Pensieri, versi, racconti, sms espressi in libertà. Achtung/Attenzione: può contenere un linguaggio esplicito, non adatto ai minori non accompagnati e ai perbenisti anche se accompagnati.
Che voce aveva Johnny Cash prima di morire!.
Ogni parola sembra scolpita dall'essenza dell'esistenza.
Profonda come l'universo e il mistero che ci circonda.
Dolente come ogni pezzo vissuto che sfugge, fatto sparire dal tempo inesorabile.
Con la malinconia di quando si guarda la propria mano vuota, che stringeva la persona amata, e del viale del tramonto, con i tuoi figli che si allontanano all'orizzonte.
Con la forza sovrumana che ti fa andare avanti, comunque.
Perché è la tua vita.
C'era un bar-pizzeria di rockettari in una frazione di un paese, era un bel locale, con una vasta tettoia sul davanti, interni ampi con muri in pietra, e uno schermo su cui venivano proiettati in continuazione video e concerti rock,.
Era in un posto strano, sembrava di stare negli Stati Uniti, in quanto situato su un vialone enorme a quattro corsie più una pista ciclabile con marciapiede su entrambi i lati e con degli alberi a lato; era praticamente largo come un'autostrada, iniziava di fianco allo stadio nei primi 500 metri con delle case, poi c'era il Bar Rock dove finiva il centro abitato e il vialone proseguiva solitario tra la campagna, finendo dopo poco più di un chilometro interrotto improvvisamente da alcuni segnali e un guard rail; l'avevano fatto per collegare due frazioni vicine e in prospettiva di un incremento demografico ed edilizio, ma tanta gente abbandonò la campagna per trasferirsi in centri più popolati, nonché avendo esagerato in larghezza e mania di grandezza erano finiti anche i soldi, per cui era stato interrotto il viale; nel tratto non utilizzato dopo il bar veniva di notte usato per sfide di accelerazione e per soffermarsi a far sesso anche di gruppo o a drogarsi con varie sostanze.
In quel Bar Rock si ritrovavano tutti gli sballati e i fuoriditesta dei dintorni, erano quasi tutti fanatici rockettari che conoscevano per nome i componenti dei vari gruppi, invece di parlare e litigare di calcio lo si faceva con la musica, a esempio per i Roxy Music si presero a pugni, c'era chi sosteneva fosse musica da rincoglioniti e chi diceva che li aveva visti in concerto ed erano bravissimi, il miglior concerto a cui avesse assistito: "Ma tu non capisci un cazzo", "No, sei tu che non sai una sega, chi non è un esibizionista e non fa un assolo di due minuti con la chitarra è scarso per te, sei un imbecille". E spintoni, schiaffi, con uno scambio di pugni e di occhi neri.
La cosa più particolare era che venivi considerato se assomigliavi a qualche mito del rock, perciò era popolato da sosia dei vari musicisti: c'era quello vestito e pettinato identico a Bruce Springsteen ma che pesava più di un quintale con la pappagorgia, quello identico a Ray Manzarek tastierista dei Doors che fumava continuamente sigarette nazionali e bestemmiava ogni due parole che diceva, quello identico a John Lennon ma ignorante come un caprone, quello che assomigliava a Jim Morrison ma era rimasto in pelata per cui girava sempre con un ampio cappello in testa, e quando gli dicevano che Jim Morrison non lo avevano mai visto col cappello si incazzava, sostenendo che anche Jim aveva un cappello simile, l'aveva visto, ma l'aveva visto solo lui.
C'era un tossico che assomigliava a Mick Jagger, succhiava cazzi e lo pigliava nel retro per prendersi una dose, fin lì veniva accettato, ma poi si mise a infrangere i vetri e fregare le autoradio nel posteggio, si sa che a un rockettaro fregargli l'autoradio è peggio che violentargli la madre, pertanto una sera da un enorme dark sosia di Robert Smith dei Cure si prese una scarica di botte pazzesca, che gli spaccò un polso, le labbra da Jagger e quattro denti, da allora non si vide più.
Poi c'era Al Capone, un tipo sui 30 anni alto un metro e mezzo con una gigantesca Volvo bianca in debito, lo chiamavamo tutti Al Capone in quanto si atteggiava a duro e aveva sempre un fare sospetto, sembrava che stesse organizzando il crimine del secolo e invece scoprivi che aveva da vendere una caccolina o due di fumo da 5 carte con cui venivano a malapena 2 cannine, oppure lavorava in fabbrica e veniva a casa con la tuta camminando come un robot, ed era perché sotto la tuta si era legato attorno alle gambe col nastro isolante dei pezzi di cavi in rame che rubava durante il lavoro e poi li vendeva al ferrivecchi, naturalmente con quel fare sospetto e il macchinone dava nell'occhio, come non bastasse se incrociava la macchina di qualche tipo di forze dell'ordine diceva a quelli che erano su con lui di abbassarsi per passare inosservati e anche lui si abbassava sul sedile, finché non si vedeva neanche la testa, guardava la strada attraverso i buchi nel volante, così gli sbirri vedevano sfrecciare una macchina senza nessuno a bordo per non dare nell'occhio; risultato: lo pedinavano continuamente e quasi ogni mese lo portavano in caserma o lo denunciavano per delle stronzate, un Al Capone dei poveri.
C'erano pure gli sballati del 126, dei tipi con brutte facce che venivano fuori da non si sa dove e spesso erano accompagnati da ragazze sempre grasse, sulla vecchia minuscola Fiat 126 avevano fatto un impianto stereo che costava più della macchina e spaccava i timpani da fuori dall'auto, giravano come forsennati in macchina fumando continuamente canne ed ascoltando jazzrock a tutto volume, musica buona: Colosseum, Tangerine Dream, Weather Report, Area, Perigeo, Billy Cobham, ecc; così se vedevi la macchina d'inverno da fuori era sempre piena dentro di nebbia da canne, e raccontavano che una volta d'estate erano in un bar in spiaggia, si era fermata al bar una corriera di handicappati mentali di un istituto con gli assistenti sociali e quando dovevano andarsene i pazienti hanno cominciato a piangere e a rifiutarsi, creando caos poiché si stavano divertendo e non volevano tornare, allora li hanno caricati a forza sulla corriera caricando anche gli sballati del 126 e un paio di obese che erano con loro, con quelle facce stravolte credevano fossero dei pazienti dell'istituto.
C'erano anche i sosia di Nel Young e Sid Vicious, due junkie figli di papà sempre stravolti oltre ogni limite, ingurgitavano intere confezioni di psicofarmaci e si facevano di tutto fino a svenire in giro, così alla notte quando chiudeva il bar se si vedevano coricati in qualche posto lungo il viale, li si metteva nel baule di qualche station come morti e li si depositava nei rispettivi giardini, il somigliante a Sid aveva il padre che era un insegnante fascista cattivo come una merda, al mattino se lo ritrovava in quelle condizioni lo prendeva a calci e cinghiate; poi visto che si faceva sempre di più e peggio lo portò in comunità e non lo rivedemmo più.
Una sera uno dei più rispettati del locale, un muratore sosia di Robert Plant dei Led Zeppelin che girava con la camicia aperta anche d'inverno si avvicinò a me, avevo finito di ballare con un paio di ragazze e stavo bevendo una birra, vedendo che non imitavo nessuno, mi disse: Sai a chi assomigli? No, risposi. A John Kay degli Steppenwolf, ti muovi identico, stesso fisico e stesso taglio di capelli. Un paio di suoi amici gli diedero ragione, pure una ragazza che era con me disse gli assomigliavo molto, anche se non sapeva chi fosse.
Vista la mia titubanza chiese al proprietario del locale di mettere su un filmato degli Steppenwolf, dopo un po' lo mise e io andai a sedermi al bancone vicino allo schermo, così mi studiai il cantante degli Steppenwolf, effettivamente si muoveva simile a me, aveva i capelli con un taglio simile al mio in quel momento, anche la corporatura era tipo la mia.
Però mi accorsi alla fine della serata che il sosia di Plant se ne era andato con il suo amico sosia di David Gilmour dei Pink Floyd assieme alle due ragazze che erano con me, mentre io ero rimasto a parlare degli Steppenwolf con il barista; così tornai a casa da solo pensando a quanto assomigliavo a John Kay e a quanto stronze fossero quelle due, e anche il similPlant e pure il similGilmour.
Lucertole immobili sul muro a prendere il sole, tranquille e beate.
Arrivava lui, le prendeva, gli infilava un petardino in bocca sfondandogliela, lo accendeva e le liberava sul marciapiede con il petardino acceso tipo un grosso sigaro.
Esplodeva.
Morivano dibattendosi agonizzanti e lui rideva come un demente.
Gli dicevamo che è un gioco idiota, ma era il suo preferito e continuava a farlo.
Poi crescendo ha smesso, ma è diventato fascista.
Il rock diceva che è musica da drogati, ascoltava compilation di Sanremo, Baglioni e i Pooh; se vedeva un'africano lo chiamava negro di merda; se uno aveva i capelli lunghi diceva che era da froci.
Si è sposato a 19 anni.
Ci siamo persi di vista e se lo vedo non lo conosco.
Ero debole. Debolissimamente debole, pelle e ossa, non mangiavo quasi mai, sopravvivevo nutrendomi di birre, mele e sigarette MS.
Ero il tipico metallaro con tutte le caratteristiche precipue, infatti cagavo due volte la settimana, giravo sempre con magliette macabre, faccia pallida e magra da stitico moribondo con la morte stampata sul petto. Delle volte andavo a trovare qualcuno e i suoi genitori gli dicevano che facevo impressione, di non frequentarmi, o se entravo in un negozio i bambini si ritraevano aggrappandosi impauriti alle gambe delle loro madri, o se mi sedevo su una banchina le ragazzine perbene delle panchine vicine si allontanavano.
Uno spauracchio, uno spaventapassere, un reietto, facevo schifo e paura alla gente comune; e la cosa invece di dispiacermi mi inorgogliva, mi sentivo realizzato nello essere schifato da certa gente.
Ma mi infastidiva star male fisicamente, l'eccessiva debolezza, avevo sempre il raffreddore, faticavo a fare qualsiasi attività fisica, stavo proprio male.
Poi un giorno avvenne una svolta inaspettata, stavo guidando una vecchia 131 due porte grigio scuro metallizzato che avevo comprato in autodemolizione e dall'autoradio da pochi soldi, equalizzata amplificata e illuminata con tante luci, a tutto volume distorto fuoriusciva l'hardrock di Frank Marino, nel tramonto lungo la strada vidi una ragazza davanti al bar della stazione delle corriere che aspettava l'autobus seduta sul marciapiede.
Aveva un giubbotto in pelle nero tipo chiodo, maglietta nera degli ac/dc, gonna in jeans scolorito e capelli mori unti; il rock era con lei e il suo spirito. Ero già nel bar con una birra in mano, visto che mi guardava andai vicino e iniziai con i soliti discorsi: Ciao, mi sembra di conoscerti, ci siamo già visti, di dove sei, posso accompagnarti io a casa che fai prima. ecc.
Si alzò, mi accorsi che era alta quasi quanto me e robusta, la portai a casa sua, abitava vicino al mare e facemmo subito amicizia, poi da cosa nasce cosa e la notte seguente si trombò; e poiché ci trovavamo bene si ritrombava spesso.
Andavamo ad accoppiarci con la macchina su una strada lungo una scogliera sul mare, di notte c'era spesso un vento forte, le onde si infrangevano violentemente sugli scogli e arrivavano gli spruzzi fin sulla strada. Quando finivamo ci infilavamo solo il giubbotto chiodo nero identico che avevamo e ci sedevamo nudi col chiodo sul cofano della macchina a parlare, guardando il cielo stellato e il mare spazzati dal vento.
Una notte mi disse, con un atteggiamento mortificato, che i ragazzi che frequentava non riuscivano a sollevarla prendendola in braccio, e a lei invece le sarebbe piaciuto molto essere presa in braccio, stava quasi per commuoversi dal dispiacere di pesare più della media; io preso da una botta d'orgoglio maschile le dissi che ci provavo io, e ci provai, quasi cagandomi addosso dallo sforzo ci riuscii a stento a sollevarla fino a tenerla all'altezza del mio stomaco, la rimisi giù fingendo di non sentire lo sforzo
Lei mi guardò con occhi persi d'amore, mi disse che nessuno lo aveva mai fatto e mi baciò con passione, rifacemmo lungamente l'amore all'aperto, avvinghiati nel vento.
Così presi l'abitudine che ogni volta uscivamo dall'auto la prendevo con la mano sinistra sulla nuca e l'altra mano sul culo con le dita alla bowling nei buchi per migliorare la presa e la sollevavo; iniziai in questo modo a fortificare il fisico, mi veniva più appetito, a casa mangiavo molto e mi rinforzavo sempre più, dopo poche settimane riuscivo ad alzarla sopra la testa stendendo le braccia.
Eravamo bellissimi con i corpi avvolti dal vento, gli spruzzi del mare, la notte stellata sopra di noi, una t di metallari, un magro gambo con una robusta barra trasversale, io stavo il più possibile con lei sollevata che mi diceva parole d'amore, poi quando la rimettevo giù immancabilmente rifacevamo con veemenza sesso.
Però successe che suo padre, che faceva il pescatore, una notte con i suoi colleghi mentre costeggiavano la scogliera dicevano chi sono quei due cretini là che fanno nudi sollevamento pesi, ridevano a crepapelle ma poi le risa scemarono e la riconobbero nuda con solo il giubbotto sollevata verso il cielo, i suoi colleghi risero ancor più fragorosamente e con maggior gusto continuandolo a deridere per il resto della vita, lui invece si ammutolì e quando tornò a casa al mattino la buttò a calci fuori di casa.
Andò da una sua amica a stare ma dopo pochi giorni in accordo con l'amica che fece da paciere col padre torno a casa addossando la colpa a me, che ero io che insistevo per sollevarla nuda, che ero un pazzoide.
Non ci frequentammo più, mi diede molto fastidio questo suo comportamento infame, perciò non la cercai più.
In ogni storia vissuta c'è un parte di te che se ne va con lei e un'altra parte che rimane ed è fortificata, nel mio caso succedeva anche fisicamente, quella seppur breve storia in pochi mesi mi aveva cambiato l'organismo, ora avevo una forza incredibile; piovve per diversi giorni dentro me, ma con la forza ritrovata non ci feci molto caso.
Black and Blue,
dallo stereo
pietre rotolanti,
rock dai Caraibi
sballato
sessuale,
il vento della calda notte
dal finestrino della macchina
sbatteva in faccia
e sul petto tra la camicia a fiori,
lattina di birra gelata
presa al bar sulla strada,
tenuta dentro i jeans aperti
per raffreddare i genitali
dopo una notte di mare e di lei,
tornando
attraversando l'estate della pianura padana
tra musica, luna, stelle
immerso
nel rilassamento postorgasmico,
arrivavo a casa
al mattino,
trovavo
mia nonna era già nell'orto,
la salutavo e andavo a letto,
sospeso
tra i tramonti dei sogni di fiori
e
le albe degli incubi di soldi e piombo.*
*Black and Blue (1976) album dei Rolling Stones, canzoni: Hot Stuff,...Memory Motel,...
Ascoltatelo se potete, è sublime!