domenica 30 agosto 2015

472 - PESCATORI DI FIUME

Sul fiume, esposti d'inverno al vento gelido da nordest, ci sono i posti barca costruiti con i relitti trasportati dalle correnti dai pescatori, non si sa con quale autorizzazione, presumo nessuna.
Sono i pescatori di fiume, i più poveri, con barche in legno malmesse, motori vecchi e sconquassati, arrivano al lavoro con automobili scampate all'autodemolizione o con motocicli ape ammaccati.
Prendono pochi pesci nelle acque inquinate e hanno redditi al limite della sussistenza.
Una volta su un'isola in mezzo al fiume si era arenato un cavallo morto, un pescatore è andato con una maschera antigas e una sega a motore, l'ha squartato tirando fuori dallo stomaco molte anguille che lo stavano mangiando; ha guadagnato ottocentomila lire a venderle, molti soldi per quei tempi; quello è stato un colpo di fortuna che ancora lo si racconta.
Alla sera andavano in un bar vicino all'argine a bere vino e giocare a carte d'inverno e d'estate a bere birra con l'anice giocando a bocce sul retro.
Poi i proprietari per allargare la clientela attirando pure i giovani hanno fatto anche pizzeria, con i tavoli a fianco del gioco a bocce.
Noi ragazzi avevamo appena conosciuto, nel paese vicino, delle ragazze  e per fare bella figura le abbiamo invitate a mangiare la pizza lì, considerando che era il locale più economico; però poco dopo che c'eravamo seduti hanno cominciato ad arrivare rumorosamente le pesanti bocce contro la rete metallica, alta circa un metro e mezzo, che separava i tavoli dal gioco a bocce.
Giocavano ubriachi sfatti.
Poco dopo una boccia tirata da uno più strafatto degli altri ha sorvolato la rete e la testa di una ragazza seduta, per schiantarsi sul tavolo dopo il nostro.
Alle nostre proteste il tiratore è venuto a scusarsi, ma mentre parlava gli scappava da pisciare, così si è tirato fuori l'uccello iniziando ad allontanarsi, pisciando per terra per finire la pisciata completamente contro le gambe del tavolo dopo il nostro, dove era finita la boccia.
Mentre finivamo di mangiare sono arrivate un paio di coppie ben vestite e distinte, si sono messe nel tavolo dopo che avevano nel frattempo sistemato. Sentivamo le donne che dicevano si sente odore da gabinetto, mentre un uomo diceva che il gabinetto è all'interno del locale, era impossibile che arrivasse fin lì l'odore.
Grazie al cazzo, gli aveva appena pisciato contro il tavolo, se tastavano le gambe del tavolo c'era ancora il piscio dell'ubriaco. Dopo aver riso per un po', uno di noi gli ha detto che un ubriaco aveva pisciato contro quel tavolo ed era era meglio passassero in un altro.
Ma poi, mentre uscivamo, abbiamo notato che uscivano anche loro.
Dopo pochi mesi chiusero e cambiò la gestione, tolse tutti i tavoli e fece ristorante con solo 4 sgabelli alti per il bar, così i pescatori alcolizzati non ci andarono più.
Era un ambiente quello dei pescatori molto violento, con risse continue.
Passando di lì ieri in bicicletta ho visto ci sono ancora, con i loro posti barca costruiti con i relitti del fiume. Ma quello che più mi ha sorpreso è aver visto uno con esposta la bandiera arcobaleno del movimento di liberazione omosessuale, in quell'ambiente ci vuole un certo coraggio a farlo.
Fatti così mi accendono speranze per un futuro migliore.

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