lunedì 26 dicembre 2016

607 - COMPRENDERSI

Non capisco la gente che vuole morire.
Non capisco la gente che vuole sempre partire.
Non capisco chiunque voglia fuggire.

Invece mi piace chi rimane
e si prende tutti i calci in faccia
che la sua esistenza gli riserva
e non se ne perde uno
e, contento, ride
e poi ride
e poi ride ancora
in faccia al destino
della vita infame.

Quello è un vero uomo.
Quello è un vero eroe.
Quello è un vero coglione.

Perché la vita ti accarezza
con la mano con cui si è appena pulita il culo
o ti prende a pugni
con mani asettiche e profumate
ma è tua
se fuggi non le scappi
perché per scappare veramente
devi perderti
rinascendo.

Incontrerai tutto e il contrario di tutto:
chi più ti ama ti massacra,
uno sconosciuto ti raccoglie e ti salva,
il mostro può essere il più buono di tutti
e il più buono il vero mostro,
la donna è spesso più maschio dell'uomo
e l'uomo soventemente quando si toglie la maschera
è un bambino che cerca una mamma.

Il miscuglio continuo dell'esistenza
è baci in bocca, è calci in culo
è calci in bocca, è baci in culo.

Se non ti aggrappi a nessuno
rischi di imparare a nuotare
correndo così il rischio
di essere indipendente
e solo.

mercoledì 21 dicembre 2016

606 - PAURE DOMENICALI

La domenica mi fa paura.
Le voci alla radio che commentano le partite di calcio domenicali fin da bambino mi parevano suoni inquietanti, da film horror.
E quelli che oggi ne hanno nostalgia mi fanno ancor più paura.
Così comi mi terrorizzano i cabaret di pasticcini portati ai parenti di domenica e tutti i vari rituali sociali domenicali, compresi quelli attuali, i programmi televisivi domenicali, i pomeriggi al centro commerciale o la pizza alla domenica sera.
Forse questa mia idiosincrasia deriva da fatto che mi terrorizza tutto quello che mi puzza di abitudine e normalità, perché mi pare di essere un prigioniero ergastolano, senza via di uscita, della prevedibilità.

venerdì 9 dicembre 2016

605 - LE STRADE NEI BOSCHI

Sono stanco dei libri, di scrivere, di leggere, della disoccupazione, dei lavori, dei soldi, della miseria, dell'inverno, dell'estate, degli anni che arrivano, degli anni che vanno, della società, della politica, dell'amore, dell'odio, delle guerre, delle pace, della grammatica, dell'astrologia, delle fedi, della falsa democrazia, della vera dittatura.
Voglio solo camminare senza pensieri in strade non asfaltate tra i boschi e incontrare donne dai capelli rossi, che volano silenziose tra gli alberi.




mercoledì 7 dicembre 2016

604 - CORTEI

- Andate a lavorare invece di fare i cortei di protesta! A lavorare dovete andare!
- Se protestiamo perché siamo disoccupati come facciamo ad andare a lavorare? Me lo spiega lei?
- Se uno vuole lo trova un lavoro, bisogna darsi da fare, adattarsi e non aspettare di trovare quello che si vuole. Invece vi manca la voglia di lavorare, è quello il problema di voi disoccupati. Meglio fare un corteo per chiedere un sussidio, così poi starete a casa pagati per scrivere cazzate su internet, farvi le seghe e fumare le cannette.
- Ma lei che crede di saperla tanto lunga che fa di lavoro?
- - Faccio consegne per un corriere espresso, quando il traffico non è interrotto come adesso dai cortei di voi nullafacenti oziosi.
- Quindi lavora con un contratto temporaneo, magari a chiamata, magari accettando paghe da miseria per portare via il lavoro a chi c'era prima e veniva pagato dignitosamente, magari non ha neanche la possibilità di avere un mutuo con un lavoro del genere, magari ha i capelli bianchi ma non ha ancora avuto la possibilità di vivere autonomamente o se ne ha il desiderio di formarsi una famiglia.
- Lo so ma purtroppo bisogna adattarsi a quello che c'è, altrimenti viene uno ancora più disperato e ti porta via il lavoro.
- Quindi in pratica è un lavoro da schiavi precari, che saranno sempre più schiavizzati per paura d perderlo. E come non bastasse lei lo difende.
- No, ma io no, non lo difendo, cioè...io...io...è vero...sto male.
- Allora protesti anche lei, con un salario minimo garantito avrebbe maggiore capacità contrattuale e non sarebbe costretto ad accettare qualsiasi condizione dagli sfruttatori, perché se un domani il suo padrone decide che alla fine del turno di lavoro chi non va in ufficio da lui a succhiargli il cazzo verrà licenziato, lei dovrà succhiarglielo per continuare a lavorare.
- Mi ha convinto, avete ragione voi, da questo momento non lavoro più per loro, maledetti sfruttatori schiavisti, non mi faccio più sfruttare, mi licenzio, sono libero; mi dia il suo cartello che vado in testa al corteo a urlare la mia rabbia.
- Sono contento che lo abbia capito, certo che le do il mio cartello, ma lei in cambio mi dia il numero di telefono del corriere da cui si è appena licenziato.


giovedì 1 dicembre 2016

603 - RISPETTABILITÀ

Siamo tutti rispettabili
cacche
sul marciapiede della vita
finché qualcuno ci pesta
o ci mette nel sacchetto
e quindi nel raccoglitore, apposito.

Sarebbe meglio
se chiunque
senza pestarci o prestarci attenzioni
ci ignorasse.

Almeno ci godremo l'aria e il panorama
di merda.