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domenica 11 giugno 2017

639 - TRASGRESSORI

Ci sono troppi figli di Instagram, mentre io non lo sopporto.
Lo percepisco come una piccolo borghese fiera delle vanità, dove i cuccioli d'ogni età di questo sistema sociale cercano di posare in immagini grintose e di tendenza, per fare apparire intensa e divertente la loro vita.
Sono solo pose.
Li vedo come quelle inquietanti sagome di cartone che rimangono nei luoghi sperduti, dove hanno girato i film western più poveri.
Visti da lontano sembrano dei villaggi abbandonati, avvicinandoti scopri che sono solo sagome, dietro non c'è niente, solo apparenza, apparenza in un luogo desertico.
In questo disastrato deserto mentale attuale concentrarsi sull'immagine, per di più falsa, mi pare evidentemente fuori dalla percezione dello spaziotempo.
Pensano di vivere in una rivista di moda, ma senza la sovversione delle regole che aiutava i cambiamenti sociali portata un tempo dalla moda, da Mary Quant con la liberazione sessuale delle donne a Vivienne Westwood con la creazione dei Sex Pistols.
Ora la trasgressione viene riversata tutta sull'apparenza facendola svanire nella sostanza. Perché poi conoscendoli questi tipi apparentemente trasgressivi mi fanno nel 99% dei casi cadere i testicoli sul pavimento.
Allora penso a qualcuno veramente anticonformista e trasgressore delle regole, come per esempio William Burroughs, lui non cercava di apparirlo, cercava di esserlo.
Se lo incontrassero i vari emuli di Gianluca Vacchi, Chiara Ferragni, Elettra Lamborghini o Fedez lo offenderebbero, dicendogli che è vestito come un vecchio imbranato e che è incapace di trasgredire le regole come fanno loro.
Che poi vedo mille foto delle loro facce, di cosa stanno bevendo o mangiando, e se va bene ce ne è una su mille che abbia un senso come foto, cercano solo di spettacolarizzare la loro vita fingendo di essere delle star, aderendo alle immagini imposte dalle tendenze del momento.
Ma io non ce l'ho con loro, ce l'ho con quelli che li seguono e passano la vita a guardare le foto di chi finge d'essere interessante, che cosa ci trovino a guardare delle foto degli altri non lo so, a me viene uno scroto come una cornamusa scozzese quando uno mi fa vedere le foto delle sue vacanze o di un suo viaggio, figuriamoci le foto di quando va al bar o in spiaggia. Questo comportamento è la versione odierna delle comari di paese, il cui principale scopo nella vita era spiare per farsi i cazzi degli altri, quindi è un chiaro e inequivocabile indice di vuoto mentale assoluto.


sabato 5 novembre 2016

594 - FREGARSENE DELLE TENDENZE

Ho visto in giro che hanno quasi tutti i calzoni stretti sotto, alla caviglia.
Io invece ho quelli giù dritti, come andavano di moda vent'anni fa, anche perché ce li ho da quel periodo. Non seguo la moda, me ne sbatto il cazzo, apro l'armadio e mi metto quello che trovo.
Di solito giro vestito dalla cintola in giù come il cantante ex-grasso dei 99 Posse, pantaloni larghi con tasconi o, appunto, i jeans di 20 anni fa, mentre dalla cintola in su sono vestito come un pensionato con la pensione minima, indosso camicie e maglioncini presi in svendita per pochi euro all'upim o all'oviesse o nel cestone delle offerte degli ipermarket e dei mercati.
Quando qualcosa si logora o si rompe la taglio e faccio stracci.
Se sono di cotone li uso per pulire i vetri dell'auto o le mani quando faccio un lavoro meccanico, se sono di lana li metto al cane e al gatto che ci dormano sopra, così stanno caldi nella brutta stagione.
Ho notato che al gatto se metto un pezzo di un cardigan colore rosa antico di mia mamma, che si metteva spesso per casa, fa le fusa e ci va sempre a dormire, con altri pezzi di maglioni no. Credo si ricordi di quando andava a dormirle in braccio mentre lei guardava la televisione, sono stati cinque anni insieme prima che lei morisse e hanno una notevole memoria i gatti, diceva un esperto.
Infatti un giorno stavo leggendo un giornale vecchio sul tavolo in cucina, mi sono messo ad appallottolare il foglio che avevo già letto, ho visto il gatto che è balzato sullo schienale della poltrona e mi guardava, mi sono ricordato che tre o quattro anni prima gli facevo delle palline con un foglio di giornale appallottolato e gliele lanciavo, lui andava sullo schienale della poltrona per prenderle meglio. Ancora se lo ricordava e vedendomi rifare lo stesso gesto è andato ad aspettare che gliele lanciassi, per giocare.
Per quello quando vedo qualche gatto o cane morti per strada mi dispiace, muore un essere che ne sapeva di cose.

giovedì 23 giugno 2016

558 - FUORIMODA

Quello in cui credi,
quello che ritieni giusto,
quello che ti scalda il petto
quello che ti fa scorrere il sangue nelle vene
quello che ti accende le speranze
è quello che non ti fa spegnere
e non può essere un trend passeggero
anche se il mondo attorno cambia
anche se molti inseguono
i flauti incantatori delle pubblicità
quel qualcosa che hai dentro
non cambia
né cambierà
mai
e sai che è tutto ciò che hai,
lo sai quando tendi la mano al più debole,
lo sai quando sputi in faccia al prepotente,
lo sai come sei
sono gli altri che magari si sono fatti confondere
ma tu ce l'hai dentro
non ti passa
perché non è mai stata una moda
la tua essenza.



sabato 10 ottobre 2015

489 - FASCINO

Voglio diventare anch'io un poeta di mezza età piacione:
mi farò degli eleganti biglietti da visita su cui dopo il mio nome mi farò scrivere poeta e scrittore;
mi terrò il pizzetto e poi mentre parlo col pollice mi accarezzerò il labbro inferiore per sottolineare la mia bocca sensuale da esperto leccatope;
mi taglierò a zero i capelli per non far vedere che si sono ingrigiti sembrando così più macho e giovanile;
mi farò tatuare qualche tribale e qualche scritta a cazzo per avere un aspetto più grintoso;
mi metterò solo camicie strette scure e le terrò sbottonate per essere più sexy;
mi metterò solo calzoni attillati per sottolineare la mie forme sensuali;
mi metterò solo stivaletti dai tacchi alti per sembrare più alto perché ho sentito dire che altezza è mezza bellezza;
mi metterò collanine e braccialetti esotici per farmi immaginare gran viaggiatore e interessante uomo vissuto anche se il posto più lontano ed esotico che ho visitato è San Marino;
mi procurerò un prestigioso orologio rolex da un gioielliere ambulante senegalese con 30 euro per avere un'aura di ricchezza;
mi comprerò un'Audi, una Bmw o una Mercedes che abbiano oltre 300mila km di decima mano scampate all'autodemolizione e girerò stimandomi come un gran signore;
mi piazzerò dal mattino un sorriso in faccia e farò continuamente battute per sembrare simpatico e spiritoso come un animatore turistico.
Poi posterò sui social solo romantiche frasi d'amore di una banalità sconcertante spacciandole per perle di geniale saggezza.
Poi andrò alle serate di ballo latinoamericano col cotone nelle mutande per aumentare e visibilizzare il pacco.
Poi ogni conquista la racconterò nei minimi particolari agli amici, esagerando per vantarmi.
Voglio essere un idiota completo.
Avrò meno stress e più soddisfazioni.
L'unico inconveniente sarà dover pulire continuamente tutti gli specchi a cui passerò davanti, perché vedendomi così non riuscirò a resistere alla tentazione di sputarmi in faccia.



giovedì 25 giugno 2015

456 - LOGORAZZISMO

D'estate mi metto quasi sempre le magliette polo, quelle di cotone traforato e col colletto. Si sta più freschi che con le magliette di cotone liscio, mi piace la forma che hanno, come mi stanno e poi mi sono abituato così.
Il problema è quel loghetto del cazzo che ci attaccano, se posso lo tolgo, mi prendo le forbicine da unghie e taglio i fili che tengono attaccato il logo; anche da ragazzino facevo così, ricordo una volta che mi avevano regalato una Lacoste col suo coccodrillo e l'ho tolto.
Quella che me l'aveva regalata mi disse: "Ma non ti metti mai la maglietta che ti ho regalato e assomiglia a quella lì."
"Ma è questa qui! Ho solo tolto il coccodrillo perché mi stava sul cazzo."
Tilt mentale, occhi sbalorditi: "Ma come? Perché ti stava sul cazzo il coccodrillo? Ma se gli altri se la prendono apposta per averlo? Proprio non ti capisco, sei strano."
E io: "Anch'io trovo strani e non capisco gli imbecilli che se non girano col marchio in vista stanno male."
Ora ricamano i loghi che se li togli fai il buco nella polo, non si riesce quasi mai a toglierlo, devi girare col tuo marchietto. Ma girando ti accorgi che diventano simboli di appartenenza, servono per catalogarti, per creare caste umane.
Se hai un coccodrillo Lacoste sei visto bene dall'élite di sinistra, va bene per figli di buona famiglia, insegnanti, politici, giornalisti.
Se hai un alloro Fred Perry allora vai bene per l'élite rockettara, che si crede trasgressiva ed ama particolarmente il rock inglese, la birra, e il bancomat.
Se hai il giocatore di polo Ralph Lauren sei ok per sembrare un benestante, un po' filoamericano e anche a destra ti apprezzano.
E così via per i vari marchi che costano molto più della media, perché con i soldi per comprartene una di queste succitate te ne compri due o tre buone, di una marca sportiva meno prestigiosa; o anche 6 o 7 se come me vai a rovistare nel cesto delle offerte nei supermarket e durante le svendite.
Ne ho una col giocatore di polo originale Lauren che era vecchia e non andava più bene a un mio parente più grosso di me, voleva gettarla negli stracci, mi ha chiesto se la voglio, me la sono fatta dare e mi va perfetta, sembra fatta su misura, è di un colore giallino e non si nota che è scolorita.
A volte la metto e mi accorgo che se vado in un ufficio o in banca mi guardano con più benevolenza e stima di quando vado con una che ho preso dai cinesi senza marchio; anche loro impiegati hanno quasi sempre un marchio prestigioso in evidenza sulla camicia, sul maglioncino e sulla polo, pensano di essere più prestigiosi così, invece a me sembrano più stronzi di quel che sono.
In certi ambienti sono proprio maniaci, guardano subito il marchio per classificarti col loro logorazzismo.
Un periodo andavo spesso per lavoro in un ufficio che sotto aveva un negozio di abbigliamento di marche di lusso, aveva i prezzi più alti di ogni altro negozio d''abbigliamento che ci fosse, una camicia costava minimo sui 200 euro, un paio di calzoni idem, le polo erano a 150 euro o più, avevano marchi che manco li conoscevo, Kenzo ricordo, ed era uno di quelli che costavano meno. Pure nell'ufficio di sopra in cui andavo erano maniaci del vestire firmato, tutti marchiati Dolce e Gabbana, Armani, o andavano al negozio di abbigliamento lussuoso sotto a prendersi da vestire.
In quel periodo mi ero preso tre polo per 5 euro cadauna al mercato, erano fatte bene ma avevano scritto una stronzata come marchio, orso profeta c'era scritto, quando andai indossando una di quelle polo in quell'ufficio a portare le carte di lavoro mi guardarono come se mi avessero cagato sul petto, di solito ne sono felice di dare fastidio alla gente ma quella volta provai un senso di imbarazzo, perché piaceva poco pure a me circolare con quella scritta sulla polo.
Qualche giorno dopo vidi mia mamma che stava cucendo dei cerchietti concentrici di colori diversi in cotone grosso per farsi delle presine, sembravano dei piccoli bersagli, mi venne l'idea, le chiesi se mi attaccava un cerchietto sul marchio delle polo che avevo preso, così me li mise a coprire il logo di tutte e tre le polo, che non si vedeva più quella scritta idiota.
Quando tornai in quell'ufficio di fanatici modaioli vidi che guardavano fissandolo il cerchietto variopinto, arrovellandosi il cervello non capendo di che marca fosse la polo, poi quando sono uscito passando davanti al negozio di abbigliamento sottostante c'era il proprietario dentro la vetrina che stava sistemando i nuovi arrivi, mi fermai a guardare per curiosità quello che stava mettendo in vetrina, lui vedendomi si mise a fissarmi con volto perplesso il marchio della polo, non capendo di che marca fosse, "Un nuovo logo che non conosco!" avrà pensato.
Mentre mi allontanavo lo vedevo ancora con il viso a punto di domanda.



sabato 8 novembre 2014

391 - BULLISMI

Alle superiori c'era un tipo grosso e antipatico, ma lui si considerava simpatico.
Si vestiva alla moda cercando di far risaltare la sua presunta simpatia, aveva spesso una felpa bianca con disegnato Topolino vestito di rosso e sotto si metteva una camicia rossa, così il colletto della camicia sotto la felpa faceva pendant col disegno.
Derideva continuamente quelli più piccoli e mingherlini, soprattutto per come erano vestiti, se erano dei poveracci che non avevano soldi per prendersi vestiti più alla moda, ed era sempre attaccato al culo degli insegnanti, dava loro ragione mentre parlavano, ripeteva i loro stessi discorsi, li aiutava a portare i libri o la borsa, rideva alle loro battute del cazzo.
Un vero leccasfinteri doc, era Giuseppe  Bonfazzi ma si faceva chiamare Bonfy, per avere un nome simpatico come lui.
Un giorno aveva nevicato e quando uscimmo da scuola la neve si stava disfacendo, perciò il terreno era un miscuglio di fango e neve, Bonfy aveva una berretta bianca enorme come in una pubblicità del periodo e un giaccone bianco.
Arrivarono da dietro dei tipacci dal coltello facile, che avevano tagliato le gomme delle auto ad alcuni insegnanti poiché stavano loro antipatici e ce l'avevano con i fighetti; un fighetto molto arrogante dai capelli lunghi che era l'idolo delle ragazzine sempre vestito con jeans bianchi aderenti e camicette disegnate viola o altri colori particolari un giorno che lo hanno incontrato sul treno lo hanno bloccato, gli hanno tirato giù sia i pantaloni che le mutande e  gli hanno tagliuzzato le chiappe con una lametta da barba,  così tornò a casa col culo sanguinante e i calzoni bianchi a chiazze rosse.
Bonfy appena li vide cominciò a fare il ruffiano per fraternizzare con loro: "Hey ragazzi, avete visto che giacca a vento ridicola che ha lui", indicando proprio me, che avevo una giacca a vento da pochi soldi blu elettrico con delle strisce rosse sulle maniche:
"Ma guardati tu, idiota" risposi io.
Prima che mi rispondesse arrivò a Bonfy da uno dei tipacci, mio amico, uno schiaffone sulla berretta che gliela gettò in una pozzangherona enorme, si chinò per raccoglierla ma un altro tipaccio diede un calcio favoloso alla berretta gettandola in alto con un volo incantevole che finì sul ramo basso di un enorme salice piangente costeggiante la strada, pieno di neve in disfacimento.
Bonfy si fermò ma non ci arrivava alla berretta per riprendersela, allora per arrivarci tirò con forza verso di sé il ramo, facendo così crollare un'enorme valanga di tutta la neve in disfacimento attaccata ai rami dell'albero. Lo bagnò completamente, fradicio, tra le risate generali.
Si mise la sua berretta in testa, da bianca aveva assunto un colore marron, sembrava ci si fossero puliti il culo, quindi tutto bagnato si avviò ad aspettare la corriera, cercando di fare l'indifferente.
Dal giorno dopo sparì, non si vide per diversi giorni, dissero che a stare alla fermata della corriera bagnato gli era venuta la febbre.
L'anno seguente al primo giorno di scuola io ero stravolto da alcolismo e pasticche, arrivai e c'era il rituale discorso agli studenti della preside, con tutti sul piazzale ad ascoltare.
Davanti a me trovai proprio l'odioso Bonfy di spalle, con una maglia sgolata che lasciava scoperta la sua grossa nuca, era la fine del mondo, non riuscivo a resistere, cercai di farlo, ma la tentazione era troppo forte, mi attraeva troppo, pensando a tutte le battute e i soprusi suoi mi partì incontrollata con tutta la forza possibile la mano, a una velocità supersonica, causò un'esplosione sulla sua nuca.
Uno schiaffone fragoroso, lasciò un'impronta rossa della mano, come una marchiatura a fuoco.
Si voltarono tutti, persino la preside interruppe un attimo il discorso, poi riprese.
Bonfy con la faccia stordita si voltò e mi guardò male, gli chiesi: - Come stai testa di cazzo?
Avevo le braccia e le gambe pronte per una sua reazione, ritornò a guardare in avanti senza dire niente. Finito il discorso andammo nelle aule che ci avevano assegnato e i tipacci erano proprio nell'aula accanto alla nostra, vedendo Bonfy gli dissero felici: - Ci divertiamo quest'anno!
Lui con una faccia da funerale e la nuca rossa se ne stette zitto.
Il giorno dopo fece domanda e si trasferì nella sezione staccata.
Nessuno lo rimpianse.



domenica 25 agosto 2013

290 - Futuro

Vedo dei giovani che mi passano davanti.
Vanno a scuola, con i vestiti imposti dalla moda, con costosi zaini ripieni di costosissimi libri di merda secca.
Discorsi da idioti svolazzano quando passano.
Poi ne vedo uno da solo, attardato, insofferente cammina calciando le lattine, sigaretta in bocca, vestito diverso dagli altri, con un vecchio zaino verde militare; e vedo me, come con la macchina del tempo, sono io decenni fa, identico.
Penso che se avessi un figlio sarebbe così, o forse non mi assomiglierebbe e sarebbe uno stronzo che mi accoltella se non gli compro l'iPhone8.
Fanculo anche i figli.
Spero solo nei tipi solitari, diversi dagli altri.
La speranza per un domani è in uno zaino non omologato al gruppo, è in un non ci sto controcorrente, è in ogni sguardo insofferente alle imposizioni.


martedì 26 aprile 2011

14 - FOTTUTI

Occhiate pazze
facce pazze
teste pazze
e professionisti
e impiegati e operai
e con scarpine e con magliette
e firmati e alla moda
e automobiline e casette
e seppelliti vivi nella merda.
Poi
sbattuti
nella profonda fossa infernale
nel fuoco
con le fottute magliette
con le fottute scarpette
bruciati per sempre
finalmente!