martedì 25 aprile 2017

628 - SOCIAL E FILE

Facendo la fila al supermarket osservo le persone con lo smartphone, si collegano ai social mentre aspettano il loro turno, guardandoli capisco la differenza fondamentale tra me e la maggior parte degli altri sui social. Loro fannno un vita da sissignore, obbedienti e ligi alle imposizioni sociali persino con l'ultimo pelo del culo, sono inseriti nella società e quando si collegano ai social cercano di sfogarsi e rendersi interessanti simulando una certa trasgressione, quella tipica dei repressi, quella dell'ora d'aria in una vita da prigionieri delle convenzioni.
Io invece non sono un cazzo di niente nella vita reale e pure sui social non me ne frega una sega di esssere quello che non sono, quindi sarò probabilmente considerato nulla più di un semplice stronzo umano vagante in un infinitesimale frammento dell'eternità, sia nella realtà che nel virtuale, ma almeno sarò uno stronzo genuino, a chilometro zero, che non recita.
Per esempio uno dei trasgressivi da social, al fine di apparire un rivoltoso, scrive post contro tutti, indistintamente, ecco quello è un affidabile segnale di coglionaggine, una prova del nove, se uno scrive post tipo "Per me potete morite tutti", "Andate tutti affanculo", "Mi sembrate dei pagliacci quando vi leggo", magari tra un selfie e un altro, tra un aperitivo colorato e un dito medio alzato, tra un pranzo di famiglia e una cenetta al ristorante carino, potete star sicuri che lo scrivente si crede stocazzo e recita la parte dell'emarginato sociale.
Uno a cui veramente non gliene importa dellle regole sociali non cerca di dimostrare niente, se ne frega degli altri e di cosa pensano, e non son io quello, a me un po' importa cosa pensano gli altri.
A dire la verità non me ne importa praticamente niente però ho scritto che un po' me ne importa per sembrare più sincero, quindi poco poco me ne importa se ho cercato di apparire sincero, ma in fondo a voi che leggete che ve ne importa se a me me ne importa.
Forse, invece di perdere tempo sui social, per stare meglio in questa società dovremmo aprire ditte di import-export, diventare benestanti e sfogare la nostra ribellione al sistema comprando tanti dischi e libri dei più ribelli.



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