martedì 30 luglio 2013

285 - MITRAGLIATE DEMOCRATICHE

Sono un semplice soldato.
La mia mitragliatrice spara.
Pezzi di carne degli abitanti del villaggio saltano nell'aria,
schizzi di sangue colorano il paesaggio
astratti motivi rossi sui muri bianchi.
Continua a sparare,
senza fare differenze:
uomini, donne, vecchi, bambini.
Tutti sono uguali nella sorte,
la morte è democratica
e la mitragliatrice la consegna
con spedizione ultraveloce di piombo.
Nemici del progresso pagate questo biglietto
per entrare nella democrazia del mondo degli spot,
un giorno mi ringrazierete;
la felicità di consumare vi pervaderà
facendovi dimenticare i morti.
E alle persone tristi e noiose, che non rideranno
e ancora piangeranno,
potrò dire che ho solo obbedito agli ordini.
Credo nel mio presidente, obbedisco al mio governo
e combatto per la mia patria.
Faccio sempre il mio dovere, senza pensarci su.
Sono un democratico.
Sono un semplice soldato.


domenica 28 luglio 2013

284 - Non sono

Non sono un poeta
sono
un vomitatore di parole
un defecatore di pensieri
e dopo starò meglio,
mentre tu viandante che mi leggerai,
grazie ai miei escrementi mentali,
sarai più confuso di prima.
Se cerchi certezze
le trovi nella morte
e nei tg della sera.


mercoledì 24 luglio 2013

283 - L'IMPICCATO

Ballava l'impiccato, ballava sotto la pioggia, appeso al lampione nella notte.
Il mattino dopo vedendo una sagoma immobile appesa al lampione molti pensarono a una nuova iniziativa del comune, per festeggiare l'imminente Santo Natale con idee simpatiche e divertenti.
Ma a qualcuno sorse un dubbio e allertò le forze dell'ordine.
Scoprirono che era un extracomunitario, probabilmente vittima di qualche regolamento di conti; non aveva parenti né amici, nessuno avrebbe pagato il funerale.
Non sapevano che fare, dove metterlo.
Il sindaco ebbe l'idea di vestirlo da Babbo Natale e riappenderlo dove l'avevano trovato, in attesa di una soluzione.
Sono passati molti anni e nei giorni ventosi le ossa dello scheletro del penzolante Babbo Natale sbattono contro il lampione.
Però la gente non si lamenta, anzi si è affezionata a quella sagoma e i bambini lo trovano divertente.

domenica 21 luglio 2013

282 - BRUCIAMO

Brucia tutto, brucio, e continuo a guardare come fosse un film.
Dovrei scappare correndo all'impazzata, fuggire il più lontano possibile, cercare altri dove, altri come, altri perché.
Il suolo è corrosivo, il cibo e l'acqua e l'aria mi corrodono, le persone corrodono, questa vita corrode.
Resto, mi aggrappo a un filo d'aria, un filo inanellato di speranze disperate, verso orizzonti ciechi immaginati.
Ho una tavola, una credenza piena di piatti e pentole, ci sono alcune sedie di paglia su cui sedermi, ma non mi siedo quasi mai, vago come un leone in gabbia, chiuso nel mio recinto, ho il necessario per sopravvivere, per il momento se me lo chiedi posso dire che sto bene; ma sto bene per te, perché devo entrare nel tuo linguaggio-pensiero, ma non sto bene, non per me.
Non starà mai bene una bestia chiusa in gabbia, e io non riesco a vivere solo per sopravvivere.
Mi spengo, lentamente, come non avrei mai voluto, contro ogni mio principio esistenziale.
Sono un vecchio leone del circo che compie depresso gli esercizi dovuti, per avere in cambio la razione di carne, gli spettatori apprezzano ciò che temono piegarsi alle loro regole, rassicurati e un po' annoiati dalla loro superiorità in quanto inseriti nel sistema dominante.
La concretizzazione della morte in vita è nell'assistere passivamente a questa distruzione, spettatori di uno spettacolo programmato altrove.
Bisogna smetterla di assistere, bisogna entrare nella scena, appropriarsene, mangiare il domatore, spaccare l'obiettivo, sfondare ogni ostacolo che ci recinta.
Ma la paura di perdere la nostra razione regna sovrana, ci aggrappiamo alle briciole di benessere sapientemente gettateci con palesata generosità da chi si strafoga nelle ricchezze, anche un lavoro da sfruttato che ti fa vivere nell'angoscia, che non ti fa arrivare alla fine del mese, che ti ammazza ogni giorno, diventa il traguardo, il massimo a cui agognare.
Ogni qualvolta spengo la mia nuova abat-jour made in China entrando senza sogni nel buio muoio.
E i "buongiorno", i "che bel tempo oggi" del giorno dopo saranno le ennesime coltellate reciproche ai nostri cadaveri ambulanti.
Ci siamo rintanati impauriti nelle pieghe delle nostre menti, e spiamo la vita ben nascosti e ben morti.
Solo quando intrecciamo le lingue, i corpi e i respiri sembra di rivivere per alcuni attimi.
In cattività ci permettono di riprodurci.


281 - IMPOSIZIONI

Sperate nello sperma,
credete in un Cristo,
sparate al diverso,
bevete le disperazioni,
fumate le illusioni,
iniettate le delusioni,
sniffate le aspirazioni,
impasticcate le emozioni
e cagate voi stessi tra la folla.


giovedì 11 luglio 2013

280 - Perdendosi

Siamo scariche elettriche
che animano carni
programmate per andare avanti,
sempre,
ma ci affezioniamo.
Poi qualcuno
e qualcosa manca
non c'è più
ti senti perso
ti perdi
vai avanti a pezzi
arranchi
solo col tempo rimargini le ferite
vivendo, proseguendo.
Siam fatti così
per perdersi e ritrovarsi
fatti per esser fatti di qualcosa
per correre verso quella cosa
nulla sarà mai
come si immaginava
delusioni da illusioni
nei pezzi di sogni rotti
noi infranti da mancanze
all'alba di una nuova meta
ripartiamo
per cancellarci il passato
per deluderci in futuro
per un minuto migliore
adesso.


domenica 7 luglio 2013

279 - Mercoledì sera

Due persone immaginano un lampadario inesistente in una lampada appesa al filo che illumina la camera da pranzo in garage.
Due vite di fronte, un matrimonio, quarant'anni assieme e oggi è l'anniversario. Spenti gli sguardi, spente le vite, quando si sono spente le speranze.
Due occhi verdi guardano dentro altri due azzurri, ricordando quando ci vedevano foreste rigogliose di vita e oceani che si aprivano innanzi, quando c'era un futuro. Ultimi soldi delle pensioni minime nei piatti della cena.
Dal vecchio televisore il presentatore, milionario e abbronzato, sorridendo dice al concorrente che ha perso: " Coraggio, hai una moglie che ti vuol bene, i soldi non fanno la felicità, il vero amore invece sì".
Applausi scroscianti del pubblico ammaestrato.
Le illusioni finiscono in qualche lacrima che cade nei piatti.


mercoledì 3 luglio 2013

278 - poeti

che 2 (due) palle i poeti aspirantisuicidi,
io voglio una poesia violenta, reale,
che spacca le teste come una mannaia
che distrugge cose e case,
di poeti che si cagano e/o si piangono addosso ne sono piene le prime classi dei licei,
usciamo dagli stereotipi dei luoghi comuni
ruoli di comodo predeterminati da altri per noi,
mandiamo affanculo tutto
altrimenti diventiamo utili marionette
poeti sniffascorregge che si beano nei loro paroloni desueti
o poeti aspirantisuicidi maledetti con oltre un secolo di ritardo che vivono in un'ingenua subcultura creata da vecchi miti per giunta male interpretati.
- IO VOGLIO SPACCARE I CULI  / IO VOGLIO APRIRE I CERVELLI -