martedì 13 giugno 2017

640 - IL SASSO

"Riempi la tua vita con un sorriso!"
Chiara la guardò, Ghiaja, con suoi capelli tinti di biondo e il suo sorriso innaturale stampato in faccia, ogni volta che la vedeva triste le proponeva questo ottimismo sforzato, in fondo Ghiaja non era cattiva e la sopportava per quello, era solo stupida, concentrata sull'estetica e lo shopping, ma stava bene così. Suo padre, un ex hippie che aveva un'impresa di costruzioni, guadagnava tanto e le dava tutti i soldi che voleva, oltre ad averle dato quel nome cretino e una cultura fatta di banalotte citazioni, utili a darsi la carica per produrre e consumare.
"Ghiaja scusami ma oggi non è giornata, non ho nessuna voglia di sorridere né di riempirmi la vita con false allegrie."
"Sei troppo negativa Chiara, pensa alle cose belle, concentrati su qualcosa di bello che vorresti avere, io faccio così, mi passa ogni malinconia e taaaac! Mi spunta lo smile! Il sorriso che scaccia le negatività."
"Tu se pensi a qualcosa dopo puoi comprartela, io no perciò starei peggio, inoltre non voglio niente, mi compro solo quello che mi serve e ora non mi serve niente di nuovo, ma anche se comprassi qualcosa non mi riempie di certo la vita un oggetto."
"Perché ti concentri sulla malinconia Chiara, devi concentrarti sul divertimento."
Chiara non rispose, scese dall'auto e la salutò, s'incamminò verso casa,.
Dopo alcuni passi si voltò a guardare l'auto di Ghiaja che si allontanava lungo il viale alberato, la foglie d'autunno svolazzavano per lo spostamento d'aria.
Mancava qualcosa per rendere perfetta quella scena.
Prese un grosso sasso da terra e lo lanciò mettendoci tutte le sue forze, gli istinti repressi e i troppi sorrisi accomodanti che poi bruciavano dentro.
Crash!
Il lunotto del suv in frantumi, i pezzi sul viale, riflessi di vetro tra l'asfalto e le varie fantastiche sfumature di colore del fogliame autunnale caduto.
Ora la scena era perfetta, una vera opera d'arte.
Chiara sorrise soddisfatta, stava meglio.
Si incamminò verso casa con in sottofondo le grida isteriche di Ghiaja, le urlava che era pazza, che non le avrebbe mai più rivolto la parola, poi i suoni si affievolivano e svanivano insieme a lei dalla sua vita. Sentì un piacere fisico, la vagina si bagnava, la vita scorreva nel senso giusto.
Pensò che da tanto tempo non stava così bene, era bastato solo seguire il proprio senso artistico, con un sasso.






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