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mercoledì 13 marzo 2019

689 - Free/gratis il mio libro "Come fare per essere ammirati e rispettati"

Il mio libro "Come fare per essere ammirati e rispettati" basato su episodi autobiografici romanzati ha venduto molto meno degli altri due. Credo sia stato frainteso il titolo, che è ironico ed è tratto dall'episodio omonimo presente nel libro; anche perché certi mi hanno detto che si sono divertiti molto a leggerlo.
Sono episodi della vita del protagonista, mio alter ego, Luca Andetti che racconto, dall'infanzia all'età adulta, per cui essendo in pratica un romanzo formato da vari racconti che si susseguono con lo stesso protagonista, può piacere sia a chi apprezza i romanzi sia a chi apprezza i racconti.
Perciò, per farlo conoscere lo metto disponibile gratuitamente a tutti, nel link sottostante e nella versione ultima (è su google drive, potete fidarvi a cliccare che non c'è nessuna pubblicità, spam o trucco):

https://drive.google.com/file/d/1Ic9QvrviDjNdJeKAplOxc78ett0mMAJW/view?usp=sharing

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GRAZIE.





martedì 8 dicembre 2015

499 - "FANTASMAGORIA DI RACCONTI PUNK"


"FANTASMAGORIA DI RACCONTI PUNK" di Andreas Finottis è un'imprevedibile e divertente raccolta di racconti, tutta da scoprire, per sorprendersi, ridere, riflettere pagina dopo pagina.

Per potere avere l'ebook o il libro di carta cliccate qui:  http://www.amazon.it/finottis

Per la versione ebook in formato per kobo qui: kobobooks.

Altri libri dell'autore:
- "Come fare per essere ammirati e rispettati" il primo libro di racconti.
- "antimerda poetica" il libro di poesie devastanti
Disponibili tutti in versione ebook o su carta, i link per ulteriori informazioni e per poterli avere li trovate cliccando qui: per avere i libri






sabato 27 agosto 2011

91 - CENTRO COMMERCIALE


Pochi secondi, ancora un attimo e si può scappare.
Ecco!
Via!
Corriamo con la refurtiva
i sorveglianti inseguono  ma sono partiti lontani
abbiamo calcolato i tempi giusti
"Gira a destra!" urlo appositamente a Kevin
fingiamo a destra ma ci buttiamo nel corridoio di sinistra
troppo abituati a capirci al volo
spiazzati i sorveglianti hanno perso ancora metri
corriamo schivando e schivati dalla gente
eccoci fuori
corriamo nel piazzale
attraversando il groviglio di auto nel parcheggio all'ora di punta
la nostra auto l'abbiamo messa in posizione di fuga con la targa sostituita per evitare ogni possibilità di venire rintracciati
mi volto
i sorveglianti non si vedono che in lontananza
sono un genio sempre studiato piani perfetti
ecco la nostra auto
cazzo chiusa! L'hai chiusa testa da cazzo! Apri!
Kevin non trova le chiavi
urlo
nel frastuono dell'uscita vicino alla tangenziale
non mi sente
sorride come un ebete e mi fissa
Muoviti dai! Andiamo via!
Gli urlo ma Kevin si china vicino all'auto
pazzo e testa da cazzo
salto sul cofano e sono dall'altra parte dell'auto
lui è lì che mi sorride con la refurtiva in mano
ha la camicia bagnata di rosso
rosso sangue
non si muove
prendo automaticamente la refurtiva
mi rimetto a correre
ma rimango fermo
sembra a me di correre
sono fermo come uno stronzo
la faccia mi sbatte sull'asfalto
ancora rosso sangue
sento i sorveglianti che arrivano ansimanti..........
"centrati entrambi, roba da fuoriclasse, adesso hanno finito di rubare, questo non respira, questo non ne ha per molto te lo garantisco, imparano questi pezzi di merda a rubare, hanno pure sporcato di sangue la merce, il sangue ha bagnato il sacchetto, a chi vuoi vendere dei panini insanguinati, li hanno rovinati, mettili accanto ai cassonetti dell'immondizia forse qualche cane se li mangia, mi fanno pena gli animali affamati, sono meglio di certa gente, meritano solo di morire certe persone, che schifo di mondo, non c'è più nessun valore, dimmi tu farsi ammazzare per dei panini, bisogna essere marci dentro, non respirano più entrambi, lasciali lì che quelli delle pulizie dopo li metteranno nell'apposito raccoglitore è compito loro, domani deve passare il camion a svuotarlo, torniamo dentro è l'ora di pranzo, mangiamo qualcosa al bar".

mercoledì 20 luglio 2011

72 - LA SCIMMIA NEL CEMENTO


Quand'ero piccolo prendevamo in affitto un appartamento sulla riviera romagnola, eravamo all'ultimo piano senza ascensore perché costava meno, da lì si vedeva un panorama di cemento con infiniti  palazzi e il mare in lontananza, il palazzo più vicino più in basso del mio aveva un enorme terrazzo al posto del tetto, era un albergo, c'era una scimmia, uno scimpanzé, che viveva in quel terrazzo.
Era sempre sola e si aggirava sperduta, imprigionata nel cemento.
Faceva una tristezza indescrivibile, un animale nato per stare tra le piante nella giungla costretta a stare da sola in un terrazzo sotto il sole.
Lì ho capito che è da dementi costringere gli animali a fare una vita non loro.
L'anno dopo tornai e mi dissero che la scimmia era morta.
Non mi stupii, ma mi sarebbe piaciuto dar fuoco all'albergo, pensai di telefonargli da una cabina e dire che c'era una bomba, quando erano fuori tutti in attesa degli artificieri io entravo dal cortile sul retro, cospargevo il salone del ristorante al piano terra di benzina, davo fuoco e uscivo, loro da davanti non mi avrebbero visto, lo avevo visto fare in un film. Sono andato dal benzinaio con la tanica di mio padre ma ero troppo piccolo, non mi diede la benzina, s' immaginava che dovevo combinare qualcosa.
Provai a telefonare almeno per spaventarli dicendo che c'era una bomba, ma mi attaccarono il telefono sentendo la voce da bambino.
Una sera tardi prima di rincasare riuscii ad allontanarmi un attimo e con un sasso gli ruppi il vetro di una bacheca esterna in cui mettevano il menù del ristorante.
Non mi pare un granché di vendetta per quella povera scimmia morta.
Però due anni dopo l’albergo rimase chiuso, dissero che il proprietario era fallito.
Fui più contento.

domenica 10 luglio 2011

67 - LA FUGA

La casa è circondata da campi di mais, devo fuggire attraversandoli, sono infestati dagli zombie ma devo attraversarli per forza, se resto in casa sono in trappola, mi butto dentro correndo, piante di mais oltre i 2 metri sono come un muro verde, correndo piego le piante, sento mani che tentano di prendermi, mi graffiano, mi strappano i vestiti tentando di bloccarmi, quando dietro le piante trovo uno zombie scarto veloce riuscendo a divincolarmi, coperto di sangue continuo a correre, non so dove sto andando, so solo che devo correre o sono morto, solo contro tutti, sono stanco, non ce la faccio più, non so neanche se ne vale la pena, continuo sfinito, senza speranza, quando all'improvviso finisce la piantagione, sfocio sulla strada e vedo lo sceriffo, gli corro incontro felice di essere salvo, lui mi fissa e col fucile mi esplode un colpo in faccia.
Cado riverso sulla strada col cervello sparso sull'asfalto che esala un ultimo pensiero:
"Lo sceriffo è una merda d'accordo con gli zombie, dovevo immaginarlo".

venerdì 8 luglio 2011

62 - ON THE ROAD AGAIN

Ero un punk poi mi sono rabbonito.
Abbigliamento tipico: camicia a fiori, sandali e jeans anche d'estate, ovverosia un hippy dal culo sudato in ritardo sui tempi.
La causa del cambiamento era che avevo letto "Sulla strada" di Kerouac e mi ero montato la testa, per cui ho anche venduto la macchina e mi sono messo a girare in autostop.
Spesso rallentavano, probabilmente da lontano credevano una ragazza avendo i capelli lunghi, ma quando mi vedevano bene in faccia con la barba e gli orecchini acceleravano, se stavano accostando accelerando sollevavano polvere e ghiaino, che mi finivano spesso addosso.
Un paio di volte degli stronzi hanno anche tentato d'investirmi.
Ma non mi prendeva su quasi nessuno e se per caso mi prendevano su era peggio perché, forse per la scarsa simpatia o forse per l'odore da capra affumicata che emanavo, con delle scuse mi lasciavano quasi sempre prima della destinazione, in posti isolati, dove nessuno si fermava.
Ore così, sotto la pioggia, sotto il sole, di notte, d' inverno col freddo, ad aspettare.
Quando ero disperato se potevo prendevo il treno o la corriera.
Ore perse. Giornate perse.
Dopo quasi un anno, deluso e rabbioso, sono ridiventato un inferocito punk e sono andato in autodemolizione a prendermi una vecchia Citroen ancora funzionante.
Mi è cambiata la vita in meglio.
Tutto questo a Kerouac non sarebbe successo.
Siamo in Italia, purtroppo.
Teniamolo sempre presente e non montiamoci la testa.

martedì 5 luglio 2011

60 - NON CHIAMATELI MATTI O RITARDATI

Con amici abbiamo visto delle persone che scendevano da una corriera di una gita organizzata, dal comportamento si vedeva che erano differenti, alcuni risero di loro, io no, e rimproverai i miei amici facendo notare che non è giusto ridere dei problemi dei poveri disgraziati, con cui la natura non era stata benigna.
Si vedeva che questi infelici quando parlavano cercavano un po' di comprensione, cercando lo sguardo di complicità dell'interlocutore, facevano discorsi forse banali e un po' assurdi, ma ci credevano, erano persone semplici, vestite male con colori improbabili, ma avevano diritto quanto i cosiddetti "normali" a esprimersi e a vivere senza essere emarginati da battute superficiali o cattive.
Anzi, va ammirata l'associazione che organizza gite per far vivere a queste persone disgraziate momenti che nella loro vita sono senz'altro importanti, li inserisce nella società nella maniera migliore, bisogna dare il proprio contributo ad associazioni simili, lo meritano, io mi sono scritto il nome che c'era sulla corriera per fare una donazione, l'associazione si chiama: lega nord.
Aiutateli.

sabato 2 luglio 2011

57 - COME ACQUISTARE UN'AUTO BUONA CON POCHI SOLDI

Macchine usate da pochi soldi, tristemente abbandonate sul prato fuori dalla concessionaria, non le mettono neanche dentro la notte, aspettano un poveraccio o andranno all'autodemolizione, io e alcuni stranieri le guardiamo con desiderio, apriamo le porte,ci sediamo per sentire il sedile se è sfondato, proviamo il volante per sentire le condizioni della scatola dello sterzo, proviamo la pedaliera, il cambio, scendiamo e controlliamo le gomme, apriamo il cofano e controlliamo i minimi particolari del vano motore.
E quando fiuti l'occasione devi precipitarti a comprarla perché altrimenti se la prende un altro, vince il più furbo ed esperto, ma io in questo campo non penso proprio di avere rivali, tanta esperienza e molto intuito mi permettono di essere di una bravura inarrivabile.
Ho preso una Volkswagen blu da mille euro, 180.000 km raggiunti da poco, unico proprietario, perfette condizioni meccaniche (la cosa più importante), un po rovinata di carrozzeria, aria condizionata manco col cazzo, vetri elettrici idem, ma è bellissima col suo fascino vintage e alla guida si prova una sensazione di benessere perché sembra di averlo messo in culo al sistema capitalistico, anche se è stata una scelta obbligata, ma sicuramente mi piace la mia nuova auto vecchia, poi cosa vuoi che ti diano con mille euro, ho fatto il tagliando e cambiato la batteria (cosa consigliata su un auto vecchia e ferma da tempo), incredibilmente funziona tutto e c'è pure lo stereo, ma è rotto.
Davanti al supermarket hard discount mi ha salutato un africano gigantesco sui due metri, l'ho salutato e dopo mi sono ricordato, era insieme a me che cercava un auto da pochi soldi, ho visto che saliva con la borsa della spesa su una Ford Fiesta terz'ultimo modello bella e perfetta di carrozzeria, mentre passava ho sentito che funzionava la sua autoradio, si sentiva con i vetri chiusi, ho l'impressione che la sua abbia anche il climatizzatore e funzionante, passando mi ha salutato nuovamente ridendo.
Ride tanto, penso che l'abbia pure pagata meno della mia.


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domenica 26 giugno 2011

51 - IL PENDOLARE

Scese dal treno, nella stazione la gente proseguiva ognuno sul suo binario con i suoi pensieri, lo aspettava l' ufficio, le solite facce, i discorsi del calcio del lunedì, i sorrisi finti ai dirigenti, gli sguardi torvi tra colleghi.
Senza lavoro muori - continuava a ripetersi - non si può vivere senza lavoro, hai 51 anni, non ne trovi un altro, niente, devi andarci.
Erano più di vent'anni, sempre quella vita, non ce la faceva, non ce la faceva più, si sentiva soffocare, non respirava, si distese su una panchina, tutto girava, sudava freddo, lampeggi di buio, si tolse il giubbotto , lo appoggiò sulla panchina, si sentiva come a morire in un deserto, era pieno di gente ma era solo, qualcuno lo guardava ma proseguiva, si sollevò da disteso, si sedette e appoggiò la testa tra le mani, chiuse gli occhi, si sentiva morire, sudava ed aveva freddo nello stesso istante, non ne poteva più di quella vita, non ne poteva più, stette così per un po a meditare, poi alzò la testa dalle mani, aprì gli occhi, era tutto uguale a prima, stessi visi indifferenti, si voltò, non c'era più il giubbotto, rubato, c'erano telefono portafogli chiavi di casa, senza niente, senza nessuno.
Si sollevò, aveva una strana sensazione di tranquillità che l'inebriava, cominciò a camminare a caso, uscì dalla stazione e cominciò a fare l' autostop.
Nessuno lo trovò più.
Lui si trovò.

lunedì 13 giugno 2011

42 - LA BATTAGLIA

 http://grotslair.wordpress.com/2011/05/28/mostri-assortiti-2/#jp-carousel-877  


Jackson Green era un ragazzo bianco di ceto medio-alto, aveva 28 anni, aveva cominciato a dirigere l'azienda del padre dopo la laurea, aveva un buon successo con le donne e curava moltissimo il suo aspetto: ci teneva a fare bella figura.
C'era solo un problema che lo tormentava: il cagamento; il dover cagare tutti i giorni gli sembrava una cosa non degna di un laureato di successo e in carriera, per non parlare delle scomodità connesse.
Con esercizi di concentrazione era riuscito ad arrivare  a cagare una volta alla settimana, però quando succedeva erano dolori partorire uno stronzo infinito che regolarmente ostruiva il water e il dover manovrare con lo scopino per liberare la tazza e gli schizzi che spesso gli arrivavano sul suo taglio di capelli impeccabile e in faccia mentre cercava di risolvere l'inghippo, e inoltre ogni volta doveva pure lavarsi accuratamente il culo nel bidet, una noiosa perdita di tempo.
Una volta si era schizzato la faccia, allora si era fatto il bidet e lavato la faccia, velocemente si era controllato allo specchio perché era in ritardo a un appuntamento con una splendida bionda.
Mentre stava cenando romanticamente in un lussuoso ristorante assaporò il vino consigliatogli dal sommelier e sentì uno strano retrogusto, un profumo misto di fragole, muschio e stronzo.
Insospettito da quel vino  dal sapore di stronzo muschiato alla fragola con una scusa si allontanò e andò in bagno dove con orrore si accorse di uno strano riflesso marrone sul suo ciuffo di capelli neri, toccò delicatamente con la punta delle dita, annusò e poi se le mise in bocca e assaggiò, i suoi peggiori timori si erano avverati, era originale merda pura, uno schizzo sfuggito al controllo troppo veloce.
Cominciò a lavarsi le mani forsennatamente, poi il ciuffo se lo bagnò, poi se lo insaponò e stava per sciacquarlo quando sentì che stava venendo qualcun altro in bagno, allora si chiuse nella cabina di cagaggio, infilò la fronte nella tazza, tirò l'acqua e si sciacquò per bene il suo ciuffo.
Uscì dalla cabina, si pettinò velocemente, si asciugò sotto il getto d'aria calda in fretta, uscì dal bagno e riprese elegantemente posto al tavolo.
Però sentiva più odore da merda di prima, cercò di fare l' indifferente ma la sua bionda compagna continuava ad annusare con un espressione di disgusto, lui le disse che il ristorante non era come le altre volte, il mangiare aveva un gusto che non lo convinceva, lei assentì non molto convinta e continuava a osservarlo con una strana espressione, poi lei si allontanò verso il bagno, lui sicuro di sé si passò una mano tra i capelli e notò un colore giallastro tra le dita, non poteva essere ancora merda sua, lui cagava stronzi settimanali di colore scuro, non merda squacquara giallastra, non era merda sua pensò, sospirando tranquillo.
Dopo un attimo ci ripensò ed ebbe un'illuminazione: era merda altrui!
Intuì che quando si era sciacquato la testa nella tazza si era appoggiato al bordo con la nuca e sul bordotazza resti di squacquara erano in agguato, poi pettinandosi se l'era passata accuratamente tra i capelli, corse in bagno per verificare, si osservò in uno specchio: era pieno di riflessi biondastri, uscì di corsa dal bagno, pagò il conto con una generosa mancia al cameriere, gli suggeri una scusa da riferire alla ragazza assente, cose di lavoro, e si allontanò veloce e disperato.
Uscendo dal ristorante notò la bionda che aspettava il taxi piegata in due: rideva e vomitava; lui fuggì, non aveva fatto una bella figura quella volta.
Da quel giorno si trasferì in un altra città e cominciò la sua battaglia contro il cagaggio.
Cominciò con il farsi la doccia ogni volta che aveva finito di defecare e prima della doccia si lavava il culo energicamente affinché non sapesse da merda e si ripassava il buco del culo con uno scopino per pulire le bottiglie, così da non avere traccia di merda neanche nel buco del culo.
Ma era sempre una cosa scomoda per un uomo impegnato come lui, allora si decise a coronare il suo sogno, andò in una costosissima clinica e si fece modificare l'organismo, una cosa sperimentale dal costo altissimo: consisteva in una trasformazione dell'organismo per cui la merda fuoriusciva per la bocca.
Jackson era felicissimo, l'intervento era riuscito perfettamente, adesso cagava con la bocca, bastava che si leccasse le labbra e poi mangiasse una caramella e non si notava nulla.
Quando doveva cagare si appartava con classe in un angolo ed evacuava con la bocca la merda che doveva fare e poteva tornare subito dalle sue ragazze, che erano felici di frequentare una persona talmente elegante da non cagare per il culo ma per la bocca.
L'alito finito l'effetto caramella lasciava a desiderare, ma le comodità e la praticità erano enormi, i vantaggi indubbi.
Durante una convention di manager in un'isola tropicale si scordò di cagare per più di una settimana ed essendo già stato abituato a questi tempi non se ne accorse, quando dovette cagare lo stronzo che uscì dalla bocca era talmente enorme che si bloccò e Jackson morì soffocato con il suo enorme stronzo che stava uscendo dalla bocca.
Non fece una bella figura neanche quella volta, con la fotografia del suo cadavere con lo stronzo orale pubblicata sui giornali di tutto il mondo nella rubrica delle curiosità.
La merda aveva vinto ancora!


- ringraziamenti per l'immagine al prode Grotesquer:
 cliccate qui ed entrerete nell'incredibile tana di Grotesquer





venerdì 10 giugno 2011

40 - LA CARRIERA

Era sola nella grande stanza, le vetrate coprivano le pareti verso l'esterno dell'ufficio con una visione della città di notte, stava lavorando dalla mattina, una piccola pausa per caffè con tramezzino e tre minipause per andare in bagno, doveva concludere il lavoro che le avevano affidato, il più importante da lei mai avuto, un gigantesco investimento pubblicitario e la sua carriera dipendeva da quello, doveva lanciare il prodotto nuovo alternativo che poteva conquistare il mercato per cui studiava la campagna pubblicitaria da mesi.
Sentì bussare alla porta.
Non c'era nessuno negli uffici a quell'ora, solo il portiere ma avrebbe chiamato col citofono se c'era qualcosa, una strana sensazione la bloccava, le impediva di dire una sola parola, le gelava il sangue. Nuovamente bussavano, più forte.
Lei che non aveva mai paura di niente si alzò tremante e non sapeva perché la faceva angosciare quel bussare.
Arrivò alla porta senza dire una parola, nella destra teneva il tagliacarte, con la sinistra aprì di colpo la porta.
Non c'era nessuno, aprì di più la porta, vide nel corridoio che c'era una donna di spalle, con voce malferma le disse - Stava cercando me?
La donna si girò di scatto e le si avvicinò, la luce proveniente dall'ufficio riusciva a illuminarle il volto nel corridoio buio, era una giovane sui vent'anni vestita in maniera strana: jeans e maglietta strappati, un vecchio giubbotto in tela color sacco, piercing uno al naso e due vicini sulle labbra. Aveva occhi che la facevano rabbrividire. Si avvicinava sempre di più, in silenzio, quando fu di fronte le disse con voce arrabbiata
- Ma come ti sei ridotta? Mi fai schifo!
Lei rispose - Ma chi sei? Come ti permetti? Chi ti ha fatto entrare?
Improvvisamente aveva ripreso sicurezza in sé, le cresceva dentro un odio verso l' intrusa, la quale continuava a fissarla con uno sguardo cattivo e le ripeté con tono ancora più aggressivo - Mi fai schifo! Non ci si può ridurre così!
Lei si sentì bloccata da mille pensieri.
Guardando il viso dell'intrusa trovava una somiglianza a come era lei a vent'anni: stesso taglio di capelli, stesso vestire, stessi atteggiamenti...e stesso viso. Stesso viso. Stesso viso che aveva lei alla sua età. Questa cosa la mandò in totale confusione. L'intrusa come se lo avesse compreso le urlò in faccia - Hai capito chi sono?
Lei balbettò - Assomigli a me da giovane
L'intrusa - Sei tu che assomigli a ciò che non voglio diventare da vecchia! Le tue idee, la tua voglia di cambiamento, i tuoi ideali, le tue speranze buttate nel cesso per un lercio lavoro d'incitazione alla prostituzione.
Lei offesa urlò - Ma che cazzo dici incitazione alla prostituzione, il mio è un lavoro creativo e ben pagato!
L'intrusa si mise a ridere - Che stronzata e tu pure ci credi, credi d'essere creativa quando fai la scimmietta ammaestrata, devi obbedire alle leggi di mercato, ai committenti, sei una serva sfruttata sino al midollo, sei una nullità spadroneggiata da chi ti paga!
Lei si sentiva soffocare dalla rabbia, strinse i pugni, si accorse che aveva ancora il tagliacarte in mano.
Un lampo d'odio.
Vide solo una via d'uscita.
Lo piantò dritto nello stomaco all'intrusa.
L'intrusa la guardò con lo sguardo finalmente sereno e le disse - Ero già morta ma adesso sto meglio.
Cadde sul pavimento con un tonfo, lei guardò il tagliacarte insanguinato, doveva lavarlo o gettarlo, o entrambe le cose.
Ridiede uno sguardo all'intrusa ammazzata ma non c' era più niente, solo il pavimento vuoto e sangue. Rinchiuse la porta con la chiave.
Deve essere scappata, pensava, non può essere sparita così, c'era il sangue. Ancora ce n'era sul tagliacarte. Non se l'era immaginato. Era successo realmente.
Voleva correre in bagno a lavarsi la mano insanguinata e pulire il tagliacarte, ma l'intrusa sarebbe tornata, avrebbe dovuto usarlo ancora, sicuramente.
Si sedette alla scrivania, quelle emozioni le avevano creato un dolore fisico e una grande stanchezza.
Pensava alle parole e al volto dell'intrusa, era uguale a lei a vent'anni, stesso viso, stessi discorsi, ma com'era possibile, che storia strana, dentro le cresceva un forte dubbio, forse aveva ragione l'intrusa che era una schiava, aveva creduto di comandare qualcosa, di creare, ma aveva passato la vita inseguendo un'illusione, era solo un'illusione, una vuota illusione era la sua vita.
Cominciava a pentirsi d'aver accoltellato la ragazza, ma poi guardando dove sentiva più dolore si accorse che nello stesso punto dove aveva colpito la ragazza aveva una ferita da cui sgorgava sangue, era piena di sangue sui vestiti e continuava a uscirne e sentiva sempre più forte la fitta di dolore ma non aveva la forza di muoversi.
Rimase lì alla scrivania.
Il giorno dopo la trovarono morta, un suicidio dissero, era una dipendente modello, forse era stato lo stress del lavoro, al funerale c'era anche il direttore generale, le fecero una bella tomba pagata dall'azienda, un gesto di generosità mai visto precedentemente.
Dopo qualche mese c'erano solo dei fiori secchi sulla tomba e nessuno li ha più cambiati.
Poi, in una notte di tempesta qualcuno scorse una figura muoversi nel cimitero, uscì arrampicandosi sul cancello e svanì come portata dal vento dentro la tempesta.
Sembrava una ragazza sui vent'anni con jeans e maglietta strappati, un vecchio giubbotto di tela color sacco e dei piercing al naso e sulle labbra.
Il giorno dopo sulla tomba della dipendente modello trovarono insieme ai fiori secchi una cagata fresca.

lunedì 30 maggio 2011

32 - VIAGGIARE

Partirono in moto, il sole si era appena alzato, viaggiavano a breve distanza l'uno dall'altro, viaggiavano verso il sole, in gruppo come rondini viaggianti verso la perenne estate; occhiali da sole neri, giubbotto in pelle e capelli al vento; il sapore della libertà era nell'aria che sbattendo addosso penetrava dentro il corpo e dal corpo era penetrata creando un euforia orgasmica, il vento della libertà era tutt'uno con loro.
Ma quando è finito il denaro è finita la benzina è finita la libertà.
Per far soldi doverono lavorare come operai nel paese dove doverono fermarsi.
Lì ci trovarono le donne, presero casa e famiglia, mutui e bollette.
Ora ci sono dei vecchi che spesso con occhi lucidi guardano verso dove il sole nasce; nasce insieme alle speranze; speranze che ti porti dentro come il sapore del vento; vento che assapori anche quando dormi, ti sospinge quando ti senti morire, che è il soffio della vita sull'anima; e anche se è durato solo un attimo nella tua esistenza la tua anima sta assaporando il vento, viaggiando ancora verso il sole, cercando di arrivare dove nascono i sogni.


giovedì 26 maggio 2011

28 - NEL BOSCO

C'era una ragazza che abitava accanto al bosco, ma non v'era mai entrata per paura dei lupi.
Una notte di luna piena sentì il bisogno di scappare nel bosco.
Camminava nuda nel buio impaurita, i lupi la seguivano, vide delle luci che volavano, ne prese una e la luce diventò un uomo nudo che le disse: - Non tutti i lupi sono cattivi.
La sollevò e la trasportò correndo,lei gli confidò tutto quello che pensava e voleva, anche lui lo fece con lei, così cominciarono a diventare più forti e iniziarono a volare attraverso il bosco.
Finito il bosco c'era il mare illuminato dal sole, loro abbracciati nel sole del mattino si baciarono e lui le disse: - Sono uno spirito, devo andare nell'aria, ma quando mi vorrai ci sarò sempre se mi chiami.
Lei capì e lui scomparve nel vento.

25 - SAMBU

Sambu veniva dall'Africa.
Sambu aveva attraversato il mare nascosto e ammassato in una stiva, chilometri di sudore e merda e vomito e fame e sete e trovarsi in un paese che non conosci, solo speranza di un lavoro e certezza di una famiglia da mantenere.
Ma lui il lavoro l'aveva trovato, si era realizzato il sogno, lavorava in una macelleria, la laurea in ingegneria non era servita a molto ma era sempre meglio che tornare a casa.
Il suo lavoro era un po' duro ma riusciva a farlo bene, il suo padrone era soddisfatto di lui e lui era pagato bene.
Quando entrava qualcuno nella macelleria Sambu si metteva in mostra insieme agli altri dipendenti, quasi tutti stranieri come lui, e i clienti sceglievano i pezzi migliori; da lui avevano scelto finora quasi tutta la gamba sinistra e l'avambraccio destro.
Aveva qualche problema con le protesi di legno per camminare e per tenersi in equilibrio, però pensava ai soldi e poi con l'anestetico l'affettatrice non faceva tanto male sul momento, il cilindro in metallo vuoto all'interno che penetrava nella carne e toglieva l'osso prima che la parte venisse affettata era più doloroso, ma lui non gridava, soffriva in silenzio e questo era molto apprezzato dai clienti e dal suo padrone.
Insomma stava bene, anche con una gamba e un braccio macellati, qualche puntura di antidolorifico al giorno e il peggio era passato.
In questo splendido momento della sua vita solo una cosa lo disturbava leggermente: stava diventando trendy il cervello con la rucola.