Se apprezzate e volete offrirmi una birra o una pizza, vi ringrazio immensamente:

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domenica 9 giugno 2019

693 - CONTROTEMPO

Mi faccio schifo.
Sono distratto, disadattato, disoccupato, disfatto, dislocato, disperato, disamorato.
Ogni dopodomani può essere il mio capolinea, ma anche le migliori illusorie speranze sono illuminate dal sole al tramonto.
Mi sento un vecchio cumulo d'immondizie, gettato fuori dal cassonetto.
Da bambino ero bello e intelligente, avevo il mondo in mano, però ora allo specchio vedo un vecchio fallito dalle tasche vuote, che fa vomitare se stesso, ma invece di piangere ride. Sì, rido in faccia al diocane, alle disgrazie, all'universo che gira contro, alle conquiste crollate e ai fascismi risorti.
Lavoratori violentati, indebitati per sembrare benestanti, mi guardano ogni giorno con disprezzo così mi fanno ancora più ridere, mi piego dal ridere, fino alle lacrime.
Sono i miei tristi pagliacci preferiti.
Mentre io sono il loro zimbello preferito, possono sentirsi superiori a qualcuno, additarmi come quello che non ce l'ha fatta a farsi una posizione sociale, una famiglia, un'auto nuova e una casa con il prato verde perfettamente rasato.
Sopravvivo agonizzante, con un cane sordocieco e un gatto orbo, due metri sotto il livello del mare, nel buco del culo della provincia al cubo.
Scrivo messaggi dai miei abissi, qualcuno li recepisce e questo mi fa sentire meglio, come una bacchetta magica tutto trasforma. Mi piaccio, mi amo, sto bene e oggi vivo.
Del domani non so, ma per oggi me ne sbatto il cazzo.
Amen.



mercoledì 8 agosto 2018

672 - DILLO CON GLI HASTAG

Con i vaccini o pro o contro
#aveterottoilcazzo.

Con l'invasione degli immigrati o pro o contro
#aveterottoilcazzo.

Con gli animali sono meglio della gente
#aveterottoilcazzo.

Con i selfie da aspiranti vip
#aveterottoilcazzo & #machivicaga.

Con i pipponi contro qualcuno che nessuno sa chi è
#aveterottoilcazzo & #machivicaga & #andateveloapigliareinculo.

Con la cultura del risaputo dei soliti noti
#maallorasietetuttafuffaenoncapiteunasega e comunque #aveterottoilcazzo.



domenica 1 aprile 2018

663 - IL POETA E IL CALCIATORE

Tra un grande poeta romantico e un bravo calciatore arrogante nessuno sceglierà il poeta.
Tranne quella ragazza triste, sovrappeso e brufolosa, che non ha spasimanti e passa le serate a leggere i libri del grande poeta.
Un giorno lei si farà coraggio, si presenterà al poeta con in mano un fiore giallo di campo, colto per lui, e glielo porgerà guardandolo con occhi gonfi d'amore.
Così il grande poeta romantico le risponderà: "Che me ne faccio di un fiore giallo di campo? Sei scema? Che cazzo vuoi da me cicciona brufolosa? A me piacciono le orchidee e le fotomodelle!"


662 - I PERDENTI

Sono sfigatissimo nella vita, ma porto un fortuna incredibile agli altri, un po' come una merda di cane pestata, col vantaggio che so meno puzza.
Non sono mai stato  fidanzato o sposato, però quelle che sono venute con me, anche solo per qualche giorno, dopo tutti dicevano che sembravano più belle e attraenti, me lo dicevano gli altri, non che me lo inventassi io o fosse una mia impressione. Anche per gli esami, ogni volta che qualcuna mi telefonava e aveva degli esami per cui non si sentiva preparata li passava, con voti che nemmeno si aspettava. Persino se con qualcuna ci si frequenta e ha male da qualche parte, le metto una mano dove ha il dolore e di solito poco dopo passa.
Solo che essendo profondamente non credente in niente non credo nemmeno a tutto ciò, penso che siano stronzate, impressioni, se fossi credente crederei in me stesso, farei il santo o qualche mestiere simile. Invece faccio il poeta nonché scrittore sul web, un lavoro più duro di quel che sembra, non remunerato, disprezzato e deriso dai più, considerato l'ultima spiaggia per un fallito che non vuole ammettere di essere un fallito, il disperato tentativo di camuffarsi del tipico scemo del villaggio.
Ma a me piace essere un fallito e stimo da sempre i falliti, perché almeno hanno provato a fare qualcosa o sono stati espulsi da un consesso tradizionale perché erano la voce dissonante, quindi stima doppia.
La prima volta che mi hanno bocciato a scuola ho sputato sul vetro della bacheca dove erano esposti i risultati, immediatamente dopo, mentre mi allontanavo, sono arrivate un paio di ragazzette tutte perbene e sentivo si lamentavano che qualcuno avesse sputato sul vetro, "Che schifo!" si dicevano; erano state promosse loro, andava tutto bene e liscio a loro. A me invece nei mesi precedenti mi era morto mio padre, stava morendo di un male incurabile mia mamma, mi volevano portare in orfanotrofio i parenti del cazzo se moriva, mi davano una montagna di farmaci perché non riuscivo a dormire e ci bevevo alcolici sopra,. Persino in quel cesso di scuola mi avevano messo dei cinque in materie in cui mi avevano detto che mi mettevano il sei, una volta quella di matematica aveva scambiato per mio il compito in classe di un'altra e quando le hanno detto che era di quella il compito ha cancellato il 5 e mezzo che aveva messo e ha messo tra il sei e il sette, perché lei era quella bravina da primo banco mentre io ero quello sempre distratto e vestito strano, meritavo un voto in meno, meritavo di essere bocciato anche se facevano passare gente a cui spiegavo io molte cose. Ma io ero antipatico a quel sistema nonché a tutti i sistemi possibili e immaginabili, ero la sabbia negli organi genitali che rovina la splendida perfetta giornata in spiaggia, dovevo essere messo a posto, dovevano farmi ripetere l'anno per insegnarmi come ci si comporta, credendo di essere capaci di giudicare una persona che nemmeno conoscevano minimamente, si sentivano il potere di giudicare in quanto insegnanti, insegnanti che non avevano capito un cazzo della vita, che volevano solo gente che stesse dentro i paletti da loro posti, che ripetesse a pappagallo quanto dicevano, senza nessuna personalità, senza nessun guizzo imprevisto, senza nessun pensiero proprio.
Quando penso a quel periodo le persone più interessanti e notevoli che ricordo con maggior piacere sono i dissonanti, gli espulsi, i bocciati.  Perché erano come volevano loro e non come volevano gli altri.
Mentre mi allontanavo da quella bacheca sputacchiata mi resi conto che in quel preciso momento mi allontanavo dalla scuola e dalla vita regolare, ho capito tutto, il senso della vita e dell'universo, il perché del passerotto che dalla grondaia arrugginita mi guardava e il perché del sole estivo che mi batteva sulla pelle, ho capito il senso globale e il mio posto nell'esistente, ma per capirlo bisogna essere bocciati e sputare sulle bacheche con i risultati.
Poi probabilmente si diventa dei falliti nella vita, ma dei falliti santi di se stessi, santi a cui non credere, da disprezzare, da  emarginare finché non saranno loro a disprezzare ed emarginare tutti, a prescindere, quelli che vedono inseriti nella società che li ha esclusi e maltrattati.
A ogni mano tesa sputeranno sopra e si allontaneranno in compagnia dei propri fantasmi, rimasti ormai gli unici compagni che li aiutano a navigare attraverso le proprie solitudini.




lunedì 1 gennaio 2018

659 - ANNI

ANNI

Ci hanno inculato il tempo.

Ieri avevo 26 anni, oggi ne ho quasi 56
mi mancano 30 anni di vita, svaniti in una notte
una notte con vaghi ricordi di schermi sempre accesi
schermi televisivi o di computer o di smartphone
notte da spettatore
caduto nel buco nero
che aspira i momenti non vissuti
la vita
lasciandomi ventiseienne e solo
chiuso dentro un corpo invecchiato
con una faccia/maschera spiegazzata
con la mente confusa
piena di immagini affastellate
e labili sensazioni.

Confusamente
sono pieno di persone dimenticate
con le quali ho vissuto momenti
che volano via
se non ci si tocca,
abbracciandoci per fermarci,
nudi per ricordarci.

Ma stiamo qui
credendoci un po' lì e un po' là
essendo guardoni
pensandoci protagonisti
invece pupazzi
con molte mani in culo
che ci muovono
come vogliono
così crediamo di volerlo
anche noi, adeguandoci
per sopravvivere in società.

Ci resta poco
da decidere, vivere, godere
mentre io voglio tutto
anche se non ho
una sega,
però l'ho scritto
e ora mi sembrerà di averlo
realizzato.

Possiamo incontrarci
e stringerci
l'uno all'altro
poi guardandoci negli occhi
ci parleremo
di calcio, serie tv, delle nuove tendenze
o se siete colti
mi elencherete tutti i libri
consigliati dai critici prezzolati
che avete comprato
e magari qualcuno letto,
pieni di esibizionismi
identici a quelli del tamarrone
che alza a palla lo stereo costoso
o mi mostra i cerchioni in lega nuovi
per sentirsi realizzato.

Insomma siamo fregati,
se non troviamo
quello che siamo
ma dopo decenni
di bombardamenti mediatici
siamo anche noi
parte di quello
che non volevamo mai essere.

Rifondiamoci
abbandonandoci
ripartendo
da zero.



sabato 11 novembre 2017

657 - CORPI CALDI E CULI FREDDI

Cerco sempre le parole disperse tra i momenti bruciati delle vite dimenticate e non me ne frega niente dello scrittore alla moda, whisky&soda, che mi suggerite.
Non ho niente, né lavoro, né famiglia, né soldi in banca.
Ho solo debiti e nessuna prospettiva, sto male, sopravvivo alla giornata, isolato ai margini della società.
Rido e scherzo continuamente, ossessivamente, per dimenticarmi e per dimenticare che non sarò mai come chi mi circonda.
Ogni tanto, molto raramente, trovo qualcuna disperata quanto me, naufragata nella sua vita, ci si guarda negli occhi, ci si bacia, ci si accoppia, ma non mi piace, è un'unione tra naufraghi alla deriva, ci si penetra per sentirsi meno soli.
Mi piace solo quando abbiamo finito, che ci si siede su una pietra in riva al mare o sulla lamiera del cofano dell'automobile, tenendosi abbracciati, col caldo che si forma tra di noi e il freddo del mondo esterno che si sente sotto il culo.
Poi ognuno ritorna ad affogare nella propria vita, ma quell'attimo di calore tra corpi caldi e rilassati di disperati con culi freddi resta un po' dentro, aiutando a sopportare meglio tutto.

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martedì 15 novembre 2016

598 - FIGLI

Non ho mai avuto il desiderio di avere figli.
Soprattutto perché quasi sempre non ho i soldi neanche per me, sono perennemente a rischio Caritas, perciò se avessi un figlio non potrei comprargli niente, verrebbe deriso dai coetanei poiché non avrebbe gli oggetti che si devono avere per convenzione sociale, verrebbero delle assistenti sociali trotskiste a portarmelo via e finirebbe in orfanotrofio, poi verrebbe adottato da degli imprenditori di destra o da dei lecchini filogovernativi benestanti, che lo farebbero diventare l'ennesimo stronzo umano. E quando sarà adulto e affermato nella società mi chiamerà per incontrarmi in qualche programma idiota televisivo, per cercare di farmi sentire il colpa per il fatto di non avere avuto successo nella vita.
Quindi meglio non avere figli se si è malestanti e non inseriti in questa società.

Michael Denicola street art

giovedì 23 luglio 2015

459 - i rifiuti della società

"Una merda di maiale in un secchio vale più di un vecchio".
Lo hanno detto ieri sera al telegiornale principale
durante l'approfondimento sull'economia.
Ma un esperto ci ha spiegato che è una regola che vale
solamente quando il vecchio è povero,
se è ricco diventa interessante e affascinante
ed è giusto così
perché i poveri fanno cagare il prossimo
già da giovani
figuriamoci da vecchi.
Grazie a Dio
e a chi ci frega a nome suo
siamo in una meravigliosa società
che farà
tutti belli, sani, giovani e vincenti
con tanti soldi per pochi
con tante promesse per tutti,
e soprattutto senza alcun dissenso.
L'unico problema sarà lo smaltimento dei rifiuti,
anziani compresi (solo se indigenti).

giovedì 25 giugno 2015

455 - LA STORIA DI PENTOLONE

Pentolone, un tipo grande e obeso, col viso sempre rosso e un piumino blu scolorito nonché sformato che toglieva solo in piena estate, rideva e cantava sempre, sembrava fosse ubriaco invece era così di natura.
Lo chiamavano Pentolone perché mangiava in fretta, si riempiva e svuotava velocemente come una pentola, aspirava in un attimo il cibo e girava voce che poi defecava quello che aveva mangiato quasi come era, che si vedeva ancora la forma.
Raccontavano che una volta, anni 80, era andato con amici in una elegante discoteca della zona frequentata da fighetti, mentre era lì gli venne da defecare ma in bagno si accorse che le toilette erano occupate, c'erano solo gli orinatoi a muro liberi, gli scappava, così si tirò giù i calzoni e defecò in un orinatoio, si pulì con le salviette di carta e se ne uscì, subito dopo entrò un tipo curato e vestito di nero dark new wave, pallido, magro, col ciuffo, si avvicinò all'orinatoio senza farci caso, quando all'improvviso vide la massa di spaghetti e merda cagati dentro l'orinatoio indietreggiò inorridito...e svenne, cadendo di schiena sul pavimento del cesso, dovettero venire i buttafuori e portarlo fuori a riprendersi dallo shock.
Ivan, un criminale della malavita locale sempre vestito elegante e di marca. cocainomane, fanatico di palestra e cattivo come una merda, sapendo che Pentolone viveva con gli anziani genitori che avevano da parte un certo gruzzoletto, dopo una vita di lavoro, riuscì a convincerlo a fare una società con lui, così con la società a Pentolone intestava le cambiali e Ivan si intestava gli assegni, Pentolone doveva scaricare i camion e l'altro stava in ufficio a fare un cazzo o trombarsi qualche malcapitata segretaria.
Ogni tanto Pentolone si lamentava per questo, allora Ivan gli dava una ripassata di botte, aiutandosi anche con una spranga di ferro, a volte lo fece finire in ospedale, una volta pisciava sangue dai calci che si era preso nella schiena.
Diceva al pronto soccorso che era caduto dal camion o che si era fatto male lavorando, altrimenti ne prendeva ancora di più o finiva seppellito.
Poi la società cominciò ad andare male, Ivan si tolse imboscandosi i soldi e lasciò fallire Pentolone; come liquidazione per le sue lamentele gli diede una scarica di botte megagalattica, lo ritrovarono alla sera incapace di muoversi e col viso fracassato i suoi anziani genitori, che vennero a cercarlo preoccupati perché non era tornato a cena. Non volle denunciarlo per paura che finisse peggio.
Pentolone fallì con la società.
Ivan a forza di farsi cominciò a delirare, vedeva poliziotti dappertutto, aveva paranoie che lo volessero uccidere, lo ricoverarono, finì in una comunità mezzo rincoglionito.
Pentolone finì in miseria, viveva mantenuto dalla pensione dei genitori, ma incontrò una biondina timida e a lei Pentolone piaceva, diceva che non le importava se fosse brutto, ma lo apprezzava perché era buono e simpatico, si fidanzarono, lei era piena di soldi e lui trovò lavoro nella ditta di suo suocero, fecero famiglia, ebbero dei figli.
Ora Pentolone sta bene, e dicono che mangia più lentamente, così non defeca più le sue orripilanti merde scioccanti.




domenica 1 marzo 2015

430 - IN QUESTA SOCIETA'

In questa società
che si vinca
o che si perda
si resta sempre
nella merda.
E' il gioco che è sbagliato.


venerdì 2 dicembre 2011

118 - COMPLIMENTI

Siamo scimmie evolute
ma presuntuose
animali sociali
che vorrebbero essere indipendenti dalla società
contraddizioni viventi.

Uno sguardo o una parola di apprezzamento
gonfiano il petto d'orgoglio
rilassano il sistema nervoso
piace piacere
ed essere apprezzati dagli altri
perché in fondo in fondo
siamo solo
delle vere teste di cazzo,
ma delle teste di cazzo
sole.

martedì 21 giugno 2011

45 - SOCIETA' PER AZIONI

Bocche aperte
volano rapide
dentro la gabbia
teste scoppiate
vegetali umani
stronzi piegati