Se apprezzate e volete offrirmi una birra o una pizza, vi ringrazio immensamente:

sabato 19 novembre 2016

599 - IL SUCCESSO ARTISTICO SUI SOCIAL

Molti vogliono essere degli artisti, hanno questo spasmodico desiderio per un bisogno disperato, essendo che tentano di nascondere a tutti, anche a loro stessi, il drammatico problema che affligge da sempre la loro vita, ovverosia l'essere degli stronzi che non si defeca nessuno.
Ma nel loro essere artisti non riescono, quando smettono la maschera della recita, a essere coerenti col personaggio che cercano di creare, ed ecco che salta fuori l'autentica stronzaggine che li pervade dalla nascita. Lo si nota con un po' di esperienza, si palesa soprattutto sui social network quando succede qualcosa che devia dal normale svolgimento delle convenzioni solite, un imprevisto, qualche cosa che va storto nei loro piani, allora esce lo schifo che contengono, lo sprizzano in ogni loro parola o gesto. Sono pieni di odio e invidia, si rinfacciano le cose fatte con falsa generosità, evidenziando la più triste meschinità dei falsi artisti, che non sono artisti dentro, con menti grandi e libere, bensì sono dei patetici recitanti di quel mondo che nel loro immaginario è artistico. Infatti li si vede attratti dalle manifestazioni più stucchevoli di questo mondo, già falso di suo, a cui agognano per avere una rispettabilità sociale.
Non riuscendoci nel mondo reale a farne parte si creano un teatrino privato, per immaginare sia quella la realtà, si chiudono in gruppi appositamente, dove si incensano a vicenda, consci che alla prova dei fatti nella vera realtà svanirebbero, restano chiusi lì, gelosissimi del loro orticello, senza mai uscire per non confrontarsi, per illudersi in questo modo di essere artisti apprezzati e di successo.
All'inizio possono avere un senso i gruppi chiusi, per confrontarsi, discutere, consigliarsi al fine di sviluppare il proprio talento, se c'è, ma poi diventano inutili nonché dannosi se si ripetono le stesse cose, si pubblicano libri che ci si compra a vicenda e non li legge nessuno oltre ai partecipanti, o a volte ci si accorge che nemmeno quelli che sono pubblicati sul libro lo hanno letto.
Sono interessati solo a recitare la parte di artista, non a tentare di esserlo veramente, c'è troppo da leggere e imparare, ci sono troppe convenzioni sociali a cui contrapporsi per essere veramente originali, per essere liberamente se stessi.
Più facile e comodo fingere di esserlo, per prendersi gli onori, evitando gli oneri.
Così bramano e sbavano per la serata poetica col sindaco fasciato e il parroco del paese in prima fila, tra applausi di circostanza e sorrisi tirati. Mentre dentro loro sognano di essere sotto contratto con qualche grosso editore, vincitori di qualche premio letterario prestigioso, per essere intervistati e poter finalmente dire il profondo discorso che si sono preparati da una vita:
"Ringrazio la mia famiglia e i miei amici, sono contento di essere arrivato primo!"
Ma basta dirlo al parroco, al sindaco e ai parenti annoiati costretti a presenziare alla serata, per percepire il profumo del successo; anche quando tutti gli altri percepiscono una puzza di merda secca.


martedì 15 novembre 2016

598 - FIGLI

Non ho mai avuto il desiderio di avere figli.
Soprattutto perché quasi sempre non ho i soldi neanche per me, sono perennemente a rischio Caritas, perciò se avessi un figlio non potrei comprargli niente, verrebbe deriso dai coetanei poiché non avrebbe gli oggetti che si devono avere per convenzione sociale, verrebbero delle assistenti sociali trotskiste a portarmelo via e finirebbe in orfanotrofio, poi verrebbe adottato da degli imprenditori di destra o da dei lecchini filogovernativi benestanti, che lo farebbero diventare l'ennesimo stronzo umano. E quando sarà adulto e affermato nella società mi chiamerà per incontrarmi in qualche programma idiota televisivo, per cercare di farmi sentire il colpa per il fatto di non avere avuto successo nella vita.
Quindi meglio non avere figli se si è malestanti e non inseriti in questa società.

Michael Denicola street art

domenica 13 novembre 2016

597 - POLITICA E ALCOLISMO

Un periodo eravamo solo in due senza auto in tutto il paese, io e un mio amico d'infanzia, ci ubriacavamo facendo il giro dei bar a piedi  e finivamo in piena notte a discutere animatamente per ore di politica.
Lui era di destra e votava per il Partito Liberale, io di sinistra e votavo Democrazia Proletaria.
A volte ci fermavamo vicino a  qualche casa a urlarci le nostre opinioni così aprivano la saracinesca protestando che li avevamo svegliati e che chiamavano i carabinieri.
Spesso arrivavano le luci dell'alba che eravamo ancora impegnati a discutere.
Una volta eravamo vestiti leggeri e nonostante fossimo ubriachi duri faceva freddo, c'era la fiera del paese con le giostre, così di notte impegnati nella nostra solita discussione per non andare a casa dal freddo che faceva siamo andati sotto una giostra per bambini coperta con un telone, ci siamo stesi come in letto con il telone della giostra per plaid e con le due teste fuori continuavamo a parlare di politica.
I proprietari della giostra dalla roulotte lì accanto, aprendo un poco un finestrino delle roulotte, protestarono pure loro che li avevamo svegliati e che chiamavano i carabinieri.
Continuammo a parlare urlando meno e non vennero neanche fuori a cacciarci via, né chiamarono i carabinieri, sembravano intimiditi a veder due pazzoidi del genere.
Andammo a casa anche quella volta alle prima luci dell'alba, con le nostre idee e i postumi della sbornia.
Poi io che abitavo più lontano dalla piazza cominciai ad andare in piazza con una vecchia  bicicletta da donna di mia mamma, allora da ubriachi lui si metteva seduto sul manubrio con le spalle rivolte a me che pedalavo e guidavo, era più basso di me ma più grosso, sembrava di avere un sacco da 95 kg di patate sul manubrio, girando di notte urlando di politica. In questa maniera una volta siamo andati fino alla festa dell'unità al campo sportivo e preso dalla discussione io sono sceso dalla bicicletta al volo, mentre lui ha proseguito da solo seduto sul manubrio per alcuni metri, schiantandosi contro la recinzione della festa.
Sono venuti fuori di corsa gli organizzatori della festa, dallo schianto credevano si fosse ammazzato qualcuno.
Invece avevamo solo sfasciato la recinzione, vedendo che eravamo noi due politologi notturni alcolizzati in bicicletta ci pagarono da bere.
Uscendo discutevamo ancora più animatamente;  perché io dicevo che solo la gente di sinistra ti paga da bere se sfasci la recinzione della festa, se era una festa di destra non succedeva, lui diceva di no, così proseguimmo fino al mattino seguente.

sabato 12 novembre 2016

596 - Have A Cigar e i bruciati

Ci sono canzoni che non sono canzoni.
Sono pezzi di vita, di carne, di sangue, di sperma, di te stesso.
Una di queste canzoni per me è Have A Cigar, l'anomala canzone dei Pink Floyd del loro album Wish You Were Here, uscito nel settembre 1975; era anomala in quanto non era cantata come al solito da un membro del gruppo ma da Roy Harper, però pure la musica era anomala, era quasi un funk rock e a me quasi unico in quel periodo piacevano i suoni funk, in più mi piacevano i Pink Floyd, per cui era per me la canzone perfetta.
Come singolo a 45 giri uscì nel novembre 1975, con sull'altro lato Shine On You Crazy Diamond.
Così nel 1976 era presente in tutti i jukebox italiani, anche nei peggiori bar delle peggiori periferie.
In uno di questi bar meno prestigiosi un giorno capitai io che non ero andato a scuola quel giorno, si diceva bruciato, avevo bruciato, c'era il terzo compito in classe di matematica del secondo quadrimestre e io avevo già due sufficienze risicate, se lo sbagliavo ero fottuto, invece saltandolo l'insegnante avrebbe fatto la media con i due dati sufficienti e mi salvavo.
Mi sentivo una volpe, un dritto, un genio, avevo fottuto quell'insegnante fottutissima e rompicoglioni; felice e trionfante nel bar andai al jukebox, inserii la moneta da 50 lire e selezionai Have A Cigar.
Ascoltai assorto e con il sorriso più beato stampato in faccia la lunga introduzione strumentale, poi iniziò la voce a cantare:
"Come in here, dear boy,..." (Vieni qui, caro ragazzo,...)
"T'pudivi butar su Sciainoniùcresidaimond che sta chi la m'fa cagare!" (Potevi buttar su Shine On You Crazy Diamond che questa mi fa cagare!).
Era uno del gruppo di bruciatori seriali seduti al tavolo accanto al jukebox.
Non lo badai neanche, mi sedetti a un tavolo accanto dove avevano lasciato il giornale e mi misi a leggere.
Quel vociare di sottofondo, le canzoni al jukebox, gli odori del bar,...tutto quanto ricordo perfettamente, ...arrivarono degli amici che conoscevo, ci si mise a parlare e ridere.
Potrei descrivere esattamente come eravamo vestiti e ogni particolare di quei momenti a decenni di distanza, perché era un periodo immerso in un'atmosfera elettrica, anche violenta, ma era vita che bruciava marchiando a fuoco indelebilmente i ricordi.
Si era in un'estasi collettiva e il futuro lo immaginavamo scritto da noi.
Poi alcuni giorni dopo quella di matematica intuì che facessi il furbo e mi fece un'interrogazione difficilissima in cui presi cinque, così mi mise cinque anche a fine anno e fui rimandato in matematica.
Succede anche alle volpi che vada male con l’astuzia.
Quando lessi sulla bacheca nell'atrio della scuola il risultato di fine anno sputai sul vetro, mentre mi allontanavo sentii delle ragazzette a modo che erano appena arrivate e si lamentavano dicendo: "Qualcuno ha sputato sul vetro della bacheca, che schifo!",  "Ci sono dei pazzi!".
Andai a ripetizione da un vecchio ed economico insegnante in pensione mezzo intronato e per risparmiare andavamo in tre insieme a lezione, c'era un caldo tropicale quell'estate, da soffocare in quella casa sita in uno stretto vicolo, vecchia e puzzolente di umidità, dove abitava e dava lezioni.
In più l'insegnante si accendeva sigarette in continuazione, un paio di volte se le accese pure alla rovescia, dando fuoco al filtro e tentando di accendere aspirando dalla parte del tabacco; un'altra volta mentre spiegava giocherellava con l'accendino poi andò per accendersi l'ennesima sigaretta, ma aveva alzato tutto il gas, così si bruciò le sopracciglia diffondendo un odore da pollo bruciacchiato nella camera.
Aveva un grosso gatto bianco e nero che stava sempre sulla finestra, sonnecchiava o guardava il vicolo, raramente si voltava per darci brevi occhiate, con un certo disprezzo, si sarà chiesto che ci facevano il suo padrone rincoglionito e quei tre ragazzini distratti di natura in una stanza piena di fumo, con quel caldo che c'era.
In pratica non si capiva quasi niente in tre insieme a lezione, però alla fine fummo promossi e passammo l'anno.
Quando andavo al bar e mi avanzavano 50 lire mettevo su ancora una volta Have A Cigar e stavo bene, mi pareva comunque di aver vinto, di averla fatta franca, anche perché dicendolo adesso in sincerità: non studiavo mai matematica.  Ma poi soprattutto me ne fregava un cazzo della scuola.
Mi piaceva più l'atmosfera che mi riportava questa canzone, sarcastica con il successo, mi sembrava un inno per tutti i combattenti perdenti, per i bocciati, i brucianti scuole e vite, per i predestinati a essere gli ultimi degli ultimi banchi o degli ultimi sedili delle corriere.
Quelli che non arrivano mai primi perché alla gara neanche partecipano non sono ultimi, loro sono fuori...e ascoltando Have A Cigar assaporano ancora una volta la bellezza di essere anomali.







martedì 8 novembre 2016

595 - LE RECITE LETTERARIE

Non volevo pubblicare libri.
Non ho mai spedito manoscritti a nessun editore, stavo bene anche a pubblicare sul mio blog e condividere sui social, consideravo che ho più lettori così che pubblicando un libro.
Però molti di quelli che leggevano mi dicevano: "Perché non pubblichi un libro che lo compro, ecc...".
Alcuni arrivavano a offendermi perché non avevo mai pubblicato libri.
Allora li ho pubblicati i libri, così la quasi totalità di quelli che mi invitavano a pubblicarli sono spariti, non hanno comprato niente.
Per fortuna non ci ho perso soldi perché mi sono autopubblicato su richiesta, principalmente per essere libero di scrivere come voglio e per non dover essere esposto in qualche serata come un orso ammaestrato agli ordini di qualche editore; ma comunque ho conosciuto editori che mi sembrano brave persone, se dovessero pubblicarmi senza impormi niente potrei anche farlo. Quello che non sopporto è il tentativo di ammaestrare la letteratura e chi scrive.
Non mi vedo ai premi e nei salotti a promuovere il libro, non mi piace quel mondo e non aspiro a farne parte, i premi e i salotti letterari sono frequentati da chi ha voglia di riconoscenze ufficiali, e ho constatato che la maggioranza di coloro che si dichiarano contro poi si scopre che sognano riconoscenze da quel sistema, in pratica lo contestano finché non riescono a farne parte.
Prevalendo perciò le persone false e le aspirazioni a entrare nel sistema esistente non si riesce a organizzare niente di alternativo alla realtà marcia che ci circonda, ognuno in fondo pensa ai suoi interessi, pertanto non ci sarà mai un'organizzazione di scrittori dal basso, capace di cambiare le cose. Lo fanno senza guardare in faccia alla realtà e rendersi conto che si potrebbe fare veramente qualcosa di concreto tra noi, o almeno provarci, ma ormai la do per persa l'occasione. Faccio solo notare che l'editoria è in perdita, al tracollo, ci vorrebbero nuove idee, magari migliori e non si dovrebbero ricalcare modalità in crisi.
Ma se ne parli con lo scrittore "alternativo" tipico ti dice che lui è contro il mercato, gli fa tutto schifo, anche chi cerca di creare un'organizzazione alternativa, ma poi ecco che accetta se ne ha l'occasione tutto quello che a parole contestava, poiché fa parte della sua aspirazione piccolo borghese di avere una rispettabilità in quel mondo consolidato da cui si sente escluso; perciò non gli interessa creare alcuna reale alternativa; perciò io che vado da sempre per la mia strada, senza tanti proclami, ho tutto il diritto di sputargli in faccia, sia metaforicamente che realmente.
Odio le autogiustificazioni, sono quelle che ammazzano il mondo, uno accetta questo sistema, lo dice, punto, e merita più rispetto di un finto alternativo.
L'autogiustificarsi mi ricorda quel racconto di Bolano del torturatore che appena finito l'orario di lavoro si metteva a parlare amichevolmente dei suoi problemi familiari con il torturato, ma ci restava male che questo lo guardava con odio, si chiedeva perché quel torturato non capiva che lui prima stava facendo solo il suo lavoro.
In maggioranza pensano che il mondo fa schifo ma non possono farci niente, quindi è meglio rassegnarsi, mentre è proprio questo modo di pensare il vero problema.
La rassegnazione è quella che ci frega oggi, la rinuncia a priori a ogni forma di protesta, e succede soprattutto qui in Italia.
Noto per esempio che se condivido una petizione non me la firma nessuno, "Tanto cosa vuoi che cambi" mi dicono, o magari mi dicono "Poi mi intasano la casella email con altre petizioni". Rendiamoci conto della situazione odierna, i nostri padri e nonni si facevano ammazzare per quello che ritenevano giusto mentre adesso è troppo disturbo anche solo fare una firma. Ci sono persino quelli che si autocensurano le parole per non venire bannati da Facebook; un giorno stavo criticando Facebook e una mi scrive che sarebbe d'accordo con quanto affermavo, ma non lo scriveva per non farsi cancellare l'account; ecco, a me leggendo queste dichiarazioni viene da ridere, per non piangere, e ovviamente mi cadono le palle.


sabato 5 novembre 2016

594 - FREGARSENE DELLE TENDENZE

Ho visto in giro che hanno quasi tutti i calzoni stretti sotto, alla caviglia.
Io invece ho quelli giù dritti, come andavano di moda vent'anni fa, anche perché ce li ho da quel periodo. Non seguo la moda, me ne sbatto il cazzo, apro l'armadio e mi metto quello che trovo.
Di solito giro vestito dalla cintola in giù come il cantante ex-grasso dei 99 Posse, pantaloni larghi con tasconi o, appunto, i jeans di 20 anni fa, mentre dalla cintola in su sono vestito come un pensionato con la pensione minima, indosso camicie e maglioncini presi in svendita per pochi euro all'upim o all'oviesse o nel cestone delle offerte degli ipermarket e dei mercati.
Quando qualcosa si logora o si rompe la taglio e faccio stracci.
Se sono di cotone li uso per pulire i vetri dell'auto o le mani quando faccio un lavoro meccanico, se sono di lana li metto al cane e al gatto che ci dormano sopra, così stanno caldi nella brutta stagione.
Ho notato che al gatto se metto un pezzo di un cardigan colore rosa antico di mia mamma, che si metteva spesso per casa, fa le fusa e ci va sempre a dormire, con altri pezzi di maglioni no. Credo si ricordi di quando andava a dormirle in braccio mentre lei guardava la televisione, sono stati cinque anni insieme prima che lei morisse e hanno una notevole memoria i gatti, diceva un esperto.
Infatti un giorno stavo leggendo un giornale vecchio sul tavolo in cucina, mi sono messo ad appallottolare il foglio che avevo già letto, ho visto il gatto che è balzato sullo schienale della poltrona e mi guardava, mi sono ricordato che tre o quattro anni prima gli facevo delle palline con un foglio di giornale appallottolato e gliele lanciavo, lui andava sullo schienale della poltrona per prenderle meglio. Ancora se lo ricordava e vedendomi rifare lo stesso gesto è andato ad aspettare che gliele lanciassi, per giocare.
Per quello quando vedo qualche gatto o cane morti per strada mi dispiace, muore un essere che ne sapeva di cose.

venerdì 4 novembre 2016

593- IL CAGNACCIO DELLA BASSA

Sono un cane randagio
nella bassa padana
tra una vita di afe e nebbie
ferite e incomprensioni
solitudini e calci del destino.

Diffido di chiunque
ringhio a chi mi guarda
non me ne importa di nessuno
di niente
e neanche di me.

Se qualcuno mi fa una carezza
batto la coda
ma subito dopo mi chiedo
dove sta la fregatura.

Noi cagnacci della bassa
ci si abitua così.










mercoledì 2 novembre 2016

592 - SEMI DI PANICO

Pezzi di paure
proprie e altrui
schegge di mille battaglie
sedimenti e nuovi arrivi
nervi lacerati
il cervello va per conto suo
ansie, panico
senza apparenti motivi
impulsi impazziti
troppe le schegge conficcate nei nervi
trovi rifugio in uno stato di dormiveglia
insensibile
perenne flebo di morfina
sfuggendo da una realtà non tua
verso una tua irrealtà
dimentichi tutto e tutti.

Cancellando anche te stesso
ti ritrovi.

martedì 1 novembre 2016

591 - I GATTI SENZA PADRONI

È matematico
ed è proporzionale:
per me
più ve la tirate,
più vi credete persone di successo
e più vi annullate.

Amo
i perdenti,
i disperati,
gli squinternati,
i cani abbandonati,
i gatti senza padrone,
l'erba che cresce nelle crepe.

E quando vedo la tua faccia triste
smarrita nella folla
vorrei
leccarti via le lacrime
disadattate, incomprese, solitarie
e farti entrare
nel mio universo
dove chi perde vince sempre
perché non ci sono gare
o schifosi vincitori
ma ci siamo noi
al di là di tutto.

Però camminiamo entrambi
proseguendo
ancorati alle nostre strade
andando
oltre quello che potrebbe essere
chiudendoci
le porte alle spalle,
anche questa volta.

590 - L'ETÀ CHE CONTA

I vecchi
sono polvere di specchi
stelle cadenti su escrementi di stambecchi
secchi rotti, ruote bucate, pentole bruciate
rime baciate, cagate pestate.

I vecchi 
non dovrebbero esistere
sarebbe più cool morire giovani e belli
come i miti del rock 
e i tossici delle piazzette dimenticate.

I vecchi
puzzano di muffa se sono poveri
profumano di soldi se sono ricchi
ma sono comunque anziani 
così i credenti vanno in chiesa a pregare
perché un buon dio ce li tolga dal cazzo
poiché chi è anziano fa schifo a tutti
persino a se stesso.
Sempre giovane e forte 
puoi essere
come nelle più splendenti pubblicità
lo sarai eternamente 
basta volerlo, esserlo dentro
lo ha detto anche un esperto in tv
che si può fare.

Così quando un giorno 
vedrai uno schifosissimo vecchio  
il più schifoso che tu abbia mai visto
riderai
e gli sputerai in faccia
e ti toccherà pulire 
il tuo specchio.


589 - LA POESIA SUI SOCIAL NETWORK

I poeti dei social network si definiscono poeti, ma magari sono solo pensionati in calore.
Magari siamo tutti dei poeti del cazzo, magari i veri poeti sono solo quelli riconosciuti e apprezzati dalla critica ufficiale e che non sanno neppure che esistiamo,...
Però dico una cosa: sinceramente trovo migliori poesie qui, in questo nuovo underground sul web, che leggendo i poeti più acclamati dalla suddetta critica. Magari sono gusti miei criticabili, ma la penso così e ne leggo poesie anche di famosi, le poche che mi piacciono degli altri le metto sulla mia pagina Poesia ribelle (mentre quelle mie le metto sulla pagina Antimerda poetica).
Tra l'altro per quanto mi riguarda scrivo poesie o qualcosa che assomiglia alla poesia dal 1978, non è che mi sia improvvisato perché mi sono iscritto a Facebook, è un'esigenza che sento dentro di me, fisiologica, scrivo per me stesso, poi se qualcuno mi legge e mi apprezza indubbiamente mi fa piacere, alcuni mi hanno chiesto se avevo dei libri miei pubblicati, non ne avevo, allora ho fatto dei libri ordinabili su richiesta, così non rompo il cazzo a nessuno e non faccio inquinamento con copie invendute, chi vuole se li prende.
Mi basta così, non sono mai andato a un premio letterario e neanche alla sagra paesana per cercare riconoscimenti, non me ne importa una sega, mi basta solo scrivere quello che mi gira nella testa, e sto meglio.
L'unica accortezza che uso è evitare di rendere pubblici i miei mal di pancia personali, quello che pubblico guardo che abbia un senso per chi lo legge, le cose che hanno un senso solo per me non le pubblico, perché credo che meriti un minimo di rispetto chi impegna una parte del suo tempo per leggermi e non voglio farglielo perdere leggendo cose che per lui sarebbero inutili.

martedì 25 ottobre 2016

588 - IL VECCHIO CANE E IL MARE

Ieri ho portato il mio vecchio cane praticamente cieco in spiaggia, era più di un anno che non lo portavo, perché ci vado raramente e se vado con lui si stanca dopo un po' a camminare.
Ma lui se lo ricordava e ogni volta che salivo in macchina veniva vicino, con la speranza che lo portassi via con me.
Dovevo andare in un posto vicino al mare allora ho preso l'occasione per portarlo. Era felicissimo anche se guardava verso di me invece che fuori dal finestrino, come faceva una volta, non guarda più in giro perché non vede niente.
Poi quando siamo arrivati al mare faceva versi di contentezza sentendo l'aria di mare entrare dal finestrino. L'ho portato col guinzaglio lungo la spiaggia; era contento di seguirmi e sentire il rumore del mare, camminava vicino all'acqua incurante se gli bagnava le zampe, era felice così.
Dopo qualche centinaio di metri si è stancato e siamo tornati indietro.
Per lui un giorno così è un giorno di festa, memorabile.


venerdì 21 ottobre 2016

587 - L'INSEGNANTE LISERGICO

Avevo un insegnante di francese a metà anni 70 che indossava giacche psichedeliche, sembravano fatte con la carta da parati di vecchi tinelli, di colori tra il rosa e il viola, a fiorellini o disegni fantasia da cravatta, fisicamente sembrava un Al Bano in acido.
Faceva discorsi strani, canticchiava canzoni che non conosceva nessuno, credo se le inventasse lui sul momento, e rideva continuamente. Tutti dicevano che era un matto, che non era in grado di insegnare; mentre a me era l'unico insegnante che stava simpatico. Una volta entrò in classe e la cattedra era su un ripiano rialzato in legno, lui con la borsa dei libri in mano si fermò alcuni metri prima del ripiano annunciando che avrebbe fatto un balzo da lì sino al ripiano, fece il salto, ma arrivò solo con la punta delle scarpe, sbattendo le ginocchia e i gomiti, cadde rovinosamente e rumorosamente sul pavimento sporco. Si alzò scuro in volto, si raddrizzò gli occhialini in metallo dorato e fece lezione, serissimo come non lo era mai stato, per tutto il resto del tempo.
Poi a fine anno sparì. Nessuno lo vide più.
Molti anni dopo in una città vidi da lontano uno che gli somigliava, in vestito grigio scuro e cravatta, ogni 5 o 6 passi si inginocchiava e si faceva il segno della croce, aveva i calzoni rotti all'altezza delle ginocchia, lacerati a forza di ripetere ossessivamente quel gesto, con le ginocchia che sbucavano dai  pantaloni lacerati, arrossate e sanguinanti. Era magrissimo, tormentato dai deliri religiosi, che lo divoravano.
Spero tanto non fosse lui.
Mi piace immaginarlo ancora libero nel suo mondo lisergico, a correre con la mente, inseguendo le farfalle della sua fantasia.

lunedì 17 ottobre 2016

586 - LA CAGATA MISTERIOSA

Oggi passando in un paese a 15 chilometri dal mio mi sono fermato davanti a una pineta recintata che non avevo mai visitato, ho pensato di fare qualche foto.
Parcheggio l'auto davanti all'entrata, scendo e vedo c'è uno che sta per uscire dalla stretta porta d'ingresso, intanto mi metto a guardare lungo la strada l'esterno della pineta, se c'è qualcosa di valido da fotografare, vedo che si avvicina il tipo, avrà sui 70 anni, alto, pelato e sta facendo un jogging lento con addosso una specie di tuta/pigiama di colore rosso chiaro, comincia a blaterare una cosa che non capisco a distanza con le macchine che passano, chiedo cosa ha detto e mi avvicino, ripete ma non capisco niente, quando siamo vicini mi ripete nuovamente il discorso con voce bassa, mi chiede se sono entrato a fare i miei bisogni.
Gli dico : - Sono appena arrivato. -
Comincia una tiritera dandomi del lei, che la gente va a fare "la cacca" in pineta, che lui è passato prima e adesso ce ne è una fresca che prima non c'era vicino all'ingresso, che così si rovina la bellezza del posto.
Cominciano a girarmi i testicoli, mi fa salire la violenza quando si rivolgono a me e percepisco una qualche mancanza di rispetto, mi accusa appena visto, così, senza motivo, sto per partire con un calcio nello stomaco e/o un pugno in faccia, fatico a trattenermi.
Mi dice che è il presidente della sezione comunale di un'associazione per la difesa del'ambiente e che tutti vanno a sporcare in pineta, mentre loro cercano di tenere pulito.
- Senta, sono appena arrivato e lei stava uscendo, inoltre non sono uno che defeca o sporca  in giro, faccio i bisogni nel mio bagno e in giro non butto neanche un fazzoletto di carta o una carta di caramella per terra, perché metto in tasca per poi gettare nei cestini apposti. Ha proprio sbagliato persona. -
Mi racconta che  domenica prossima con i bambini delle scuole devono pulire la pineta, ma vedo che mentre mi parla guarda la mia vecchia auto scassata e tra le parole dette percepisco che pensa ancora  sia stato io. Crede d'essere il Maigret delle merde, lo Sherlock Holmes delle cagate, presume che uno se gira con l'auto vecchia sia un disgraziato poveraccio cagone che non rispetta le regole del vivere civile.
Mi viene voglia di fargli annusare il culo, che è fresco di doccia, così si convince dell'innocenza del mio ano, non avrà mai visto un culo così pulito il vecchio presidente investigamerde, se ne accerterebbe che non possiedo un culo da cagone selvatico, bensì un culo più pulito dei piatti in cui lui mangia la domenica. Ma poi penso che non merita neanche di annusarmi il culo.
Non lo bado e lo guardo come si guarda uno che sta rompendoti il cazzo.
Se ne va.
Io entro incuriosito in questa meravigliosa pineta, che dice rovinata da una cagata.
Guardo dove diceva e mi pare una pisciata di donna, circondata da fazzolettini di carta da pulizia di topa postpisciata. Qualche decina di metri più avanti vedo uno stronzo stagionato mezzo pestato, allora deduco che probabilmente si è pestato metà stronzo, poi passando vicino la pisciata, vedendo i fazzoletti e sentendo odore della merda che si era appena pestato ha pensato a una cagata fresca, è uscito e ha incolpato il primo che ha visto nelle vicinanze, io.
Mi sento orgoglioso di me stesso, sono io il vero Maigret delle cagate, con capacità deduttive fuori dalla norma ho risolto immediatamente il caso; mentre l'improvvisato investigatore scadente andrà a casa trotterellando nel suo assurdo jogging con la merda spappolata sotto una scarpa, se l'attaccherà lungo il corridoio, magari anche sul tappeto del salotto. Fantastico!
Sorrido contento all'idea.
Continuo a camminare e mi guardo attorno, fa veramente schifo la pineta, brutta vegetazione, senza un cartello, senza indicazioni dei sentieri da seguire, non c'è niente, è tutto abbandonato e con ogni tanto dei rifiuti sparsi, non c'è neppure una recinzione che la separi dalla ferrovia che passa accanto la pineta, così se uno lascia liberi di giocare i bambini lì dentro possono finire sui binari e può succedere una disgrazia.
Invece di pensare  a questo il tipo si preoccupava per una merda in più o in meno tra quella schifezza, pareva ascoltandolo che fosse il giardino del re con tutto curato e perfetto.
Penso a che gente assurda c'è al mondo, è proprio vero che certi non meritano neppure di annusare i culi.
Esco e me ne vado.

domenica 9 ottobre 2016

585 - CULTURA ADDOMESTICATA

Non riesco a sopportare quasi tutti gli appartenenti al mondo culturale italiano, mi infastidisce solo parlarci, nonostante siano quelli più democratici e aperti mentalmente che si degnano di rivolgerti la parola.
Quell'aria di superiorità e di malcelato disprezzo nei confronti di chi non ritengono della loro levatura o non la pensa esattamente come loro è già nauseante, ma quello che mi infastidisce maggiormente è la loro adesione a modi consolidati, anche quelli presunti anticonformisti, veri rituali piccolo borghesi di chi vuole avere uno status sociale. In pratica vedo dei mentecatti mentali che aspirano a una qualche considerazione da parte di chi a parole detestano. Poi magari mi capita di leggere quello che scrivono e mi accorgo che avevo ragione, è spesso vera merda secca, senza nessun senso se non quello di servire a loro per restare nel personaggio che recitano.
Perciò non suggeritemi vincitori di premi letterari che vi son piaciuti tanto o il libro tanto di moda, a me nel 99% dei casi faranno schifo e vi odierò per il consiglio del cazzo datomi.
Me lo cerco io quello che mi piace e solitamente lo trovo tra i dimenticati, i diseredati, i disperati e tutti quelli che non si sono mai adattati a questa società.

584 - VESTITI BUONI


Ricordatevi sempre che è molto importante avere vestiti buoni.
Una volta da ragazzo stavo scappando di notte e scavalcando un muro altissimo con sopra una recinzione da stadio sono rimasto appeso, impigliato a un ferro della recinzione col retro della giacca a un'altezza di circa 10 metri, ero sopra i lampioni, che vedevo in basso e illuminavano il selciato dello stretto vicolo che passava sotto il muro.
Sono rimasto fermo, appeso così finché è passata l'auto di quelli che mi cercavano e potevano vedermi, invece l'ho vista proseguire, andandosene tra i vicoli senza notare che c'ero io appeso in alto, immobile, come un salame gigante che si stagionava nell'umidità della notte.
Passato il pericolo mi sono sfilato faticosamente e sono sceso.
La giacca ha retto il peso perché era un'ottima giacca pesante, vecchia ma valida, ereditata da mio padre, volevano buttarla negli stracci ma a me piaceva così ho iniziato a usarla, era di una stoffa grossa quasi come un cappotto, nera con quadretti minuscoli grigi, c'era scritto in un'etichetta interna che era stata creata da Angelo Litrico, non sapevo chi fosse ma gli sono stato poi grato per aver creato quella giacca così robusta, che mi ha salvato la vita.
Se mi succedesse con addosso una di quelle che fanno adesso, confezionate con materiale scadente nei paesi dove sfruttano la manodopera, si strapperebbe subito e cadrei giù come un caco strafatto marcio, spappolandomi sul selciato sottostante.
Perciò vestitevi con roba buona, non si sa mai.
Inoltre spesso trovate di meglio nell'armadio tra la roba vecchia che vorreste buttare che nelle vetrine dei negozi.



domenica 2 ottobre 2016

583 - PROIETTILI INASPETTATI

Basta un niente per cambiare la vita,
anche solo uno sguardo,
anche solo una parola
o una sola lettera
per viaggiare con una roulotte russa
per giocare con la roulette russa.

Una vita crea un rapporto
con amici, coniuge, figli
e un secondo cancella tutto.

Momenti proiettili
inaspettati
bucano le nostre stanze
attraversano le nostre esistenze
mentre ci ubriachiamo
di finte sicurezze.

La paura fa aggrappare
ai relitti
di ciò che già si conosce
per illudersi di non precipitare
in noi stessi
in ciò che siamo
in ciò che non vogliamo.

Solo accettandoci
possiamo salvarci.


venerdì 30 settembre 2016

582 - BOTTIGLIE SVUOTATE

A volte mi viene una strana voglia.
Una voglia di ascoltare un pezzo musicale trucido fracassone, che mi riporti indietro nel tempo...sui bordi degli autoscontri, tra i fumi di libanese al rosmarino, i giubbotti di jeans invernali col pelo bianco sul colletto, con le spillette e le toppe degli Iron Maiden o la lingua degli Stones, i tirapugni e i coltelli a scatto sempre a portata di mano per difendersi dalle proprie paure, le cassette registrate da scambiarsi, poi la tipa che ti piace la vedi passare...ha guardato te..no ha guardato me...ma vada a cagare che se la tira troppo...intanto un cane pastore tedesco randagio si è affezionato e ti segue ovunque, anche se il panino che avevi diviso con lui l'hai finito e ti è rimasta solo la bottiglia di Adelscott da finire di scolare seduto su uno scalino, guardi le giostre accarezzando un cane sconosciuto che ti vuole bene, vedi da lontano la compagnia...ma non vedi che stiamo volando via tutti, ognuno a suo modo e nei corpi fermi in paese ancorati ai doveri della vita rimangono solo i ricordi... nessuno se ne è accorto, tranne il cane randagio, all'improvviso capisce che qualcosa è finito e si allontana sparendo nel nulla, da cui era apparso.
Resti solo nella notte, con la bottiglia di birra vuota in mano.
Davanti hai la scena della compagnia che si sfalda, ognuno torna a casa, dentro la sua vita.
Quel noi che svanisce in tanti io.
Ma cercheremo tutti di rivivere ogni momento di quel periodo, per il resto della vita.


mercoledì 28 settembre 2016

581 - CONTRADDITTORI

Metto le poesie e molti mi dicono che preferiscono i miei racconti, metto i racconti e non se li caga nessuno.
Non avevo pubblicato libri e molti mi rimproveravano di non averne pubblicati perché loro sicuramente li compravano, allora ne ho pubblicati tre diversi (poesie, racconti autobiografici e racconti di fantasia) ma quasi tutti quelli che mi dicevano di pubblicarli non li hanno presi, mentre li hanno presi e apprezzati altre persone, molte delle quali prima neanche le conoscevo.
La cruda realtà è che sui social si fanno commenti a vanvera e si cercano principalmente dei giullari, per qualche momento di distrazione. Pochi ti seguono veramente e ancor meno cercano di capire cosa vuoi dire.
Se facessi dei video in cui mi prendo a bottigliate sullo scroto cantando "Bandiera rossa" avrei molto più successo, diverrei il pagliaccio del momento. Invece mi ostino a scrivere cose che mi piacciono e che mi sembrano pure spesso più interessanti o divertenti della comicità banalotta che piace tanto al popolo del web.
Comunque considerato che l'importante è piacere a se stessi io sono a posto così.

mercoledì 21 settembre 2016

580 - ULTRARAZZISMO

Guardo il Tg3 regionale Veneto: ad Abano molti abitanti e albergatori protestano perché devono mettere dei profughi in una vecchia caserma inutilizzata.
Non in lussuosissimi alberghi a una, due o finanche tre stelle contro cui riversa la bile quotidianamente Salvini, ma in una enorme caserma disabitata da anni.
Il problema dicono coloro che protestano è che poi gli immigrati sono vicini al paese e si vedono in giro, solo il vederli farà scappare inorriditi i turisti, si deprezzeranno le case, crollerà l'economia locale, quindi ci saranno disoccupazione diffusa, uragani, cavallette, concerti di cover band degli U2, più tutte le altre peggiori disgrazie possibili e immaginabili.
Ne devono mettere degli altri immigrati però distanti chilometri dal paese, in una frazione, ma anche quelli non vanno bene perché dicono poi possono spostarsi anche di 20 chilometri per andare nel paese più abitato, a terrorizzare la gente con la loro presenza.
Neanche nel Sudafrica dell’apartheid o nell’Alabama più razzista non volevano neppure vederli, vivevano separati ma si potevano almeno far vedere in giro e risiedere in quelle zone.
Qui siamo ancora peggio, non vogliono neppure vederli ,neppure possono risiedere a chilometri di distanza, neanche dentro caserme vuote e inabitate.
Siamo messi male come non lo siamo mai stati, ma non per il problema degli immigrati stranieri, ma per il problema dell’emigrazione dai corpi dei cervelli di certi residenti.
Di questo passo prossimamente le elezioni le vincerà il Ku klux klan, ma gli elettori saranno ugualmente insoddisfatti, perché avrà un programma politico troppo moderato per loro.

N.B.
Il comune è commissariato perché il sindaco di centrodestra rieletto è stato incarcerato con altri per anni di tangenti e appalti truccati, ma quello non è un problema che indigna e fa scappare i turisti.