sabato 30 marzo 2013

261 - Punkismo vs Suorismo




Credo di essere sempre stato un po' punk, nel vero senso di rifiuto sociale, e le battaglie più cruente sono state contro le suore.
Suore, suore, suore ovunque mi sono ritrovato durante la vita, in ogni momento e posto c'erano suore guardiane di diopatriafamiglia che volevano regolarmi e controllarmi.
Da bambino mi portavano in un asilo gestito da suore, facevano un minestrone schifosissimo di fagioli che sembrava ci avessero cagato dentro, non escludo lo avessero fatto dall'odore nauseabondo, e volevano lo mangiassimo altrimenti ci mettevano in castigo, per fortuna ero più intelligente di adesso e trovavo sempre il modo per non mangiarlo o buttandolo quando erano girate in qualche vaso da fiori, o più spesso sedendomi vicino a un ciccione che aveva sempre fame e si mangiava volentieri anche la mia razione, anzi me la chiedeva subito lui.
Stavo quasi tutto il tempo al pomeriggio coricato per terra a guardare sotto il portone chiuso, c'era una grossa fessura e si vedevano le scarpe di chi veniva a prendere i figli prima della chiusura serale, speravo sempre di vedere le scarpe di mia mamma, invece lei era quasi sempre una delle ultime; le suore mi sgridavano perché invece di giocare con gli altri stavo coricato per terra, ma facevano giochi stupidi che non mi piacevano, mi prendevano con cattiveria e mi trascinavano con gli altri, ma appena si voltavano tornavo a buttarmi per terra e a guardare sotto il portone sperando che mi portassero via da quel posto schifoso; loro si incazzavano sempre di più quando mi ritrovavano gettato a terra, diventavano rosse nel viso fasciato di bianco, con occhi iniettati di odio, ed era l'unica cosa che mi divertiva di quel periodo il vederle con quella faccia stravolta per merito mio, sembrava che stessero per scoppiare dal colore che partiva dal rosso chiaro e arrivava a volte al rosso scuro.
Poi crescendo sono diventato sempre più insofferente a tutto e a tutti, ero andato alle superiori e mi hanno messo in una sezione di ragioneria che era parte di in un grande convento di suore, dicevano che la scuola pagava e anche caro l'affitto di quelle aule alla chiesa.
Anche lì avevano sempre qualcosa da dire, non si vedevano durante il giorno, ma appena andavamo via controllavano tutto e poi riferivano alla preside se c'era anche una piccola scritta con la matita su un banco o una carta per terra; mi stavano antipatiche.
Ci avevano dato in dotazione dei piccoli bagni senza finestra e loro pochi metri dopo ne avevano di bellissimi, luminosi e spaziosi che noi non potevamo usare, perché erano nella loro zona a cui non potevamo accedere.
Ovviamente io li usavo spesso, controllavo che non ci fossero suore ed entravo, ma si accorsero che qualcuno li usava, perciò fecero un cartello in cui si vietava severamente di usarli ecc ecc.
Un giorno avevo da cagare e c'erano i bagni nostri occupati, così sono andato in quello delle suore di nascosto però mi accorsi che avevano chiuso le singole porte, notai che quelle delle docce erano socchiuse così entrai e cagai in una doccia contro la parete di piastrelle.
L'indomani fecero un casino, solo che non sapevano chi fosse stato, allora chiamarono un fabbro e per separarci dalla loro zona fecero fare un portone in ferro con delle sbarre come con le belve feroci dello zoo, lo chiudevano a chiave poi quando andavamo via lo riaprivano e venivano a controllare tutto.
Io ero sempre nei guai perché disegnavo spesso tette e fighe sul banco, si incazzavano, lo dicevano alla bidella e ai professori che mi dessero delle note.
Un giorno mi sono rotto il cazzo e con una penna nera ho scritto in grande spingendo fino a incidere il legno sulla porta che andava ai bagni: PRESIDE BOCCHINARA.
Il dì seguente ci fu un degheio perché dissero che una suora quando ha visto la scritta ha avuto un malore, quella merda della bidella ha detto che sicuramente ero stato io, qualche doppiamerda di compagno deve averlo confermato, allora una professoressa amica delle suore venne a sgridarmi e io le dissi: "Mi avete rotto la palle!!"
Uscii fuori da scuola e andai via a piedi, una professoressa mi insegui con la macchina dicendomi dal finestrino che tornassi, che ero minorenne e c'erano casini se mi allontanavo da scuola, erano responsabili loro, le risposi che io facevo quel che volevo e non volevo più andare a scuola; scappai lungo il marciapiede, tagliando giù per dei vicoli arrivai sulla statale e feci l'autostop per andare via di casa.
Si fermò una Lancia Stratos, salii, era un pazzoide che se l'era appena comprata, si mise a fare i 180/190 kmh con sorpassi slalom tra i camion della statale, guidando da incapace, un paio di volte mi sono visto morto, salvi per un pelo, stavo per cagarmi addosso.
Mi feci mettere giù al primo paese e presi un autobus con cui tornai a casa.
Il giorno dopo tornai a scuola, arrivò la convocazione della preside specificando che andassi da solo, aveva l'ufficio in un altro istituto a 500 metri da lì, tra l'altro era piccola e vecchissima, sempre vestita di scuro con abiti dal taglio antico e con i capelli bianchi sembrava avesse 90 anni e facendo la strada a piedi, col fatto che aveva specificato che andassi da solo senza che la bidella mi accompagnasse, mi ero fatto l'idea che volesse succhiarmelo veramente, mi prese la paranoia, pensavo a scuse da dirle, che avevo una malattia sessuale contagiosa, pensavo di dirle che ho lo scolo per farle passare la voglia, davanti all'ufficio ero agitato, poi sono entrato, mi sono seduto e parlando mi sono accorto che era di una intelligenza incredibile, aveva capito anche il motivo per cui mi comportavo così, abbiamo parlato a lungo, una delle persone più intelligenti che abbia mai conosciuto, le dissi che non ce la facevo più, lei mi disse che se avessi voluto ritornare a scuola o avessi avuto bisogno di aiuto per trovarmi un lavoro di andare in ufficio da lei che avrebbe cercato di aiutarmi.
Uscì dall'ufficio con me e mi riaccompagnò nella mia sezione dalle suore pendendomi a braccetto, ma io ero vestito strano, capelli lunghi spettinati, barba lunga e orecchini da donna, numerose collane, infiniti braccialetti e anelli vari, jeans lacerati, una giacca blu di lana che mi arrivava alle ginocchia, con una camicia a fiori che si notava da lontano un paio di chilometri e stivaletti dai tacchi alti con cui ero sui 190 cm; lei era meno di 150 cm vestita come si usava un secolo prima, stavo tutto storto per camminare dandole il braccio, parlavamo ridendo spesso sembrando in confidenza, la gente ci guardava strano, anche quelli che passavano in macchina, un ragazzino vestito eccentrico alto che camminava tutto storto con una vecchia piccolissima vestita come nel 1800 non li avevano mai visti, poi alla mia sezione c'era il cambio dell'ora, ci videro arrivare così e si convinsero che avessimo fatto sesso.

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