sabato 30 aprile 2016

543 - I POETI PIACENTI

Molti poeti mi odiano, pensano sempre che li prenda per il culo.
Invece non prendo per il culo nessuno, lo fanno già benissimo da soli.
A me piace la gente sincera, tutto lì, uno quando è sincero anche se fa delle rime banali cuore/amore non mi piace quello che ha scritto ma non lo critico, è lui, è fatto così.
Lascio che ognuno si esprima come vuole.
Ovviamente seguo e rispetto solo quelli che sento in sintonia con me, e stimo veramente solo chi tenta di scrivere cose innovative, trasmettendo qualcosa.
Ma soprattutto mi chiedo che gliene frega alla gente di piacere a me?
Sono un signor nessuno, con gusti difficilissimi, al punto che a volte non mi piace neppure quello che è stato scritto da me.
Invece il vizio di fondo dei nostri giorni, quello che frega molti, è il voler piacere a tutti, questo porta a restare nell'ovvio, in ciò che si sa verrà apprezzato, a limitare perciò le asprezze, smussando di conseguenza i pensieri, edulcorandoli, al fine di essere accettati il più possibile nel mondo dei pensieri cocacolizzati della gente che piace, anche se fa schifo.
Si recita un ruolo nella commedia umana, cercando di nascondersi dietro la maschera, già approvata dal pubblico, che si indossa.
Cancellandosi, non sapendo più chi si è.

martedì 26 aprile 2016

542 - UNA MAESTRA SEVERA

Alle elementari mi è morta la maestra quando facevo la seconda, così hanno turnato cinque supplenti quell'anno, l'anno dopo in terza  è arrivata una in gamba che ci faceva studiare come forsennati, contenti di farlo, perché dava dei cioccolatini ai più bravi, ma a fine anno le diedero l'avvicinamento a casa sua, allora visto che eravamo ancora senza maestra in quarta venne tirata fuori da qualche anfratto una anzianissima maestra fascista.
Lei era all'ultimo anno d'insegnamento, aveva insegnato ai tempi dei duce ed era arrivata fino agli anni 70, dai tempi delle camicie nere smanganellatrici ai tempi dei figli dei fiori peace&love.
Vecchissima, piegosissima, cattivissima come una merdissima, aveva una forza inaspettata, con mosse velocissime, con sempre tutti i muscoli in tensione nelle piegosissime braccia nonché uno sguardo feroce che si intravedeva da due fessure piegose chiamabili occhi; sembrava un'orientale, una trisnonna di Bruce Lee.
Non esisteva a quei tempi il telefono azzurro per i maltrattamenti sui minori.
Indossava alla mano destra un anello che finiva con una punta, e colpiva con un destro diretto sul cocuzzolo della testa ogni bambino che parlava e che le sembrava distratto, causando dolori lancinanti e contorsioni dal dolore dei malcapitati.
Era aramta anche di una bacchetta con cui bacchettava quelli non attenti, un giorno la ruppe sulla schiena a una bambina che aveva sbagliato il compito, chiese se qualcuno poteva procurargli una nuova bacchetta, un tipo ripetente che si prendeva le botte più degli altri per arruffianarsela si offrì subito volontario.
Il mattino dopo le portò a scuola una bella bacchetta che aveva fatto lui ricavandola da un ramo leggero e flessibile, lei prese la bacchetta e senza dire un grazie cominciò a prenderlo a bacchettate, dopo averlo bacchettato per bene, contenta del funzionamento, lo ringraziò.
Aveva  fatto un cappello da somaro per chi prendeva brutti voti, con su scritto ASINO oppure metteva dietro la lavagna in ginocchio su dei grani di granoturco o su dei fagioli chi le stava antipatico.
Li lasciava per tanto tempo, anche un'ora in ginocchio sul granoturco, probabilmente neanche certi delle SS non erano così crudeli con i bambini;  inoltre se vedeva che il bambino punito resisteva tranquillo col granoturco la volta dopo cambiava e metteva i fagioli, per fargli più male, a uno che resisteva tranquillo senza paingere anche con i fagioli mise della ghiaia presa dal vialetto che portava alla scuola.
Io ero molto bravo a scuola in quel periodo, perciò mi lasciva stare, anzi qualche volta mi faceva delle carezze  sulla nuca, come a un dobermann quando ha fatto il bravo.
Però una volta mi ero distratto e ridevo col compagno di banco, lei se ne è accorta e ci ha presi a sberle in testa, poi ci ha presi e messi entrambi dietro la lavagna, in ginocchio sul granoturco. Ricordo faceva un male tremendo, quando si girò lo tirai via da sotto le ginocchia e lo misi intorno, in modo da non starci sopra, altrimenti non ci resistevo; invece il mio amico si fece tutto il tempo inginocchiato sopra, non so come faceva a resistere. Quando tornai a casa glielo dissi a mio padre che si arrabbiò e alla sera andò a protestare direttamente a casa della maestra, cosi da quella volta cambiò, metteva gli indisciplinati dietro la lavagna ma non più in ginocchio, tantomeno su granoturco o fagioli. Smise anche di dare pugni in testa con l'anello a punta. Però da un certo punto di vista fu peggio, perché si inventò una nuova tortura, se uno faceva casino tutta la classe non faceva la ricreazione, si doveva stare seduti al proprio posto e se era grave per lei il fatto successo proibiva anche di mangiare la merenda.
Era un supplizio non potersi muovere e in più anche stare senza mangiare, per un bambino era tremendo.
Una volta che ci aveva bloccato così sui banchi senza poter mangiare io e il mio compagno di banco di nascosto, un pezzetto alla volta, ci siamo mangiati le nostre merende, ma uno del banco dietro vide il mio compagno mangiare e fece la spia dicendolo alla maestra, la maestra arrivò immediatamente, furiosa, il mio amico disse che non era vero ma lei gli prese la bocca ai lati e gliela strinse finché non la aprì, come fosse un cane quando gli danno la medicina che non vuole,  gli guardò dentro in bocca, vide cha aveva ancora le briciole sulla lingua, lo prese per i capelli a cominciò a sbatterlo con la testa contro il muro, io terrorizzato di fare la stessa fine deglutii continuamente, per cancellare ogni traccia, quando si girò verso di me però non mi controllò in bocca, forse aveva paura di mio padre.
Era l'ultimo anno che insegnava, fecero una cerimonia alla fine del periodo scolastico consegnandole una medaglia d'oro per essere la maestra che aveva insegnato più a lungo, aveva battuto un qualche record di longevità d'insegnamento, un'orchestra classica venuta da Bologna nel salone della scuola suonò pezzi di musica classica in suo onore, osservandola mentre suonavano si notava in viso la sua gioia e guardando noi bambini la nostra noia.
Finito l'anno di scuola mio padre comprò una pianta da salotto e mi disse una mattina assolata di giugno di andare a portargliela a casa della maestra, forse era una sua maniera per scusarsi per averla rimproverata. Infastidito andai malvolentieri a piedi sotto il sole cocente portando il pesante vaso della pianta incartata con carta da regalo, tanto che non vedevo bene la strada.
Così inciampai e cadde a terra la pianta, la raccolsi con la carta messa storta e metà terra che c'era nel vaso in meno. Girai giù per il vicolo dove abitava, suonai alla terza casa che mi avevano detto era la sua, ma venne fuori una donna che mi disse non abitava lì la maestra, abitava nel vicolo successivo, con la pianta davanti gli occhi avevo sbagliato strada.
Ero stanco dal caldo e dalla fatica, non ne potevo più, avevo anche paura mi prendesse a legnate se vedeva la pianta malmessa per la caduta.
Al vicolo successivo vidi una donna fuori la casa dopo la maestra, le diedi la pianta dicendole che avevo suonato dalla maestra e non mi avevano aperto, se poteva dargliela lei.
Andai al bar a prendermi un ghiacciolo, tutto contento per lo scampato pericolo.
Però mio padre quando seppe che non la avevo vista il giorno dopo mi rimandò a salutarla, andai in bici, lei mi accolse gentile, aveva una casa buia che odorava di vecchio, con un marito alto e magro che sembrava un incrocio tra un maggiordomo e il custode di un museo, mi dissero che non avevano sentito suonare il giorno prima,  se ero sicuro di aver suonato, le dissi che forse con la pianta in mano avevo premuto poco il campanello e non aveva suonato, poi li salutai me ne andai.
L'anno successivo in quinta venne una maestra bionda, grande e grossa, era una tipa moderna, si sedeva sulla cattedra e ci raccontava le barzellette, prendeva un quotidiano alla mattina così ci faceva commentare le notizie. Ci divertimmo.
Fu come attraversare un secolo di differenza tra metodi d'insegnamento in pochi mesi.


lunedì 25 aprile 2016

541 - TUTTO IL TUO AMORE

A me tutto il tuo amore
ricorda il patibolo,
una condanna a morte,
la camera delle torture.

I tuoi baci assomigliano
alla ruota dell'auto bucata,
agli spaghetti troppo cotti e freddi,
al geometra antipatico del piano di sopra,
alle scorregge silenziose nell'ascensore.

La tua vagina conservata con cura
va a prometterla in premio
a qualcuno disposto a farsi ammaestrare
obbediente alle convenzioni
disponibile ad assecondarti
nelle recite sociali.

Io cerco donne
che non vogliono impadronirsi di me
che non vogliono m'impadronisca di loro
libere dalle convenzioni
vere
come la passione che può nascere.

domenica 24 aprile 2016

540 - STAR SYSTEM


Oggi possiamo essere tutti divi
dei veri divi del cazzo
sogniamo tutti di esserlo
in qualsiasi maniera
solo quello vogliamo.

Intanto ci rubano la vita.

Hanno fatto sparire il nostro passato
raccontandocelo come vogliono
i cattivi e i buoni li hanno decisi dall'alto
delle loro poltrone.

Hanno fatto sparire il nostro presente
sostituendolo con quello virtuale
mentre loro si prendono quello reale
noi odiamo chi ce lo fa notare
perché ci distrae dai virtuali
sogni di successo.

Hanno fatto sparire persino il nostro futuro
garantendosi il loro
e facendo sì che per immaginarti un avvenire
devi agognare di far parte degli sfruttatori.

Una trappola per umani perfettta
non c'è dubbio
e il top, la ciliegina sulla torta
è che il poter dire che è tutta una truffa
fa pensare a molti che non sia vero niente
per il fatto che ti consentono di dirlo.

Il guinzaglio che ci lega al palo
lo chiamiamo libertà.

Escludendosi dal gioco
si resta soli
vedendo tutto
ciò che non si vuol essere
specchiato nelle pozzanghere oleose
con i sogni deformi
con le speranze cadute
con le illusioni agonizzanti
che scorrono
lentamente ma inesorabilmente
giù
dalle grate delle fognature.

sabato 23 aprile 2016

539 - GIOVANI PER SEMPRE

Quando muoiono quelli che erano la colonna sonora della propria gioventù è come perdere una parte della propria giovinezza. Anche se non li si ascoltava da anni, si vorrebbe che fossero fermi lì, come allora, bloccati nel tempo, giovani per sempre come lo siamo noi dentro.
Il corpo cede inevitabilmente al tempo ma la mente rimane ancorata ai tempi più belli, in cui le illusioni parevano possibili e non si erano ancora scontrate con i calendari trascorsi, divenendo disillusioni.
Nel nostro immaginario vogliamo sia tutto come allora, in modo che possiamo illuderci di poter rivivere quei tempi esattamente come erano.
Facciamo di tutto per potere continuare ad alimentare questa folle speranza.
Ma se uno che faceva parte di quel tempo muore ci distrugge il castello di carta.
Subito lo ricostruiamo, immergendoci ancora di più nei ricordi legati alla persona scomparsa, stordendoci con la sua maggiore presenza per poter dimenticare la sua assenza.
Infatti quando muore un musicista che ci aveva accompagnato negli anni migliori lo si ascolta più di prima, continuamente, per tentare di afferrarlo e tenerlo con noi, dentro il nostro sogno di un'eterna gioventù felice.

lunedì 18 aprile 2016

538 - COMPLIMENTI!

Complimenti, avete vinto!
Bisogna essere bravi e impegnarsi per avere tutto ciò.
Bisogna essere capaci di meritarselo per goderselo.

Vent'anni di fascismo non succedono per caso
e neanche settant'anni
come colonia degli Stati Uniti,
con Vaticano e mafie che comandano ovunque
politica, economia e società,
con stragi impunite e informazione manipolata,
proni a ogni piccolo o grande padrone
per una raccomandazione o un qualsiasi favore,
mentre vi rubano anche la vita
e vi fanno lottare e arrabbiare
con altri disperati stranieri
in gare al ribasso
per lavori senza più diritti, da schiavi precari
mentre vi tengono buoni con i teatrini politici
che seguono il copione del piano della P2
con schieramenti fintamente opposti
in realtà complici, per fregarvi al meglio
e spadroneggiare,
cento milardi di euro per la Tav
a sei volte il costo nelle altre nazioni
e miliardi di altri furti
non sono un problema
il problema per voi è l'immigrato,
prendetevela con lui
così lasciate in pace chi vi manovra.

Molte facce da culo mi dicono:
tanto che vuoi farci
qui funzionano così le cose
bisogna adattarsi
adattati,
e non serve a niente neanche votare
tanto fanno tutto quello che vogliono.

Non ci riesco
mi viene da vomitare
è troppo lo schifo che provo
ho dentro il sangue
di mio nonno
di mio padre
di chiunque non si adatta
a subire questo schifo rassegnato
ma mi rendo conto che è immutabile
è nelle teste della gente
nessuna volontà di ribellarsi
ma solo di accodarsi
recitando al massimo finte ribellioni
consentite.

Voglio un'Harley Davidson
Voglio tanti tatuaggi
Voglio un gippone
Voglio leccare culi per avere un lavoro
Voglio credere a quello che mi raccontano
Voglio essere un qualsiasi idiota che si adatta
per illudermi di essere in una democrazia.
So che starei meglio
e questa vita la vivrei meglio.

Non ci riesco
mi dispiace
per i pochi che meritano
ma mi dimetto.

Non sono più italiano.


venerdì 15 aprile 2016

537 - CIOÈ

Quando ero ragazzino uno veniva aggredito verbalmente se diceva mentre parlava: cioè.
Era considerato una merda umana, il massimo dello schifo.
Forse quello mi ha formato mentalmente, perciò cerco sempre di scrivere con un linguaggio semplice e diretto, che non ha bisogno di spiegazioni. Anche per un altro motivo, non mi piace che uno mentre mi sta leggendo deva staccarsi dalla lettura, per andare a cercarsi un vocabolo che non capisce.

mercoledì 13 aprile 2016

536 - I POETI NEL WEB

I poeti di facebook
sono i jukebox sfigati della poesia
non prendono neanche la monetina
pagano loro per collegarsi
e scrivere una poesia
sempre nuova, ogni giorno
nuova ma che contenga il proprio personaggio
per riproporsi quotidianamente
per avere qualche secondo di attenzione
per sentirsi apprezzati
per fuggire dalla vita insoddisfacente
per sognare di essere...
per essere
...un jukebox
in un angolino del web
in attesa di un attimo di notorietà
senza nessuna monetina infilata
in nessun orifizio
basta solo un "mi piace"
per sentirsi meglio
e ringraziare riconoscenti
per l'illusione donata.

giovedì 7 aprile 2016

535 - CREDERE

Da ragazzo credevo
scrivendo quello che pensavo
avrei cambiato qualcosa.

Sono ancora un ragazzo, quel ragazzo,
ma più malestante
dentro un involucro consumato dagli anni
dentro una realtà confusa dagli eventi
così cerco un rifugio
tra le parole scritte
ancora.

534 - SE SIAMO

Le mie sicurezze sono cadute
dentro fosse piene di forse
ma
amo i pieni di se
odio i pieni di sé.

Nei labirinti delle strade solitarie
le orme delle mie ombre
nel passato
mi indicano la direzione
del presente
cercando nessun futuro.

Cercano tutti, inutilmente, certezze
in illusori frammenti di vero
ignorando
che chi ci dice sempre la verità
non sono i nostri genitori
ma i nostri genitali.

Passando davanti
agli occhi degli sconosciuti
sono solo finestre
per poter intravedere dentro
i pensieri imprigionati
e i sogni infranti
lungo la scalinata dei ricordi
che conduce a chi c'era
prima di venire sepolto
dalla vita.

domenica 3 aprile 2016

venerdì 1 aprile 2016

532 - PROTAGONISTI

Più si vuol essere protagonisti e più si nausea.

Il vero fascino è altrove:
tra l'erba selvatica e il muschio sul retro delle case,
nei vicoli abbandonati e dimenticati,
dentro i dischi in vinile degli artisti che non conosci,
nei film e nelle letture casuali,
nelle persone che non aspetti.


531 - IN DIREZIONE DI

L'autostrada è un pistone d'acciaio
di una siringa di plastica
spinge sangue nelle vene
spinge plastica nel cervello
ti ritrovi non essere
in un non luogo
binario d'asfalto ipnotico.

In mano stringerai
pochi granelli di polvere d'amianto
con i rari ricordi del viaggio:
piazzole di sosta,
cessi nell'eterna lotta residui fecali-varechina,
bar affollati senza persone,
onnipresente aroma di marmitte catalitiche,
più qualche faccia sfrecciante ai lati
ingabbiata tra lamiere e vetri
nel percoso programmato
dalla civiltà conquistata.

Oltre il guardrail
avrai perso velocemente
le immagini ferme
vere, naturali.