Se apprezzate e volete offrirmi una birra o una pizza, vi ringrazio immensamente:

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sabato 19 ottobre 2019

697 - Gli eterni attimi delle instantanee

I miei veri amori passati
sono gli sguardi persi
delle occasioni svanite nel tempo.

Quegli scambi di sguardi
che ti porti dentro
finché campi,
attimi che diventano eterni,
poiché
immaginifiche porte della mente
che trasportano
in altre dimensioni spaziotemporali.

Penso a come sarebbe stato
se coglievo quello sguardo,
seguivo quel percorso,
vivendo quella situazione.

Probabilmente quella persona
conoscendola
mi avrebbe deluso,
invece così resta in me,
attraente,
perfetta,
sarà sempre tutto bello e possibile,
con l'idea di lei
scaturita da quell'istante.

E se me la troverò  di fronte
non la riconoscerò più,
sembrerà un'altra
e lo è un'altra persona
quella ragazza
idealizzata
è rimasta
nell'istantanea di quel momento
immaginato.





martedì 9 aprile 2019

690 - POESIA DELLA FAMIGLIA TRADIZIONALE

La famiglia è
la cosa più importante
il fulcro della società
tutto ruota sulla famiglia
tradizionale,
peccato solo
che a me faccia
cagare
la famiglia, la società,
la tradizione
e pure il fulcro.

Mi fanno schifo le mamme
con i loro mostriciattoli che
voglionovogliono tutto,
e mi fannno schifo i papà
idioti condannati all'ergastolo
che si credono più furbi
di chi è libero.
Altresì fanno vomitare
i parenti tutti.

Solo da soli si sta bene
senza mostri, potenziali killer
e cagacazzi
per casa.

Però l'amicizia vera mi piace
ecco
invece di una fidanzata
se se ne sente la necessità
è meglio sposarsi un'amica
e rimanere amici
senza mai diventare
marito e moglie,
finirebbe tutto.

"Trombamicizia
is the just way
of life"
Albert Einstein (forse).


NYC street art:

venerdì 30 novembre 2018

685 - TETTE E LIBRI

Tette e libri. Tette uscite per salvare le librerie.
Vedo che le serate letterarie organizzate dalle librerie hanno maggiore affluenza e successo se, ammantando il gesto di qualche giustificazione culturale, qualcuna carina è a seno nudo.
In questa società dominata dal marketing, in cui si fa leva sul desiderio sessuale per vendere, è una valida soluzione per stare sul mercato; e c'è il paracadute, che salva dalle critiche di sfruttare il corpo femminile, se al gesto gli si dà un senso artistico.
Ma noi uomini, se pubblichiamo un libro, cosa possiamo fare per promuoverci efficacemente?
Si potrebbe fare l'elicottero con l'apparato urogenitale, dicendo che è una performance artistica, contro gli elicotteri militari e ogni intervento bellico.
Oppure scrivere le dediche sui libri usando pene e calamaio.
Però, diciamo le cose come stanno, il nudo maschile funziona ancora poco, c'è tanta strada da fare prima di arrivare alla parità nello sfruttamento dei corpi.
Quindi, attualmente e  realisticamente, uno scrittore maschio per avere successo nelle serate culturali dovrebbe diventare transgender e mostrare le tette, finte ma pur sempre tette, o in alternativa avere un'amica che si esibisce nuda mentre lui presenta il libro, però, in questo caso, è altissima la probabilità che arrivino accuse di sfruttare il corpo femminile per promuoversi, anche se la si è presentata come performance artistica, essendo  l'oggetto promosso il libro di un maschio risulta più palese il meccanismo.
Sarebbe meglio uscire da questo, andando oltre, distruggendo l'ipocrisia che regge tutto ciò.
Si potrebbe creare una serata culturale con ammucchiata dei partecipanti.
Oppure mettere che è obbligatorio presenziare senza vestiti. O anche se è un libro di cucina, assumere delle pornostar come procaci cameriere, con regolare contratto, che si spalmino le ricette del libro sul corpo e le facciano assaggiare ai partecipanti, con orgia generale finale.
Cose del genere, che facciano diventare una cosa da poco un seno nudo, denudando anche il meccanismo che regge tutto il mercato, basato sull'inibire la sessualità e poi solleticarla per vendere i prodotti. Meglio perciò una sessualità esplicita, pornografica, che vada oltre  le regole del consentito dal buon gusto borghese ipocrita, guardiano di questo sistema economico.
Lo so che sarebbe ancor meglio guardare che libro è e se può interessare, ma per andare all'essenza delle cose bisognerebbe vivere in una società ideale e non mi pare lo sia la nostra.

Kelly Madison


sabato 11 novembre 2017

657 - CORPI CALDI E CULI FREDDI

Cerco sempre le parole disperse tra i momenti bruciati delle vite dimenticate e non me ne frega niente dello scrittore alla moda, whisky&soda, che mi suggerite.
Non ho niente, né lavoro, né famiglia, né soldi in banca.
Ho solo debiti e nessuna prospettiva, sto male, sopravvivo alla giornata, isolato ai margini della società.
Rido e scherzo continuamente, ossessivamente, per dimenticarmi e per dimenticare che non sarò mai come chi mi circonda.
Ogni tanto, molto raramente, trovo qualcuna disperata quanto me, naufragata nella sua vita, ci si guarda negli occhi, ci si bacia, ci si accoppia, ma non mi piace, è un'unione tra naufraghi alla deriva, ci si penetra per sentirsi meno soli.
Mi piace solo quando abbiamo finito, che ci si siede su una pietra in riva al mare o sulla lamiera del cofano dell'automobile, tenendosi abbracciati, col caldo che si forma tra di noi e il freddo del mondo esterno che si sente sotto il culo.
Poi ognuno ritorna ad affogare nella propria vita, ma quell'attimo di calore tra corpi caldi e rilassati di disperati con culi freddi resta un po' dentro, aiutando a sopportare meglio tutto.

Aggiungi didascalia

venerdì 13 ottobre 2017

656 - INCOMPATIBILMENTE

Siamo fondamentalmente incompatibili.
Ci vogliamo bene finché non ci conosciamo e siamo distratti da altro. Come quelle coppie che hanno figli, lavorano, ma poi raggiunta la pensione e con i figli grandi si guardano in faccia e non si sopportano, ha funzionato finché erano distratti da altro. L'amore è spesso solo un'ubriacatura sessuale, quando passa la sbornia ti trovi legato a un estraneo insopportabile.
Pure l'amicizia funziona finché non ci si accorge che l'amico non è quello che volevamo e immaginavamo noi.
Poi c'è il peggio, l'amicizia finta dei social network, centinaia o migliaia di amici, ed è tutto un volersi bene e fingere di conoscersi; ma se uno sta male ha solo il cane con cui parlare; o anche se muore non se ne accorge nessuno, al massimo avrà rip e frasi fatte, poi l'oblio definitivo.
Intanto il tempo passa e i sogni s'infrangono sulla scogliera di una vita fallita.
Passano gli anni e restano i momenti; passano le persone e restano i gesti; passano gli affetti e ti resta il cazzo in mano.
Cerchiamo di distrarci dalle nostre solitudini riempendoci di immondizia mediatica, le immagini di divi diventano nuove divinità, i nuovi santini delle nuove vecchie bigotte.
Distratti e sommersi dal rumore vuoto della comunicazione di massa, fingiamo di essere vicini a centinaia di chilometri, inebetiti davanti a un piccolo monitor, distraendoci per dimenticarci.
Io sono stanco, mi arrabatto per sopravvivere, cerco di ridere anche quando ci sarebbe da piangere, ma più passa il tempo e più mi sento disperso, su un pianeta pieno di gente insopportabile e dannosa.
Allora mi drogo con qualche illusione, fin da bambino, apro un vecchio atlante e mi immagino a vivere in qualche luogo sperduto, e ci abito veramente, leggo tutto ciò che riguarda quel posto, guardo video e documentari, sono lì. Se mi capita di parlarne con qualcuno succede frequentemente che creda ci sia stato veramente, quando dico che non ci sono mai stato ci resta malissimo, si legge sul viso una smorfia di delusione, capisce che sono solo un pazzoide illuso, che si distrae sognando a occhi aperti.
Ma non capisce che sono stato più là, dove immaginavo di essere, che qui dove sono.
Ora è alcuni mesi che abito sulle isole Azzorre, abbiamo una natura verde e incontaminata con un clima che mi piace, più fresco delle Canarie occidentali dove abitavo prima, ma più mite e temperato della Tasmania dove abitavo qualche anno fa. Ci sto bene, piove spesso e tira molto vento, ma a me piace, poco abitate e disperse nell'oceano, sono luoghi ideali per villeggiature dark gotiche.
Credo che mi stabilirò in questi luoghi per sempre.
Se passate venite a trovarmi, sono lì, mentre qui, tra le nebbie della pianura padana, troverete solo il mio corpo vuoto.


venerdì 28 aprile 2017

630 - SENZA MUTANDE

Conoscevo un poliziotto, perché andava insieme alla sorella di una con cui trombavo, quando mi vedeva mi pagava sempre da bere, gentilissimo.
Una sera si fermarono, lui e la sorella, con l'auto accanto alla mia mentre eravamo io e lei seduti sullo stesso sedile, faccia a faccia, in un parcheggio isolato vicino alla spiaggia. Ci si mise a parlare dai finestrini, poi all'improvviso loro scesero e salirono su in macchina mia nei sedili dietro, per parlare meglio, ma noi dalla cintola in giù si era nudi, poiché glielo stavo infilando con lei seduta sopra quando si sono fermati. Lei fece in tempo a tirarsi giù la gonna e a passare sul sedile a lato, ma io non feci in tempo a trovare i calzoni e le mutande, erano finiti sotto i sedili.
Così cercai di fare l'indifferente, chiacchierando amabilmente, con tutti gli altri vestiti a bordo dell'auto e io al posto di guida senza mutande nonché calzoni, col cazzo ormai ammosciato e sballonzolante che faceva capolino da sotto la camicia, cominciavo a sentire anche un certo freschetto ai genitali.
Poi, dopo una mezz'ora, proposero di andare in un bar a bere qualcosa, dissero di salire sulla loro auto, ma io insistetti per andare con la mia dato che eravamo già seduti, anche perché non mi andava di scendere e salire da loro con culo e genitali nudi.
Avevo i sandali vicini ai piedi e riuscii a infilarmeli in fretta, diedi una pulita al parabrezza appannato con la pezza gialla per pulire i vetri che mi aveva dato in omaggio il benzinaio, così me la appoggiai sul pube infreddolito, partii.
Mentre guidavo temevo di trovare i vigili, o qualcosa del genere, che mi fermassero con l'auto per un controllo e notassero che ero smutandato, con la pezza gialla dell'Agip sul cazzo.
Fermai l'auto davanti al bar, scesero tutti, mi attardai a scendere, quando furono entrati in bar mi misi a cercare i calzoni e le mutande, erano finiti sotto l'altro sedile, non riuscendo a prenderli mi posizionai in ginocchio sul mio sedile con la testa in giù, sotto l'altro, per riuscire ad afferrarli.
Tornò indietro lui per vedere perché non scendevo dall'auto e trovò il mio culo con il retro dello scroto appoggiati al finestrino, mentre tentavo di prendere i calzoni e le mutande, fece il giro dall'altro lato, ero riuscito a prenderli, con mutande e pantaloni in mano alzai la testa e lo vidi che mi guardava esterrefatto dal finestrino lato passeggero, gli dissi: "Mi sto cambiando, arrivo subito!".
Lui mi fece un cenno di assenso e un sorriso complice, tornò in bar.
Magari, influenzato dal fatto che prima in auto ascoltavo i Roxy Music in sottofondo, avrà pensato di trovarsi di fronte a una specie di Bryan Ferry, un tipo talmente elegante e raffinato che si cambiava di slip e calzoni prima di entrare in un bar, mettendone di più adatti per l'occasione.
In fondo era una brava persona, raccontava che non c'era lavoro dalle sue parti, si trovava lavoro solo con raccomandazioni di personaggi che gli faceva schifo andare a chiedere loro dei favori o nella criminalità, mentre lui voleva un lavoro onesto, allora aveva scelto di fare il gendarme; non era un montato, era tranquillo, democratico, non era uno sbirro fascistoide demente ed esaltato.
Anche quella volta pagò da bere e non mi attaccò nessuna multa ai genitali o al culo che avevo esposti, senza alcuna autorizzazione comunale per l'esposizione di parti intime in luogo pubblico.




martedì 14 febbraio 2017

618 - LE ZAVORRE DI SAN VALENTINO

Non ho mai festeggiato San Valentino essendo che odio i legami sentimentali, inoltre la ritengo una festa strumentale inventata per spillare soldi alla gente meno avveduta. Ma una volta da ragazzo ho beccato San Valentino proprio nel periodo in cui si faceva sesso bene insieme con una tipa, un po' noiosa e rompicoglioni, ma molto carina, sensuale e disinibita sessualmente.
Lei ha iniziato una ventina di giorni prima a farmi una pressione psicologica, dicendomi di San Valentino ed elencandomi le collanine e i braccialetti che le avevano regalato negli anni precedenti un paio di suoi ex. Come quasi sempre nella mia vita, tranne rarissimi brevi periodi, non avevo soldi, tuttavia al mio apparato genitale dispiaceva molto se si arrabbiava e finiva tutto, il mio cervello invece mi diceva di mandarla affanculo e che era una mezza ebete rincoglionita dalle convenzioni.
Dibattuto dentro di me tra queste due voci divergenti, mi aggiravo confuso in un freddo febbraio camminando per le strade del centro, guardando le vetrine che esponevano oggetti adatti allo scopo, ma con prezzi improponibili per le mie vuote tasche. Deluso risalii in auto e andai al supermarket, perché visto che stavo andando in centro con l'automobile mia madre mi aveva chiesto di comprarle alcune cose, che erano pesanti da portare con la bicicletta quando andava a fare la spesa.
Tra i vari oggetti da prendere, scritti sul foglietto che mi aveva dato, c'era un fustino di detersivo.
Arrivato davanti ai detersivi vidi che quello di un'altra marca aveva in regalo un ciondolo a forma di cuore d'argento, da appendere alla collana o al braccialetto. Presi subito quello.
Arrivato a casa lo diedi a mia madre il fustino, dicendole che quello che voleva lei non l'avevo visto e che avevo preso quello perché mi serviva il regalo, lo aprii e presi tra la polvere del detersivo il sacchettino di nylon con dentro il cuoricino. Mi accorsi che non era in vero argento, ma placcato, e nel sacchetto era finito del detersivo. Lo tolsi dal sacchetto e lo misi dentro una scatolina con il marchio di una oreficeria, in cui c'erano dei gemelli da polsino che mi avevano regalato da bambino e non avevo mai adoperato.
Ora sembrava lo avessi preso in oreficeria, trovai della carta da regalo e un nastrino colorato, così feci un bel pacchettino. Il giorno di San Valentino andai a trovarla e glielo diedi.
Lei lo aprì radiosa aspettandosi una gran cosa, invece c'era quel cuore d'argento (finto), sorrise forzatamante dicendomi un tiepido grazie, allora le dissi che avevo scelto quello perché mi aveva detto che aveva già tante collane e braccialetti, avevo pensato che non ne volesse altri oggetti simili, così mi sono immaginato preferisse un regalo simile, che poteva appendere dove voleva.
Perplessa dall'impressione d'essersi fregata da sé raccontandomi delle collane e dei bracciali che le avevano regalato, ma un po' più convinta, se lo appese alla collana d'oro.
Cominciammo a far sesso.
Baciandola sul collo e poi sul seno sentivo una puzza tremenda da detersivo, che proveniva dal ciondolo. Cominciai anche a leccarla, ma girando al largo dal ciondolo, m'era venuta la paranoia che il detersivo di cui era impregnato fosse tossico se mi finiva in bocca.
Lei se ne accorse e lo annusò, le dissi che probabilmente l'orefice lo aveva toccato con le mani da profumo e continuai a baciarla e leccarla, scendendo più in basso, anche per distrarla.
Quando finimmo andammo davanti al bar e trovammo tre sue amiche incazzate come iene con l'universo, perché non avevano nemmeno un fesso per San Valentino, quindi con una gran voglia di rompere il cazzo al prossimo.
Una notò il ciondolo, lei disse: "Me lo ha regalato lui."
Ma subito un'altra disse che sua zia ne aveva trovato uno identico nel detersivo.
Intervenni dicendole che lo avevo comprato in oreficeria, e nei detersivi mettevano imitazioni dei gioielli più famosi, infatti quello era l'originale, imitato.
Dissi a lei di farle vedere la scatolina dell'oreficeria e gliela mostrò.
La vipera umana insisteva, si avvicinò e cominciò a guardarlo, si accorse che non era vero argento, si accorse anche dell'odore, iniziò a ridere come una scema, urlando che sa persino puzza da detersivo.
La guardai con disprezzo come se fosse una merda di cane schiacciata, dicendole che è da persone volgari e maleducate analizzare i regali, inoltre ribadii che lo avevo preso dall'orefice.
Lei disse: "Allora ti ha fregato!"
"Ci andrò e gli parlerò!" Le risposi, con tono arrabbiato.
Si ammutolirono tutte, pensando che mi fossi incazzato per la fregatura presa.
Salutai, salii in macchina e me ne andai.
Da allora evitai anche lei, tranne un paio di trombate casuali per nostalgia reciproca, ma mi aveva schifato troppo trovarmi in una situazione così stupida e a me estranea, di solito non mento mai a quelli a cui voglio bene, ma ero stato costretto dalla situazione creata dall'ottusità altrui.
Bisogna essere razzisti solo con gli idioti, evitando di averci troppo a che fare, altrimenti saranno zavorre che ti tirano a fondo, al loro livello mentale, rovinandoti la vita e facendoti diventare ciò che non sei.




domenica 29 gennaio 2017

614 - THE RIVER

Tra le canzoni migliori di tutti i tempi metterei "The River" di Bruce Springsteen.
Magari è come con le altre canzoni che si preferiscono, ci piacciono in modo particolare per i ricordi personali che si portano appresso, ma questa mi pare anche ascoltandola obbiettivamente che sia indiscutibilmente meravigliosa
Si tratta di una canzone adatta a percorrere miglia e miglia nella notte, a bordo di una grande e comoda automobile lanciata lungo qualche highway americana, circondati da scenari naturali.
Mentre nel mio caso ricordo che eravamo su una piccola Nsu Prinz beige di un mio amico, nella notte, ma lungo strade provinciali, con un impianto stereo che lo aveva fatto diventare mono, in quanto aveva comprato due altoparlanti Pioneer scontatissimi, perché uno non funzionava.
Giravamo per ore nella notte, abbastanza sconvolti, su questa auto minuscola, lui alla guida e io a fianco, con la mano mi reggevo a una maniglia che c'era sul cruscotto dal lato passeggero, come se facessimo i 200 all'ora, quando invece facevamo al massimo i 60 all'ora. Era un'auto comoda nonostante le dimensioni, con dei sedili ben imbottiti. Trovavamo anche spesso da accoppiarci in posti sperduti, paesini dimenticati da Dio e dagli uomini, spersi tra la pianura padana e il mare, in cui arrivavamo alla sera su quest'auto da cui si vedevano a bordo due nasi tra i capelli, in quanto avevamo i capelli lunghi entrambi, anche sul volto, da cui spuntavano i nostri due nasoni, uno più grande dell'altro. Lui assomigliava un po' al chitarrista degli Who, Pete Townshend, mentre io con quei capelli e gli occhiali tondi in quel periodo mi dicevano che assomigliavo un po' a John Lennon, altre volte al tastierista dei Doors, Ray Manzarek.  Io ero più influenzato dal punk rock e dai nuovi suoni new wave, mentre lui era più portato per il rock blues più classico dei miti del rock, ma Led Zeppelin, Who e Rolling Stones piacevano ad entrambi, poi Motorhead e AC/DC, però in quel periodo c'era The River quasi fisso sullo stereo mangiacassette. Faceva da contrappunto alla nostra allegra demenza, da sottofondo per le riflessioni serie, ci ricordava la malinconia del vivere e l'energia della ribellione che faceva fuggire dalle convenzioni, era un socialismo rock incarnato nel Boss, che stava dalla parte di chi aveva problemi, dell'altra America, quella gente con i problemi comuni, vagante per le strade che attraversava le zone buie degli esclusi da quel sogno americano creatore di illusioni patinate, per spingere la gente a consumare fino a consumarsi per raggiungerle, no, il Boss ti diceva che vai bene anche tu con la tua normalità, non sei un perdente bensì una persona reale e lui era con te, ti capiva, si sgolava cantando le nostre canzoni, era la colonna sonora giusta, si esibiva in concerti interminabili, senza risparmiarsi, un vero operaio del rock, un operaio miliardario d'accordo, ma perlomeno lo percepivamo meno stronzo e più simpatico di molti altri.
In ogni caso noi attiravamo l'attenzione in quei luoghi dispersi, vestiti strani e con i capelli lunghi,
facevamo anche degli atti comici, per esempio se c'era la strada che conduceva alla piazzetta del paesino che scendeva dall'argine fino alla piazza e poi la strada proseguiva risalendo sull'argine, lui  scendeva dalla discesa con il cambio in folle e proseguiva per inerzia la corsa sulla strada che saliva, finché l'auto si fermava e accelerava in folle, sembrava che l'auto non ce la facesse a salire, metteva la retromarcia e scendeva facendo il giro della piazza in retromarcia; oppure se c'erano delle buche sulla strada fingevamo che stesse per esplodere l'auto, mettendoci le braccia davanti al volto; eravamo una specie di Freak Brothers che facevano i pagliacci, attirando le risate e l'attenzione dei giovani del luogo, facendo facilmente amicizia attaccavamo discorso con le ragazze che c'erano ed erano il nostro vero obbiettivo, poiché il fine era divertirci e fare sesso, il più possibile.
In vita mia non ho più visto uno abile come lui a smutandare le ragazze appena conosciute, dopo neanche mezz'ora con una che non aveva mai conosciuto prima, mentre si parlava, cominciava a limonarla e rovistarle nelle mutande, in mezzo a tutti, senza appartarsi, pochi minuti dopo magari gliela stava leccando, è capitato anche su una panchina in mezzo alla piazza del paese, con la gente che passava e guardava, ma la tipa era tutta presa e non se ne curava, lui meno ancora visto che era veramente senza vergogna.  Mi sorprendeva in particolare quando riusciva a farlo anche con tipe che sembrava se la conservassero con cura, apparentemente bigotte e represse, di quelle che ci si immagina nude con la muffa sulla topa pelosissima, a forza di ignorarla e tenerla rinchiusa nelle mutande. Era avvantaggiato dal fatto che puntava soprattutto le bruttine e pure le bruttone, queste non essendo abituate a molte attenzioni si scioglievano trovandosi davanti uno che a ogni parola trasmetteva loro un preciso messaggio : "Mi piaci, ti desidero, voglio far sesso con te, adesso, subito!"
Sembrava uscito da un film porno e in effetti era un po' così, perché era cresciuto leggendo continuamente le riviste porno fregate a suo fratello molto più vecchio di lui, poi da giovanissimo aveva trovato una sposata di mezza età e alcolizzata che lo faceva trombare, anche con suo marito cornuto felice in casa, perciò aveva acquisito quella visione del sesso molto spontanea e naturale, era un abilissimo vero artista del cazzo.
Così lui mi tirava la volata e combinavo qualcosa pure io con qualche altra ragazza, magari pure più carina di quella con cui stava accoppiandosi lui, nonostante fossi mille volte più imbranato nell'approcciarmi; se ero da solo una doveva strofinarmela in fronte, per farmi capire che ci stava.
Tra i
I capelli lunghi bruciacchiati davanti quasi ogni volta che mi accendevo una sigaretta, le birre, i profumi delle notti d'estate...con "The River" in sottofondo; tuttora, dopo decenni, quando riascolto l'album e la canzone omonima in particolare, mi ricordo quel periodo e mi pare di percepire ancora tutti gli odori di quel tempo andato.
Lui una sera mentre stava tornando da un matrimonio di un suo parente, dove aveva trovato un cameriere che aveva del fumo, rintronato al massimo da alcol e fumate, è finito in un fosso profondo con la Prinz, distruggendola.
Venne con la bicicletta da donna di sua madre al bar a raccontarcelo, quando gli chiedemmo dove era successo ci disse la strada e che era successo nel punto in cui c'era il curvone.
Ma non c'era nessun curvone su quella strada, così andammo in quattro su con uno che aveva una Fiat 124 a vedere dov'era il curvone che diceva lui.
Scese dall'auto e ci mostrò un punto lungo il rettilineo: "Qui sono uscito di strada!"
Effettivamente si vedevano ancora dei pezzi della Prinz nel fosso, ma la strada la vedevamo tutti, tranne lui, come una linea retta, le prime curve erano due chilometri dopo da un lato e oltre tre chilometri dopo dall'altro. Ma si arrabbiò molto perché non vedevamo la curva che vedeva lui, allora stemmo zitti, pensammo fosse lo choc per l'incidente recente o era veramente potente quello che si era fumato.
Comunque era più addolorato per essersi rovinato il vestito a rigoni nuovo che per la macchina distrutta, ma era contento per essere riuscito a salvare l'autoradio e i per lui preziosi altoparlanti.
Ci disse che voleva prendersi un'auto più elegante.
Infatti dopo pochi giorni arrivò al bar con un auto di un elegante colore blu scuro, ma era un'altra Prinz Nsu, trovata d'occasione con centinaia di migliaia di chilometri fatti, ci aveva già istallato il suo impianto stereo/mono, con un altoparlante che non funzionava, con Bruce Springsteen che stava suonando e cantando le storie di chi era rimasto escluso dal sogno americano.





lunedì 19 settembre 2016

579 - DOMENICA MATTINA

...splatsplatplatsplatsplatsplat...
Driin Driin Driin...
- Buongiorno.
- Cosa volete?
- Il regno di Geova sta venendo!
- Anch'io stavo venendo, se voi non mi rompevate il cazzo.



sabato 5 marzo 2016

513 - Caramelle e ricordi

Ho letto che non faranno più le caramelle Rossana, quelle con la carta rossa.
A me non sono mai piaciute, ma mi stimolano i ricordi.
Per esempio una volta da ragazzo erano dei giorni che ero in giro tra treni, bus, autostop e dormire sulla panchine, così non mi lavavo da diversi dì e mi facevo schifo da me.
Incontrai casualmente degli amici che conoscevo, mi invitarono in un bar a bere qualcosa.
Andai a pisciare nel bagno del bar per rinfrescarmi anche un po', ma purtroppo vidi che c'era il lavandino fuori uso, avevo i genitali sudatissimi, allora presi una caramella Rossana che avevo ancora in tasca perché non mi piaceva, la scartai e con la carta rossa presi l'uccello per pisciare, senza così sporcarmi le mani con quel cazzaccio schifosissimo.
Rimasi per un po' a rimirarmi il pene incartato con la carta rossa che pisciava, mi piaceva molto quell'immagine, se avessi avuto una macchina fotografica avrei fatto una foto e sono sicuro che sarebbe stata considerata una vera opera d'arte contemporanea, con quel magnifico gioco di colori e quell'armonia di dimensioni.
Poi ritornai in compagnia.
Ma c'era nel gruppo una che conoscevo già, molto distinta, di quelle che prendono tutto col fazzolettino, sempre profumata e ordinata, stranamente le piacevo più delle altre volte, mi guardava ammiccante, se dicevo una frase qualsiasi rideva esageratamente, cercava di attirare le mia attenzione.
Così andò a finire che si propose lei di darmi un pasaggio, e poco dopo partiti si appartò senza che le dicessi niente nel vialetto sterrato di un boschetto, accanto a un canale.
Iniziò immediatamente a baciarmi.
Ero imbarazzatissimo per le mie condizioni igieniche, rispondevo freddino al slinguazzamento, preoccupato sentivo che me lo stava tirando fuori durante il limonamento.
All'improvviso con mio disappunto si precipitò con la testa in giù a succhiarlo, in un baleno se lo mise in bocca.
Credevo protestasse a sentirne il gusto, invece vidi che proseguiva con maggiore foga ed entusiasmo, con mia sorpresa le piaceva di più così, col gusto lungo e l'aroma intenso.
Mi fece riflettere, spesso quelle più ordinate e maniache della pulizia poi vengono stimolate ormonalmente dall'uomo sozzo ed ecco che si gettano a capofitto su un cazzo che fa schifo persino al suo proprietario.
Questo è un equilibrio naturale, quando si è troppo da una parte la natura ti stimola ad andare verso l'altra, così come a quella bionda piace il moro, alla bassa piace l'alto, all'alta il basso, alla grossa il magro, ecco che alla pulitina piace ciucciarsi il cazzo unto.
Avevo letto anche di un esperimento in cui davano da annusare a delle donne degli indumenti di uomini e notarono che sceglievano quelli col dna più lontano dal loro. La natura nella sua saggezza ci spinge a un equlibrio, stimolandoci ormonalmente verso chi è tanto diverso da noi.
Probabilmente se ero pulito non le avrei stimolato gli ormoni e non avrei combinato niente. Inoltre con la sua foga me lo aveva tirato lustro, così lustro che potevo esibirlo anche in una esposizione universale di cazzi puliti e avrei vinto sicuramente una qualche medaglia.
Un mondo migliore si realizza quando viviamo in equilibrio con la nostra natura, che saggiamente ci guida.

giovedì 19 marzo 2015

436 - LA SETTA

Quando di notte mi sento solo e ho voglia di compagnia salgo sulla mia vecchia macchina prossima all'autodemolizione, vado al distributore automatico e faccio 10 euro di benzina, poi mi avvio lungo le strade più desolate che conosco.
In quel profondo della notte in cui non c'è nessuno anche di giorno mi sento in compagnia, accendo la radio su qualche programma jazz, rivivo nella mente e rido con episodi divertenti del mio passato, passo affettuosamente il braccio dietro il poggiatesta del sedile accanto, così mi sembra d'essere in compagnia con una ragazza che mi ama e sto meglio, ogni tanto le dico qualcosa.
Ora sto passando lungo una stradina che costeggia la pineta, dal lato opposto della strada invece si aprono infiniti e desertici campi di terra arati, in questa notte di novembre dai finestrini leggermente abbassati percepisco l'odore di terra rivoltata, le viscere del terreno spandono nell'aria i loro umori.
All'improvviso vedo una ragazza che cammina nella pineta, con un vestito bianco lungo, una fascia bianca in fronte che trattiene i capelli lunghi e mori, mi pare scalza, sarà a 30 metri dalla strada, cammina tenendosi accanto a dove iniziano i pini.
Rallento, mi fa un ampio cenno con un braccio, come a invitarmi ad andare da lei, sono spaventato da quella visione improvvisa, razionalizzo, potrebbe aver bisogno d'aiuto, blocco la macchina.
Scendo e cammino verso di lei.
Lei entra nella pineta e mi fa il gesto di seguirla. Mi fermo un attimo, spero non sia un trappolone, spero non sia con qualcuno che mi assale, torno indietro alla macchina,  dalla borsa degli attrezzi sotto il sedile senza farmi notare prendo un taglierino e me lo metto in tasca, tolgo le chiavi e chiudo a chiave la portiera, ritorno verso la pineta.
Lei la intravedo tra i primi pini, mi sta aspettando.
Quando le sono vicino le chiedo:  - Ma cosa ci fai in piena notte da sola nella pineta? Hai bisogno di qualcosa?
Lei con un fil di voce mi risponde:
- Ssssssshhhhh non parlare ad alta voce, rispetta lo spirito degli alberi, sussurrami solo le tue parole più dolci, parlami del tuo amore.
- Ma che cazzo ti sei fumata? Dai vieni che ti riporto a casa, prendi freddo scalza e ti ferisci i piedi.
- Non posso abbandonare la foresta, perdo il mio spirito se mi allontano da questo mio habitat.
- Ma lascia perdere che non è una foresta è una pineta, vieni via che qua è pieno di merde cagate e fazzoletti sborrati o smerdati, che spirito vuoi che ci sia, e sta attenta che non ti pianti una siringa in un piede.
Esce dalla penombra, la vedo in faccia illuminata dalla luna, è sui venticinque anni, bianchissima, magrissima, mi porge la mano, la prendo, è fredda.
- Senti che mano gelida che hai, dai vieni che ti prendi un malanno qui scalza e al freddo.
Si avvicina a mi bacia, ha la bocca che sa di terra, la lingua è calda e mi penetra, ricambio il gioco. Sono già eccitato come un toro da monta. Le tocco le tette, lei con una forza inaspettata mi blocca le mani.
- Puoi solo baciarmi, puoi solo ascoltare il mio spirito e farti penetrare da lui.
- Solo baciarti, ma che è? Non sarai di qualche religione del cazzo che proibisce anche di toccarsi i genitali.
- Sono la figlia della foresta, il mio spirito guida è il mio maestro Skarkaio Papalon.
- Cos'è un indiano?
- No era un disoccupato veneto che bestemmiava e sputava sempre a terra, i suoi compaesani lo ritenevano uno stupido e lo avevano soprannominato Skarkaio Papalon, ma lui un giorno camminando nella foresta in cerca di pinoli ha avuto un'illuminazione, ha adottato il nome che voleva denigrarlo e ne ha fatto il punto di partenza di una nuova vita, in cui le brutture del mondo ti scivolano via, e tu diventi più forte con lo spirito della natura nelle foreste che ti protegge dalle negatività di questa civiltà.
- Ah ho capito adesso chi sei! Sei una dei drogati che vivono nelle roulotte sull'argine del canale.
Skarkaio ho capito chi è, è un idiota che rubava le autoradio per farsi, aveva fregato anche la mia che avevo, ora si è messo a fare il guru del cazzo per i fessi che ci credono, ha fatto quella specie di villaggio abusivo con le roulotte, così con le quattro fregnacce che racconta  ha chi vende i braccialettini, spaccia o chiede la carità per lui, ed è pieno di soldi. Non farti fregare da quell'imbecille.
- Non parlare così di Skarkaio, è il mio maestro di vita, è la  mia vita, è tutto.
- E' uno stronzo, ascolta me.
- Lui è Dio.
- Allora va affanculo tu e il tuo dio del cazzo, svegliati, dio non frega le autoradio, dio non è un pezzo di merda.
Lei si mette le mani sulle orecchie e si mette a piangere: - Non puoi parlare così di Skarkaio, mi fai morire dal dispiacere.
Mi dispiace vederla piangere, la sento come una creatura indifesa e sofferente, mi avvicino e le dico:
- Scusa, non volevo farti star male.
L'abbraccio e le bacio la fronte.
Lei si asciuga le lacrime col dorso delle mani, poi mi guarda sorridendo e mi dice:
- Tu hai solo bisogno di tanto amore, ora prego per te.
Si inginocchia davanti a me con le mani giunte, chiude gli occhi rivolgendo il viso verso l'alto, la luna le illumina il viso, è bellissima.
Le chiedo: - Stai pregando per me?
Senza rispondermi mi apre la cintura e mi abbassa i pantaloni, mi abbassa i boxer e comincia a succhiarmelo tenendo le mani giunte.
- Sì, cazzo sì, questa sì che è una bella preghiera, e bravo Skarkaio, si è inventato una bellissima religione, mi dispiace averne parlato male.
Lei sentendo le mie parole si entusiasma e me lo succhia con maggiore impegno, si stacca un attimo e mi dice:
- Prega anche tu, ricambia.
Mi abbasso, mi stendo a terra, la faccio salire sopra di me in posizione inversa, le alzo il vestito ed è senza mutande, inizio a leccarla mentre lei riprende a succhiarlo.
Ha la figa sporca di  residui di piscio, sputo via, le ho fatto il bidet, riprendo col leccaggio,
Un sessantanove lungo e strepitoso, ci veniamo addosso quasi contemporaneamente, a pochi secondi di distanza.
Lei si volta, mi raggiunge e mi bacia in bocca, dicendomi:
- Grazie di aver pregato con me, ora sei anche tu un figlio della foresta, vieni a pregare con noi.
- Ma io...
Si alza e mi prende la mano: - Dai vieni con me.
La seguo sistemandomi i calzoni, attraversiamo la pineta per un duecento metri, e sbocchiamo su una stradina sterrata che porta all'argine del canale dove ci sono le roulotte di Skarkaio e i suoi adepti.
Arrivati alla roulotte lei bussa alla roulotte  più grande e nuova:
- Chi è che rompe i coglioni al Grande Maestro Skarkaio a quest'ora?
- Sono Samantha, Mi scusi Grande Maestro ma ho trovato un nuovo fedele.
- Fallo venire dentro a pregare con me.
Samantha mi dice: - Vai il Grande Maestro ti aspetta.
Entro, chiudo la porta alle mie spalle, Skarkaio è girato, si volta con il cazzo fuori, mi riconosce.
- Tu! Cosa fai qui? Cosa vuoi?
Gli tiro un calcione sullo stomaco che si piega in ginocchio, gli stringo la sciarpetta che ha al collo con la sinistra, sollevandolo, fino a farlo stare in punta di piedi, con la destra estraggo dai calzoni il taglierino e glielo punto alla gola
- Senti buffone merda umana, una volta mi hai fregato la radio e non ti ho trovato per sfondarti, so che sei stato tu, ora ascoltami bene: dici a Samantha che deve venire con me e starmi sempre vicino, che sarò io il suo maestro di vita da adesso in poi, altrimenti ti spacco le ossa e poi ti butto nel canale.
- Va bene, va bene, dai non stiamo a litigare, non farmi male, scusa, ti do anche i soldi dell'autoradio.
Lo lascio, apre un cassetto e mi porge due biglietti da cento euro, li prendo e me li metto in tasca insieme al taglierino, costava 70 euro l'autoradio, ci guadagno.
Apre la porta della roulotte e chiama Samantha.
Lei sale nella roulotte.
- Ascoltami Samatha, quest'uomo ho percepito che è la tua guida, da adesso sarà lui il tuo maestro di vita, io ho finito il percorso con te, inizia il suo che continuerà per il resto della tua vita.
Lei si mette a piangere, e si inginocchia a terra:
- Grazie Grande Maestro Skarkaio, posso ringraziarla pregando un'ultima volta con lei?
Le urlo: - NO!
La afferro per le spalle e la sollevo.
- Puoi pregare solo con me da adesso in poi.
- Grazie Grande Maestro Cometichiami?
- Mi chiamo Luca Andetti, tu chiamami Luca e basta, senza grandi e maestri.
Lei si abbassa per pregare succhiandomelo.
La rialzo: - Vieni con me a casa mia, che preghiamo lì e a lungo.
La porto a casa.
Tre mesi e mezzo di passione e felicità.
Poi un giorno mi dice: - Chiamandoti Luca invece di Maestro ti vedo in un'altra luce, come umano, ho cominciato a pensare a me stessa e ho deciso di andare via, riprendo a studiare all'università che mi mancano solo tre esami per laurearmi in economia, è stato bello ma non sento più quella devozione che avevo all'inizio.
- Non andartene Samantha, dai, ti voglio bene, sto male se te ne vai.
- Mi dispiace Luca ma non sento più quella devozione. Devo andare. Ciao.
- Ciao.
Esce.
Penso che Skarkaio è più furbo di me, allontanandomi dalla soggezione religiosa non facendomi chiamare Grande Maestro alla fine ha visto l'umano che sono e non l'idealizzazione del divino, così l'ho persa.
Però finalmente è una donna libera, in fondo sono più contento così, perché la amo veramente.



mercoledì 19 novembre 2014

392 - L'ascia o raddoppia (racconto d'amore)

Dormiva.
Avevano appena litigato, le aveva detto che domani mattina se ne sarebbe andato via per sempre e adesso dormiva beato; mentre lei aveva le budella che si contorcevano dal dispiacere, le mancava l'aria, le girava la testa, le pareva di svenire...e lui se la dormiva.
Si allontanò da quella visione che la faceva stare ancora più male, scese in garage
Si sentiva sola come mai in vita sua, si rendeva conto che era solo un oggetto di carne da usare e gettare, nessuno le aveva mai dato del vero amore, le rapivano il cuore per quell'attimo che consentiva loro di usarla sessualmente e poi fuggivano, e il cuore glielo buttavano dal finestrino dell'auto in fuga, che cadesse, si frantumasse, si essiccasse al sole tra i tormenti della sua anima.
Pesando ciò rivolse lo sguardo verso la lampadina che non era il sole, ma come un sole illuminava impietosa la fine delle sue illusioni.
Di lei non gliene importava più niente, era stata una figa da usare per aggiungerla alla raccolta, e ora era diventata solamente un numero in più sulla lista delle donne trombate con cui pavoneggiarsi al bar, durante l'aperitivo con gli amici.
Facendo questi ragionamenti la colse un nervoso indicibile, cominciò a sbattere la testa contro il muro, il dolore le fece aumentare la rabbia, vide nell'angolo del garage il ceppo con l'ascia che aveva usato il coglione per tagliare la legna, l'aveva lasciata lì senza rimetterla al suo posto, abbandonava tutto, pensava solo a se stesso, non si curava di niente e nessuno.
Ormai i nervi erano un fascio unico d'odio verso di lui, prese l'ascia.
Cominciò una danza folle, girando su se stessa brandendo con entrambe le mani il manico dell'ascia la sbatteva ovunque, poi la puntava come un'alabarda e si immaginava di infilzarlo, colpendo forte il muro.
All'improvviso si fermò, salì le scale di corsa, andò in camera da letto, si fermò davanti al letto alzando l'ascia con entrambe le mani sopra la sua testa e stette a guardarlo mentre lui ancora dormiva nudo, girato con la schiena verso di lei.
Una botta improvvisa alla testa la fece accasciare, intanto il pavimento emetteva un fragore metallico.
Sentì le sue urla:
- Vecchia gallina idiota, volevi farmi del male con quell'ascia! Ben ti sta che si sia staccata dal manico e ti abbia rotto quella testa da troia.
Balzò giù dal letto e le diede un calcio nel culo che la fece finire sotto il letto, con la testa e ora pure il culo doloranti; poi la tirò per i piedi, estraendola da sotto il letto, la sollevò di peso e la gettò dentro la stanzina del ripostiglio, chiudendo la porta a chiave.
Lei si chinò in quello stanzino chiuso e appoggiò la bocca alla serratura, urlando:
- Tirami fuori di qui, non ti avrei mai fatto del male, volevo solo farti paura perché non voglio perderti.
Dopo una breve pausa lei urlò con tutta la forza che aveva: - TI AMOOOOOOOO!
Lui con voce calma le rispose: - Sai cosa penso del tuo amore? Avvicinati con l'orecchio alla serratura che te lo sussurro.
Si avvicinò subito, con l'orecchio aderente al buco della serratura dello sgabuzzino, in fremente attesa.
Sentì che si appoggiava alla porta, spinse ancor di più l'orecchio incollandolo contro la serratura.
- PRRRRRRRROOOOOOTTTTT!
Il frastuono di uno scorreggione le rimbombò nella cavità auricolare.
- Brutto ciccione bifolco, sei uno stupido cesso insensibile.
- Tu vecchia puttana sei insensibile, e pure completamente scema. Io posso anche dimagrire se voglio, tu invece vecchia e scema ci rimani. Inoltre sei pure incapace di succhiare i cazzi, fai cagare. Invece di rifarti il viso e le tette impara a fare i bocchini che è meglio. E poi il culo no, l'ingoio no, ma vedi di andartene affanculo tu e la tua slabbrata patacca pelata!
- Tu grassone col quel cazzetto da dieci centimetri che funziona una volta sì e una no credi d'essere tanto meglio? Ma vedi di andartene affanculo tu che questa è casa mia!
Sentì silenzio, poi la chiave girò e si aprì la porta.
Lui davanti alla porta con i boxer e i suoi vestiti sotto braccio disse: - E' finita, me ne vado per sempre.
Lei si gettò in ginocchio, ai suoi piedi, piangendo e singhiozzando riusci a dire:
- Io ti amo ancora Paul, non voglio restare sola.
- Guardiamo in faccia alla realtà Nancy, c'è troppa differenza tra noi, io ho 28 anni tu 61 e c'è poca intesa sessuale.
- Ma io sono disposta a fare tutto quello che vuoi, non abbandonarmi.
- Comincia a essere più sincera invece che sei falsa in tutto, ti fai le operazioni per falsificare l'età, ti fai chiamare Nancy invece di Annunziata falsificando il nome, fingi di essere ricca girando col macchinone invece sei piena di debiti, dici di essere disinibita invece non vuoi mai che te lo infili nel sedere che a me piacerebbe tanto.
- Farò tutto quello che vuoi, dai!
Paul prese in braccio Nancy e la depositò dolcemente sul letto sfatto, si distese di fianco a lei, la baciò delicatamente sulle labbra.
- Non sono così male allora, guarda che mi hanno detto un paio di volte che assomiglio un po' a Patty Pravo e un'altra volta che ho una certa somiglianza con Donatella Versace.
- Ma sì che sei bella, devi solo succhiare con più passione il cazzo e ingoiare.
Senza rispondere lei gli abbassò i boxer, si chinò e prese in bocca il corto e moscio cazzo, iniziò a stimolarlo come meglio poteva, sentì che le cresceva in bocca, continuò con foga finché finalmente le venne in bocca, soffocò subito l'istinto di mandarlo giù e ingoiò tutto quello schifo come fosse un'amara medicina, necessaria per star meglio.
Paul la guardò con amore, le bacio la fronte e le sussurrò: - Così si fa, amore mio.
Nancy fu pervasa da un senso di soddisfazione, gli aveva dimostrato tutto il suo amore, quanto ci teneva a lui, e sentiva che lui lo aveva capito
Gli sussurrò in un orecchio:
- Tesoro fammi anche il resto, fammi tutto ciò che vuoi, sono tutta tua
Lui con occhi felici le ribaciò la fronte e si alzò:
- Vado a prendere il burro in frigo, bisogna prima lubrificarlo bene come insegnava Ultimo tango a Parigi.
- Ma non c'è burro in frigo, non lo prendo più perché ho il colesterolo alto.
- Allora prenderò l'olio nella credenza.
Andò in cucina, lei sentì a lungo che rovistava, finalmente tornò con la bottiglia d'olio e un imbuto.
- Scusami amore se ti ho fatto aspettare ma non trovavo la bottiglia.
- Eppure mi pare di averla messa nel solito posto, ma che devi fare con l'imbuto?
- Sì, ma me lo ero scordato dove la metti, sono troppo preso dall'eccitazione e dall'amore per te, l'imbuto serve per oliare bene anche l'interno.
Paul si chinò, le allargò le chiappe e ci versò in mezzo un po' d'olio sfregandolo attorno all'ano, poi cominciò a penetrare nell'ano con le dita, lo allargò e lei sentì che ci infilava l'imbuto.
La mise col culo più in alto e spinse il petto più verso il letto, nel culo così alzato ci infilò più profondamente l'uscita dell'imbuto, poi cominciò a versarci dentro l'olio.
Tolse l'imbuto e le disse:
- Acqua e olio sono a posto signora.
E si mise a ridere rumorosamente, anche lei a testa in giù e culo in alto sorrise, un po' sforzata, non gradiva molto quando lui faceva le sue battute, quasi sempre volgari e sempre nei momenti più romantici.
Fu un'inculata che durò a lungo.
Appena lui venne e si staccò lei fu colta da una improvvisa necessità di correre a evacuare.
Mentre era chiusa in bagno lui dalla porta le chiese se le fosse piaciuto.
- Certo amore.
Anche se non era vero e le bruciava tremendamente il buco del culo.
- Allora ti preparo un altro gioco erotico, vedrai che ti piacerà, esco a prendere il materiale necessario.
- Un altro gioco? Mi vuoi far impazzire di piacere. Attendo con ansia, mi sto eccitando al solo pensiero.
- Torno subito, aspettami.
- Certo Paul, amore mio
Pensava più preoccupata che invogliata a che gioco potesse essere.
Uscì da  bagno e si mise sul divano ad aspettarlo.
Non lo rivide più tornare.
Si accorse più tardi che le aveva preso la macchina e gli 800 euro per le bollette che teneva nel cassetto della cucina.
Telefonò alla polizia, spiegò del tipo che le aveva preso la macchina e i soldi, le chiesero se sapeva come si chiamava.
- Era di origini francesi, mi aveva detto che si chiamava Paul, Paul Verlaine.
- Ma era uno scrittore.
- Mi aveva detto che studiava ancora letteratura all'università, non so se era anche scrittore.
- Il nome signora, è quello di uno scrittore che è morto da molti anni.
- Veramente? Io non seguo molto la letteratura, mi piace di più guardare la televisione e i balli latino americani.
- Signora, scusi se le parlo francamente, ma credo proprio che glielo abbia messo in culo.
-  Devo farle i miei complimenti, lei è un grande investigatore, ma come fa a saperlo già?



domenica 5 ottobre 2014

379 - La firma

- Avrai soldi, avrai sesso, avrai successo, avrai ciò che vuoi; devi solo firmare qui e fare come c'è scritto.
Lui firmò.
Divenne famoso e ricco, sodomizzava molte top model e viaggiava in posti esotici.
Un giorno però si accorse che lo avevano fregato
Guardandosi allo specchio vedeva un assegno a vuoto, e tutti incominciarono a evitarlo.

martedì 9 settembre 2014

369 - il sindaco (racconto)

Avevano trovato streptococchi fecali nell'acqua del lago.
La notizia riportata dai giornali era lì, sotto gli occhi del sindaco Aldo Paiasso, mentre tutti coloro che lo avevano fatto salire alla poltrona si alternavano al telefono o presentandosi di persona per spingerlo a dimostrare che non era vero.
Lui continuava a rifiutarsi ma sapeva benissimo che avrebbe dovuto farlo, altrimenti sarebbe crollato il turismo e avrebbe avuto la carriera rovinata, per continuare la sua brillante carriera doveva bere un bicchiere d'acqua (e merda).
Alla fine si decise, la sua segretaria comunicò ai giornalisti che alle 18 al molo del traghetto sarebbe stato allestito un palco, su cui il sindaco per dimostrare che era solo un complotto e l'acqua era pulitissima avrebbe bevuto un bicchiere d'acqua del lago.
Alle 18 il palco era pronto e i giornalisti erano già tutti lì, con le telecamere delle televisioni locali puntate verso il palco.
Alle 18.03 arrivò il sindaco Paiasso, salì sul palco con un bicchiere di vetro trasparente vuoto in mano, lo diede a un assistente che scese dal palco, andò sul bordo del molo, scese gli scalini, si chinò e riempì il bicchiere d'acqua del lago, tornò correndo con le chiappe strette verso il palco e da sotto porse il bicchiere al sindaco, questi lo prese, lo alzò verso il cielo per far vedere la purezza dell'acqua del lago, poi lo riabbassò appoggiandolo un attimo dove aveva i fogli del discorso da fare e nascosto dal bordo del leggio prese e sollevò l'altro bicchiere identico pieno d'acqua minerale, che aveva fatto posizionare lì mentre montavano il palco.
Disse: "È solo un complotto delle altre località turistiche ora la bevo, guardate, è pulitissima".
Bevve l'acqua ma i giornalisti televisivi dissero che non si era visto sempre il bicchiere inquadrato, poteva destare sospetti, anche gli altri cominciarono a lamentarsi, allora il sindaco infuriato per il trucco non riuscito scese in fretta dal palco e col bicchiere vuoto in mano andò lui stesso al lago seguito dai giornalisti e dalle telecamere, scese, si chinò e riempì il bicchiere, salì e sul molo davanti a tutti portò il bicchiere alla bocca e bevve un piccolo sorso.
"Ecco, avete visto bene ora che l'ho bevuta."
I giornalisti iniziarono a dire che era solo un sorso, doveva bere tutto il bicchiere.
"Non ho sete, ho già bevuto l'altro bicchiere d'acqua".Si giustificò il sindaco, ma i giornalisti dicevano che così non andava bene, doveva berla tutta, anche la gente che era venuta a vedere cominciò a lamentarsi e a dirlo ad alta voce, il sindaco prese il bicchiere e lo scolò, tenendo l'acqua in bocca fece un ampio gesto per far vedere che il bicchiere era vuoto, però un giornalista cominciò a dire che ce l'aveva ancora in bocca, costretto dagli eventi deglutì, aprendo la bocca disse:
"Ecco dimostrato che non è vero che l'avevo trattenuta in bocca l'acqua, avete visto tutti che l'ho bevuta."
Applausi e congratulazioni dei suoi cittadini lo sommersero. Sarebbe sicuramente stato rieletto.
Salì sul palco e fece il suo breve ma deciso discorso contro tutti quelli che volevano sabotare il turismo, perché invidiosi della bellezza della località che si onorava di rappresentare.
Tornò a casa e per prima cosa si fece un risciacquo col collutorio, poi si fece preparare dalla moglie Annalisa Mentecattelli del latte tiepido da bere, perché il latte disintossica aveva sentito dire.
Ma il latte col gusto del collutorio faceva schifo e cominciò a sentire uno strano movimento intestinale.
Si mise a letto con la brocca piena di latte sul comodino, ne bevve due bicchieri e si addormentò.
Sentì degli scossoni e delle urla, aprì assonnato gli occhi guardando la sveglia luminescente, erano le 3.25 e sua moglie urlava disperata, dal naso percepiva una gran puzza, si ridestò completamente e sentì chiaramente che si era cagato addosso di brutto mentre dormiva, un lago di merda liquida fuoriuscita persino nel letto e dei dolori di pancia tremendi lo riportarono alla realtà, sentiva anche freddo, probabilmente era febbre.
Andò in bagno traballante chiedendo alla moglie di chiamare il medico, ma di fare in modo non lo sapesse nessuno che stava male.
La moglie andò a svegliare la domestica, che andasse subito ad aiutare il signor sindaco a ricomporsi e vestirsi bene, doveva sembrare il più elegante possibile.
La domestica dell'est, Tatiana Sveltrovika, bestemmiando nella sua lingua, con i postumi della serata in birreria con le amiche andò assonnata nella camera del sindaco, lo trovò nel bagno attiguo con la porta aperta, stava lavandosi con il getto della doccia, ma c'era una puzza da merda tremenda, le veniva da vomitare, prese una boccetta di profumo che c'era sul comò, ne buttò in abbondanza su un fazzoletto e se lo legò attorno al viso, come un cowboy,  che le riparasse il naso da quella puzza nauseante. Prese un asciugamano grande e lo diede al sindaco che si asciugasse, nel mentre prese i vestiti più eleganti che trovò e lo aiutò a rivestirsi.
Arrivò di corsa Roberto Caldelli, dottore amico di famiglia, trovò il sindaco Paiasso coricato sul letto in frac, camicia bianca con papillon e scarpe di vernice, mentre nell'aria si sentiva la fragranza di un costoso profumo francese con una forte componente di merda calda.
Non c'era tempo da perdere, dovevano portare il sindaco a curare nella clinica privata del professor Corozza loro conoscente, un ambiente protetto lontano da occhi indiscreti.
Lo portarono giù e il dottore se lo fece mettere nel baule della sua Mercedes, così non lo vedeva nessuno, avrebbero fatto presto ad arrivare alla clinica; partì sgommando sul ghiaino della villa.
*****
Uscì in strada e si immise sulla provinciale in direzione della clinica, il dottore alla guida da solo non destava sospetti, ogni tanto parlava a voce alta al sindaco nel baule, per tranquillizzarlo.
All'improvviso tre pedoni ubriachi attraversarono la provinciale, il dottore premette con forza sul pedale dei freni, la sua macchina nuova si fermò in breve spazio, il sindaco iniziò a lamentarsi dalla botta che si era preso con la frenata mentre alterato dallo spavento il dottore cominciò a inveire contro gli ubriachi: "Brutti imbecilli, ubriaconi senza cervello, volete farvi investire? Vi sembra la maniera di attraversare la strada? Maledetti idioti!"
Un calcio alla portiera dell'auto fu la risposta.
Il dottore cercò di chiudere la sicura della porta, ma non fece in tempo, lo tirarono fuori di peso e cominciarono a colpirlo di schiaffi. Il dottore si ricordò che da adolescente era stato cintura gialla di karate, cercò di reagire, facendo qualche mossa che si ricordava: tirò un calcio ad altezza del volto di quello più robusto provocandosi uno strappo al cavallo dei pantaloni, il pedone robusto gli prese il piede alzandolo ancora di più e facendo cadere rovinosamente sull'asfalto il dottore, dove lo riempì, insieme agli altri, di calci.
Il dottore rimase steso, tramortito.
Lo sollevarono e lo misero giù dal ciglio della strada, lo spogliarono di ogni oggetto interessante, vestiti compresi, restò in boxer e canottiera tra l'erba, mentre dolorante riapriva gli occhi, vide i tre energumeni che si allontanavano con la sua macchina nuova e con il sindaco nel baule.
I tre si accesero lo stereo e ridevano contenti, avevano fatto il colpo che li sistemava per un po', uno di loro sul sedile posteriore dopo aver guardato commosso il Rolex subacqueo in acciaio e oro sfilato al dottore si mise a pregare per ringraziare il suo dio di quel dono inaspettato; un altro sul sedile davanti finiva di scolare la bottiglia di vodka, interrompendo spesso i sorsi per ridere tutta la sua felicità. Quello alla guida, il più massiccio e arcigno, stava serio concentrando nella guida il suo cervello a bagnomaria nell'alcol. La musica era piacevole, ma c'erano delle grida stridule nelle canzoni che stonavano, quello sul sedile anteriore gettò dal finestrino la bottiglia di vodka vuota e cambiò stazione, niente, ancora quelle grida stridule fuori tempo, si girò e sentì chiaramente che provenivano dal baule, abbassò la musica, sentirono distintamente delle strane parole urlate che loro stranieri capivano poco:
"Fermati subito che mi sono cagato ancora addosso."
Scesero dall'auto in moto e aprirono il baule, una folata di merda li spinse ad arretrare, un uomo brizzolato di mezza età vestito come in un film di Fred Astaire si mise ad urlare ancor di più.
Chiusero il baule e iniziarono a discutere cosa fare.
Dopo un'animata discussione condita da  spintoni risalirono in macchina e ripartirono velocemente.
Un paio di chilometri più avanti la macchina girò bruscamente imboccando una polverosa strada sterrata per fermarsi dietro a un cimitero, scese il robusto guidatore, aprì il baule, prese per il colletto della giacca quel nauseante e puzzolente Fred Astaire merdoso e lo gettò di peso in un fosso pieno di immondizie che fungeva da discarica abusiva,.
Senza dire una parola chiuse il baule, risalì in macchina e velocemente sparirono.
Il sindaco si lamentò forte ma capì che dietro al cimitero non poteva sentirlo nessuno, provò ad alzarsi barcollando, gli girava la testa, gli sembrava di svenire, cadde a carponi, riuscì faticosamente a raggiungere un varco nel muro che circondava il cimitero, era chiuso da una rete plasticata con un cartello di lavori in corso, riuscì a allargare la fessura nel bordo che aveva visto ed entrò nel cimitero in cerca di un rubinetto per bere un po' d'acqua,. Cadendo e rialzandosi riuscì a trovarne finalmente uno e bevve ampie sorsate di acqua fresca che lo fecero sentire un po' meglio, si tolse le scarpe, i pantaloni e le mutande e cominciò a lavarsi via la merda, strofinandosi tipo spugna il culo nudo con dei fiori appassiti che aveva trovato nel cestino dei rifiuti, dopo un po' si sedette stravolto, le forze stavano lasciandolo. Si alzò cercando con gli occhi tra le luci dei lumini un posto in cui distendersi e si avvio scordandosi lì scarpe, calzoni e mutande.
Stanchissimo camminò lungo il sentiero per raggiungere un posto comodo per dormire, ma all'improvviso precipitò dentro una fossa in fase di scavo.
Sulla terra fresca di scavo si addormentò subito.
Al mattino un'anziana obesa, Immacolata Espositi vedova Bonomello, stava mettendo dei fiori sulla tomba di suo marito, Aristide geometra Bonomello.
Il sindaco si svegliò dentro la fossa, alzò la testa e vide la donna, urlò con tutte le sue forze : "AIUTOOOO!"
La vedova Bonomello fece un salto all'indietro spaventata a morte, afferrò la croce di ferro battuto che sovrastava la tomba del marito e tenendola sollevata con entrambe le mani si avvicinò impaurita alla fossa, dal bordo vide quell'uomo vestito in frac che tentava di alzarsi dalla fossa, sembrava uscito da un altro tempo, un morto che usciva dalla tomba, la vedova di sentì male, lasciò cadere a terra la croce e svenne, cadendo anche lei nella fossa, addosso al sindaco, in senso opposto.
Il sindaco semistordito dal peso della vedova Bonomello, cercò di togliersi quel peso enorme, tentando di divincolarsi scompostamente abbassò completamente la sottana della vedova e notò con orrore che non portava le mutande.
Per accoppiarsi più velocemente nei sui incontri clandestini col becchino la vedova si preparava con cura, se l'era anche appena rasata dandoci del dopobarba per l'uomo che non deve chiedere mai avanzato al suo defunto marito, le piaceva col suo effetto irritante che le trasmetteva un'ulteriore carica erotica, così facendo l'amore col becchino e percependo quell'odore le sembrava di farlo un po' anche col marito.
La vedova riaprì gli occhi e si trovò davanti al naso il cazzo del sindaco in impennata che si era eccitato davanti a quella anziana topa rasata e col dopobarba, non si perse l'occasione e cominciò a succhiarlo, dando con le caviglie dei forti colpi alla testa del sindaco per invitarlo a ricambiare, leccandogliela.
Il sindaco sentendosi eccitato dalla situazione iniziò anche lui a stimolare la vedova di lingua, ma notò presto che più la vedova Bonomello si eccitava e più rilasciava gli sfinteri, emettendo rumorosamente pestilenziale gas intestinale che gli finiva in piena faccia, ma con suo stesso stupore lo eccitava ulteriormente questo scorreggiamento.
Passò il becchino che cercava la vedova per il loro incontro mattutino e sentì degli strani rumori che non gli erano nuovi, si avvicinò insospettito alla buca e vide che la vedova scorreggiona era all'opera in un 69 con un uomo in frac senza pantaloni,.
Infuriato il becchino prese il badile che c'era vicino alla buca e cominciò a colpire con furiose badilate la vasta schiena della vedova.
La vedova infuriata si voltò di scatto, con la forza che le aveva fatto essere in gioventù campionessa provinciale di lancio del peso fermò con entrambe le mani il badile e usandolo come una stecca da biliardo riuscì con l'estremità del manico ad assestare un colpo micidiale alla mascella del becchino, che stramazzò al suolo.
Il sindaco Paiasso passata l'eccitazione si stava alzando e stava inveendo contro di lei: "Togliti dalle palle grassona scorreggiona che ho da fare."
La vedova aveva preso il badile in mano dalla parte del manico, sentendo le parole del sindaco si infuriò ulteriormente, fece una giravolta con badilata incorporata e colpì a tutta forza con badile di piatto il setto nasale del sindaco fratturandolo.
Il sindaco svenne dal dolore.
La vedova Bonomello si sistemò i vestiti e si diede un'assestata ai capelli, guardandosi nello specchietto che teneva nella borsetta.
Uscì dalla fossa lasciando lì i due uomini svenuti, si avviò con fare indifferente all'uscita, salì sulla sua vecchia Panda 4x4 verde scuro.
Tornò a casa, arrivata si fece subito una doccia,.
Mentre si vestiva per andare alla riunione mattutina del gruppo parrocchiale, vedendo gli oggetti appartenuti al marito in fila sul comò, le venne un momento di tristezza, pensando alla pochezza degli uomini che c'erano in circolazione mentre l'unico vero uomo, il più affascinante che sia mai esistito, il più maschio che abbia mai conosciuto, non c'era più; "Di geometra Bonomello ce ne è stato uno, tutti gli altri sono dei nessuno" esclamò ad alta voce, se lo ripeteva spesso, a volte lo usava come un mantra per aiutarsi a superare la disperazione per la mancanza dell'amato marito, il suo ricordo cancellava il dolore per l'assenza.
Pensò a lui, le mancava tutto di lui, lo avrebbe voluto vedere ancora, anche solo un'ultima volta prima dell'addio, per poterlo abbracciare con uno sguardo che lo accompagnasse per sempre, facendogli sentire eternamente il suo amore anche in quell'ultimo viaggio.
Visualizzò nella mente com'era bello Aristide Bonomello, ordinato e impeccabile, con i suoi vestiti completi color sacco, camicia blu con l'ultimo bottone sbottonato, pochette blu che spuntava dal taschino della giacca, scarpe e cintura di color nero, Marlboro con pacchetto morbido nella tasca interna della giacca insieme all'accendino Cartier placcato oro, la scatolina in metallo delle mentine insieme al pettine nella sua custodia nell'altra tasca interna. Sempre abbronzato poiché gli piaceva andare a pescare; odorante di virile dopobarba acquistato a buon prezzo dal tabaccaio di fiducia; molto muscoloso in quanto faceva ginnastica in mutande ogni mattina appena alzato sul cavallo con maniglie che teneva in camera da letto e appena finiva la ginnastica andava di corsa con le chiappe strette a defecare, regolare come il cronografo svizzero subacqueo in oro 18k che portava al polso sinistro; 163 centimetri con le scarpe in altezza, una dentatura perfetta, gli occhiali dalle lenti spesse attraverso le quali i suoi magnetici e affascinanti occhi marroni sembrava di vederli attraverso il fondo di una bottiglia gli donavano ulteriore carisma con un alone di mistero evanescente, la montatura nera faceva pendant con i suoi stupendi capelli, lisci e neri come la notte più profonda, sempre pettinati con la riga a destra, fissati con la brillantina profumata alla lavanda, quella riga dritta che lasciava scoperto il cuoio capelluto, sempre perfetta come quelle che tracciava sui suoi progetti, una riga di pelle beige che tagliava dritta il nero, una riga che nemmeno lei poteva toccargli, l'unica volta che dopo aver fatto l'amore per scherzo l'aveva toccata spettinandolo le arrivò una gomitata sul plesso solare che dovette ricorrere alle cure ospedaliere dicendo che era caduta dalle scale, era una riga intangibile, indistruttibile. Anche nell'ultima immagine che aveva di lui, dopo che era caduto dal tetto di un palazzo di tre piani, dando di testa al marciapiede si spaccò il cranio e morì sul colpo, ma la sua riga non si scompose, era perfetta anche in quell'occasione, come sempre.
"Che uomo!" esclamò ad alta voce.

(continua)

lunedì 8 settembre 2014

368 - Così sia

Fogli e foglie
con parole e sogni infranti
ingialliscono dimenticati
nei meandri delle stagioni,
mentre la pioggia gocciola
agitando le pozzanghere della pazzia
di meteore umane
con l'immensità del cielo stellato
troppo distante per essere notata
dai marciapiedi
su cui vaganti dementi camminiamo
tristemente rinchiusi in noi
tra migliaia di sguardi
a caccia
di sesso, soldi e droghe
per sopravvivere
senza sensi
alla carota e al bastone
di un padrone nostro dio
necessario
per non essere mai terrorizzati
dall'esser nati liberi
ma tranquillizzati dalla programmazione
di questa schiavitù
CONVENIENTE, SORPRENDENTE,  MAGNIFICA
con figa o cazzo a vostra scelta in omaggio
a chi precipita al telefono
nel vuoto.





sabato 6 settembre 2014

367 - Petting

Conoscevo una ragazza da quando eravamo alle scuole, lei era carina ma molto religiosa mentre io non lo ero, per cui non c'era sintonia, in più aveva già un fidanzato, poi andò ad abitare lontano con lui e siamo rimasti amici, ci sentivamo al telefono ogni tanto.
Dopo anni venne lasciata dal suo fidanzato, cercava un altro e cominciò a telefonarmi quasi tutti i giorni per chiedermi consigli su questo o quello, frequentava una chat a cui io non accedevo essendo senza computer, mi spiegava i tipi che aveva conosciuto chiedendomi dei pareri su con chi sarebbe stato meglio uscire; io mi ero autoescluso, oltre che per la mentalità diversa e la distanza, anche perché mi aveva mandato delle foto sul cellulare e non mi attirava, era peggiorata molto fisicamente.
Ogni volta le dicevo più o meno le stesse cose, di provare a conoscerli bene prima, di cercare di vedere come sono.
Allora li incontrava su mio consiglio al sicuro in un bar, poi ogni volta mi diceva che era andata in macchina col tipo a fare un giro, aveva fatto solo un po' di petting e stabilito che non le piaceva molto.
A me lasciava perplesso il fatto che da uno sconosciuto si facesse baciare, se tra l'altro non le piaceva, ma non le dicevo niente sapendo che stava passando un brutto periodo ed era molto suscettibile sull'argomento per il retaggio religioso che aveva, non volevo farla sentire in colpa e deprimerla.
Continuò così a lungo, ne incontrò decine, sempre petting e non le piacevano.
Un giorno infine le chiesi : - Ma se non ti piacciono perché ci fai sto petting? Che poi petting è un termine che non usa più nessuno, ma mi pareva comprendesse baci con lingua e palpeggiamento.
Lei: - Per conoscerli meglio vado in macchina, poi parlando finisce che ci baciamo e tocchiamo un  poco, e mi accorgo che non mi piacciono. Capiscono che sono una seria, non gliela do subito.
- Fai bene a fare così, a non avere rapporti completi e vedere se ci tengono a te, per avere una storia duratura.
- Sì, mi comporto seriamente, ci baciamo con la lingua, ci tocchiamo poi io lo bacio un po' più giù.
- Più giù?
- Si, ci abbassiamo i pantaloni, mi tocca e io lo bacio.
- Lui ti sditalina e tu lo baci ancora in bocca dici?
- No sul coso suo.
- Gli baci il cazzo?
- Lo bacio solo, non lo metto in bocca, lo lecco un po' sulla punta.
- Cazzo! Gli lecchi la cappella, che petting del cazzo è? Mai sentito che nel petting si lecca il cappellotto! E che è? E' come fosse un cono gelato della minchia, assaggi il gusto e non ti piace?
Lei imbarazzata: - Secondo te ho fatto male?
- Ma no, hai fatto bene, almeno non vanno a casa depressi ma avranno un buon ricordo.
- Secondo te ho fatto la figura di quella poco seria?
- Ma lascia perdere, che al giorno d'oggi le ragazze lo succhiano e si fanno infilare in ogni pertugio dagli sconosciuti, sei fin troppo seria.
Rincuorata nel tono della voce: - Sì, io mica gliel'ho data, sono andati via quando capivano che non volevo avere rapporti completi e non si sono più fatti sentire.
- Quindi non sono spariti perché non vi piacevate ma perché non gliela mollavi, in pratica erano venuti solo per trombare, volevano usarti per quello.
- Sì, quando hanno capito che sono una ragazza seria se ne sono andati e non li ho più sentiti.
Pensai: Sono andati via però con la cappella lucidata a nuovo, potevi asciugargliela con la pelle di daino già che c'eri.
Ma per non mortificarla le dissi: - Prova a selezionarli meglio prima e non dare appuntamento a tutti quelli che te lo chiedono, cerca di dirglielo prima che non sei una che la dà subito, che cerchi una storia seria.
Cominciò ad avere meno appuntamenti e dopo circa un mese mi disse che aveva trovato uno con cui continuava a vedersi, che la capiva e sapeva aspettare prima di avere un rapporto sessuale completo.
Dissi: - Posso darti un consiglio: succhiaglielo e menaglielo finché viene, non mandarlo a casa con le palle piene e la cappella lustrata a nuovo, che non si rompa i coglioni prima del tempo.
- Hai ragione, domani lo vedo e lo succhio invece di fare solo con la lingua.
- Brava, ora poi che hai capito che lui ti piace e anche il gusto ti aggrada.
Ci siamo messi a ridere.
Loro sono andati a vivere insieme.
Mentre io più passano gli anni e più mi rendo conto che non c'è niente da capire.


venerdì 5 settembre 2014

366 - Dio sarebbe ateo

Giuseppe era un ragazzo bello, buono e bravo.
Sembrava uscito dal libretto di catechismo e si sentiva tanto in colpa quando si tirava le seghe, quando gliele tiravano gli altri meno, diventavano loro i peccatori e lui la parte lesa.
Se conosceva una ragazza si metteva in ginocchio davanti alla sua vagina per chiedere perdono a Dio di quel che stava facendo, poi con le mani gliela allargava e con la lingua cercava di pregare meglio.
Quando da lei usciva del liquido che gli sapeva di gioia divina, si alzava con le mani e il membro al cielo ed entrava in lei, diventando un corpo solo e un universo insieme.
Stordito alla fine la abbracciava e la baciava a lungo, ovunque.
Così Dio era svanito, così ogni religione spariva.
Vedeva la luce solo unendosi con la vita.
Nel sesso trovava la gioia e la vita, nelle chiese la tristezza e la morte.
Poi i condizionamenti tornavano, ma sempre meno forti.
Accadde un giorno che guardandosi attorno sentì la vita e la natura che scorrevano, il sesso che gli si gonfiava era in armonia con tutto questo, lui stesso era parte integrante di ciò, mentre non lo erano le imposizioni umane, le sentiva come gabbie contro questa armonia, si sedette sul marciapiede e finalmente pensò:
Se esistesse un Dio non avrebbe dubbi su da che parte stare.






sabato 29 marzo 2014

335 - La forza

Ero debole. Debolissimamente debole, pelle e ossa, non mangiavo quasi mai, sopravvivevo nutrendomi di birre, mele e sigarette MS.
Ero il tipico metallaro con tutte le caratteristiche precipue, infatti cagavo due volte la settimana, giravo sempre con magliette macabre, faccia pallida e magra da stitico moribondo con la morte stampata sul petto. Delle volte andavo a trovare qualcuno e i suoi genitori gli dicevano che facevo impressione, di non frequentarmi, o se entravo in un negozio i bambini si ritraevano aggrappandosi impauriti alle gambe delle loro madri, o se mi sedevo su una banchina le ragazzine perbene delle panchine vicine si allontanavano.
Uno spauracchio, uno spaventapassere, un reietto, facevo schifo e paura alla gente comune; e la cosa invece di dispiacermi mi inorgogliva, mi sentivo realizzato nello essere schifato da certa gente.
Ma mi infastidiva star male fisicamente, l'eccessiva debolezza, avevo sempre il raffreddore, faticavo a fare qualsiasi attività fisica, stavo proprio male.

Poi un giorno avvenne una svolta inaspettata, stavo guidando una vecchia 131 due porte grigio scuro metallizzato che avevo comprato in autodemolizione e dall'autoradio da pochi soldi, equalizzata amplificata e illuminata con tante luci, a tutto volume distorto fuoriusciva l'hardrock di Frank Marino, nel tramonto lungo la strada vidi una ragazza davanti al bar della stazione delle corriere che aspettava l'autobus seduta sul marciapiede.
Aveva un giubbotto in pelle nero tipo chiodo, maglietta nera degli ac/dc, gonna in jeans scolorito e capelli mori unti; il rock era con lei e il suo spirito. Ero già nel bar con una birra in mano, visto che mi guardava andai vicino e iniziai con i soliti discorsi: Ciao, mi sembra di conoscerti, ci siamo già visti, di dove sei, posso accompagnarti io a casa che fai prima. ecc.
Si alzò, mi accorsi che era alta quasi quanto me e robusta, la portai a casa sua, abitava vicino al mare e facemmo subito amicizia, poi da cosa nasce cosa e la notte seguente si trombò; e poiché ci trovavamo bene si ritrombava spesso.
Andavamo ad accoppiarci con la macchina su una strada lungo una scogliera sul mare, di notte c'era spesso un vento forte, le onde si infrangevano violentemente sugli scogli e arrivavano gli spruzzi fin sulla strada. Quando finivamo ci infilavamo solo il giubbotto chiodo nero identico che avevamo e ci sedevamo nudi col chiodo sul cofano della macchina a parlare, guardando il cielo stellato e il mare spazzati dal vento.
Una notte mi disse, con un atteggiamento mortificato, che i ragazzi che frequentava non riuscivano a sollevarla prendendola in braccio, e a lei invece le sarebbe piaciuto molto essere presa in braccio, stava quasi per commuoversi dal dispiacere di pesare più della media; io preso da una botta d'orgoglio maschile le dissi che ci provavo io, e ci provai, quasi cagandomi addosso dallo sforzo ci riuscii a stento a sollevarla fino a tenerla all'altezza del mio stomaco, la rimisi giù fingendo di non sentire lo sforzo
Lei mi guardò con occhi persi d'amore, mi disse che nessuno lo aveva mai fatto e mi baciò con passione, rifacemmo lungamente l'amore all'aperto, avvinghiati nel vento.
Così presi l'abitudine che ogni volta uscivamo dall'auto la prendevo con la mano sinistra sulla nuca e l'altra mano sul culo con le dita alla bowling nei buchi per migliorare la presa e la sollevavo; iniziai in questo modo a fortificare il fisico, mi veniva più appetito, a casa mangiavo molto e mi rinforzavo sempre più, dopo poche settimane riuscivo ad alzarla sopra la testa stendendo le braccia.
Eravamo bellissimi con i corpi avvolti dal vento, gli spruzzi del mare, la notte stellata sopra di noi, una t di metallari, un magro gambo con una robusta barra trasversale, io stavo il più possibile con lei sollevata che mi diceva parole d'amore, poi quando la rimettevo giù immancabilmente rifacevamo con veemenza sesso.
Però successe che suo padre, che faceva il pescatore, una notte con i suoi colleghi mentre costeggiavano la scogliera dicevano chi sono quei due cretini là che fanno nudi sollevamento pesi, ridevano a crepapelle ma poi le risa scemarono e la riconobbero nuda con solo il giubbotto sollevata verso il cielo, i suoi colleghi risero ancor più fragorosamente e con maggior gusto continuandolo a deridere per il resto della vita, lui invece si ammutolì e quando tornò a casa al mattino la buttò a calci fuori di casa.
Andò da una sua amica a stare ma dopo pochi giorni in accordo con l'amica che fece da paciere col padre torno a casa addossando la colpa a me, che ero io che insistevo per sollevarla nuda, che ero un pazzoide.
Non ci frequentammo più, mi diede molto fastidio questo suo comportamento infame, perciò non la cercai più.
In ogni storia vissuta c'è un parte di te che se ne va con lei e un'altra parte che rimane ed è fortificata, nel mio caso succedeva anche fisicamente, quella seppur breve storia in pochi mesi mi aveva cambiato l'organismo, ora avevo una forza incredibile; piovve per diversi giorni dentro me, ma con la forza ritrovata non ci feci molto caso.




venerdì 23 novembre 2012

239 - tweet erotico


Turbinio di lingue, solleva le maglie oltre le teste, toglie i jeans, persi nella pelle, raccogliendo frammenti sparsi ci troviamo.

giovedì 26 luglio 2012

191 - Sono una lesbica

Sono lesbica, non ci crede nessuno perché ho il pene, sei una lesbica del cazzo se hai il cazzo pensa l'uomo medio, ma io faccio un discorso più complesso e non mi aspetto certo che mi capisca l'uomo medio che ragiona col copia-incolla, all'uomo medio dedico il dito medio.
Non ho come principale scopo penetrare una, ma mi piace leccarla, baciarla, farla star bene, tanto che mi scordo del pene con le sue esigenze penetrative, vado d'accordo con le lesbiche tranne che con quelle che imitano gli uomini, imitandone per giunta gli aspetti peggiori; una caricatura di uomo non la sopporto in quanto non sopporto l'originale. Pure le menose spappolapalle non le sopporto, non me ne frega nulla delle loro menate, per cui non dura. Ma con quelle che conservano la loro femminilità e non sono complessate ho in genere molto feeling, anche solo a parlarci, mi dicono spesso che non hanno mai trovato un uomo come me, hanno desiderio di una maggior dolcezza e sensibilità nei rapporti sessuali che l'uomo in genere non ha, io sì, le capisco, e riesco a visualizzare le cose nella loro ottica, sono sensibile e sensitivo, accarezzo...bacio...lecco a lungo, e funziona, un paio mi hanno detto che hanno raggiunto l'orgasmo per la prima volta con me, penso che esagerino per compiacermi, ma poi ci credo perché dopo decenni mi cercano ancora, si ricordano; invece io dopo pochi mesi che non li sento mi scordo di tutti, tranne rarissime eccezioni.
Comunque alla fine poi faccio col mio buon vecchio pisello quello che devo fare, probabilmente sarei un maschio più sensibile del solito, ma non ho la mentalità del maschio, sono veramente una lesbica, se mi inserisco in un gruppo di lesbiche a fare discorsi seri sono una di loro, e anche ascoltata e apprezzata.
Quindi dovrei andare ad operarmi e diventare donna per essere una vera lesbica, riconosciuta da tutti come tale, ma quale sarebbe poi il sogno di una lesbica del tipo che sarei io? Avere il pene.
Dovrei riandare a operarmi e farmi rimettere un pene, magari il mio se ce l'hanno ancora e non l'hanno gettato nella spazzatura,  perciò invece di fare quel via vai del cazzo tanto vale che mi tenga il mio dicendo che sono una lesbica e chi non mi vuole credere che vada affanculo, non merita.
Sono anche favorevole alle relazioni aperte, trovo assurde e innaturali le relazioni chiuse, ma questo non vuol dire che non ami, amo sopra ogni cosa chi mi sta accanto ricambiando e solo dopo c'è il sesso che è una cosa separata dall'amore
Si dà troppa importanza al sesso a causa del cattolico lavaggio del cervello che viene fatto, lo si vede a fini riproduttivi e quindi diventa una cosa seria da fare solo con la persona che ami; incredibilmente e paradossalmente son d'accordo, ma se non è a fini riproduttivi bensì è un'attività ludica, con le dovute precauzioni, si può fare con altri.
Sono due cose completamente diverse il sesso per procreare e il sesso per sport, uno devi farlo solo con chi ami e pensandoci, l'altro puoi farlo con chi vuoi e come vuoi senza problemi, basta farlo con un minimo di stile.
Libertà sessuale è libertà di idee.