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martedì 2 luglio 2019

694 - WEB E POESIA

Io ho sempre amato la poesia, già da adolescente, ne leggevo e ne scrivevo, è stato un amore che è durato fino a quando ho conosciuto i poeti del web.
In larga parte simpatici come una merda di rottweiler sotto i sandali a ferragosto, chiusi nei loro orticelli di complimenti reciproci e pieni d'arie scorreggiate, hanno trasformato un'occasione unica nella storia, per poter diffondere le proprie parole a un pubblico mondiale, nella fiera del cretinismo.
Si esibiscono inutili fotocopie sbiadite di quanto si ha letto, idiote poesie passionali scritte da repressi, depresse noiose ripetitive descrizioni dei propri mal di pancia di alternativi che replicano nei comportamenti quello che contestano a parole.
Poi i premi alla scimmia meglio ammaestrata del circolo, da esibire.
In tutto questo merdaio dove è finita la poesia?
Se la cerco la trovo ancora; nella parola sincera che esce dagli schemi, nel pensiero che prende forma libero e in tutto quello che si scrive senza voler recitare un ruolo.
Insomma basta seguire chi non se la tira, chi non si crede stocazzo, chi per un attimo riesce a non pensare solo a se stesso. Che sono poi quelle persone che dividono il loro panino con il primo cane randagio che passa, che ti danno dieci euro dei venti che hanno se ti vedono con le tasche vuote, che ti offrono una birra e un tramezzino se chiedi un bicchier d'acqua. In qualsiasi gesto imprevedibile denso di umanità trovi la vera poesia.
Il mio vecchio cane cieco è un vero poeta.

Foto di Andreas Finottis

martedì 8 novembre 2016

595 - LE RECITE LETTERARIE

Non volevo pubblicare libri.
Non ho mai spedito manoscritti a nessun editore, stavo bene anche a pubblicare sul mio blog e condividere sui social, consideravo che ho più lettori così che pubblicando un libro.
Però molti di quelli che leggevano mi dicevano: "Perché non pubblichi un libro che lo compro, ecc...".
Alcuni arrivavano a offendermi perché non avevo mai pubblicato libri.
Allora li ho pubblicati i libri, così la quasi totalità di quelli che mi invitavano a pubblicarli sono spariti, non hanno comprato niente.
Per fortuna non ci ho perso soldi perché mi sono autopubblicato su richiesta, principalmente per essere libero di scrivere come voglio e per non dover essere esposto in qualche serata come un orso ammaestrato agli ordini di qualche editore; ma comunque ho conosciuto editori che mi sembrano brave persone, se dovessero pubblicarmi senza impormi niente potrei anche farlo. Quello che non sopporto è il tentativo di ammaestrare la letteratura e chi scrive.
Non mi vedo ai premi e nei salotti a promuovere il libro, non mi piace quel mondo e non aspiro a farne parte, i premi e i salotti letterari sono frequentati da chi ha voglia di riconoscenze ufficiali, e ho constatato che la maggioranza di coloro che si dichiarano contro poi si scopre che sognano riconoscenze da quel sistema, in pratica lo contestano finché non riescono a farne parte.
Prevalendo perciò le persone false e le aspirazioni a entrare nel sistema esistente non si riesce a organizzare niente di alternativo alla realtà marcia che ci circonda, ognuno in fondo pensa ai suoi interessi, pertanto non ci sarà mai un'organizzazione di scrittori dal basso, capace di cambiare le cose. Lo fanno senza guardare in faccia alla realtà e rendersi conto che si potrebbe fare veramente qualcosa di concreto tra noi, o almeno provarci, ma ormai la do per persa l'occasione. Faccio solo notare che l'editoria è in perdita, al tracollo, ci vorrebbero nuove idee, magari migliori e non si dovrebbero ricalcare modalità in crisi.
Ma se ne parli con lo scrittore "alternativo" tipico ti dice che lui è contro il mercato, gli fa tutto schifo, anche chi cerca di creare un'organizzazione alternativa, ma poi ecco che accetta se ne ha l'occasione tutto quello che a parole contestava, poiché fa parte della sua aspirazione piccolo borghese di avere una rispettabilità in quel mondo consolidato da cui si sente escluso; perciò non gli interessa creare alcuna reale alternativa; perciò io che vado da sempre per la mia strada, senza tanti proclami, ho tutto il diritto di sputargli in faccia, sia metaforicamente che realmente.
Odio le autogiustificazioni, sono quelle che ammazzano il mondo, uno accetta questo sistema, lo dice, punto, e merita più rispetto di un finto alternativo.
L'autogiustificarsi mi ricorda quel racconto di Bolano del torturatore che appena finito l'orario di lavoro si metteva a parlare amichevolmente dei suoi problemi familiari con il torturato, ma ci restava male che questo lo guardava con odio, si chiedeva perché quel torturato non capiva che lui prima stava facendo solo il suo lavoro.
In maggioranza pensano che il mondo fa schifo ma non possono farci niente, quindi è meglio rassegnarsi, mentre è proprio questo modo di pensare il vero problema.
La rassegnazione è quella che ci frega oggi, la rinuncia a priori a ogni forma di protesta, e succede soprattutto qui in Italia.
Noto per esempio che se condivido una petizione non me la firma nessuno, "Tanto cosa vuoi che cambi" mi dicono, o magari mi dicono "Poi mi intasano la casella email con altre petizioni". Rendiamoci conto della situazione odierna, i nostri padri e nonni si facevano ammazzare per quello che ritenevano giusto mentre adesso è troppo disturbo anche solo fare una firma. Ci sono persino quelli che si autocensurano le parole per non venire bannati da Facebook; un giorno stavo criticando Facebook e una mi scrive che sarebbe d'accordo con quanto affermavo, ma non lo scriveva per non farsi cancellare l'account; ecco, a me leggendo queste dichiarazioni viene da ridere, per non piangere, e ovviamente mi cadono le palle.


martedì 1 novembre 2016

589 - LA POESIA SUI SOCIAL NETWORK

I poeti dei social network si definiscono poeti, ma magari sono solo pensionati in calore.
Magari siamo tutti dei poeti del cazzo, magari i veri poeti sono solo quelli riconosciuti e apprezzati dalla critica ufficiale e che non sanno neppure che esistiamo,...
Però dico una cosa: sinceramente trovo migliori poesie qui, in questo nuovo underground sul web, che leggendo i poeti più acclamati dalla suddetta critica. Magari sono gusti miei criticabili, ma la penso così e ne leggo poesie anche di famosi, le poche che mi piacciono degli altri le metto sulla mia pagina Poesia ribelle (mentre quelle mie le metto sulla pagina Antimerda poetica).
Tra l'altro per quanto mi riguarda scrivo poesie o qualcosa che assomiglia alla poesia dal 1978, non è che mi sia improvvisato perché mi sono iscritto a Facebook, è un'esigenza che sento dentro di me, fisiologica, scrivo per me stesso, poi se qualcuno mi legge e mi apprezza indubbiamente mi fa piacere, alcuni mi hanno chiesto se avevo dei libri miei pubblicati, non ne avevo, allora ho fatto dei libri ordinabili su richiesta, così non rompo il cazzo a nessuno e non faccio inquinamento con copie invendute, chi vuole se li prende.
Mi basta così, non sono mai andato a un premio letterario e neanche alla sagra paesana per cercare riconoscimenti, non me ne importa una sega, mi basta solo scrivere quello che mi gira nella testa, e sto meglio.
L'unica accortezza che uso è evitare di rendere pubblici i miei mal di pancia personali, quello che pubblico guardo che abbia un senso per chi lo legge, le cose che hanno un senso solo per me non le pubblico, perché credo che meriti un minimo di rispetto chi impegna una parte del suo tempo per leggermi e non voglio farglielo perdere leggendo cose che per lui sarebbero inutili.

mercoledì 13 aprile 2016

536 - I POETI NEL WEB

I poeti di facebook
sono i jukebox sfigati della poesia
non prendono neanche la monetina
pagano loro per collegarsi
e scrivere una poesia
sempre nuova, ogni giorno
nuova ma che contenga il proprio personaggio
per riproporsi quotidianamente
per avere qualche secondo di attenzione
per sentirsi apprezzati
per fuggire dalla vita insoddisfacente
per sognare di essere...
per essere
...un jukebox
in un angolino del web
in attesa di un attimo di notorietà
senza nessuna monetina infilata
in nessun orifizio
basta solo un "mi piace"
per sentirsi meglio
e ringraziare riconoscenti
per l'illusione donata.

martedì 16 giugno 2015

454 - GENERAZIONE WEB

Moriremo di miseria e fame,
ci ritroveranno dopo mesi o anni
con un sorriso ebete stampato in faccia
mentre stavamo cercando
post divertenti in facebook
necessari per dimenticarci
la povertà e le rate da pagare
dello smartphone e del computer
necessari per collegarci
al web,
che commosso dalla notizia
ci commemorerà
con quaranta mi piace
una ventina di RIP
e ci scorderà
dopo una decina di minuti.