venerdì 6 settembre 2013

292 - I soldi non fanno la felicità (racconto)

"Dammi i soldi!"
Il pugno nello stomaco colpisce, la luce dei lampioni sembra per un attimo spegnersi.
Mister Muso Di Merda davanti a lui lo colpisce ancora con uno schiaffone alla mascella.
Il mondo gira, la fortuna è girata via.
"Non ho i soldi, per favore aspettate ancora qualche giorno, vi prego, ve li recupero, ve lo giuro".
Secondo schiaffone che si pianta sullo zigomo sinistro, lasciandolo formicolante e dolorante.
"Ascolta bene pezzo di merda, se dopodomani sera non ce li hai fai una brutta fine, stampatelo in quel cervello bruciato, ultimo avviso".
Lo Scagnozzo che tiene le braccia da dietro molla la presa. Se ne vanno.
Pierluigi s'incammina verso la macchina parcheggiata nel vicolo, dolorante allo stomaco e con la pelle del viso che brucia nelle zone colpite.
Un gatto che sta dormendo sul tetto della sua macchina quando lo vede arrivare scatta via spaventato.
Apre, si getta sul sedile, mette in moto, parte.
La notte scorre attraverso i vetri, ma lui è fermo: senza soldi, senza speranze.
Arriva al pontile del porto, si ferma, voglia di accelerare e gettarsi con tutto nelle acque scure e unte.
Il motore aspetta al minimo.
Non gettare mai la spugna, gli ripeteva suo padre, ma suo padre non faceva debiti, non era mai rimasto senza lavoro, non si era mai mangiato soldi al gioco, non c'erano le macchinette mangiasoldi, non c'era Mister Muso Di Merda con lo Scagnozzo che volevano ammazzarlo.
Che cazzo fare? Che cazzo fare? Continua a ripetersi col motore acceso e il porto nella notte davanti.
Spegne il motore, scende dall'auto e si accende una sigaretta.
Cammina fumando verso i portici che fiancheggiano la strada che accede al porto, lo attira una vetrina con delle parrucche femminili in vista, è un negozio di carabattole cinesi, con i vecchi vetri leggermente appannati.
Si sofferma a guardare, guarda in quel confuso, variopinto e appannato universo in cui il disordine e la non visione nitida amplificano gli stimoli che giungono al cervello, creando nuove connessioni inaspettate di pensieri, che gli elargiscono un'idea che è la soluzione dei suoi problemi.
Torna indietro e prova a sollevare un fermaombrellone del bar vicino chiuso, ci riesce con fatica, barcollando si avvicina al negozio che stava guardando, solleva il fermaombrellone lentamente sopra la testa sudando dallo sforzo e lo lancia contro il vetro, che si sfascia in mille rumorosi pezzi.
Corre via, riparandosi dietro un cassonetto a fianco del bar.
Trascorrono i secondi che diventano minuti, non si sente un rumore, tutto inerte, si può uscire allo scoperto.
Pierluigi entra veloce attraverso il pertugio nella vetrina sfondata, arraffa un paio di parrucche, rossetti, intimo femminile, scarpe, abbigliamento e accessori vari, trova un telo di plastica verde grande, lo stende a terra e mette tutti gli oggetti presi sopra, solleva gli angoli e diventa come un sacco enorme che si mette sulle spalle uscendo in velocità, corre, apre il baule dell'auto, mette dentro, sale, parte, via.
Esce dalla zona portuale, va verso la tangenziale, si mette a fianco in una strada d'accesso in salita sotto un lampione, scende e si spoglia completamente, apre il baule e estrae gli oggetti, si mette un reggiseno imbottito, l'abbigliamento femminile, una parrucca bionda, le scarpe col tacco e si trucca guardandosi piegato nello specchio retrovisore esterno. Rimette i vestiti tolti nel baule e sale.
Prosegue accedendo alla tangenziale e si ferma alla prima area di sosta.
Scende sculettando con una borsetta che ha riempito di fazzoletti di carta e preservativi cinesi, si sente felice in questa sua nuova versione, con una sensazione di libertà sessuale e di gioia per l'idea geniale avuta, che gli farà avere i soldi desiderati.
Passa qualche camion, uno suona, ma tutti proseguono.
Arriva una macchina, comincia a rallentare e accostare, si ferma pochi metri dopo, Pierluigi si avvicina ai vetri che scendono, "Ciao belli" tenta di dire con voce più femminile possibile.
"Quanto vuoi per succhiarci entrambi i cazzi?"
La voce ricorda Muso di Merda, il volto che appare al finestrino ricorda il suo, il volto dell'autista ricorda quello dello Scagnozzo, infatti sono loro si accorge, raggelando.
"Cento euro" balbetta.
Veloci scendono, sono già appoggiati alla fiancata dell'auto entrambi, abbassano pantaloni e mutande, due cazzi mosci guardano a terra, due facce da cazzo lo guardano in faccia, non se ne accorgono che è lui, per fortuna non lo riconoscono, si china, inizia a menarne uno per mano e a succhiarne la punta avvicendandoli.
Ma sanno da piscio e stanno mosci, gli vengono degli sforzi di vomito che faticosamente riesce a calmare, continua impegnandosi, loro zitti, lui suda, cominciano a muoversi, a crescere, uno s'irrigidisce, anche l'altro, continua dimenticando tutto e concentrandosi sui cazzi altrui, ansimano, "Dai troia, brava così" sono parole che gli fanno un certo piacere, ogni lavoro se viene apprezzato dà una soddisfazione che ti rimane dentro.
Poco dopo arrivano anche i  ringraziamenti liquidi biancastri, uno si stampa sulla faccia, l'altro dopo qualche secondo arriva sullo scollo del vestito, Muso Di Merda gli strofina il cazzo sborracchiato sul viso e sulla fronte sporcandolo tutto di sperma, mentre lo sperma dello Scagnozzo venuto sul vestito sta colando nel reggiseno e ora si sta pulendo la cappella con i capelli finti di Pierluigi.
Muso sta già riabbottonandosi i calzoni.
L'unica fortuna è che non mi hanno riconosciuto, si dice Pierluigi.
Sono rivestiti tutt'e due mentre lui sta ancora pulendosi il viso e i capelli con i fazzolettini di carta.
Appena finito gli arriva un tremendo schiaffone sulla guancia.
"Volevi i cento euro? Invece avrai cento schiaffi per essere in una zona che è per le nostre troie".
E giù schiaffi a non finire, alcuni calci , qualche rumoroso pugno sulla schiena.
Coricato sull'asfalto, dolorante e col viso sanguinante sente che salgono sull'auto e prima di andarsene dal finestrino Muso gli dice:
"E ricordati che fai una brutta fine se non ci caghi i soldi entro dopodomani sera".




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