Pensieri, versi, racconti, sms espressi in libertà. Achtung/Attenzione: può contenere un linguaggio esplicito, non adatto ai minori non accompagnati e ai perbenisti anche se accompagnati.
Vedo in circolazione troppe parole ricercatamente sagge, io invece cerco scemenze vere e proprie. Meglio una scemenza consapevole che una saggezza esibita da presunti maestri. Il mio principale pregio è anche il mio principale difetto, non bado nessuno, non rispetto gli insegnanti, i sacerdoti, i profeti e ogni dio dell'immaginario. Considero tutti miei pari, dal sommo presidente al più disprezzato merdaiolo. Per cui non venite a insegnarmi niente, sono un ignorante fiero di me stesso, ci ho messo decenni per arrivare con fatica a non capire una sega, distruggendo tutte le sovrastrutture mentali sociali e religiose, che ti inculcano da quando nasci. Sto meglio così. Leggo molto, soprattutto i depliant dei supermarket. Sono letture che mi fanno riflettere sulla vita e sulla morte. E mi hanno fatto capire che ho più bisogno di soldi che di insegnamenti.
Non picchiate mai i poeti o aspiranti tali, vogliate loro bene anche se vi fanno schifo.
Si tratta spesso di gente repressa, depressa, un po' cessa, dell'emarginato vituperato che cerca un illusorio riscatto sociale dicendosi poeta, credendo d'insegnare qualcosa senza aver capito nulla nemmeno di se stesso.
Insomma soventemente è gente demente, col poeta sii clemente pagagli una tazza di caffè fagli una carezza fatti regalare il suo libro, ringrazialo, anche se te ne sbatti il cazzo.
Poi col libro accendi il camino nelle fredde serate invernali, così anche i poeti potrannno essere utili.
Perché, come ragni sospesi nel vuoto, ci aggrappiamo al filo creato dalle nostre parole.
I morti non sono tutti uguali, certi quando muoiono portano via un pezzo di te. Magari non li hai mai visti di persona, ma ti hanno accompagnato per un periodo della tua vita, facendone parte. Perciò, in ambito musicale, Fabrizio De André, Claudio Lolli, Joe Strummer o adesso Charlie Watts, hanno con sé pezzi di me. Alcune canzoni o album interi dei Rolling Stones ce li ho nel Dna. Avevo anche un libro, comprato in svendita per poche lire, sui Rolling Stones, di Roy Carr, di grandi dimensioni, con molte fotografie e la copertina cartonata rigida, lo avevo preso in un periodo orrendo della mia vita, ne ho avuto purtroppo tanti, ma in quello ero proprio in un abisso, e mi aggrappavo a quel libro per non precipitare, lo stringevo e m'immergevo nelle parole, nelle immagini, nella musica di Exile on Main St, il loro album da me preferito, che ascoltavo mentre leggevo. Mi hanno aiutato a non sprofondare, a farmi sentire meno solo insieme a loro, lungo le strade sballate della vita quando non ha più le regole che immaginavi da bambino. Se ero senza fiato, col culo a terra, vuoto dentro, mi ritrovavo negli Stones, in quelle atmosfere da anime perdute e sorrisi sbilenchi. C'era anche Charlie Watts a reggermi, a non farmi precipitare. Ora non c'è più. Si va avanti, con un pezzo in meno, affrontando le perdite e la tanta merda immancabile lungo il percorso della vita, ma ricordiamoci sempre: «Got to scrape the shit right off your shoes» ("Dovete raschiare via la merda dalle vostre scarpe") da Sweet Virginia. Il nostro percorrere l'esistenza sarà migliore.
Per dire la mia? Per descrivere una nascosta via? Per far conoscere i massacri della Cia? Perché qualcuna carina me la dia? O perché, in fondo, è tutto un: "E così sia"?
Orgasmi e organza, momenti vissuti, andati.
Una arancia che sfugge e rotola percorrendo sporche piastrelle psichedeliche, mi ricorda che gli anni migliori vengono divorati dai giorni vuoti, riempiti da meme&GerryScotti.
Reazionari travestiti da rivoluzionari ripetitori del vuoto di questi tempi cercano disperatamente di ridere dell'ultimo scemo del villaggio globale e se non lo conosci sei escluso dalla distrazione di massa.
Una volta ero vivo, me lo ricordo ancora, anche tu, anche lui, eravamo vivi eravamo vegeti mentre adesso vegetiamo io, tu, noi, tutti.
In fondo questo caos mediatico creato ad arte ha soffocato ogni forma di poesia. Cazzi sempre duri, soldi e fighe sempre disponibili, sempre nuove terre da devastare, questo è ciò che importa oggi.
Perciò penso a ieri e a domani.
Ma sono le 4.53, non dormo mi sento solo e questo mi fa star bene.
Da quando ho 59 anni mi è tornata l'ansia, credo dipenda dal fatto che ho sempre ritenuto i 60 anni l'inizio della vecchiaia. Mi prende male la faccenda. Soprattutto perché ho gettato via anni, vegetando in stato catatonico, in un buco del culo di posto, provincia della provincia. Si aggiunge anche la stupidità umana del non rassegnarsi d'essere solo un granello di polvere, sospeso un breve attimo, nell'immensa vastità dell'universo. Un nulla nel tempo. Si vorrebbe lasciare una traccia di sé. Certi sfogano questa pulsione avendo figli, perpetrando la specie, illudendosi di clonarsi in loro, diventando perciò in genere dei genitori tremendi, che cercano d'imporre ai figli la vita che avrebbero voluto fare loro. Ma mi pare di per sé una enorme cagata, dannosa, considerando il fatto che siamo in troppi su questo pianeta. Altri invece scrivono un libro, per lasciare una traccia, che nel 99,9% dei casi non leggerà nessuno e servirà solo a uno pseudoeditore per fotter loro qualche migliaio d'euro, facendoli pubblicare a pagamento, mascherato dall'acquisto obbligatorio di un tot di copie. Invece tutti i vecchi più intelligenti, con cui ho parlato in vita mia, avevano quasi tutti un solo rimpianto: non aver fatto più sesso. Quindi credo che il segreto del vivere pienamente sia lo spurcellamento, tra maggiorenni ovviamente. Insomma, per racchiudere il segreto della vita in uno slogan: "Chiavate di più, guardate meno serie TV e fregatevene del tempo che passa."
Ho visto cose
che a voi umani farebbero vomitare
automobili sfrecciare come missili
nella nebbia
di stakanovisti lavoratori del buco
aghi scontrarsi con le vene
risucchi lunghe lente masturbazioni
nel tramonto di ogni utopia
nell'alba feroce da borghesia rampante
di exsognatori neotossici
disposti a bruciare vivo ogni affetto
per un po' di polvere
per dimenticare di esistere
per spegnersi lentamente
come una candela nel vento
del grasso culo di Elton John
e di tutti i tossici di lusso
lontani dai marciapiedi pisciati
dai cani e dagli ubriachi.
Forse siamo tutti soli
e abbiamo solo bisogno d'amore
ma l'amore ormai è
una merda di plastica
buona solo per gli scherzi di carnevale
e anche se trovi chi ti ama
speri tanto sia una merda di carnevale
perché quando ti abitui al peggio
il meglio fa paura
e sembra incredibile
inverosimile.
Ci stanno allevando rabbiosi
abituati alle peggiori cose
in modo che sopravvivere
a stento
sia già una vittoria
una gran conquista
e ogni colpa sarà sempre del diverso
da te,
mai tua
o nostra
noi siamo perfetti
razza eletta
razza di idioti
ma pur sempre razza
appiglio per poter appendere
le proprie frustrazioni.
Ho nostalgia degli street artist di una volta che disegnavano, male, solo peni e vagine. Erano punkissimi. Mentre adesso sono troppo bravi o dentro tendenze di pensiero, mancano di quell'ignoranza selvaggia, anarchica e demente. Erano il miglior antidoto all'emarginazione snob di coloro che non si ritengono all'altezza, atteggiamento pericolosissimo e molto diffuso attualmente, che porta alla merdasecchizzazione dell'arte.
La nostra vera esistenza è solo nella vacanza da noi stessi.
Il colpevole non è mai chi credi non è Chiara Ferragni non è Giada De Lellis non è Chef Rubio non è Salvini non è Grillo non è Renzi e neanche Soros; il colpevole è sempre il maggiordomo perché obbedisce agli ordini dice sempre sissignore invece di vaffanculo poiché deve pagare bollette e riempire dispense allora si rassegna non rovescia il tavolo si dice che non ha scelta deve accettare di accattare diventando un povero disgraziato che ha perso e ha bisogno di prendersela con qualcuno per rendersi più sopportabile la sconfitta ma il colpevole è sempre solo lui voi noi tutti.
Cosa fai per Natale? Cosa fai per Capodanno? Cosa fai per Ferragosto? Ma mai nessuno ti chiederà: cosa fai per non smarrire la tua esistenza?
Notavo che stanno sparendo molti chioschi delle edicole, chiudono l'attività e rimuovono anche il chiosco.
Rimane solo una grande macchia sul marciapiede.
Gurdandola mi ricorda l'odore dei fumetti appena comprati, era come un profumo allucinogeno, che aiutava a immergersi completamente e viaggiare con la fantasia, dentro quelle storie.
Mi sembra si stia predendo qualcosa, che è molto più di una rivendita di giiornali.
Ma in sostanza di questo non importa una sega a nessuno, sono più interessati al campionato o al grande fratello vip, e molti di costoro mi dicono che è meglio così, tanto sui giornali ci sono solo bugie, invece adesso possiamo sapere ogni verità leggendo su internet gli articoli del corrieredellaminchia.org. , perciò non servono a niente le edicole, oggigiorno.
Meglio ridurle a macchie, piene di ricordi, da calpestare.
È molto tempo
che non scrivo una poesia
o qualcosa di simile
perché mi sono perso
nella miseria
anche ora
che sono messo un po' meglio
ho ancora il cervello devastato
cerco sempre di risparmiare l'euro
o anche i centesimi,
non riesco a concentrami,
sono un reduce di guerra
con la guerra rimasta dentro
per sempre.
La vita per tanti non è
un villaggio vacanze
con ogni giorno
organizzato e sicuro
ravvivato da animatori
bellocci dal sorriso stampato
con la morte nascosta
dentro
in un tempo sospeso
di un fermoimmagine
uguale alle pubblicità.
Io non me la nascondo
ma ci danzo con la morte
e con i morti che porto addosso
ogni maledetto giorno
anche quando rido
ci sono i miei morti
che ridono con me.
In un essere umano
il sangue scorre, il cuore pompa
il corpo freme per vivere
ma la società che lo circonda
lo fa spegnere
schiavizzato
in una lenta agonia
di doveri
preoccupazioni
soprusi
consumi.
Più avanzo con gli anni
e più mi rendo conto
che è tutta una farsa
tragicomica,
completi idioti sadici
comandano
schiavizzano
uccidono
le persone migliori
più buone e più intelligenti,
mentre gli schiavizzati più beoti
sopportano e si illudono
che arrivi un qualche supereroe a salvarci.
No
non arriva nessuno,
perché il supereroe esiste
ma è un vigliacco
un pigro
un incapace
sì
esatto, il tuo supereroe
sei tu,
ma sarai solo un cesso
finché ti caghi addosso
bloccato dalle paure.
Io sono peggio di tutti
faccio schifo
eccetera, eccetera
anche se non lo penso
a molti darebbe piacere
se lo scrivessi
così si tranqullizza
chi sa d'essere una merdaccia
e viene come al solito
a commentare
quando scrivo qualcosa
che sprona a cambiare,
meglio per loro dire
che siamo tutti uguali
senza speranze
per cui è inutile ogni
tentativo di cambiamento
meglio stare fermi
immobili
insulsi
ignavi.
Fanculo merde
mi sono distrutto la vita
andando controcorrente
e vorreste dica sono uguale
a chi è sempre stato al sicuro
grazie ai culi lappati.
Manco per il cazzo
e neanche
i vostri tatuaggi, i vostri vestiti da ribelli
vi tolgono l'aspetto da leccaculi
che percepisco.
Ecco perché non scrivo più poesie
finisco ogni volta col prendermela
con chi recita
ciò che non è.
Basta
esssere se stessi per piacermi,
anche se siete matti
brutti, grossi, piccoli, puzzolenti
ignoranti, citrulli, creduloni
ma sinceri
io vi amerò.
E comunque sta specie di poesia
fa schifo
e
ha rotto i coglioni
pure a me che l'ho scritta.
I miei veri amori passati
sono gli sguardi persi
delle occasioni svanite nel tempo.
Quegli scambi di sguardi
che ti porti dentro
finché campi,
attimi che diventano eterni,
poiché
immaginifiche porte della mente
che trasportano
in altre dimensioni spaziotemporali.
Penso a come sarebbe stato
se coglievo quello sguardo,
seguivo quel percorso,
vivendo quella situazione.
Probabilmente quella persona
conoscendola
mi avrebbe deluso,
invece così resta in me,
attraente,
perfetta,
sarà sempre tutto bello e possibile,
con l'idea di lei
scaturita da quell'istante.
E se me la troverò di fronte
non la riconoscerò più,
sembrerà un'altra
e lo è un'altra persona
quella ragazza
idealizzata
è rimasta
nell'istantanea di quel momento
immaginato.
Sono il giustiziere dei parcheggi.
Mi dà fastidio chi parcheggia l'auto nel posto dei disabili del supermarket, sono quasi sempre finti tonti o gente con macchinoni; un giorno c'era uno con una Porsche, un altro giorno uno con una Maserati coupé. Tiro fuori le chiavi della mia auto, faccio sporgere dal dorso della mano la punta, guardo se hanno il tagliando dei disabili, e quando vedo non ce l'hanno rigo la carrozzeria.
Se dovesssero accorgersene e venire a litigare le chiavi gliele pianto in una tempia, perché certa gente per me non merita di vivere, quindi è più salutare per loro che stiano muti.
Un giorno vedo uno che ha fatto un parcheggio stronzissimo, per stare all'ombra ha parcheggiato un'auto nuova in orizzontale, prendendo il posto dei disabili e altri due.
Non ha il tagliando dei disabili.
Rigatura doppia, entrando e uscendo.
Salgo in auto e, mentre transito davanti all'auto parcheggiata male, vedo il proprietario che si lamenta perché gli hanno rovinato la carrozzeria. Assomiglia a Zio Fester, è un vecchio pelato disabile con una gamba deforme, non riesce quasi a reggersi in piedi.
Si era scordato di mettere il cartellino esposto.
Non esporlo e parcheggiare malamente è reato, non ha riguardi per nessuno il giustiziere dei parcheggi, inoltre è un supereroe di merda senza tuta e senza superpoteri, perciò può anche sbagliare e la vita reale non è un film di Hollywood, con il lieto fine.
Ora lo sa anche Zio Fester.
Da quando ho finito lo sviluppo c'è una costante nella mia vita, chi mi incontra mi dice spesso: mi parevi più alto/più basso e/o sei cresciuto?/sei calato?
Questo avviene perchè fisicamente sono un incrocio tra un pene e Giulio Andreotti.
La mia altezza precisa misurata dal dottore, scalzo e con la sbarra in testa, è 180,8 centimetri. Ma quando vado in giro vario tra 175 e 185 centimetri, perchè se ho pochi soldi o altri problemi m'intristisco, uso le ciabatte o le scarpe basse, stando ingobbito e con le mani in tasca (anche se sono in mutande, mi metto le mani sotto le mutande), così sembro un depresso eroinomane in astinenza.
Se invece ho i soldi sufficienti per vivere in questo sistema capitalistico e sono felice, m'indurisco come un cazzo eccitato, cammino impettito peggio del duce e mi metto magari gli stivaletti da Piero Pelù con il tacco, così sembro grande e grosso.
Per cui la gente che vede questo specie d'organo genitale ambulante, una volta indurito e un'altra volta moscio, non ci capisce più niente, si chiede come sia possibile, stravolgo ogni punto di riferimento.
La gente chiede certezze e invece io con la mia presenza fisica cangiante diffondo incertezze, potrebbero abbattermi per questo.
Io ho sempre amato la poesia, già da adolescente, ne leggevo e ne scrivevo, è stato un amore che è durato fino a quando ho conosciuto i poeti del web.
In larga parte simpatici come una merda di rottweiler sotto i sandali a ferragosto, chiusi nei loro orticelli di complimenti reciproci e pieni d'arie scorreggiate, hanno trasformato un'occasione unica nella storia, per poter diffondere le proprie parole a un pubblico mondiale, nella fiera del cretinismo.
Si esibiscono inutili fotocopie sbiadite di quanto si ha letto, idiote poesie passionali scritte da repressi, depresse noiose ripetitive descrizioni dei propri mal di pancia di alternativi che replicano nei comportamenti quello che contestano a parole.
Poi i premi alla scimmia meglio ammaestrata del circolo, da esibire.
In tutto questo merdaio dove è finita la poesia?
Se la cerco la trovo ancora; nella parola sincera che esce dagli schemi, nel pensiero che prende forma libero e in tutto quello che si scrive senza voler recitare un ruolo.
Insomma basta seguire chi non se la tira, chi non si crede stocazzo, chi per un attimo riesce a non pensare solo a se stesso. Che sono poi quelle persone che dividono il loro panino con il primo cane randagio che passa, che ti danno dieci euro dei venti che hanno se ti vedono con le tasche vuote, che ti offrono una birra e un tramezzino se chiedi un bicchier d'acqua. In qualsiasi gesto imprevedibile denso di umanità trovi la vera poesia.
Il mio vecchio cane cieco è un vero poeta.
Mi faccio schifo.
Sono distratto, disadattato, disoccupato, disfatto, dislocato, disperato, disamorato.
Ogni dopodomani può essere il mio capolinea, ma anche le migliori illusorie speranze sono illuminate dal sole al tramonto.
Mi sento un vecchio cumulo d'immondizie, gettato fuori dal cassonetto.
Da bambino ero bello e intelligente, avevo il mondo in mano, però ora allo specchio vedo un vecchio fallito dalle tasche vuote, che fa vomitare se stesso, ma invece di piangere ride. Sì, rido in faccia al diocane, alle disgrazie, all'universo che gira contro, alle conquiste crollate e ai fascismi risorti.
Lavoratori violentati, indebitati per sembrare benestanti, mi guardano ogni giorno con disprezzo così mi fanno ancora più ridere, mi piego dal ridere, fino alle lacrime.
Sono i miei tristi pagliacci preferiti.
Mentre io sono il loro zimbello preferito, possono sentirsi superiori a qualcuno, additarmi come quello che non ce l'ha fatta a farsi una posizione sociale, una famiglia, un'auto nuova e una casa con il prato verde perfettamente rasato.
Sopravvivo agonizzante, con un cane sordocieco e un gatto orbo, due metri sotto il livello del mare, nel buco del culo della provincia al cubo.
Scrivo messaggi dai miei abissi, qualcuno li recepisce e questo mi fa sentire meglio, come una bacchetta magica tutto trasforma. Mi piaccio, mi amo, sto bene e oggi vivo.
Del domani non so, ma per oggi me ne sbatto il cazzo.
Amen.
Delle volte ho fatto strade che portano in luoghi dove sembra di essere in un'altra dimensione.
Un giorno dovevo consegnare degli opuscoli a tutti i negozi di una zona e in automobile ho imboccato un lungo viale sterrato alla fine di un paese, costeggiato da vecchie case degli anni 50 o 60. Dopo un paio di chilometri si diradavano le case, stavo per fare inversione a u e ritornare verso il paese.
Ma ho notato un piccolo negozio dalle vetrine impolverate, mi sono fermato, per consegnare l'opuscolo.
Non si capiva neanche cosa vendeva da fuori.
Quando sono entrato ho trovato una coppia di anziani molto alti per la loro età, lui sarà stato circa 190 centimetri e lei era circa 180 centimetri, magrissimi e gentilissimi, con vestiti da pochi soldi ma portati come se fossero due nobili a una cena di gala, lui aveva i baffetti da principe e capelli pettinati all'indietro, con un vestito vecchio e logoro e un eskimo verde usato come soprabito; lei aveva una pettinatura e vestiti colorati strani, un po' alla regina Elisabetta e aristocrazia inglese. Il negozio pareva uscito da un'altra epoca, con un po' di tutto, era una merceria bazar, dove sembrava d'essere in un film in bianco e nero dei primi anni 50, ed era pieno di polvere della strada sterrata ovunque, tanto che sembravano polverosi persino loro due.
Mi hanno ascoltato, poi lui ha iniziato a chiedermi di dove sono e a raccontarmi le sue storie, di quando faceva l'operaio nei cantieri stradali, costruivano ponti e strade, finivano questi racconti sempre in maniera tragica, un cavo d'acciaio rompendosi aveva tranciato la testa a un suo collega o un altro collega era caduto nel fiume d'inverno, annegando, oppure a un altro si è rotta la sponda del camion così è stato schiacciato dal carico, morendo tra le sue braccia, mentre cercavano di liberarlo. Nel mentre ho notato che lei era andata via e ho iniziato a sospetttare che lui mi stava tenendo lì con quelle storie per qualcosa che stava preparando la moglie, avevano un qualche diabolico piano e io ne ero la vittima.
Feci per andarmene, dicendo che avevo altri giri da fare, ma lui mi disse di aspettare, che sua moglie voleva presentarmi una persona.
Non sapevo che dire.
Iniziò con un'altra storia di un suo collega caduto dall'impalcatura, ma era quasi allegra, perché con qualche mese di ospedale e dei ferri nel corpo alla fine era tornato più o meno normale; forse era il lieto fine previsto, perchè pochi istanti dopo apparì sua moglie, trascinando con una mano la fidanzata di Braccio di Ferro/Popeye.
Identica a Olivia, stesso fisico, vestiti simili e stessa pettinatura, alta come suo nonno e con un naso che sarà stato una volta e mezzo il mio, che è già enorme. Era la loro nipote, gentilissima anche lei, erano andati a scovarla in casa per farmela vedere, avranno visto il mio nasone e avranno pensato immediatamente che tra nasoni potessimo accoppiarci, generando una prole di figli con nasi da formichieri. Oppure era un'usanza loro, avendo una nipote senza uno straccio di fidanzato e in un luogo isolato, la mostravano al primo estraneo che capitava.
Sono imbarazzato in queste situazioni, appartengono a usanze che non sono mie; impacciato le diedi la mano e mi disse il suo nome, che non ricordo, ormai per me era Olivia. Stavo per dirle che era identica a Olivia, ma vedendola gentile e timida mi parve di esagerare, lasciai perdere.
Mi congedai in fretta, dicendole che probabilmente sarei ripassato in zona e magari ci si vedeva.
Lei mi sorrise.
Me ne andai e non ci vedemmo più.
Però spero che abbia trovato qualcuno che la apprezzi, aveva uno sguardo semplice e buono.
Probabilmente l'avrei apprezzata anch'io, se fossi un marinaio, fumassi la pipa e mangiassi più spinaci.
Diceva Hemingway: "Ai più importanti bivi della vita, non c’è segnaletica."
A me i bivi della vita restano impressi nella mente, penso spesso a come sarebbe stata la mia esistenza se avessi scelto l'altra opzione. Sarà perché me la passo molto male in questi ultimi tempi, cerco di capire dove ho sbagliato, non sono uno di quelli che danno sempre la colpa agli altri per i loro insuccessi, ai genitori poco affettuosi o al bullo della scuola che gli fregava la merenda.
La vita da quando compi 18 anni è nelle tue mani, se la sprechi o sbagli il principale responsabile sei tu.
Io ne ho fatte di scelte sbagliate e ho sprecato troppo tempo.
O per me, anche se sembrano sbagliate, erano giuste, come quando a vent'anni mi avevano proposto una spinta politica per diventare impiegato all'Asl in cambio di lecchinaggio per il loro partito e li ho mandati affanculo. Però se lo racconto la maggior parte delle volte, invece di complimentarsi come mi aspetterei, mi offendono, dicendomi che allora mi merito di stare nella merda, che mi avevano offerto un posto d'oro e io ho rifiutato perché non ho capito come funzionano le cose, che sarò l'unico in Italia così fesso idealista ad averlo fatto.
Però se potessi tornare indietro nel tempo lo rifarei, per poter dire a quelli che mi offendono che ho rifiutato ben due volte, e l'ho rifatto perché sono un essere umano mentre chi mi offende è una merda umana qualsiasi, e c'è una bella differenza tra essere un essere o essere una merda. O forse no, hanno ragione loro perchè nella realtà di oggi contano solo i soldi, non importa come li hai fatti. Ma resta il fatto che, se avessi accettato, ogni mattina guardandomi allo specchio mi sarei sputato in faccia e mi sarebbe venuta la voglia d'impiccarmi, perché quello che vedevo non ero io, era un personaggio a me estraneo e che mi faceva decisamente schifo. Quindi non mi pento, anzi mi complimento con me stesso.
Invece di una decisione mi pento, se potessi tornare indietro nel tempo rifarei una scelta diversa e mi accoppierei con un Bee Gees.
Perché c'era una ragazza identica al Bee Gees senza barba che andavamo a scuola insieme, era timida e gentile. A me non attirava molto, anche perché se avessero emanato una legge che obbligava chiunque ad avere un rapporto sessuale con uno dei Bee Gees avrei probabilmente scelto quello più alto dei due barbuti, aveva i capelli più vaporosi, se mi praticava del sesso orale potevo immaginarmi che fosse una bella ragazza, idem se glielo infilavo da dietro.
Lei essendo gentile ed essendo io cresciuto abbastanza a calci nelle gengive, quando qualcuno è gentile con me mi sciolgo e mi affeziono, avendo un cervello da cagnaccio randagio, per cui si parlava spesso, ma in amicizia, non pensavo a fare altro con lei. Inoltre a me attiravano i puttanoni vistosi da sbarco e ho avuto svariate vicissitudini in quel periodo, poi ho mollato la scuola e con lei non ci siamo più rivisti.
Anni dopo una sua zia ha incontrato mia nonna, le ha raccontato che quella ragazza si era sposata ventenne e aveva già fatto un figlio con un tipo arrogante e antipatico, che si era sistemato con lei, perché era figlia unica e aveva una campagna di oltre cento ettari. Ma lei non era felice del matrimonio e pensava ancora a me, che era stata innamorata cotta di me e in que perio di scuola andava persino da una sua amica alla domenica, solo per poter vedermi anche quel giorno, che passavo per strada dopo pranzo mentre andavo al bar. Mia nonna, che era indentica a Breznev, dicevano che sarà stata sua parente, appena mi vide me lo raccontò, concludendo che sono stato un vero imbecille a farmi scappare un'occasione simile, di una ragazza che mi voleva bene in quella maniera e come non bastasse piena di soldi, così mi sistemavo per sempre.
Le risposi malamente, dicendo che non vado insieme a una per i soldi.
Però ripensandoci mi sa che aveva ragione mia nonna brezneviana.
Sono stato un imbecille, non ho saputo capirla, scambiavo la sua timidezza per poca attrazione nei miei confronti, quando invece succedeva che piacendole la inibivo di più. Poi era sempre vestita male e struccata, ma aveva un fisico asciutto, se si curava sarebbe stata attraente e comunque dove ritrovo una che si innamora così di un disgraziato come me. Se fossi stato meno stupido puttaniere avrei capito meglio le cose, mi sarei messso con la tipa Bee Gees ed essendo gentile ci sarei pure andato d'accordo
Invece lei è finita male con un marito di merda e io rotolo ancora nel polverone della mia confusionaria vita.
Amare un Bee Gees poteva salvarmi.