giovedì 26 maggio 2011

25 - SAMBU

Sambu veniva dall'Africa.
Sambu aveva attraversato il mare nascosto e ammassato in una stiva, chilometri di sudore e merda e vomito e fame e sete e trovarsi in un paese che non conosci, solo speranza di un lavoro e certezza di una famiglia da mantenere.
Ma lui il lavoro l' aveva trovato, si era realizzato il sogno, lavorava in una macelleria, la laurea in ingegneria non era servita a molto ma era sempre meglio che tornare a casa.
Il suo lavoro era un po' duro ma riusciva a farlo bene, il suo padrone era soddisfatto di lui e lui era pagato bene.
Quando entrava qualcuno nella macelleria Sambu si metteva in mostra insieme agli altri dipendenti, quasi tutti stranieri come lui, e i clienti sceglievano i pezzi migliori; da lui avevano scelto finora quasi tutta la gamba sinistra e l' avambraccio destro.
Aveva qualche problema con le protesi di legno per camminare e per tenersi in equilibrio, però pensava ai soldi e poi con l'anestetico l'affettatrice non faceva tanto male sul momento, il cilindro in metallo vuoto all'interno che penetrava nella carne e toglieva l'osso prima che la parte venisse affettata era più doloroso, ma lui non gridava, soffriva in silenzio e questo era molto apprezzato dai clienti e dal suo padrone.
Insomma stava bene, anche con una gamba e un braccio macellati, qualche puntura di antidolorifico al giorno e il peggio era passato.
In tutto questo splendido momento della sua vita solo una cosa lo disturbava leggermente: stava diventando trendy il cervello con la rucola.

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