Se apprezzate e volete offrirmi una birra o una pizza, vi ringrazio immensamente:

martedì 24 febbraio 2015

429 - BURRASCHE

Pioggia
sui miei pensieri
vento
che li porta oltre l'orizzonte
con la testa vuota
mi riempio
di ciò che mi circonda
e divento
un punto interrogativo
che rinasce
prima di un tramonto.

mercoledì 18 febbraio 2015

428 - SOLITARIAMENTE

Andare via
dove perdersi
fra frastagliate onde
e spiagge precarie,
col cielo che si appoggia sulla testa,
col vento che stabilisce i confini.

Finisco
al limite dello spazio consentito
mi stendo in riva al mare
guardando l'universo
attraverso le dita dei miei piedi
mi inseguo nella mente
verso qualcosa.

Impalpabile.







venerdì 13 febbraio 2015

427 - NUMERI SBAGLIATI

- Pronto
- Ciao caro, sei eccitato? Sono qui tutta calda per te!
- Non riuscivo a prendere sonno allora ho acceso la televisione, ho visto la pubblicità con il numero, così ho chiamato.
- Hai fatto bene, ero qua da sola, tutta nuda, eccitata, aspettavo un bel maschione come te.
- Ma sei nuda col freddo che c'è? Io ho il maglione e la giacca da camera.
- Sono calda, passionale, ho sempre il fuoco della passione dentro.
- Che non sia l'influenza, c'è una brutta influenza in giro, mio nipote è stato a letto più di una settimana.
- Adesso misuro la temperatura, mi metto il termometro nella figa, ma preferirei che me lo infilassi tu.
- Non mi pare igienico infilarsi il termometro nella vagina, almeno disinfettalo dopo che se qualche tuo familiare se lo mette in bocca può prendersi qualche infezione.
- Ma non vuoi fare sesso al telefono con me?
- Avevo telefonato per il materasso CONCILIASONNO SUPER ancora in offerta per sole quarantotto ore, con la bicicletta in omaggio alle prime 50 chiamate, volevo sapere se sono tra i primi 50 e ho vinto la bicicletta col cambio Shimano, altrimenti non lo ordino il materasso.
- Questa è la linea erotica, dai che ti faccio rilassare io e dopo dormi come un maialone stanco. Lascia perdere i materassi.
- Allora ho sbagliato numero. Ma dici che non sono efficaci i materassi per dormire meglio?
- Certo che no, per dormire bene devi aver avuto una giornata soddisfacente, divertente, se invece sei frustrato puoi prendere il materasso migliore del mondo ma non dormi, continui ad agitarti pieno di insoddisfazioni, dai che ti faccio rilassare io.
- Va bene, che devo fare?
- Spogliati nudo anche tu!
- Ora lo faccio, aspetta che mi tolga le ciabatte che una mi si è impigliata con la fibbia nel calzino.
- Dai che mi fai eccitare ancora di più se sei nudo come un verme.
- Adesso sono nudo, ma mi sono tenuto la maglia di lana per non prendere un colpo di freddo.
- Mmmmmmhhhh mi ecciti così nudo, dai che mi sto toccando la figa, vorrei che tu fossi qui a leccarmela, dai baciamela, dai, leccamela, sì, dai leccamela, fammi godere, aaah, aaah, aaaaaaah.
- Non ho mai leccato una figa, ho paura di prendermi delle malattie.
- Dai che ti piacerà, sono sanissima, ho una figa pulitissima e profumata di sesso.
- Ma sei bionda o mora?
- Come piacciono a te?
- A me piacciono le bionde.
- Ma allora ti piaccio, sono biondissima naturale.
- A me piacciono le donne alte, quanto sei alta?
- Un metro e novantacinque centimetri senza tacchi, con i tacchi passo i due metri.
- Che alta che sei! Mai conosciuta una così alta.
- Dai comincia a menartelo per me.
- Da quando sono andato in pensione e poi poco dopo è morta mia moglie non ho più fatto sesso, sono 8 anni ormai, non sento più eccitazione.
- Mi dispiace caro, quanti anni hai?
- Ho 79 anni, tra pochi mesi ne compio 80. Tu quanti anni hai?
- Ho 23 anni.
- Sei ancora una ragazzina, ma ti piace fare questo lavoro?
- Studio all'università, la mia famiglia non è benestante, allora per guadagnarmi qualcosina e pagarmi le spese di notte faccio qualche ora qui al telefono, ma si guadagna poco, siamo in migliaia allora il centralino ci smista le telefonate sui cellulari di notte che c'è più richiesta, e di giorno studio.
- Sei una brava ragazza, cosa studi?
- Faccio il terzo anno d'ingegneria elettronica.
- Continua che ho letto sul giornale che è una delle facoltà che hanno più prospettive di lavoro. Invece a medicina e giurisprudenza ce ne sono troppi, non c'è lavoro per tutti.
- Infatti è per quello che ho scelto questo percorso di studi, oltre al fatto che mi piace.
- Ma di dove sei tu?
- Sono di un paesino del Molise, e studio a Roma. Tu di dove sei?
- Sono di Rovigo nel Veneto, sono in pensione da solo, senza figli. Ho solo Bobby che mi tiene compagnia.
- Ascolti Bobby Solo, ti piace molto la musica?
- No, Bobby è il mio cane. Ascolto la radio ma non mi piace tanto la musica moderna, tranne Mina e anche Celentano, mi piacciono le loro canzoni.
- Piacciono anche a me, anche se sono più giovane. Cerca di trovarti una compagna, da solo stai male.
- Ormai sono vecchio e poi ho fatto una fissazione con le malattie, ho paura di star male e di morire, non dormo la notte, spesso mi metto a piangere senza motivo.
- Mi dispiace, se hai casa potresti affittare delle camere agli studenti così stai più a contatto con la gente e non ti fissi con le malattie, non fai brutti pensieri.
- Ci avevo pensato anche perché non ho tanto di pensione e mi hanno aumentato le tasse sulla casa, poi c'è il metano che qui al nord la bolletta è carissima, così non riesco a riscaldarmi bene e soffro di reumatismi, dovrei stare al caldo. Quei ladri al governo ci fanno morire male. Avrei tre camere libere e un altro bagno.
- Ma ingegneria elettronica c'è lì da te?
- C'è a Padova, col treno sono pochi chilometri.
- Verrei io, qui pago una cifra che non riesco più ad andare avanti. Ma quanto vorresti.
- Ma anche niente da te, se vieni qui almeno ho qualcuno con cui scambiare parola, mi darai quel che puoi per le spese.
- Affare fatto, ci vengo. Ah, guarda che non sono bionda e alta, sono bassa e mora.
- Non importa come sei fisicamente, mi basta la tua compagnia, mi piace parlare con te.
- Grazie.
- Ho sentito un bip sul cellulare, non me ne intendo tanto, non vorrei che stesse spegnandosi.
- Scambiamoci i numeri di telefono e gli indirizzi prima che cada la linea, altrimenti ci perdiamo.
- Sì, io allora abito a Rovigo, in una casa a schiera di mia proprietà disposta su due piani con quattro camere da letto, due bagni, soggiorno, cucina e cucinino, ho un ampio garage e un giardino in cui lascio libero Bobby, non preoccuparti è buono e affettuoso, è un cocker beige molto intelligent...tuuu...tuuu...tuuu...tuuu...tuuu...


sabato 7 febbraio 2015

426 - "DESTRA E SINISTRA SONO UGUALI"

Per te
è tutto uguale,
tanto è uguale,
e i "Lascia perdere"
e i "Fa lo stesso"
e i "Non puoi farci niente"
aggiungendo sempre
"Fatti i cazzi tuoi"
con menefreghismo di comodo
con opportunismo
con paraculismo
con le giustificazioni di chi ha capito tutto
e così
il risultato che ottieni è:
sei anche tu uguale
alla merda umana.


lunedì 2 febbraio 2015

425 - PALME ROSSE

Le ventidue
e due enormi palme rosse
di plastica, illuminate
sono davanti alla sala slot,
tra la chiesa del 1645
e il centro massaggi cinesi
con la scritta lampeggiante APERTO.
Anziani pensionati con tatuaggi e orecchino tra i suv
uno dice al cellulare "Occhei bebi" con accento dialettale.
Ragazzini vestiti da rapper
seduti sugli scooter spenti parlano
"...quella è troia, è puttana, è una scema...".
Due coppie di fidanzati passano con un gelato ciascuno
abbigliati e pettinati come nei cataloghi
puzzando di banalità e di morte.
Io sono seduto in macchina
ho appena parcheggiato
riaccendo la radio
riaccendo il motore
e riparto.







domenica 1 febbraio 2015

424 - VERMETTO, IL VEDOVO

In un paese di sabbia, pietre e nebbia all'improvviso apparì: era un vecchio bassissimo e magrissimo, senza lavoro, senza soldi, senza pensione, senza denti, senza amici, senza parole.
Nessuno lo conosceva, si diceva che gli fosse morta la moglie e lui fosse impazzito.
Dormiva sulle panchine, mangiava gli avanzi che gli davano, sembrava sempre sul punto di piangere ma se gli dicevi "Ciao" si metteva a ridere, qualche secondo di felicità e di bocca sdentata aperta, poi tornava di colpo serio, immerso nei suoi pensieri.
Il sindaco si impietosì e gli diede una camera nei cessi pubblici.
Tra odori di pisciate e cagate si apparecchiava ordinatamente un tavolino in un angolo e mangiava sempre minestra in brodo, con dentro dei pezzi di pane, mentre la gente entrava/usciva dai cessi.
Lo chiamavano Vermetto.
Una mattina lo trovarono morto.
Al funerale c'erano solo il prete e l'autista del carro funebre.
Due giorni dopo rimisero scope, spazzoloni e secchi nel ripostiglio in cui dormiva.
Tra le sue poche cose c'era un televisore regalatogli da qualcuno; apparirono dal nulla dei suoi parenti e litigarono furiosamente per il televisore.

by andreasfinottis



venerdì 30 gennaio 2015

423 - SPAZI

Spazi da riempire
vuoti ancora vergini da colmare
relitti galleggianti
noi
abbracciamo con tutte le forze
immaginando di andare
verso l'ultima isola di speranze
tra gli oceani delle inquietudini,
speranze che col passare del tempo
diventano cenere,
ma finché sono durate
ci hanno fatto stare meglio,
come le inutili sigarette
a cui ci si aggrappa
per dimenticarsi.




422 - L'UOMO OMBRA

Lo strano
è nella notte.

Quando sei andato fuori dal binario,
fuori di testa
estraneo alla normalità quotidiana
ci rimani
anche se rientri
e stai nella norma
il giorno t'inquieta
disturbi, problemi
che di notte spariscono
magicamente.

Se hai percorso il lato buio
poi ti ritrovi
solo nell'oscurità
perdendoti, spargendoti
tra gli scuri
schivati dalle luci artificiali,
smarrendo le certezze
degli assassini diurni,
ritrovandoti nelle incertezze
delle ubriache solitudini
in compagnia di ombre,
come me.



mercoledì 28 gennaio 2015

421 - TELEVISIONE E STUPIDITA'

La televisione rimbambisce la gente si sente sempre dire e la colpa delle condizioni in cui ci troviamo è della televisione, io invece credo che la gente dovrebbe assumersi le proprie responsabilità e smetterla di scaricare le proprie manchevolezze sulla televisione.
Sarebbero stupidi ugualmente anche senza televisione, infatti se leggono i giornali, se comprano libri, se vanno al cinema, se navigano in internet quasi tutti cercano solamente e unicamente stupidaggini, solo la stupidità li fa sentire a proprio agio.
Anzi guardando certi programmi considerati idioti si evolvono, sono ancora più cretini dei programmi e a vederli hanno un miglioramento; esempio se vedono Maria De Filippi che tratta alla pari degli altri un ballerino extracomunitario diventano un po' meno razzisti.
Stanno proprio messi male; la maggioranza degli italiani stimata in oltre due terzi della popolazione non riesce a capire un articolo di giornale.
C'è il discorso della pubblicità e dei comportamenti che vengono indotti a fini politici o di lucro, ma siamo la nazione che si è tenuta per un ventennio un regime fascista, se non ci fosse stata la guerra sarebbe durato ancora, e non c'era la televisione a cui dare la colpa per la stupidità.
Guardiamo in faccia alla realtà: siamo circondati da gente subdola, codarda, che non capisce niente e si venderebbe per un piatto di spaghetti.
La televisione non ha alterato più di tanto la sostanza delle cose, anche se tutti la spegnessero non cambierebbe la testa marcia che hanno.
La televisione sarà anche un mostro che inebetisce la gente ma il meccanismo è già dentro le persone, in realtà  la tv è un elettrodomestico, basta che te lo gestisci; io guardo la tv ma salto i programmi di merda, le pubblicità non le conosco, i tg idioti non li guardo, guardo Rainews se guardo un tg, abbiamo da decenni in mano il telecomando, si pigia il bottone, si cambia se una cosa fa schifo e si guarda quel cazzo che si vuole, però se uno è già idiota guarda fisso nello schermo il suo vuoto, sta lì ipnotizzato fisso e aspira tutto quello che viene propinato.
Perciò se spegni tutte le tv restano sempre cretini uguali, ricominciano come quando non c'era la tv a spiare i vicini e a parlare dei cazzi altrui, perché sono vuoti, inutile illudersi tanto.
Anche la retorica del libro oggetto sacro e di redenzione  si scontra con la realtà, vedo che in testa alle classifiche ci sono sempre Moccia, Vespa, Volo, ecc, ed  è tutto veicolato dalla pubblicità, raramente dal gusto personale perché non hanno gusti propri, sono fatti così; e persino i libri più validi, visti come fonte di salvezza per l'umanità, hanno il limite che parlano a quelli che già la pensano in quel modo, e scelgono quel libro per rafforzare le loro opinioni, un vegetariano non comprerà un libro a favore dell'alimentazione con proteine animali e viceversa uno che la pensa in maniera opposta.
Adesso la tv è meno seguita e tanti sono su internet, ma vedo ugualmente diffusi comportamenti idioti nonché discorsi da merda allucinanti,  e si vedono delle pagine di Facebook tipo "quanto è buona la nutella" con ottocentomila fan, mentre altre che fanno informazione intelligente hanno qualche centinaio di persone al massimo.
Seguono le stronzate anche senza che glielo dica la tv.
Pasolini era un grande e preveggente, ma aveva un'idea poetica di un mondo pretelevisivo che purtroppo non c'è mai stato; io sono vissuto in casa con i miei nonni pretelevisivi e l'ho conosciuto un po', il consumismo era minore ma non c'era quella indipendenza di ragionamento che permette di pensare in maniera autonoma.
Infatti come dicevo il fascismo è regnato grazie alla propaganda, nonostante non ci fosse la televisione, il meccanismo sbagliato è dentro la testa di chi non riesce a ragionare per conto proprio.
Pure pensare che se il tale ha detto questo allora è verità e vangelo diventa un atteggiamento che fa parte di quel meccanismo, anche se il tale è un grande, anche se si chiama Pasolini, tu individuo ragiona sempre con la tua testa, sempre, altrimenti il meccanismo imputato alla cattiva tv ce l'avrai dentro di te; tante persone non riescono ad avere pareri propri, dovrebbe aiutarli a imparare a pensare una scuola non indottrinante, ma non succede, ritengono troppo pericolosi per la società dei consumi gli individui pensanti in maniera autonoma.
Non nasciamo stupidi ma la stupidità è la via più facile nell'esistenza e in maggior parte la seguono, poi procreano e influenzano la prole con questa loro visione.
La tv era un mezzo di massa ora in decadenza, ma anche nei periodi peggiori se uno cercava magari in orari assurdi c'erano delle cose validissime, penso a Fuori orario e ai tanti capolavori devastanti proposti, o a certi speciali di approfondimento, o anche ai video musicali, ce n'erano di bellissimi, vere opere d'arte, ricordo New Frontier di Donald Fagen a esempio.
Basta volere e trovi , ora col digitale terrestre a casa mia ho più di cento canali diversi con ogni argomento 24 ore al giorno, per cui se mi mettessi a guardare un'idiozia è perché sono io l'idiota, c'è scelta per non esserlo.


sabato 24 gennaio 2015

420 - L'Angelo di Natale (racconto)

Angelo Sturabon era un tipo solitario e depresso, passati i cinquant'anni, senza famiglia e lavoro aveva trovato ospitalità dall'anziana madre vedova, ma poi era morta, da allora lui si era ancor più rinchiuso in sé e viveva di stenti, carità ed espedienti nella casa isolata sulla montagna, lontana dal paese in vallata.
Il giovane prete del paese, Don Adolfo Minchiolli, aveva deciso di organizzare una fantastica festa per il Natale e diede ordine ai giovani della parrocchia di far partecipare alla festa tutta la popolazione, anche quelli più restii alla socializzazione e alla parrocchia.
Un gruppetto capitanato dalla giovane maestra elementare Mariolina Stronetti suonò al campanello di Angelo Sturabon.
"Chi cazzo rompe i coglioni, sempre a suonare e rompere il cazzo, non sanno che per me possono andare tutti a cagare e tornare nella figa o nel culo da dove sono usciti a quella troia sfondata della loro madre che li ha partoriti, loro e tutti i cagacazzo stramaledetti di questo mondo di merda."
Con la solita cantilena che gli scaturiva ogni rara volta che qualcuno gli suonava il campanello Angelo andò ad aprire la porta.
Vide quattro ragazzi della parrocchia con davanti la maestra Mariolina:
- Ciao, organizziamo una bellissima festa per il Natale al paese, devi venire anche tu!
- No, non mi piacciono le feste e neanche Natale, sono pure comunista.
- Ma dai ci devi venire, stiamo tutti in compagnia, puoi partecipare anche alla recita, dai, dai ci devi essere, senza di te non facciamo la festa!
Era carina e sorridente la Mariolina, aveva come quasi tutte le maestre che parlava come dovesse spiegare a un bambino mezzo scemo, anche se di fronte aveva un adulto, ma a parte quello ad Angelo piaceva e sentì l'uccello dopo alcune settimane che dava segni di vita.
- Ma io non so, cosa vengo a fare? Ci devo pensare.
- Dai vieni con noi, ti aspetto stasera alla sala parrocchiale alle ventuno e trenta, le nove e mezza di stasera, ci organizziamo per la recita, sento che hai una bella voce, ci devi essere anche nel cast della recita!
Angelo lusingato da quei complimenti e attratto dalla sua bellezza disse:
- Va beh, se insistete provo a venire, ma non vi prometto niente perc...
Venne interrotto dall'abbraccio entusiasta di Mariolina, un bacio per guancia e un "Grazie, a stasera", con quattro ciao sorridenti dei ragazzi che l'accompagnavano.
Angelo rientrò in casa, salì le scale a due gradini alla volta, entrò in bagno, abbassò pantaloni e boxer, si sputò un paio di volte sulla mano destra e iniziò a menarsi il cucco pensando alla maestrina: lei con i suoi occhioni verdi e i capelli mori scomposti, si baciavano con la lingua in bocca, lei interrompeva il bacio e con occhi languidi diceva "Mi eccitano gli uomini con i denti marci, sono uomini veri". Lui le alzava le braccia togliendole il vestito, le baciava le spalle, le leccava le ascelle, prima una, poi l'altra, lei sospirava di piacere sempre più forte, le sfilava il reggiseno, le succhiava le tette e nel mentre le sfilava le mutande, lei muovendo i piedi le faceva cadere sul pavimento, lui si abbassava e le leccava la figa depilata, ci infilava la lingua dentro, lei si abbassava, gli sbottonava i pantaloni, lo smutandava, si coricavano, iniziavano un 69, poi lei si metteva alla pecorina e gli urlava "Ti amo Angelo, sei un toro, penetrami come una vacca, sono la tua vaccona, voglio sentire tutti i tuoi dodici centimetri" e lui la penetrava, ohh come la sbatteva ohh...
DRIIN DRIIIIN DRIIIIIIIIIIIIN
Il campanello suonava.
Tutte le bestemmie possibili e immaginabili fecero da colonna sonora tra il ricomporsi e lo scendere le scale per andare ad aprire la porta; aprì, e vide la faccia del postino.
- C'è da fare una firma qui!
Angelo con la mano da sega firmò in fretta, prese la raccomandata, dalla busta vide che era l'ennesimo sollecito di pagamento, un grugnito di saluto al postino, chiuse la porta, gettò la raccomandata sul tavolino all'ingresso, risalì di corsa le scale e torno in bagno a riprendere la sua storia con la maestrina.
Alla sera si presentò puntuale, sbarbato e profumato davanti alla sala parrocchiale.
Suonò e andò ad aprire uno della parrocchia, vedendolo gli chiese: - Che vuoi?
- Sono Angelo Sturabon, la maestra Mariolina mi aveva detto di venire stasera per organizzare la recita.
Lo fece entrare con una faccia poco entusiasta, alla fine del corridoio entrarono in una camera in cui una trentina di persone stavano discutendo, tra loro c'era Mariolina,
Disse il ragazzo: - C'è Angelo Sturabon.
Mariolina si alzò e disse:
- Ciao, hai fatto bene a venire, ragazzi questo è un nuovo amico con una bella voce, dobbiamo trovargli un ruolo nella recita.
- Ma ci siamo già assegnati i ruoli.
- Può fare l'angelo, ha il nome giusto.
Risate da umorismo parrocchiale, e alla fine decisero proprio per l'angelo come per liberarsi della sua presenza, Angelo ipnotizzato dalle tette della maestra che dal vestito stretto si notavano in tutto il loro splendore disse sempre sì, avrebbe detto sì a tutto, anche se percepiva un certo fastidio per la sua presenza.
Cominciò a frequentare le prove nel teatro vecchio che avevano aperto per l'occasione,  per lui avevano preparato un costume da angelo bianco con le ali bianche e una parrucca con lunghi riccioli biondi, con un'imbragatura e la carrucola lo tiravano in alto, aderente alle travi del soffitto del teatro, da lì alla fine dello spettacolo doveva intervenire con la voce più potente che poteva dicendo "Dio sia lodato" per tre volte.
Angelo trovava orribile star lì a 10 metri d'altezza tra le travi, agghindato come un idiota e appeso per un'ora, ma notando che dall'alto si vedeva meglio nello scollo del vestito di scena di  Mariolina cominciò a farsi piacere il ruolo, e poi non voleva deluderla.
Si vergognava molto ma si accorse che tra le travi, e per quanto urlasse la frase che doveva dire, non lo badava nessuno, era seminascosto e si sentiva poco.
Venne la vigilia di Natale e la sera della recita, per darsi la carica tutti bevvero un paio di bicchieri di liquore forte, fatto dai monaci e offerti dal prete, poi prima della recita, di nascosto dal prete, si scolarono una bottiglia di whisky.
Angelo lo imbragarono, ma mezzi ubriachi fissarono male, tirandolo su una fascia dell'imbragatura spinse in alto il vestito da angelo che gli finì sulla bocca, impedendogli di parlare e legato com'era non riusciva a toglierselo dalla bocca
Rimase appeso così, imbavagliato, senza poter dire la sua frase conclusiva.
La recita finì, nessuno si ricordò di farlo scendere, continuò la festa, finì, andarono tutti alla messa di mezzanotte e poi a casa.
Angelo era ancora lì appeso.
Passò lì il Natale, e anche Santo Stefano.
IL 27, dopo due giorni  finalmente sentì aprire la porta del vecchio teatro, fu preso dall'entusiasmo, entrarono Don Adolfo, Mariolina e Giuseppe il sagrestano, un ex pregiudicato che Don Adolfo aveva preso con sé, per reinserirlo nel mondo del lavoro.
Accesero le luci, chiusero a chiave a porta e vennero verso il palco, salirono, il sagrestano prese un ampio materassino dal ripostiglio e lo appoggiò per terra, poi prese una stufetta elettrica con una prolunga e la mise vicina al materassino, accendendola e regolandola al massimo.
Angelo cercò di muoversi e di emettere versi, ma non lo sentivano.
Don Adolfo si mise a baciare Mariolina, il sagrestano si avvicinò e iniziò a baciarla anche lui, si baciavano in tre, iniziarono a spogliarsi velocemente, finché completamente nudi si distesero sul lettino continuando a scambiarsi baci.
Angelo non credeva ai suoi occhi.
Rimase immobile mentre loro cominciarono a far sesso insieme, il Don e Mariolina succhiavano alternandosi il pene di Giuseppe, poi Mariolina e il Don si misero alla pecorina e Giuseppe se li passava per bene in ogni buco disponibile.
Angelo accecato dalla gelosia, infuriato per quella scena, disperato per la situazione in cui era, stanco, affamato, assetato... si mise ad agitarsi con tutte le sue forze, all'improvviso si fermarono e guardarono in alto, lo avevano visto, finalmente!
Zitti si rivestirono, riposero il materassino e la stufetta, spensero le luci, se ne andarono.
Angelo non pensava potessero andarsene così, forse erano imbarazzati, sarebbero tornati, Mariolina sicuramente, a lei le voleva bene, lei lo aveva notato, non poteva lasciarlo così, sarebbe sicuramente tornata.
Infatti qualche ora dopo sentì dei colpi dalla porta del teatro, ma non entrava nessuno, sembravano dei colpi di martello.
Non entrò nessuno.
Era il sacrestano Giuseppe, aveva bloccato la porta del teatro e sopra aveva inchiodato un cartello su cui c'era scritto:
ATTENZIONE EDIFICIO PERICOLANTE
NON AVVICINARSI.  NON ENTRARE.
PERICOLO DI MORTE
Dalla scritta si riconosceva la calligrafia perfetta della maestra Mariolina Stronetti.




giovedì 22 gennaio 2015

419 - NON SCORDATEVI

Piazza di paese,
circondata da bar,
pacche sulle spalle, strette di mano,
caffè, cornetti, tramezzini, aperitivi, pasticcini, gelati,
piccoli potenti e i loro lacchè,
signore che seguono diete e mode sedute sulla loro morte,
uomini sempre uguali a ieri e a domani
discutono di sport tra la tv e la Gazzetta,
altri di politica ripetendo le loro convinzioni,
ragazzi parlano di macchine e moto,
ragazze di fidanzati e trucchi.
Poi passo io,
mi cerco in tasca
ma come al solito me lo sono scordato
il sacchetto delle noccioline,
da tirare alle scimmie ammaestrate,
mi sarebbero state amiche
non mi guarderebbero sempre male
stocazzo.



martedì 20 gennaio 2015

418 - POETI

I poeti non esistono,
ma esistono messaggi di naufraghi
messi in bottiglie vuote
gettati nell'oceano dell'indifferenza.


lunedì 19 gennaio 2015

417 - INVENTARSI UN LAVORO (racconto)

Mi chiamo Amedeo Nazzaro Garnin, nato tra le campagne del nord-est italico in una nevosa notte del febbraio 1962, i miei genitori erano due sognatori appassionati di cinema, a mio padre piacevano i film con Humphrey Bogart, a mia madre quelli con Amedeo Nazzari, e che fosse una sua fan lo si intuisce dal mio nome.
Sognavano un loro mondo fantastico e sopravvivevano con fastidio nella realtà.
Io essendo figlio di due sognatori divenni subito un sognatore al quadrato, il mio mondo era popolato di musica rock and roll, film western, fumetti, libri d'avventura. Anche quando giocavo cercavo con pezzi di legno e rottami in ferro di fare della assurde macchine volanti, che non funzionavano, ma mentre le facevo stavo bene, immaginandomi di andare oltre le nuvole, verso i mondi che sognavo.
Avevo la passione degli aquiloni, e quei rari che volavano alti, mentre li guardavo, mi facevano stare in una sorta di estasi beata.
Ma i sogni non si mangiano.
In famiglia non si aveva nessun senso pratico, si sopravviveva per sognare, perciò si avevano sempre pochi soldi, poi persi i genitori e dopo lavori saltuari mi ritrovo definitivamente solo e senza lavoro.
C'è la crisi, la globalizzazione, il lavoro è sparito, i soldi li hanno fatti sparire.
Oggigiorno bisogna inventarselo il lavoro, mi dicono dalla televisione.
Oggigiorno bisogna inventarselo il lavoro, mi dicono al bar.
Io vi ascolto, ci provo a inventarmelo, ho constatato che avete ragione, non si trova lavoro e dopo i 40/45 anni è praticamente impossibile, bisogna proprio inventarsene uno.
Seguire sempre le proprie aspirazioni è il consiglio principale che viene dato.
A me piace l'arte e anche la recitazione, allora provo a fare la statua umana davanti ai supermarket, ma i cani mi pisciano sulle gambe, la gente fa il giro al largo e i vigilantes mi minacciano sputando a terra con disprezzo; la mia sensibilità viene ferita e abbandono depresso la professione.
Ho sentito che un settore in espansione con un radioso futuro è il riciclaggio dei rifiuti, ho sempre avuto una predisposizione per l'ecologia e il proteggere l'ambente, quindi provo a inserirmi nel riciclaggio dei rifiuti, raccolgo lattine dai cestini, raccolgo i pezzi di ferro che vedo ai lati delle strade, e dopo tanto lavoro ho fatto i conti: ho speso più in benzina che quanto ho guadagnato.
INTERNET E' IL FUTURO mi urla il mio tempo.
Allora mi compro un computer e faccio il collegamento a internet.
Mi ritrovo scrittore e poeta, scrivo poesie che leggono e apprezzano, ho trovato anche un editore che mi dice sono bravissimo, vuole pubblicarmi, devo solo dare un contributo per le spese di 4.995 euro, lui gestisce la promozione e mi manda molte copie del libro a casa.
E' un lavoro che mi piace ed è un lavoro creativo, inoltre nelle mie poesie scrivo e denuncio i problemi ecologici, mi sento veramente completo e appagato, perciò la proposta dell'editore la accetto con entusiasmo.
Ora sono passati alcuni mesi, sono completamente al verde, con la casa piena di libri miei, e non li vogliono neppure i miei commensali alla mensa Caritas.

venerdì 16 gennaio 2015

416 - PORGENDOSI

Porgo la faccia per farmi conoscere
mia carta d'identità stropicciata dagli anni,
strattonata dal tempo, alterata dagli eventi.

Se ci leggi quello che vorresti
con i tuoi sogni, con le tue speranze
la terrai vicina
tentando insieme
un viaggio verso un sogno
che avevamo, che credevamo
abbandonato
tra problemi, ansie, paure
fra le lame degli orologi
e solo col tempo
leggerai chi veramente sono
e finalmente
lo capirò anch'io.

Vedremo
se ci getteremo tra la folla
continuando a cercarci
in un nuovo oggetto utile
o se ci perdoneremo
i milioni di difetti
per viverci assieme,
con quei pochi pregi.

Senza farci sfuggire
tra le dita.
.

giovedì 15 gennaio 2015

415 - CORTI DI VISTA

Leggiamo e scriviamo troppo,
così ci calerà la vista
e si atrofizzeranno gli organi genitali.
La gente a cui comunicheremo
quanto abbiamo imparato e pensato
non ci ascolterà,
o anche se lo farà
dopo pochi secondi ci dimenticherà,
essendo che pensano quasi tutti
solo alla propria immagine e ai soldi.
Così diverremo persone emarginate
che non si riproducono,
destinate a estinguersi;
che però la sanno lunga.



lunedì 12 gennaio 2015

414 -- LA MAFIA DEI CALENDARI

Non ho un calendario, non so che giorno è.
Allora passo in edicola a vedere se ne hanno, sì, mi dice che ne ha, mi indica una cesta piena di calendari, ce ne sono di tutte le forme, ma quasi tutti hanno foto e immagini di santi o preti, scartabello i vari tipi di calendari, sono tutti brutti e noto un particolare orripilante, costano cifre astronomiche: 6,90 euro, 7,90 euro, 8,90 euro, e più.
Glielo dico: Ma che cazzo di prezzi per una merda di calendario, e fanno pure cagare, preferivo quei calendari da segaioli di donne nude, non ne avete?
No.
Non ne hanno più, forse la gente non compra più quei calendari, forse le donne nude non interessano come prima, forse non si fanno più le seghe, forse preferiscono infilarsi il mouse nel culo, non si sa.
Me ne vado senza calendario, pensando che il calendario ideale ha immagini che ti attizzano, la fasi lunari e i vari consigli per l'orto e il giardino, e soprattutto costa poco, l'ideale sarebbe prendere un calendario dei frati e sulle immagini incollarci le foto di qualche rivista erotica.
Torno a casa, vedo un camionista vicino di casa che sta facendo dei lavori davanti al garage, gli dico il problema dei calendari, che non ne ho uno, che c'è una mafia dei calendari, le ditte non ne regalano più per spingerti all'acquisto di quelli in edicola a prezzi esagerati, dovrebbero mettere tutti in galera e buttare la chiave, la gente non si fa più neanche le seghe e comunque la migliore di tutte era Moana, ecc
Dopo quasi mezz'ora che blatero mi dice che lui ne ha molti buttati in camion, gliene hanno dati in diverse ditte. Va sul camion e me ne porta due.
Torno in casa contento, ma chiedendomi perché non me l'ha detto subito, poi mi rendo conto che non aveva la radio accesa e gli ho fatto da radio.


domenica 11 gennaio 2015

413 - IL RINATO

Un ragazzino timido con un cappotto marrone a grossi quadri gialli sale sull'autobus che porta gli studenti a scuola. Guarda intimorito gli altri studenti, in maggior parte più grandi di lui, ridono e scherzano, quasi tutti i posti sono occupati, così lui rimane in piedi, per non dover andare a chiedere di potersi sedere nei pochi posti rimasti.
Lo notano subito:
Un ragazzo di quelli più vivaci seduto negli ultimi sedili gli grida:
- Ehi tu, ma dove hai preso quel cappotto?
Inorgoglito dalla domanda, risponde:
- Mmmeee llll'ha commpppprato mio papà ai Mammaaagazzzzini Occccaaaaasione.
- Meglio così, credevo l'avessi rubato nei sacchi dei vestiti per la Caritas.
Risate fragorose di tutto l'autobus all'unisono, persino l'autista ride, anche se non sa il motivo.
Col viso diventato rosso il ragazzo fissa il vuoto davanti a sé nel corridoio.
Un altro ragazzo da un sedile a fianco gli chiede in modo gentile:
- Ma come ti chiami? Sei nuovo, da dove vieni?
Riprendendo un po' di fiducia risponde:
- Mmmmmmi cchchchchcchiamo Eugggggegennnnio Cornnnaccchi, mi sonnnno trasffffferito la sssettttttimannna scccccooorrrrrssssa.
- Non ho capito: Gegè Cornacchia ti chiami? O Eugenio Cornuto?
Tutti di nuovo a ridere fragorosamente, anche l'autista, che si stava chiedendo cosa c'è da ridere così tanto stamattina.
Il rosso del viso era diventato rosso scuro, per togliersi dall'imbarazzo Eugenio cerca di trovare un posto da sedersi, c'è una ragazza carina che sta leggendo, le chiede:
-Ppppossssoo sedddeeerrmmi?
- No, devo tenere i libri su questo sedile, trovati un altro posto, non voglio nessuno vicino.
Andando avanti va verso un altro posto, c'è una ragazza robusta col sedile a fianco libero, senza libri appoggiati, si avvicina per sedersi al suo fianco, lei lo vede e gli dice rabbiosa:
- Fila via sfigato, non voglio sfigati vicino a me.
Eugenio prova a sedersi ugualmente, ma uno schiaffo potente lo colpisce sulla faccia:
- Va via pezzo di merda con quel cappotto ridicolo, ti ho detto che mi fai schifo, non ti voglio seduto qui, vaffanculo via o ti spacco la faccia.
Tutti ridevano nuovamente, Eugenio si va a mettere in piedi vicino all'autista.
Da dietro uno gli urla:
- Le cococornacchie vicino non le vuole nessuno!
Tutti a ridere, anche l'autista che stavolta ha sentito e può ridere a proposito.
Dal giorno dopo nessuno vede più Eugenio Cornacchi sull'autobus, gira voce che si è ritirato da scuola.
Si ricomincia a vederlo qualche anno dopo mentre parla da solo e cammina per le strade senza meta, col suo cappotto a quadri marroni e gialli, lo tiene anche quando fa caldo, se lo sfila e lo mette sulle spalle come un mantello, ogni tanto qualcuno gli urla qualcosa mentre passa davanti ai bar; ma poi col tempo smettono tutti di farlo, anche perché Eugenio ora gira con uno sguardo strano, con occhi persi, fa impressione a molti.
Poi improvvisamente sparisce, si dice che suo padre ha finalmente trovato un buon lavoro, così Eugenio l'ha messo in un istituto, per vedere se riesce a guarirlo.
Anni dopo un giorno si vede girare per il paese un trentenne muscoloso, in jeans e maglietta neri, con lo sguardo feroce.
Entra in un bar, ordina una birra.
Nessuno degli avventori del bar parla, intimoriti dall'aspetto minaccioso del nerboruto estraneo; nel silenzio si avvicina al biliardo, ci sono alcuni perdigiorno e piccoli delinquenti che stanno giocando.
L'estraneo si avvicina a Michele, uno di questi:
- Ti ricordi di me?
- No, chi sei? Risponde Michele.
- Io invece mi ricordo di te, sei quello che mi ha preso in giro da ragazzino, dicevi avevo il cappotto che sembrava rubato nei cassonetti della Caritas.
Silenzio totale, tutti stupiti, Eugenio Cornacchi è ritornato, rinato in nuova forma, incredibilmente lucido, non balbetta e ha un fisico minacciosamente possente.
Nessuno osa parlare, Michele prende il coraggio da bulletto che ha sempre avuto.
- E che vuoi da me? Sai che me ne frega del tuo cappotto e di cose di anni fa, lascia perdere che devo giocare a biliardo adesso.
- Ti piace giocare a biliardo, ma le palle vanno usate nella maniera giusta.
Eugenio prende una palla, se la butta da una mano all'altra velocemente, e all'improvviso la lancia a tutta  forza sulla fronte di Michele, che cade a terra steso dalla botta.
Eugenio si china, prende la stecca di Michele per la punta e comincia a menarla sulla faccia agli altri, riuscendo a stenderli tutti, prima che possano fuggire.
Getta la stecca sul pavimento, tra i corpi stesi, le chiazze di sangue e i pezzi di denti rotti.
Esce dal bar e va verso il municipio, entra tranquillamente e chiede del sindaco.
Gli indicano il suo ufficio, il sindaco è Anna Patanghi, bussa alla sua porta e senza aspettare la risposta entra.
Anna alza gli occhi da dei documenti che sta leggendo: - Chi è lei? come si permette di entrare senza chiedere il permesso. Esca immediatamente dal mio ufficio che ho da fare!
- Ascoltami bene ex grassona, sono Eugenio Cornacchi, quello a cui hai dato uno schiaffo da ragazzino, mi hai causato dei traumi psicologici con cui ho dovuto lottare per anni per poterne uscire. E la colpa è tua e di questa mandria di bifolchi imbecilli del paese.
Anna ammutolita non fiata. Eugenio continua:
- Ora sacca di merda ho le foto e le intercettazioni fatte da un investigatore privato da me incaricato, con le prove delle corna che fai a quel coglionazzo di tuo marito, della cocaina che ti sniffi, delle ruberie di soldi pubblici che fai grazie alla tua carica di sindaco. Adesso farai tutto quello che voglio io oppure ti rovino.
- Scusa, non volevo farti star male, ne parliamo, dimmi come possiamo metterci d'accordo, non rovinarmi,..
- Taci che mi fai schifo, hai un alito peggio della merda e si sente da qui, taci e ascolta quanto ti dico: perché ti dia le prove, delle tue mascalzonate da distruggere, devi solo fare una cosa: devi fare una festa degli ex studenti nel magazzino comunale sulla collina, cibo e bevande gratis, metti dei manifesti per far conoscere la serata in modo che vengano tutti.
- Va bene, ma per quando devo organizzarla.
- Per il sabato della prossima settimana, leggi qui e copia quanto c'è scritto, poi pubblichi i manifesti, alla fine della festa ti restituirò le intercettazioni con le foto e i filmati che ti riguardano.
Depone un foglio sulla scrivania, chiude la porta, sparisce.
Fino al giorno della festa Eugenio non si vede più in paese.
Il sabato della festa il magazzino comunale in collina è pieno di trentenni, tutti allegri per la rimpatriata e soprattutto per il beveraggio gratis.
Ballano e si divertono a raccontarsi aneddoti di scuola, quando all'improvviso si spegne la musica, si abbassano le luci, un proiettore punta sul palco e vi sale Eugenio.
- Sono Eugenio Cornacchi, ho fatto riabilitazione psicologica, riabilitazione fisica, ho perso la balbuzie e ogni timidezza, ma la cosa più importante è che grazie alla ditta di mio padre che ha indovinato un brevetto sono diventato ricchissimo. Ora vi propongo un affare, chi si farà tatuare indelebilmente SONO UNA MERDA UMANA sulla faccia avrà un milione di euro. Pensateci entro le fine della serata,  il camper qui fuori è lì per i tatuaggi e riceverete l'assegno oppure se preferite l'ammontare in lingotti d'oro certificati, che sono nell'enorme furgone portavalori a fianco. Scusate l'interruzione, e buon divertimento.
La musica riprende, le luci si accendono, ma nessuno si muove.
Alla fine della serata tornano a casa tutti, con sulla faccia la scritta SONO UNA MERDA UMANA tatuata.
Il paese divenne in seguito famoso in quanto si diffuse una strana religione autoctona, per cui giravano col volto coperto le donne e anche gli uomini.

412 - DARE UN SENSO

Chi sei?

Cosa vuoi?

Dove vai?

Mi dicevano che bisogna continuamente chiederselo
per dare un senso alla propria vita.

Ma più me lo chiedevo
più perdevo i sensi.

Ora
in un equilibrio precario
tra il reale e un mondo mio
m'impedisco d'impazzire
o me lo permetto consapevolmente
solo quando voglio.

Non esiste la realtà univoca,
non è la sola dimensione possibile e plausibile,
cercano d'imporla
per far accettare tutte le trappole
con cui l'hanno disseminata.

Io invece cerco distruzioni
e ricostruzioni
in nuove forme
congeniali al mio orizzonte.

sabato 10 gennaio 2015

411 - GIÀ

Ascoltate solo quelli che conoscete già,
leggete solo quelli che conoscete già,
diventate come le persone che conoscete già.

Un giorno vi farete schifo,
lo sapete già.

E a me avete rotto il cazzo
di già.

giovedì 8 gennaio 2015

410 - dimenticandosi

Nella valigia mi sono messo
con la mia vita spenta
apro ed esco
andando a prendere il treno
per ritrovarmi e riprendermi
i miei mille pezzi
frantumi
persi e dimenticati
dentro gli occhi tuoi
tra i nostri piccoli gesti
insieme ai nostri tempi scorsi
vado,
vado avanti
deserto e vuoto
davanti agli ignoti
giorni futuri, mi siedo
aspetto il treno, sulla panchina
mentre la mia mano
cerca ancora
le tue, nostre
abitudini.