martedì 4 agosto 2015

465 - SCARACCHI

Ci sono periodi nelle nostre vite e sono vite essi stessi, vite autonome, a sé stanti, che incollate dal tempo alle altre vissute compongono il mosaico della nostra esistenza, creando un disegno assurdo o con qualche senso, magari il senso lo si trova solo in qualche minuscola tessera del mosaico.
Guardando a ritroso nella mia esistenza una tessera il cui senso mi sfugge è il periodo degli scaracchi.
Con gli amici avevamo circa 13 anni, vestivamo con giubbotti in pelle, jeans, stivaletti, coltello a scatto e sigarette; vivevamo gran parte delle nostre giornate sul muretto di recinzione di un fornaio, lungo la strada principale del paese, era un muretto alto circa un metro e largo mezzo metro con dei buchi in cui dovevano metterci dei pali per attaccarci poi la rete di recinzione, ma i pali non li misero mai; accanto al muretto dal lato interno c'era un rubinetto da cui bevevamo quando ci veniva sete o ci mancava la saliva per scaracchiare.
Scaracchiavamo in continuazione, soprattutto sul muretto, lo riempivamo di scaracchi dove non sedevamo in modo da impedire ad altri di sedersi accanto a noi, quelli che avrebbero voluto anche loro venire a sedersi sul muretto lo trovavano tutto sputacchiato e scataratto; era il nostro muretto e nessuno poteva sedersi lì se non era dei nostri, ogni tanto rinnovavamo gli scaracchi sul muretto quando si seccavano.
Lo scaracchio non è un normale sputo, per essere degno di questo nome deve contenere catarro o perlomeno tentare di contenerlo, c'è l'aspirazione rumorosa del muco bronchiale, il mix in bocca con espressione facciale un po' nauseata e l'espulsione il più lontano possibile; così sputa un vero maschio e così facevamo noi.
Ci faceva sentire adulti essere pieni di catarro, quando le nostre mamme ci sentivano tossire dicevano: "Sei pieno di catarro come un vecchio, lo so che fumi di nascosto, visto cosa succede a fumare da giovani!". Ma a noi quelle parole facevano l'effetto opposto delle loro intenzioni, ci incitavano a continuare, ci lusingavano, di quella condizione ne eravamo contenti e orgogliosi.
Oltre a scaracchiare praticavamo altri sport.
Facevamo tiro al bersaglio lanciando i coltelli a scatto contro qualche balcone di legno delle case al piano terra, ma ogni tanto saltava fuori il proprietario a lamentarsi o addirittura ci voleva denunciare
Facevamo salto in basso andando nelle case in costruzione e gettandoci giù, vinceva chi si gettava da più in alto, poi abbiamo smesso per distorsioni e lesioni varie; per esempio io una volta mi sono buttato con gli stivaletti col tacco giù dal primo piano, non era alto, di solito mi buttavo dal secondo piano se c'era la sabbia sotto, ma quella volta sotto c'era una strada sassosa in discesa, dalla botta mi si sono piegate le gambe, così il ginocchio mi è sbattuto sulla faccia, rompendomi le labbra; inoltre anche lì i proprietari o gli impresari edili venivano a scacciarci, dicevano che se ci ammazzavamo andavano loro nei guai.
Allora ci inventammo un nuovo sport, che chiamammo: zona scaracchi.
Andavamo a casa di uno di noi che abitava vicino al fornaio e nel cortile sotto a un albero di fico con dei barattoli di latta vuoti creavamo un breve percorso di gimkana pieno di curve, poi in corrispondenza delle curve più brusche riempivamo la zona di scaracchi, per dei minuti tutti sputavamo in continuazione in quei punti specifici.
Finito di sputacchiare la zona si prendeva una carriola grande da muratore di suo padre del mio amico e si tiravano i numeri con le dita, facendo la conta: il primo sorteggiato era il concorrente e il secondo sorteggiato il conduttore della carriola.
Lo sport consisteva che il concorrente si sedeva nella carriola dando le spalle alla ruota e il conduttore doveva andare velocemente nelle curve per farlo cadere di schiena nella zona scaracchi altrimenti perdeva e il prossimo concorrente era lui.
C'era Taddeo che era il più grande e grosso ma il meno agile, perciò perdeva sempre, toccava sempre a lui e tornava a casa tutto sporco, con la schiena del giubbotto in pelle piena di scaracchi; un giorno si stancò e si arrabbio, minacciando di non venire più con noi, allora smettemmo.
Per cambiare gioco ci mettemmo a giocare a carte in casa sempre di quell'amico, chi perdeva si prendeva un pugno a tutta forza su una mano da tutti gli altri, aveva una vecchia tavola in legno e si sentiva un rumore infernale dei pugni sul tavolo ogni volta che uno perdeva; però anche in quel caso perdeva quasi sempre Taddeo e un giorno si arrabbiò, ma anche noi avevamo tutte le mani doloranti per cui gli demmo ragione e cambiammo, ora chi perdeva beveva un bicchiere d'acqua con la pastiglia effervescente, era acqua che faceva suo padre per risparmiare i soldi della minerale, riempiva un bottiglione da vino vuoto con l'acqua dal rubinetto e ci metteva una pastiglia apposita che la faceva diventare effervescente, però aveva un gusto schifoso, da medicinale.
Finì che il solito Taddeo a forza di bicchieri d'acqua schifosa vomitò sulla tavola e sul pavimento.
Lasciammo i bicchieri d'acqua e ci mettemmo a giocare a carte con in palio i soldi, ma perdeva sempre Taddeo, che si arrabbiò definitivamente dicendo che ci mettevamo d'accordo per imbrogliarlo, così abbandonò la banda.
Crescendo divenne di destra, evidentemente si è sfogata così la rabbia repressa che aveva accumulato.


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