venerdì 28 aprile 2017

630 - SENZA MUTANDE

Conoscevo un poliziotto, perché andava insieme alla sorella di una con cui trombavo, quando mi vedeva mi pagava sempre da bere, gentilissimo.
Una sera si fermarono, lui e la sorella, con l'auto accanto alla mia mentre eravamo io e lei seduti sullo stesso sedile, faccia a faccia, in un parcheggio isolato vicino alla spiaggia. Ci si mise a parlare dai finestrini, poi all'improvviso loro scesero e salirono su in macchina mia nei sedili dietro, per parlare meglio, ma noi dalla cintola in giù si era nudi, poiché glielo stavo infilando con lei seduta sopra quando si sono fermati. Lei fece in tempo a tirarsi giù la gonna e a passare sul sedile a lato, ma io non feci in tempo a trovare i calzoni e le mutande, erano finiti sotto i sedili.
Così cercai di fare l'indifferente, chiacchierando amabilmente, con tutti gli altri vestiti a bordo dell'auto e io al posto di guida senza mutande nonché calzoni, col cazzo ormai ammosciato e sballonzolante che faceva capolino da sotto la camicia, cominciavo a sentire anche un certo freschetto ai genitali.
Poi, dopo una mezz'ora, proposero di andare in un bar a bere qualcosa, dissero di salire sulla loro auto, ma io insistetti per andare con la mia dato che eravamo già seduti, anche perché non mi andava di scendere e salire da loro con culo e genitali nudi.
Avevo i sandali vicini ai piedi e riuscii a infilarmeli in fretta, diedi una pulita al parabrezza appannato con la pezza gialla per pulire i vetri che mi aveva dato in omaggio il benzinaio, così me la appoggiai sul pube infreddolito, partii.
Mentre guidavo temevo di trovare i vigili, o qualcosa del genere, che mi fermassero con l'auto per un controllo e notassero che ero smutandato, con la pezza gialla dell'Agip sul cazzo.
Fermai l'auto davanti al bar, scesero tutti, mi attardai a scendere, quando furono entrati in bar mi misi a cercare i calzoni e le mutande, erano finiti sotto l'altro sedile, non riuscendo a prenderli mi posizionai in ginocchio sul mio sedile con la testa in giù, sotto l'altro, per riuscire ad afferrarli.
Tornò indietro lui per vedere perché non scendevo dall'auto e trovò il mio culo con il retro dello scroto appoggiati al finestrino, mentre tentavo di prendere i calzoni e le mutande, fece il giro dall'altro lato, ero riuscito a prenderli, con mutande e pantaloni in mano alzai la testa e lo vidi che mi guardava esterrefatto dal finestrino lato passeggero, gli dissi: "Mi sto cambiando, arrivo subito!".
Lui mi fece un cenno di assenso e un sorriso complice, tornò in bar.
Magari, influenzato dal fatto che prima in auto ascoltavo i Roxy Music in sottofondo, avrà pensato di trovarsi di fronte a una specie di Bryan Ferry, un tipo talmente elegante e raffinato che si cambiava di slip e calzoni prima di entrare in un bar, mettendone di più adatti per l'occasione.
In fondo era una brava persona, raccontava che non c'era lavoro dalle sue parti, si trovava lavoro solo con raccomandazioni di personaggi che gli faceva schifo andare a chiedere loro dei favori o nella criminalità, mentre lui voleva un lavoro onesto, allora aveva scelto di fare il gendarme; non era un montato, era tranquillo, democratico, non era uno sbirro fascistoide demente ed esaltato.
Anche quella volta pagò da bere e non mi attaccò nessuna multa ai genitali o al culo che avevo esposti, senza alcuna autorizzazione comunale per l'esposizione di parti intime in luogo pubblico.




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