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martedì 9 aprile 2024

737 - TORNARE AD AMARE

Sono nato buono.

Diceva mia mamma 
che abbracciavo una gamba
a tutti
e la baciavo.

Insomma ero tipo i cani 
che tentano di scopartela.

Mentre da anziano
ho una repulsione 
per gli esseri umani,
tranne rarissime eccezioni,
le quali, in aggiunta
spesso mi deludono
e divento sempre più ferito 
e solitario.

Mi piacerebbe tanto
tornare ad amare
la prima gamba che incontro.

giovedì 8 dicembre 2022

724 - ATROCI TRAMONTI

Amo
chi combatte sempre 
contro ogni ingiustizia
dal basso all'alto.

Amo 
chi diserta sempre 
ogni guerra imposta
dall'alto al basso.

Cago
per istinto naturale
su ogni imposizione
su ogni prepotenza
e su ogni faccia da culo
che si crede stocazzo.

Vedo
l'atroce tramonto
della mia vita fallita
però
almeno
è stata la mia.



sabato 19 ottobre 2019

697 - Gli eterni attimi delle instantanee

I miei veri amori passati
sono gli sguardi persi
delle occasioni svanite nel tempo.

Quegli scambi di sguardi
che ti porti dentro
finché campi,
attimi che diventano eterni,
poiché
immaginifiche porte della mente
che trasportano
in altre dimensioni spaziotemporali.

Penso a come sarebbe stato
se coglievo quello sguardo,
seguivo quel percorso,
vivendo quella situazione.

Probabilmente quella persona
conoscendola
mi avrebbe deluso,
invece così resta in me,
attraente,
perfetta,
sarà sempre tutto bello e possibile,
con l'idea di lei
scaturita da quell'istante.

E se me la troverò  di fronte
non la riconoscerò più,
sembrerà un'altra
e lo è un'altra persona
quella ragazza
idealizzata
è rimasta
nell'istantanea di quel momento
immaginato.





venerdì 26 aprile 2019

691 - AMARE UN BEE GEES

Diceva Hemingway: "Ai più importanti bivi della vita, non c’è segnaletica."
A me i bivi della vita restano impressi nella mente, penso spesso a come sarebbe stata la mia esistenza se avessi scelto l'altra opzione. Sarà perché me la passo molto male in questi ultimi tempi, cerco di capire dove ho sbagliato, non sono uno di quelli che danno sempre la colpa agli altri per i loro insuccessi, ai genitori poco affettuosi o al bullo della scuola che gli fregava la merenda.
La vita da quando compi 18 anni è nelle tue mani, se la sprechi o sbagli il principale responsabile sei tu.
Io ne ho fatte di scelte sbagliate e ho sprecato troppo tempo.
O per me, anche se sembrano sbagliate, erano giuste, come quando a vent'anni mi avevano proposto una spinta politica per diventare impiegato all'Asl in cambio di lecchinaggio per il loro partito e li ho mandati affanculo. Però se lo racconto la maggior parte delle volte, invece di complimentarsi come mi aspetterei, mi offendono, dicendomi che allora mi merito di stare nella merda, che mi avevano offerto un posto d'oro e io ho rifiutato perché non ho capito come funzionano le cose, che sarò l'unico in Italia così fesso idealista ad averlo fatto.
Però se potessi tornare indietro nel tempo lo rifarei, per poter dire a quelli che mi offendono che ho rifiutato ben due volte, e l'ho rifatto perché sono un essere umano mentre chi mi offende è una merda umana qualsiasi, e c'è una bella differenza tra essere un essere o essere una merda. O forse no, hanno ragione loro perchè nella realtà di oggi contano solo i soldi, non importa come li hai fatti. Ma resta il fatto che, se avessi accettato, ogni mattina guardandomi allo specchio mi sarei sputato in faccia e mi sarebbe venuta la voglia d'impiccarmi, perché quello che vedevo non ero io, era un personaggio a me estraneo e che mi faceva decisamente schifo. Quindi non mi pento, anzi mi complimento con me stesso.
Invece di una decisione mi pento, se potessi tornare indietro nel tempo rifarei una scelta diversa e mi accoppierei con un Bee Gees.
Perché c'era una ragazza identica al Bee Gees senza barba che andavamo a scuola insieme, era timida e gentile. A me non attirava molto, anche perché se avessero emanato una legge che obbligava chiunque ad avere un rapporto sessuale con uno dei Bee Gees avrei probabilmente scelto quello più alto dei due barbuti, aveva i capelli più vaporosi, se mi praticava del sesso orale potevo immaginarmi che fosse una bella ragazza, idem se glielo infilavo da dietro.
Lei essendo gentile ed essendo io cresciuto abbastanza a calci nelle gengive, quando qualcuno è gentile con me mi sciolgo e mi affeziono, avendo un cervello da cagnaccio randagio, per cui si parlava spesso, ma in amicizia, non pensavo a fare altro con lei. Inoltre a me attiravano i puttanoni vistosi da sbarco e ho avuto svariate vicissitudini in quel periodo, poi ho mollato la scuola e con lei non ci siamo più rivisti.
Anni dopo una sua zia ha incontrato mia nonna, le ha raccontato che quella ragazza si era sposata ventenne e aveva già fatto un figlio con un tipo arrogante e antipatico, che si era sistemato con lei, perché era figlia unica e aveva una campagna di oltre cento ettari. Ma lei non era felice del matrimonio e pensava ancora a me, che era stata innamorata cotta di me e in que perio di scuola andava persino da una sua amica alla domenica, solo per poter vedermi anche quel giorno, che passavo per strada dopo pranzo mentre andavo al bar. Mia nonna, che era indentica a Breznev, dicevano che sarà stata sua parente, appena mi vide me lo raccontò, concludendo che sono stato un vero imbecille a farmi scappare un'occasione simile, di una ragazza che mi voleva bene in quella maniera e come non bastasse piena di soldi, così mi sistemavo per sempre. 
Le risposi malamente, dicendo che non vado insieme a una per i soldi.
Però ripensandoci mi sa che aveva ragione mia nonna brezneviana. 
Sono stato un imbecille, non ho saputo capirla, scambiavo  la sua timidezza per poca attrazione nei miei confronti, quando invece succedeva che piacendole la inibivo di più. Poi era sempre vestita male e struccata, ma aveva un fisico asciutto, se si curava sarebbe stata attraente e comunque dove ritrovo una che si innamora così di un disgraziato come me. Se fossi stato meno stupido puttaniere avrei capito meglio le cose, mi sarei messso con la tipa Bee Gees ed essendo  gentile ci sarei pure andato d'accordo
Invece lei è finita male con un marito di merda e io rotolo ancora nel polverone della mia confusionaria vita.
Amare un Bee Gees poteva salvarmi.






martedì 9 aprile 2019

690 - POESIA DELLA FAMIGLIA TRADIZIONALE

La famiglia è
la cosa più importante
il fulcro della società
tutto ruota sulla famiglia
tradizionale,
peccato solo
che a me faccia
cagare
la famiglia, la società,
la tradizione
e pure il fulcro.

Mi fanno schifo le mamme
con i loro mostriciattoli che
voglionovogliono tutto,
e mi fannno schifo i papà
idioti condannati all'ergastolo
che si credono più furbi
di chi è libero.
Altresì fanno vomitare
i parenti tutti.

Solo da soli si sta bene
senza mostri, potenziali killer
e cagacazzi
per casa.

Però l'amicizia vera mi piace
ecco
invece di una fidanzata
se se ne sente la necessità
è meglio sposarsi un'amica
e rimanere amici
senza mai diventare
marito e moglie,
finirebbe tutto.

"Trombamicizia
is the just way
of life"
Albert Einstein (forse).


NYC street art:

mercoledì 20 febbraio 2019

688 - I VERI AMORI

I miei veri amori passati sono gli sguardi persi delle occasioni svanite nel tempo. Quegli scambi di sguardi che ti porti dentro finché campi, attimi che diventano eterni, poiché immaginifiche porte della mente che trasportano in altre dimensioni spaziotemporali.
Penso a come sarebbe stato il mio futuro se coglievo quello sguardo, seguivo quel percorso, vivendo quella situazione.
Probabilmente quella persona conoscendola mi avrebbe deluso, invece così resta in me, attraente, perfetta, sarà sempre tutto bello e possibile, con l'idea di lei scaturita da quell'istante. A volte te la trovi di fronte casualmente, non la riconosci più, sembra un'altra e lo è un'altra persona quella ragazza idealizzata, rimasta nella fotografia di quel momento.



martedì 24 aprile 2018

664 - UNA STORIA D'AMORE

C'era un'operaia venticinquenne orfana che non aveva un fidanzato e vedeva che tutte le sue amiche erano fidanzate, si sposavano, avevano figli. Era tristissima, piangeva in continuazione quando la sera del sabato era sola.
Poi un giorno sentì suonare al cancello di casa, un uomo e la guardava che pareva interessato a lei, le attaccò discorso. Non era certamente un bell'uomo, aveva il doppio dei suoi anni, basso, stempiatissimo e con i baffi. Ma era interessato a lei, non gli dava fastidio se lei era una ventenne sovrappeso e non bella, riusciva a vedere la bellezza che c'è dentro di lei, disse, e che era un rappresentante di aspirapolvere, single, che cercava una storia seria.
Lei si innamorò di lui, lui le vendette l'aspirapolvere con un comodo pagamento rateale di favore.
Si trovavano e facevano l'amore spesso,
Rimase incinta, lui sorrise quando gli diede la notizia, era contento le disse, avrebbero vissuto sempre insieme.
Dopo alcuni mesi quando lei uscì dal turno nella fabbrica trovò lui ad aspettarla, lì nel parcheggio della fabbrica, con la faccia seria, abbassò il finestrino e le disse che non ne poteva più del loro rapporto basato sulla falsità, che lui aveva già una famiglia con moglie e due figli, che era stato costretto a mentirle per essere accettato, perché lei le piaceva troppo ma che non poteva continuare così, le disse mi dispiace e addio. Partì sgommando sul ghiaino del parcheggio.
Lei si sentì male e svenne, cadendo con la faccia sul ghiaino, piantandosi i sassi nella pelle del viso.
Alcune colleghe la trovarono svenuta e piena di sangue, chiamarono l'ambulanza che la portò in ospedale.
Si tenne il figlio, e pensò che in fondo stava meglio adesso di prima, quando passava il sabato sera piangendo.
Però da allora quando suonava al cancello di casa qualche rappresentante d'aspirapolvere lo allontanava, immediatamente, a sassate.


sabato 11 novembre 2017

657 - CORPI CALDI E CULI FREDDI

Cerco sempre le parole disperse tra i momenti bruciati delle vite dimenticate e non me ne frega niente dello scrittore alla moda, whisky&soda, che mi suggerite.
Non ho niente, né lavoro, né famiglia, né soldi in banca.
Ho solo debiti e nessuna prospettiva, sto male, sopravvivo alla giornata, isolato ai margini della società.
Rido e scherzo continuamente, ossessivamente, per dimenticarmi e per dimenticare che non sarò mai come chi mi circonda.
Ogni tanto, molto raramente, trovo qualcuna disperata quanto me, naufragata nella sua vita, ci si guarda negli occhi, ci si bacia, ci si accoppia, ma non mi piace, è un'unione tra naufraghi alla deriva, ci si penetra per sentirsi meno soli.
Mi piace solo quando abbiamo finito, che ci si siede su una pietra in riva al mare o sulla lamiera del cofano dell'automobile, tenendosi abbracciati, col caldo che si forma tra di noi e il freddo del mondo esterno che si sente sotto il culo.
Poi ognuno ritorna ad affogare nella propria vita, ma quell'attimo di calore tra corpi caldi e rilassati di disperati con culi freddi resta un po' dentro, aiutando a sopportare meglio tutto.

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venerdì 13 ottobre 2017

656 - INCOMPATIBILMENTE

Siamo fondamentalmente incompatibili.
Ci vogliamo bene finché non ci conosciamo e siamo distratti da altro. Come quelle coppie che hanno figli, lavorano, ma poi raggiunta la pensione e con i figli grandi si guardano in faccia e non si sopportano, ha funzionato finché erano distratti da altro. L'amore è spesso solo un'ubriacatura sessuale, quando passa la sbornia ti trovi legato a un estraneo insopportabile.
Pure l'amicizia funziona finché non ci si accorge che l'amico non è quello che volevamo e immaginavamo noi.
Poi c'è il peggio, l'amicizia finta dei social network, centinaia o migliaia di amici, ed è tutto un volersi bene e fingere di conoscersi; ma se uno sta male ha solo il cane con cui parlare; o anche se muore non se ne accorge nessuno, al massimo avrà rip e frasi fatte, poi l'oblio definitivo.
Intanto il tempo passa e i sogni s'infrangono sulla scogliera di una vita fallita.
Passano gli anni e restano i momenti; passano le persone e restano i gesti; passano gli affetti e ti resta il cazzo in mano.
Cerchiamo di distrarci dalle nostre solitudini riempendoci di immondizia mediatica, le immagini di divi diventano nuove divinità, i nuovi santini delle nuove vecchie bigotte.
Distratti e sommersi dal rumore vuoto della comunicazione di massa, fingiamo di essere vicini a centinaia di chilometri, inebetiti davanti a un piccolo monitor, distraendoci per dimenticarci.
Io sono stanco, mi arrabatto per sopravvivere, cerco di ridere anche quando ci sarebbe da piangere, ma più passa il tempo e più mi sento disperso, su un pianeta pieno di gente insopportabile e dannosa.
Allora mi drogo con qualche illusione, fin da bambino, apro un vecchio atlante e mi immagino a vivere in qualche luogo sperduto, e ci abito veramente, leggo tutto ciò che riguarda quel posto, guardo video e documentari, sono lì. Se mi capita di parlarne con qualcuno succede frequentemente che creda ci sia stato veramente, quando dico che non ci sono mai stato ci resta malissimo, si legge sul viso una smorfia di delusione, capisce che sono solo un pazzoide illuso, che si distrae sognando a occhi aperti.
Ma non capisce che sono stato più là, dove immaginavo di essere, che qui dove sono.
Ora è alcuni mesi che abito sulle isole Azzorre, abbiamo una natura verde e incontaminata con un clima che mi piace, più fresco delle Canarie occidentali dove abitavo prima, ma più mite e temperato della Tasmania dove abitavo qualche anno fa. Ci sto bene, piove spesso e tira molto vento, ma a me piace, poco abitate e disperse nell'oceano, sono luoghi ideali per villeggiature dark gotiche.
Credo che mi stabilirò in questi luoghi per sempre.
Se passate venite a trovarmi, sono lì, mentre qui, tra le nebbie della pianura padana, troverete solo il mio corpo vuoto.


sabato 13 maggio 2017

634 - PIACERSI

- Sono castana, non ho mai visto una castana di successo, o sono bionde o more o rosse ma a nessuno piacciono le castane, fanno schifo a tutti le castane, non piaccio a nessuno!
- Ma no cara, non dire così, a me piacciono le castane e soprattutto mi piaci tu, mi piaceresti anche se tu fossi con i capelli bianchi.
- Ecco, preferiresti che avessi i capelli bianchi invece che castani, i capelli marroni ricordano la merda e fanno schifo a tutti, così io faccio schifo a tutti.
- Ti ho appena detto che mi piaci, vieni qua che ti bacio e ti lecco perbene, così vedi che mi piaci.
- Lasciami stare che sono nervosa, lo so perché lo fai, è solo perché te la do gratis che ti piaccio, come buco da sfogarti così non fai la fatica di farti le seghe, finché non trovi di meglio, vorrei vedere se venisse una bionda alta e con due tette enormi a dirti che le piaci, se le dici di no e continui a scegliere me, una bassa con le tette piccole e con i capelli color merda.
- Ti dico e ti dimostro che non è vero, a me piaci anche se hai i capelli color mer...castani.
- Visto! Hai detto anche tu che sono colore merda, a chi vuoi che piaccia una bassa, con poche tette e con una merda in testa.
- Mi sono sbagliato, mi ripeti sempre che hai capelli color merda e mi confondo, sono castani e belli.
- Sì, buonanotte, allora quando vedi una cacca per strada va a dirle che è bella e la trovi attraente.
- Ma dai cara, non dire così, sono discorsi che non hanno senso, mi piaci e per me stai bene così.
- Grazie al cazzo, tu trovi attraente anche una cagata.
- A me piaci tu, vuoi capirlo!
- Capirai, mi preferisci a una cagata, c'è proprio da fare i salti mortali dalla gioia a essere preferita a una cagata, lascia perdere, lasciami stare, mi hai stancato anche tu.
- Tu mi hai stancato! Sembra che non te ne freghi niente di me e se ti voglio bene, ti interessa di adeguarti all'immagine di donna che piace di più, non riuscendoci riversi la tua insoddisfazione su di me, fregandotene del bene che ti voglio, neanche ascoltando quello che ti dico, proseguendo a pensare alle tue paranoie.
- Io non ce la faccio più.
- Senti cara, io non voglio perderti, se non sei contenta della tua immagine e ti rende insicura cambiala, ti aiuto io, pago tutto, basta che poi tu stia bene con te stessa e con me. I capelli si possono colorare, le tette si possono rifare, per l'altezza ho letto che si possono allungare le gambe con un'operazione, ti pago tutto, voglio solo che tu stia bene.
- Sì caro, grazie, faresti questo per me, mi vuoi proprio bene, scusa per quello che ho detto prima, ero nervosa, vieni qua e baciamela.
Andò da sola in una clinica privata specializzata negli interventi estetici, dopo mesi di interventi aveva finito la trasformazione, era bionda, con i femori allungati di venti centimetri e una splendida perfetta quarta di seno.
Lui andò a prenderla.
Dal portone della clinica vide uscire una battona da tangenziale, fatta come un uccello trampoliere, con gambe lunghe e culo alto, due tette sproporzionate al corpo, dei capelli troppo gialli e visibilmente colorati, con in più delle insopportabili labbra finte a canotto.
Gli faceva schifo adesso, non sapeva che fare.
Lei si avvicinò al finestrino dell'auto.
- Ciao caro, hai visto che bella sono diventata, sei sbiancato dall'emozione, me ne sono accorta, adesso mi piaccio finalmente, vedo che piaccio a tutti, i dottori e gli infermieri mi fanno la corte da quando sono così. A dirti il vero un dottore mi ha invitato il prossimo fine settimana nella sua baita in montagna, ho intenzione di andarci, non voglio per il momento alcun legame, voglio guardarmi attorno con nuovi occhi per trovare la mia dimensione.
- Non preoccuparti cara, rifletti pure su te stessa, vivi la tua vita, sono contento che tu sia contenta.
- Mi spiace averti fatto spendere tutti quei soldi, ma vedo che mi capisci, ora è come se fossi rinata, devo fare il punto sulla mia vita.
- Non c'è nessun problema, ho riflettuto anch'io adesso e ho capito che mi piacevi veramente come eri, per cui andrò in cerca tra la folla di quello che avevo visto in te e non vedo più, addio.
Partì.
Guardando nello specchietto retrovisore vedeva allontanarsi il volto di lei, deformato secondo i dettami della moda, non sembrava un volto triste, bensì lieto.
Pensò che per quanto lieta fosse non avrebbe mai potuto essere lieta come lui, per essere fuggito a quel nuovo mostro.






sabato 29 aprile 2017

631 - ABITUDINARIAMENTE

I nostri amori
sono culi sporchi
nella pioggia,
sono paure
che scivolano via
diventando catene
che ci bloccano
alle rassicuranti
noiose abitudini.

La libertà
la danno in omaggio
con i punti fedeltà
alla servitù più servile
e si potrà usare solo
al di fuori dell'orario di lavoro
per poter credere
di non essere servi e sfruttati.

Le puttane dichiarate
sono gli unici angeli
caduti in questo inferno.

Nel frattempo
chi non ci sta
vegeta
colorando i ricordi.


martedì 14 febbraio 2017

618 - LE ZAVORRE DI SAN VALENTINO

Non ho mai festeggiato San Valentino essendo che odio i legami sentimentali, inoltre la ritengo una festa strumentale inventata per spillare soldi alla gente meno avveduta. Ma una volta da ragazzo ho beccato San Valentino proprio nel periodo in cui si faceva sesso bene insieme con una tipa, un po' noiosa e rompicoglioni, ma molto carina, sensuale e disinibita sessualmente.
Lei ha iniziato una ventina di giorni prima a farmi una pressione psicologica, dicendomi di San Valentino ed elencandomi le collanine e i braccialetti che le avevano regalato negli anni precedenti un paio di suoi ex. Come quasi sempre nella mia vita, tranne rarissimi brevi periodi, non avevo soldi, tuttavia al mio apparato genitale dispiaceva molto se si arrabbiava e finiva tutto, il mio cervello invece mi diceva di mandarla affanculo e che era una mezza ebete rincoglionita dalle convenzioni.
Dibattuto dentro di me tra queste due voci divergenti, mi aggiravo confuso in un freddo febbraio camminando per le strade del centro, guardando le vetrine che esponevano oggetti adatti allo scopo, ma con prezzi improponibili per le mie vuote tasche. Deluso risalii in auto e andai al supermarket, perché visto che stavo andando in centro con l'automobile mia madre mi aveva chiesto di comprarle alcune cose, che erano pesanti da portare con la bicicletta quando andava a fare la spesa.
Tra i vari oggetti da prendere, scritti sul foglietto che mi aveva dato, c'era un fustino di detersivo.
Arrivato davanti ai detersivi vidi che quello di un'altra marca aveva in regalo un ciondolo a forma di cuore d'argento, da appendere alla collana o al braccialetto. Presi subito quello.
Arrivato a casa lo diedi a mia madre il fustino, dicendole che quello che voleva lei non l'avevo visto e che avevo preso quello perché mi serviva il regalo, lo aprii e presi tra la polvere del detersivo il sacchettino di nylon con dentro il cuoricino. Mi accorsi che non era in vero argento, ma placcato, e nel sacchetto era finito del detersivo. Lo tolsi dal sacchetto e lo misi dentro una scatolina con il marchio di una oreficeria, in cui c'erano dei gemelli da polsino che mi avevano regalato da bambino e non avevo mai adoperato.
Ora sembrava lo avessi preso in oreficeria, trovai della carta da regalo e un nastrino colorato, così feci un bel pacchettino. Il giorno di San Valentino andai a trovarla e glielo diedi.
Lei lo aprì radiosa aspettandosi una gran cosa, invece c'era quel cuore d'argento (finto), sorrise forzatamante dicendomi un tiepido grazie, allora le dissi che avevo scelto quello perché mi aveva detto che aveva già tante collane e braccialetti, avevo pensato che non ne volesse altri oggetti simili, così mi sono immaginato preferisse un regalo simile, che poteva appendere dove voleva.
Perplessa dall'impressione d'essersi fregata da sé raccontandomi delle collane e dei bracciali che le avevano regalato, ma un po' più convinta, se lo appese alla collana d'oro.
Cominciammo a far sesso.
Baciandola sul collo e poi sul seno sentivo una puzza tremenda da detersivo, che proveniva dal ciondolo. Cominciai anche a leccarla, ma girando al largo dal ciondolo, m'era venuta la paranoia che il detersivo di cui era impregnato fosse tossico se mi finiva in bocca.
Lei se ne accorse e lo annusò, le dissi che probabilmente l'orefice lo aveva toccato con le mani da profumo e continuai a baciarla e leccarla, scendendo più in basso, anche per distrarla.
Quando finimmo andammo davanti al bar e trovammo tre sue amiche incazzate come iene con l'universo, perché non avevano nemmeno un fesso per San Valentino, quindi con una gran voglia di rompere il cazzo al prossimo.
Una notò il ciondolo, lei disse: "Me lo ha regalato lui."
Ma subito un'altra disse che sua zia ne aveva trovato uno identico nel detersivo.
Intervenni dicendole che lo avevo comprato in oreficeria, e nei detersivi mettevano imitazioni dei gioielli più famosi, infatti quello era l'originale, imitato.
Dissi a lei di farle vedere la scatolina dell'oreficeria e gliela mostrò.
La vipera umana insisteva, si avvicinò e cominciò a guardarlo, si accorse che non era vero argento, si accorse anche dell'odore, iniziò a ridere come una scema, urlando che sa persino puzza da detersivo.
La guardai con disprezzo come se fosse una merda di cane schiacciata, dicendole che è da persone volgari e maleducate analizzare i regali, inoltre ribadii che lo avevo preso dall'orefice.
Lei disse: "Allora ti ha fregato!"
"Ci andrò e gli parlerò!" Le risposi, con tono arrabbiato.
Si ammutolirono tutte, pensando che mi fossi incazzato per la fregatura presa.
Salutai, salii in macchina e me ne andai.
Da allora evitai anche lei, tranne un paio di trombate casuali per nostalgia reciproca, ma mi aveva schifato troppo trovarmi in una situazione così stupida e a me estranea, di solito non mento mai a quelli a cui voglio bene, ma ero stato costretto dalla situazione creata dall'ottusità altrui.
Bisogna essere razzisti solo con gli idioti, evitando di averci troppo a che fare, altrimenti saranno zavorre che ti tirano a fondo, al loro livello mentale, rovinandoti la vita e facendoti diventare ciò che non sei.




martedì 6 settembre 2016

574 - SMARRENDO L'IMPALPABILE

Una poesia non si vede
non c'è
aleggia nei ricordi
la intuivamo
era dentro
parte di noi
un noi svanito
in due io
senza quella poesia.

Ora dov'è?

Pereppeppè.



sabato 16 luglio 2016

565 - SMARRITI

Moriamo ogni anno
nei tempi persi
negli amplessi estivi.

Rinasciamo ogni anno
ritrovandoci spermatozoi
germogli di tempo.

La strada alberata
percorsa in bicicletta, di notte, d'estate
tra la solitudine e la luna piena
mi conduce dai fantasmi
passati, andati
presenti in me.

Nascosti negli angoli della vita.
trovo occhi
porte di precipizi
che mi fanno cadere lontano
da me e da questo
dentro il fascino dell'ignoto.

Rilascio germogli di sperma
nella tua vagina
e ci allontaniamo
quando pensiamo di conoscerci.

Un giorno
se perderemo noi stessi
ci ritroveremo
cogliendoci dai nostri nulla.


mercoledì 6 luglio 2016

562 - LE STORIE D'AMORE

Le storie d'amore che durano spesso sono basate sull'ubriacatura per l'altro che fa distrarre dai suoi difetti, frequentandolo il partner diventa un'abitudine.
Come quando vai a cagare col giornale, caghi e leggi, distratto non noti la puzza, permani e ti ci abitui; ma se succede un cambiamento di prospettiva, a esempio esci e poi rientri nel cesso, ecco che te ne accorgi subito della puzza di merda, l'abitudine e la distrazione non fanno notare i difetti perciò ti pare piacevole pure una merda.
Poi magari qualcosa cambia e quando ce se ne accorge chi si amava ci farà schifo, oltre i suoi demeriti, perché ci avrà deluso. Prima c'era solo lui per noi al mondo, dopo sembra il peggior mostro schifoso che sia mai esistito.
Ma in realtà siamo stati noi che lo vedevamo come non era, ci siamo illusi ubriachi d'amore, creandoci l'inevitabile conseguente delusione.
Inoltre tutto ciò non sarà servito a niente, perché saremo sempre pronti a ripetere l'errore, finché, senza nessuna autocritica per il nostro comportamento, addosseremo tutte le colpe all'altro.


lunedì 25 aprile 2016

541 - TUTTO IL TUO AMORE

A me tutto il tuo amore
ricorda il patibolo,
una condanna a morte,
la camera delle torture.

I tuoi baci assomigliano
alla ruota dell'auto bucata,
agli spaghetti troppo cotti e freddi,
al geometra antipatico del piano di sopra,
alle scorregge silenziose nell'ascensore.

La tua vagina conservata con cura
va a prometterla in premio
a qualcuno disposto a farsi ammaestrare
obbediente alle convenzioni
disponibile ad assecondarti
nelle recite sociali.

Io cerco donne
che non vogliono impadronirsi di me
che non vogliono m'impadronisca di loro
libere dalle convenzioni
vere
come la passione che può nascere.

venerdì 25 marzo 2016

524 - FONDAMENTALMENTE

Fondamentalmente siamo gocce di esistenza che cadono ignorate tra la pioggia del tempo, e si illudono di essere eterne solo quando si sentono amate.

giovedì 25 giugno 2015

455 - LA STORIA DI PENTOLONE

Pentolone, un tipo grande e obeso, col viso sempre rosso e un piumino blu scolorito nonché sformato che toglieva solo in piena estate, rideva e cantava sempre, sembrava fosse ubriaco invece era così di natura.
Lo chiamavano Pentolone perché mangiava in fretta, si riempiva e svuotava velocemente come una pentola, aspirava in un attimo il cibo e girava voce che poi defecava quello che aveva mangiato quasi come era, che si vedeva ancora la forma.
Raccontavano che una volta, anni 80, era andato con amici in una elegante discoteca della zona frequentata da fighetti, mentre era lì gli venne da defecare ma in bagno si accorse che le toilette erano occupate, c'erano solo gli orinatoi a muro liberi, gli scappava, così si tirò giù i calzoni e defecò in un orinatoio, si pulì con le salviette di carta e se ne uscì, subito dopo entrò un tipo curato e vestito di nero dark new wave, pallido, magro, col ciuffo, si avvicinò all'orinatoio senza farci caso, quando all'improvviso vide la massa di spaghetti e merda cagati dentro l'orinatoio indietreggiò inorridito...e svenne, cadendo di schiena sul pavimento del cesso, dovettero venire i buttafuori e portarlo fuori a riprendersi dallo shock.
Ivan, un criminale della malavita locale sempre vestito elegante e di marca. cocainomane, fanatico di palestra e cattivo come una merda, sapendo che Pentolone viveva con gli anziani genitori che avevano da parte un certo gruzzoletto, dopo una vita di lavoro, riuscì a convincerlo a fare una società con lui, così con la società a Pentolone intestava le cambiali e Ivan si intestava gli assegni, Pentolone doveva scaricare i camion e l'altro stava in ufficio a fare un cazzo o trombarsi qualche malcapitata segretaria.
Ogni tanto Pentolone si lamentava per questo, allora Ivan gli dava una ripassata di botte, aiutandosi anche con una spranga di ferro, a volte lo fece finire in ospedale, una volta pisciava sangue dai calci che si era preso nella schiena.
Diceva al pronto soccorso che era caduto dal camion o che si era fatto male lavorando, altrimenti ne prendeva ancora di più o finiva seppellito.
Poi la società cominciò ad andare male, Ivan si tolse imboscandosi i soldi e lasciò fallire Pentolone; come liquidazione per le sue lamentele gli diede una scarica di botte megagalattica, lo ritrovarono alla sera incapace di muoversi e col viso fracassato i suoi anziani genitori, che vennero a cercarlo preoccupati perché non era tornato a cena. Non volle denunciarlo per paura che finisse peggio.
Pentolone fallì con la società.
Ivan a forza di farsi cominciò a delirare, vedeva poliziotti dappertutto, aveva paranoie che lo volessero uccidere, lo ricoverarono, finì in una comunità mezzo rincoglionito.
Pentolone finì in miseria, viveva mantenuto dalla pensione dei genitori, ma incontrò una biondina timida e a lei Pentolone piaceva, diceva che non le importava se fosse brutto, ma lo apprezzava perché era buono e simpatico, si fidanzarono, lei era piena di soldi e lui trovò lavoro nella ditta di suo suocero, fecero famiglia, ebbero dei figli.
Ora Pentolone sta bene, e dicono che mangia più lentamente, così non defeca più le sue orripilanti merde scioccanti.




mercoledì 18 marzo 2015

435 - QUANDO FUORI PIOVE

Parole
piovono
tra miliardi di altre
tra miliardi di niente
pezzi di noi
pezzi di qualcosa
che quando ti pare di afferrarlo
svanisce
correndo via
mentre io
nell'acqua
confuso ti guardo
chiedendomi
domande
di cui non so la risposta.
ma intravedo un sentiero tortuoso
che esce dai soliti pensieri
che oltrepassa l'orizzonte
andando
verso il ciglio dei tuoi occhi
verso la realizzazione dei miei sogni
così, semplicemente, distrattamente
tra questa pioggia
anche noi
ci vediamo dentro
e scorriamo via.




domenica 8 marzo 2015

431 - JEAULOUS GUY

Nuvole con una leggera pioggia
fuori dai vetri
dentro lui, con la testa di lei appoggiata al petto
con le dita la pettina
le sfiora le palpebre
le labbra
la bacia
e rivede fotogrammi nella mente
che ripropongono il loro album
ripensa con nostalgia a quel corpo animato
immaginato avvinghiato insieme a un altro
rimasto abbandonato nel letto rosso
sangue che cola
e la polvere da sparo è deposta
sull'album di nozze.
E' solo
un ragazzo geloso.