sabato 29 marzo 2014

335 - La forza

Ero debole. Debolissimamente debole, pelle e ossa, non mangiavo quasi mai, sopravvivevo nutrendomi di birre, mele e sigarette MS.
Ero il tipico metallaro con tutte le caratteristiche precipue, infatti cagavo due volte la settimana, giravo sempre con magliette macabre, faccia pallida e magra da stitico moribondo con la morte stampata sul petto. Delle volte andavo a trovare qualcuno e i suoi genitori gli dicevano che facevo impressione, di non frequentarmi, o se entravo in un negozio i bambini si ritraevano aggrappandosi impauriti alle gambe delle loro madri, o se mi sedevo su una banchina le ragazzine perbene delle panchine vicine si allontanavano.
Uno spauracchio, uno spaventapassere, un reietto, facevo schifo e paura alla gente comune; e la cosa invece di dispiacermi mi inorgogliva, mi sentivo realizzato nello essere schifato da certa gente.
Ma mi infastidiva star male fisicamente, l'eccessiva debolezza, avevo sempre il raffreddore, faticavo a fare qualsiasi attività fisica, stavo proprio male.

Poi un giorno avvenne una svolta inaspettata, stavo guidando una vecchia 131 due porte grigio scuro metallizzato che avevo comprato in autodemolizione e dall'autoradio da pochi soldi, equalizzata amplificata e illuminata con tante luci, a tutto volume distorto fuoriusciva l'hardrock di Frank Marino, nel tramonto lungo la strada vidi una ragazza davanti al bar della stazione delle corriere che aspettava l'autobus seduta sul marciapiede.
Aveva un giubbotto in pelle nero tipo chiodo, maglietta nera degli ac/dc, gonna in jeans scolorito e capelli mori unti; il rock era con lei e il suo spirito. Ero già nel bar con una birra in mano, visto che mi guardava andai vicino e iniziai con i soliti discorsi: Ciao, mi sembra di conoscerti, ci siamo già visti, di dove sei, posso accompagnarti io a casa che fai prima. ecc.
Si alzò, mi accorsi che era alta quasi quanto me e robusta, la portai a casa sua, abitava vicino al mare e facemmo subito amicizia, poi da cosa nasce cosa e la notte seguente si trombò; e poiché ci trovavamo bene si ritrombava spesso.
Andavamo ad accoppiarci con la macchina su una strada lungo una scogliera sul mare, di notte c'era spesso un vento forte, le onde si infrangevano violentemente sugli scogli e arrivavano gli spruzzi fin sulla strada. Quando finivamo ci infilavamo solo il giubbotto chiodo nero identico che avevamo e ci sedevamo nudi col chiodo sul cofano della macchina a parlare, guardando il cielo stellato e il mare spazzati dal vento.
Una notte mi disse, con un atteggiamento mortificato, che i ragazzi che frequentava non riuscivano a sollevarla prendendola in braccio, e a lei invece le sarebbe piaciuto molto essere presa in braccio, stava quasi per commuoversi dal dispiacere di pesare più della media; io preso da una botta d'orgoglio maschile le dissi che ci provavo io, e ci provai, quasi cagandomi addosso dallo sforzo ci riuscii a stento a sollevarla fino a tenerla all'altezza del mio stomaco, la rimisi giù fingendo di non sentire lo sforzo
Lei mi guardò con occhi persi d'amore, mi disse che nessuno lo aveva mai fatto e mi baciò con passione, rifacemmo lungamente l'amore all'aperto, avvinghiati nel vento.
Così presi l'abitudine che ogni volta uscivamo dall'auto la prendevo con la mano sinistra sulla nuca e l'altra mano sul culo con le dita alla bowling nei buchi per migliorare la presa e la sollevavo; iniziai in questo modo a fortificare il fisico, mi veniva più appetito, a casa mangiavo molto e mi rinforzavo sempre più, dopo poche settimane riuscivo ad alzarla sopra la testa stendendo le braccia.
Eravamo bellissimi con i corpi avvolti dal vento, gli spruzzi del mare, la notte stellata sopra di noi, una t di metallari, un magro gambo con una robusta barra trasversale, io stavo il più possibile con lei sollevata che mi diceva parole d'amore, poi quando la rimettevo giù immancabilmente rifacevamo con veemenza sesso.
Però successe che suo padre, che faceva il pescatore, una notte con i suoi colleghi mentre costeggiavano la scogliera dicevano chi sono quei due cretini là che fanno nudi sollevamento pesi, ridevano a crepapelle ma poi le risa scemarono e la riconobbero nuda con solo il giubbotto sollevata verso il cielo, i suoi colleghi risero ancor più fragorosamente e con maggior gusto continuandolo a deridere per il resto della vita, lui invece si ammutolì e quando tornò a casa al mattino la buttò a calci fuori di casa.
Andò da una sua amica a stare ma dopo pochi giorni in accordo con l'amica che fece da paciere col padre torno a casa addossando la colpa a me, che ero io che insistevo per sollevarla nuda, che ero un pazzoide.
Non ci frequentammo più, mi diede molto fastidio questo suo comportamento infame, perciò non la cercai più.
In ogni storia vissuta c'è un parte di te che se ne va con lei e un'altra parte che rimane ed è fortificata, nel mio caso succedeva anche fisicamente, quella seppur breve storia in pochi mesi mi aveva cambiato l'organismo, ora avevo una forza incredibile; piovve per diversi giorni dentro me, ma con la forza ritrovata non ci feci molto caso.




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