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martedì 2 luglio 2019

694 - WEB E POESIA

Io ho sempre amato la poesia, già da adolescente, ne leggevo e ne scrivevo, è stato un amore che è durato fino a quando ho conosciuto i poeti del web.
In larga parte simpatici come una merda di rottweiler sotto i sandali a ferragosto, chiusi nei loro orticelli di complimenti reciproci e pieni d'arie scorreggiate, hanno trasformato un'occasione unica nella storia, per poter diffondere le proprie parole a un pubblico mondiale, nella fiera del cretinismo.
Si esibiscono inutili fotocopie sbiadite di quanto si ha letto, idiote poesie passionali scritte da repressi, depresse noiose ripetitive descrizioni dei propri mal di pancia di alternativi che replicano nei comportamenti quello che contestano a parole.
Poi i premi alla scimmia meglio ammaestrata del circolo, da esibire.
In tutto questo merdaio dove è finita la poesia?
Se la cerco la trovo ancora; nella parola sincera che esce dagli schemi, nel pensiero che prende forma libero e in tutto quello che si scrive senza voler recitare un ruolo.
Insomma basta seguire chi non se la tira, chi non si crede stocazzo, chi per un attimo riesce a non pensare solo a se stesso. Che sono poi quelle persone che dividono il loro panino con il primo cane randagio che passa, che ti danno dieci euro dei venti che hanno se ti vedono con le tasche vuote, che ti offrono una birra e un tramezzino se chiedi un bicchier d'acqua. In qualsiasi gesto imprevedibile denso di umanità trovi la vera poesia.
Il mio vecchio cane cieco è un vero poeta.

Foto di Andreas Finottis

sabato 19 gennaio 2019

686 - FANCULO GLI SCRITTORI

Mi infastidiscono quelli che se la tirano da grandi artisti di successo qui sui social, ipocriti fino al midollo, che poi li vedi elemosinare scambi di like o ricattare amici e parenti per vendere un libro in più. Avevo scritto un post ironico sul fatto che prendo pochi soldi di diritto d'autore, poi l'ho tolto, perché ho notato che veniva frainteso e ho visto altrove commenti che mi facevano cadere i testicoli, basati sull'assioma che loro sono scrittori di successo e io sono un povero sfigato.
Non me ne importa niente di quello che pensano, ma mi irrita l'incapacità di cogliere l'ironia, travisando, usandomi per descriversi come gente di successo. 
Mi fa proprio vomitare questo atteggiamento. 
Perciò per dar loro fastidio volevo precisare che probabilmente vendo più io di loro, perché sto parlando di libri usciti nel 2015, che ancora vendono, mentre gran parte dei loro dopo un mese o due non lo compra neanche la vecchia zia invalida, che hanno scovato per venderle il libro. Mentre io non ho mai cercato di vendere un libro ai parenti o a quelli che conosco, compresi quelli di fb, non c'è uno che possa dire che ho cercato di vendergli un libro, nemmeno con lo scambio di acquisti, perché onestamente ho sempre detto che sono a cortissimo di soldi, non posso ricambiare, anche se con alcuni lo farei perché mi piace come scrivono.
Non chiedo niente a nessuno, faccio appelli generali e chi vuole e può compra. 
Persino le recensioni avute sono stati loro a contattarmi, non ho mai chiesto a nessuno di recensirmi.
Altri mi snobbano perché mi autopubblico, poi magari lodano il punk del DIY, c'è da ridere, per non cagare. Tra l'altro anche sotto il profilo pratico se ti autopubblichi ti arrivano i soldi il mese dopo la vendita, se invece pubblichi con un editore ti arrivano (e vedere se te li dà) dopo un anno o più, oltre al fatto che ti dà il 10 o 15% al massimo sulle vendiite, si percepisce molto meno che autopubblicandosi; inoltre c'è l'aspetto per me essenziale che puoi pubblicare quello che vuoi, liberamente, senza doverlo contrattare con un editore.
Ma per loro uno deve potersela tirare da scrittore pubblicato da un editore, magari a pagamento o con formule mascherate che significano in pratica sempre a pagamento. 
Ci piscio sopra queste convenzioni di gente repressa, che cerca un riscatto sociale recitando la parte dello scrittore e dell'intellettuale.
Io mi prendo in giro da solo, rido, ironizzo, faccio quel cazzo che voglio, probabilmente riderò anche dalla tomba e continuerò a pisciare su certi atteggiamenti.
Non sono come chi se la tira, non voglio apparire, anzi vorrei sparire, non esistere nel gioco delle maschere. Preferisco la mia vecchia faccia da culo a ogni maschera.
Scrivo, non sono uno scrittore, se lo fossi girerei con espressione da stitico, il maglioncino lupetto nero e la giacca in velluto ricoperta di forfora sulle spalle.
Sono un nessuno e i qualcuno mi fanno schifo, da sempre.
Tutto lì.
Sono fuori da ogni gioco, non partecipante. Nonostante ciò magari da qualcuno sono apprezzato più e meglio di chi si crede un gran scrittore, questo dovrebbe far riflettere su quanto questi siano solo un fuoco di paglia, che risalta la stronzaggine.
Fanculo gli scrittori.


martedì 31 gennaio 2017

615 - POESIA E SOCIAL NETWORK

La poesia sui social  è un mondo a parte, che si regge sul consenso reciproco, ma fuori dal cortile che si creano svaniscono quasi tutti.
Restano solo le parole sincere.

sabato 19 novembre 2016

599 - IL SUCCESSO ARTISTICO SUI SOCIAL

Molti vogliono essere degli artisti, hanno questo spasmodico desiderio per un bisogno disperato, essendo che tentano di nascondere a tutti, anche a loro stessi, il drammatico problema che affligge da sempre la loro vita, ovverosia l'essere degli stronzi che non si defeca nessuno.
Ma nel loro essere artisti non riescono, quando smettono la maschera della recita, a essere coerenti col personaggio che cercano di creare, ed ecco che salta fuori l'autentica stronzaggine che li pervade dalla nascita. Lo si nota con un po' di esperienza, si palesa soprattutto sui social network quando succede qualcosa che devia dal normale svolgimento delle convenzioni solite, un imprevisto, qualche cosa che va storto nei loro piani, allora esce lo schifo che contengono, lo sprizzano in ogni loro parola o gesto. Sono pieni di odio e invidia, si rinfacciano le cose fatte con falsa generosità, evidenziando la più triste meschinità dei falsi artisti, che non sono artisti dentro, con menti grandi e libere, bensì sono dei patetici recitanti di quel mondo che nel loro immaginario è artistico. Infatti li si vede attratti dalle manifestazioni più stucchevoli di questo mondo, già falso di suo, a cui agognano per avere una rispettabilità sociale.
Non riuscendoci nel mondo reale a farne parte si creano un teatrino privato, per immaginare sia quella la realtà, si chiudono in gruppi appositamente, dove si incensano a vicenda, consci che alla prova dei fatti nella vera realtà svanirebbero, restano chiusi lì, gelosissimi del loro orticello, senza mai uscire per non confrontarsi, per illudersi in questo modo di essere artisti apprezzati e di successo.
All'inizio possono avere un senso i gruppi chiusi, per confrontarsi, discutere, consigliarsi al fine di sviluppare il proprio talento, se c'è, ma poi diventano inutili nonché dannosi se si ripetono le stesse cose, si pubblicano libri che ci si compra a vicenda e non li legge nessuno oltre ai partecipanti, o a volte ci si accorge che nemmeno quelli che sono pubblicati sul libro lo hanno letto.
Sono interessati solo a recitare la parte di artista, non a tentare di esserlo veramente, c'è troppo da leggere e imparare, ci sono troppe convenzioni sociali a cui contrapporsi per essere veramente originali, per essere liberamente se stessi.
Più facile e comodo fingere di esserlo, per prendersi gli onori, evitando gli oneri.
Così bramano e sbavano per la serata poetica col sindaco fasciato e il parroco del paese in prima fila, tra applausi di circostanza e sorrisi tirati. Mentre dentro loro sognano di essere sotto contratto con qualche grosso editore, vincitori di qualche premio letterario prestigioso, per essere intervistati e poter finalmente dire il profondo discorso che si sono preparati da una vita:
"Ringrazio la mia famiglia e i miei amici, sono contento di essere arrivato primo!"
Ma basta dirlo al parroco, al sindaco e ai parenti annoiati costretti a presenziare alla serata, per percepire il profumo del successo; anche quando tutti gli altri percepiscono una puzza di merda secca.


martedì 8 novembre 2016

595 - LE RECITE LETTERARIE

Non volevo pubblicare libri.
Non ho mai spedito manoscritti a nessun editore, stavo bene anche a pubblicare sul mio blog e condividere sui social, consideravo che ho più lettori così che pubblicando un libro.
Però molti di quelli che leggevano mi dicevano: "Perché non pubblichi un libro che lo compro, ecc...".
Alcuni arrivavano a offendermi perché non avevo mai pubblicato libri.
Allora li ho pubblicati i libri, così la quasi totalità di quelli che mi invitavano a pubblicarli sono spariti, non hanno comprato niente.
Per fortuna non ci ho perso soldi perché mi sono autopubblicato su richiesta, principalmente per essere libero di scrivere come voglio e per non dover essere esposto in qualche serata come un orso ammaestrato agli ordini di qualche editore; ma comunque ho conosciuto editori che mi sembrano brave persone, se dovessero pubblicarmi senza impormi niente potrei anche farlo. Quello che non sopporto è il tentativo di ammaestrare la letteratura e chi scrive.
Non mi vedo ai premi e nei salotti a promuovere il libro, non mi piace quel mondo e non aspiro a farne parte, i premi e i salotti letterari sono frequentati da chi ha voglia di riconoscenze ufficiali, e ho constatato che la maggioranza di coloro che si dichiarano contro poi si scopre che sognano riconoscenze da quel sistema, in pratica lo contestano finché non riescono a farne parte.
Prevalendo perciò le persone false e le aspirazioni a entrare nel sistema esistente non si riesce a organizzare niente di alternativo alla realtà marcia che ci circonda, ognuno in fondo pensa ai suoi interessi, pertanto non ci sarà mai un'organizzazione di scrittori dal basso, capace di cambiare le cose. Lo fanno senza guardare in faccia alla realtà e rendersi conto che si potrebbe fare veramente qualcosa di concreto tra noi, o almeno provarci, ma ormai la do per persa l'occasione. Faccio solo notare che l'editoria è in perdita, al tracollo, ci vorrebbero nuove idee, magari migliori e non si dovrebbero ricalcare modalità in crisi.
Ma se ne parli con lo scrittore "alternativo" tipico ti dice che lui è contro il mercato, gli fa tutto schifo, anche chi cerca di creare un'organizzazione alternativa, ma poi ecco che accetta se ne ha l'occasione tutto quello che a parole contestava, poiché fa parte della sua aspirazione piccolo borghese di avere una rispettabilità in quel mondo consolidato da cui si sente escluso; perciò non gli interessa creare alcuna reale alternativa; perciò io che vado da sempre per la mia strada, senza tanti proclami, ho tutto il diritto di sputargli in faccia, sia metaforicamente che realmente.
Odio le autogiustificazioni, sono quelle che ammazzano il mondo, uno accetta questo sistema, lo dice, punto, e merita più rispetto di un finto alternativo.
L'autogiustificarsi mi ricorda quel racconto di Bolano del torturatore che appena finito l'orario di lavoro si metteva a parlare amichevolmente dei suoi problemi familiari con il torturato, ma ci restava male che questo lo guardava con odio, si chiedeva perché quel torturato non capiva che lui prima stava facendo solo il suo lavoro.
In maggioranza pensano che il mondo fa schifo ma non possono farci niente, quindi è meglio rassegnarsi, mentre è proprio questo modo di pensare il vero problema.
La rassegnazione è quella che ci frega oggi, la rinuncia a priori a ogni forma di protesta, e succede soprattutto qui in Italia.
Noto per esempio che se condivido una petizione non me la firma nessuno, "Tanto cosa vuoi che cambi" mi dicono, o magari mi dicono "Poi mi intasano la casella email con altre petizioni". Rendiamoci conto della situazione odierna, i nostri padri e nonni si facevano ammazzare per quello che ritenevano giusto mentre adesso è troppo disturbo anche solo fare una firma. Ci sono persino quelli che si autocensurano le parole per non venire bannati da Facebook; un giorno stavo criticando Facebook e una mi scrive che sarebbe d'accordo con quanto affermavo, ma non lo scriveva per non farsi cancellare l'account; ecco, a me leggendo queste dichiarazioni viene da ridere, per non piangere, e ovviamente mi cadono le palle.


martedì 1 novembre 2016

589 - LA POESIA SUI SOCIAL NETWORK

I poeti dei social network si definiscono poeti, ma magari sono solo pensionati in calore.
Magari siamo tutti dei poeti del cazzo, magari i veri poeti sono solo quelli riconosciuti e apprezzati dalla critica ufficiale e che non sanno neppure che esistiamo,...
Però dico una cosa: sinceramente trovo migliori poesie qui, in questo nuovo underground sul web, che leggendo i poeti più acclamati dalla suddetta critica. Magari sono gusti miei criticabili, ma la penso così e ne leggo poesie anche di famosi, le poche che mi piacciono degli altri le metto sulla mia pagina Poesia ribelle (mentre quelle mie le metto sulla pagina Antimerda poetica).
Tra l'altro per quanto mi riguarda scrivo poesie o qualcosa che assomiglia alla poesia dal 1978, non è che mi sia improvvisato perché mi sono iscritto a Facebook, è un'esigenza che sento dentro di me, fisiologica, scrivo per me stesso, poi se qualcuno mi legge e mi apprezza indubbiamente mi fa piacere, alcuni mi hanno chiesto se avevo dei libri miei pubblicati, non ne avevo, allora ho fatto dei libri ordinabili su richiesta, così non rompo il cazzo a nessuno e non faccio inquinamento con copie invendute, chi vuole se li prende.
Mi basta così, non sono mai andato a un premio letterario e neanche alla sagra paesana per cercare riconoscimenti, non me ne importa una sega, mi basta solo scrivere quello che mi gira nella testa, e sto meglio.
L'unica accortezza che uso è evitare di rendere pubblici i miei mal di pancia personali, quello che pubblico guardo che abbia un senso per chi lo legge, le cose che hanno un senso solo per me non le pubblico, perché credo che meriti un minimo di rispetto chi impegna una parte del suo tempo per leggermi e non voglio farglielo perdere leggendo cose che per lui sarebbero inutili.

domenica 18 ottobre 2015

491 - Gli scrittori da social network

Siamo scrittori da social network, considerati come schifosissimi paria dagli scrittori affermati. Qualche volta ho fatto una domanda a qualche scrittore o artista famoso e manco mi ha risposto, altri più "democratici" mi hanno risposto a monosillabi.
Qualcuno di noi vorrebbe diventare uno scrittore affermato come loro, io no.
Tra l'altro leggendoli non sono i fenomeni che credono d'essere, anzi mi è capitato di leggere molti dilettanti meglio dei cosiddetti professionisti.
A ogni modo non ho mai neanche sperato di arricchirmi scrivendo.
L'unico mio desiderio sarebbe riuscire a campare modestamente facendo quello che mi piace, anche se non fosse scrivere, se mi pagassero per fare altre cose che mi piacciono sarei ugualmente contento, ma a me piace andare in bicicletta, camminare in riva al mare, ascoltare musica rock, fare sesso con le tipe piacevoli, leggere libri, cazzeggiare, ..però non ho ancora trovato nessuno che mi paga per fare ciò.
Non avrei grandi esigenze, non voglio la villa con piscina, non voglio fare i weekend a Formentera, non voglio tuffarmi dalle scogliere di Acapulco, non voglio girare con la Maserati GT e neanche con l'Harley Davidson Nighthawk, non voglio pipparmi mezza Colombia, non voglio sodomizzare le veline, ecc.
Mi accontento di poco, mi basterebbe vivere come voglio.