sabato 20 settembre 2014

377 - ciliegi in fiore

- Ti ricordi quando i ciliegi in primavera erano in fiore e noi bambini ci immergevamo nei loro colori e nei loro profumi, camminando lungo il sentiero che porta sulla collina?
- Ma se abitavamo accanto alla discarica dei rifiuti che aveva fatto terra bruciata ed eravamo in pianura, la prima collina era a quasi cento chilometri di distanza!
- In quel periodo era sempre primavera, c'erano le colline con i ciliegi sempre in fiore, e c'erano tutte le cose più belle che mi vengono in mente.
L'angolo in cui mi rifugio sarà sempre come piace a me.



giovedì 18 settembre 2014

376 - sensibilità

La sensibilità crea un'insofferenza per la realtà e la fa osservare da angolature diverse, inusuali.

375 - solo un altro relitto

Sono il rettile di questa umanità
striscio nei vicoli dimenticati,
piscio nei luoghi affollati
passo inosservato
fra le crepe del muro di questa civiltà
Ho preso a calci nei coglioni il maschio alfa
non ho orgogli, gelosie, invidie.
Sono io
quel derelitto
stonato e sbadato
che ha ammazzato ogni istinto
e tarla le basi
di ogni glorificato stereotipo.
Sono il non esistente
che ha cancellato
ogni stupida forma
d'esistenza.
Rimango
nel mozzicone di sigaretta
annegato nella pozzanghera
con un'altra notte
volata via
e i migliori momenti
in sparse briciole sul marciapiede
mangiate dai piccioni scagazzanti
o schiacciate dalle scarpe d'ordinanza
di gente veloce.







mercoledì 17 settembre 2014

374 - il fiume della vita

Siamo relitti
che galleggiano nel fiume della vita,
ci avviciniamo
condividiamo un pezzo di tempo con qualcuno
poi prendiamo direzioni diverse
magari è stato bello quel pezzo di tempo
ma non può più tornare.
L'importante è continuare a scorrere.

foto di andreasfinottis

martedì 16 settembre 2014

373 - L'arredo del prete (racconto)

Lavoravo in una ditta, mi avevano chiesto di andare da un prete che gestiva un ospizio perché aveva detto che gli serviva del materiale d'arredamento, ma forse aveva cambiato idea, dovevo solo sentire cosa aveva deciso, però ogni volta che andavo veniva fuori qualcuno a dirmi che non c'era, poi magari mentre salivo in macchina lo vedevo in lontananza passare, faceva lo stronzo per scaricarmi quel prete di merda, invece di dire semplicemente che aveva cambiato idea e non interessava più, faceva in modo vigliaccamente di stancarmi così che non andassi più, era una comportamento che capitava con certi stupidi che facevano perdere un sacco di tempo con queste loro stronzate; come non bastasse quando tornavo in ditta mi rimproveravano perché non ero ancora riuscito a parlarci col prete del cazzo.
Un giorno sono ripassato per l'ennesima volta per sentire e ancora mi fa dire che non c'è, mi sono girati i coglioni, sono andato via in macchina, ma tre case dopo l'ospizio l'ho posteggiata nascosta in un vicolo, mi sono messo una giacca che avevo su in macchina, ho preso un giornale e a piedi sono entrato dal retro nel parco dell'ospizio, mi sono messo sulle panchine del parco interno alla casa di riposo insieme ai vecchi, a leggere il giornale.
Col giornale sul viso e la giacca sembravo uno dei vecchi, ho fatto anche un piccolo strappo in mezzo alle due metà del giornale per vedere meglio la canonica dove abitava il pretaccio, così lo tenevo d'occhio.
Però intanto i vecchi hanno cominciato a farmi domande su chi ero, ho detto che stavo aspettando mia mamma che era andata a far visita a un mio parente bloccato a letto, i vecchi insistevano a chiedermi come si chiamava il parente, dissi Mario.
- Ma Mario è morto tre settimane fa. - Mi dice uno.
Gli dico - Mario è come lo chiamiamo noi in famiglia, il suo nome come lo chiamano gli altri è Antonio detto Toni, Tonino o anche Nino.- Sparando a caso nomi e sperando di beccarne almeno uno.
Mi fa: - Non c'è nessuno con quel nome che sappia, forse quei due nuovi che hanno portato ieri.
Io - Sì l'hanno portato proprio ieri.
- Ah ho capito. - Dice il vecchio rimettendosi tranquillo, ma salta su un'altro:
- Ma quelli nuovi uno si chiama Giuseppe e l'altra è una donna, Maria.
Rompicoglioni fottuto penso e dico: -Bravo, esatto, Giuseppe è il suo primo nome, nei documenti primo nome è Giuseppe, Giuseppe Antonio Mario, ha tre nomi, come tutti una volta avevano più nomi, anche voi penso che abbiate più di un nome.
Allora si entusiasmano a dirmi come si chiamano e i nomi che hanno, chi tre chi quattro, il vecchio rompicoglioni fottuto risponde schifato: - Io ne ho solo uno, Aldo, non servono a niente tanti nomi, sono contento di averne solo uno.
Lo guardo malamente come per dirgli quanto sei testa di minchia, evidentemente percepiscono  tutti di avermi rotto i coglioni e cala il silenzio, tornano alla loro solita occupazione che è stare col capo chinato a guardare il ghiaino del parco fino all'ora di cena, i più vivaci lo spostano col bastone così cambia aspetto. Mi ricordo che avevo letto un articolo sulle scimmie in gabbia allo zoo, e si sono accorti che mettendo del ghiaino multicolore si stressavano meno guardandolo e giocandoci; questi vecchi qua in pratica sono come vecchi scimpanzé in gabbia; mi intristisco a pensare come si finisce.
Ma il prete merdoso mi fa passare subito la tristezza, lo vedo tra il giornale che sta venendo dalla canonica verso l'ospizio, sto fermo immobile come un ghepardo in attesa della preda, quando è a una decina di metri, di scatto piego il giornale e mi alzo, andando verso di lui.
Si blocca un attimo stupefatto, poi continua a camminare cercando di fare l'indifferente, io gli vado incontro.
- Buongiorno, ero passato più volte per sentire dell'arredamento, se ha deciso di prenderlo.
 Mi risponde: - Sia lodato Gesù Cristo. Ho fretta devo andare a Messa.
- Mi basta solo che mi dica se sì o no.
- Ripassi domani pomeriggio in canonica che le do la risposta. - Mi dice, fuggendo lesto.
Merda d'un prete, ancora a rimandare, tanto so benissimo che non prende niente, sono tutte scuse perché ha trovato qualcun altro e allora invece di dirlo usa quella tattica democristiana del cazzo; me ne torno pensando ciò.
Il giorno dopo passo in canonica e ovviamente non c'è, mi dicono di passare il giorno dopo, il giorno dopo stesso discorso con la variante di passare verso sera.
Passo verso sera, c'è la canonica aperta e mi siedo in una saletta d'aspetto ma dopo più di un ora non si vede, mi viene da pisciare e non c'è un cesso, sul piazzale davanti non si può poiché ci sono delle donne che stanno parlando sulla panchina, dietro la porta d'ingresso c'è un portaombrelli, accosto la porta un po' e nascosto dietro piscio nel portaombrelli, mentre piscio noto un cartello con scritto per contattarlo per cerimonie col telefono, il maledetto pretaccio insulso ce l'ha il telefono quando è ora di pigliare i soldi.
Me lo scrivo su un pezzo di carta e me ne vado.
Il giorno dopo verso l'ora di pranzo gli telefono, mi risponde la perpetua, io facendo una una voce strana con la bocca a culo di gallina, gli dico tutto mellifluo - Sia lodato Gesù Cristo signora, desidererei conferire col reverendo padre per una comunicazione urgentissima.-
Lei sentendo una voce e un parlare simile credeva forse un altro prete o il vescovo, sento che corre subito a chiamarlo dicendo che è urgentissimo, arriva lui trafelato.
Al suo Pronto rispondo con voce tonante:
- Sono un delegato della ditta Arredi e uffici, il nostro incaricato doveva passare ieri per l'ordinazione di arredamento ma a causa di un'indisposizione non è potuto passare, il materiale glielo spediamo per domani.
Lui: -No, non ho ordinato, non mi serve niente,  è meglio che non tenga arredi belli perché mi danneggiano tutto, anche stamattina ho trovato che ieri qualche zingaro di passaggio ha fatto dei bisogni nel portaombrelli del salottino.
- Allora non dobbiamo più dire all'incaricato che passi.
- No, no chiamerò io se avrò necessità.
Eureka, mi ero liberato del prete, riferisco ai titolari che ha il telefono e chiama lui se ci ripensa, che per il momento non ordina niente.
Penso a quanto testa di cazzo sia , quanto tempo mi ha fatto perdere e la lotta per fargli dire una semplice risposta sincera; che schifo di personaggio e che soddisfazione non doverci più passare.




lunedì 15 settembre 2014

372 - Voglio solo un altro passo

Voglio essere un salto
nell'abisso
un'isola
della leggenda
un passo
senza perché.

Voglio essere tutto me stesso
una dio delle ferite
un padrone delle contraddizioni
per sopravvivere
alle soffocanti bandiere
delle speranze.


371 - fiori strani

Avanzavo
sottosopra
oltre le rette vie
verso le tue colline
mentre strani fiori
spuntavano nelle tue braccia
i ricordi bruciavano brevemente
come le nostre infinite sigarette
lasciavano l'amaro in bocca
dietro di te
avevo visto un altro me
che guardava altrove
quando si voltò
aveva perso gli occhi
al loro posto degli specchi
mi fecero vedere
come morivano i nostri sogni
te lo urlai
ma non c'eri più
era rimasto solo il tuo corpo
sospeso
tra quello che eravamo
e quello che non siamo
mai diventati.

immagine di http://cristinarizziguelfi.wix.com/cerebrum-dyslexic3


mercoledì 10 settembre 2014

370 - insulse destinazioni

Una bottiglia di birra cola nelle ultime gocce sul marciapiede
prime foglie secche d'autunno cadono sotto i piedi
c'è un verde chiosco di un'edicola
sui giornali ha messo dei pezzi di nylon con sopra delle pietre
il vento spazza la strada e mi mescola dentro
mille frammenti si spostano
tornano e girano
di mente in mente
passa una con i capelli rossi lunghi scomposti dal vento
guardandola negli occhi verdi per un attimo la vedo dentro
proseguiamo opposti verso insulse destinazioni
e lei diventa un nuovo frammento
tra i Tex da 300 lire dalle copertine scolorite
la Fiat 132 beige di mio padre
i ghiaccioli all'anice del bar che non c'è più.
Mi affretto faticosamente controvento
ad accendermi una sigaretta
aspiro bisognoso il fumo
come un ago nella vena per cancellarsi
una scopata con un nessuno per dimenticarsi
un'ultima bottiglia scolata per perdersi
dentro sé.













martedì 9 settembre 2014

369 - il sindaco (racconto)

Avevano trovato streptococchi fecali nell'acqua del lago.
La notizia riportata dai giornali era lì, sotto gli occhi del sindaco Aldo Paiasso, mentre tutti coloro che lo avevano fatto salire alla poltrona si alternavano al telefono o presentandosi di persona per spingerlo a dimostrare che non era vero.
Lui continuava a rifiutarsi ma sapeva benissimo che avrebbe dovuto farlo, altrimenti sarebbe crollato il turismo e avrebbe avuto la carriera rovinata, per continuare la sua brillante carriera doveva bere un bicchiere d'acqua (e merda).
Alla fine si decise, la sua segretaria comunicò ai giornalisti che alle 18 al molo del traghetto sarebbe stato allestito un palco, su cui il sindaco per dimostrare che era solo un complotto e l'acqua era pulitissima avrebbe bevuto un bicchiere d'acqua del lago.
Alle 18 il palco era pronto e i giornalisti erano già tutti lì, con le telecamere delle televisioni locali puntate verso il palco.
Alle 18.03 arrivò il sindaco Paiasso, salì sul palco con un bicchiere di vetro trasparente vuoto in mano, lo diede a un assistente che scese dal palco, andò sul bordo del molo, scese gli scalini, si chinò e riempì il bicchiere d'acqua del lago, tornò correndo con le chiappe strette verso il palco e da sotto porse il bicchiere al sindaco, questi lo prese, lo alzò verso il cielo per far vedere la purezza dell'acqua del lago, poi lo riabbassò appoggiandolo un attimo dove aveva i fogli del discorso da fare e nascosto dal bordo del leggio prese e sollevò l'altro bicchiere identico pieno d'acqua minerale, che aveva fatto posizionare lì mentre montavano il palco.
Disse: "E' solo un complotto delle altre località turistiche ora la bevo, guardate, è pulitissima".
Bevve l'acqua ma i giornalisti televisivi dissero che non si era visto sempre il bicchiere inquadrato, poteva destare sospetti, anche gli altri cominciarono a lamentarsi, allora il sindaco infuriato per il trucco non riuscito scese in fretta dal palco e col bicchiere vuoto in mano andò lui stesso al lago seguito dai giornalisti e dalle telecamere, scese, si chinò e riempì il bicchiere, salì e sul molo davanti a tutti portò il bicchiere alla bocca e bevve un piccolo sorso.
"Ecco, avete visto bene ora che l'ho bevuta".
I giornalisti iniziarono a dire che era solo un sorso, doveva bere tutto il bicchiere.
"Non ho sete, ho già bevuto l'altro bicchiere d'acqua", si giustificò il sindaco, ma i giornalisti dicevano che così non andava bene , doveva berla tutta, anche la gente che era venuta a vedere cominciò a lamentarsi e a dirlo ad alta voce, il sindaco prese il bicchiere e lo scolò, tenendo l'acqua in bocca fece un ampio gesto per far vedere che il bicchiere era vuoto, però un giornalista cominciò a dire che ce l'aveva ancora in bocca, costretto dagli eventi deglutì, aprendo la bocca disse:
"Ecco che non è vero, l'ho bevuta tutta.".
Applausi e congratulazioni dei suoi cittadini lo sommersero. Sarebbe sicuramente stato rieletto.
Salì sul palco e fece il suo breve ma deciso discorso contro tutti quelli che volevano sabotare il turismo, perché invidiosi della bellezza della località che si onorava di rappresentare.
Tornò a casa e per prima cosa si fece un risciacquo col collutorio, poi si fece preparare dalla moglie Annalisa Mentecattelli del latte tiepido da bere, perché il latte disintossica aveva sentito dire.
Ma il latte col gusto del collutorio faceva schifo e cominciò a sentire uno strano movimento intestinale.
Si mise a letto con la brocca piena di latte sul comodino, ne bevve due bicchieri e si addormentò.
Sentì degli scossoni e delle urla, aprì assonnato gli occhi guardando la sveglia luminescente, erano le 3.25 e sua moglie urlava disperata, dal naso percepiva una gran puzza, si ridestò completamente e sentì chiaramente che si era cagato addosso di brutto mentre dormiva, un lago di merda liquida fuoriuscita persino nel letto e dei dolori di pancia tremendi lo riportarono alla realtà, sentiva anche freddo, probabilmente era febbre.
Andò in bagno traballante chiedendo alla moglie di chiamare il medico, ma di fare in modo non lo sapesse nessuno che stava male.
La moglie andò a svegliare la domestica, che andasse subito ad aiutare il signor sindaco a ricomporsi vestendosi bene, doveva sembrare il più elegante possibile.
La domestica dell'est, Tatiana Sveltrovika, bestemmiando nella sua lingua, con i postumi della serata in birreria con le amiche andò assonnata nella camera del sindaco, lo trovò nel bagno attiguo con la porta aperta , stava lavandosi con il getto della doccia, ma c'era una puzza da merda tremenda, le veniva da vomitare, prese una boccetta di profumo che c'era sul comò, ne buttò in abbondanza su un fazzoletto e se lo legò attorno al viso, come un cowboy,  che le riparasse il naso da quella puzza nauseante. Prese un asciugamano grande e lo diede al sindaco che si asciugasse, nel mentre prese i vestiti più eleganti che trovò e lo aiutò a rivestirsi.
Arrivò di corsa Roberto Caldelli, dottore amico di famiglia, trovò il sindaco Paiasso coricato sul letto in frac, camicia bianca con papillon e scarpe di vernice, mentre nell'aria si sentiva la fragranza di un costoso profumo francese con una forte componente di merda calda.
Non c'era tempo da perdere, dovevano portare il sindaco a curare nella clinica privata del professor Corozza loro conoscente, un ambiente protetto lontano da occhi indiscreti.
Lo portarono giù e il dottore se lo fece mettere nel baule della sua Mercedes, così non lo vedeva nessuno, avrebbero fatto presto ad arrivare alla clinica; partì sgommando sul ghiaino della villa.
*****
Uscì in strada e si immise sulla provinciale in direzione della clinica, il dottore alla guida da solo non destava sospetti, ogni tanto parlava a voce alta al sindaco nel baule per tranquillizzarlo.
All'improvviso tre pedoni ubriachi attraversarono la provinciale, il dottore premette con forza sul pedale dei freni, la sua macchina nuova si fermò in breve spazio, il sindaco iniziò a lamentarsi dalla botta che si era preso con la frenata, mentre alterato dallo spavento il dottore cominciò a inveire contro gli ubriachi: "Brutti imbecilli, ubriaconi senza cervello, volete farvi investire? Vi sembra la maniera di attraversare la strada? Maledetti idioti!"
Un calcio alla portiera dell'auto fu la risposta.
Il dottore cercò di chiudere la sicura della porta, ma non fece in tempo, lo tirarono fuori di peso e cominciarono a colpirlo di schiaffi. Il dottore si ricordò che da adolescente era stato cintura gialla di karate, cercò di reagire, facendo qualche mossa che si ricordava: tirò un calcio ad altezza del volto di quello più robusto sentendo uno strappo al cavallo dei pantaloni.
Il pedone robusto gli prese il piede alzandolo ancor di più e facendo cadere rovinosamente sull'asfalto il dottore, dove lo riempirono di calci.
Rimase lì, steso, tramortito.
Lo sollevarono e lo misero giù dal ciglio della strada, lo spogliarono di ogni oggetto interessante, vestiti compresi, restò in boxer e canottiera tra l'erba e mentre dolorante riapriva gli occhi vide i tre energumeni che si allontanavano con la sua macchina nuova e con il sindaco nel baule.
I tre si accesero lo stereo e ridevano contenti, avevano fatto il colpo che li sistemava per un po', uno di loro sul sedile posteriore dopo aver guardato commosso il Rolex subacqueo in acciaio e oro sfilato al dottore si mise a pregare per ringraziare il suo dio di quel dono inaspettato; un altro sul sedile davanti finiva di scolare la bottiglia di vodka, interrompendo spesso i sorsi per ridere tutta la sua felicità.
Quello alla guida, il più massiccio e arcigno, stava serio concentrando nella guida il suo cervello a bagnomaria nell'alcol.
La musica era piacevole, ma c'erano delle grida stridule nelle canzoni che stonavano, quello sul sedile anteriore gettò dal finestrino la bottiglia di vodka vuota e cambiò stazione, niente, ancora quelle grida stridule fuori tempo, si girò e sentì chiaramente che provenivano dal baule, abbassò la musica, sentirono distintamente delle strane parole urlate che loro stranieri capivano poco:
"Fermati subito che mi sono cagato addosso."
Scesero dall'auto in moto e aprirono il baule, una folata di merda li spinse ad arretrare, un uomo brizzolato di mezza età vestito come in un film di Fred Astaire si mise ad urlare ancor di più.
Chiusero il baule e iniziarono a discutere cosa fare.
Dopo un'animata discussione con spintoni risalirono in macchina e ripartirono velocemente.
Un paio di chilometri più avanti la macchina girò bruscamente imboccando una polverosa strada sterrata per fermarsi dietro a un cimitero, scese il robusto guidatore, aprì il baule, prese per il colletto della giacca quel nauseante e puzzolente Fred Astaire merdoso e lo gettò di peso in un fosso pieno di immondizie che fungeva da discarica abusiva,.
Senza dire una parola chiuse il baule, risalì in macchina e velocemente sparirono.
Il sindaco si lamentò forte ma capì che dietro al cimitero non poteva sentirlo nessuno, provò ad alzarsi barcollando, gli girava la testa, gli sembrava di svenire, cadde a carponi, riuscì faticosamente a raggiungere un varco nel muro che circondava il cimitero, era chiuso da una rete plasticata con un cartello di lavori in corso, riuscì a allargare la fessura che aveva visto ed entrò nel cimitero in cerca di un rubinetto per bere un po' d'acqua, cadendo e rialzandosi riuscì a trovarne finalmente uno e bevve ampie sorsate di acqua fresca che lo fecero sentire un po' meglio, si tolse le scarpe, i pantaloni e le mutande e cominciò a lavarsi via la merda, strofinandosi tipo spugna con dei fiori appassiti che aveva trovato nel cestino dei rifiuti, dopo un po' si sedette stravolto, le forze stavano lasciandolo.
Si alzò cercando con gli occhi tra le luci dei lumini un posto in cui distendersi e si avvio scordandosi lì scarpe, calzoni e mutande.
Stanchissimo camminò lungo il sentiero per raggiungere un posto comodo per dormire, all'improvviso cadde dentro una fossa in fase di scavo.
Sulla terra fresca di scavo si addormentò subito.
*****
Al mattino un'anziana obesa, Immacolata Espositi vedova Bonomello, stava mettendo dei fiori sulla tomba di suo marito, Aristide geometra Bonomello.
Il sindaco si svegliò dentro la fossa, alzò la testa e vide la donna, urlò con tutte le sue forze : "AIUTOOOO!"
La vedova Bonomello fece un salto all'indietro spaventata a morte, afferrò la croce di ferro battuto che sovrastava la tomba del marito e tenendola sollevata con entrambe le mani si avvicinò impaurita alla fossa, dal bordo vide quell'uomo vestito in frac che tentava di alzarsi dalla fossa, sembrava uscito da un altro tempo, un morto che usciva dalla tomba, la vedova di sentì male, lasciò cadere a terra la croce e svenne, cadendo nella fossa addosso al sindaco, in senso opposto.
Il sindaco semistordito dal peso della vedova Bonomello, cercò di togliersi quel peso enorme, tentando di divincolarsi scompostamente abbassò completamente la sottana della vedova e notò con orrore che non portava le mutande.
Per accoppiarsi più velocemente nei sui incontri clandestini col becchino la vedova si preparava con cura,se l'era anche appena rasata dandoci del dopobarba per l'uomo che non deve chiedere mai che era avanzato al suo defunto marito, le piaceva col suo effetto irritante che le trasmetteva un'ulteriore carica erotica, così facendo l'amore col becchino e percependo quell'odore le sembrava di farlo un po' anche col marito.
La vedova riaprì gli occhi e si trovò davanti al naso il cazzo del sindaco in impennata che si era eccitato davanti a quella anziana topa rasata e col dopobarba, non si perse l'occasione e cominciò a succhiarlo, dando con le caviglie dei forti colpi alla testa del sindaco per invitarlo a ricambiare, leccandogliela.
Il sindaco sentendosi eccitato dalla situazione iniziò anche lui a stimolare la vedova di lingua, ma notò presto che più la vedova Bonomello si eccitava e più rilasciava gli sfinteri, emettendo rumorosamente pestilenziale gas intestinale che gli finiva in piena faccia, ma con suo stesso stupore lo eccitava ulteriormente questo scorreggiamento.
Passò il becchino che cercava la vedova per il loro incontro mattutino e sentì degli strani rumori che non gli erano nuovi, si avvicinò insospettito alla buca e vide che la vedova scorreggiona era all'opera in un 69 con un uomo in frac senza pantaloni,.
Infuriato il becchino prese il badile che c'era vicino alla buca e cominciò a colpire con furiose badilate la vasta schiena della vedova.
La vedova infuriata si voltò di scatto, con la forza che le aveva fatto essere in gioventù campionessa provinciale di lancio del peso fermò con entrambe le mani il badile e usandolo come una stecca da biliardo riuscì con l'estremità del manico ad assestare un colpo micidiale alla mascella del becchino, che stramazzò al suolo.
Il sindaco Paiasso passata l'eccitazione si stava alzando e stava inveendo contro di lei: "Togliti dalle palle grassona scorreggiona che ho da fare."
La vedova aveva preso il badile in mano dalla parte del manico, sentendo le parole del sindaco si infuriò ulteriormente, fece una giravolta con badilata incorporata e colpì a tutta forza con badile di piatto il setto nasale del sindaco fratturandolo.
Il sindaco svenne dal dolore.
La vedova Bonomello si sistemò i vestiti e si diede un'assestata ai capelli, guardandosi nello specchietto che teneva nella borsetta.
Uscì dalla fossa lasciando lì i due uomini svenuti, si avviò con fare indifferente all'uscita, salì sulla sua vecchia Panda 4x4 verde scuro.
Tornò a casa, arrivata si fece subito una doccia,.
Mentre si vestiva per andare alla riunione mattutina del gruppo parrocchiale, vedendo gli oggetti appartenuti al marito in fila sul comò, le venne un momento di tristezza, pensando alla pochezza degli uomini che c'erano in circolazione mentre l'unico vero uomo, il più affascinante che sia mai esistito, il più maschio che abbia mai conosciuto, non c'era più; "Di geometra Bonomello ce ne è stato uno, tutti gli altri sono dei nessuno" esclamò ad alta voce, se lo ripeteva spesso, a volte lo usava come un mantra per aiutarsi a superare la disperazione per la mancanza dell'amato marito, il suo ricordo cancellava il dolore per l'assenza.
Pensò a lui, le mancava tutto di lui, lo avrebbe voluto vedere ancora, anche solo un'ultima volta prima dell'addio, per poterlo abbracciare con uno sguardo che lo accompagnasse per sempre, facendogli sentire eternamente il suo amore anche in quell'ultimo viaggio.
Visualizzò nella mente com'era bello Aristide Bonomello, ordinato e impeccabile, con i suoi vestiti completi color sacco, camicia blu con l'ultimo bottone sbottonato, pochette blu che spuntava dal taschino della giacca, scarpe e cintura di color nero, Marlboro con pacchetto morbido nella tasca interna della giacca insieme all'accendino Cartier placcato oro, la scatolina in metallo delle mentine insieme al pettine nella sua custodia nell'altra tasca interna. Sempre abbronzato poiché gli piaceva andare a pescare; odorante di virile dopobarba acquistato a buon prezzo dal tabaccaio di fiducia; molto muscoloso in quanto faceva ginnastica in mutande ogni mattina appena alzato sul cavallo con maniglie che teneva in camera da letto e appena finiva la ginnastica andava di corsa con le chiappe strette a defecare, regolare come il cronografo svizzero subacqueo in oro 18k che portava al polso sinistro; 163 centimetri con le scarpe in altezza, una dentatura perfetta, gli occhiali dalle lenti spesse attraverso le quali i suoi magnetici e affascinanti occhi marroni sembrava di vederli attraverso il fondo di una bottiglia gli donavano ulteriore carisma con un alone di mistero evanescente, la montatura nera faceva pendant con i suoi stupendi capelli, lisci e neri come la notte più profonda, sempre pettinati con la riga a destra, fissati con la brillantina profumata alla lavanda, quella riga dritta che lasciava scoperto il cuoio capelluto, sempre perfetta come quelle che tracciava sui suoi progetti, una riga di pelle beige che tagliava dritta il nero, una riga che nemmeno lei poteva toccargli, l'unica volta che dopo aver fatto l'amore per scherzo l'aveva toccata spettinandolo le arrivò una gomitata sul plesso solare che dovette ricorrere alle cure ospedaliere dicendo che era caduta dalle scale, era una riga intangibile, indistruttibile. Anche nell'ultima immagine che aveva di lui, dopo che era caduto dal tetto di un palazzo di tre piani, dando di testa al marciapiede si spaccò il cranio e morì sul colpo, ma la sua riga non si scompose, era perfetta anche in quell'occasione, come sempre.
"Che uomo!" esclamò ad alta voce.

(continua)

lunedì 8 settembre 2014

368 - Così sia

Fogli e foglie
con parole e sogni infranti
ingialliscono dimenticati
nei meandri delle stagioni,
mentre la pioggia gocciola
agitando le pozzanghere della pazzia
di meteore umane
con l'immensità del cielo stellato
troppo distante per essere notata
dai marciapiedi
su cui vaganti dementi camminiamo
tristemente rinchiusi in noi
tra migliaia di sguardi
a caccia
di sesso, soldi e droghe
per sopravvivere
senza sensi
alla carota e al bastone
di un padrone nostro dio
necessario
per non essere mai terrorizzati
dall'esser nati liberi
ma tranquillizzati dalla programmazione
di questa schiavitù
CONVENIENTE, SORPRENDENTE,  MAGNIFICA
con figa o cazzo a vostra scelta in omaggio
a chi precipita al telefono
nel vuoto.





sabato 6 settembre 2014

367 - Petting

Conoscevo una ragazza da quando eravamo alle scuole, lei era carina ma molto religiosa mentre io non lo ero, per cui non c'era sintonia, in più aveva già un fidanzato, poi andò ad abitare lontano con lui e siamo rimasti amici, ci sentivamo al telefono ogni tanto.
Dopo anni venne lasciata dal suo fidanzato, cercava un altro e cominciò a telefonarmi quasi tutti i giorni per chiedermi consigli su questo o quello, frequentava una chat a cui io non accedevo essendo senza computer, mi spiegava i tipi che aveva conosciuto chiedendomi dei pareri su con chi sarebbe stato meglio uscire; io mi ero autoescluso, oltre che per la mentalità diversa e la distanza, anche perché mi aveva mandato delle foto sul cellulare e non mi attirava, era peggiorata molto fisicamente.
Ogni volta le dicevo più o meno le stesse cose, di provare a conoscerli bene prima, di cercare di vedere come sono.
Allora li incontrava su mio consiglio al sicuro in un bar, poi ogni volta mi diceva che era andata in macchina col tipo a fare un giro, aveva fatto solo un po' di petting e stabilito che non le piaceva molto.
A me lasciava perplesso il fatto che da uno sconosciuto si facesse baciare, se tra l'altro non le piaceva, ma non le dicevo niente sapendo che stava passando un brutto periodo ed era molto suscettibile sull'argomento per il retaggio religioso che aveva, non volevo farla sentire in colpa e deprimerla.
Continuò così a lungo, ne incontrò decine, sempre petting e non le piacevano.
Un giorno infine le chiesi : - Ma se non ti piacciono perché ci fai sto petting? Che poi petting è un termine che non usa più nessuno, ma mi pareva comprendesse baci con lingua e palpeggiamento.
Lei: - Per conoscerli meglio vado in macchina, poi parlando finisce che ci baciamo e tocchiamo un  poco, e mi accorgo che non mi piacciono. Capiscono che sono una seria, non gliela do subito.
- Fai bene a fare così, a non avere rapporti completi e vedere se ci tengono a te, per avere una storia duratura.
- Sì, mi comporto seriamente, ci baciamo con la lingua, ci tocchiamo poi io lo bacio un po' più giù.
- Più giù?
- Si, ci abbassiamo i pantaloni, mi tocca e io lo bacio.
- Lui ti sditalina e tu lo baci ancora in bocca dici?
- No sul coso suo.
- Gli baci il cazzo?
- Lo bacio solo, non lo metto in bocca, lo lecco un po' sulla punta.
- Cazzo! Gli lecchi la cappella, che petting del cazzo è? Mai sentito che nel petting si lecca il cappellotto! E che è? E' come fosse un cono gelato della minchia, assaggi il gusto e non ti piace?
Lei imbarazzata: - Secondo te ho fatto male?
- Ma no, hai fatto bene, almeno non vanno a casa depressi ma avranno un buon ricordo.
- Secondo te ho fatto la figura di quella poco seria?
- Ma lascia perdere, che al giorno d'oggi le ragazze lo succhiano e si fanno infilare in ogni pertugio dagli sconosciuti, sei fin troppo seria.
Rincuorata nel tono della voce: - Sì, io mica gliel'ho data, sono andati via quando capivano che non volevo avere rapporti completi e non si sono più fatti sentire.
- Quindi non sono spariti perché non vi piacevate ma perché non gliela mollavi, in pratica erano venuti solo per trombare, volevano usarti per quello.
- Sì, quando hanno capito che sono una ragazza seria se ne sono andati e non li ho più sentiti.
Pensai: Sono andati via però con la cappella lucidata a nuovo, potevi asciugargliela con la pelle di daino già che c'eri.
Ma per non mortificarla le dissi: - Prova a selezionarli meglio prima e non dare appuntamento a tutti quelli che te lo chiedono, cerca di dirglielo prima che non sei una che la dà subito, che cerchi una storia seria.
Cominciò ad avere meno appuntamenti e dopo circa un mese mi disse che aveva trovato uno con cui continuava a vedersi, che la capiva e sapeva aspettare prima di avere un rapporto sessuale completo.
Dissi: - Posso darti un consiglio: succhiaglielo e menaglielo finché viene, non mandarlo a casa con le palle piene e la cappella lustrata a nuovo, che non si rompa i coglioni prima del tempo.
- Hai ragione, domani lo vedo e lo succhio invece di fare solo con la lingua.
- Brava, ora poi che hai capito che lui ti piace e anche il gusto ti aggrada.
Ci siamo messi a ridere.
Loro sono andati a vivere insieme.
Mentre io più passano gli anni e più mi rendo conto che non c'è niente da capire.


venerdì 5 settembre 2014

366 - Dio sarebbe ateo

Giuseppe era un ragazzo bello, buono e bravo.
Sembrava uscito dal libretto di catechismo e si sentiva tanto in colpa quando si tirava le seghe, quando gliele tiravano gli altri meno, diventavano loro i peccatori e lui la parte lesa.
Se conosceva una ragazza si metteva in ginocchio davanti alla sua vagina per chiedere perdono a Dio di quel che stava facendo, poi con le mani gliela allargava e con la lingua cercava di pregare meglio.
Quando da lei usciva del liquido che gli sapeva di gioia divina, si alzava con le mani e il membro al cielo ed entrava in lei, diventando un corpo solo e un universo insieme.
Stordito alla fine la abbracciava e la baciava a lungo, ovunque.
Così Dio era svanito, così ogni religione spariva.
Vedeva la luce solo unendosi con la vita.
Nel sesso trovava la gioia e la vita, nelle chiese la tristezza e la morte.
Poi i condizionamenti tornavano, ma sempre meno forti.
Accadde un giorno che guardandosi attorno sentì la vita e la natura che scorrevano, il sesso che gli si gonfiava era in armonia con tutto questo, lui stesso era parte integrante di ciò, mentre non lo erano le imposizioni umane, le sentiva come gabbie contro questa armonia, si sedette sul marciapiede e finalmente pensò:
Se esistesse un Dio non avrebbe dubbi su da che parte stare.






365 - Re dei marciapiedi

Ti comporti male
sei un fannullone
alcolizzato e drogato
tuo padre ti minaccia
tua mamma non dorme e piange
i parenti non ti salutano
gli amici fingono di non conoscerti
le ragazze profumate ti girano al largo
quelle sudate ti scopano se non hanno di meglio
e tutti guardano
come se tu fossi una merda
da evitare, da non pestare.
Ti senti stanco
triste e solo
di notte ti fermi per strada
crolli
ti corichi sul marciapiede
guardi in cielo
e senti tuo l'universo.
In quel momento sei il re
stelle, lampioni, palazzi, merde di cane
è tutto tuo.
Mentre gli altri chiusi
dietro imposte serrate, dentro vite imposte
non avranno mai un attimo così
e si riequilibra tutto
o quasi.