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giovedì 27 giugno 2024

738 - MANGIA & CAGA

Sono una pecora
che mangia e caga.

E non riesco a concentrarmi
su niente altro che ciò
impaurito, terrorizzato
temendo
di non potere più mangiare
e quindi cagare.

Sono un produttore
di merda,
sono una presenza inutile.

Ma poi guardo gli altri
esseri umani
e, oggettivamente,
fanno spesso schifo
molto più di me
per cui acquisisco fiducia
in me stesso.

Inoltre,
se non passassi la vita
a procurarmi da mangiare
per poi cagarlo,
sarei una persona migliore
potrei fare cose utili
o darmi al volontariato
come le signore perbene.

Un gabbiano vola
senza domandarsi perché
altrimenti cadrebbe
in depressione.

martedì 1 settembre 2015

473 - BUK

Ieri lungo la statale ho visto Charles Bukowski.
Era identico all'originale, stesso fisico, stesso viso, stessi capelli, stessa barba, vestito come lui con una maglietta scura e una paio di calzoni sformati stava andando contromano lungo il bordo della strada statale, sotto il sole di mezzogiorno con la schiena curva, trascinandosi dietro un semivuoto minuscolo zainetto col carrellino, con dentro tutte le sue cose.
Tutto correva veloce in direzione contraria alla sua, tutto lo sfiorava, niente lo toccava, né gli enormi Tir pieni di merci, né le auto, né i camper dei vacanzieri, né qualsiasi cosa.
Immerso in un suo mondo camminava contromano, partito da non si sa dove diretto a non si sa dove, probabilmente non lo sapeva nemmeno lui.
Se fossi andato nella sua direzione forse mi sarei fermato e se fosse salito per attaccare il discorso gli avrei chiesto se legge Bukowski.
Magari mi avrebbe detto che legge Fabio Volo e non sa chi sia Bukowski.



domenica 6 ottobre 2013

294 - Rotolando

Si è bloccato il computer, non funziona più.
Lo spengo e mi metto a guardarlo, riflesso nello schermo vedo la mia faccia spaesata e mi deprimo. Non piango mai, neanche quando muore qualcuno, ma quando guardo a lungo la mia faccia mi vien quasi da piangere, non voglio essere qui dentro, vorrei essere ad animare qualcos'altro, un cane randagio o un orso bruno, piuttosto.
Mi chiedo il perché, che il mio aspetto mi mette così tanta tristezza.
Mi rispondo: per il fatto di aver perso il treno della vita, sono al tramonto senza aver vissuto nessuna alba.
Esco, decido di uscire, mi rilasso a fare un giro in macchina, vedo gente. Accendo il motore, esco dal garage in retromarcia e vorrei continuare la retromarcia, tornare indietro, sempre indietro fino a un punto che finalmente mi piace, ma finisco col paraurti contro il muro che recinta la proprietà, che recinta la vita.
Metto la prima e parto, entro nella strada, entro nella provinciale, entro nella statale, tra tonnellate di lamiere a cento all'ora, mi sento uno scemo, uno scemo qualunque, dentro una scatola di ferro, giro inutilmente, ora decido che vado verso il mare, in una giornata di vento freddo e pioggia è bello andare al mare.
La lunga strada per il mare si dipana tra alberi e campi coltivati, il tergicristallo mi terge i pensieri, non penso e sto un attimo sereno, la totale stupidità dona serenità.
Mi fermo, spengo il motore e mi avvio a piedi verso la spiaggia, pioviggina, col cappuccio in testa mi sembro un monaco che va verso un destino ignoto, un sentiero di lastre di cemento sulla sabbia mi accompagnano verso la spiaggia, nessuno neanche all'orizzonte, solo io che vado verso l'acqua, sento l'istinto di entrarci, di continuare a camminare finché possibile, poi di cominciare a nuotare finché possibile, poi di cominciare a vivere tra l'acqua finché possibile e fine.
Mi blocca un tappo di penna blu, sulla battigia, davanti ai miei piedi, strano e surreale in quel posto, "Senti chi parla!" penso che mi direbbe "Sei l'unico pirlone in circolazione con questo tempo", rido da solo, come uno scemo, come ogni pazzo col cazzo solitario.
Le gambe mi cedono, mi siedo sulla sabbia, il forte vento freddo bagnato mi colpisce ripetutamente il viso, come schiaffoni per riprendermi, appoggio la testa tra le ginocchia, fanculo tutto.
Mi alzo, la depressione mi prende spesso così, all'improvviso, basta un piatto rotto, una gomma bucata, una tapparella che si rompe, un'ennesima delusione e mi viene voglia di morire, è la goccia che fa traboccare il vaso, un vaso ignorato volutamente ma che dentro ce l'ho, pieno di sconfitte e di speranze morte.
Mi avvio a tornare verso la macchina, c'è freddo, ricomincia a piovere forte, io cammino lento, la pioggia che sbatte sul giubbotto di finta pelle, il suo ticchettio sul cappuccio, la faccia che si bagna, dentro un tutto triste e solitario, perfettamente così.
Mi sento meglio, mi sento uno stronzo, uno stronzo come gli altri che rotola verso un nulla, ma in fondo si attiene al suo compito, di essere stronzo e di rotolare senza pensarci troppo, altrimenti non saresti stronzo, altrimenti non rotoleresti lungo questo tragitto in cui sei stato cagato dal destino.
Salgo in macchina e guardo un proprietario di un ristorante che fuma solitario una sigaretta sotto il portico, ha una faccia più triste della mia, ha il ristorante aperto vuoto in una giornata di pioggia quando la stagione balneare è finita, evidente bisogno di soldi, c'è solo la sua Bmw nuova nera da 50mila euro davanti al ristorante e lui appoggiato alla colonna del portico con una faccia da funerale e da cambiali, gli passo davanti con la mia auto ammaccata da 500 euro e 219mila chilometri fatti, non mi guarda neanche, per la gente comune non esisto perché ho come un cartello enorme luminoso che si vede da lontano anche col maltempo con su scritto "Non ho soldi", respinge da me ogni persona interessata, è una garanzia di solitudine e di scarsa attività sessuale.
Il mondo è bello, è la gente che è quasi tutta fatta di merda, hanno aderito a questa civiltà schifosa, egoistica e idiota, e se non aderisci anche tu ti emarginano, ma appunto, chi cazzo se ne frega, sto meglio senza teste di minchia attorno, solo che quando mi si rompe qualcosa cado a pezzi anch'io, mi ci vuole un sorriso interiore per darmi un calcio nel culo e ributtarmi in tutto questo.
Accendo la vecchia autoradio dalle manopole rotte e mi trasporto assentandomi nei pensieri più distraenti.
Fuori da un concessionario vedo esposta una 128 berlina azzurro metallizzato come fosse nuova e rido, come un demente rido, che macchine assurde che facevano quando c'era una vita sensata, che macchine sensate fanno ora che viviamo una vita assurda.
E vedo le altre macchine sfrecciare veloci per le compere del sabato, tutti in coppia, solo io solo, ma loro hanno sguardi persi nei loro doveri, magari dentro quei corpi dagli sguardi già visti, dietro la loro prevedibile meschinità c'è ancora qualcosa di umano, che piange soffocato.
Siamo proprio stronzi, penso, rotoliamo verso il futuro come stronzi e rido.
Ma sì ridiamoci su, ridiamo per non piangere e per continuare, per poter assistere alla prossima puntata di questa avventura, sperando in un ruolo da protagonisti e non da spettatori guardoni passivi, è lì il vero problema.

domenica 21 aprile 2013

268 - Territorio tipico




Desertica pianura
terra bruciata
cielo azzurro con sfumature oleose
bianchi gabbiani
scendono a mangiare rifiuti tossici
nel panorama
con più pali della luce che alberi
bruciare, bruciare, bruciarsi
spero mi salvi la colazione
con tè verde biologico
fatto con l'acqua radioattiva
e biscotti integrali
ripieni di diossina
ed esco all'aria aperta del mattino
col sorriso fluorescente
guardo all'orizzonte
l'alba sulla strada statale
cemento e asfalto con variopinti tir
pieni di morti e di denaro
passano, ripassano, trapassano
mentre mi piscia su una scarpa
un cane randagio infestato dai parassiti
scambiandomi per l'unico albero
inesistente.

mercoledì 14 novembre 2012

233 - AL BORDO


Stava sul bordo della strada statale a guardare i veicoli passare, vestita in minigonna e reggiseno con i capelli tinti di biondo, quando qualcuno si fermava chiedendole quanto voleva cominciava a urlare:
"Come si permette, stavo aspettando un'amica, porco, bastardo, io la denuncio, i maschi sono tutti uguali, tutti maiali".
Tirava fuori il cellulare e diceva che chiamava la polizia, quelli che si erano fermati diventavano rossi di vergogna, cercavano di scusarsi, lei continuava a fare l'offesa e a dire che avrebbe chiesto loro i danni morali, allora loro proponevano di mettersi d'accordo, lei chiedeva che per punizione si spogliassero nudi e si facessero fare una foto.
La maggior parte accettava.
Alla mattina saliva nella sua auto, si cambiava e ritornava in tempo per la Santa Messa del mattino in convento, vestita da suora.

martedì 6 marzo 2012

147 - Viaggiando nel nulla




La strada verso il niente
percorro a velocità ridotta
per rendere interminabile questo momento
di attesa
attesa di niente
attesa e basta
immerso in fari proiettati dentro il buio
ai lati della strada intravedo altre forme
di vita e di morte in un cocktail malriuscito
vado avanti, inesorabile
dritto verso la mia meta
inesistente niente
io, immerso dentro il nulla verso
una bolla di spazio e di tempo in cui staziono
fuori da tutto, da tutti, senza oneri od onori
lontano dai discorsi e dalle canzoni canticchiate.

Le vite considerate inesistenti
sono urla tra il silenzio
e fuochi eterni sulle praterie ghiacciate.