Se apprezzate e volete offrirmi una birra o una pizza, vi ringrazio immensamente:

giovedì 30 aprile 2015

449 - IL CAPPOTTO PSICHEDELICO

Ricordo nell'inverno 1976/1977, avevo 14 anni e un lungo cappotto che sembrava la coperta del cavallo, era sia a quadri che spinato, marrone terra di Siena e grigio la parte spinata, con enormi quadri accennati rossi e gialli, come non bastasse aveva ogni tanto degli strani crini biancastri che spuntavano tra i quadri, deve essere stato sotto effetto di un'overdose di Lsd quello che l'ha disegnato; l'aveva preso in svendita mio padre perché costava poco, inoltre mi aveva passato una sua berretta di panno marrone da anziano pensionato che gli era stretta.
Mi vergognavo un po' a salire in corriera per andare alle superiori conciato così, ma l'alternativa era mettermi un giubbotto primaverile in jeans leggero con cui tremavo dal freddo, per cui mi me lo facevo piacere quel look.
Già dalla fermata dell'autobus mi guardavano sia le ragazze che i ragazzi come se fossi una gigantesca merda di cane, nessuno mi rivolgeva la parola, quei pochi che conoscevo fingevano di non vedermi o mi salutavano sbrigativamente con un visibile imbarazzo.
Loro erano tutti vestiti con un loden, ragazze e ragazzi, era o verde o grigio o blu, e tutti avevano un paio di jeans Fiorucci con una moneta cucita su una tasca. Su circa 40 persone ce n'erano solo tre oltre a me che non erano vestite così, e quelli avevano un eskimo e dei calzoni qualsiasi come me, erano i comunisti ed erano gli unici che ogni tanto mi rivolgevano la parola.
Vicino a me non si sedeva mai nessuno, allora mi mettevo accanto al finestrino mezzo appannato e per mezz'ora fantasticavo di correre con una moto scrambler per gli infiniti campi di terra desertici che vedevo, in sottofondo andavano a ripetizione le canzoni di Lucio Battisti di cui l'autista aveva tutti i nastri in stereo 8.
Al ritorno stesso copione, tutti i giorni tranne la domenica, un'ora in totale al giorno di scorrazzamento in moto per campagne desertiche con una ragazza immaginaria avvinghiata a me sulla moto immaginaria e con la musica di Lucio Battisti come colonna sonora.
Ogni tanto cambiavo moto, la ragazza invece era quasi sempre identica alla bionda Stevie Nicks dei Fleetwood Mack, con la stessa identica voce mi diceva ogni volta "Fammi guidare un po' a me", ci scambiavamo posto in moto senza fermarci e da dietro cominciavo a baciarla, palparla e spogliarla finendo per far sesso nudi mentre correvamo in moto per gli infiniti campi, lei guidava e io la prendevo da dietro.
Smontavo dalla corriera col pacco in tiro e felice tra decine di facce tristi e scure, col mio fantasmagorico cappotto che mi piaceva ogni giorno di più.
Un giorno una ragazza più vecchia di me che era all'ultimo anno mi chiese: "Ma tu come fai a essere sempre così tranquillo e beato, fregandotene di tutto?"
Non potevo raccontarle delle corse in moto e di Stevie Nicks, con Battisti che ci cantava le canzoni.
Allora per non fare brutte figure le dissi: "Perché mi drogo!"

Stevie Nicks

lunedì 27 aprile 2015

448 - SUICIDI

Negli anni 70 c'era un ragazzo in paese a cui era venuta una malattia per cui perdeva ciuffi di capelli, era rimasto quasi in pelata con ciuffi qua e là, allora al bar dicevano che sembrava gli avessero sparato una fucilata in testa e hanno iniziato a chiamarlo Fucilata, quando lo vedevano gli facevano battute e lo pigliavano continuamente per il culo.
Lui già depresso dal fatto di essere in pelata in un periodo in cui erano di moda i capelli lunghi  ha cominciato a stare sempre in casa, dopo un po' di tempo si è impiccato alla maniglia di una finestra di casa, ci vuole una gran determinazione disperata per impiccarsi dove tocchi con i piedi
Sono passati decenni e ancora adesso in paese se qualcuno ha dei problemi e lo vedono giù di morale gli dicono "Impiccati come Fucilata!", ridendo e pigliandolo per il culo tuttora, dopo anni e anni, per sempre.
I suicidi spesso sono divertenti  proprio per quelli che ne sono stati una causa.
Inoltre tanti si ammazzano per delle stronzate che a loro sembrano in quel momento insormontabili, ma non lo sono. Per esempio una volta ho visto uno che raccontava aveva tentato di ammazzarsi perché aveva una brutta pelle del viso, rovinata dall'acne.
Quel ragazzo detto Fucilata se fosse vissuto oggi che la pelata è di moda non si sarebbe ammazzato, magari se si faceva della palestra e dei tatuaggi  lo avrebbero pure ammirato e rispettato, poiché aderiva a un modello imposto dai media e accettato dalla massa.
Un giorno ho visto casualmente un tipo su facebook scrivere che aveva deciso di suicidarsi e chiedeva gli consigliassero un metodo veloce per farlo, era un tipo magro sui diciott'anni, vestito di nero con un aspetto tra l'emo e l'emorroide, tutti cercavano di farlo desistere, mentre a me pareva il solito imbecille che cercava di attirare attenzioni e pietismi. Notando che era bruttarello e con un naso enorme modello roncola pensai fosse quello il motivo, così scrissi un commento: "Ti consiglio di ammazzarti mettendo la testa nella tazza del cesso e tirando l'acqua, con quella enorme roncola che hai al posto del naso aspiri tutta l'acqua immediatamente e muori all'istante".
Mi pareva perfetto come commento, ironizzando sui suoi difetti gli avrebbe fatto passare ogni idea di suicidio, in quanto se era una posa gli avrebbe fatto capire che era ridicolo, mentre se era un'intenzione seria ridicolizzando il suicidio avrei smontato la stupida mitizzazione che si fanno dell'evento gli aspiranti suicidi.
Stavo per premere il tasto di invio, ma mi ricordai di Fucilata, magari avrei ottenuto l'effetto contrario, ironizzando troppo lo avrei fatto ammazzare veramente e forse poi mi sarebbe dispiaciuto, ci sarei rimasto male.
Vidi proprio in quel momento che una ragazza sua amica aveva scritto stava andando a casa sua per farlo desistere, allora cancellai il commento.
Ho rivisto il tipo sempre casualmente su facebook dopo alcuni anni, ostentava una certa ricchezza, si era fatto crescere la barba e aveva messo una foto in cui si pavoneggiava della sua auto nuova con i cerchioni in lega.
Probabilmente sarebbe stato meglio lo avessi spedito quel commento, magari in circolazione c'era uno stronzo in meno.



giovedì 23 aprile 2015

447 - CURIOSITA'

C'è qualcosa che mi fa tenere duro e andare avanti, forse è solo la curiosità di vedere la prossima puntata.

sabato 11 aprile 2015

446 - IL BOSS

Ho un gatto che appare di notte e sparisce di giorno, nessuno sa di chi sia e da dove venga.
Alla sera viene in garage a mangiare quello che do al mio gatto e al mio cane, appena vado per vedere non c'è più.
Ho provato quando sento il rumore che sta mangiando ad andare piano, senza che mi senta, apro la porta di scatto ma non c'è e anche il mangiare è sparito
Mentre i miei animali lo lasciano fare, forse è più forte e li intimorisce, è il boss del quartiere, un capo branco, il leader della  gang; infatti mi piscia spesso in garage per segnare il suo territorio.
Sono riuscito a vederlo solo due volte di sfuggita, è tigrato grigio sopra e la parte superiore del muso ed è bianco nella parte inferiore, sul petto e le zampe.
Ho provato a mettere il mangiare fuori dal garage ma sparisce ancor prima, ho provato a metterlo in un altro posto ma sparisce ugualmente, ho provato a tenere chiuso nell'ora solita che mangia tutto mettendo il mangiare più tardi, ma lui stava in agguato e se lo è mangiato.
Allora ho provato a chiudere la porta del garage quando i miei animali non mangiano subito, li ho messi fuori e ho chiuso il garage.
Verso le 5 del mattino ho sentito rovesciare un secchio e muovere in garage.
Cazzo, i ladri.
Ho preso una spranga di ferro e una pila, ho aperto la porta di scatto pronto a difendermi, ma non c'era nessuno, c'era tutto rovesciato e il croccantini del gatto erano stati mangiati.
Il boss dei gatti si era nascosto in casa quando ho chiuso, si è mangiato tutto e gli era venuto poi da cagare per cui cercava di farla in un secchio.
Era sotto la macchina, potevo sgridarlo o picchiarlo, ma ho aperto la porta del garage, che vada.
E' furbo, svelto, intelligente; è meritatamente un vero leader e il vero leader merita rispetto.



giovedì 9 aprile 2015

445 - CANI DA DIFESA

Spudorate dittature
democraticamente elette
da oppressi anestetizzati
e addomesticati
come migliori cani da difesa
dei propri persecutori.

immagine creata da andreasfinottis

mercoledì 8 aprile 2015

444 - IL SORRISO STRAPPATO (racconto)

È sera, un detenuto alto e massiccio viene fatto entrare nella cella, si presenta: “Mi chiamo Giuliano Gibboni.”.
Gli altri tre già lì si presentano:
Angelo Scaramatti 5 anni e sei mesi da scontare per furto e ricettazione, Abdul Kashal tre anni e quattro mesi da scontare per spaccio di eroina, Salvo Cartosio 12 anni e otto mesi da scontare per rapine a mano armata, sequestro di persona e lesioni a pubblico ufficiale.
Giuliano appoggia la sua roba sul letto libero e si siede, lo invitano a raccontare la sua storia, comincia.
"C'era Gisella, una ragazza bella, bionda, carina, simpatica e le piaceva divertirsi
Abitando in un paesino di sabbia e pietre, tra l'afa d'estate e le nebbie d'inverno, quando usciva di casa doveva andare in uno dei tre bar che c'erano, in cui giovani  felici ed entusiasti della vita erano mischiati con anziani delusi rancorosi e con uomini di mezza età attenti a predare ogni opportunità che vedevano.
In quei tristi bar dimenticati dal tempo e dal progresso lei portava un raggio di luce con il suo sorriso magnetico, era come un allegro arcobaleno che cancellava tutte le brutture della vita e ci faceva star bene solo a vederla.
Spesso finiva la serata ubriaca facendo sesso con questo o quello, o con entrambi e altri, nel cortiletto sul retro dei bar, tra tavolini metallici arrugginiti, bidoni pieni di bottiglie vuote e ragnatele.
Dopo la stimolazione orale collettiva ai cazzi presenti, col culo su qualche tavolino si faceva ripassare dal gruppetto che c'era, per lei finiva così una serata in allegria; invece per i maschi meno aperti col cervello iniziava da lì il divertimento.
Sparlavano di lei per riempire le loro squallide giornate,
Un giorno El Boiardo mi ha preso da parte:
- Sai la Gisella, ieri sera in cinque ce la siamo trombata, anzi in quattro, c'era El Merdoso ubriaco come una bestia, non gli veniva neanche duro, aveva la bottiglia del whisky in mano e facendo finta di sbagliarsi le ha versato del whisky sulla figa, lei si lamentava che bruciava ahahahah...-
- Dovreste fare meno gli imbecilli che se si accorge di quanto siete stronzi non ve la dà più e tornate alla vostra media, morite di seghe.-
- ...lei diceva: « Ma non vedi che mi butti il whisky sulla patata,!» ahahahah...El Merdoso le fa: «Hai la patata al whisky, una specialità rara e prelibata, dovresti ringraziarmi!» ahahahah. -.
Mi sono reso conto che era come parlare con la tabella dei gelati disponibili o con l'insegna APERTO, mi sono allontanato, sono salito sulla mia Alfa e sono partito.
Sentivo le palle che si rigiravano, mi innervosiva che una ragazza così si sprecasse con degli ebeti simili, non la meritavano.
L'ho vista in lontananza, veniva verso la zona dei bar da casa sua.
Ho rallentato, abbassato il finestrino e le ho chiesto se le andava di fare un giro con me.
È salita e sono ripartito, non le ho detto dei discorsi del bar, non volevo strapparle quel sorriso allegro e gioioso che aveva, ho inserito una cassetta di Eric Clapton nell'autoradio e siamo andati a zonzo...alla fine della serata avevamo fatto l''amore e, dopo averle spiegato che ero l'unico che la amava veramente e la rispettava, le ho chiesto di sposarmi.
Ci siamo sposati in un freddo e ventoso giorno d'ottobre, lei vestita di bianco tra i risolini soffocati, io col tight e con il cilindro che mi volava continuamente via.
Siamo andati ad abitare in una casa abbandonata fuori paese che avevo comprato con i miei magri guadagni da manovale edile e restaurato durante i fine settimana.
In paese non parlavano che di noi, con odio, perché avevo portato via l'unico passatempo.
Abbiamo avuto un figlio, lei andava col passeggino per le strade del paesino tra i commenti dei paesani, l'avevano soprannominata "mamma bocchinara", mentre io ero il "gibbone cornuto", però lei aveva ancora il suo sorriso e io stavo bene solo a guardarla, perciò non ce ne importava niente degli altri.
Ma un giorno mentre passava davanti a un bar un vecchio alcolizzato si è alzato dalla sedia e le ha urlato a squarciagola: - Questa vuol fare la seria ma l'ha preso anche nel qulllo!!!! -
Tutti quelli del bar si sono messi a ridere all'unisono, lei si è allontanata ed è crollata psicologicamente, è stata la goccia che ha fatto traboccare il vaso di merda del paese, quando sono tornato a casa l'ho trovata che stava ancora piangendo, distrutta.
Le avevano strappato il sorriso e ho capito che era per sempre.
Sono immediatamente corso davanti al bar, ho fermato l'Alfa e sono sceso accecato dall'odio, ho cominciato a menare tutti quelli che mi capitavano a tiro, ho spaccato denti, spezzato polsi, quando ho visto il vecchio alcolizzato che cercava di scappare l'ho inseguito e gli ho spaccato la testa contro il muro.
Tre persone, compreso il vecchio alcolizzato, a causa delle percosse sono morte, per cui ora mi trovo qui in carcere, con 19 anni e mezzo da scontare.".
Salvo Cartosio per mettere il nuovo arrivato al suo posto e fargli capire chi comanda fa la battuta: “E tua moglie bocchinara che fine ha fatto?”.
Un pugno più veloce della luce e più potente di un uragano lo colpisce in pieno volto, tra un fragore di ossa rotte cade steso a terra, senza segni di vita.
Gli altri due lo tastano
Angelo: “È  morto.”
Giuliano: “Meglio così, una merda umana in meno, domani mattina direte che è caduto di faccia dal letto o fate la stessa fine. Ah, al mattino uno di voi mi preparerà la colazione e l'altro mi sveglierà succhiandomi delicatamente il cazzo, i ruoli divideteveli voi.”.
Giuliano Gibboni si mette in branda facendola scricchiolare con il suo peso e si addormenta quasi subito, cercando di trovare nei suoi sogni il sorriso strappato e scomparso di Gisella…e rimane a cercarlo per sempre, con un rudimentale coltello in petto.
Angelo e Abdul mentre dorme lo accoltellano a morte e sistemano i due cadaveri in modo che sembri una rissa tra loro due,
Poi sbattono sui mobili, fanno fracasso, finché non arrivano le guardie, si trovano davanti agli occhi la rissa con i due cadaveri e ci credono.
Nel paesino si tramanderanno di generazione in generazione questa storia, della mamma bocchinara e del gibbone cornuto morto in carcere, mentre il vento continuerà a soffiare la sabbia tra le pietre e ogni speranza di miglioramento se la porterà via con sé, per sempre.






martedì 7 aprile 2015

443 - RIPETENTI

Inseguendo un fine
fra le linee del destino
scegli una carta
dal mazzo delle facce conosciute
e ti sposi
alle rassicuranti tradizioni
alle parole zavorranti
al pensiero condiviso
al lavoro concesso
ai pranzi di famiglia
alle domeniche tristi
ai commenti sportivi del lunedì,
con una residua forma di vita
nei rimpianti illuminati
dalle luci arancioni dei lampioni
con turbinii di
pensieri, speranze, desideri
e tutto il resto
che finisce
in qualche buco
30 bocca, 50 figa, 100 culo.

Ora premi
REPEAT.



giovedì 2 aprile 2015

442 - DEMOCRATICHE SCELTE

Dal telegiornale
che ci parla durante la cena
hanno comunicato
l'eliminazione
di ogni fiore spontaneo
per un perfettamente prevedibile
mondo del cazzo asfaltato.
Il verde sarà dipinto sul cemento
i colori saranno soli nei pixel
le diversità saranno lapidate
e ognuno sarà omologato
a chiunque altro,
però sarà democraticamente libero
di selezionarsi un organo genitale
di comprare i vestiti d'ordinanza
di discernere tra i prodotti disponibili
di farsi moltissimi tatuaggi
e altre fantasmagoriche libertà
potrà scegliere
per immaginarsi diverso
da se stesso.




lunedì 30 marzo 2015

441 - ESCLUSI

Siamo esclusi dal gioco.

Siamo rifiuti nascosti dietro l'angolo.

Siamo gocce di piscio fuori dalla tazza.

Siamo acqua delle pozzanghere iniettata in vena.

Disperatamente
veniamo dopo ogni sole al tramonto,
troviamo luci nei bui delle solitudini disperse,
viviamo nelle distorsioni che deformano
tutte le perfezioni dettate dalle riviste patinate.

Ma in questo falso e imposto mondo
il peggio
non saranno mai i poveri stronzi
fuorigioco
come noi
ma i vincenti
ammirati, adorati
dalle nullità umane perdenti.


BANKSY-GRAFFITI-The street is in play-Manhattan-2013

venerdì 27 marzo 2015

440 - PANORAMI

Palazzine padane
raccolgono noiose forme di vita.

Fuochi
accendono sigarette
bruciando piano
per spegnersi lentamente
nelle esistenze di mute presenze
pensionati, disoccupati, disadattati vari
tra vocali e consonanti al neon
attenti al peso forma
e dimentichi della loro vita,
ammirati i più benestanti
sfilano
impiccati, lasciatisi appesi.

Monotonamente
si coltivano orgasmi
a comando.





mercoledì 25 marzo 2015

439 - NON PARTECIPO

A me partecipare fa vomitare
e non vorrei mai essere un vincitore
esultante per aver sconfitto gli altri
perché perderei
me stesso.

In un posto in disparte, all'ombra,
tra gli alberi lungo i fossi,
lontano dalle piazze e dal loro vociare
lontano dalle risate false per socializzare,
lontano dagli oggetti da esibire,
lì sì
che mi trovo
e sto bene
con me stesso.




lunedì 23 marzo 2015

438 - TUTTO SOTTO CONTROLLO

Schedati, timbrati, certificati.

Ogni forma di dissenso
preventivamente
va approvata e autorizzata
dal comitato di controllo
dei controllori
che autorizzati controllano
e autorizzano i controllati.

Solo chi è stato esaminato
ed è delegato
può parlare
all'assemblea condominiale
esibendo il certificato municipale
in triplice copia fotostatica
con allegate 5 (cinque) fototessera
per ogni genitore o figlio minore
o maggiore a carico
se di reddito pari o inferiore
al cumulo degli interessi maturati
dai contributi versati
da entrambi i genitori
o di chi ne fa le veci
moltiplicati
per la somma
ottenuta dalla sottrazione
del dividendo dal coefficiente dato
convertendo l'articolo 219.842.786.126 bis
della legge speciale,
comma 875, paragrafo 982 barrato
la riga dopo
il topo morto putrefatto
tra i registri impolverati
e dimenticati accatastati
in armadietti di metallo
tra il ticchettio degli orologi
rimbombanti
su inutili documenti abbandonati
che hanno eliminato
ogni forma di vita.






venerdì 20 marzo 2015

437 - FUORI CATALOGO

Non sono una categoria
non sono una definizione
non sono un oggetto
da catalogare e mettere
sullo scaffale
con l'etichetta che mi definisce.

Esisto e resisto
tra un caos di idee
di coraggi, di paure
con razionalità, con follia
abitudinario, imprevedibile
evanescente, persistente
non sono e non sarò
mai
quello che pensi.

Se ti piace tanto
stacci tu nel catalogo
con la tua rassicurante etichetta
appesa all'alluce.

Io sono solo io.




giovedì 19 marzo 2015

436 - LA SETTA

Quando di notte mi sento solo e ho voglia di compagnia salgo sulla mia vecchia macchina prossima all'autodemolizione, vado al distributore automatico e faccio 10 euro di benzina, poi mi avvio lungo le strade più desolate che conosco.
In quel profondo della notte in cui non c'è nessuno anche di giorno mi sento in compagnia, accendo la radio su qualche programma jazz, rivivo nella mente e rido con episodi divertenti del mio passato, passo affettuosamente il braccio dietro il poggiatesta del sedile accanto, così mi sembra d'essere in compagnia con una ragazza che mi ama e sto meglio, ogni tanto le dico qualcosa.
Ora sto passando lungo una stradina che costeggia la pineta, dal lato opposto della strada invece si aprono infiniti e desertici campi di terra arati, in questa notte di novembre dai finestrini leggermente abbassati percepisco l'odore di terra rivoltata, le viscere del terreno spandono nell'aria i loro umori.
All'improvviso vedo una ragazza che cammina nella pineta, con un vestito bianco lungo, una fascia bianca in fronte che trattiene i capelli lunghi e mori, mi pare scalza, sarà a 30 metri dalla strada, cammina tenendosi accanto a dove iniziano i pini.
Rallento, mi fa un ampio cenno con un braccio, come a invitarmi ad andare da lei, sono spaventato da quella visione improvvisa, razionalizzo, potrebbe aver bisogno d'aiuto, blocco la macchina.
Scendo e cammino verso di lei.
Lei entra nella pineta e mi fa il gesto di seguirla. Mi fermo un attimo, spero non sia un trappolone, spero non sia con qualcuno che mi assale, torno indietro alla macchina,  dalla borsa degli attrezzi sotto il sedile senza farmi notare prendo un taglierino e me lo metto in tasca, tolgo le chiavi e chiudo a chiave la portiera, ritorno verso la pineta.
Lei la intravedo tra i primi pini, mi sta aspettando.
Quando le sono vicino le chiedo:  - Ma cosa ci fai in piena notte da sola nella pineta? Hai bisogno di qualcosa?
Lei con un fil di voce mi risponde:
- Ssssssshhhhh non parlare ad alta voce, rispetta lo spirito degli alberi, sussurrami solo le tue parole più dolci, parlami del tuo amore.
- Ma che cazzo ti sei fumata? Dai vieni che ti riporto a casa, prendi freddo scalza e ti ferisci i piedi.
- Non posso abbandonare la foresta, perdo il mio spirito se mi allontano da questo mio habitat.
- Ma lascia perdere che non è una foresta è una pineta, vieni via che qua è pieno di merde cagate e fazzoletti sborrati o smerdati, che spirito vuoi che ci sia, e sta attenta che non ti pianti una siringa in un piede.
Esce dalla penombra, la vedo in faccia illuminata dalla luna, è sui venticinque anni, bianchissima, magrissima, mi porge la mano, la prendo, è fredda.
- Senti che mano gelida che hai, dai vieni che ti prendi un malanno qui scalza e al freddo.
Si avvicina a mi bacia, ha la bocca che sa di terra, la lingua è calda e mi penetra, ricambio il gioco. Sono già eccitato come un toro da monta. Le tocco le tette, lei con una forza inaspettata mi blocca le mani.
- Puoi solo baciarmi, puoi solo ascoltare il mio spirito e farti penetrare da lui.
- Solo baciarti, ma che è? Non sarai di qualche religione del cazzo che proibisce anche di toccarsi i genitali.
- Sono la figlia della foresta, il mio spirito guida è il mio maestro Skarkaio Papalon.
- Cos'è un indiano?
- No era un disoccupato veneto che bestemmiava e sputava sempre a terra, i suoi compaesani lo ritenevano uno stupido e lo avevano soprannominato Skarkaio Papalon, ma lui un giorno camminando nella foresta in cerca di pinoli ha avuto un'illuminazione, ha adottato il nome che voleva denigrarlo e ne ha fatto il punto di partenza di una nuova vita, in cui le brutture del mondo ti scivolano via, e tu diventi più forte con lo spirito della natura nelle foreste che ti protegge dalle negatività di questa civiltà.
- Ah ho capito adesso chi sei! Sei una dei drogati che vivono nelle roulotte sull'argine del canale.
Skarkaio ho capito chi è, è un idiota che rubava le autoradio per farsi, aveva fregato anche la mia che avevo, ora si è messo a fare il guru del cazzo per i fessi che ci credono, ha fatto quella specie di villaggio abusivo con le roulotte, così con le quattro fregnacce che racconta  ha chi vende i braccialettini, spaccia o chiede la carità per lui, ed è pieno di soldi. Non farti fregare da quell'imbecille.
- Non parlare così di Skarkaio, è il mio maestro di vita, è la  mia vita, è tutto.
- E' uno stronzo, ascolta me.
- Lui è Dio.
- Allora va affanculo tu e il tuo dio del cazzo, svegliati, dio non frega le autoradio, dio non è un pezzo di merda.
Lei si mette le mani sulle orecchie e si mette a piangere: - Non puoi parlare così di Skarkaio, mi fai morire dal dispiacere.
Mi dispiace vederla piangere, la sento come una creatura indifesa e sofferente, mi avvicino e le dico:
- Scusa, non volevo farti star male.
L'abbraccio e le bacio la fronte.
Lei si asciuga le lacrime col dorso delle mani, poi mi guarda sorridendo e mi dice:
- Tu hai solo bisogno di tanto amore, ora prego per te.
Si inginocchia davanti a me con le mani giunte, chiude gli occhi rivolgendo il viso verso l'alto, la luna le illumina il viso, è bellissima.
Le chiedo: - Stai pregando per me?
Senza rispondermi mi apre la cintura e mi abbassa i pantaloni, mi abbassa i boxer e comincia a succhiarmelo tenendo le mani giunte.
- Sì, cazzo sì, questa sì che è una bella preghiera, e bravo Skarkaio, si è inventato una bellissima religione, mi dispiace averne parlato male.
Lei sentendo le mie parole si entusiasma e me lo succhia con maggiore impegno, si stacca un attimo e mi dice:
- Prega anche tu, ricambia.
Mi abbasso, mi stendo a terra, la faccio salire sopra di me in posizione inversa, le alzo il vestito ed è senza mutande, inizio a leccarla mentre lei riprende a succhiarlo.
Ha la figa sporca di  residui di piscio, sputo via, le ho fatto il bidet, riprendo col leccaggio,
Un sessantanove lungo e strepitoso, ci veniamo addosso quasi contemporaneamente, a pochi secondi di distanza.
Lei si volta, mi raggiunge e mi bacia in bocca, dicendomi:
- Grazie di aver pregato con me, ora sei anche tu un figlio della foresta, vieni a pregare con noi.
- Ma io...
Si alza e mi prende la mano: - Dai vieni con me.
La seguo sistemandomi i calzoni, attraversiamo la pineta per un duecento metri, e sbocchiamo su una stradina sterrata che porta all'argine del canale dove ci sono le roulotte di Skarkaio e i suoi adepti.
Arrivati alla roulotte lei bussa alla roulotte  più grande e nuova:
- Chi è che rompe i coglioni al Grande Maestro Skarkaio a quest'ora?
- Sono Samantha, Mi scusi Grande Maestro ma ho trovato un nuovo fedele.
- Fallo venire dentro a pregare con me.
Samantha mi dice: - Vai il Grande Maestro ti aspetta.
Entro, chiudo la porta alle mie spalle, Skarkaio è girato, si volta con il cazzo fuori, mi riconosce.
- Tu! Cosa fai qui? Cosa vuoi?
Gli tiro un calcione sullo stomaco che si piega in ginocchio, gli stringo la sciarpetta che ha al collo con la sinistra, sollevandolo, fino a farlo stare in punta di piedi, con la destra estraggo dai calzoni il taglierino e glielo punto alla gola
- Senti buffone merda umana, una volta mi hai fregato la radio e non ti ho trovato per sfondarti, so che sei stato tu, ora ascoltami bene: dici a Samantha che deve venire con me e starmi sempre vicino, che sarò io il suo maestro di vita da adesso in poi, altrimenti ti spacco le ossa e poi ti butto nel canale.
- Va bene, va bene, dai non stiamo a litigare, non farmi male, scusa, ti do anche i soldi dell'autoradio.
Lo lascio, apre un cassetto e mi porge due biglietti da cento euro, li prendo e me li metto in tasca insieme al taglierino, costava 70 euro l'autoradio, ci guadagno.
Apre la porta della roulotte e chiama Samantha.
Lei sale nella roulotte.
- Ascoltami Samatha, quest'uomo ho percepito che è la tua guida, da adesso sarà lui il tuo maestro di vita, io ho finito il percorso con te, inizia il suo che continuerà per il resto della tua vita.
Lei si mette a piangere, e si inginocchia a terra:
- Grazie Grande Maestro Skarkaio, posso ringraziarla pregando un'ultima volta con lei?
Le urlo: - NO!
La afferro per le spalle e la sollevo.
- Puoi pregare solo con me da adesso in poi.
- Grazie Grande Maestro Cometichiami?
- Mi chiamo Luca Andetti, tu chiamami Luca e basta, senza grandi e maestri.
Lei si abbassa per pregare succhiandomelo.
La rialzo: - Vieni con me a casa mia, che preghiamo lì e a lungo.
La porto a casa.
Tre mesi e mezzo di passione e felicità.
Poi un giorno mi dice: - Chiamandoti Luca invece di Maestro ti vedo in un'altra luce, come umano, ho cominciato a pensare a me stessa e ho deciso di andare via, riprendo a studiare all'università che mi mancano solo tre esami per laurearmi in economia, è stato bello ma non sento più quella devozione che avevo all'inizio.
- Non andartene Samantha, dai, ti voglio bene, sto male se te ne vai.
- Mi dispiace Luca ma non sento più quella devozione. Devo andare. Ciao.
- Ciao.
Esce.
Penso che Skarkaio è più furbo di me, allontanandomi dalla soggezione religiosa non facendomi chiamare Grande Maestro alla fine ha visto l'umano che sono e non l'idealizzazione del divino, così l'ho persa.
Però finalmente è una donna libera, in fondo sono più contento così, perché la amo veramente.



mercoledì 18 marzo 2015

435 - QUANDO FUORI PIOVE

Parole
piovono
tra miliardi di altre
tra miliardi di niente
pezzi di noi
pezzi di qualcosa
che quando ti pare di afferrarlo
svanisce
correndo via
mentre io
nell'acqua
confuso ti guardo
chiedendomi
domande
di cui non so la risposta.
ma intravedo un sentiero tortuoso
che esce dai soliti pensieri
che oltrepassa l'orizzonte
andando
verso il ciglio dei tuoi occhi
verso la realizzazione dei miei sogni
così, semplicemente, distrattamente
tra questa pioggia
anche noi
ci vediamo dentro
e scorriamo via.




domenica 15 marzo 2015

434 - OSSERVANDO

Non parlatemi di niente,
non seguo gli interessi comuni
per cui spesso non so cosa dire.
Di solito me ne sto in disparte
guardo la gente che passa
la guardo senza parlare e senza pensare
la osservo per qualche secondo
poi la mia attenzione inevitabilmente è attratta da altro,
magari da una nuvola che passa velocemente e solitariamente,
oppure da un cane randagio che corre sul marciapiede opposto
verso un nulla o un qualcuno,
oppure da un gatto misterioso che esce dall'ignoto
e nessuno lo ha mai visto ma poco dopo sparisce
e per sempre.
Ecco cosa sono
sono uno scrutatore di attimi che fuggono.
Fuggono
mentre io li tengo dentro
poi a volte mi escono
dopo anni e anni
mischiati con le parole che scrivo
a caso.



venerdì 13 marzo 2015

433 - LA FARSA QUOTIDIANA

Vedo troppi buffoni in posa
per rendersi interessanti
rendendosi ridicoli.

Tutti trasgressivi
ma fidanzati in casa,
tatuati e sovversivi
solo se moda comanda,
atei e blasfemi
vanno alla Messa di Natale,
contro ogni potere
però lavorano raccomandati,
odiano le banche
col bancomat riempito dal papà,
illuministi e razionali
che mi chiedono segno e ascendente,
ecologisti amanti della natura
sul suv tremilacinquecento di cilindrata,
salutisti che controllano ogni etichetta
tra una sigaretta e una pasticca.

Lasciate perdere, lasciatevi perdere.

Rilassatevi, tranquillizzatevi
e non sforzatevi ad atteggiarvi
tanto
non ci crede nessuno,
nemmeno voi stessi.


lunedì 9 marzo 2015

432 - MARCHIATI

Un marchio
ti marchia la mente,
indelebilmente,
si sistema
nei tuoi ricordi più cari,
diventa un virus
che ti spinge
in maniera compulsiva
a venderti
per comprarlo.


domenica 8 marzo 2015

431 - JEAULOUS GUY

Nuvole con una leggera pioggia
fuori dai vetri
dentro lui, con la testa di lei appoggiata al petto
con le dita la pettina
le sfiora le palpebre
le labbra
la bacia
e rivede fotogrammi nella mente
che ripropongono il loro album
ripensa con nostalgia a quel corpo animato
immaginato avvinghiato insieme a un altro
rimasto abbandonato nel letto rosso
sangue che cola
e la polvere da sparo è deposta
sull'album di nozze.
E' solo
un ragazzo geloso.


domenica 1 marzo 2015

430 - IN QUESTA SOCIETA'

In questa società
che si vinca
o che si perda
si resta sempre
nella merda.
E' il gioco che è sbagliato.