mercoledì 11 gennaio 2017

609 - BOMBE

Sono abbastanza complottista, portato alle dietrologie, credo perché sono rimasto turbato dagli anni di piombo, creati dalla strategia della tensione.
Uno dei fatti che mi hanno più impressionato è che il 2 agosto 1980 era un sabato e volevo andare a Bologna, invece mi sono alzato pieno di sonno e di pigrizia, non avevo voglia di stare delle ore sui mezzi pubblici e in giro, così non sono andato a prendere l'autobus che mi avrebbe portato alla stazione dei treni, dove avrei preso il treno per Bologna.
Quella mattina alle ore 10.25 scoppiò una bomba nella sala di aspetto per la seconda classe della stazione dei treni di Bologna, causando 85 morti e oltre 200 feriti, il più grave attentato terroristico nella storia della Repubblica Italiana.
Non so se fossi andato se c'ero tra le vittime, penso di no, arrivavo prima di solito di quell'ora o dopo se perdevo il treno, a meno che non avessi trovato qualcuno che conoscevo e mi fossi messo a parlare con lui, attardandomi in stazione.
Fatto sta che quel giorno io non c'ero, ma 85 persone da allora non ci sono più.
Ai balordi cani sciolti che organizzano questi attentati ci ho sempre creduto o poco o niente. Gli anni 70 erano stati flagellati da infiniti atti terroristici e attentati, pesantemente manovrati dall'alto, da chi voleva creare un clima di terrore con un preciso disegno, che è lo stesso dalla strage di Portella delle Ginestra in poi: allontanare la partecipazione popolare dalla sinistra parlamentare, sabotando la libertà democratica. Possono servirsi di manovalanza fascista o mafiosa o di altri balordi, ma il fine è sempre quello e chi organizza è gente che ha potere.
Ricordo che qualche anno prima quando andavo alle superiori vedevamo che era spesso posizionata una macchina di agenti in borghese della digos, sorvegliavano la casa dei genitori di un terrorista fascista, vicina alla scuola in cui andavo.
Quella presenza era inquietante, portava un pezzo reale di piombo nei nostri sogni di adolescenti.
Tra noi giovani di allora l'atmosfera era più gioiosa di quello che si pensa adesso, nonostante il clima plumbeo, con cui cercavano di spaventarci.
Anche le bombe dagli studenti erano usate solo per saltare qualche impegno scolastico, succedeva che qualcuno se voleva evitare un'interrogazione o un compito prestabiliti quella mattina faceva dal bar una telefonata anonima alla segreteria della scuola, dicendo che era un terrorista e aveva messo una bomba nella scuola e sarebbe scoppiata.
Arrivava la polizia e faceva uscire tutti da scuola per controllare, eravamo in oltre mille persone, perciò si perdeva quasi tutta la mattina.
Poi però considerando che erano sempre falsi allarmi hanno cominciato a dare solo una rapida occhiata nelle classi, senza farci uscire, veniva in aula un bidello e ci chiedeva di guardare tutti sotto il banco se c'era una bomba, mentre lui dava un'occhiata nell'armadietto e nei cassetti della cattedra.
Finché un giorno non arrivò una telefonata dicendo un'aula specifica a di guardare in quel cassetto specifico della cattedra.
Andò un bidello a vedere e trovò veramente il pacco, si sentiva il timer ticchettare.
Terrorizzato corse a chiamare la polizia.
Successe un caos.
Sgombrarono la nostra scuola ma anche case e scuole adiacenti, con scene di isterismo diffuse.
Apparvero forze dell'ordine di ogni tipo e luogo.
Cominciarono ad arrivare dei giornalisti, tenuti come tutti a distanza di sicurezza.
Arrivò l'esercito con gli artificieri.
Il clima era tesissimo, dicevano che la telefonata aveva rivelato era programmata l'esplosione per le ore 11.15. Mancavano pochi minuti
Con estrema cautela gli artificieri tentarono di disinnescare l'ordigno.
Aprirono il pacco.
Dentro trovarono quattro bottiglie di cocacola piene e una vecchia sveglia con la carica a molla che ticchettava.
Quando venimmo a saperlo noi studenti, dietro le transenne o sparsi nei bar della zona, le risate sommersero ogni cosa.
Da allora non ci fecero più uscire da scuola neanche una volta, nemmeno se esplodevamo tutti, magari avrebbe fatto pure piacere a più di qualcuno, ormai stavamo sul cazzo a ogni autorità esistente.








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