Se apprezzate e volete offrirmi una birra o una pizza, vi ringrazio immensamente:

Visualizzazione post con etichetta mare. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta mare. Mostra tutti i post

giovedì 11 gennaio 2018

660 - ALLE FOCI DEL TEMPO

Oggi sono andato in auto verso la punta del delta del fiume Po, dove le foci principali sfociano nel mare, ogni volta ci vado è una specie di viaggio nel tempo quello che faccio. Passo per Porto Tolle, davanti alla casa dove abitavo quando sono nato, sul retro della casa c'erano due anziani pensionati poverissimi che vivevano in una baracca senza luce, mio padre gli aveva tirato un filo dal nostro contatore, in modo che anche i vecchi potevano avere la luce, per accendere l'unica lampadina che avevano, sopra la tavola dove mangiavano. Ricordo poco di quella casa, ma in particolare che crescevano le fragole nel giardino, io mi coricavo per terra a giocare vedevo la strada che passava davanti e tutto il mondo attraverso queste piante di fragole. Ora rimane la casa ma le persone che mi ricorda sono tutte svanite.
Proseguendo e uscendo dal paese ci sono circa 20 chilometri di paesaggi molto all'americana, con grandi spazi coltivati, poche case lungo la strada e tre frazioni abitate prima di arrivare alla spiaggia.
Vedo case abbandonate anche di enormi dimensioni che una volta erano abitate, adesso hanno sulla recinzione dei cartelli vendesi, i quali non sembrano crederci neppure loro che saranno vendute.
Non è terra come le altre, si percepisce in sottofondo l'odore di salsedine del mare, gli spazi si dilatano, si cancellano i punti di riferimento dei nostri tempi e il tempo diventa sospeso, senza un ieri e un domani, si fluttua con la mente come in una bolla spaziotemporale tra un mix di lontani ricordi e realtà presente.
Passo davanti a un distributore di benzina con il lavaggio auto, ha esposto un cartello con scritto "Qui si lavano le auto con l'acqua potabile", che sembra assurdo, ma non lo è, se pescassero con una pompa dal terreno l'acqua, invece di usare quella potabile, sarebbe salmastra e rovinerebbe le automobili.
Sembra di andare in montagna andando in spiaggia, perché c'è una ripida scalinata da fare a piedi, si arrampica sull'argine gigantesco che costeggia l'ultimo tratto di strada.
Dalla spiaggia si vede nel panorama una centrale termoelettrica, ora chiusa, che era stata accusata di aver fatto un elevato numero di morti nella zona, per i fumi inquinanti che uscivano dal colossale camino, nel quale, raccontavano degli operai che l'hanno costruita, c'è un operaio cementato dentro, dicevano che era caduto nel cemento mentre facevano il camino e, per non dover distruggere tutto con costi enormi, hanno lasciato il cadavere nel camino.
Non ho mai capito se è verità o leggenda.
Poi tornando e ripassando nella frazione più lunga e popolosa ogni volta faccio una capatina in un larghissimo viale a quattro corsie dove c'era un bar, che frequentavo un tempo, alla fine del viale vado giù per un vicolo intitolato a un mio zio morto, che quando gliela hanno dedicata quella via non lo sapeva nessuno. Mi successe che cadeva spesso col vento che entrava in garage una pila di giornali locali, li tenevo in garage da mettere per evitare le macchie d'olio che lasciava l'auto, ogni volta si apriva solo un giornale e sulla stessa pagina, così incuriosito dalla stranezza ho letto la pagina e c'era l'articolo su questo mio zio, a cui avevano proposto di intitolare la strada, per i meriti che aveva avuto nell'organizzare in cooperative i pescatori, che hanno  permesso loro così di essere meno sfruttati e di fare una vita più dignitosa, gestendosi loro anche l'attività di vendita del pescato. Lo avevo detto a mia mamma che lo dicesse alla zia vedova che si era trasferita da tempo a 150 chilometri di distanza, in un'altra provincia, ma era solo una proposta, non ci avevano dato peso. Dopo qualche settimana mi è caduta ancora alcune volte la pila di giornali e ho visto che si apriva sempre la stessa pagina, ho letto ed era ancora un articolo su questo mio zio, che avevano inaugurato la via dedicata a lui. Mi ha fatto impressione questa strana doppia coincidenza.
Sua moglie non ne sapeva niente, è andata con le figlie a vedere la strada, ha fatto delle foto e mi ha ringraziato. Ora è morta anche lei.
Coincidenze improbabili stranissime. O fantasmi. Come quelli che mi affiorano ogni volta nella memoria quando passo su queste terre nuove portate dalle acque del fiume che sfociano in mare; terre che esistono da pochi secoli, ma sono pienamente intrise di eventi e vite di persone, il cui sangue è sfociato in me. Io sono il mare dei ricordi, sono la vita di quelle persone e la mia, sono la somma di tutto e di altro, distratto da miliardi di impulsi mediatici ma con dentro delle storie che si sono inserite nel mio DNA.




martedì 25 ottobre 2016

588 - IL VECCHIO CANE E IL MARE

Ieri ho portato il mio vecchio cane praticamente cieco in spiaggia, era più di un anno che non lo portavo, perché ci vado raramente e se vado con lui si stanca dopo un po' a camminare.
Ma lui se lo ricordava e ogni volta che salivo in macchina veniva vicino, con la speranza che lo portassi via con me.
Dovevo andare in un posto vicino al mare allora ho preso l'occasione per portarlo. Era felicissimo anche se guardava verso di me invece che fuori dal finestrino, come faceva una volta, non guarda più in giro perché non vede niente.
Poi quando siamo arrivati al mare faceva versi di contentezza sentendo l'aria di mare entrare dal finestrino. L'ho portato col guinzaglio lungo la spiaggia; era contento di seguirmi e sentire il rumore del mare, camminava vicino all'acqua incurante se gli bagnava le zampe, era felice così.
Dopo qualche centinaio di metri si è stancato e siamo tornati indietro.
Per lui un giorno così è un giorno di festa, memorabile.


domenica 14 agosto 2016

570 - FUORI DAI CANONI

Ho sentito una che diceva, a una sua amica, lei è anni non va al mare perché non passa la prova costume. Una che non va al mare perché è grossa credo proprio sia scema completa, si fa imporre dei canoni estetici dalla pubblicità e così si rovina la vita. Tra l'altro aveva la borsa con la spesa ed era piena di pacchi di biscotti e brioche, magari se mangiasse meno dolciumi calerebbe il culo da damigiana. Oppure mangia quel cazzo che vuoi e fregatene.
Invece vogliono mangiare come maiali senza un domani e avere il fisico da top model.
Ne ho visto un'altra grossa che girava a metà agosto vestita di nero e con un maglione legato in vita, per occultare il culo.
Pensa di affascinare messa così, che non si veda sotto il maglione il culo a due piazze. Magari trova uno che vuole accoppiarsi con lei e che fa? Si tiene il maglione legato in vita anche quando tromba o spegne tutte le luci, così secondo lei il partner non vede e non sente che ha il culone. Non so che idee si facciano!
Sembra una falsona una che si comporta così, al massimo trova qualche disperato morto di figa terminale che se la zompa per scaricarsi l'apparato urogenitale e poi fugge via.
Invece bisogna accettarsi, per essere accettati.
Evitando di farsi schiavizzare dai canoni estetici imposti.

giovedì 3 marzo 2016

512 - L'impiegato nella tempesta

Ho visto un impiegato disperato rimasto senza lavoro che camminava da solo in riva al mare nella bufera, tra vento e pioggia, trascinandosi l'ombrello chiuso che lasciava un solco nella sabbia, vestito da impiegato, ingobbito e triste.
Credevo si buttasse in mare, mentre facevo delle foto dalle dune di sabbia l'ho sorvegliato, c'eravamo solo noi due in circolazione.
Invece dopo un po' si è seduto per terra a giocare con le conchiglie.
Sembrava un bambino malinconico, cinquantenne e pelato.
Gli ho girato al largo, senza disturbarlo.
Ho lasciato che giocasse in pace.
In fondo gli impiegati disoccupati sono nuvole grigie che precipitano tra le onde, nel mare della vita.
Magari lui, giocando in riva al mare con le conchiglie, potrebbe ricostruirsi in nuovi modi di vedere la realtà.

mercoledì 18 febbraio 2015

428 - SOLITARIAMENTE

Andare via
dove perdersi
fra frastagliate onde
e spiagge precarie,
col cielo che si appoggia sulla testa,
col vento che stabilisce i confini.

Finisco
al limite dello spazio consentito
mi stendo in riva al mare
guardando l'universo
attraverso le dita dei miei piedi
mi inseguo nella mente
verso qualcosa.

Impalpabile.







venerdì 1 agosto 2014

360 - praterie d'asfalto

Mangiamerda galoppano scorrazzando liberi
lungo le praterie dei centri commerciali.
Cumuli di rate da pagare vanno a dimenticarsi
in coda lungo le autostrade verso il mare d'agosto.
Soldi volano via, un passo oltre la povertà
che è il guinzaglio
e ti tiene fermo un passo prima
di raggiungere una possibilità di vivere.
L'autunno preme alle porte di questi tempi
le sfonderà tra voli di foglie gialle
sulle tovaglie a quadri rossi
negli ultimi locali all'aperto
mentre le rondini seguiranno l'estate
resteremo ad ammirarci i genitali
e i quotidiani sportivi
nella continua attesa
c'è chi si strafoga e chi affoga
ma se sei scemo sei felice
anche mentre muori.




lunedì 10 marzo 2014

332 - scorrendo nell'acqua piovana

Pensando nella pioggia
muovendomi nella mente
mentre
la carne attraversa il dolore
mentre
le idee colano nelle pozzanghere
mentre
le serrande serrano ogni orizzonte
motori e lamiere veloci mi sfiorano
indifferenti, arroganti, violenti
ognuno chiuso a chiave dentro il proprio benessere
in compagnia del proprio malessere
viviamo ricordi
e ricordo quando la tua lingua era nel mare
il mare era dentro te
le giornate divenivano tatuaggi eterni
le birre erano buone
nella notte ci coricavamo
in spiaggia a prendere la luna
abbracciandoci i pensieri
ci proiettavamo in cielo
e niente e nessuno
ci sfiorava.








venerdì 27 dicembre 2013

317 - Vagando

Cammino
accompagnato dal sole che si spegne,
intanto il mare
cercando di invadere la spiaggia
versa il tramonto
in onde metallizzate rosa e azzurre,
e i vecchi tronchi di alberi morti
mi segnano il tempo umano.
Se non c'è nessuno
oltre me stesso
mi trovo
bene.

foto andreasfinottis

venerdì 8 novembre 2013

302 - Innamorati in mare

Al mare, nelle scintillanti notti stellate
ci sono gli innamorati che si tengono per mano
e cagano in acqua
le onde sparigliano le feci
pezzi di sterco ballano sul bagnasciuga
mentre loro con le mani libere si puliscono il culo
e poi gettano la cacca in ogni direzione,
tutti gli innamorati puzzano
producono merda, sporcano tutto di merda
con quegli occhi da fessi, con quei discorsi da fessi
fanno schifo, a me l'amore fa vomitare
se una mi dice amore le vomito addosso
è ricatto, è ipocrisia, è interesse il legame d'amore
non voglio catene, non voglio palle al piede
non voglio occhi stupidi che mi guardano innamorati
voglio essere odiato o rispettato
disprezzato o apprezzato
per come sono io, dentro
io sono il mio pensiero
se mi entri nel pensiero
allora hai un cazzo di premio
e ti vorrò veramente bene
ma se non ti va così
e sogni romanticherie amorose
puoi sempre andartene affanculo
con sola andata
sulla statale 309.





giovedì 10 ottobre 2013

296 - Una giornata spensierata

54 - UNA GIORNATA SPENSIERATA

Lunedì di settembre, mi alzo che è tardi, sono le 10 passate, mi lavo e mi vesto, mangio qualcosa, carico il cane in auto e passo a prendere il quotidiano da leggere, è pieno di gente il negozio, mi tocca aspettare per il giornale, alla fine riesco a prenderlo.
Salgo in auto e decido di fare un giro al mare, arrivo, ci sono ancora gli stabilimenti aperti che spaccano il cazzo se entro col cane, vado in quello più isolato e meno frequentato, scendo e c'è un altro cane libero che litiga col mio, allora carico il cane e vado più avanti ancora, dove c'è la pineta.
Penso di attraversare la pineta e andare nella spiaggia libera.
Prendo lo zaino, ci metto dentro un un paio di bottiglie d'acqua, dei cracker, asciugamani, telo spiaggia, il giornale e col cane a seguito m'incammino, ma il sentiero è strettissimo, lungo, non finisce mai, sembra d'essere in montagna con saliscendi e tronchi di pino che ostruiscono la strada, nel mentre mi viene in mente che proprio in quella zona a uno gli è caduta addosso una vipera da un ramo e l'ha morso al collo, l'hanno portato in ospedale e si è salvato per un pelo pubico, mi viene immediatamente la paranoia delle vipere, che ce ne siano, allora mi prendo un ramo da terra da usare come bastone per battere sul terreno che si percorre, ma becco un ramo pieno di merda verde che m'insozza una mano,.
Dopo parecchi minuti arrivo alle dune dove finisce la pineta e si accede alla spiaggia, il cane non c'è più dietro di me, torno indietro e lo trovo fermo, pieno di spini che non riesce a camminare e si lamenta, glieli tolgo con pazienza bucandomi varie volte le mani.
Prendo il cane in braccio e faccio la strada che rimane, intanto mi viene la nuova paranoia di prendermi delle infezioni con le mani sporche bucate dagli spini.
Arrivo in spiaggia libera, piena di rifiuti, vado in acqua a sciacquarmi, torno e noto diverse vespe che svolazzano tra i rifiuti, mi tolgo i calzoni e resto con i boxer arancioni, mi siedo su un tronco a leggere il giornale, ma sento un brusio incredibile , che aumenta, cazzo!
Le vespe sono attirate dall'arancione, mi vengono vicino, si appoggiano sui boxer. Le scaccio col giornale arrotolato ma si incazzano, tornano indietro minacciose, corro verso l'acqua, mi fermo sul bagnasciuga, le vespe rimangono lontane , ma ora è pieno di tafani, che cominciano a volare attorno, ad appoggiarsi, a pungere. Vado più avanti in mezzo all'acqua su di un'isoletta formata dal mare, sto qualche minuto tranquillo.
Però vedo uno fermo dove ho lasciato zaino e calzoni,  torno velocemente a vedere correndo indietro, lui intanto si allontana, controllo e non manca niente. Ritornano le vespe e qualche tafano.
Mi viene da urinare, c'è gente che passa, allora vado verso le dune vicino a  un cespuglio, me lo tiro fuori e comincio a  pisciare verso un grosso tronco marrone, ma vedo che si muove! Scopro che è un culturista superabbronzato che stava immobile a prendere il sole steso tra le dune, faccio l'indifferente pisciando verso l'altra direzione mentre sento che brontolando si alza e si allontana, noto che sarà un metro e sessanta di altezza per un quintale di peso, pelato, color marrone noce nazionale, e gli avanza di protestare se uno lo scambia per un tronco e gli piscia contro.
Torno alla mia postazione dove c'è il cane, si lamenta, i tafani beccano, le vespe ronzano ancora intorno.
Non ne posso più, decido di tornare a casa. Mi rivesto.
Appoggio il giornale ma quasi subito una folata di vento me lo sparpaglia per la spiaggia, inseguo i vari pezzi inseguito dalle vespe, riesco a recuperarlo, velocemente prendo zaino e col cane in braccio ritorno, ma passate le dune non trovo più il sentiero nella pineta da cui ero uscito, prendo a caso, però mi accorgo che non è la strada fatta, trovo una megacagata sul passaggio, la salto in lungo, ma ce n'è un’altra dopo, poi altre, ho preso la strada delle merde, facendo l'ennesimo salto in lungo della cagata con zaino e cane in braccio poggio male un piede e ho una storta alla caviglia, dolorante prendo un altro sentiero che mi pare possa essere più breve, invece peggioro la situazione, me ne accorgo dopo poco che sto facendo un giro larghissimo, dopo un paio di chilometri di sali e scendi , rami, rovi, tronchi da scavalcare, cane in braccio, sento finalmente che passano delle macchine, c'è la strada su cui ho parcheggiato, sbuco, ma sono quasi un chilometro più avanti.
Allora torno indietro sotto il sole, metto giù il cane che sono stanco a tenerlo in braccio ma va subito a finire in mezzo alla strada, lo riprendo, gli ordino di tenermi dietro, la fa per qualche metro poi rimane indietro, allora torno sui miei passi a riprenderlo, il sole è quello di mezzogiorno, picchia forte, col cane in braccio faccio le centinaia di metri che mancano alla macchina, passano macchine e mi guardano, uno fa i fanali, di lì a poco anche un'altro, che cazzo vogliono mi domando, poco dopo capisco che cazzo è la parola giusta, mi ricordo che qualche chilometro più avanti c'è una zona di ritrovo per gli omosessuali, vedendomi col cane bianco, piccolo e peloso che ho ereditato da mia mamma in braccio, e camminando sulla strada che sembra provenga da quella zona mi pigliano per un gay in cerca d'incontri, ma vedendo che non rispondo e non devo neanche avere un aspetto amichevole con i coglioni girati che ho, capiscono che aria tira e quindi proseguono.
Arrivo finalmente alla macchina che avevo parcheggiato all'ombra, ma il sole ha girato ed è rimasta sotto il sole, apro le portiere e una sbuffata d'aria infuocata m'investe, sembra un forno, apro tutti i finestrini non avendo l'aria condizionata, il cane si nasconde sotto la macchina, ha caldo e non vuole venire fuori anche se lo chiamo, mi chino per tirarlo fuori, passa una macchina di gay che vede il culo a 90 gradi con i calzoncini corti e mi suona, mi tiro su infuriato con i muscoli in tiro, loro in macchina hanno rallentato, guardano, vedono che sono arrabbiatissimo e accelerano subito andandosene. Finalmente recupero il cane, lo metto in macchina e parto, comincia ad ansimare dal caldo, allora accelero per rinfrescare l'auto ma due curve dopo freno di colpo che per poco non mi ammazzo, ho intravisto il furgoncino con l'autovelox dei vigili che è lì nascosto, stavo per beccarlo,  passo davanti e mi guardano storto avendo sentito la frenata, forse vedono lo sguardo da pazzo assassino con cui li ricambio e non fiatano, non mi fermano, si voltano.
Proseguo e arrivo al mio paese, mi fermo per aprire manualmente il vecchio cancello di casa, così mi schiaccio un dito con la leva d'apertura.
Passa in quel momento un conoscente in bicicletta e mi dice: "Tu sì che stai bene, ti diverti dalla mattina alla sera.".
Gli vomito una valanga di bestemmie e offese che lo fanno proseguire veloce e perplesso.


domenica 6 ottobre 2013

294 - Rotolando

Si è bloccato il computer, non funziona più.
Lo spengo e mi metto a guardarlo, riflesso nello schermo vedo la mia faccia spaesata e mi deprimo. Non piango mai, neanche quando muore qualcuno, ma quando guardo a lungo la mia faccia mi vien quasi da piangere, non voglio essere qui dentro, vorrei essere ad animare qualcos'altro, un cane randagio o un orso bruno, piuttosto.
Mi chiedo il perché, che il mio aspetto mi mette così tanta tristezza.
Mi rispondo: per il fatto di aver perso il treno della vita, sono al tramonto senza aver vissuto nessuna alba.
Esco, decido di uscire, mi rilasso a fare un giro in macchina, vedo gente. Accendo il motore, esco dal garage in retromarcia e vorrei continuare la retromarcia, tornare indietro, sempre indietro fino a un punto che finalmente mi piace, ma finisco col paraurti contro il muro che recinta la proprietà, che recinta la vita.
Metto la prima e parto, entro nella strada, entro nella provinciale, entro nella statale, tra tonnellate di lamiere a cento all'ora, mi sento uno scemo, uno scemo qualunque, dentro una scatola di ferro, giro inutilmente, ora decido che vado verso il mare, in una giornata di vento freddo e pioggia è bello andare al mare.
La lunga strada per il mare si dipana tra alberi e campi coltivati, il tergicristallo mi terge i pensieri, non penso e sto un attimo sereno, la totale stupidità dona serenità.
Mi fermo, spengo il motore e mi avvio a piedi verso la spiaggia, pioviggina, col cappuccio in testa mi sembro un monaco che va verso un destino ignoto, un sentiero di lastre di cemento sulla sabbia mi accompagnano verso la spiaggia, nessuno neanche all'orizzonte, solo io che vado verso l'acqua, sento l'istinto di entrarci, di continuare a camminare finché possibile, poi di cominciare a nuotare finché possibile, poi di cominciare a vivere tra l'acqua finché possibile e fine.
Mi blocca un tappo di penna blu, sulla battigia, davanti ai miei piedi, strano e surreale in quel posto, "Senti chi parla!" penso che mi direbbe "Sei l'unico pirlone in circolazione con questo tempo", rido da solo, come uno scemo, come ogni pazzo col cazzo solitario.
Le gambe mi cedono, mi siedo sulla sabbia, il forte vento freddo bagnato mi colpisce ripetutamente il viso, come schiaffoni per riprendermi, appoggio la testa tra le ginocchia, fanculo tutto.
Mi alzo, la depressione mi prende spesso così, all'improvviso, basta un piatto rotto, una gomma bucata, una tapparella che si rompe, un'ennesima delusione e mi viene voglia di morire, è la goccia che fa traboccare il vaso, un vaso ignorato volutamente ma che dentro ce l'ho, pieno di sconfitte e di speranze morte.
Mi avvio a tornare verso la macchina, c'è freddo, ricomincia a piovere forte, io cammino lento, la pioggia che sbatte sul giubbotto di finta pelle, il suo ticchettio sul cappuccio, la faccia che si bagna, dentro un tutto triste e solitario, perfettamente così.
Mi sento meglio, mi sento uno stronzo, uno stronzo come gli altri che rotola verso un nulla, ma in fondo si attiene al suo compito, di essere stronzo e di rotolare senza pensarci troppo, altrimenti non saresti stronzo, altrimenti non rotoleresti lungo questo tragitto in cui sei stato cagato dal destino.
Salgo in macchina e guardo un proprietario di un ristorante che fuma solitario una sigaretta sotto il portico, ha una faccia più triste della mia, ha il ristorante aperto vuoto in una giornata di pioggia quando la stagione balneare è finita, evidente bisogno di soldi, c'è solo la sua Bmw nuova nera da 50mila euro davanti al ristorante e lui appoggiato alla colonna del portico con una faccia da funerale e da cambiali, gli passo davanti con la mia auto ammaccata da 500 euro e 219mila chilometri fatti, non mi guarda neanche, per la gente comune non esisto perché ho come un cartello enorme luminoso che si vede da lontano anche col maltempo con su scritto "Non ho soldi", respinge da me ogni persona interessata, è una garanzia di solitudine e di scarsa attività sessuale.
Il mondo è bello, è la gente che è quasi tutta fatta di merda, hanno aderito a questa civiltà schifosa, egoistica e idiota, e se non aderisci anche tu ti emarginano, ma appunto, chi cazzo se ne frega, sto meglio senza teste di minchia attorno, solo che quando mi si rompe qualcosa cado a pezzi anch'io, mi ci vuole un sorriso interiore per darmi un calcio nel culo e ributtarmi in tutto questo.
Accendo la vecchia autoradio dalle manopole rotte e mi trasporto assentandomi nei pensieri più distraenti.
Fuori da un concessionario vedo esposta una 128 berlina azzurro metallizzato come fosse nuova e rido, come un demente rido, che macchine assurde che facevano quando c'era una vita sensata, che macchine sensate fanno ora che viviamo una vita assurda.
E vedo le altre macchine sfrecciare veloci per le compere del sabato, tutti in coppia, solo io solo, ma loro hanno sguardi persi nei loro doveri, magari dentro quei corpi dagli sguardi già visti, dietro la loro prevedibile meschinità c'è ancora qualcosa di umano, che piange soffocato.
Siamo proprio stronzi, penso, rotoliamo verso il futuro come stronzi e rido.
Ma sì ridiamoci su, ridiamo per non piangere e per continuare, per poter assistere alla prossima puntata di questa avventura, sperando in un ruolo da protagonisti e non da spettatori guardoni passivi, è lì il vero problema.

lunedì 19 novembre 2012

238 - sole e amore

Abbandonata alla corrente del mare.
Acqua calda e limpida, sulla sabbia increspata del fondale conchiglie e qualche piccolo granchio.
Corpo che scivola dolcemente sull'acqua.
Sole che splende, corpo nella corrente marina.
I lunghi capelli biondi accarezzano il mare.
Gocce rosse si aprono in fantasmagoriche figure danzanti nell'acqua.
Dalla spiaggia qualcuno gridava di gioia, ora grida di terrore.
"Una donna morta".
Una donna che era amata, tanto amata, follemente amata, era l'unico amore.
"Sei mia" le diceva, lei si sentiva lusingata da tutto quell'amore.
Sopportava botte e sopraffazioni per quell'amore, e quando ha tentato di andarsene quell'amore ha prevalso.
"Sei mia" è il nome in codice della morte.


mercoledì 17 ottobre 2012

225 - Amore, immenso e unico ( faccio anch'io una poesia d'amore con le solite parole)




Essere oltre l'esistere
nel tuo sorriso, alba del mio cuore
in infinita aurora boreale vedevo
il limpido degli occhi tuoi beati di me
ed era vento
che mi sorreggeva in ogni frangente
sollevandomi la mente oltre la gente
tutto era al di fuori della nostra sfera
paradisi in angoli della nostra pelle
e nelle nostre menti fuse nell'amore,
anche ora nello sguardo sul passato
mi riconosco solo in quanto ti avevo amato,
attimo svolazzante nel vento del tempo
contenente tutta la meraviglia della vita
che vola
oltre le stelle
verso l'infinito.

Mentre io
mi trovo
come un gabbiano ferito
sanguinante sul mare
le onde spargono il sangue
dalle ferite del mio cuore
cancellandomi 
d'innanzi all'immensità
cado sfinito
piango senza dolore
che se ne è andato
svanendo nel blu marino.

Mi rialzo, proseguo
anche il resto del corpo va avanti
portandomi
verso il mio destino,
vissuto da un ricordo vagante.
.


martedì 25 ottobre 2011

108 - SOLO E IL MARE

Mare plumbeo
conchiglie e nessuno
dentro la perfetta solitudine
sono l'imperfetto
tristi ricordi di te unica
unica per me
e il mare continua
la sabbia fredda, il vento
e la mia faccia nel vento
vola via, sperando ancora
di trovare un'altra faccia
trascinandosi assieme
io sono in
ricordi 
in frammenti
che vorrei riattaccare
in tentativi di ricomporre una vita
che vola sempre più in là,
illusoria, 
illusione
irraggiungibile.

Mecuro B Cotto

venerdì 22 luglio 2011

74 - SPEZZONI DI MEMORIA

I relitti marini
portati dalle tempeste
sono pensieri emersi
dai dimenticati passati
gettati dal mare sulla spiaggia
nella mia memoria
mi avvicino
ma vengono da una dimensione
che non appartiene più
a questo tempo.

Posso solo guardare
cogliendo
un fugace attimo d'eternità.

mercoledì 20 luglio 2011

72 - LA SCIMMIA NEL CEMENTO


Quand'ero piccolo prendevamo in affitto un appartamento sulla riviera romagnola, eravamo all'ultimo piano senza ascensore perché costava meno, da lì si vedeva un panorama di cemento con infiniti  palazzi e il mare in lontananza, il palazzo più vicino più in basso del mio aveva un enorme terrazzo al posto del tetto, era un albergo, c'era una scimmia, uno scimpanzé, che viveva in quel terrazzo.
Era sempre sola e si aggirava sperduta, imprigionata nel cemento.
Faceva una tristezza indescrivibile, un animale nato per stare tra le piante nella giungla costretta a stare da sola in un terrazzo sotto il sole.
Lì ho capito che è da dementi costringere gli animali a fare una vita non loro.
L'anno dopo tornai e mi dissero che la scimmia era morta.
Non mi stupii, ma mi sarebbe piaciuto dar fuoco all'albergo, pensai di telefonargli da una cabina e dire che c'era una bomba, quando erano fuori tutti in attesa degli artificieri io entravo dal cortile sul retro, cospargevo il salone del ristorante al piano terra di benzina, davo fuoco e uscivo, loro da davanti non mi avrebbero visto, lo avevo visto fare in un film. Sono andato dal benzinaio con la tanica di mio padre ma ero troppo piccolo, non mi diede la benzina, s' immaginava che dovevo combinare qualcosa.
Provai a telefonare almeno per spaventarli dicendo che c'era una bomba, ma mi attaccarono il telefono sentendo la voce da bambino.
Una sera tardi prima di rincasare riuscii ad allontanarmi un attimo e con un sasso gli ruppi il vetro di una bacheca esterna in cui mettevano il menù del ristorante.
Non mi pare un granché di vendetta per quella povera scimmia morta.
Però due anni dopo l’albergo rimase chiuso, dissero che il proprietario era fallito.
Fui più contento.

giovedì 7 luglio 2011

61 - MOMENTI NEL VENTO

il vento che sorvola il pontile
agitando il mare nella notte illuminata dalla luna piena
una nave passa all'orizzonte con le sue luci
si espandono nelle stelle
i tuoi capelli biondi danzano nell'aria
e con occhi umidi mi guardi
mentre i tuoi capezzoli turgidi
tra le camicie aperte
mi entrano nell'anima,
giochiamo con le lingue,
respiriamo insieme.
Certi momenti dovrebbero durare in eterno.