martedì 17 gennaio 2017

611 - ATMOSFERE ALCOLICHE

In una fredda domenica sera di dicembre, tra la nebbia della pianura padana camminando per il mio paese, mentre passavo davanti a un tabellone dove attaccano le epigrafi, ho visto è morto uno della mia età che conoscevo, è morto in Gran Bretagna.
Erano decenni che non lo vedevo, faceva il pizzaiolo.
Ricordo ci siamo ubriacati insieme diverse volte negli anni 80, delle volte lo fermavano le forze dell'ordine che ci controllavano in continuazione come se fossimo dei terroristi, lui in un'occasione urlò: "Io leggo Bukowski e seguo la sua filosofia di vita, che potete capirne voi!" Loro rimasero perplessi, non sapendo chi fosse Bukowski avranno creduto fosse un qualche santone indiano che diceva agli adepti di ubriacarsi.
Lui si chiamava Vincenzo, ma aveva una mamma che lo chiamava dalla finestra della vecchia casa di campagna dove abitava con urla disumane e con accento siciliano: "Viiiiiiiincenziiiiiiiino". Con le galline e le  anatre circolanti attorno a casa che le facevano il coro.
Vincenzo era di media altezza, con i capelli lunghi castano chiari, lo si trovava quasi sempre dal suo amico che abitava vicino a casa sua chiamato Delirio, era un bel ragazzo moro somigliante vagamente a Jim Morrison, perennemente ubriaco al punto che gli veniva a volte il delirium tremens. Erano in quattro amici, ma gli altri due era come se non ci fossero, perché uno era Figomane, un muratore basso e magro, vestito con abbigliamento firmato nel tempo libero, aveva la fissazione della figa, viveva/pensava/parlava/agiva solo per trombare, puntava una ragazza, si fidanzava in casa, lei gliela dava e dopo un mese o due al massimo la lasciava e iniziava con un'altra, sempre così, per cui non c'era mai in loro compagnia; l'altro era Paranoia, un orfano che viveva con i nonni, sembrava un cantante sanremese dell'epoca per come si vestiva e i capelli ricciolini ben sistemati, voleva fare lo sballato ma non aveva né la mente né il fisico adatti e finiva che stava sempre male, lo lasciavano a  casa e non lo portavano quasi mai via con loro, altrimenti se succedeva vomitava nei bar, dovevano chiamare il dottore oppure una volta successe che si fumò tre tiri di una canna poi andò a casa, dicendo ai suoi nonni che stava male, si era drogato, così sua nonna spaventata corse a chiedere ai vicini se sapevano il numero telefonico di San Patrignano, voleva telefonare affinché venissero a salvarlo. Per poco non lo portarono in comunità per tre tiri a una cannetta.
Arrivavano in paese in autostop Vincenzo e Delirio già ubriachi e si univano a noi in una birreria, per ubriacarsi ulteriormente.
Raramente capitavano con Paranoia, posssedeva una vecchia Sunbeam blu con del nylon opaco attaccato col nastro da pacchi come lunotto, perché una volta aveva una radio vecchissima e nel parcheggio della birreria gli sfondarono il cristallo del portellone posteriore per fregargli la radio.
Lui era disperato, il cristallo era introvabile e costava una cifra mentre la radio non costava niente, come non bastasse per aggravare la situazione gli  amici chiamarono me per fare le indagini, poiché io e un altro, il  Norvegese, eravamo dei punti di riferimento per gli alcolizzati della birreria, forse perché avevamo gli occhiali entrambi, avevamo fatto malamente le superiori, leggevamo tutti i giorni il giornale...ma credo anche per il fatto che eravamo pure più grandi e grossi della media, dato che c'era un altro tipo che aveva studiato più di noi, era all'università, ma era basso e mingherlino, quindi non lo badavano, nemmeno se diceva una cosa giusta, e pure tra me e il Norvegese essendo lui più grande e grosso era più considerato, se avevamo due opinioni differenti quella del Norvegese era più tenuta in considerazione; però di solito trovavano solo me, essendo lui mezzo depresso veniva poco in birreria, preferiva andare al mare sugli scogli di notte da solo con una fiasca di vino a ubriacarsi e immalinconirsi. Venivano in cerca di noi due per chiederci quando non capivano qualche parola, qualche articolo di giornale, qualche notizia in tv o se succedeva qualcosa come in quel caso, un furto inspiegabile visto che era una radio da due lire e vecchia, inoltre i ladri rompono il finestrino non il lunotto, non c'era il Norvegese così chiamarono me per capire quel mistero, andai con andatura barcollante per il carico di alcol ingurgitato, guardai e vidi più vetri all'esterno che all'interno dell'auto, quindi conclusi che la rottura era stata causata dall'interno, era una messa in scena, se l'era rotto lui il vetro e si era fregato la radio, il caso era risolto.
Paranoia quasi piagnucolante mi chiese che motivo avrebbe avuto per rubarsi la sua radio,
"Per avere il rimborso dall'assicurazione!" Sentenziai io.
Allora tirò fuori le carte dell'assicurazione dal cruscotto per farmi vedere che non aveva la copertura sui furti e sui cristalli rotti, controllai malfidente, poi diceva che se era stato tutta la sera con noi come poteva essere uscito per fregarsi la radio; intervenne uno dicendo che però si era allontanato un paio di volte per andare in bagno, poteva essere uscito dai finestrini del bagno, fermai il discorso dicendo che i finestrini avevano delle sbarre in ferro, non poteva uscire da lì.
Sorrideva Paranoia, felice di non essere più il principale sospettato.
Gli consigliai di attaccarci un nylon altrimenti il lunotto gli costava più che una nuova macchina, disse che aveva del nylon grosso che metteva suo nonno per riparare le gabbie dei conigli d'inverno, risposi che quello era perfetto.
Poi mi accorsi che una coppia di tossici strafatti avevano l'auto poche decine di metri più in là, erano una specie di Sid e Nancy locali, andai, chiesi a lui se aveva una radio da poco e mi disse che ne aveva rubata una poco prima, ma faceva talmente schifo che l'aveva buttata via, domandai dove l'avesse gettata e rispose che l'aveva buttata nel canale, che scorre accanto alla strada..
Tornai nella comitiva della birreria, ma lo tenni per me quello che mi disse lo strafatto Sid tossico, era mio amico, mi registrava delle sublimi cassette con i suoi dischi punk che altrimenti non avrei potuto comprarli e ascoltarli, ero un investigatore che non tradisce gli amici, inoltre Paranoia mi stava un po' sul cazzo per la sua imbecillità, per cui decisi che si arrangiasse col telo in nylon dei conigli e che si comprasse una radio decente.
Vincenzo era più loquace e socievole di Delirio quando erano sobri mentre quando come al solito erano bevuti si invertivano i caratteri, Vincenzo diventava taciturno e cupo mentre Delirio diventava goviale e iniziava  raccontare delle storie mitologiche di campagna ai confini della realtà, con onnipresenti riferimenti alcolici, ne ricordo alcune.
In una un tipo era stato mandato dal proprietario dell'azienda agricola in cui lavorava in paese, a circa 10 km di distanza, a ritirare delle carte con un motorino 50 cc  fatto come una moto da corsa che guidava stando steso, lui dopo aver ritirato le carte si è messo a girare i bar del paese ubriacandosi, così tornando sulla provinciale col motorino a tutta velocità c'era una corriera che stava uscendo dallo stop e lui doveva girare, invece ubriaco com'era è andato dritto piantandosi di testa sulla fiancata della corriera, sfondando la lamiera, lo hanno ritrovato in mezzo alle valigie nel portabagagli dell'autobus con la testa gonfiata come un pallone e ai primi soccorritori ha detto: "Sento bruciore sulla fronte, penso mi sia scoppiato un brufolo!" Da allora è rimasto cerebroleso.
In un'altra un tipo che andava a raccogliere le fragole aveva mangiato 17 uova sode e bevuti 18 bicchieri di vino all'osteria nella pausa pranzo a mezzogiorno, poi era tornato a raccogliere le fragole, ma mentre era chinato la fermentazione per quello che aveva ingurgitato gli ha fatto mollare una scorreggiona, talmente potente e pestilenziale che quello che raccoglieva le fragole chinato dietro di lui, con la faccia vicina al suo culo, è svenuto.
Un'altra era quella del fuochista, che nella frazione di campagna dove abitavano loro avevano organizzato una festa parrocchiale, facendo una colletta per fare alla sera anche un grande spettacolo pirotecnico, era un caldo giorno d'estate e l'addetto ai fuochi artificiali è arrivato alla mattina con il suo aiutante, sono andati all'osteria con una grande tanica di plastica a farsela riempire di vino, così alla sera lui e l'aiutante se l'erano scolata tutta; quando è giunta l'ora di fare i fuochi artificiali loro ubriachi duri hanno iniziato a spararli ad altezza della gente, i fuochi passavano a pochi centimetri dalle teste, si è creato uno scompiglio con un fuggi fuggi generale, sono corsi tutti via, come fossero sotto i bombardamenti.
Storie simili, spesso ripetute.
Oppure raccontava qualche barzelletta che gli avevi raccontato tu la sera prima, e si era scordato che eri stato tu a raccontargliela.
Nelle sere d'estate andavamo al mare con le auto, capitavamo spesso in un locale di un pregiudicato della zona che si vantava di essere stato in manicomio criminale e veniva chiamato Mannaia, perché tempo prima, dopo averci litigato, aveva inseguito uno con una mannaia per farlo a pezzi.
Il locale era affascinante, in mattoni faccia a vista dentro e fuori, immerso nel verde, molto ampio, diviso in due parti, bar/pizzeria sulla sinistra e sul lato destro c'era la discoteca in vecchio stile anni 70, con una pista dentro e una zona relax tra i pini della pineta con cui confinava; dentro come arredamento sembrava uno di quei locali in cui ambientano i film di gangster alla Scarface o dei telefilm di Miami Vice, era pure frequentato da persone simili.
Mannaia era basso, magro, tutto nervi, mezzo calvo con i capelli all'indietro lunghi sulla nuca, sembrava parennemente incazzato, con voce roca urlava parolacce e bestemmie in continuazione, sempre vestito tutto di nero con diverse collane d'oro che brillavano tra la camicia aperta; lui curava la zona discoteca, mentre la zona bar/pizzeria era curata da sua moglie, che era diversissima da lui, più alta, sempre buona e calma, assomigliava a Renato Zero, anche per come si vestiva, piena di lustrini, così faceva le pizze e capitava che qualcuno trovava dei lustrini dei suoi abiti tra i carciofini o i funghetti nella pizza; era anche una fanatica cattolica e aveva riempito la zona dove faceva le pizze di santini, foto dei papi e calendari religiosi.
Avevano delle attrazioni sconosciutissime, cantanti dai nomi mai sentiti che guardandoli sembravano più degli ergastolani che dei cantanti, erano di solito suoi ex compagni di carcere o manicomio criminale che si erano messi a fare i cantanti, alcuni avevano un certo successo di pubblico perché si accompagnavano a minimo un paio di ballerine che sembrava le avessero raccolte tra le più vistose mignotte della tangenziale, mentre cantavano si spogliavano, alcune solo del reggiseno ma quelle di maggior successo si toglievano pure le mutande, attirando così un certo pubblico.
Però Mannaia disprezzava quel tipo di pubblico beota, diceva sono troppo ignoranti, gli facevano schifo, preferiva quelli come noi,  avevamo uno stile che gli piaceva, infatti ci faceva entrare sempre gratis quando ci vedeva, perché gli stavamo simpatici, veniva a sedersi con noi a raccontarci delle sue ultime avventure sessuali. C'era una battona africana altissima e magra che a lui piaceva particolarmente, in teoria sarebbe stata la fidanzata di uno spacciatore senegalese di fumo e cocaina che girava sempre per il locale, ma in realtà batteva, Mannaia diceva che gli piaceva più di tutte perché aveva il pelo che le arrivava quasi fino al'ombelico e a lui sembrava di stare sul suo sofà di casa preferito, in velluto marrone scuro, quando se la trombava.
Se non c'era lui all'ingresso si entrava ugualmente senza pagare, perché c'era un buttafuori alcolizzato, con i baffi a manubrio e la pancia prominente, che si cagava addosso anche le budella solo a guardarlo con la faccia seria, si andava dritti e lui non ci fermava mai per farci fare il biglietto, era un non violento, se c'era una rissa invece di prenderli e buttarli fuori andava sorridente e faceva amicizia, pagava loro da bere, così pochi minuti dopo ancora più ubriachi si stavano menando di nuovo e peggio di prima, finché non arrivava Mannaia, minacciandoli di morte li buttava fuori con dei calci nel culo.
Cercava di attirare gente con iniziative tutte sue Mannaia, una volta aveva scritto su un grande cartello che quella sera si estraeva come premio una nave, uno perplesso andò a chiedergli che nave fosse, lui si incazzò come una belva, iniziò a sbraitare contro il tipo, che lui era uno di parola e se scriveva che c'era una nave quella sera in premio era vero e c'era veramente una nave, nessuno doveva meterlo in dubbio, prese il tipo per un braccio e lo tirò dicendogli che ora gli faceva vedere che lui era di parola, lo strattonò violentemente fin davanti a un tavolino su cui c'era una bottiglietta in vetro, con dentro una nave fatta con gli stuzzicadenti.
Aveva come animale domestico da compagnia, invece del cane, una capra di quelle grandi bianche con la barbetta, la teneva in un recinto accanto alla zona esterna al locale, quando era particolarmente bevuto ed euforico la portava in discoteca e in pista ballava con lei, che si metteva sulle due zampe posteriori e posava le zampe anteriori nelle sue mani, poi finito il ballo lui tirava fuori il pacchetto di Marlboro rosse dal taschino della camicia, se ne accendeva una e un'altra sigaretta la dava alla capra come premio, lei rosicchiava il tabacco contenta.
Era divertente anche il rapporto che aveva con il deejay del locale, un tipo perfettamente alla moda del periodo metà anni 80, pallidissimo, magro e alto con i capelli corti ai lati e un ciuffo enorme di capelli ricci tinti di biondo che restavano sollevati sopra la testa, suonava la musica synth pop e new wave del periodo, soprattutto i Pet Shop Boy forse perché assomigliava un po'al cantante ma anche Human League, Soft Cell, Talk Talk, Visage, Ultravox, Abc, Alphaville, Simple Minds, mentre i miei preferiti che erano i Depeche Mode non li metteva mai, mi disse che non gli piacevano.
Mannaia odiava quella musica, troppo malinconica e triste per lui, a lui piaceva la musica più sanguigna di un decennio prima, con sonorità funky, tipo James Brown, KC and the Sunshine Band, Commodores e roba simile, così sentendo quella musica si lamentava in continuazione: "Senti che musica del cazzo tenero! Roba da anemici, non hanno neanche la forza per pisciare quei tipi lì", "Che musica di merda mette su quella testa di cazzo, è musica da inverno non da estate e farebbe cagare anche in inverno", "Guarda che non c'è quasi nessuno che balla in pista per colpa di quell'idiota e della sua musica rompicoglioni, adesso vado lì e gli spacco la faccia".
Partiva e andava verso la postazione del deejay che era una torretta altissima attaccata quasi al soffitto a cui si accedeva con una scaletta a chiocciola, saliva urlando offese al deejay che si toglieva le cuffie e si sporgeva dalla postazione per sentire cosa voleva, così gli arrivava subito uno schiaffone dritto su una guancia che gli faceva traballare il ciuffo di capelli, si sentivano delle urla disumane e pochi secondi dopo metteva su un altro tipo di musica, da discoteca anni 70. Finché una sera litigarono di brutto, Mannaia andò dentro la postazione, lo riempì di botte e da allora assunse un altro deejay che suonava la musica che voleva lui, però piaceva solo a lui e pochi altri, così il locale cominciò ad avere meno gente che lo frequentava.
In un'occasione che eravamo andati tutti lì, di notte all'uscita c'era una macchina di ragazze immagine di Bologna che avevano fatto la serata, ci mettemmo a parlare con loro, nel mentre arrivarono gli sbirri a controllare, allora Delirio si mise ad urlare agli sbirri fingendo di avercela con le ragazze: "Socc'mel! Socc'mel!" Così lo presero e lo portarono via, in caserma.
Io e il Norvegese venimmo delegati da tutti gli altri, eravamo anche apparentemente un po' meno ubriachi fradici del resto della truppa, andammo in piena notte fino in caserma a suonare al portone, ci fecero entrare, temevo che tenessero dentro pure noi, dissi che non ce l'aveva con loro, aveva solo bevuto un po' troppo e stava scherzando con le ragazze, che socc'mel era un inoffensivo intercalare tipico bolognese, e infatti le ragazze erano bolognesi.
Ce lo ridiedero e lo riportammo a casa.
Quando fu a casa abbracciò il suo cane tipo pastore tedesco che aveva in cortile e si stese con lui accanto alla cuccia del cane, dicendoci che passava la notte lì, insieme a lui, perché era l'unico al mondo che lo capiva.
L'ultima volta che vidi Vincenzo stava camminando di notte contromano sulla statale, verso la pizzeria dove lavorava, tenendosi una mano sugli occhi e  bestemmiando nonché mandando affanculo tutte la macchine e i camion che provenivano, infastidendolo con i fanali.
L'ultima volta che ho visto Delirio è stato che si era preso in affitto un distributore di benzina a diversi chilometri da dove abito, una sera sono passato di lì e volevo andare a trovarlo, ma da lontano ho visto aveva acceso un falò gigantesco con cui stava bruciando delle sterpaglie secche a pochi metri dalle pompe della benzina, lui guardava ubriaco con un'espressione trasognata l'enorme fuoco e le faville che si liberavano nel buio della notte. Temendo che scoppiasse tutto ho tirato dritto. Poi mi hanno detto aveva chiuso il distributore, smesso di bere, si è sposato e ha trovato lavoro come operaio.
Quell'atmosfera che c'era un tempo si è dissolta, ci si è separati perdendoci di vista, ognuno è andato per la propria strada, qualche volta l'antitesi di come si era, come Mannaia che ora è anziano e la moglie lo ha fatto diventare un chiesaiolo religiosissimo, va tutti i giorni alla messa del mattino, partecipa alle gite della parrocchia e aiuta il prete a organizzare le iniziative di beneficenza.



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