venerdì 7 luglio 2017

646 - LA POESIA DEI VUOTI PERSI

Cerco di descrivere la poesia
dei viali deserti
dei vicoli abbandonati
dei cazzi inutilizzati
delle fighe dimenticate
dei culi sfondati
delle vite perse
dei vuoti mai resi
diventati cocci sui piazzali
che brillano di riflessi notturni
tra fazzoletti di carta pieni di sperma secco
e cani randagi che rovistano nelle immondizie
con i lampioni che ballano cigolando
spinti dal vento
danza la luce disperata che fanno
su ogni animale senza padrone
su ogni profilattico sborrato
e su tutti quei pezzi di realtà
che mi porto dentro
dimenticati da tutti
raccontati da me
schifati dai poeti premiati
evitati dai lettori televisivizzati.

Qualche giorno fa
sono entrato in una stazione ferroviaria dismessa
con l'erba che cresceva sulla banchina
davanti alle panchine arrugginite
mi aggiravo solo tra i vecchi tabelloni spenti
con un senso di pace
uscendo
c'era una prostituta africana
seduta sul muretto esterno di recinzione
aveva una faccia simpatica
avrei voluto baciarla
prenderla per mano
e andare via con lei
in un'altra dimensione
raccontandole che stavo bene
perché avevo appena azzerato
le mie fondamenta/scorie
ammirando la fine
delle nostre sovrastrutture,
ma ho proseguito
verso un nuovo pensiero
di persone, oggetti, attimi
smarriti
smarrendomi, nuovamente.



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