Se apprezzate e volete offrirmi una birra o una pizza, vi ringrazio immensamente:

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lunedì 20 settembre 2021

709 - NON PICCHIATE I POETI

Non picchiate mai i poeti
o aspiranti tali,
vogliate loro bene
anche se vi fanno schifo.

Si tratta spesso di gente repressa,
depressa,
un po' cessa,
dell'emarginato vituperato
che cerca un illusorio riscatto sociale
dicendosi poeta,
credendo d'insegnare qualcosa
senza aver capito nulla 
nemmeno di se stesso.

Insomma soventemente 
è gente demente, 
col poeta sii clemente
pagagli una tazza di caffè
fagli una carezza
fatti regalare il suo libro,
ringrazialo, 
anche se te ne sbatti il cazzo.

Poi col libro 
accendi il camino
nelle fredde serate invernali,
così anche i poeti potrannno essere 
utili.

Perché, come ragni sospesi nel vuoto,
ci aggrappiamo 
al filo creato dalle nostre parole.


Street art di Pejac


martedì 10 novembre 2020

702 - MERDASECCHIZZAZIONE

Ho nostalgia degli street artist di una volta che disegnavano, male, solo peni e vagine.
Erano punkissimi.
Mentre adesso sono troppo bravi o dentro tendenze di pensiero, mancano di quell'ignoranza selvaggia, anarchica e demente.
Erano il miglior antidoto all'emarginazione snob di coloro che non si ritengono all'altezza, atteggiamento pericolosissimo e molto diffuso attualmente, che porta alla merdasecchizzazione dell'arte.




domenica 10 maggio 2020

698 - L'ULTIMA POESIA

È molto tempo
che non scrivo una poesia
o qualcosa di simile
perché mi sono perso
nella miseria
anche ora
che sono messo un po' meglio
ho ancora il cervello devastato
cerco sempre di risparmiare l'euro
o anche i centesimi,
non riesco a concentrami,
sono un reduce di guerra
con la guerra rimasta dentro
per sempre.

La vita per tanti non è
un villaggio vacanze
con ogni giorno
organizzato e sicuro
ravvivato da animatori
bellocci dal sorriso stampato
con la morte nascosta
dentro
in un tempo sospeso
di un fermoimmagine
uguale alle pubblicità.

Io non me la nascondo
ma ci danzo con la morte
e con i morti che porto addosso
ogni maledetto giorno
anche quando rido
ci sono i miei morti
che ridono con me.

In un essere umano
il sangue scorre, il cuore pompa
il corpo freme per vivere
ma la società che lo circonda
lo fa spegnere
schiavizzato
in una lenta agonia
di doveri
preoccupazioni
soprusi
consumi.

Più avanzo con gli anni
e più mi rendo conto
che è tutta una farsa
tragicomica,
completi idioti sadici
comandano
schiavizzano
uccidono
le persone migliori
più buone e più intelligenti,
mentre gli schiavizzati più beoti
sopportano e si illudono
che arrivi un qualche supereroe a salvarci.

No
non arriva nessuno,
perché il supereroe esiste
ma è un vigliacco
un pigro
un incapace

esatto, il tuo supereroe
sei tu,
ma sarai solo un cesso
finché ti caghi addosso
bloccato dalle paure.

Io sono peggio di tutti
faccio schifo
eccetera, eccetera
anche se non lo penso
a molti darebbe piacere
se lo scrivessi
così si tranqullizza
chi sa d'essere una merdaccia
e viene come al solito
a commentare
quando scrivo qualcosa
che sprona a cambiare,
meglio per loro dire
che siamo tutti uguali
senza speranze
per cui è inutile ogni
tentativo di cambiamento
meglio stare fermi
immobili
insulsi
ignavi.

Fanculo merde
mi sono distrutto la vita
andando controcorrente
e vorreste dica sono uguale
a chi è sempre stato al sicuro
grazie ai culi lappati.

Manco per il cazzo
e neanche
i vostri tatuaggi, i vostri vestiti da ribelli
vi tolgono l'aspetto da leccaculi
che percepisco.

Ecco perché non scrivo più poesie
finisco ogni volta col prendermela
con chi recita
ciò che non è.

Basta
esssere se stessi per piacermi,
anche se siete matti
brutti, grossi, piccoli, puzzolenti
ignoranti, citrulli, creduloni
ma sinceri
io vi amerò.

E comunque sta specie di poesia
fa schifo
e
ha rotto i coglioni
pure a me che l'ho scritta.



martedì 8 maggio 2018

666 - SENZA DOMANI

Il mio futuro ha chiuso
per cessata attività.

Sento che sto morendo.

Compro vecchie cartoline
con dentro pezzi di me
e mi spedisco nel passato
che vorrei.


Street art: Dan Ferrer: past-present-future

giovedì 7 settembre 2017

655 - CONSIGLI A CHI SCRIVE POESIE

Per scrivere vere poesie oggi non bisogna cercare d'essere poeti, perché diventerà una recita scolastica, riempirai ciò che scrivi degli stereotipi sulla poesia che ti hanno inculcato.
Non devi dimostrare niente, non devi far sfoggio di termini dotti o strani per far vedere che li conosci.
Impara tanto anche casualmente da libri, giornali, canzoni, persone, animali, cose o avvenimenti, ma poi non ripetere, mentre ti esprimi devi proprio scordarti tutto ciò che hai imparato e ti hanno insegnato, guardando l'universo senza filtri.
Tira fuori quello che hai sepolto in te.
Masturbati, fa sesso, partecipa a orge o corri nudo su una spiaggia deserta mentre sorge il sole.
Liberati.
Scrivi ciò che hai liberato.
Leggi solo i poeti che non conosce nessuno.
Poi guarda chi si alza alle 5 del mattino per andare a fare un lavoro che non gli piace, dove viene sfruttato peggio di una bestia per una paga che gli consente di arrivare a fine mese a fatica. Arrabbiati per lui, a maggior ragione se lui sei tu.
Scrivilo.
Se scrivi poesie non dire mai che sei un poeta, e se qualcuno te lo dice affrettati ad aggiungere immediatamente: "del cazzo!"
Accarezza i gatti, gli unici che possono definirsi poeti.
Soprattutto non leggere mai i consigli a chi scrive poesie, tanto meno questi, ma l'hai già fatto, allora scordali e scrivi ciò che vuoi nella maniera che più ti piace.
Sii te stesso e mai altro.


martedì 11 luglio 2017

647 - UNA PERSONA DI SUCCESSO

Rincorrendo il successo
perdi
quello che sei
vinci
ma senti che non sei più quello di prima
c'è qualcosa che non va
ti guardi meglio
accorgendoti
con orrore
che sei diventato una merda umana,
ma una merda umana di successo
perciò molto apprezzata
e lodata,
allora prendi coraggio
e cerchi di essere
più merda possibile.


sabato 27 maggio 2017

637 - DISPERSI

C'era un bar che non era un bar.
Era un tabaccaio che teneva aperto la sera e faceva da bar, ma dentro si trovava un ristrettissimo ambiente, era in pratica una piccola camera.
Si entrava da una ripida scalinata, davanti all'ingresso il vecchio bancone, sulla sinistra cinque sedie appoggiate al muro con un tavolo davanti, sul muro opposto un termosifone con a lato la sesta sedia, su cui avevano piazzato una piccola televisione 14 pollici portatile, che prendeva i canali con l'antenna estraibile, così si vedeva malissimo e in aggiunta ognuno che entrava ci passava davanti, facendo perdere il già scadente segnale.
Aveva dei clienti fissi, tre anziani fissati perennemente su tre di quelle sedie e sembrava sempre che avessero appena finito di litigare, con una faccia arrabbiatissima stavano per ore senza mai parlarsi, guardando come se guardassero nel vuoto verso la minuscola televisione sulla parete opposta che trasmetteva suoni confusi e righe tipiche delle frequenze disturbate, non si capiva neanche che programma fosse, arrivavano solo spezzoni di discorsi a caso e pochi secondi di immagini che svanivano subito tra i disturbi.
Anche il barista/tabaccaio aveva una faccia arrabbiata e stanca, pure lui non parlava mai, solo lo stretto necessario.
Una nebbiosa sera di novembre andai a prendermi le sigarette.
Entrai e il barista stava allontanandosi dal bancone con un vassoio, sul vassoio c'erano un pacchetto di cracker e un bicchiere d'acqua, il bicchiere lo appoggiò bruscamente sul tavolo e il pacchetto di cracker lo diede in mano al più grosso degli anziani.  Mi misi a osservare quell’anziano, sembrava un malinconico vecchio gorilla in gabbia allo zoo, con lo sguardo basso apriva il pacchetto di cracker, aveva un giubbotto di pelle nera e un maglione a collo alto rosso scuro, rigonfio sulla pancia come se fosse all'ottavo mese di gravidanza, credo non riuscisse a chiudere la zip del giubbotto con quella pancia prominente, infatti lo avevo sempre visto aperto e pensai che probabilmente era per quello che aveva la nausea e aveva chiesto acqua e cracker, avendo preso un colpo di freddo allo stomaco. Ruminando i cracker guardava tristemente in basso, verso la pancia e il pavimento, mentre gli altri due anziani a lato guardavano la tv, voltai lo sguardo anch'io verso la tv e non si vedeva niente quella sera, righe continue, in mezzo qualche immagine incomprensibile e qualche parola insensata.
Presi le sigarette e prima di uscire mi fermai un attimo, avevo voglia di dire a quello dei cracker: "Mi dispiace che questa sera non puoi divertirti come i tuoi amici."
Mi faceva ridere la battuta, ma ci pensai meglio e cambiai idea, mi trattenni. Immaginai che disperazione di vita dovevano avere a casa per uscire a andare a sedersi lì in silenzio a guardare nel vuoto e rabbrividii, non c’era niente da ridere.
Uscii nella  nebbia, mi accesi una ms.
Non si vedeva niente oltre pochi metri e ci si sentiva soli su un pianeta ostile.
Guardai verso la vetrata del bar, si intravedevano tra la nebbia e i vetri appannati le sagome degli anziani silenti, fermi, immutabili, sospesi nel tempo e nello spazio sul vuoto di una vita non voluta, sbagliata, da dimenticare in disperato silenzio guardando un muro e delle righe che scorrono su un minuscolo schermo.
Io non ero messo meglio, con la mia stupida sigaretta in bocca e l'illusione di una vita migliore della loro, immerso fino al midollo nella nebbia e nel freddo di un paesino disperso nel culo dell'esistenza umana. Salii in auto e mi allontanai dal loro vecchio niente verso il mio nuovo niente.
In fin dei conti siamo dispersi nella vita.



domenica 1 gennaio 2017

608 - IL NUOVO ANNO

La verità è che il capodanno me lo appendo al cazzo, insieme agli auguri, al Santo Natale, alla Santa Pasqua, al Ferragosto, ai premi, alle promozioni, ai riconoscimenti, alle lauree, ai master, ai libri letti, ai soldi in banca, ai progetti per il futuro, ai bilanci del passato.
Formano un insieme col quale potete giocarci unendo i puntini e apparirà una scritta:
NON ROMPETEMI IL CAZZO, PER FAVORE!
E non ditemi che sono un bifolco, vi ho chiesto per favore.
Il fatto è che non me ne frega niente, dell'amore, dei soldi, dell'anno nuovo e di quello vecchio.
So pure benissimo che nessuno ci crederà, perché ognuno si fa un'idea di quello che lui immagina tu sia, e pretende tu sia coerente con quella sua immagine.
Non me ne importa niente di tutto e di tutti  perché in realtà sono un giocatore accanito di roulette, ho formato una totale dipendenza.
Parlo ovviamente della roulette russa.
Ogni attimo contiene la morte e la vita, è un punto di domanda che mi si disvela.
Perciò quando vi rispondo vi risponde il mio risponditore automatico, lo uso per i rapporti interpersonali; se uno è gentile anche lui fa il gentile, risponde a tono, per esempio se mi mettono un cuoricino lui mette un cuoricino, se invece mi danno uno schiaffo lui restituisce un calcio di punta in zona perineale.
Mi sento estraneo, mi fa schifo veramente tutto del mondo che mi circonda, tranne: le donne con i capelli rossi naturali, camminare tra gli alberi o in riva al mare, i dischi in vinile dei migliori musicisti sconosciuti, la spontaneità degli animali.
Camminiamo tutti in precario equilibrio su una corda, sospesi sullo spazio infinito, senza nessuna rete di protezione sotto.
Il resto sono sostanze stupefacenti per dimenticare questa condizione umana, attuale.
Ah, stavo per dimenticarmene: BUON 2017, so che ci tenete.
Vi darei anche un bacio in bocca se vi aggrada, o vi infilerei l'organo genitale in qualche vostro orifizio a vostro piacimento se vi aggrada, o farei qualsiasi cosa possa farvi star meglio, perché vedo che dietro tutte le vostre maschere siete quasi tutti dei poveri disperati quanto me, in fondo l'unica differenza è che usiamo stupefacenti diversi.
Dai coraggio, un fatto bello sicuramente accadrà: per tre anni non sentiremo più dire la scemenza "anno bisesto, anno funesto".
Ciao.