lunedì 31 marzo 2014

336 - VINCERE

Alla mattina al mare sono seduto sul muretto che divide la pista ciclabile dalla spiaggia, sto leggendo il quotidiano con a fianco il mio cane, anche lui seduto sul muretto, si sta bene, un clima tiepido con un leggero vento e il sole di marzo scalda piacevolmente, senza esagerare, inondandomi con una sensazione di benessere.
Ma si sentono delle fastidiose urla da stadio provenienti da un lontano gruppo di ragazzi indaffarati sul spiaggia, misurano con un metro e dei pali, è  da quando sono arrivato che sono lì, stanno facendo qualcosa che li esalta, si danno il cinque come hanno visto fare in televisione, urlano per caricarsi, ho la netta sensazione che siano la classica mandria di cretini.
Continuo a leggere; mentre loro, finito il lungo lavorio, se ne vanno verso delle tende lontane tra le dune di sabbia, vistosamente orgogliosi di quanto hanno fatto.
Dopo un po' vado a fare la solita passeggiata sulla spiaggia e passando davanti a dove operavano vedo che hanno fatto una scritta gigantesca a caratteri cubitali: VINCERE.
Ha lettere tutte uguali misurate, grandi circa tre metri l'una, sembra il titolo sensazionalistico di un giornale sportivo gigante.
Hanno perso del tempo per questa scritta del cazzo che m'irrita, mi dà fastidio questa diffusa mentalità in cui si adora il vincitore e si denigra lo sconfitto, il perdente, infatti perdente è diventata la peggiore offesa, fanno come hanno visto fare dagli americani in un imperialismo culturale importato tramite la televisione e il cinema che devasta i cervelli più deboli; a ogni modo a me d'istinto i vincenti fan cagare, mi sono più simpatici i perdenti, tendo naturalmente a parteggiare per loro.
Noto un bastone grosso e robusto portato dal mare, lo prendo e incido profondamente sotto la loro scritta scrivendo in grande ma con caratteri minuscoli, la mia è una scritta sbilenca e casuale come la vita reale, guardo il risultato, mi piace, si adatta perfettamente: VINCERE una merda.
Il cane come se avesse capito piscia alla base della I di VINCERE.
Ci allontaniamo.
Al ritorno vedo da lontano che ci sono gli stronzi che l'avevano scritta, guardo in giro e c'è un gigantesco albero secco portato dal mare, controllo e trovo un ramo che va bene, facendo leva col piede lo spezzo, lo separo lasciando che termini a punta, lo picchio forte contro il tronco dell'albero, perfetto, duro come l'acciaio e leggero, provo anche la punta piantandola con forza  nel legno del tronco, apre la corteccia conficcandosi, eccellente.
Proseguo tranquillamente col nuovo bastone in mano.
Gli stronzi vedo che indicano nella mia direzione, continuo a camminare, vedendomi meglio mentre mi avvicino se ne vanno.
Arrivo alla scritta che non ci sono più, c'è solo una coppietta che stava passeggiando che si ferma un attimo a leggere e si allontana ridendo di gusto.
Con il bastone metto il punto alla fine della scritta: VINCERE una merda.
Col punto, non c'è altro da dire.
Getto il bastone nel mare, lontano, tra le onde.
Insieme all'amico cane mi allontano.


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