uscì di corsa dal bagno, pagò il conto con una generosa mancia al cameriere, gli suggeri una scusa da riferire alla ragazza assente, cose di lavoro, e si allontanò veloce e disperato.
Uscendo dal ristorante notò la bionda che aspettava il taxi piegata in due: rideva e vomitava; lui fuggì, non aveva fatto una bella figura quella volta.
Da quel giorno si trasferì in un altra città e cominciò la sua battaglia contro il cagaggio.
Cominciò con il farsi la doccia ogni volta che aveva finito di defecare e prima della doccia si lavava il culo energicamente affinché non sapesse da merda e si ripassava il buco del culo con uno scopino per pulire le bottiglie, così da non avere traccia di merda neanche nel buco del culo.
Ma era sempre una cosa scomoda per un uomo impegnato come lui, allora si decise a coronare il suo sogno, andò in una costosissima clinica e si fece modificare l'organismo, una cosa sperimentale dal costo altissimo: consisteva in una trasformazione dell'organismo per cui la merda fuoriusciva per la bocca.
Jackson era felicissimo, l'intervento era riuscito perfettamente, adesso cagava con la bocca, bastava che si leccasse le labbra e poi mangiasse una caramella e non si notava nulla.
Quando doveva cagare si appartava con classe in un angolo ed evacuava con la bocca la merda che doveva fare e poteva tornare subito dalle sue ragazze, che erano felici di frequentare una persona talmente elegante da non cagare per il culo ma per la bocca.
L'alito finito l'effetto caramella lasciava a desiderare, ma le comodità e la praticità erano enormi, i vantaggi indubbi.
Durante una convention di manager in un'isola tropicale si scordò di cagare per più di una settimana ed essendo già stato abituato a questi tempi non se ne accorse, quando dovette cagare lo stronzo che uscì dalla bocca era talmente enorme che si bloccò e Jackson morì soffocato con il suo enorme stronzo che stava uscendo dalla bocca.
Non fece una bella figura neanche quella volta, con la fotografia del suo cadavere con lo stronzo orale pubblicata sui giornali di tutto il mondo nella rubrica delle curiosità.
La merda aveva vinto ancora!


- ringraziamenti per l'immagine al prode Grotesquer:
 cliccate qui ed entrerete nell'incredibile tana di Grotesquer





domenica 12 giugno 2011

41 - CAMERIERESTRONZO BLUES

Party divertenti con risate di disperazione da ora d'aria
e sguardi di chi si crede libero quando è al guinzaglio
ridono come cretini
e io cameriere in piedi
a guardare questa gente del cazzo
ad aspettare i loro ordini
schiavo degli schiavi
stronzo degli stronzi arricchiti
non posso nemmeno andare al cesso
sempre presente a servirli
per tutta la serata.

Ma quando torneranno a casa
ridendo felici dentro le loro illusioni
saturi dei miei cocktail con sputi e piscio
io riderò di più.

Sono più schiavo di loro
ma so essere più stronzo.


P .S.: non è autobiografica ma può succedervi veramente, per cui preoccupatevi e trattate senza superiorità i camerieri.


venerdì 10 giugno 2011

40 - LA CARRIERA

Era sola nella grande stanza, le vetrate coprivano le pareti verso l'esterno dell'ufficio con una visione della città di notte, stava lavorando dalla mattina, una piccola pausa per caffè con tramezzino e tre minipause per andare in bagno, doveva concludere il lavoro che le avevano affidato, il più importante da lei mai avuto, un gigantesco investimento pubblicitario e la sua carriera dipendeva da quello, doveva lanciare il prodotto nuovo alternativo che poteva conquistare il mercato per cui studiava la campagna pubblicitaria da mesi.
Sentì bussare alla porta.
Non c'era nessuno negli uffici a quell'ora, solo il portiere ma avrebbe chiamato col citofono se c'era qualcosa, una strana sensazione la bloccava, le impediva di dire una sola parola, le gelava il sangue. Nuovamente bussavano, più forte.
Lei che non aveva mai paura di niente si alzò tremante e non sapeva perché la faceva angosciare quel bussare.
Arrivò alla porta senza dire una parola, nella destra teneva il tagliacarte, con la sinistra aprì di colpo la porta.
Non c'era nessuno, aprì di più la porta, vide nel corridoio che c'era una donna di spalle, con voce malferma le disse - Stava cercando me?
La donna si girò di scatto e le si avvicinò, la luce proveniente dall'ufficio riusciva a illuminarle il volto nel corridoio buio, era una giovane sui vent'anni vestita in maniera strana: jeans e maglietta strappati, un vecchio giubbotto in tela color sacco, piercing uno al naso e due vicini sulle labbra. Aveva occhi che la facevano rabbrividire. Si avvicinava sempre di più, in silenzio, quando fu di fronte le disse con voce arrabbiata
- Ma come ti sei ridotta? Mi fai schifo!
Lei rispose - Ma chi sei? Come ti permetti? Chi ti ha fatto entrare?
Improvvisamente aveva ripreso sicurezza in sé, le cresceva dentro un odio verso l' intrusa, la quale continuava a fissarla con uno sguardo cattivo e le ripeté con tono ancora più aggressivo - Mi fai schifo! Non ci si può ridurre così!
Lei si sentì bloccata da mille pensieri.
Guardando il viso dell'intrusa trovava una somiglianza a come era lei a vent'anni: stesso taglio di capelli, stesso vestire, stessi atteggiamenti...e stesso viso. Stesso viso. Stesso viso che aveva lei alla sua età. Questa cosa la mandò in totale confusione. L'intrusa come se lo avesse compreso le urlò in faccia - Hai capito chi sono?
Lei balbettò - Assomigli a me da giovane
L'intrusa - Sei tu che assomigli a ciò che non voglio diventare da vecchia! Le tue idee, la tua voglia di cambiamento, i tuoi ideali, le tue speranze buttate nel cesso per un lercio lavoro d'incitazione alla prostituzione.
Lei offesa urlò - Ma che cazzo dici incitazione alla prostituzione, il mio è un lavoro creativo e ben pagato!
L'intrusa si mise a ridere - Che stronzata e tu pure ci credi, credi d'essere creativa quando fai la scimmietta ammaestrata, devi obbedire alle leggi di mercato, ai committenti, sei una serva sfruttata sino al midollo, sei una nullità spadroneggiata da chi ti paga!
Lei si sentiva soffocare dalla rabbia, strinse i pugni, si accorse che aveva ancora il tagliacarte in mano.
Un lampo d'odio.
Vide solo una via d'uscita.
Lo piantò dritto nello stomaco all'intrusa.
L'intrusa la guardò con lo sguardo finalmente sereno e le disse - Ero già morta ma adesso sto meglio.
Cadde sul pavimento con un tonfo, lei guardò il tagliacarte insanguinato, doveva lavarlo o gettarlo, o entrambe le cose.
Ridiede uno sguardo all'intrusa ammazzata ma non c' era più niente, solo il pavimento vuoto e sangue. Rinchiuse la porta con la chiave.
Deve essere scappata, pensava, non può essere sparita così, c'era il sangue. Ancora ce n'era sul tagliacarte. Non se l'era immaginato. Era successo realmente.
Voleva correre in bagno a lavarsi la mano insanguinata e pulire il tagliacarte, ma l'intrusa sarebbe tornata, avrebbe dovuto usarlo ancora, sicuramente.
Si sedette alla scrivania, quelle emozioni le avevano creato un dolore fisico e una grande stanchezza.
Pensava alle parole e al volto dell'intrusa, era uguale a lei a vent'anni, stesso viso, stessi discorsi, ma com'era possibile, che storia strana, dentro le cresceva un forte dubbio, forse aveva ragione l'intrusa che era una schiava, aveva creduto di comandare qualcosa, di creare, ma aveva passato la vita inseguendo un'illusione, era solo un'illusione, una vuota illusione era la sua vita.
Cominciava a pentirsi d'aver accoltellato la ragazza, ma poi guardando dove sentiva più dolore si accorse che nello stesso punto dove aveva colpito la ragazza aveva una ferita da cui sgorgava sangue, era piena di sangue sui vestiti e continuava a uscirne e sentiva sempre più forte la fitta di dolore ma non aveva la forza di muoversi.
Rimase lì alla scrivania.
Il giorno dopo la trovarono morta, un suicidio dissero, era una dipendente modello, forse era stato lo stress del lavoro, al funerale c'era anche il direttore generale, le fecero una bella tomba pagata dall'azienda, un gesto di generosità mai visto precedentemente.
Dopo qualche mese c'erano solo dei fiori secchi sulla tomba e nessuno li ha più cambiati.
Poi, in una notte di tempesta qualcuno scorse una figura muoversi nel cimitero, uscì arrampicandosi sul cancello e svanì come portata dal vento dentro la tempesta.
Sembrava una ragazza sui vent'anni con jeans e maglietta strappati, un vecchio giubbotto di tela color sacco e dei piercing al naso e sulle labbra.
Il giorno dopo sulla tomba della dipendente modello trovarono insieme ai fiori secchi una cagata fresca.

mercoledì 8 giugno 2011

39 - HOT STUFF IN THE MEMORY MOTEL

Black and Blue,
dallo stereo
pietre rotolanti,
rock dai Caraibi
sballato
sessuale,
il vento della calda notte
dal finestrino della macchina
sbatteva in faccia
e sul petto tra la camicia a fiori,
lattina di birra gelata
presa al bar sulla strada,
tenuta dentro i jeans aperti
per raffreddare i genitali
dopo una notte di mare e di lei,
tornando
attraversando l'estate della pianura padana
tra musica, luna, stelle
immerso
nel rilassamento postorgasmico,
arrivavo a casa
al mattino,
trovavo
mia nonna era già nell'orto,
la salutavo e andavo a letto,
sospeso
tra i tramonti dei sogni di fiori
e
le albe degli incubi di soldi e piombo.*

*Black and Blue (1976) album dei Rolling Stones, canzoni: Hot Stuff,...Memory Motel,...
Ascoltatelo se potete, è sublime!

domenica 5 giugno 2011

38 - VITA

La vita bisogna viverla senza mai abbattersi,
si deve farlo per sé stessi,
per chi ti ha messo al mondo e fatto crescere contro difficoltà e con sacrifici,
per tutte le cose che hai imparato e che hai visto,
per le persone che ti hanno conosciuto e ti hanno lasciato qualcosa,
per tutte le risorse che hai consumato affinché non vadano sprecate
e per la vita stessa che è la tua e devi affrontarla al meglio.

sabato 4 giugno 2011

37 - Neon

Cieli di neon
dai colori intermittenti
attraenti luci cercano
le ombre dei disperati
immerse nelle pieghe della notte
per dimenticare i grigiori
stanchi esseri umani
solitari vaganti
tentano di scordarsi
di colorarsi la vita
gettandosi
nel caleidoscopico precipizio
seguendosi
nei più falsi abbagli
paradisi artificiali
realtà irreali
illusioni notturne
delusioni mattutine
e dei gran calcioni sullo scroto
a tutte le ore
dall'obliato destino,
imperscrutabile
ma stronzo.


venerdì 3 giugno 2011

36 - REALTA'

Dolci illusioni donate dai sogni
di benessere, amore, felicità
ma quando ti arriva una sprangata in faccia
sangue, brandelli di carne, denti spezzati
ti accorgi che la fatina
per ogni dentino perso non ti porta più un cazzo di niente.
Sostituisci le preghiere con le bestemmie
e ti metti a parlare con te stesso
sperando così di trovare qualcuno che ti capisca.

mercoledì 1 giugno 2011

35 - BUIO INVERNALE

Notte, vento gelido spazza l' asfalto
lampioni ballano in allucinati giochi di luce
i miei piedi sul cemento freddo
chiuso fuori dalle case
chiuso fuori dalle vite
senza il vostro denaro
cemento e vetri gelidi dei vostri palazzi sono sprangate sul corpo
cammino attaccato ai muri sperando si apra un varco per entrare
dentro una casa una vita una figa un sorriso uno sguardo sincero
sogno ad occhi aperti
sorridendo a me stesso
ridendo, denti marci e vino puzzolente
se fossi un cane sarei almeno in un canile
se fossi un bel barboncino sarei amato e coccolato
invece sono un barbone ubriaco che urla risate di disperazione
pieno di vino accattato, tentando di scaldare l' anima
le vostre porte chiuse continuano a darmi sprangate
e il vento mi blocca, il gelo, comincia a nevicare
spingo il corpo con tutte le forze contro il muro per tentare di entrarci
freddo, freddo, freddo
comincio a piegarmi come quando si nasce
lame di ghiaccio nel corpo
faccia sul cemento del marciapiede
nevica addosso, si deposita lentamente
un altro barbone morto
leggerai sul giornale al bar e penserai:
a momenti rovescio il caffè
per leggere le solite cose, devo passare in banca.