mercoledì 20 luglio 2011

72 - LA SCIMMIA NEL CEMENTO


Quand'ero piccolo prendevamo in affitto un appartamento sulla riviera romagnola, eravamo all'ultimo piano senza ascensore perché costava meno, da lì si vedeva un panorama di cemento con infiniti  palazzi e il mare in lontananza, il palazzo più vicino più in basso del mio aveva un enorme terrazzo al posto del tetto, era un albergo, c'era una scimmia, uno scimpanzé, che viveva in quel terrazzo.
Era sempre sola e si aggirava sperduta, imprigionata nel cemento.
Faceva una tristezza indescrivibile, un animale nato per stare tra le piante nella giungla costretta a stare da sola in un terrazzo sotto il sole.
Lì ho capito che è da dementi costringere gli animali a fare una vita non loro.
L'anno dopo tornai e mi dissero che la scimmia era morta.
Non mi stupii, ma mi sarebbe piaciuto dar fuoco all'albergo, pensai di telefonargli da una cabina e dire che c'era una bomba, quando erano fuori tutti in attesa degli artificieri io entravo dal cortile sul retro, cospargevo il salone del ristorante al piano terra di benzina, davo fuoco e uscivo, loro da davanti non mi avrebbero visto, lo avevo visto fare in un film. Sono andato dal benzinaio con la tanica di mio padre ma ero troppo piccolo, non mi diede la benzina, s' immaginava che dovevo combinare qualcosa.
Provai a telefonare almeno per spaventarli dicendo che c'era una bomba, ma mi attaccarono il telefono sentendo la voce da bambino.
Una sera tardi prima di rincasare riuscii ad allontanarmi un attimo e con un sasso gli ruppi il vetro di una bacheca esterna in cui mettevano il menù del ristorante.
Non mi pare un granché di vendetta per quella povera scimmia morta.
Però due anni dopo l’albergo rimase chiuso, dissero che il proprietario era fallito.
Fui più contento.

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