domenica 11 gennaio 2015

413 - IL RINATO

Un ragazzino timido con un cappotto marrone a grossi quadri gialli sale sull'autobus che porta gli studenti a scuola. Guarda intimorito gli altri studenti, in maggior parte più grandi di lui, ridono e scherzano, quasi tutti i posti sono occupati, così lui rimane in piedi, per non dover andare a chiedere di potersi sedere nei pochi posti rimasti.
Lo notano subito:
Un ragazzo di quelli più vivaci seduto negli ultimi sedili gli grida:
- Ehi tu, ma dove hai preso quel cappotto?
Inorgoglito dalla domanda, risponde:
- Mmmeee llll'ha commpppprato mio papà ai Mammaaagazzzzini Occccaaaaasione.
- Meglio così, credevo l'avessi rubato nei sacchi dei vestiti per la Caritas.
Risate fragorose di tutto l'autobus all'unisono, persino l'autista ride, anche se non sa il motivo.
Col viso diventato rosso il ragazzo fissa il vuoto davanti a sé nel corridoio.
Un altro ragazzo da un sedile a fianco gli chiede in modo gentile:
- Ma come ti chiami? Sei nuovo, da dove vieni?
Riprendendo un po' di fiducia risponde:
- Mmmmmmi cchchchchcchiamo Eugggggegennnnio Cornnnaccchi, mi sonnnno trasffffferito la sssettttttimannna scccccooorrrrrssssa.
- Non ho capito: Gegè Cornacchia ti chiami? O Eugenio Cornuto?
Tutti di nuovo a ridere fragorosamente, anche l'autista, che si stava chiedendo cosa c'è da ridere così tanto stamattina.
Il rosso del viso era diventato rosso scuro, per togliersi dall'imbarazzo Eugenio cerca di trovare un posto da sedersi, c'è una ragazza carina che sta leggendo, le chiede:
-Ppppossssoo sedddeeerrmmi?
- No, devo tenere i libri su questo sedile, trovati un altro posto, non voglio nessuno vicino.
Andando avanti va verso un altro posto, c'è una ragazza robusta col sedile a fianco libero, senza libri appoggiati, si avvicina per sedersi al suo fianco, lei lo vede e gli dice rabbiosa:
- Fila via sfigato, non voglio sfigati vicino a me.
Eugenio prova a sedersi ugualmente, ma uno schiaffo potente lo colpisce sulla faccia:
- Va via pezzo di merda con quel cappotto ridicolo, ti ho detto che mi fai schifo, non ti voglio seduto qui, vaffanculo via o ti spacco la faccia.
Tutti ridevano nuovamente, Eugenio si va a mettere in piedi vicino all'autista.
Da dietro uno gli urla:
- Le cococornacchie vicino non le vuole nessuno!
Tutti a ridere, anche l'autista che stavolta ha sentito e può ridere a proposito.
Dal giorno dopo nessuno vede più Eugenio Cornacchi sull'autobus, gira voce che si è ritirato da scuola.
Si ricomincia a vederlo qualche anno dopo mentre parla da solo e cammina per le strade senza meta, col suo cappotto a quadri marroni e gialli, lo tiene anche quando fa caldo, se lo sfila e lo mette sulle spalle come un mantello, ogni tanto qualcuno gli urla qualcosa mentre passa davanti ai bar; ma poi col tempo smettono tutti di farlo, anche perché Eugenio ora gira con uno sguardo strano, con occhi persi, fa impressione a molti.
Poi improvvisamente sparisce, si dice che suo padre ha finalmente trovato un buon lavoro, così Eugenio l'ha messo in un istituto, per vedere se riesce a guarirlo.
Anni dopo un giorno si vede girare per il paese un trentenne muscoloso, in jeans e maglietta neri, con lo sguardo feroce.
Entra in un bar, ordina una birra.
Nessuno degli avventori del bar parla, intimoriti dall'aspetto minaccioso del nerboruto estraneo; nel silenzio si avvicina al biliardo, ci sono alcuni perdigiorno e piccoli delinquenti che stanno giocando.
L'estraneo si avvicina a Michele, uno di questi:
- Ti ricordi di me?
- No, chi sei? Risponde Michele.
- Io invece mi ricordo di te, sei quello che mi ha preso in giro da ragazzino, dicevi avevo il cappotto che sembrava rubato nei cassonetti della Caritas.
Silenzio totale, tutti stupiti, Eugenio Cornacchi è ritornato, rinato in nuova forma, incredibilmente lucido, non balbetta e ha un fisico minacciosamente possente.
Nessuno osa parlare, Michele prende il coraggio da bulletto che ha sempre avuto.
- E che vuoi da me? Sai che me ne frega del tuo cappotto e di cose di anni fa, lascia perdere che devo giocare a biliardo adesso.
- Ti piace giocare a biliardo, ma le palle vanno usate nella maniera giusta.
Eugenio prende una palla, se la butta da una mano all'altra velocemente, e all'improvviso la lancia a tutta  forza sulla fronte di Michele, che cade a terra steso dalla botta.
Eugenio si china, prende la stecca di Michele per la punta e comincia a menarla sulla faccia agli altri, riuscendo a stenderli tutti, prima che possano fuggire.
Getta la stecca sul pavimento, tra i corpi stesi, le chiazze di sangue e i pezzi di denti rotti.
Esce dal bar e va verso il municipio, entra tranquillamente e chiede del sindaco.
Gli indicano il suo ufficio, il sindaco è Anna Patanghi, bussa alla sua porta e senza aspettare la risposta entra.
Anna alza gli occhi da dei documenti che sta leggendo: - Chi è lei? come si permette di entrare senza chiedere il permesso. Esca immediatamente dal mio ufficio che ho da fare!
- Ascoltami bene ex grassona, sono Eugenio Cornacchi, quello a cui hai dato uno schiaffo da ragazzino, mi hai causato dei traumi psicologici con cui ho dovuto lottare per anni per poterne uscire. E la colpa è tua e di questa mandria di bifolchi imbecilli del paese.
Anna ammutolita non fiata. Eugenio continua:
- Ora sacca di merda ho le foto e le intercettazioni fatte da un investigatore privato da me incaricato, con le prove delle corna che fai a quel coglionazzo di tuo marito, della cocaina che ti sniffi, delle ruberie di soldi pubblici che fai grazie alla tua carica di sindaco. Adesso farai tutto quello che voglio io oppure ti rovino.
- Scusa, non volevo farti star male, ne parliamo, dimmi come possiamo metterci d'accordo, non rovinarmi,..
- Taci che mi fai schifo, hai un alito peggio della merda e si sente da qui, taci e ascolta quanto ti dico: perché ti dia le prove, delle tue mascalzonate da distruggere, devi solo fare una cosa: devi fare una festa degli ex studenti nel magazzino comunale sulla collina, cibo e bevande gratis, metti dei manifesti per far conoscere la serata in modo che vengano tutti.
- Va bene, ma per quando devo organizzarla.
- Per il sabato della prossima settimana, leggi qui e copia quanto c'è scritto, poi pubblichi i manifesti, alla fine della festa ti restituirò le intercettazioni con le foto e i filmati che ti riguardano.
Depone un foglio sulla scrivania, chiude la porta, sparisce.
Fino al giorno della festa Eugenio non si vede più in paese.
Il sabato della festa il magazzino comunale in collina è pieno di trentenni, tutti allegri per la rimpatriata e soprattutto per il beveraggio gratis.
Ballano e si divertono a raccontarsi aneddoti di scuola, quando all'improvviso si spegne la musica, si abbassano le luci, un proiettore punta sul palco e vi sale Eugenio.
- Sono Eugenio Cornacchi, ho fatto riabilitazione psicologica, riabilitazione fisica, ho perso la balbuzie e ogni timidezza, ma la cosa più importante è che grazie alla ditta di mio padre che ha indovinato un brevetto sono diventato ricchissimo. Ora vi propongo un affare, chi si farà tatuare indelebilmente SONO UNA MERDA UMANA sulla faccia avrà un milione di euro. Pensateci entro le fine della serata,  il camper qui fuori è lì per i tatuaggi e riceverete l'assegno oppure se preferite l'ammontare in lingotti d'oro certificati, che sono nell'enorme furgone portavalori a fianco. Scusate l'interruzione, e buon divertimento.
La musica riprende, le luci si accendono, ma nessuno si muove.
Alla fine della serata tornano a casa tutti, con sulla faccia la scritta SONO UNA MERDA UMANA tatuata.
Il paese divenne in seguito famoso in quanto si diffuse una strana religione autoctona, per cui giravano col volto coperto le donne e anche gli uomini.

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