venerdì 16 maggio 2014

344 - Ciao


Certi camionisti sulla statale nelle calde notti di fine estate sentivano un ronzio strano provenire da dietro ai tir, come un moscone rumoroso che non spariva, sporgevano il braccio sinistro dal camion e cercavano di orientare lo specchio retrovisore per vedere che succedeva.
Quando riuscivano a inquadrare la misteriosa fonte dello strano rumore rimanevano esterrefatti.
Non avevano mai visto una cosa simile neppure nei loro incubi peggiori:  Gesù Cristo Redentore Santissimo su un motorino Ciao elaborato con una testa di maiale sotto il fanale, lui con capelli e barba d'ordinanza era pieno di orecchini, braccialetti, collane, con un paio di occhiali da pazzo, una giacca in plastica trasparente gialla a stelle nere, una maglietta gigantesca a pois giganti rossi sul bianco come un infinita replica della bandiera giapponese, jeans a pezzi e sandali marroni da frate.
Sconvolti dalla visione alcuni mettevano la freccia e si fermavano a lato della strada, non riuscendo più a proseguire.
Gesù invece proseguiva velocissimo nella buia notte sulla statale.
Non era Gesù, era un giovanissimo pazzoide sballato barbuto capelluto fottuto che scorreva veloce nella notte e quella folle imitazione di Gesù ciclomotorizzata, modestia a parte, ero io. Quando tornavo dal mare e sentivo freddo mi mettevo a culo dei camion così mi tiravano la volata verso casa.
Ci trovavamo spesso in spiaggia con gli altri o in qualche locale sul mare, ma era tutta un'avventura, anche solo il viaggio.
Iniziò tutto l'estate del 1978, avevo 16 anni e venivo da due anni senza motorino, era ora di 125 centimetri cubici e di patentino, ma mia madre avendo avuto mio padre che l'estate precedente era morto in un incidente sbattendo la testa aveva paura e non voleva, "Al massimo ti prendo un ciclomotore che è più sicuro, con la moto o la vespa c'è pericolo, vanno troppo veloci" mi diceva.
In quei tempi ero pieno di psicofarmaci, non potevo neanche darle torto, spesso facevo fatica a stare in equilibrio camminando, poi bevevo superalcolici in aggiunta, ero obbiettivamente molto fuori di testa.
Ma ero stanco di girare a piedi o in bici col caldo estivo, gli altri li vedevo sfrecciare con i lunghi capelli al vento su vespe 125 o su moto bellissime dai colori sgargianti, mentre io con altri sfigati appiedati come me stazionavo seduto su una mura di recinzione accanto alla  strada principale, a guardare i fortunati motorizzati.
Poi capitò uno di noi una sera con un motorino giallo, era un Ciao Piaggio che gli aveva prestato sua zia, lo provammo tutti ed era velocissimo per essere un cinquantino, lo guardavamo ammirati.
Dal giorno dopo cominciammo a cercare di procurarci almeno un vecchio ciclomotore anche noi.
Io avevo un motorino Benelli di mio nonno ma non funzionava bene perché mio nonno e il postino entrambi bevuti in curva avevano fatto un frontale tra ciclomotori, da allora era tutto storto e andava peggio, provai a farlo andare ma era inutile. Mi decisi di accettare i soldi da mia mamma e andai a prendere un Ciao Piaggio, lo volevo nero ma non ce n'era nemmeno uno disponibile, blu neanche, ce ne era subito disponibile uno bianco, presi quello, era troppa la voglia di essere motorizzato.
Cominciai a girare e a elaborarlo, iniziai col dare la vernice bianca anche ai due fascioni grigi sui lati e lo feci Alitalia come fosse un aereo, con il simbolo e tutto, era una pop art tribale/ironica che andava in quel periodo, si demitizzavano i marchi più pubblicizzati usandoli esteticamente, come farebbe una tribù primitiva immune dalla pubblicità e refrattaria a usare il prodotto; si usavano adesivi di marchi famosi, c'erano anche collanine con in miniatura una lattina della cocacola o un pacchetto di marlboro.
Poi sul davanti, al posto del marchio, attaccai un adesivo di una testa di maiale.
Elaborai il carburatore cambiando gicleur, misi una candela speciale, marmitta elaborata per aumentare la velocità, puleggia piccolissima, sellone.
Così elaborato andava velocissimo, passavo tutti gli altri con lo stesso tipo di motorino, avevo il ciao più veloce del paese; raggiungeva i 90 lanciato se ero da solo e i 70 su in due.
Cominciammo a girare in gruppo come fossimo dei biker americani con i nostri motorini, facevamo anche degli spostamenti di 120/130 chilometri, ma avendo non tutti recuperato in qualche maniera un mezzo motorizzato giravamo su in due, a volte anche in tre.
Ma giravo soprattutto da solo, mi sentivo una specie di cavaliere solitario delle praterie d'asfalto.
Un giorno sulla statale mentre tornavo dal mare di pomeriggio in costume da bagno ho preso male una buca a tutta velocità, sono caduto, facendo diversi metri strisciando col culo sull'asfalto, così mi sono ritrovato con mezza chiappa cancellata.
Ora ero un cavaliere solitario con la chiappa abrasa.
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(continua)

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