mercoledì 13 novembre 2013

305 - Pioggia di sperma (racconto breve)

Pioveva sperma sul piazzale del municipio, il segaiolo folle col cappuccio nero si era arrampicato nudo sulla torretta dell'orologio e continuava a masturbarsi ogni ora, quando l'orologio del municipio suonava l'ora lui cominciava una nuova sega.
La gente accorsa a vedere si teneva lontana, a distanza antisperma, i vigili urbani capitanati dal sindaco in persona stavano per salire a prenderlo per la scaletta che porta alla torretta, per porre fine a quello scandalo.
Ma appena iniziarono a salire vennero raggiunti da una pisciata dall'alto, il folle segaiolo urlava che se salivano si sarebbe buttato giù.
Si fermarono, fradici di piscio, li aveva centrati alla grande.
Il sindaco furioso per quel degrado della sua immagine pubblica tanto faticosamente costruita, asciugandosi con un fazzolettino di carta  i capelli bagnati di urina , disse al capo dei vigili di andare a prendere il fucile per addormentare gli animali che avevano in dotazione, intanto decise che bisognava farlo parlare, per capire cosa voleva e per distrarlo dai sui insani propositi.
Il sindaco salì con un megafono nel cesto dell'autogru comunale che usavano per mettere gli striscioni e sistemare i lampioni, e si fece portare sotto la torretta dell'orologio,  lo alzarono a tutta altezza, arrivava quasi al livello del segaiolo folle, un paio di metri più in basso.
Con il magafono cominciò a parlargli: "Dimmi chi sei e cosa vuoi, sono il sindaco e sono qui per farti ottenere quello che vuoi".
"Mavaffanculo sindaco di merda, faccia da cazzo, va via che mi fai schifo".
"Ma perché dici così? Sono un uomo che lavora, al servizio della cittadinanza, quindi anche al tuo servizio, dimmi cosa vuoi e vedrai che faccio il possibile per soddisfarti"
"Veramente sindaco di merda sei al mio servizio,? Allora sali su e succhiami il cazzo, che ho il polso che comincia a farmi male".
Il sindaco imbarazzato cercò di ostentare sicurezza e prontezza di riflessi:
 "Mi dispiace, non sono gay, dimmi le tue richieste seriamente e vedrai che cerco di accontentarti"
"Senti sindaco di merda: o vieni su e mi succhi il cazzo o mi butto giù così farai una figura che ti rovinerà la carriera politica"
Il sindaco vedendo il comandante dei vigili col fucile carico di sonnifero dal lato opposto che prendeva la mira, gli fece segno di tirare, ma il folle vide il gesto, si gettò dalla torretta dentro la cesta dell'autogrù e cadde alle spalle del sindaco, il comandante fidandosi della sua mira puntò nuovamente e sparò.
Il sonnifero colpì il sindaco che prima di addormentarsi urlo qualcosa verso il comandante, la stampa le descrisse come parole senza senso di un uomo che stava perdendo conoscenza e le riportò così:
"Portodio, tesca di caso, sei un pezzo di merla, desicente, credino, idioma".
Quando il sindaco fu completamente addormentato il folle se lo caricò sulle spalle, prese il megafono, usci dalla cesta dll'autogru andando sul cornicione del municipio  alla stessa altezza  e risalì sulla torretta.
Spogliò nudo il sindaco, lo appoggiò a 90 gradi alla ringhiera esterna e col megafono disse:
"Ora, invece di farmi una sega, ogni ora inculerò il sindaco, se volete farmi smettere dovete portarmi un milione di euro e un elicottero che mi porti all'estero".
Il comandante dei vigili vista la situazione d'emergenza decise di intervenire con i suoi metodi.
Prese la pistola d'ordinanza, prese bene la mira e sparò.
Il proiettile fece apparire del rosso sul culo nudo del sindaco addormentato.
Riprese meglio la mira, questa volta fu l'apparato genitale del sindaco ad andare a pezzi con mille schizzi di pelle/carne/sangue.
Il comandante decise allora di riporre la pistola, ma vide che le sue pallottole avevano ottenuto l'effetto di far sparire il segaiolo folle, non si vedeva più, forse si era calato dal retro della torretta, ordinò subito di bloccare tutte le uscite e di circondare il palazzo.
Salirono a recuperare il sindaco e lo portarono in ospedale d'urgenza.
Il segaiolo folle non fu trovato, col cappuccio nero nessuno aveva visto il suo volto, diffusero degli identikit del suo corpo con le caratteristiche fisiche e del pene, le ricerche furono coordinate del sindaco in persona, nonostante fosse convalescente volle subito tornare al suo lavoro, per recuperare il danno d'immagine avuto, dando un'impressione d'efficienza.
Il comandante dei vigili venne licenziato.
Il segaiolo folle non venne mai trovato.
Il sindaco non venne più rieletto, la sua immagine nonostante l'alacre impegno ne risultò danneggiata, un sindaco castrato e col culo bucato non lo voleva nessuno; gli elettori desiderano votare per persone che abbiano un'immagine esteriore perfetta, devono vedere nel politico un eroe con cui sognare giorni migliori anche se li prende palesemente per i fondelli,  l'illusione che viene creata supera la realtà.




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