Se apprezzate e volete offrirmi una birra o una pizza, vi ringrazio immensamente:

domenica 12 giugno 2011

41 - CAMERIERESTRONZO BLUES

Party divertenti con risate di disperazione da ora d'aria
e sguardi di chi si crede libero quando è al guinzaglio
ridono come cretini
e io cameriere in piedi
a guardare questa gente del cazzo
ad aspettare i loro ordini
schiavo degli schiavi
stronzo degli stronzi arricchiti
non posso nemmeno andare al cesso
sempre presente a servirli
per tutta la serata.

Ma quando torneranno a casa
ridendo felici dentro le loro illusioni
saturi dei miei cocktail con sputi e piscio
io riderò di più.

Sono più schiavo di loro
ma so essere più stronzo.


P .S.: non è autobiografica ma può succedervi veramente, per cui preoccupatevi e trattate senza superiorità i camerieri.


venerdì 10 giugno 2011

40 - LA CARRIERA

Era sola nella grande stanza, le vetrate coprivano le pareti verso l'esterno dell'ufficio con una visione della città di notte, stava lavorando dalla mattina, una piccola pausa per caffè con tramezzino e tre minipause per andare in bagno, doveva concludere il lavoro che le avevano affidato, il più importante da lei mai avuto, un gigantesco investimento pubblicitario e la sua carriera dipendeva da quello, doveva lanciare il prodotto nuovo alternativo che poteva conquistare il mercato per cui studiava la campagna pubblicitaria da mesi.
Sentì bussare alla porta.
Non c'era nessuno negli uffici a quell'ora, solo il portiere ma avrebbe chiamato col citofono se c'era qualcosa, una strana sensazione la bloccava, le impediva di dire una sola parola, le gelava il sangue. Nuovamente bussavano, più forte.
Lei che non aveva mai paura di niente si alzò tremante e non sapeva perché la faceva angosciare quel bussare.
Arrivò alla porta senza dire una parola, nella destra teneva il tagliacarte, con la sinistra aprì di colpo la porta.
Non c'era nessuno, aprì di più la porta, vide nel corridoio che c'era una donna di spalle, con voce malferma le disse - Stava cercando me?
La donna si girò di scatto e le si avvicinò, la luce proveniente dall'ufficio riusciva a illuminarle il volto nel corridoio buio, era una giovane sui vent'anni vestita in maniera strana: jeans e maglietta strappati, un vecchio giubbotto in tela color sacco, piercing uno al naso e due vicini sulle labbra. Aveva occhi che la facevano rabbrividire. Si avvicinava sempre di più, in silenzio, quando fu di fronte le disse con voce arrabbiata
- Ma come ti sei ridotta? Mi fai schifo!
Lei rispose - Ma chi sei? Come ti permetti? Chi ti ha fatto entrare?
Improvvisamente aveva ripreso sicurezza in sé, le cresceva dentro un odio verso l' intrusa, la quale continuava a fissarla con uno sguardo cattivo e le ripeté con tono ancora più aggressivo - Mi fai schifo! Non ci si può ridurre così!
Lei si sentì bloccata da mille pensieri.
Guardando il viso dell'intrusa trovava una somiglianza a come era lei a vent'anni: stesso taglio di capelli, stesso vestire, stessi atteggiamenti...e stesso viso. Stesso viso. Stesso viso che aveva lei alla sua età. Questa cosa la mandò in totale confusione. L'intrusa come se lo avesse compreso le urlò in faccia - Hai capito chi sono?
Lei balbettò - Assomigli a me da giovane
L'intrusa - Sei tu che assomigli a ciò che non voglio diventare da vecchia! Le tue idee, la tua voglia di cambiamento, i tuoi ideali, le tue speranze buttate nel cesso per un lercio lavoro d'incitazione alla prostituzione.
Lei offesa urlò - Ma che cazzo dici incitazione alla prostituzione, il mio è un lavoro creativo e ben pagato!
L'intrusa si mise a ridere - Che stronzata e tu pure ci credi, credi d'essere creativa quando fai la scimmietta ammaestrata, devi obbedire alle leggi di mercato, ai committenti, sei una serva sfruttata sino al midollo, sei una nullità spadroneggiata da chi ti paga!
Lei si sentiva soffocare dalla rabbia, strinse i pugni, si accorse che aveva ancora il tagliacarte in mano.
Un lampo d'odio.
Vide solo una via d'uscita.
Lo piantò dritto nello stomaco all'intrusa.
L'intrusa la guardò con lo sguardo finalmente sereno e le disse - Ero già morta ma adesso sto meglio.
Cadde sul pavimento con un tonfo, lei guardò il tagliacarte insanguinato, doveva lavarlo o gettarlo, o entrambe le cose.
Ridiede uno sguardo all'intrusa ammazzata ma non c' era più niente, solo il pavimento vuoto e sangue. Rinchiuse la porta con la chiave.
Deve essere scappata, pensava, non può essere sparita così, c'era il sangue. Ancora ce n'era sul tagliacarte. Non se l'era immaginato. Era successo realmente.
Voleva correre in bagno a lavarsi la mano insanguinata e pulire il tagliacarte, ma l'intrusa sarebbe tornata, avrebbe dovuto usarlo ancora, sicuramente.
Si sedette alla scrivania, quelle emozioni le avevano creato un dolore fisico e una grande stanchezza.
Pensava alle parole e al volto dell'intrusa, era uguale a lei a vent'anni, stesso viso, stessi discorsi, ma com'era possibile, che storia strana, dentro le cresceva un forte dubbio, forse aveva ragione l'intrusa che era una schiava, aveva creduto di comandare qualcosa, di creare, ma aveva passato la vita inseguendo un'illusione, era solo un'illusione, una vuota illusione era la sua vita.
Cominciava a pentirsi d'aver accoltellato la ragazza, ma poi guardando dove sentiva più dolore si accorse che nello stesso punto dove aveva colpito la ragazza aveva una ferita da cui sgorgava sangue, era piena di sangue sui vestiti e continuava a uscirne e sentiva sempre più forte la fitta di dolore ma non aveva la forza di muoversi.
Rimase lì alla scrivania.
Il giorno dopo la trovarono morta, un suicidio dissero, era una dipendente modello, forse era stato lo stress del lavoro, al funerale c'era anche il direttore generale, le fecero una bella tomba pagata dall'azienda, un gesto di generosità mai visto precedentemente.
Dopo qualche mese c'erano solo dei fiori secchi sulla tomba e nessuno li ha più cambiati.
Poi, in una notte di tempesta qualcuno scorse una figura muoversi nel cimitero, uscì arrampicandosi sul cancello e svanì come portata dal vento dentro la tempesta.
Sembrava una ragazza sui vent'anni con jeans e maglietta strappati, un vecchio giubbotto di tela color sacco e dei piercing al naso e sulle labbra.
Il giorno dopo sulla tomba della dipendente modello trovarono insieme ai fiori secchi una cagata fresca.

mercoledì 8 giugno 2011

39 - HOT STUFF IN THE MEMORY MOTEL

Black and Blue,
dallo stereo
pietre rotolanti,
rock dai Caraibi
sballato
sessuale,
il vento della calda notte
dal finestrino della macchina
sbatteva in faccia
e sul petto tra la camicia a fiori,
lattina di birra gelata
presa al bar sulla strada,
tenuta dentro i jeans aperti
per raffreddare i genitali
dopo una notte di mare e di lei,
tornando
attraversando l'estate della pianura padana
tra musica, luna, stelle
immerso
nel rilassamento postorgasmico,
arrivavo a casa
al mattino,
trovavo
mia nonna era già nell'orto,
la salutavo e andavo a letto,
sospeso
tra i tramonti dei sogni di fiori
e
le albe degli incubi di soldi e piombo.*

*Black and Blue (1976) album dei Rolling Stones, canzoni: Hot Stuff,...Memory Motel,...
Ascoltatelo se potete, è sublime!

domenica 5 giugno 2011

38 - VITA

La vita bisogna viverla senza mai abbattersi,
si deve farlo per sé stessi,
per chi ti ha messo al mondo e fatto crescere contro difficoltà e con sacrifici,
per tutte le cose che hai imparato e che hai visto,
per le persone che ti hanno conosciuto e ti hanno lasciato qualcosa,
per tutte le risorse che hai consumato affinché non vadano sprecate
e per la vita stessa che è la tua e devi affrontarla al meglio.

sabato 4 giugno 2011

37 - Neon

Cieli di neon
dai colori intermittenti
attraenti luci cercano
le ombre dei disperati
immerse nelle pieghe della notte
per dimenticare i grigiori
stanchi esseri umani
solitari vaganti
tentano di scordarsi
di colorarsi la vita
gettandosi
nel caleidoscopico precipizio
seguendosi
nei più falsi abbagli
paradisi artificiali
realtà irreali
illusioni notturne
delusioni mattutine
e dei gran calcioni sullo scroto
a tutte le ore
dall'obliato destino,
imperscrutabile
ma stronzo.


venerdì 3 giugno 2011

36 - REALTA'

Dolci illusioni donate dai sogni
di benessere, amore, felicità
ma quando ti arriva una sprangata in faccia
sangue, brandelli di carne, denti spezzati
ti accorgi che la fatina
per ogni dentino perso non ti porta più un cazzo di niente.
Sostituisci le preghiere con le bestemmie
e ti metti a parlare con te stesso
sperando così di trovare qualcuno che ti capisca.

mercoledì 1 giugno 2011

35 - BUIO INVERNALE

Notte, vento gelido spazza l' asfalto
lampioni ballano in allucinati giochi di luce
i miei piedi sul cemento freddo
chiuso fuori dalle case
chiuso fuori dalle vite
senza il vostro denaro
cemento e vetri gelidi dei vostri palazzi sono sprangate sul corpo
cammino attaccato ai muri sperando si apra un varco per entrare
dentro una casa una vita una figa un sorriso uno sguardo sincero
sogno ad occhi aperti
sorridendo a me stesso
ridendo, denti marci e vino puzzolente
se fossi un cane sarei almeno in un canile
se fossi un bel barboncino sarei amato e coccolato
invece sono un barbone ubriaco che urla risate di disperazione
pieno di vino accattato, tentando di scaldare l' anima
le vostre porte chiuse continuano a darmi sprangate
e il vento mi blocca, il gelo, comincia a nevicare
spingo il corpo con tutte le forze contro il muro per tentare di entrarci
freddo, freddo, freddo
comincio a piegarmi come quando si nasce
lame di ghiaccio nel corpo
faccia sul cemento del marciapiede
nevica addosso, si deposita lentamente
un altro barbone morto
leggerai sul giornale al bar e penserai:
a momenti rovescio il caffè
per leggere le solite cose, devo passare in banca.




lunedì 30 maggio 2011

34 - DIO?

Dio si prende i migliori ci dice il prete e a me vien voglia di prendere a calci in culo i preti con i loro discorsi; quando ti hanno portato via, mio migliore amico, avrei spaccato le ossa a un dio ma ho preso a pugni l'aria nel delirio disperato.
Che resta di una persona?
Una cassa con un cadavere che marcirà, oggetti, cose, una lapide con una foto davanti a cui pregare il niente, i ricordi nella mente il tempo li deforma e diventa immaginario anche il passato, mentre vicino non c'è più nessuno, nessuno che ti capisce al volo, che con un microgesto si ride assieme, che solo una parola richiama situazioni vissute.
Notti, scorrevano mentre discorrevamo della vita, dell'universo e della figa, la fila di bottiglie di birra, quel piacere di parlare e ridere nella magia delle nottate estive, capelli lunghi, stivaletti, jeans, camicia gialla tu, rossa io, cowboys stralunati seduti a bere con la schiena appoggiata al portone della chiesa del paese, grilli in sottofondo, il tempo pareva fermarsi.
Dal piazzale davanti a noi sorgeva l'alba, l'inquietante finale che ci riportava nella realtà.
Un'ultima birra insieme e la bottiglia la lanciamo frantumandola in faccia al destino, sperando che se passa con l'auto qualche bigotto mentre va in chiesa si tagli le gomme sui cocci.

33 - CREATI

il vento soffia sui tuoi pensieri
alzando una tempesta di speranze
che diventa un uragano di desideri
fa che ciò che resta
non siano vuote stanze
ma nuove realtà

32 - VIAGGIARE

Partirono in moto, il sole si era appena alzato, viaggiavano a breve distanza l'uno dall'altro, viaggiavano verso il sole, in gruppo come rondini viaggianti verso la perenne estate; occhiali da sole neri, giubbotto in pelle e capelli al vento; il sapore della libertà era nell'aria che sbattendo addosso penetrava dentro il corpo e dal corpo era penetrata creando un euforia orgasmica, il vento della libertà era tutt'uno con loro.
Ma quando è finito il denaro è finita la benzina è finita la libertà.
Per far soldi doverono lavorare come operai nel paese dove doverono fermarsi.
Lì ci trovarono le donne, presero casa e famiglia, mutui e bollette.
Ora ci sono dei vecchi che spesso con occhi lucidi guardano verso dove il sole nasce; nasce insieme alle speranze; speranze che ti porti dentro come il sapore del vento; vento che assapori anche quando dormi, ti sospinge quando ti senti morire, che è il soffio della vita sull'anima; e anche se è durato solo un attimo nella tua esistenza la tua anima sta assaporando il vento, viaggiando ancora verso il sole, cercando di arrivare dove nascono i sogni.


domenica 29 maggio 2011

31 - VASCHE BIOLOGICHE SEMOVENTI



Non so, non capisco, tutti cercano la poltrona e io mi siedo sullo scalino.
Mi piacciono: le automobili vecchie, i cani randagi, i vestiti buoni da pochi soldi, i mercatini delle pulci, le panchine del parco, l'acqua potabile della fontanella, le passeggiate, l'aria del mattino, la luna.
Mi piace la donna spettinata con lo sguardo selvaggiamente liberamente fiero che la noti subito tra mille persone, sembra che le abbiano buttato un secchio d'acqua in testa e che si sia asciugata col vento, è bella, cazzo se è bella, la più bella di tutto e di tutti, e quando comincia a parlare capisci ancor meglio il perché.
Poi vedo un muro plasticato di gente, donne appena uscite dal parrucchiere che salgono altezzose sul suv, pettinate vestite parlanti uguali alle pubblicità, mariti fuchi con facce da ladro lampadate ed esteticate, figli con sguardi vuoti, vita imbottita, ori e vacanze esotiche, discoteche scorreggiose con animatori dementi che impongono divertimento demente, una vita in agonia cercando un nuovo ostacolo di denaro sempre più in là. Ma vi riconosco sempre, anche se cercate di prendermi alle spalle, anche se vi travestite da alternativi, vi riconosco per un semplice ineluttabile motivo: sento la vostra puzza di merda, ma proprio merda, merda non per modo di dire.
Pensate che se vi cammino vicino mi viene spesso da guardare se ne ho pestata una, sarà lo schifo che fate o saranno le tossine che producono le vostre menti malate piene di odio, non so.
E non servono a niente profumi e deodoranti, anzi si sente ancora di più, sarà l' effetto del contrasto, non so. Ma so che siete delle vasche biologiche semoventi.
Giratemi al largo, please.
Cerco solo gente autentica.



( Gracias a El Cordobés per l'immagine )

sabato 28 maggio 2011

30 - INFINITE VETRINE

Negozi con le loro stupide insegne
con le loro noiose vetrine multicolorate
piene di cose vuote
e palazzi grattacieli asfalto automobili
gas nell'aria, manca il respiro
città
piena di gente dalla faccia tesa
cammina veloce come se corresse
sembra che un dio sadico si diverta
infilandogli del pepe nel buco del culo
o della polvere nelle narici,
che cazzo corrono
con le facce da repressi che si ritrovano
si atteggiano a gran furbacchioni scaltri
chiusi dentro un videogioco ossessivo
costretti in questa ossessione tutto l'anno,
si sentono liberi quando sniffano
o quando fanno quei pochi giorni di vacanza
scordandosi per un momento della loro vita,
poi tornano sentendosi morti
essendo morti
senza via di scampo
condannati all'ergastolo, alla tortura, alla camera a gas
e credendo pure di esser furbi.
Sparite.
Meglio la campagna
non c'è niente di superfluo
e sei meno un automa,
respirando, esistendo, resistendo.

venerdì 27 maggio 2011

giovedì 26 maggio 2011

28 - NEL BOSCO

C'era una ragazza che abitava accanto al bosco, ma non v'era mai entrata per paura dei lupi.
Una notte di luna piena sentì il bisogno di scappare nel bosco.
Camminava nuda nel buio impaurita, i lupi la seguivano, vide delle luci che volavano, ne prese una e la luce diventò un uomo nudo che le disse: - Non tutti i lupi sono cattivi.
La sollevò e la trasportò correndo,lei gli confidò tutto quello che pensava e voleva, anche lui lo fece con lei, così cominciarono a diventare più forti e iniziarono a volare attraverso il bosco.
Finito il bosco c'era il mare illuminato dal sole, loro abbracciati nel sole del mattino si baciarono e lui le disse: - Sono uno spirito, devo andare nell'aria, ma quando mi vorrai ci sarò sempre se mi chiami.
Lei capì e lui scomparve nel vento.

27 - SUCCESSO

Le mosche stanno divorandomi la pelle arrivando alla carne ma dalla debolezza non riesco a muovermi qui tra i rifiuti, cerco di pensare ad altro, a qualche mese fa quando avevo il mio lavoro, la mia villa con la piscina, bei ricordi, mi sollevano il morale, sento meno le mosche che mi divorano e poi sono i piccoli difetti di questa economia, bisogna pazientare aspettando che arrivi un momento migliore per saperlo subito cogliere al volo, la fiducia in sé stessi e l'ottimismo sono tutto, l' ho letto sul: Manuale del successo.

26 - PERSONA QUALUNQUE

Domenica di centri commerciali
festival della persona qualunque
con auto
GRIGIO METALLIZZATO
presunta qualità e immagine
equilibrio di scelte ponderate
se compri ti passa la domenica, e la pizza, e la partita,
sommo divertimento della vita GRIGIO METALLIZZATO
GRIGIO METALLIZZATO che si adagia addosso
si insinua, ti penetra dentro, dentro, dentro ogni cellula
tutto è GRIGIO METALLIZZATO
tu sei GRIGIO METALLIZZATO
ogni cosa
ovunque GRIGIO METALLIZZATO
...e il tuo cervello risponde agli impulsi teleinviati
...pensi come vogliono
...parli come vogliono
...compri come vogliono
...programmati per non vivere...

25 - SAMBU

Sambu veniva dall'Africa.
Sambu aveva attraversato il mare nascosto e ammassato in una stiva, chilometri di sudore e merda e vomito e fame e sete e trovarsi in un paese che non conosci, solo speranza di un lavoro e certezza di una famiglia da mantenere.
Ma lui il lavoro l'aveva trovato, si era realizzato il sogno, lavorava in una macelleria, la laurea in ingegneria non era servita a molto ma era sempre meglio che tornare a casa.
Il suo lavoro era un po' duro ma riusciva a farlo bene, il suo padrone era soddisfatto di lui e lui era pagato bene.
Quando entrava qualcuno nella macelleria Sambu si metteva in mostra insieme agli altri dipendenti, quasi tutti stranieri come lui, e i clienti sceglievano i pezzi migliori; da lui avevano scelto finora quasi tutta la gamba sinistra e l'avambraccio destro.
Aveva qualche problema con le protesi di legno per camminare e per tenersi in equilibrio, però pensava ai soldi e poi con l'anestetico l'affettatrice non faceva tanto male sul momento, il cilindro in metallo vuoto all'interno che penetrava nella carne e toglieva l'osso prima che la parte venisse affettata era più doloroso, ma lui non gridava, soffriva in silenzio e questo era molto apprezzato dai clienti e dal suo padrone.
Insomma stava bene, anche con una gamba e un braccio macellati, qualche puntura di antidolorifico al giorno e il peggio era passato.
In questo splendido momento della sua vita solo una cosa lo disturbava leggermente: stava diventando trendy il cervello con la rucola.

mercoledì 25 maggio 2011

24 - GATTI E TAMARRI

Occhi sull'asfalto distanti un paio di metri, budella e sangue, pezzi di carne e pelo. Eri il mio gatto, ti hanno sbudellato.
Un tamarro demente schifoso con una macchina nera dall'assetto ribassato mi han detto.
Mi han detto avevi attraversato la strada tu, però sicuramente lui andava forte.
Se scopro chi è lo gonfio, anche se è un palestrato di merda gliene do ancor di più, venti anni di arti marziali gonfio tutti gli stronzi che voglio, nessuno mi rompe il cazzo, nessuno.
Odiosi tamarri, con quelle macchine che sembrano spazzaneve, con quella musica stupida sempre a palla, sempre soli e se avete una ragazza ha occhi fissanti il vuoto come una bambola gonfiabile, parlate per ore di cerchi in lega per la vostra macchina assurda, non vi sopporto, e proprio uno di voi si è azzardato a spappolarmi il gatto, lo spacco, lo distruggo, maledetto inutile tamarro.
Proprio il mio gatto, tu sì che eri bello elegante capivi tutto, sto parlando e sei morto, sto parlando da solo, eri l'unico che ascoltava sonnecchiando i miei discorsi...l' unico...unico...mi manchi, domani vado alla protezione animali a prenderne un altro...un altro che mi ascolti.

martedì 24 maggio 2011

23 - PLASTICA PADANA

Salami
di carne umana
avvolti
di plastica colorata
passeggiamo
per le vie del centro
in barriere plastificate
divisori estensibili
protendo la mano
tra tripla plastica
ti tocco
urlo parole
in sacchetti di plastica
appesantite cadono
con fragorosi schianti
nell' immensa pianura
desertificata
lontanissimi echi
vago lieve bussare
alla tua porta.

22 - MEDAGLIA

Medaglia di stronzo
una vita
tanti sacrifici sono ripagati
una vita spesa per avere
la medaglia di stronzo
vinta, vinta, ottenuta, avuta
soddisfazione
la soddisfazione di baciarla
di stringerla forte, forte tra le mani
la medaglia di stronzo
non come quel gonzo
forse un bonzo
che ha sempre corso
dall' alba al tramonto
corso come un tonto
non saprà neppure fare di conto
ha sempre evitato gli esami
non si è mai replicato
sempre fuori dagli schemi
sempre in mezzo agli scherni
ha sempre corso a zonzo
non otterà mai
la medaglia di stronzo
medaglia di stronzo
vincerla
baciarla
stringerla
forte, forte tra le mani
ripaga una vita di sacrifici
medaglia di stronzo
e addio a tutti
in una bella cassa di bronzo