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domenica 27 agosto 2023

727 - OPINIONI AL BAR

Uno mi dice: 
- Dopo gli anni di piombo, i 70,  c'è stato un periodo bellissimo negli anni 80, finalmente ci si poteva divertire, la gente aveva voglia di leggerezza!
Gli rispondo: 
- A parte che è una cagata sesquipedale catalogare a decenni il passato, è di una superficialità assurda, mi stai ripetendo un racconto imposto alla collettività per cancellare quanto di buono e bello c'era nel periodo in cui la gente cercava d'essere meno sciocca e di lottare per i propri diritti. Le indubbie esagerazioni erano palesemente alimentate, da chi voleva che le contestazioni e le lotte fossero invise alla popolazione. Lo dichiarò lo stesso Cossiga, che infiltrava le manifestazioni per alzare il livello di scontro e giustificare le repressioni poliziesche. Poi bombe e stragi, con le indagini inquinate da membri della P2. E poi, grazie alla televisione commerciale del piduista di Arcore, hanno inculcato un modello statunitense di consumatore beota, per il quale i prodotti diventano status symbol, da sfoggiare per figurare più benestanti di ciò che si è. Pertanto per molti diventa una vergogna sembrare poveri e non si lotta per i propri diritti. La politica diventa propaganda e promesse non mantenute, per una maggioranza di votanti dalla memoria cortissima. Inoltre sai una cosa importante? Ci si annoia, erano molto più vivi e divertenti gli anni falsamente raccontati grigi e noiosi. Per coloro che erano noiosi succedeva perché non erano se stessi, seguivano la tendenza del periodo, quindi per esempio ascoltavano cantautori impegnati di cui non capivano una sega, invece di dare sfogo alla propria cretineria con canzoni sceme, negli anni 80 e successivi potevano farlo più liberamente, perciò sembrano loro più divertenti.
- Vabbè, tu la pensi così.
- E tu cosà, tutte le opinioni hanno pari valore, trallallero trallallà. Che è, il festival del qualunquismo?
- Ognuno ha il diritto di esprimere le proprie idee.
- Una idea che è uno slogan imposto, che mi ripeti, non è un'idea tua, sei un altoparlante che trasmette messaggi di altri.
- Vabbè Andreas, sei sempre uguale, sei rimasto indietro di 40 anni. Identico ad allora. Prendi un caffè?
- Invece sono avanti, fin troppo avanti, come cantava Er Piotta, comunque la coerenza per me resta un pregio ed è un'imbecillità la frase fatta che solo gli imbecilli non cambiano mai idea, per giustificare i propri voltafaccia di comodo e il tradire la parola data. In più nemmeno sono uguale ad allora, infatti allora prendevo un caffè corretto abbondantemente, mentre ora prendo un decaffeinato. Vorrei vivere più a lungo possibile, per rompere i coglioni eternamente.

lunedì 17 aprile 2023

725 - LOSERS

Gli ultimi
saranno i primi 
a essere calpestati
derisi, emarginati, ignorati,
schifati
evitati
evirati
perché la folla ama il vincente
e detesta il perdente,
anche se il vincente ha barato
anche se il perdente è stato truffato.

Per amare beotamente
questo sistema
è necessario sentirsi superiori
agli ultimi,
per sentirsi importanti 
per dimenticare d'essere 
penultimi.






giovedì 10 novembre 2022

723 - FALENE INVERNALI

D'inverno 
i poveri diventano falene 
impazziti
sbattono 
contro i vetri dei palazzi
chiusi fuori
vengono accoltellati a morte
dal freddo,
dall'indifferenza
e dal Prodotto Interno Lordo.

Intanto i ricchi ridono felici
al caldo
in località sciistiche rinomate 
ammirati
dai poveri 
che non sono ancora morti
e sono stati convinti che tra poco
diventeranno ricchi stronzi ridenti
anche loro.

"Tutti possiamo diventare miliardari
in questo divino libero mercato
basta impegnarsi,
la povertà è colpa tua
che non ti dai da fare
perciò ti meriti di morire
di freddo, fame, indifferenza."
Così voleva dire il prete al funerale
e sputare sulla bara del povero, 
invece dovette recitare il suo ruolo
e farfugliò qualcosa a caso sulla carità,
tanto non aveva alcuna importanza,
perché al funerale non c'era nessuno.

martedì 8 novembre 2022

722 - LA SITUAZIONE

Abbattiamo le foreste,
alleviamo gli animali.

Imprigionandoli
torturandoli
sfruttandoli
mangiandoli
trasformandoli 
in sterco.

Che caghiamo in tubi.
Che finiscono nell'acqua.
Che beviamo.

Siamo merda
nella merda,
orgogliosi e felici di ciò.

Infatti votiamo i più stupidi
perché ci rispecchiamo
e abbiamo paura di perdere
tutto questo schifo.

Complimenti a tutti.

Ma per fortuna c'è l'arte
soprattutto i poeti
ossessionati da amore,
passione, anima e cuore,
anche se non fanno sesso
dal 2006.

A me pare tutto una folle recita
sempre più assurda
con gli schiavi 
che difendono i loro aguzzini,
sempre più.

Magari un giorno ci incontreremo
io e te
e cammineremo insieme 
tenendoci la mano
verso il tramonto
come in un vecchio film
di Charlot il vagabondo,
fuori dal tempo e dallo spazio.

A ogni modo
cerchiamo tutti d'essere
meno stronzi possibile
poiché
abbiamo frantumato il cazzo,
e neanche poco,
all'universo.

venerdì 28 ottobre 2022

721 - NELLA PROVINCIA AL CUBO

 Lungo le strade che non portano a niente

si viaggia sospesi sul vuoto

in continui inutili equilibrismi

vivendo solamente nei tempi dimenticati

nella provincia della provincia della provincia

non si esiste

ma si trova se stessi

e ci si accomoda tranquilli

a guardare il grande spettacolo

dell'estinzione umana.

720 - La vita, la terra, la luna e l'abbondanza

Ci sono frasi e pezzi di canzoni che rimangono dentro, diventando pezzi di te stesso.
Passano gli anni, assurdi e veloci, tutto si allontana e si trasforma, una faccia, sempre meno tua con un'espressione sempre più severa, ti guarda ogni giorno dallo specchio e ti chiedi chi sei, cerchi i tuoi frammenti per ricomporti, capirti, darti una direzione.
E puntualmente ritrovi le frasi e i pezzi delle canzoni, diventati pezzi della tua esistenza, che porti ancora dentro.
E quando sei a terra ti danno un appiglio per risollevarti, oggi come allora.
E magari a un altro non dicono assolutamente nulla, mentre a te dicono tutto.
Uno di questi pezzi, diventati miei, mi ripete: 
Ma riprendiamola in mano, riprendiamola intera / riprendiamoci la vita / la terra, la luna e l'abbondanza.




giovedì 13 ottobre 2022

719 . FOLLI FALLITI

Amo i poeti folli
falliti
rotolano 
nella polvere
dietro lo scenario
felici
come ubriachi solitari 
nei luna park spenti.

Mentre odio
i poeti che si suicidano, 
mi sembrano prigionieri 
succubi
in gabbie mentali
accettate, soffrendo.

Rispetto, solamente,
chi si prende tutti i calci
in faccia, dati dalla vita
e ride, delira e ride
abbracciato a un cane randagio
dietro le luci spente
dentro la notte
con le scarpe rotte
pieno di botte
con persino le palle cotte
per far queste rime scemotte.

Se segui te stesso
finisci nel cesso
poiché siamo cumuli di stronzate
imposte dalla nascita,
quindi meglio essere un nulla
vagante.

venerdì 23 settembre 2022

718 - ORI FALSI

Mi sono perso, 
dentro me stesso.

Vago, svagato.

Quando mi sveglio
mi rendo conto del tempo 
che scorre 
inesorabile timer
dell'ordigno esistenziale.

Quando la vita mi cerca 
mi fingo morto.
Non sono fatto per vivere.
Non sono fatto per morire.
Sono fatto solo 
per essere strafatto.

Ma non uso alcuna sostanza alterante,
voglio assistere lucidamente a ogni attimo
del meraviglioso e spettacolare
fallimento.

Ma non sono un perdente
non posso mai arrivare ultimo
perché ho un trucco infallibile
per non perdere mai:
non partecipare alla gara.

Da ragazzino mi avevano selezionato
per vincere la corsa campestre
per la gloria, per la scuola
non ho partecipato
ho simulato un infortunio
e ho passato una bellissima giornata
in tribuna
sgranocchiando popcorn
bevendo birra in lattina
fumando toscanelli
conoscendo tre tipe niente male
e guardando dispiaciuto
chi si scannava sotto il sole
per vincere, 
inoltre alla fine ho controllato bene
e la medaglia d'oro
era finta
non era oro
era metallo giallo,
valeva molto, molto meno 
della mia lattina di birra
vuota.

716 - MI PRESENTO

A me piacciono: i centri massaggi del pene, le prostitute per passione, il sesso libero tra adulti, le sale giochi frequentate dalla piccola delinquenza di paese, le auto usatissime, le moto usatissime, le solitudini, i dischi di artisti sconosciuti in svendita per pochi spiccioli che quando li ascolti valgono più di tutti quelli consigliati dagli esperti.
Adoro tutto ciò che assomiglia a quelle stazioni radio che appaiono e scompaiono nella tua vita durante una notte, ma durante quella notte trasmetteranno delle canzoni che ti resteranno dentro, per sempre.
Vorrei fermare gli attimi belli e farli rimanere con me; tento disperatamente di farlo fotografandoli con la memoria e riguardando quelle foto mentali, ma inevitabilmente la polvere e il color seppia degli autunni li ha modificati, non risplenderanno mai come quando li vivevi.
Odio i perbenisti e a volte esagero per allontanarli. Per fare una cernita, se non mi denunciassero, quando conosco qualcuno invece della mano porgerei il cazzo.






lunedì 8 agosto 2022

715 - LE BISCE CHE TROMBANO

Era bello
quando eravamo,
ora non siamo quelli di allora
neanche quelli di adessso
e il domani
da baciarsi lo scroto se ci arrivi
resta una bici arrugginita
pedalare per non pensare
respirare
l'aria profumata
dagli alberi e dal fiume.

Ma ogni presenza umana
è l'ennesimo pugno nello stomaco
non riesco a inserirmi
nella società
e se provo mi espellono
a scuola guardavo le macchie sul soffitto
e scaldavo il culo con l'accendino a quelli attenti
volevo un mondo di svagati con la testa tra le nuvole
ora sono rimasto solo io in quel mondo
e se busso per rientrare non mi aprono
vedono che sono uno straniero
un extracomunitario
un extraterrestre
un extraqualsiasicosa.

Ma pedalo
visito frazioni abbandonate
strade dimenticate
cani tristi e annoiati
col muso appoggiato nelle fessure del cancello
guardano incuriositi
uno stronzone di 180 centimetri
e una bicicletta arrugginita
passare
senza senso.

Un giorno c'erano due bisce avvinghiate
che trombavano in mezzo alla strada
le ho guardate con simpatia ed evitate
tornando erano ancora lì
per sempre
le avevano schiacciate
magari non avevano raggiunto nemmeno l'orgasmo
e, comunque, come dicevo
ogni presenza umana è l'ennesimo pugno allo stomaco.

Voglio un mondo di bisce che trombano in pace
e di umani svagati con la testa tra le nuvole
che facciano meno danni possibile.

venerdì 5 agosto 2022

714 - BENESSERE E MASSACRI

Non esiste
nessun vero benessere
in un sistema che distrugge
le persone povere e l'ambiente
sarà, tutto, un'illusione
criminale,
un artificio
omicida,
una strage
con il falso sorriso stampato
su facce idiote rifatte
di killer dementi
che si credono un qualche dio
onnisciente
onnipotente
giudicante
nel vuoto
di cervelli rintronati
da spot e slogan.

Non vivremo mai
veramente
questo nostro spaziotempo
finché vedremo
l'esistenza
degli ultimi
schiacciata
dai primi.


Foto tratta da google  immagini


sabato 16 aprile 2022

713 - SCAPPARE

Scappi, 
ma quello da cui scappi 
ce l'hai dentro.

E non scappi da te stesso.

Puoi solo ignorarti 
o, meglio, sovrascriverti 
vivendo,
rivivendo.

sabato 1 gennaio 2022

711 - CAMBIA ANNO

Devi cambiare 
vivendo intensamente
rivoluzionando te stesso 
e la tua esistenza, 
seguendo ciò che sei.

Senza sperare 
passivamente
che venga cambiato qualcosa 
da una data diversa, sul calendario
appeso al muro
come te
se t'appendi a lui
sarà, sempre, come appendersi
a stocazzo.

Trovati.
Coltivati.
Viviti.

Senza badare
a quanti anni hai
a quanti soldi hai
al lavoro che fai o non fai.

Inizia cambiando percorso
infilandoti in ogni strada
o vicolo 
che non hai mai visto, 
tenendo viva la curiosità
per ciò che ti circonda.

Se, invece, si spegne ogni interesse
sarai spento, tu.

sabato 19 ottobre 2019

697 - Gli eterni attimi delle instantanee

I miei veri amori passati
sono gli sguardi persi
delle occasioni svanite nel tempo.

Quegli scambi di sguardi
che ti porti dentro
finché campi,
attimi che diventano eterni,
poiché
immaginifiche porte della mente
che trasportano
in altre dimensioni spaziotemporali.

Penso a come sarebbe stato
se coglievo quello sguardo,
seguivo quel percorso,
vivendo quella situazione.

Probabilmente quella persona
conoscendola
mi avrebbe deluso,
invece così resta in me,
attraente,
perfetta,
sarà sempre tutto bello e possibile,
con l'idea di lei
scaturita da quell'istante.

E se me la troverò  di fronte
non la riconoscerò più,
sembrerà un'altra
e lo è un'altra persona
quella ragazza
idealizzata
è rimasta
nell'istantanea di quel momento
immaginato.





mercoledì 13 marzo 2019

689 - Free/gratis il mio libro "Come fare per essere ammirati e rispettati"

Il mio libro "Come fare per essere ammirati e rispettati" basato su episodi autobiografici romanzati ha venduto molto meno degli altri due. Credo sia stato frainteso il titolo, che è ironico ed è tratto dall'episodio omonimo presente nel libro; anche perché certi mi hanno detto che si sono divertiti molto a leggerlo.
Sono episodi della vita del protagonista, mio alter ego, Luca Andetti che racconto, dall'infanzia all'età adulta, per cui essendo in pratica un romanzo formato da vari racconti che si susseguono con lo stesso protagonista, può piacere sia a chi apprezza i romanzi sia a chi apprezza i racconti.
Perciò, per farlo conoscere lo metto disponibile gratuitamente a tutti, nel link sottostante e nella versione ultima (è su google drive, potete fidarvi a cliccare che non c'è nessuna pubblicità, spam o trucco):

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venerdì 29 dicembre 2017

658 - VUOTAMENTE

Nella vuota tristezza:
dei bar senza clienti,
delle pornostar pentite,
delle canzoni rock di Natale,
degli obesi che si danno al Bdsm,
degli anziani che vogliono fare i giovani,
degli scrittori che non legge nessuno,
degli organi genitali inutilizzati,
delle celle piene,
delle tasche bucate,
delle gomme a terra
non c'è
nessun perché.

C'è solo tanto vuoto,
sono buchi nel muro delle illusioni
attraverso i quali si vede chiaramente
l'insignificanza
delle esistenze umane.

Ci si aggrappa a qualsiasi cosa
per non naufragare
dentro se stessi,
quello si sa,
tanti hanno paura
d'essere ciò che sono
o si fanno schifo,
ma almeno
evitiamo d'essere
assurdamente e insensatamente
imbecilli
imbelli
zimbelli.

Non lasciamoci mai sopraffare
da quello che vogliono gli altri,
cancellandoci.



Street artist: Millo

mercoledì 19 aprile 2017

626 - NON È NIENTE

Non me ne importa niente
della vita, della morte
del tirare a campare
del tirare la coca
del tirarsi una sega
dell'amore e dei tradimenti
dei ragionamenti intelligenti
dei discorsi dementi
della rima e dell'assonanza
della tua poesia
e della mia.

Sono stanco
sono lo squalo tra i bagnanti
sono il culo sporco alla cerimonia
sono il vomito sul palco
sono l'immondizia da gettare
sono il coccio della bottiglia rotta
sono la parola giusta non detta.

Vorrei piangere ma non ci riesco
invece di piangere rido
rido in faccia a me stesso
al mio passato
al mio destino
alla vita che mi sfugge da sempre
all'ansia, alle paure
alle persone serie
alle autorità
agli insegnanti
alle tradizioni
alle patrie, ai dii e alle famiglie.

Non c'è niente di serio
e tutto di tragico
ridicolmente tragico.

Mi piacerebbe pregare
per dimenticarmi
ma non riesco
a essere sufficientemente
stupido.

Queste parole saranno giudicate
come intrattenimento
troppo tristi per chi le legge al mattino
troppo allegre per chi aspira al suicidio
inutili per chi cerca quello che ha già letto
utili per chi non sapeva come passare il tempo.

Avevo il cane cieco, ora è cieco anche il gatto
e pure io senza occhiali fatico a vedermi la cappella
lo scrivo per non farla sembrare una poesia
ma una defecata di parole buttata lì
che una volta letta si dimentica
e ognuno continuerà a pensare ai fatti suoi
mentre ai fatti miei
continuerò a non pensarci nemmeno io.

E se morirà qualcuno famoso oggi
faremo tutti finta di conoscerlo e rimpiangerlo
anche se era il re delle merde.

Più mi passa il tempo
e più non capisco un cazzo
di me, di te, di noi, di voi, di tutti.

Ascolterei solo le onde del mare
mentre il vento mi porta via i soliti pensieri
lasciandomi insolito.



*
NB
Lo so che la grammatica dice che si scrive "agli dei" invece di come ho scritto io "ai dii", ogni volta che la ripubblico qualcuno me lo ricorda, ho scritto così perché mi piaceva il suono, per l'assonanza con addii; inoltre per il tocco satirico e anche per il senso di scontro tra religioni monoteistiche che mi dà la parola dii invece di dei, più legati nell'immaginario agli dei pagani. Tenendo pure in considerazione che avendo la licenza poetica uso le parole a mio piacimento.



mercoledì 1 febbraio 2017

616 - TEMPI SMARRITI

C'è un universo fuori
mentre qualcosa è dentro noi
chiuso
nei passi dei corridoi
nei cervelli spenti
nei genitali dormienti
scemanti
nella clessidra
i tempi smarriti, le occasioni perdute,
le serie tv, i pettegolezzi dei social,
le invidie, le gelosie, le abitudini,
le paure, le timidezze.

Vento, sole, sabbia
passano inutili sulla pelle.

Sotto le scarpe
infiniti serpenti d'asfalto
divorano
erba, cespugli, alberi
e noi.


Banksy

domenica 29 gennaio 2017

614 - THE RIVER

Tra le canzoni migliori di tutti i tempi metterei "The River" di Bruce Springsteen.
Magari è come con le altre canzoni che si preferiscono, ci piacciono in modo particolare per i ricordi personali che si portano appresso, ma questa mi pare anche ascoltandola obbiettivamente che sia indiscutibilmente meravigliosa
Si tratta di una canzone adatta a percorrere miglia e miglia nella notte, a bordo di una grande e comoda automobile lanciata lungo qualche highway americana, circondati da scenari naturali.
Mentre nel mio caso ricordo che eravamo su una piccola Nsu Prinz beige di un mio amico, nella notte, ma lungo strade provinciali, con un impianto stereo che lo aveva fatto diventare mono, in quanto aveva comprato due altoparlanti Pioneer scontatissimi, perché uno non funzionava.
Giravamo per ore nella notte, abbastanza sconvolti, su questa auto minuscola, lui alla guida e io a fianco, con la mano mi reggevo a una maniglia che c'era sul cruscotto dal lato passeggero, come se facessimo i 200 all'ora, quando invece facevamo al massimo i 60 all'ora. Era un'auto comoda nonostante le dimensioni, con dei sedili ben imbottiti. Trovavamo anche spesso da accoppiarci in posti sperduti, paesini dimenticati da Dio e dagli uomini, spersi tra la pianura padana e il mare, in cui arrivavamo alla sera su quest'auto da cui si vedevano a bordo due nasi tra i capelli, in quanto avevamo i capelli lunghi entrambi, anche sul volto, da cui spuntavano i nostri due nasoni, uno più grande dell'altro. Lui assomigliava un po' al chitarrista degli Who, Pete Townshend, mentre io con quei capelli e gli occhiali tondi in quel periodo mi dicevano che assomigliavo un po' a John Lennon, altre volte al tastierista dei Doors, Ray Manzarek.  Io ero più influenzato dal punk rock e dai nuovi suoni new wave, mentre lui era più portato per il rock blues più classico dei miti del rock, ma Led Zeppelin, Who e Rolling Stones piacevano ad entrambi, poi Motorhead e AC/DC, però in quel periodo c'era The River quasi fisso sullo stereo mangiacassette. Faceva da contrappunto alla nostra allegra demenza, da sottofondo per le riflessioni serie, ci ricordava la malinconia del vivere e l'energia della ribellione che faceva fuggire dalle convenzioni, era un socialismo rock incarnato nel Boss, che stava dalla parte di chi aveva problemi, dell'altra America, quella gente con i problemi comuni, vagante per le strade che attraversava le zone buie degli esclusi da quel sogno americano creatore di illusioni patinate, per spingere la gente a consumare fino a consumarsi per raggiungerle, no, il Boss ti diceva che vai bene anche tu con la tua normalità, non sei un perdente bensì una persona reale e lui era con te, ti capiva, si sgolava cantando le nostre canzoni, era la colonna sonora giusta, si esibiva in concerti interminabili, senza risparmiarsi, un vero operaio del rock, un operaio miliardario d'accordo, ma perlomeno lo percepivamo meno stronzo e più simpatico di molti altri.
In ogni caso noi attiravamo l'attenzione in quei luoghi dispersi, vestiti strani e con i capelli lunghi,
facevamo anche degli atti comici, per esempio se c'era la strada che conduceva alla piazzetta del paesino che scendeva dall'argine fino alla piazza e poi la strada proseguiva risalendo sull'argine, lui  scendeva dalla discesa con il cambio in folle e proseguiva per inerzia la corsa sulla strada che saliva, finché l'auto si fermava e accelerava in folle, sembrava che l'auto non ce la facesse a salire, metteva la retromarcia e scendeva facendo il giro della piazza in retromarcia; oppure se c'erano delle buche sulla strada fingevamo che stesse per esplodere l'auto, mettendoci le braccia davanti al volto; eravamo una specie di Freak Brothers che facevano i pagliacci, attirando le risate e l'attenzione dei giovani del luogo, facendo facilmente amicizia attaccavamo discorso con le ragazze che c'erano ed erano il nostro vero obbiettivo, poiché il fine era divertirci e fare sesso, il più possibile.
In vita mia non ho più visto uno abile come lui a smutandare le ragazze appena conosciute, dopo neanche mezz'ora con una che non aveva mai conosciuto prima, mentre si parlava, cominciava a limonarla e rovistarle nelle mutande, in mezzo a tutti, senza appartarsi, pochi minuti dopo magari gliela stava leccando, è capitato anche su una panchina in mezzo alla piazza del paese, con la gente che passava e guardava, ma la tipa era tutta presa e non se ne curava, lui meno ancora visto che era veramente senza vergogna.  Mi sorprendeva in particolare quando riusciva a farlo anche con tipe che sembrava se la conservassero con cura, apparentemente bigotte e represse, di quelle che ci si immagina nude con la muffa sulla topa pelosissima, a forza di ignorarla e tenerla rinchiusa nelle mutande. Era avvantaggiato dal fatto che puntava soprattutto le bruttine e pure le bruttone, queste non essendo abituate a molte attenzioni si scioglievano trovandosi davanti uno che a ogni parola trasmetteva loro un preciso messaggio : "Mi piaci, ti desidero, voglio far sesso con te, adesso, subito!"
Sembrava uscito da un film porno e in effetti era un po' così, perché era cresciuto leggendo continuamente le riviste porno fregate a suo fratello molto più vecchio di lui, poi da giovanissimo aveva trovato una sposata di mezza età e alcolizzata che lo faceva trombare, anche con suo marito cornuto felice in casa, perciò aveva acquisito quella visione del sesso molto spontanea e naturale, era un abilissimo vero artista del cazzo.
Così lui mi tirava la volata e combinavo qualcosa pure io con qualche altra ragazza, magari pure più carina di quella con cui stava accoppiandosi lui, nonostante fossi mille volte più imbranato nell'approcciarmi; se ero da solo una doveva strofinarmela in fronte, per farmi capire che ci stava.
Tra i
I capelli lunghi bruciacchiati davanti quasi ogni volta che mi accendevo una sigaretta, le birre, i profumi delle notti d'estate...con "The River" in sottofondo; tuttora, dopo decenni, quando riascolto l'album e la canzone omonima in particolare, mi ricordo quel periodo e mi pare di percepire ancora tutti gli odori di quel tempo andato.
Lui una sera mentre stava tornando da un matrimonio di un suo parente, dove aveva trovato un cameriere che aveva del fumo, rintronato al massimo da alcol e fumate, è finito in un fosso profondo con la Prinz, distruggendola.
Venne con la bicicletta da donna di sua madre al bar a raccontarcelo, quando gli chiedemmo dove era successo ci disse la strada e che era successo nel punto in cui c'era il curvone.
Ma non c'era nessun curvone su quella strada, così andammo in quattro su con uno che aveva una Fiat 124 a vedere dov'era il curvone che diceva lui.
Scese dall'auto e ci mostrò un punto lungo il rettilineo: "Qui sono uscito di strada!"
Effettivamente si vedevano ancora dei pezzi della Prinz nel fosso, ma la strada la vedevamo tutti, tranne lui, come una linea retta, le prime curve erano due chilometri dopo da un lato e oltre tre chilometri dopo dall'altro. Ma si arrabbiò molto perché non vedevamo la curva che vedeva lui, allora stemmo zitti, pensammo fosse lo choc per l'incidente recente o era veramente potente quello che si era fumato.
Comunque era più addolorato per essersi rovinato il vestito a rigoni nuovo che per la macchina distrutta, ma era contento per essere riuscito a salvare l'autoradio e i per lui preziosi altoparlanti.
Ci disse che voleva prendersi un'auto più elegante.
Infatti dopo pochi giorni arrivò al bar con un auto di un elegante colore blu scuro, ma era un'altra Prinz Nsu, trovata d'occasione con centinaia di migliaia di chilometri fatti, ci aveva già istallato il suo impianto stereo/mono, con un altoparlante che non funzionava, con Bruce Springsteen che stava suonando e cantando le storie di chi era rimasto escluso dal sogno americano.





lunedì 30 maggio 2016

552 - Against Shitty Poesy (antimerda poetica): Forty poetries by Andreas Finottis; Eng - Ita version



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Roberta Gabrielli (artista):
Antimerda poetica è poesia.
Una poesia della quotidianità vivisezionata, posta sotto una lente affatto attenta e critica.
Andreas Finottis un poeta che morde catene di stilismo preconfezionato e certo, come i cibi insipidi di certi supermercati.
Tutta la sua opera è un viaggio di riflessione su e contro un sociale che si è disumanizzato, coinvolto nel fluire delle dinamiche compulsive del nostro tempo in una continua mercificazione dell'Io prostituito nelle nuove Agorà, nel senso di un comune sentire spersonalizzato e vuoto.
Le sue parole dirette, forti, pregne di significato moderno, come può esserlo la modernità di una lingua viva, parlata e attuale nelle sue espressioni graffianti e 'volgari', si contrappongono ad un sentire di rara delicatezza, capace di cogliere il singolo frammento della realtà ricomponendolo attraverso considerazioni che sono un atto d'amore per il vero senso dell'essere Umano.
Una poetica di denuncia quella di Finottis, che nella sua chiarezza espressiva, nel suo modo lucido e pur sempre ad un passo dal delirio ricorda, sebbene in altro ambito, la semplicità schietta, ripulita da qualsiasi orpello e un po' disincantata anche nella scelta stilistica di una traduzione volutamente letterale, il migliore Carver.

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"Against shitty poesy" is poetry.
A poetry that dissects everyday’s life, placing it under a lens, looking at all carefully and with true ferocious critical sense.
Andreas Finottis is a poet able to bite literary style's prepackaged chains, the same one often treated like bland foods in supermarkets.
All his work is a journey of reflection through and against a dehumanized social, involved in the flow of compulsive dynamics of our time, in a never interrupted ego's commodification like a continous prostitution in the new Agora, in which sense of a common feeling is depersonalized and empty.
His words are direct, strong, realistic, full of modern meaning as it can be only a living language's modernity, spoken and current in its expressions politically uncorrect and 'vulgar', even if they are every time full of a rare delicacy in feelings, able to grasp the single fragment of reality reassembling it through the poet's personal considerations. Every word is an act of love for the true meaning of human being.
A poetry of complaint, Finottis's one, which in its clarity of expression, in its way glossy and still one step away from delusion remembers, albeit in a different context, the straightforward simplicity, cleared of any tinsel and a little 'disenchanted in the choice of style of deliberately literal translation from Italian language, the best Carver's works.


32 INCHES OF HEAD

A finger in the ass and one on the remote control,
it is all you need
to be happy
in the scratchcard democracy
you go around with your suv in debt
pretending to be rich and mocking the poor.
Dreams of glory and success to all you consenting slaves
You kiss your superior's genitals,
you kick the starving in the stomach,
and relaxing in the evening,
happily, satisfied, laughing on comand infront of the tele.
May the crap be with you and your spirit.
May go fuck yourself.
Amen.


***

 32 POLLICI DI TESTA

Un dito in culo e uno sul telecomando,
è tutto quello di cui avete bisogno
per essere felici
nella democrazia dei grattaevinci.
Girate col Suv in debito
fingendovi ricchi e deridendo i poveri.
Sogni di gloria e di successo per tutti gli schiavi consenzienti.
Baciate i genitali ai vostri superiori,
prendete a calci nello stomaco chi soffre la fame,
e vi rilassate alla sera,
felici e contenti, mentre ridete a comando davanti alla tv.
La merda è con voi e col vostro spirito.
Andate affanculo.
Amen.