martedì 14 febbraio 2017

618 - LE ZAVORRE DI SAN VALENTINO

Non ho mai festeggiato San Valentino essendo che odio i legami sentimentali, inoltre la ritengo una festa strumentale inventata per spillare soldi alla gente meno avveduta. Ma una volta da ragazzo ho beccato San Valentino proprio nel periodo in cui si faceva sesso bene insieme con una tipa, un po' noiosa e rompicoglioni, ma molto carina, sensuale e disinibita sessualmente.
Lei ha iniziato una ventina di giorni prima a farmi una pressione psicologica, dicendomi di San Valentino ed elencandomi le collanine e i braccialetti che le avevano regalato negli anni precedenti un paio di suoi ex. Come quasi sempre nella mia vita, tranne rarissimi brevi periodi, non avevo soldi, tuttavia al mio apparato genitale dispiaceva molto se si arrabbiava e finiva tutto, il mio cervello invece mi diceva di mandarla affanculo e che era una mezza ebete rincoglionita dalle convenzioni.
Dibattuto dentro di me tra queste due voci divergenti, mi aggiravo confuso in un freddo febbraio camminando per le strade del centro, guardando le vetrine che esponevano oggetti adatti allo scopo, ma con prezzi improponibili per le mie vuote tasche. Deluso risalii in auto e andai al supermarket, perché visto che stavo andando in centro con l'automobile mia madre mi aveva chiesto di comprarle alcune cose, che erano pesanti da portare con la bicicletta quando andava a fare la spesa.
Tra i vari oggetti da prendere, scritti sul foglietto che mi aveva dato, c'era un fustino di detersivo.
Arrivato davanti ai detersivi vidi che quello di un'altra marca aveva in regalo un ciondolo a forma di cuore d'argento, da appendere alla collana o al braccialetto. Presi subito quello.
Arrivato a casa lo diedi a mia madre il fustino, dicendole che quello che voleva lei non l'avevo visto e che avevo preso quello perché mi serviva il regalo, lo aprii e presi tra la polvere del detersivo il sacchettino di nylon con dentro il cuoricino. Mi accorsi che non era in vero argento, ma placcato, e nel sacchetto era finito del detersivo. Lo tolsi dal sacchetto e lo misi dentro una scatolina con il marchio di una oreficeria, in cui c'erano dei gemelli da polsino che mi avevano regalato da bambino e non avevo mai adoperato.
Ora  sembrava lo avessi preso in oreficeria, trovai della carta da regalo e un nastrino colorato, così feci un bel pacchettino. Il giorno di San Valentino andai a trovarla e glielo diedi.
Lei lo aprì radiosa aspettandosi una gran cosa, invece c'era quel cuore d'argento (finto), sorrise forzatamante dicendomi un tiepido grazie, allora le dissi che avevo scelto quello perché mi aveva detto che aveva già tante collane e braccialetti, avevo pensato che non ne volesse altri oggetti simili, così mi sono immaginato preferisse un regalo come questo, che poteva appendere dove voleva.
Perplessa dall'impressione d'essersi fregata da sé raccontandomi delle collane e dei bracciali che le avevano regalato, ma un po' più convinta se lo appese alla collana d'oro,
Cominciammo a far sesso.
Baciandola sul collo e poi sul seno sentivo una puzza tremenda da detersivo, che proveniva dal ciondolo. Cominciai anche a leccarla, ma girando al largo dal ciondolo, m'era venuta la paranoia che il detersivo di cui era impregnato fosse tossico se mi finiva in bocca.
Lei se ne accorse e lo annusò, le dissi che probabilmente l'orefice lo aveva toccato con le mani da profumo e continuai a baciarla e leccarla, scendendo più in basso, anche per distrarla.
Quando finimmo andammo davanti al bar e trovammo tre sue amiche incazzate come iene con l'universo, perché non avevano nemmeno un fesso per San Valentino, quindi con una gran voglia di rompere il cazzo al prossimo.
Una notò il ciondolo, lei disse: "Me lo ha regalato lui."
Ma subito un'altra disse che sua zia ne aveva trovato uno identico nel detersivo.
Intervenni dicendole che lo avevo comprato in oreficeria, e nei detersivi mettevano imitazioni dei gioielli più famosi, infatti quello era l'originale, imitato.
Dissi a lei di farle vedere la scatolina dell'oreficeria e gliela mostrò.
La vipera umana insisteva, si avvicinò e cominciò a guardarlo, si accorse che non era vero argento, si accorse anche dell'odore, iniziò a ridere come una scema urlando che sa persino puzza da detersivo.
La guardai con disprezzo come se fosse una merda di cane schiacciata, dicendole che è da persone volgari e maleducate analizzare i regali, inoltre ribadii che lo avevo preso dall'orefice.
Lei disse: "Allora ti ha fregato!"
"Ci andrò e gli parlerò!" Le risposi, con tono arrabbiato.
Si ammutolirono tutte, pensando che mi fossi incazzato per la fregatura presa.
Salutai, salii in macchina e me ne andai.
Da allora evitai anche lei, tranne un paio di trombate casuali per nostalgia reciproca, ma mi aveva schifato troppo trovarmi in una situazione così stupida e a me estranea, di solito non mento mai a quelli a cui voglio bene, ma ero stato costretto dalla situazione creata dall'ottusità altrui.
Bisogna essere razzisti solo con gli idioti, evitando di averci troppo a che fare, altrimenti saranno zavorre che ti tirano a fondo, al loro livello mentale, rovinandoti la vita e facendoti diventare ciò che non sei.





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