venerdì 21 ottobre 2016

587 - L'INSEGNANTE LISERGICO

Avevo un insegnante di francese a metà anni 70 che indossava giacche psichedeliche, sembravano fatte con la carta da parati di vecchi tinelli, di colori tra il rosa e il viola, a fiorellini o disegni fantasia da cravatta, fisicamente sembrava un Al Bano in acido.
Faceva discorsi strani, canticchiava canzoni che non conosceva nessuno, credo se le inventasse lui sul momento, e rideva continuamente. Tutti dicevano che era un matto, che non era in grado di insegnare; mentre a me era l'unico insegnante che stava simpatico. Una volta entrò in classe e la cattedra era su un ripiano rialzato in legno, lui con la borsa dei libri in mano si fermò alcuni metri prima del ripiano annunciando che avrebbe fatto un balzo da lì sino al ripiano, fece il salto, ma arrivò solo con la punta delle scarpe, sbattendo le ginocchia e i gomiti, cadde rovinosamente e rumorosamente sul pavimento sporco. Si alzò scuro in volto, si raddrizzò gli occhialini in metallo dorato e fece lezione, serissimo come non lo era mai stato, per tutto il resto del tempo.
Poi a fine anno sparì. Nessuno lo vide più.
Molti anni dopo in una città vidi da lontano uno che gli somigliava, in vestito grigio scuro e cravatta, ogni 5 o 6 passi si inginocchiava e si faceva il segno della croce, aveva i calzoni rotti all'altezza delle ginocchia, lacerati a forza di ripetere ossessivamente quel gesto, con le ginocchia che sbucavano dai  pantaloni lacerati, arrossate e sanguinanti. Era magrissimo, tormentato dai deliri religiosi, che lo divoravano.
Spero tanto non fosse lui.
Mi piace immaginarlo ancora libero nel suo mondo lisergico, a correre con la mente, inseguendo le farfalle della sua fantasia.

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