sabato 29 aprile 2017

632 - CADENDOSI DENTRO

Ogni giorno di pioggia
mi cado dentro
precipito
nella mia vita persa
tra gli anni accumulati
mi aggrappo ai ricordi
per darmi un senso
per ritrovarmi
e ricostrurmi
sulle mie macerie
ma sono qualcosa
che non esiste più
cellule perse
sparse, sparite
tutto cambia e non è
io non sono io
sono una proiezione di ieri
una speranza di domani
l'ennesima perdita di oggi.

Nei pezzi smarriti
rimane
il puzzle che ci mostra
quello che eravamo
ma non siamo mai stati.

In cangianti colori
e vicissitudini
delle foglie
nelle stagioni
ci troviamo
somiglianze.



631 - ABITUDINARIAMENTE

I nostri amori
sono culi sporchi
nella pioggia,
sono paure
che scivolano via
diventando catene
che ci bloccano
alle rassicuranti
noiose abitudini.

La libertà
la danno in omaggio
con i punti fedeltà
alla servitù più servile
e si potrà usare solo
al di fuori dell'orario di lavoro
per poter credere
di non essere servi e sfruttati.

Le puttane dichiarate
sono gli unici angeli
caduti in questo inferno.

Nel frattempo
chi non ci stà
vegeta
colorando i ricordi.


venerdì 28 aprile 2017

630 - SENZA MUTANDE

Conoscevo un poliziotto, perché andava insieme alla sorella di una con cui trombavo, quando mi vedeva mi pagava sempre da bere, gentilissimo.
Una sera si fermarono, lui e la sorella, con l'auto accanto alla mia mentre eravamo io e lei seduti sullo stesso sedile, faccia a faccia, in un parcheggio isolato vicino alla spiaggia. Ci si mise a parlare dai finestrini, poi all'improvviso loro scesero e salirono su in macchina mia nei sedili dietro, per parlare meglio, ma noi dalla cintola in giù si era nudi, poiché glielo stavo infilando con lei seduta sopra quando si sono fermati. Lei fece in tempo a tirarsi giù la gonna e a passare sul sedile a lato, ma io non feci in tempo a trovare i calzoni e le mutande, erano finiti sotto i sedili.
Così cercai di fare l'indifferente, chiacchierando amabilmente, con tutti gli altri vestiti a bordo dell'auto e io al posto di guida senza mutande nonché calzoni, col cazzo ormai ammosciato e sballonzolante che faceva capolino da sotto la camicia, cominciavo a sentire anche un certo freschetto ai genitali.
Poi, dopo una mezz'ora, proposero di andare in un bar a bere qualcosa, dissero di salire sulla loro auto, ma io insistetti per andare con la mia dato che eravamo già seduti, anche perché non mi andava di scendere e salire da loro con culo e genitali nudi.
Avevo i sandali vicini ai piedi e riuscii a infilarmeli in fretta, diedi una pulita al parabrezza appannato con la pezza gialla per pulire i vetri che mi aveva dato in omaggio il benzinaio, così me la appoggiai sul pube infreddolito, partii.
Mentre guidavo temevo di trovare i vigili, o qualcosa del genere, che mi fermassero con l'auto per un controllo e notassero che ero smutandato, con la pezza gialla dell'Agip sul cazzo.
Fermai l'auto davanti al bar, scesero tutti, mi attardai a scendere, quando furono entrati in bar mi misi a cercare i calzoni e le mutande, erano finiti sotto l'altro sedile, non riuscendo a prenderli mi posizionai in ginocchio sul mio sedile con la testa in giù, sotto l'altro, per riuscire ad afferrarli.
Tornò indietro lui per vedere perché non scendevo dall'auto e trovò il mio culo con il retro dello scroto appoggiati al finestrino, mentre tentavo di prendere i calzoni e le mutande, fece il giro dall'altro lato, ero riuscito a prenderli, con mutande e pantaloni in mano alzai la testa e lo vidi che mi guardava esterrefatto dal finestrino lato passeggero, gli dissi: "Mi sto cambiando, arrivo subito!".
Lui mi fece un cenno di assenso e un sorriso complice, tornò in bar.
Magari, influenzato dal fatto che prima in auto ascoltavo i Roxy Music in sottofondo, avrà pensato di trovarsi di fronte a una specie di Bryan Ferry, un tipo talmente elegante e raffinato che si cambiava di slip e calzoni prima di entrare in un bar, mettendone di più adatti per l'occasione.
In fondo era una brava persona, raccontava che non c'era lavoro dalle sue parti, si trovava lavoro solo con raccomandazioni di personaggi che gli faceva schifo andare a chiedere loro dei favori o nella criminalità, mentre lui voleva un lavoro onesto, allora aveva scelto di fare il gendarme; non era un montato, era tranquillo, democratico, non era uno sbirro fascistoide demente ed esaltato.
Anche quella volta pagò da bere e non mi attaccò nessuna multa ai genitali o al culo che avevo esposti, senza alcuna autorizzazione comunale per l'esposizione di parti intime in luogo pubblico.




martedì 25 aprile 2017

629 - RIPORTANDO

I poeti accorti
subiscono torti
scrivono scritti corti
li scrivono esistendo storti
cercando conforti
nei pensieri più contorti
riversati con parole forti
ma serviranno (forse) solo da morti
come concime negli orti
dei pensieri risorti
o per sognare d'abbandonare i porti
senza che il vento mai ci riporti.

628 - SOCIAL E FILE

Facendo la fila al supermarket osservo le persone con lo smartphone, si collegano ai social mentre aspettano il loro turno, guardandoli capisco la differenza fondamentale tra me e la maggior parte degli altri sui social. Loro fannno un vita da sissignore, obbedienti e ligi alle imposizioni sociali persino con l'ultimo pelo del culo, sono inseriti nella società e quando si collegano ai social cercano di sfogarsi e rendersi interessanti simulando una certa trasgressione, quella tipica dei repressi, quella dell'ora d'aria in una vita da prigionieri delle convenzioni.
Io invece non sono un cazzo di niente nella vita reale e pure sui social non me ne frega una sega di esssere quello che non sono, quindi sarò probabilmente considerato nulla più di un semplice stronzo umano vagante in un infinitesimale frammento dell'eternità, sia nella realtà che nel virtuale, ma almeno sarò uno stronzo genuino, a chilometro zero, che non recita.
Per esempio uno dei trasgressivi da social, al fine di apparire un rivoltoso, scrive post contro tutti, indistintamente, ecco quello è un affidabile segnale di coglionaggine, una prova del nove, se uno scrive post tipo "Per me potete morite tutti", "Andate tutti affanculo", "Mi sembrate dei pagliacci quando vi leggo", magari tra un selfie e un altro, tra un aperitivo colorato e un dito medio alzato, tra un pranzo di famiglia e una cenetta al ristorante carino, potete star sicuri che lo scrivente si crede stocazzo e recita la parte dell'emarginato sociale.
Uno a cui veramente non gliene importa dellle regole sociali non cerca di dimostrare niente, se ne frega degli altri e di cosa pensano, e non son io quello, a me un po' importa cosa pensano gli altri.
A dire la verità non me ne importa praticamente niente però ho scritto che un po' me ne importa per sembrare più sincero, quindi poco poco me ne importa se ho cercato di apparire sincero, ma in fondo a voi che leggete che ve ne importa se a me me ne importa.
Forse, invece di perdere tempo sui social, per stare meglio in questa società dovremmo aprire ditte di import-export, diventare benestanti e sfogare la nostra ribellione al sistema comprando tanti dischi e libri dei più ribelli.



lunedì 24 aprile 2017

627 - Star Trek

Alcuni giorni fa mi sono alzato che era ancora notte, ho acceso la televisione e ho visto un bellissimo vecchio telefilm di Star Trek.
Viaggiando nello spazio inesplorato hanno trovato un'astronave misteriosa abbandonata.
Sono entrati in questa astronave con nessuno a bordo, controllando l'apparato che veniva usato per il teletrasporto hanno notato che c'era una persona bloccata dentro, sospesa da anni e anni nell'immateriale.
Sono riusciti a farla materializzare.
Era Maurizio Costanzo.
Le sue prime parole sono state: "Non trovo più la mia tettera della pi due, tono tanto tritte!"
Allora hanno cercato di fargli passare la tristezza creandogli una tessera della P2 fasulla, inserendo i dati nella fotocopiatrice tridimensionale.
Ma qualcosa è andato storto, degli agenti dei servizi segreti deviati iscritti alla P2, che un tempo erano addetti al depistaggio delle indagini sulle stragi, uscirono dalla fotocopiatrice.
Poco dopo uscì pure un ordigno.
Esplose.
L'astronave si disintegrò.
In quel momento mi sono accorto che stavo ancora dormendo e ho provato un'immensa nostalgia, per quando sognavo il culo di Moana Pozzi, una delle poche isole felici dei decenni scorsi italiani.

mercoledì 19 aprile 2017

626 - NON È NIENTE

Non me ne importa niente
della vita, della morte
del tirare a campare
del tirare la coca
del tirarsi una sega
dell'amore e dei tradimenti
dei ragionamenti intelligenti
dei discorsi dementi
della rima e dell'assonanza
della tua poesia
e della mia.

Sono stanco
sono lo squalo tra i bagnanti
sono il culo sporco alla cerimonia
sono il vomito sul palco
sono l'immondizia da gettare
sono il coccio della bottiglia rotta
sono la parola giusta non detta.

Vorrei piangere ma non ci riesco
invece di piangere rido
rido in faccia a me stesso
al mio passato
al mio destino
alla vita che mi sfugge da sempre
all'ansia, alle paure
alle persone serie
alle autorità
agli insegnanti
alle tradizioni
alle patrie, ai dii e alle famiglie.

Non c'è niente di serio
e tutto di tragico
ridicolmente tragico.

Mi piacerebbe pregare
per dimenticarmi
ma non riesco
a essere sufficientemente
stupido.

Queste parole saranno giudicate
come intrattenimento
troppo tristi per chi le legge al mattino
troppo allegre per chi aspira al suicidio
inutili per chi cerca quello che ha già letto
utili per chi non sapeva come passare il tempo.

Avevo il cane cieco, ora è cieco anche il gatto
e pure io senza occhiali fatico a vedermi la cappella
lo scrivo per non farla sembrare una poesia
ma una defecata di parole buttata lì
che una volta letta si dimentica
e ognuno continuerà a pensare ai fatti suoi
mentre ai fatti miei
continuerò a non pensarci nemmeno io.

E se morirà qualcuno famoso oggi
faremo tutti finta di conoscerlo e rimpiangerlo
anche se era il re delle merde.

Più mi passa il tempo
e più non capisco un cazzo
di me, di te, di noi, di voi, di tutti.

Ascolterei solo le onde del mare
mentre il vento mi porta via i soliti pensieri
lasciandomi insolito.


mercoledì 12 aprile 2017

625 - UOMINI DI SABBIA

Questa è una terra
di uomini di sabbia
nel vento del tempo
parlano di cose concrete
mentre volano via
le loro cellule
le loro parole
le loro storie.

Rimangono
la terra e il vento
mentre la sabbia è altrove
e le persone svanite
vivono nei pensieri
in
nuovi cumuli
di sabbia
tra forse e leggende
cangianti
granelli nelle bufere
eternamente
labili.

Qui ci si aggrappa
ai mattoni e al cemento
si abbattono alberi
si costruiscono case
per sentirsi qualcuno
per illudersi
cercando di perpretare
con i figli
la propria idiozia.

Solo chi si fa vento
esiste.




venerdì 7 aprile 2017

624 - L'ANTIMERDA POETICA

Se c'è una cosa nella mia vita sbilenca di cui sono contento è l'essermi inventato il nome "antimerda poetica".
Ne sono contento perché permette facilmente di irritare e smascherare gli ottusi che si fingono di idee aperte, i poetastri estetici, gli intellettualoidi boriosi, i professoracci ammuffiti, i pappagalli ammaestrati da primo banco, i lettori di aforismi carini e morti da carta dei cioccolatini, i leccaculi delle istituzioni,...insomma tutte le persone disgustose che in maniera subliminale si sentono chiamate in causa e si adirano per il nome del profilo twitter/pagina fb/libro.
Mi hanno spesso attaccato, bloccato, emarginato le suddette cacche.
Ma contro ciò ci sono migliaia di persone che apprezzano, oltre 13mila seguono su twitter, oltre 40mila visite al mio blog, ecc.
Perciò c'è un mondo migliore di quello che sospettiamo, gente ironica con la mente aperta e funzionante che capisce ed è la parte migliore di questo mondo, la si scopre proprio andando avanti controcorrente con le proprie idee.
Invece chi si adegua alle consuetudini finisce imbalsamato dentro situazioni che non gli appartengono.

Vorrei precisare che la figura dell'autore finto modesto, politicamente corretto, con il comportamento impostato dalle convenienze sociali me la attacco al cazzo. Sono stato emarginato da gruppi e congreghe, solo per stare agli avvenimenti successi su Facebook, prima di aggregarmi alle persone giuste non riuscivo a pubblicare in quasi tutti i gruppi e pagine che c'erano, mi censuravano, venivo offeso, mi attaccavano i vari sapientini,e altre amenità simili.
Fa parte del mio essere scrivere quelle che a certi possono sembrare delle stronzate, ma per me sono di importanza vitale. Perciò se ho un minimo di persone che mi apprezzano è una soddisfazione e lo scrivo sulla mia pagina o sul mio profilo. Che sono spazi per promuovere quanto faccio, se non mi promuovo che sto qui a fare? Dovrei forse vomitare depressione e corrette frasi fatte per far deprimere di più chi mi legge? Io voglio stimolare e fare star meglio la gente, non peggio. Si combatte quotidianamente contro gli stronzi e se va bene qualcosa si gioisce. Nel caso a qualcuno non sia ancora chiaro è una guerra la vita, magari gli altri hanno i genitori o la famiglia che li protegge dal mondo cattivo per cui vivono in una loro dimensione scolastico/disneyana, ma io sono solo, col culo sulla strada e le budella in mano, vivo alla giornata e sono a rischio barbonaggio, non recito una parte come vedo fanno molti altri che fanno gli alternativi. Sono proprio fuori dalla società e dalla realtà.
C'è tanta differenza tra giocare alla guerra e viverla, questa differenza non permette simpatie o atteggiamenti politicamente corretti col nemico, perché ha diritto anche lui a esprimersi e pippe simili. Il mio nemico è merda schifosa e non posso mai scordarlo, perché me lo ricordano sempre le cicatrici che porto addosso, dentro e fuori.
Essendo vecchio, cattivo e smaliziato so che certi atteggiamenti pseudo democratici, tolleranti con gli intolleranti, nascondono dietro la maschera quasi sempre una propria adesione all'intolleranza.
Se siamo tutti liberi di esprimerci, basamento fondamentale del politicamente corretto, io, essendo libero di esprimere giudizi, esprimo che mi fanno schifo certe persone.


domenica 2 aprile 2017

623 - L'IRRUZIONE

Il rapinatore premeva la fredda canna della pistola sulla tempia della bionda barista.
La polizia era davanti al locale, stava per irrompere in forze nel locale.
Lui arretrò, riparandosi dietro l'ostaggio, fino a entrare in cucina; trovò il cuoco cinese che alzò le mani, tenendo ancora il coltello nella destra, rimase bloccato dalla paura, incapace di emettere una parola; il rapinatore prese la barista sollevandola da terra e la fece uscire dalla finestra sul retro, saltò anche lui fuori, tenendole sempre puntata la pistola, corsero fino alla macchina.
Il cuoco cinese si avvicinò alla porta, cercava con tutte le forze di gridare, finalmente ci riuscì, urlò: "HO PAULA!"
La polizia, vedendo solo la sua sagoma attraverso il vetro opaco della porta, fece fuoco, abbattendolo.
Entrarono in cucina, un poliziotto prese la trasmittente e disse alla centrale: "Abbiamo abbattuto il rapinatore, si era travestito da cuoco cinese, però non c'è nessuna traccia dell'ostaggio Paula Ronaldi."