venerdì 19 aprile 2013

264 - La gente



La lama accarezza piatta la guancia, fredda e lenta, lo sguardo si abbassa e guarda all'altezza del proprio cazzo che svetta dai pantaloni abbassati, un ordine con gli occhi, una voglia di comandare, di prendersi la propria razione di benessere dopo miliardi di umiliazioni, la voglia di rubare qualcosa che non potresti mai permetterti dallo scaffale, l'oggetto del desiderio si chiama Sonia, un oggetto scelto casualmente, visto e piaciuto nel parcheggio alle 23.42 di questo inverno nebbioso, luci arancioni dai lampioni illuminano l'oggetto del desiderio, una ragazza bionda e magra di 24 anni che dopo gli straordinari in ufficio non immaginava di doverne fare degli altri con un pene straniero gonfio in bocca al sapore di piscio, lui ansima dicendo parole che non comprende, la tira per i capelli, alzandola con forza, girandola sopra il cofano della macchina, premendole la faccia sulla lamiera gelata e abbassandole i calzoni, la penetrazione avviene brusca nella vagina ancora secca di paura, male, dolore che si espande nella nuvola di vapore del respiro dilatandosi sulla lamiera del cofano, lui le ansima sui capelli, con il coltello comincia a tagliarle i capelli e lei si impaurisce ancor di più, si agita, comincia a dimenarsi con tutte le forze, ......
Sonia si sveglia, vede le 7.42 sul display verde della radiosveglia, esausta dell'ennesimo incubo del cazzo, ogni notte dopo poche ore l'incubo di essere violentata si ripropone e ogni volta le tagliano i capelli, ma quel che è peggio è il risveglio, l'accorgersi che il corpo non è più magro, gli anni sono 44 e i capelli non ci sono più, un taglio chemio lo chiama, una pelata,  ogni mattina se la ripassa col rasoio per farla sembrare di più una vera pelata, per far credere a tutti di avere un cancro, ottenendo finalmente una parola gentile, uno sguardo buono, e non il solito sguardo di disprezzo per i suoi 134 chili.
Si alza, si guarda allo specchio, una cicciona di 134 chili pelata che finge un cancro per non essere disprezzata dalla gente, che sogna di essere violentata per sublimare in un impaurito incubo la voglia di sesso.
Vede un corpo che odia, una persona stupida e falsa che odia, le viene voglia di andare alla finestra, e la voglia si delinea, un volo sul marciapiede gelato di gennaio sottostante prende forma nel cervello, avrebbe un consenso sociale, qualcuna direbbe poveretta aveva un cancro non ce l'h fatta, nessuno sorriderebbe più vedendo il suo enorme corpo.
Ma all'improvviso una domanda affiora nella mente, una domanda che fa crollare tutto, che devasta ogni suo pensiero, che squarcia ogni timore:
perché?
Perché fare così? Perché piegarsi alla gente che la circonda? Perché farsi schiacciare dalle convenzioni sociali? Perché vergognarsi del proprio corpo se non aderisce alla immagine a cui bisogna adeguarsi?
La vita scorreva senza di lei, una obesa ripudiata dalla società, costretta a contorsioni mentali, a fingersi malata, chiusa in casa, rinchiusa a sognare cazzi schifosamente violenti.
Tutto per la gente, per i loro sguardi, per i loro sorrisi, per essere considerata da loro.
Sale un violento odio che le scalda il corpo, odio per se stessa e per la gente, per tutto e tutti.
Lei era considerata come una merda, si rende conto di essere come una schifosa schifosissima nauseante merda per la gente, stessa valenza sociale, si siede a piangere sul water, comincia a cagare, la raccoglie con le mani e inizia a spalmarsela sul corpo, come una crema snellente antietà, di quelle che pubblicizzano alla televisione, una crema miracolosa che risolve tutti i tuoi problemi, se la passa ovunque, si alza e si guarda nello specchio, marrone e puzzolente dalla testa calva ai piedi, adesso sì che potevano dire che faceva schifo, che avevano ragione di schifarla.
Decide che da questo momento si preparerà sempre così per uscire.
Sono le 8.42.
Si veste, esce a fare la spesa.
E' contenta.
Finalmente avrebbe sorriso anche lei se la guardavano schifati e le dicevano: "Cicciona di merda".

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