domenica 26 giugno 2011

51 - IL PENDOLARE

Scese dal treno, nella stazione la gente proseguiva ognuno sul suo binario con i suoi pensieri, lo aspettava l' ufficio, le solite facce, i discorsi del calcio del lunedì, i sorrisi finti ai dirigenti, gli sguardi torvi tra colleghi.
Senza lavoro muori - continuava a ripetersi - non si può vivere senza lavoro, hai 51 anni, non ne trovi un altro, niente, devi andarci.
Erano più di vent'anni, sempre quella vita, non ce la faceva, non ce la faceva più, si sentiva soffocare, non respirava, si distese su una panchina, tutto girava, sudava freddo, lampeggi di buio, si tolse il giubbotto , lo appoggiò sulla panchina, si sentiva come a morire in un deserto, era pieno di gente ma era solo, qualcuno lo guardava ma proseguiva, si sollevò da disteso, si sedette e appoggiò la testa tra le mani, chiuse gli occhi, si sentiva morire, sudava ed aveva freddo nello stesso istante, non ne poteva più di quella vita, non ne poteva più, stette così per un po a meditare, poi alzò la testa dalle mani, aprì gli occhi, era tutto uguale a prima, stessi visi indifferenti, si voltò, non c'era più il giubbotto, rubato, c'erano telefono portafogli chiavi di casa, senza niente, senza nessuno.
Si sollevò, aveva una strana sensazione di tranquillità che l'inebriava, cominciò a camminare a caso, uscì dalla stazione e cominciò a fare l' autostop.
Nessuno lo trovò più.
Lui si trovò.

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