sabato 8 novembre 2014

391 - BULLISMI

Alle superiori c'era un tipo grosso e antipatico, ma lui si considerava simpatico.
Si vestiva alla moda cercando di far risaltare la sua presunta simpatia, aveva spesso una felpa bianca con disegnato Topolino vestito di rosso e sotto si metteva una camicia rossa, così il colletto della camicia sotto la felpa faceva pendant col disegno.
Derideva continuamente quelli più piccoli e mingherlini, soprattutto per come erano vestiti, se erano dei poveracci che non avevano soldi per prendersi vestiti più alla moda, ed era sempre attaccato al culo degli insegnanti, dava loro ragione mentre parlavano, ripeteva i loro stessi discorsi, li aiutava a portare i libri o la borsa, rideva alle loro battute del cazzo.
Un vero leccasfinteri doc, era Giuseppe  Bonfazzi ma si faceva chiamare Bonfy, per avere un nome simpatico come lui.
Un giorno aveva nevicato e quando uscimmo da scuola la neve si stava disfacendo, perciò il terreno era un miscuglio di fango e neve, Bonfy aveva una berretta bianca enorme come in una pubblicità del periodo e un giaccone bianco.
Arrivarono da dietro dei tipacci dal coltello facile, che avevano tagliato le gomme delle auto ad alcuni insegnanti poiché stavano loro antipatici e ce l'avevano con i fighetti; un fighetto molto arrogante dai capelli lunghi che era l'idolo delle ragazzine sempre vestito con jeans bianchi aderenti e camicette disegnate viola o altri colori particolari un giorno che lo hanno incontrato sul treno lo hanno bloccato, gli hanno tirato giù sia i pantaloni che le mutande e  gli hanno tagliuzzato le chiappe con una lametta da barba,  così tornò a casa col culo sanguinante e i calzoni bianchi a chiazze rosse.
Bonfy appena li vide cominciò a fare il ruffiano per fraternizzare con loro: "Hey ragazzi, avete visto che giacca a vento ridicola che ha lui", indicando proprio me, che avevo una giacca a vento da pochi soldi blu elettrico con delle strisce rosse sulle maniche:
"Ma guardati tu, idiota" risposi io.
Prima che mi rispondesse arrivò a Bonfy da uno dei tipacci, mio amico, uno schiaffone sulla berretta che gliela gettò in una pozzangherona enorme, si chinò per raccoglierla ma un altro tipaccio diede un calcio favoloso alla berretta gettandola in alto con un volo incantevole che finì sul ramo basso di un enorme salice piangente costeggiante la strada, pieno di neve in disfacimento.
Bonfy si fermò ma non ci arrivava alla berretta per riprendersela, allora per arrivarci tirò con forza verso di sé il ramo, facendo così crollare un'enorme valanga di tutta la neve in disfacimento attaccata ai rami dell'albero. Lo bagnò completamente, fradicio, tra le risate generali.
Si mise la sua berretta in testa, da bianca aveva assunto un colore marron, sembrava ci si fossero puliti il culo, quindi tutto bagnato si avviò ad aspettare la corriera, cercando di fare l'indifferente.
Dal giorno dopo sparì, non si vide per diversi giorni, dissero che a stare alla fermata della corriera bagnato gli era venuta la febbre.
L'anno seguente al primo giorno di scuola io ero stravolto da alcolismo e pasticche, arrivai e c'era il rituale discorso agli studenti della preside, con tutti sul piazzale ad ascoltare.
Davanti a me trovai proprio l'odioso Bonfy di spalle, con una maglia sgolata che lasciava scoperta la sua grossa nuca, era la fine del mondo, non riuscivo a resistere, cercai di farlo, ma la tentazione era troppo forte, mi attraeva troppo, pensando a tutte le battute e i soprusi suoi mi partì incontrollata con tutta la forza possibile la mano, a una velocità supersonica, causò un'esplosione sulla sua nuca.
Uno schiaffone fragoroso, lasciò un'impronta rossa della mano, come una marchiatura a fuoco.
Si voltarono tutti, persino la preside interruppe un attimo il discorso, poi riprese.
Bonfy con la faccia stordita si voltò e mi guardò male, gli chiesi: - Come stai testa di cazzo?
Avevo le braccia e le gambe pronte per una sua reazione, ritornò a guardare in avanti senza dire niente. Finito il discorso andammo nelle aule che ci avevano assegnato e i tipacci erano proprio nell'aula accanto alla nostra, vedendo Bonfy gli dissero felici: - Ci divertiamo quest'anno!
Lui con una faccia da funerale e la nuca rossa se ne stette zitto.
Il giorno dopo fece domanda e si trasferì nella sezione staccata.
Nessuno lo rimpianse.



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