Se apprezzate e volete offrirmi una birra o una pizza, vi ringrazio immensamente:

martedì 31 gennaio 2017

615 - POESIA E SOCIAL NETWORK

La poesia sui social  è un mondo a parte, che si regge sul consenso reciproco, ma fuori dal cortile che si creano svaniscono quasi tutti.
Restano solo le parole sincere.

domenica 29 gennaio 2017

614 - THE RIVER

Tra le canzoni migliori di tutti i tempi metterei "The River" di Bruce Springsteen.
Magari è come con le altre canzoni che si preferiscono, ci piacciono in modo particolare per i ricordi personali che si portano appresso, ma questa mi pare anche ascoltandola obbiettivamente che sia indiscutibilmente meravigliosa
Si tratta di una canzone adatta a percorrere miglia e miglia nella notte, a bordo di una grande e comoda automobile lanciata lungo qualche highway americana, circondati da scenari naturali.
Mentre nel mio caso ricordo che eravamo su una piccola Nsu Prinz beige di un mio amico, nella notte, ma lungo strade provinciali, con un impianto stereo che lo aveva fatto diventare mono, in quanto aveva comprato due altoparlanti Pioneer scontatissimi, perché uno non funzionava.
Giravamo per ore nella notte, abbastanza sconvolti, su questa auto minuscola, lui alla guida e io a fianco, con la mano mi reggevo a una maniglia che c'era sul cruscotto dal lato passeggero, come se facessimo i 200 all'ora, quando invece facevamo al massimo i 60 all'ora. Era un'auto comoda nonostante le dimensioni, con dei sedili ben imbottiti. Trovavamo anche spesso da accoppiarci in posti sperduti, paesini dimenticati da Dio e dagli uomini, spersi tra la pianura padana e il mare, in cui arrivavamo alla sera su quest'auto da cui si vedevano a bordo due nasi tra i capelli, in quanto avevamo i capelli lunghi entrambi, anche sul volto, da cui spuntavano i nostri due nasoni, uno più grande dell'altro. Lui assomigliava un po' al chitarrista degli Who, Pete Townshend, mentre io con quei capelli e gli occhiali tondi in quel periodo mi dicevano che assomigliavo un po' a John Lennon, altre volte al tastierista dei Doors, Ray Manzarek.  Io ero più influenzato dal punk rock e dai nuovi suoni new wave, mentre lui era più portato per il rock blues più classico dei miti del rock, ma Led Zeppelin, Who e Rolling Stones piacevano ad entrambi, poi Motorhead e AC/DC, però in quel periodo c'era The River quasi fisso sullo stereo mangiacassette. Faceva da contrappunto alla nostra allegra demenza, da sottofondo per le riflessioni serie, ci ricordava la malinconia del vivere e l'energia della ribellione che faceva fuggire dalle convenzioni, era un socialismo rock incarnato nel Boss, che stava dalla parte di chi aveva problemi, dell'altra America, quella gente con i problemi comuni, vagante per le strade che attraversava le zone buie degli esclusi da quel sogno americano creatore di illusioni patinate, per spingere la gente a consumare fino a consumarsi per raggiungerle, no, il Boss ti diceva che vai bene anche tu con la tua normalità, non sei un perdente bensì una persona reale e lui era con te, ti capiva, si sgolava cantando le nostre canzoni, era la colonna sonora giusta, si esibiva in concerti interminabili, senza risparmiarsi, un vero operaio del rock, un operaio miliardario d'accordo, ma perlomeno lo percepivamo meno stronzo e più simpatico di molti altri.
In ogni caso noi attiravamo l'attenzione in quei luoghi dispersi, vestiti strani e con i capelli lunghi,
facevamo anche degli atti comici, per esempio se c'era la strada che conduceva alla piazzetta del paesino che scendeva dall'argine fino alla piazza e poi la strada proseguiva risalendo sull'argine, lui  scendeva dalla discesa con il cambio in folle e proseguiva per inerzia la corsa sulla strada che saliva, finché l'auto si fermava e accelerava in folle, sembrava che l'auto non ce la facesse a salire, metteva la retromarcia e scendeva facendo il giro della piazza in retromarcia; oppure se c'erano delle buche sulla strada fingevamo che stesse per esplodere l'auto, mettendoci le braccia davanti al volto; eravamo una specie di Freak Brothers che facevano i pagliacci, attirando le risate e l'attenzione dei giovani del luogo, facendo facilmente amicizia attaccavamo discorso con le ragazze che c'erano ed erano il nostro vero obbiettivo, poiché il fine era divertirci e fare sesso, il più possibile.
In vita mia non ho più visto uno abile come lui a smutandare le ragazze appena conosciute, dopo neanche mezz'ora con una che non aveva mai conosciuto prima, mentre si parlava, cominciava a limonarla e rovistarle nelle mutande, in mezzo a tutti, senza appartarsi, pochi minuti dopo magari gliela stava leccando, è capitato anche su una panchina in mezzo alla piazza del paese, con la gente che passava e guardava, ma la tipa era tutta presa e non se ne curava, lui meno ancora visto che era veramente senza vergogna.  Mi sorprendeva in particolare quando riusciva a farlo anche con tipe che sembrava se la conservassero con cura, apparentemente bigotte e represse, di quelle che ci si immagina nude con la muffa sulla topa pelosissima, a forza di ignorarla e tenerla rinchiusa nelle mutande. Era avvantaggiato dal fatto che puntava soprattutto le bruttine e pure le bruttone, queste non essendo abituate a molte attenzioni si scioglievano trovandosi davanti uno che a ogni parola trasmetteva loro un preciso messaggio : "Mi piaci, ti desidero, voglio far sesso con te, adesso, subito!"
Sembrava uscito da un film porno e in effetti era un po' così, perché era cresciuto leggendo continuamente le riviste porno fregate a suo fratello molto più vecchio di lui, poi da giovanissimo aveva trovato una sposata di mezza età e alcolizzata che lo faceva trombare, anche con suo marito cornuto felice in casa, perciò aveva acquisito quella visione del sesso molto spontanea e naturale, era un abilissimo vero artista del cazzo.
Così lui mi tirava la volata e combinavo qualcosa pure io con qualche altra ragazza, magari pure più carina di quella con cui stava accoppiandosi lui, nonostante fossi mille volte più imbranato nell'approcciarmi; se ero da solo una doveva strofinarmela in fronte, per farmi capire che ci stava.
Tra i
I capelli lunghi bruciacchiati davanti quasi ogni volta che mi accendevo una sigaretta, le birre, i profumi delle notti d'estate...con "The River" in sottofondo; tuttora, dopo decenni, quando riascolto l'album e la canzone omonima in particolare, mi ricordo quel periodo e mi pare di percepire ancora tutti gli odori di quel tempo andato.
Lui una sera mentre stava tornando da un matrimonio di un suo parente, dove aveva trovato un cameriere che aveva del fumo, rintronato al massimo da alcol e fumate, è finito in un fosso profondo con la Prinz, distruggendola.
Venne con la bicicletta da donna di sua madre al bar a raccontarcelo, quando gli chiedemmo dove era successo ci disse la strada e che era successo nel punto in cui c'era il curvone.
Ma non c'era nessun curvone su quella strada, così andammo in quattro su con uno che aveva una Fiat 124 a vedere dov'era il curvone che diceva lui.
Scese dall'auto e ci mostrò un punto lungo il rettilineo: "Qui sono uscito di strada!"
Effettivamente si vedevano ancora dei pezzi della Prinz nel fosso, ma la strada la vedevamo tutti, tranne lui, come una linea retta, le prime curve erano due chilometri dopo da un lato e oltre tre chilometri dopo dall'altro. Ma si arrabbiò molto perché non vedevamo la curva che vedeva lui, allora stemmo zitti, pensammo fosse lo choc per l'incidente recente o era veramente potente quello che si era fumato.
Comunque era più addolorato per essersi rovinato il vestito a rigoni nuovo che per la macchina distrutta, ma era contento per essere riuscito a salvare l'autoradio e i per lui preziosi altoparlanti.
Ci disse che voleva prendersi un'auto più elegante.
Infatti dopo pochi giorni arrivò al bar con un auto di un elegante colore blu scuro, ma era un'altra Prinz Nsu, trovata d'occasione con centinaia di migliaia di chilometri fatti, ci aveva già istallato il suo impianto stereo/mono, con un altoparlante che non funzionava, con Bruce Springsteen che stava suonando e cantando le storie di chi era rimasto escluso dal sogno americano.





613 - PREMI POETICI

Sono contrario in genere ai concorsi letterari.
Gli unici premi letterari degni di considerazione sono i concorsi di poesia paesani, senza contributo d'iscrizione, in cui i poeti vengono premiati con prosciutti o salsicce e una confezione di pane biscotto per tutti i partecipanti.
Almeno hanno un senso, perché i poeti hanno sempre fame, più di un cane da caccia cieco e abbandonato.

martedì 24 gennaio 2017

612 - CAMBIAMENTI

Vorrei cambiare tutto
in questo tempo che viviamo
su questo pianeta
rinnovando
le parole,  i gesti
le convenzioni che ci imbrigliano
i pensieri che ripetono il dettato
i sorrisi falsi che nascondono coltelli.

Sono stanco di ripetermi
e di leggere chi si ripete
con le delusioni
delle illusioni
atte a nasconderci la realtà.

Devo cambiare
ma mi limito
a cambiarmi di mutande
in precario equilibrio
su orologi e calendari
indifferenti.



martedì 17 gennaio 2017

611 - ATMOSFERE ALCOLICHE

In una fredda domenica sera di dicembre, tra la nebbia della pianura padana camminando per il mio paese, mentre passavo davanti a un tabellone dove attaccano le epigrafi, ho visto è morto uno della mia età che conoscevo, è morto in Gran Bretagna.
Erano decenni che non lo vedevo, faceva il pizzaiolo.
Ricordo ci siamo ubriacati insieme diverse volte negli anni 80, delle volte lo fermavano le forze dell'ordine, che ci controllavano in continuazione come se fossimo dei terroristi, lui in un'occasione urlò: "Io leggo Bukowski e seguo la sua filosofia di vita, che potete capirne voi!" Loro rimasero perplessi, non sapendo chi fosse Bukowski avranno creduto fosse un qualche santone indiano che diceva agli adepti di ubriacarsi.
Lui si chiamava Vincenzo, ma aveva una mamma che lo chiamava dalla finestra della vecchia casa di campagna dove abitava con urla disumane e con accento siciliano: "Viiiiiiiincenziiiiiiiino". Con le galline e le  anatre circolanti attorno a casa che le facevano il coro.
Vincenzo era di media altezza, con i capelli lunghi castano chiari, lo si trovava quasi sempre dal suo amico che abitava vicino a casa sua chiamato Delirio, era un bel ragazzo moro somigliante vagamente a Jim Morrison, perennemente ubriaco al punto che gli veniva a volte il delirium tremens. Erano in quattro amici, ma gli altri due era come se non ci fossero, perché uno era Figomane, un muratore basso e magro, vestito con abbigliamento firmato nel tempo libero, aveva la fissazione della figa, viveva/pensava/parlava/agiva solo per trombare, puntava una ragazza, si fidanzava in casa, lei gliela dava e dopo un mese o due al massimo la lasciava e iniziava con un'altra, sempre così, per cui non c'era mai in loro compagnia; l'altro era Paranoia, un orfano che viveva con i nonni, sembrava un cantante sanremese dell'epoca per come si vestiva e i capelli ricciolini ben sistemati, voleva fare lo sballato ma non aveva né la mente né il fisico adatti e finiva che stava sempre male, lo lasciavano a  casa e non lo portavano quasi mai via con loro, altrimenti se succedeva vomitava nei bar, dovevano chiamare il dottore oppure una volta successe che si fumò tre tiri di una canna poi andò a casa, dicendo ai suoi nonni che stava male, si era drogato. Così sua nonna spaventata corse a chiedere ai vicini se sapevano il numero telefonico di San Patrignano, voleva telefonare affinché venissero a salvarlo. Per poco non lo portarono in comunità per tre tiri a una cannetta.
Arrivavano in paese in autostop Vincenzo e Delirio già ubriachi e si univano a noi in una birreria, per ubriacarsi ulteriormente.
Raramente capitavano con Paranoia, che posssedeva una vecchia Sunbeam blu con del nylon opaco attaccato col nastro da pacchi come lunotto, perché una volta aveva una radio vecchissima e nel parcheggio della birreria gli sfondarono il cristallo del portellone posteriore per fregargli la radio.
Lui era disperato, il cristallo era introvabile e costava una cifra mentre la radio non costava niente, come non bastasse per aggravare la situazione gli  amici chiamarono me per fare le indagini, poiché io e un altro, il  Norvegese, eravamo dei punti di riferimento per gli alcolizzati della birreria, forse perché avevamo gli occhiali entrambi, avevamo fatto malamente le superiori, leggevamo tutti i giorni il giornale...ma credo anche per il fatto che eravamo pure più grandi e grossi della media, dato che c'era un altro tipo che aveva studiato più di noi, era all'università, ma era basso e mingherlino, quindi non lo badavano, nemmeno se diceva una cosa giusta, e pure tra me e il Norvegese essendo lui più grande e grosso era più considerato, se avevamo due opinioni differenti quella del Norvegese era più tenuta in considerazione; però di solito trovavano solo me, essendo in Norvegese mezzo depresso veniva poco in birreria, preferiva andare al mare sugli scogli di notte da solo, con un fiasco di vino, a ubriacarsi e immalinconirsi. Venivano in cerca di noi due per chiederci quando non capivano qualche parola, qualche articolo di giornale, qualche notizia in tv o se succedeva qualcosa come in quel caso, un furto inspiegabile visto che era una radio da due lire e vecchia, inoltre i ladri di solito rompono il finestrino non il lunotto, non c'era il Norvegese così chiamarono me per capire quel mistero, andai con andatura barcollante per il carico di alcol ingurgitato, guardai e vidi più vetri all'esterno che all'interno dell'auto, quindi conclusi che la rottura era stata causata dall'interno, era una messa in scena, se l'era rotto lui il vetro e si era fregato la radio, il caso era risolto.
Paranoia, quasi piagnucolante, mi chiese che motivo avrebbe avuto per rubarsi la sua radio,
"Per avere il rimborso dall'assicurazione!" Sentenziai io.
Allora tirò fuori le carte dell'assicurazione dal cruscotto per farmi vedere che non aveva la copertura sui furti e sui cristalli rotti, controllai malfidente, poi diceva che se era stato tutta la sera con noi come poteva essere uscito per fregarsi la radio; intervenne uno dicendo che però si era allontanato un paio di volte per andare in bagno, poteva essere uscito dai finestrini del bagno, per dimostrare la mia imparzialità fermai il discorso, dicendo che i finestrini avevano delle sbarre in ferro, non poteva uscire da lì.
Sorrideva Paranoia, felice di non essere più il principale sospettato.
Gli consigliai di attaccarci un nylon altrimenti il lunotto gli costava più che una nuova macchina, disse che aveva del nylon grosso che metteva suo nonno per riparare le gabbie dei conigli d'inverno, risposi che quello era perfetto.
Poi mi accorsi che una coppia di tossici strafatti avevano l'auto poche decine di metri più in là, erano una specie di Sid e Nancy locali, andai, chiesi a lui se aveva una radio da poco e mi disse che ne aveva rubata una poco prima, ma faceva talmente schifo che l'aveva buttata via, domandai dove l'avesse gettata e rispose che l'aveva buttata nel canale, che scorre accanto alla strada..
Tornai nella comitiva della birreria, ma lo tenni per me quello che mi disse lo strafatto Sid tossico, era mio amico, mi registrava delle sublimi cassette con i suoi dischi punk che altrimenti non avrei potuto comprarli e ascoltarli, ero un investigatore che non tradisce gli amici, inoltre Paranoia mi stava un po' sul cazzo per la sua imbecillità, per cui decisi che si arrangiasse col telo in nylon dei conigli e che si comprasse una radio decente.
Vincenzo era più loquace e socievole di Delirio quando erano sobri, mentre quando come al solito erano bevuti si invertivano i caratteri, Vincenzo diventava taciturno e cupo mentre Delirio diventava goviale e iniziava  raccontare delle storie mitologiche di campagna ai confini della realtà, con onnipresenti riferimenti alcolici, ne ricordo alcune.
In una un tipo era stato mandato dal proprietario dell'azienda agricola in cui lavorava in paese, a circa 10 km di distanza, a ritirare delle carte con un motorino 50 cc  fatto come una moto da corsa, che guidava stando steso, lui dopo aver ritirato le carte si è messo a girare i bar del paese ubriacandosi, così tornando sulla provinciale col motorino a tutta velocità c'era l'autobus che stava uscendo dallo stop e lui doveva girare, invece ubriaco com'era è andato dritto, piantandosi di testa sulla fiancata dell'autobus, sfondando la lamiera: lo hanno ritrovato in mezzo alle valigie nel portabagagli dell'autobus con la testa gonfiata come un pallone e ai primi soccorritori ha detto: "Sento bruciore sulla fronte, penso mi sia scoppiato un brufolo!" Da allora è rimasto cerebroleso.
In un'altra un tipo che andava a raccogliere le fragole aveva mangiato 17 uova sode e bevuti 18 bicchieri di vino, all'osteria nella pausa pranzo a mezzogiorno, poi era tornato a raccogliere le fragole, ma mentre era chinato la fermentazione per quello che aveva ingurgitato gli ha fatto mollare una scorreggiona, talmente potente e pestilenziale che quello che raccoglieva le fragole chinato dietro di lui, con la faccia vicina al suo culo, è svenuto.
Un'altra era quella del fuochista, nella frazione di campagna dove abitavano loro avevano organizzato una festa parrocchiale, facendo una colletta per fare alla sera anche un grande spettacolo pirotecnico, era un caldo giorno d'estate e l'addetto ai fuochi artificiali è arrivato alla mattina con il suo aiutante, sono andati all'osteria con una grande tanica di plastica a farsela riempire di vino, così alla sera lui e l'aiutante se l'erano scolata tutta; quando è giunta l'ora di fare i fuochi artificiali loro ubriachi duri hanno iniziato a spararli ad altezza della gente, i fuochi passavano a pochi centimetri dalle teste, si è creato uno scompiglio con un fuggi fuggi generale, sono corsi tutti via, come fossero sotto i bombardamenti.
Storie simili, spesso ripetute.
Oppure ti raccontava qualche barzelletta che gli avevi raccontato tu la sera prima, e si era scordato che eri stato tu a raccontargliela.
Nelle sere d'estate andavamo al mare con le auto, capitavamo spesso in un locale di un pregiudicato della zona che si vantava di essere stato in manicomio criminale e veniva chiamato Mannaia, perché tempo prima, dopo averci litigato, aveva inseguito uno con una mannaia per farlo a pezzi.
Il locale era affascinante, in mattoni faccia a vista dentro e fuori, immerso nel verde, molto ampio, diviso in due parti, bar/pizzeria sulla sinistra e sul lato destro c'era la discoteca in vecchio stile anni 70, con una pista dentro e una zona relax tra i pini della pineta con cui confinava; dentro come arredamento sembrava uno di quei locali in cui ambientano i film di gangster alla Scarface o dei telefilm di Miami Vice, era pure frequentato da persone simili.
Mannaia era basso, magro, tutto nervi, mezzo calvo con i capelli all'indietro lunghi sulla nuca, sembrava parennemente incazzato, con voce roca urlava parolacce e bestemmie in continuazione, sempre vestito tutto di nero con diverse collane d'oro che brillavano tra la camicia aperta; lui curava la zona discoteca, mentre la zona bar/pizzeria era curata da sua moglie, che era diversissima da lui, più alta, sempre buona e calma, assomigliava a Renato Zero, anche per come si vestiva, piena di lustrini, così faceva le pizze e capitava che qualcuno trovava dei lustrini dei suoi abiti tra i carciofini o i funghetti nella pizza; era anche una fanatica cattolica e aveva riempito la zona dove faceva le pizze di santini, foto dei papi e calendari religiosi.
Avevano delle attrazioni sconosciutissime, cantanti dai nomi mai sentiti che guardandoli sembravano più degli ergastolani che dei cantanti, erano di solito suoi ex compagni di carcere o manicomio criminale che si erano messi a fare i cantanti, alcuni avevano un certo successo di pubblico perché si accompagnavano a minimo un paio di ballerine che sembrava le avessero raccolte tra le più vistose mignotte della tangenziale, mentre cantavano si spogliavano, alcune solo del reggiseno ma quelle di maggior successo si toglievano pure le mutande, attirando così un certo pubblico.
Però Mannaia disprezzava quel tipo di pubblico beota, diceva sono troppo ignoranti, gli facevano schifo, preferiva quelli come noi,  avevamo uno stile che gli piaceva, infatti ci faceva entrare sempre gratis quando ci vedeva, perché gli stavamo simpatici, veniva a sedersi con noi a raccontarci delle sue ultime avventure sessuali. C'era una battona africana altissima e magra che a lui piaceva particolarmente, in teoria sarebbe stata la fidanzata di uno spacciatore senegalese di fumo e cocaina che girava sempre per il locale, ma in realtà batteva, Mannaia diceva che gli piaceva più di tutte perché aveva il pelo che le arrivava quasi fino al'ombelico e a lui sembrava di stare sul suo sofà di casa preferito, in velluto marrone scuro, quando se la trombava.
Se non c'era lui all'ingresso si entrava ugualmente senza pagare, perché c'era un buttafuori alcolizzato, con i baffi a manubrio e la pancia prominente, che si cagava addosso anche le budella solo a guardarlo con la faccia seria, si andava dritti e lui non ci fermava mai per farci fare il biglietto, era un non violento, se c'era una rissa invece di prenderli e buttarli fuori andava sorridente e faceva amicizia, pagava loro da bere, così pochi minuti dopo ancora più ubriachi si stavano menando di nuovo e peggio di prima, finché non arrivava Mannaia, minacciandoli di morte li buttava fuori con dei calci nel culo.
Cercava di attirare gente con iniziative tutte sue Mannaia, una volta aveva scritto su un grande cartello che quella sera si estraeva come premio una nave, uno perplesso andò a chiedergli che nave fosse, lui si incazzò come una belva perché lo aveva messo in dubbio, iniziò a sbraitare contro il tipo, che lui era uno di parola, se scriveva che c'era una nave quella sera in premio era tutto vero e c'era veramente una nave, nessuno doveva dubitarne; prese il tipo per un braccio e lo tirò dicendogli che ora gli faceva vedere che lui era di parola, lo strattonò violentemente fin davanti a un tavolino, su cui c'era una bottiglietta in vetro, con dentro una nave, fatta con gli stuzzicadenti, probabilmente da qualche suo amico galeotto, per passare il tempo in prigione.
Aveva come animale domestico da compagnia, invece di un cane, una capra di quelle grandi bianche con la barbetta; la teneva in un recinto accanto alla zona esterna al locale, quando era particolarmente bevuto ed euforico la portava in discoteca e in pista ballava con lei, che si metteva sulle due zampe posteriori e posava le zampe anteriori nelle sue mani, poi finito il ballo lui tirava fuori il pacchetto di Marlboro rosse dal taschino della camicia, se ne accendeva una e un'altra sigaretta la dava alla capra come premio, lei rosicchiava il tabacco contenta.
Era divertente anche il rapporto che aveva con il deejay del locale, un tipo perfettamente alla moda del periodo metà anni 80, pallidissimo, magro e alto con i capelli corti ai lati e un ciuffo enorme di capelli ricci tinti di biondo che restavano sollevati sopra la testa; suonava la musica synth pop e new wave del periodo, soprattutto i Pet Shop Boy forse perché assomigliava un po'al cantante ma anche Human League, Soft Cell, Talk Talk, Visage, Ultravox, Abc, Alphaville, Simple Minds, mentre i miei preferiti che erano i Depeche Mode non li metteva mai, mi disse che non gli piacevano.
Mannaia odiava quella musica, troppo malinconica e triste per lui, a lui piaceva la musica più sanguigna di un decennio prima, con sonorità funky, tipo James Brown, KC and the Sunshine Band, Commodores e roba simile, così sentendo quella musica si lamentava in continuazione: "Senti che musica da cazzi mosci! Roba da anemici, non hanno neanche la forza per pisciare quei tipi lì", "Che musica di merda mette quella testa di cazzo, è musica da inverno non da estate e farebbe cagare anche in inverno", "Guarda che non c'è quasi nessuno che balla in pista per colpa di quell'idiota e della sua musica rompicoglioni, adesso vado lì e gli spacco la faccia".
Partiva e andava verso la postazione del deejay, che era una torretta altissima attaccata quasi al soffitto, a cui si accedeva con una scaletta a chiocciola, saliva urlando offese al deejay che si toglieva le cuffie e si sporgeva dalla postazione per sentire cosa voleva, così a volte gli arrivava subito uno schiaffone dritto su una guancia che gli faceva traballare il ciuffo di capelli, sempre si sentivano delle urla disumane e pochi secondi dopo metteva su un altro tipo di musica, da discoteca anni 70. Finché una sera litigarono di brutto, Mannaia andò dentro la postazione, lo riempì di botte e da allora assunse un altro deejay che suonava la musica che voleva lui, però piaceva solo a lui e pochi altri, perciò il locale cominciò ad avere meno gente che lo frequentava.
In un'occasione che eravamo andati tutti lì, di notte all'uscita c'era una macchina di ragazze immagine di Bologna che avevano fatto la serata, ci mettemmo a parlare con loro, nel mentre arrivarono gli sbirri a controllare, allora Delirio si mise ad urlare agli sbirri fingendo di avercela con le ragazze: "Socc'mel! Socc'mel!" Così lo presero e lo portarono via, in caserma.
Io e il Norvegese venimmo delegati da tutti gli altri, eravamo anche apparentemente un po' meno ubriachi fradici del resto della truppa, andammo in piena notte fino in caserma a suonare al portone, ci fecero entrare, temevo che tenessero dentro pure noi, dissi che non ce l'aveva con loro, aveva solo bevuto un po' troppo e stava scherzando con le ragazze, che socc'mel era un inoffensivo intercalare tipico bolognese, e infatti le ragazze erano bolognesi.
Ce lo ridiedero e lo riportammo a casa.
Quando fu a casa abbracciò il suo cane tipo pastore tedesco che aveva in cortile e si stese con lui accanto alla cuccia del cane, dicendoci che passava la notte lì, insieme a lui, perché era l'unico al mondo che lo capiva.
L'ultima volta che vidi Vincenzo stava camminando di notte contromano sulla statale, verso la pizzeria dove lavorava, tenendosi una mano sugli occhi e bestemmiando nonché mandando affanculo tutte la macchine e i camion che provenivano, infastidendolo con i fanali.
L'ultima volta che ho visto Delirio è stato che si era preso in affitto un distributore di benzina, a diversi chilometri da dove abito, una sera sono passato di lì e volevo andare a trovarlo, ma da lontano ho visto aveva acceso un falò gigantesco con cui stava bruciando delle sterpaglie secche a pochi metri dalle pompe della benzina, lui guardava ubriaco con un'espressione trasognata l'enorme fuoco e le faville che si liberavano nel buio della notte. Temendo che scoppiasse tutto ho tirato dritto.
Poi mi hanno detto aveva chiuso il distributore, smesso di bere, si è sposato e ha trovato lavoro come operaio.
Quell'atmosfera che c'era un tempo si è dissolta, ci si è separati perdendoci di vista, ognuno è andato per la propria strada, qualche volta contrapposta a come si era, come è successo a Mannaia che ora è anziano e la moglie lo ha fatto diventare un chiesaiolo religiosissimo, va tutti i giorni alla messa del mattino, partecipa alle gite della parrocchia e aiuta il prete a organizzare le iniziative di beneficenza.


venerdì 13 gennaio 2017

610 - LO SBIRRO KUSTODE

Driiiin
- Buongiorno agente, cosa desidera?
- Buongiorno, è lei Andrea Delcaz?
- Sì, sono io, ma non ho fatto niente!
- Non abbia paura, sono qui per proteggerla, sono il suo sbirro kustode, ecco qua il foglio di nomina.
- Non ho fatto nessuna richiesta, non ho neanche mai sentito "sbirro kustode", con la k poi, ma che cos'è?
- Lei non segue i telegiornali? Sono settimane che ne parlano.
- Non ho più la televisione, Equitalia me l'ha pignorata.
- Male, bisogna tenersi informati, adesso nel programma di prevenzione del terrorismo a ogni cittadino è stato assegnato uno sbirro kustode, l'ufficio relazioni esterne del Ministero dell'Interno ha individuato questo termine sbarazzino, autoironico e simpatico per fare sentire le forze dell'ordine più vicine e farle divenire più simpatiche al cittadino, usando all'uopo termini gergali nonché giovanili. La accompagnerò durante tutta la giornata, tranne nei giorni festivi in cui sarò sostituito da uno sbirro kustode con contratto temporaneo, anche noi abbiamo diritto a un po' di riposo.
- Tutto il giorno insieme a me? Ma siete impazziti?
THUND
- Ahi, maledetto sbirro di merda, senti che botta con quel cazzo di manganello!
THUND
- Ahi, ooooh, mi vuole ammazzare? Non ho fatto niente iooooo!
- Lei sta usando un linguaggio non appropriato con un tutore dell'ordine pubblico in servizio, lesivo della sua dignità di rappresentante dello Stato, lei riceverà una manganellata di avvertimento, se prosegue un'ammenda, se prosegue nonostante ciò sarà tratto in arresto. Ringrazi che le abbuono le seconde ingiurie e se l'è cavata con un'altra semplice manganellata.
- Grazie stocazzo!
THUND
- Ahi che male porcod...
THUND
- Ogni bestemmia verrà sanzionata in modo analogo alle ingiurie a pubblico ufficiale, la avviso!
- Basta, basta, mi scusi, non lo sapevo!
- Ecco, bravo, vede che ha capito che noi agenti siamo al suo servizio, operiamo esclusivamente per il suo bene.
- Stavo meglio prima però, ora ho una forte cefalea con fitte dolorose.
- Si metta del ghiaccio sulla parte contusa e starà meglio di prima.
- Vado in cucina a prenderlo nel frigorifero per mettermelo.
- Io la seguo, per proteggerla, stia tranquillo che ora la sua incolumità è garantita
TOC.
- Ahi! Che botta col mignolo nella porta della cucina! Vaffanculo le ciabatte infradito e chi ha avuto l'idea di uno sbirro attaccato al culo tutto il giorno, porcod...
THUND.THUND.THUND.


mercoledì 11 gennaio 2017

609 - BOMBE

Sono abbastanza complottista, portato alle dietrologie, credo perché sono rimasto turbato dagli anni di piombo, creati dalla strategia della tensione.
Uno dei fatti che mi hanno più impressionato è che il 2 agosto 1980 era un sabato e volevo andare a Bologna, invece mi sono alzato pieno di sonno e di pigrizia, non avevo voglia di stare delle ore sui mezzi pubblici e in giro, così non sono andato a prendere l'autobus che mi avrebbe portato alla stazione dei treni, dove avrei preso il treno per Bologna.
Quella mattina alle ore 10.25 scoppiò una bomba nella sala di aspetto per la seconda classe della stazione dei treni di Bologna, causando 85 morti e oltre 200 feriti, il più grave attentato terroristico nella storia della Repubblica Italiana.
Non so se fossi andato se c'ero tra le vittime, penso di no, arrivavo prima di solito di quell'ora o dopo se perdevo il treno, a meno che non avessi trovato qualcuno che conoscevo e mi fossi messo a parlare con lui, attardandomi in stazione.
Fatto sta che quel giorno io non c'ero, ma 85 persone da allora non ci sono più.
Ai balordi cani sciolti che organizzano questi attentati ci ho sempre creduto o poco o niente. Gli anni 70 erano stati flagellati da infiniti atti terroristici e attentati, pesantemente manovrati dall'alto, da chi voleva creare un clima di terrore con un preciso disegno, che è lo stesso dalla strage di Portella delle Ginestra in poi: allontanare la partecipazione popolare dalla sinistra parlamentare, sabotando la libertà democratica. Possono servirsi di manovalanza fascista o mafiosa o di altri balordi, ma il fine è sempre quello e chi organizza è gente che ha potere.
Ricordo che qualche anno prima quando andavo alle superiori vedevamo che era spesso posizionata una macchina di agenti in borghese della digos, sorvegliavano la casa dei genitori di un terrorista fascista, vicina alla scuola in cui andavo.
Quella presenza era inquietante, portava un pezzo reale di piombo nei nostri sogni di adolescenti.
Tra noi giovani di allora l'atmosfera era più gioiosa di quello che si pensa adesso, nonostante il clima plumbeo, con cui cercavano di spaventarci.
Anche le bombe dagli studenti erano usate solo per saltare qualche impegno scolastico, succedeva che qualcuno se voleva evitare un'interrogazione o un compito prestabiliti quella mattina faceva dal bar una telefonata anonima alla segreteria della scuola, dicendo che era un terrorista e aveva messo una bomba nella scuola e sarebbe scoppiata.
Arrivava la polizia e faceva uscire tutti da scuola per controllare, eravamo in oltre mille persone, perciò si perdeva quasi tutta la mattina.
Poi però considerando che erano sempre falsi allarmi hanno cominciato a dare solo una rapida occhiata nelle classi, senza farci uscire, veniva in aula un bidello e ci chiedeva di guardare tutti sotto il banco se c'era una bomba, mentre lui dava un'occhiata nell'armadietto e nei cassetti della cattedra.
Finché un giorno non arrivò una telefonata dicendo un'aula specifica e di guardare in quel cassetto specifico della cattedra.
Andò un bidello a vedere e trovò veramente il pacco, si sentiva il timer ticchettare.
Terrorizzato corse a chiamare la polizia.
Successe un caos.
Sgombrarono la nostra scuola ma anche case e scuole adiacenti, con scene di isterismo diffuse.
Apparvero forze dell'ordine di ogni tipo e luogo.
Cominciarono ad arrivare dei giornalisti, tenuti come tutti a distanza di sicurezza.
Arrivò l'esercito con gli artificieri.
Il clima era tesissimo, dicevano che la telefonata aveva rivelato era programmata l'esplosione per le ore 11.15. Mancavano pochi minuti.
Gli artificieri tentarono di disinnescare l'ordigno, aprendo il pacco con estrema cautela.
Dentro trovarono quattro bottiglie di cocacola piene e una vecchia sveglia con la carica a molla che ticchettava.
Quando venimmo a saperlo noi studenti, dietro le transenne o sparsi nei bar della zona, le risate sommersero ogni cosa.
Da allora non ci fecero più uscire da scuola neanche una volta, nemmeno se esplodevamo tutti, magari avrebbe fatto pure piacere a più di qualcuno, ormai stavamo sul cazzo a ogni autorità esistente.








domenica 1 gennaio 2017

608 - IL NUOVO ANNO

La verità è che il capodanno me lo appendo al cazzo, insieme agli auguri, al Santo Natale, alla Santa Pasqua, al Ferragosto, ai premi, alle promozioni, ai riconoscimenti, alle lauree, ai master, ai libri letti, ai soldi in banca, ai progetti per il futuro, ai bilanci del passato.
Formano un insieme col quale potete giocarci unendo i puntini e apparirà una scritta:
NON ROMPETEMI IL CAZZO, PER FAVORE!
E non ditemi che sono un bifolco, vi ho chiesto per favore.
Il fatto è che non me ne frega niente, dell'amore, dei soldi, dell'anno nuovo e di quello vecchio.
So pure benissimo che nessuno ci crederà, perché ognuno si fa un'idea di quello che lui immagina tu sia, e pretende tu sia coerente con quella sua immagine.
Non me ne importa niente di tutto e di tutti  perché in realtà sono un giocatore accanito di roulette, ho formato una totale dipendenza.
Parlo ovviamente della roulette russa.
Ogni attimo contiene la morte e la vita, è un punto di domanda che mi si disvela.
Perciò quando vi rispondo vi risponde il mio risponditore automatico, lo uso per i rapporti interpersonali; se uno è gentile anche lui fa il gentile, risponde a tono, per esempio se mi mettono un cuoricino lui mette un cuoricino, se invece mi danno uno schiaffo lui restituisce un calcio di punta in zona perineale.
Mi sento estraneo, mi fa schifo veramente tutto del mondo che mi circonda, tranne: le donne con i capelli rossi naturali, camminare tra gli alberi o in riva al mare, i dischi in vinile dei migliori musicisti sconosciuti, la spontaneità degli animali.
Camminiamo tutti in precario equilibrio su una corda, sospesi sullo spazio infinito, senza nessuna rete di protezione sotto.
Il resto sono sostanze stupefacenti per dimenticare questa condizione umana, attuale.
Ah, stavo per dimenticarmene: BUON 2017, so che ci tenete.
Vi darei anche un bacio in bocca se vi aggrada, o vi infilerei l'organo genitale in qualche vostro orifizio a vostro piacimento se vi aggrada, o farei qualsiasi cosa possa farvi star meglio, perché vedo che dietro tutte le vostre maschere siete quasi tutti dei poveri disperati quanto me, in fondo l'unica differenza è che usiamo stupefacenti diversi.
Dai coraggio, un fatto bello sicuramente accadrà: per tre anni non sentiremo più dire la scemenza "anno bisesto, anno funesto".
Ciao.





lunedì 26 dicembre 2016

607 - COMPRENDERSI

Non capisco la gente che vuole morire.
Non capisco la gente che vuole sempre partire.
Non capisco chiunque voglia fuggire.

Invece mi piace chi rimane
e si prende tutti i calci in faccia
che la sua esistenza gli riserva
e non se ne perde uno
e, contento, ride
e poi ride
e poi ride ancora
in faccia al destino
della vita infame.

Quello è un vero uomo.
Quello è un vero eroe.
Quello è un vero coglione.

Perché la vita ti accarezza
con la mano sporca di merda
o ti prende a pugni
con mani lavate e profumate
ma è tua
se fuggi non le scappi
perché per scappare veramente
devi perderti,
rinascendo.

Puoi incontrare tutto e il contrario di tutto:
chi più ti ama ti massacra,
uno sconosciuto ti raccoglie e ti salva,
il mostro può essere il più buono di tutti
e il più buono può essere il vero mostro,
la donna è spesso più maschio dell'uomo
e l'uomo spesso,
quando si toglie la maschera,
è un bambino che cerca una mamma.

Il miscuglio continuo del vivere
è baci in bocca, è calci in culo
è calci in bocca, è baci in culo.

In questa esistenza
se non ti aggrappi a nessuno
rischi di imparare a nuotare,
di essere indipendente,
di essere solo,
chiuso fuori dalla gabbia
libero.



mercoledì 21 dicembre 2016

606 - PAURE DOMENICALI

La domenica mi fa paura.
Le voci alla radio che commentano le partite di calcio domenicali fin da bambino mi parevano suoni inquietanti, da film horror.
E quelli che oggi ne hanno nostalgia mi fanno ancor più paura.
Così comi mi terrorizzano i cabaret di pasticcini portati ai parenti di domenica e tutti i vari rituali sociali domenicali, compresi quelli attuali, i programmi televisivi domenicali, i pomeriggi al centro commerciale o la pizza alla domenica sera.
Forse questa mia idiosincrasia deriva da fatto che mi terrorizza tutto quello che mi puzza di abitudine e normalità, perché mi pare di essere un prigioniero ergastolano, senza via di uscita, della prevedibilità.

venerdì 9 dicembre 2016

605 - LE STRADE NEI BOSCHI

Sono stanco dei libri, di scrivere, di leggere, della disoccupazione, dei lavori, dei soldi, della miseria, dell'inverno, dell'estate, degli anni che arrivano, degli anni che vanno, della società, della politica, dell'amore, dell'odio, delle guerre, delle pace, della grammatica, dell'astrologia, delle fedi, della falsa democrazia, della vera dittatura.
Voglio solo camminare senza pensieri in strade non asfaltate tra i boschi e incontrare donne dai capelli rossi, che volano silenziose tra gli alberi.




mercoledì 7 dicembre 2016

604 - CORTEI

- Andate a lavorare invece di fare i cortei di protesta! A lavorare dovete andare!
- Se protestiamo perché siamo disoccupati come facciamo ad andare a lavorare? Me lo spiega lei?
- Se uno vuole lo trova un lavoro, bisogna darsi da fare, adattarsi e non aspettare di trovare quello che si vuole. Invece vi manca la voglia di lavorare, è quello il problema di voi disoccupati. Meglio fare un corteo per chiedere un sussidio, così poi starete a casa pagati per scrivere cazzate su internet, farvi le seghe e fumare le cannette.
- Ma lei che crede di saperla tanto lunga che fa di lavoro?
- - Faccio consegne per un corriere espresso, quando il traffico non è interrotto come adesso dai cortei di voi nullafacenti oziosi.
- Quindi lavora con un contratto temporaneo, magari a chiamata, magari accettando paghe da miseria per portare via il lavoro a chi c'era prima e veniva pagato dignitosamente, magari non ha neanche la possibilità di avere un mutuo con un lavoro del genere, magari ha i capelli bianchi ma non ha ancora avuto la possibilità di vivere autonomamente o se ne ha il desiderio di formarsi una famiglia.
- Lo so ma purtroppo bisogna adattarsi a quello che c'è, altrimenti viene uno ancora più disperato e ti porta via il lavoro.
- Quindi in pratica è un lavoro da schiavi precari, che saranno sempre più schiavizzati per paura d perderlo. E come non bastasse lei lo difende.
- No, ma io no, non lo difendo, cioè...io...io...è vero...sto male.
- Allora protesti anche lei, con un salario minimo garantito avrebbe maggiore capacità contrattuale e non sarebbe costretto ad accettare qualsiasi condizione dagli sfruttatori, perché se un domani il suo padrone decide che alla fine del turno di lavoro chi non va in ufficio da lui a succhiargli il cazzo verrà licenziato, lei dovrà succhiarglielo per continuare a lavorare.
- Mi ha convinto, avete ragione voi, da questo momento non lavoro più per loro, maledetti sfruttatori schiavisti, non mi faccio più sfruttare, mi licenzio, sono libero; mi dia il suo cartello che vado in testa al corteo a urlare la mia rabbia.
- Sono contento che lo abbia capito, certo che le do il mio cartello, ma lei in cambio mi dia il numero di telefono del corriere da cui si è appena licenziato.


giovedì 1 dicembre 2016

603 - RISPETTABILITÀ

Siamo tutti rispettabili
cacche
sul marciapiede della vita
finché qualcuno ci pesta
o ci mette nel sacchetto
e quindi nel raccoglitore, apposito.

Sarebbe meglio
se chiunque
senza pestarci o prestarci attenzioni
ci ignorasse.

Almeno ci godremo l'aria e il panorama
di merda.

venerdì 25 novembre 2016

602 - DISSENSO

Alle volte dissento da me stesso, ma l'importante è non avere la dissenteria.

601 - AMARE UN'ASSENZA

Quando mi cerchi
cerchi un burattino
che obbedisca ai tuoi ordini
e per farmi sentire il tuo affetto
mi bussi allo scroto,
buongiorno al cazzo
e poi fai come se fosse tuo.

Io non esisto
se non come corpo,
se ti compravi un vibratore
stavamo meglio entrambi.

Ti piaccio
se non sono io
se non sono presente,
quando sono assente
e ti lascio me stesso.


domenica 20 novembre 2016

600 - Vendo dischi in vinile

Vendo con urgenza i seguenti album lp in vinile 33 giri in ottime condizioni, perfetti M o NM,  tranne dove è specificato, contattatemi se interessati alla email: andreasfinottis@gmail.com

LP 33 giri vinile in vendita:

1. AC/DC: Black Is Black (prima stampa)  = 14 euro
2. Al Jarreau: The Masquerade Is Over Jazz fusion= 9 euro
3. Artisti Vari - Hits anni 60 Arcade: It Was Twenty Years Ago Today (2LP) = 29 euro
4. BB KING: The Best Of BB King (MCA) = 9 euro
5. BILL HALEY AND THE COMETS: Original Favourites (Rca) = 9 euro
6. BILLY COBHAM: Spectrum = 18 euro
7. Blues Brothers: OST (usata copertina, prima edizione) = 14 euro
8. Bob Seger: Stranger In Town (picture disc edizione limitata) = 28 euro
9. Bruce Springsteen: Born To Run = 14 euro
10. Bruce Springsteen : Born In The Usa = 24 euro
11. venduto
12. CLASH: Clash (1° Lp) = 19 euro
13. COMMODORES: Greatest Hits = 12 euro
14. CREAM: Wheels Of Fire (2 LP) = 20 euro
15. Crusaders: Images = 12 euro
16. Dire Straits: Making Movies = 14 euro
17. DISSIDENTEN: Out Of This World = 9 euro
18. DOORS: Strange Days (Charter Line) = 14 euro
19. DOORS: L.A. Woman = 14 euro
20. EAGLES: Desperado = 13 euro
21. ERIC BURDON: House Of The Rising Sun (2 lp time wind) = 28 euro
22. EXPLORER: Explorer (Phil Manzanera Band) = 7 euro
23. GIRLSCHOOL: Play Dirty = 14 euro
24. GRAHAM PARKER: Stuck By Lightnint (LP+EP)= 19 euro
25. Greg Kihn Band: Next Of Kihn = 7 euro
26. Janis Joplin: Pearl = 14 euro
27. JERRY LEE LEWIS: Collection (Collector Series 2 LP) = 14 euro
28. venduto
29. venduto
30. venduto
31. JOE COCKER: Mad Dogs And The Englishmen (2 LP) = 20 euro
32. Joe Jackson: Body And Soul (special price) = 14 euro
33. John Mayal: Jazz, blues, fusion (bordo copertina sup usurato) = 12 euro
34. Iron Maiden: Killers (usato) = 12 euro
35. KID CREOLE & THE COCONUTS: Tropical Gangsters = 7 euro
36. LEONARD COHEN: Greatest Hits (Nice Price) = 14 euro
37. LOU RAWLS: Let Me Be Good To You = 14 euro
38. Louis Amstrong: Hello Dolly (MCA/Ricordi) = 7 euro
39. POGUES: The Rest Of The Best (Warner) = 15 euro
40. Richard & Linda Thompson: Shoot Out the Lights = 14 euro
41. ROCKETS: Galaxy (prima stampa, segni su busta interna)= 12 euro
42. Rod Steward: Camouflage = 9 euro
43. venduto
44. venduto
45. venduto
46. ROLLING STONES: Love You Live  (2Lp- De Agostini) = 15 euro
47. venduto
48. ROXY MUSIC: The Atlantic Years 1973/1980 (bordo copertina sup usurato)= 9 euro
49. RY COODER: The Long Ryders (Original Soundtrack) = 12 euro
50. Salif Keita: Soro = 14 euro
51. Sam & Dave: Greatest Hits = 19 euro
52. Stevie Ray Vaughan: Soul To Soul = 14 euro
53. STEWARD COPELAND: Rumble Fish (Original Soundtrack) = 14 euro
54. Suzanne Vega: Solitude Standing (stampa Belgrado, imperfezione su bordo)= 12 euro
55. TAV FALCO: Shake Rag EP (LP + EP lim edition) = 30 euro
56. YES: Tomato = 12 euro
57. Waylon Jennings: Ruby don't take your love to town = 9 euro
58. ZZ TOP: Tejas = 14 euro

ITALIANI

59. Cantautori SRL: Speranze, rabbie, libertà ( Branduardi, Dalla, Guccini, ecc.) = 14 euro
60. Edoardo Bennato: Io che non sono l’imperatore = 9 euro
61. Edoardo Bennato: Sono solo canzonette = 15 euro
62. Fabrizio De André: Rimini (prima stampa) = 29 euro
63. Gang: Le radici e le ali (raro) = 20 euro
64. Marras: Marras (cantautore sardo bravo) = 12 euro
65. venduto
66. Skiantos: Pesissimo = 20 euro
67. Skiantos: Signore dei dischi = 22 euro
68. Vasco Rossi: Cosa succede in città = 14 euro

GREATEST HITS PLATINUM (GERMANY)
69. Aretha Franklin: Just Right Tonight = 9 euro
70. Buddy Holly: Heartbeat = 9 euro
71. Buddy Holly: Peggy Sue = 9 euro
72. Canned Heat & John Lee Hooker: Crawling King Snake Blues = 9 euro
73. James Brown: Greatest Hits = 9 euro
74. Ray Charles: Hits The Road Jack = 9 euro

MUSICA CLASSICA
- Festival della musica classica leggera: 12 LP RCA- Selezione dal Reader's Digest = 25 euro

DISCHI VINILE CUT (valutati su ebay tra i  5 e  12 euro)

1. AC/DC: Flick Of The Switch
2. ALAN VEGA: SATURN STRIP
3. AL GREEN: THE BELLE ALBUM
4. AL GREEN: TRUTH N’ TIME
5. ALLMAN BROTHERS: ENLIGHTEN ROGUE
6. AIRTO MOREIRA: I’M FINE HOW ARE YOU?
7. ATLANTA RHYTM SECTION: DOG DAYS
8. ARETHA FRANKLIN: ARETHA (1980)
9. ART ENSAMBLE OF CHICAGO: THE THIRD DECADE
10. ARTISTI VARI:  GLI OSCAR – colonne sonore (RCA/SELEZIONE READER D) no cut NM
11. ARTISTI VARI MOTOWN: MOTOWN SHOW TUNES (1977)
12. ARTISTI VARI: THE STARS ARE OUT IN TEXAS
13. AVERAGE WHITE BAND: FEEL NO FRET
14. BILL FRISELL: RAMBLER
15. BLACKFOOT: SIOGO
16. BLACKFOOT: MARAUDER
17. BRIAN SETZER: LIVE NUDE GUITAR
18. CARLY SIMON: COME UPSTAIR
19. CARLY SIMON: SPY
20. DAVE GRUSIN: NIGHT-LINES
21. DEVO: SHOUT
22. DIANA ROSS & SUPRMES & TEMPTATIONS: MOTOWN LEGENDS
23. DOOBY BROTHERS: ONE STEP CLOSER
24. EDDIE SCHWARTZ: NO REFUGE
25. GARY US BONDS: STANDING IN THE LINE OF FIRE
26. HALL & OATES: LIVE AT THE APOLLO
27. HONEYDROPPERS: VOLUME ONE (MINILP  1984)
28. JONATHAN RICHMAN: JONATHAN SINGS
29. JONI MITCHEL: DON JUAN’S RECKLES DAUGHTER
30. KID CREOLE: DOPPELGANGER
31. KINKS: STATE OF CONFUSION
32. MISSING PERSON: RHYME & REASON
33. NEIL YOUNG: REACTOR
34. NILS LOFGREN: NIGHT FADES AWAY
35. OUTLAWS: GHOST RIDERS
36. OST MEATBALLS (STARRING BILL MURRAY)
37. PRINCE: AROUND THE WORLD IN A DAY
38. RANDY NEWMAN: BORN AGAIN
39. ROD STEWARD: BLONDE HAVE MORE FUN
40. ROD STEWARD: FOOLISH BEHAVIOUR
41. ROGER DALTREY: UNDER A RACING MOON
42. RUN DMC: RISING HELL
43. RUN DMC: RUN DMC (1988)
44. SMOKEY ROBINSON: WARM THOUGHTS
45. STEELY DAN: GOLD
46. STEVIE NICKS: ROCK A LITTLE
47. THELMA HOUSTON: SUNSHOVER
48. THE WHO:  WHO ARE YOU
49. VAN HALEN: WOMEN AND CHILDREN FIRST  (no cut, piccole scritte cover)
50. WILLIE NELSON: COLUMBUS STOCKADE BLUES




sabato 19 novembre 2016

599 - IL SUCCESSO ARTISTICO SUI SOCIAL

Molti vogliono essere degli artisti, hanno questo spasmodico desiderio per un bisogno disperato, essendo che tentano di nascondere a tutti, anche a loro stessi, il drammatico problema che affligge da sempre la loro vita, ovverosia l'essere degli stronzi che non si defeca nessuno.
Ma nel loro essere artisti non riescono, quando smettono la maschera della recita, a essere coerenti col personaggio che cercano di creare, ed ecco che salta fuori l'autentica stronzaggine che li pervade dalla nascita. Lo si nota con un po' di esperienza, si palesa soprattutto sui social network quando succede qualcosa che devia dal normale svolgimento delle convenzioni solite, un imprevisto, qualche cosa che va storto nei loro piani, allora esce lo schifo che contengono, lo sprizzano in ogni loro parola o gesto. Sono pieni di odio e invidia, si rinfacciano le cose fatte con falsa generosità, evidenziando la più triste meschinità dei falsi artisti, che non sono artisti dentro, con menti grandi e libere, bensì sono dei patetici recitanti di quel mondo che nel loro immaginario è artistico. Infatti li si vede attratti dalle manifestazioni più stucchevoli di questo mondo, già falso di suo, a cui agognano per avere una rispettabilità sociale.
Non riuscendoci nel mondo reale a farne parte si creano un teatrino privato, per immaginare sia quella la realtà, si chiudono in gruppi appositamente, dove si incensano a vicenda, consci che alla prova dei fatti nella vera realtà svanirebbero, restano chiusi lì, gelosissimi del loro orticello, senza mai uscire per non confrontarsi, per illudersi in questo modo di essere artisti apprezzati e di successo.
All'inizio possono avere un senso i gruppi chiusi, per confrontarsi, discutere, consigliarsi al fine di sviluppare il proprio talento, se c'è, ma poi diventano inutili nonché dannosi se si ripetono le stesse cose, si pubblicano libri che ci si compra a vicenda e non li legge nessuno oltre ai partecipanti, o a volte ci si accorge che nemmeno quelli che sono pubblicati sul libro lo hanno letto.
Sono interessati solo a recitare la parte di artista, non a tentare di esserlo veramente, c'è troppo da leggere e imparare, ci sono troppe convenzioni sociali a cui contrapporsi per essere veramente originali, per essere liberamente se stessi.
Più facile e comodo fingere di esserlo, per prendersi gli onori, evitando gli oneri.
Così bramano e sbavano per la serata poetica col sindaco fasciato e il parroco del paese in prima fila, tra applausi di circostanza e sorrisi tirati. Mentre dentro loro sognano di essere sotto contratto con qualche grosso editore, vincitori di qualche premio letterario prestigioso, per essere intervistati e poter finalmente dire il profondo discorso che si sono preparati da una vita:
"Ringrazio la mia famiglia e i miei amici, sono contento di essere arrivato primo!"
Ma basta dirlo al parroco, al sindaco e ai parenti annoiati costretti a presenziare alla serata, per percepire il profumo del successo; anche quando tutti gli altri percepiscono una puzza di merda secca.


martedì 15 novembre 2016

598 - FIGLI

Non ho mai avuto il desiderio di avere figli.
Soprattutto perché quasi sempre non ho i soldi neanche per me, sono perennemente a rischio Caritas, perciò se avessi un figlio non potrei comprargli niente, verrebbe deriso dai coetanei poiché non avrebbe gli oggetti che si devono avere per convenzione sociale, verrebbero delle assistenti sociali trotskiste a portarmelo via e finirebbe in orfanotrofio, poi verrebbe adottato da degli imprenditori di destra o da dei lecchini filogovernativi benestanti, che lo farebbero diventare l'ennesimo stronzo umano. E quando sarà adulto e affermato nella società mi chiamerà per incontrarmi in qualche programma idiota televisivo, per cercare di farmi sentire il colpa per il fatto di non avere avuto successo nella vita.
Quindi meglio non avere figli se si è malestanti e non inseriti in questa società.

Michael Denicola street art

domenica 13 novembre 2016

597 - POLITICA E ALCOLISMO

Un periodo eravamo solo in due senza auto in tutto il paese, io e un mio amico d'infanzia, ci ubriacavamo facendo il giro dei bar a piedi  e finivamo in piena notte a discutere animatamente per ore di politica.
Lui era di destra e votava per il Partito Liberale, io di sinistra e votavo Democrazia Proletaria.
A volte ci fermavamo vicino a  qualche casa a urlarci le nostre opinioni così aprivano la saracinesca protestando che li avevamo svegliati e che chiamavano i carabinieri.
Spesso arrivavano le luci dell'alba che eravamo ancora impegnati a discutere.
Una volta eravamo vestiti leggeri e nonostante fossimo ubriachi duri faceva freddo, c'era la fiera del paese con le giostre, così di notte impegnati nella nostra solita discussione per non andare a casa dal freddo che faceva siamo andati sotto una giostra per bambini coperta con un telone, ci siamo stesi come in letto con il telone della giostra per plaid e con le due teste fuori continuavamo a parlare di politica.
I proprietari della giostra dalla roulotte lì accanto, aprendo un poco un finestrino delle roulotte, protestarono pure loro che li avevamo svegliati e che chiamavano i carabinieri.
Continuammo a parlare urlando meno e non vennero neanche fuori a cacciarci via, né chiamarono i carabinieri, sembravano intimiditi a veder due pazzoidi del genere.
Andammo a casa anche quella volta alle prima luci dell'alba, con le nostre idee e i postumi della sbornia.
Poi io che abitavo più lontano dalla piazza cominciai ad andare in piazza con una vecchia  bicicletta da donna di mia mamma, allora da ubriachi lui si metteva seduto sul manubrio con le spalle rivolte a me che pedalavo e guidavo, era più basso di me ma più grosso, sembrava di avere un sacco da 95 kg di patate sul manubrio, girando di notte urlando di politica. In questa maniera una volta siamo andati fino alla festa dell'unità al campo sportivo e preso dalla discussione io sono sceso dalla bicicletta al volo, mentre lui ha proseguito da solo seduto sul manubrio per alcuni metri, schiantandosi contro la recinzione della festa.
Sono venuti fuori di corsa gli organizzatori della festa, dallo schianto credevano si fosse ammazzato qualcuno.
Invece avevamo solo sfasciato la recinzione, vedendo che eravamo noi due politologi notturni alcolizzati in bicicletta ci pagarono da bere.
Uscendo discutevamo ancora più animatamente;  perché io dicevo che solo la gente di sinistra ti paga da bere se sfasci la recinzione della festa, se era una festa di destra non succedeva, lui diceva di no, così proseguimmo fino al mattino seguente.

sabato 12 novembre 2016

596 - Have A Cigar e i bruciati

Ci sono canzoni che non sono canzoni.
Sono pezzi di vita, di carne, di sangue, di sperma, di te stesso.
Una di queste canzoni per me è Have A Cigar, l'anomala canzone dei Pink Floyd del loro album Wish You Were Here, uscito nel settembre 1975; era anomala in quanto non era cantata come al solito da un membro del gruppo ma da Roy Harper, però pure la musica era anomala, era quasi un funk rock e a me quasi unico in quel periodo piacevano i suoni funk, in più mi piacevano i Pink Floyd, per cui era per me la canzone perfetta.
Come singolo a 45 giri uscì nel novembre 1975, con sull'altro lato Shine On You Crazy Diamond.
Così nel 1976 era presente in tutti i jukebox italiani, anche nei peggiori bar delle peggiori periferie.
In uno di questi bar meno prestigiosi un giorno capitai io che non ero andato a scuola quel giorno, si diceva bruciato, avevo bruciato, c'era il terzo compito in classe di matematica del secondo quadrimestre e io avevo già due sufficienze risicate, se lo sbagliavo ero fottuto, invece saltandolo l'insegnante avrebbe fatto la media con i due dati sufficienti e mi salvavo.
Mi sentivo una volpe, un dritto, un genio, avevo fottuto quell'insegnante fottutissima e rompicoglioni; felice e trionfante nel bar andai al jukebox, inserii la moneta da 50 lire e selezionai Have A Cigar.
Ascoltai assorto e con il sorriso più beato stampato in faccia la lunga introduzione strumentale, poi iniziò la voce a cantare:
"Come in here, dear boy,..." (Vieni qui, caro ragazzo,...)
"T'pudivi butar su Sciainoniùcresidaimond che sta chi la m'fa cagare!" (Potevi buttar su Shine On You Crazy Diamond che questa mi fa cagare!).
Era uno del gruppo di bruciatori seriali seduti al tavolo accanto al jukebox.
Non lo badai neanche, mi sedetti a un tavolo accanto dove avevano lasciato il giornale e mi misi a leggere.
Quel vociare di sottofondo, le canzoni al jukebox, gli odori del bar,...tutto quanto ricordo perfettamente, ...arrivarono degli amici che conoscevo, ci si mise a parlare e ridere.
Potrei descrivere esattamente come eravamo vestiti e ogni particolare di quei momenti a decenni di distanza, perché era un periodo immerso in un'atmosfera elettrica, anche violenta, ma era vita che bruciava marchiando a fuoco indelebilmente i ricordi.
Si era in un'estasi collettiva e il futuro lo immaginavamo scritto da noi.
Poi alcuni giorni dopo quella di matematica intuì che facessi il furbo e mi fece un'interrogazione difficilissima in cui presi cinque, così mi mise cinque anche a fine anno e fui rimandato in matematica.
Succede anche alle volpi che vada male con l’astuzia.
Quando lessi sulla bacheca nell'atrio della scuola il risultato di fine anno sputai sul vetro, mentre mi allontanavo sentii delle ragazzette a modo che erano appena arrivate e si lamentavano dicendo: "Qualcuno ha sputato sul vetro della bacheca, che schifo!",  "Ci sono dei pazzi!".
Andai a ripetizione da un vecchio ed economico insegnante in pensione mezzo intronato e per risparmiare andavamo in tre insieme a lezione, c'era un caldo tropicale quell'estate, da soffocare in quella casa sita in uno stretto vicolo, vecchia e puzzolente di umidità, dove abitava e dava lezioni.
In più l'insegnante si accendeva sigarette in continuazione, un paio di volte se le accese pure alla rovescia, dando fuoco al filtro e tentando di accendere aspirando dalla parte del tabacco; un'altra volta mentre spiegava giocherellava con l'accendino poi andò per accendersi l'ennesima sigaretta, ma aveva alzato tutto il gas, così si bruciò le sopracciglia diffondendo un odore da pollo bruciacchiato nella camera.
Aveva un grosso gatto bianco e nero che stava sempre sulla finestra, sonnecchiava o guardava il vicolo, raramente si voltava per darci brevi occhiate, con un certo disprezzo, si sarà chiesto che ci facevano il suo padrone rincoglionito e quei tre ragazzini distratti di natura in una stanza piena di fumo, con quel caldo che c'era.
In pratica non si capiva quasi niente in tre insieme a lezione, però alla fine fummo promossi e passammo l'anno.
Quando andavo al bar e mi avanzavano 50 lire mettevo su ancora una volta Have A Cigar e stavo bene, mi pareva comunque di aver vinto, di averla fatta franca, anche perché dicendolo adesso in sincerità: non studiavo mai matematica.  Ma poi soprattutto me ne fregava un cazzo della scuola.
Mi piaceva più l'atmosfera che mi riportava questa canzone, sarcastica con il successo, mi sembrava un inno per tutti i combattenti perdenti, per i bocciati, i brucianti scuole e vite, per i predestinati a essere gli ultimi degli ultimi banchi o degli ultimi sedili delle corriere.
Quelli che non arrivano mai primi perché alla gara neanche partecipano non sono ultimi, loro sono fuori...e ascoltando Have A Cigar assaporano ancora una volta la bellezza di essere anomali.