Se apprezzate e volete offrirmi una birra o una pizza, vi ringrazio immensamente:

martedì 25 ottobre 2016

588 - IL VECCHIO CANE E IL MARE

Ieri ho portato il mio vecchio cane praticamente cieco in spiaggia, era più di un anno che non lo portavo, perché ci vado raramente e se vado con lui si stanca dopo un po' a camminare.
Ma lui se lo ricordava e ogni volta che salivo in macchina veniva vicino, con la speranza che lo portassi via con me.
Dovevo andare in un posto vicino al mare allora ho preso l'occasione per portarlo. Era felicissimo anche se guardava verso di me invece che fuori dal finestrino, come faceva una volta, non guarda più in giro perché non vede niente.
Poi quando siamo arrivati al mare faceva versi di contentezza sentendo l'aria di mare entrare dal finestrino. L'ho portato col guinzaglio lungo la spiaggia; era contento di seguirmi e sentire il rumore del mare, camminava vicino all'acqua incurante se gli bagnava le zampe, era felice così.
Dopo qualche centinaio di metri si è stancato e siamo tornati indietro.
Per lui un giorno così è un giorno di festa, memorabile.


venerdì 21 ottobre 2016

587 - L'INSEGNANTE LISERGICO

Avevo un insegnante di francese a metà anni 70 che indossava giacche psichedeliche, sembravano fatte con la carta da parati di vecchi tinelli, di colori tra il rosa e il viola, a fiorellini o disegni fantasia da cravatta, fisicamente sembrava un Al Bano in acido.
Faceva discorsi strani, canticchiava canzoni che non conosceva nessuno, credo se le inventasse lui sul momento, e rideva continuamente. Tutti dicevano che era un matto, che non era in grado di insegnare; mentre a me era l'unico insegnante che stava simpatico. Una volta entrò in classe e la cattedra era su un ripiano rialzato in legno, lui con la borsa dei libri in mano si fermò alcuni metri prima del ripiano annunciando che avrebbe fatto un balzo da lì sino al ripiano, fece il salto, ma arrivò solo con la punta delle scarpe, sbattendo le ginocchia e i gomiti, cadde rovinosamente e rumorosamente sul pavimento sporco. Si alzò scuro in volto, si raddrizzò gli occhialini in metallo dorato e fece lezione, serissimo come non lo era mai stato, per tutto il resto del tempo.
Poi a fine anno sparì. Nessuno lo vide più.
Molti anni dopo in una città vidi da lontano uno che gli somigliava, in vestito grigio scuro e cravatta, ogni 5 o 6 passi si inginocchiava e si faceva il segno della croce, aveva i calzoni rotti all'altezza delle ginocchia, lacerati a forza di ripetere ossessivamente quel gesto, con le ginocchia che sbucavano dai  pantaloni lacerati, arrossate e sanguinanti. Era magrissimo, tormentato dai deliri religiosi, che lo divoravano.
Spero tanto non fosse lui.
Mi piace immaginarlo ancora libero nel suo mondo lisergico, a correre con la mente, inseguendo le farfalle della sua fantasia.

lunedì 17 ottobre 2016

586 - LA CAGATA MISTERIOSA

Oggi passando in un paese a 15 chilometri dal mio mi sono fermato davanti a una pineta recintata che non avevo mai visitato, ho pensato di fare qualche foto.
Parcheggio l'auto davanti all'entrata, scendo e vedo c'è uno che sta per uscire dalla stretta porta d'ingresso, intanto mi metto a guardare lungo la strada l'esterno della pineta, se c'è qualcosa di valido da fotografare, vedo che si avvicina il tipo, avrà sui 70 anni, alto, pelato e sta facendo un jogging lento con addosso una specie di tuta/pigiama di colore rosso chiaro, comincia a blaterare una cosa che non capisco a distanza con le macchine che passano, chiedo cosa ha detto e mi avvicino, ripete ma non capisco niente, quando siamo vicini mi ripete nuovamente il discorso con voce bassa, mi chiede se sono entrato a fare i miei bisogni.
Gli dico : - Sono appena arrivato. -
Comincia una tiritera dandomi del lei, che la gente va a fare "la cacca" in pineta, che lui è passato prima e adesso ce ne è una fresca che prima non c'era vicino all'ingresso, che così si rovina la bellezza del posto.
Cominciano a girarmi i testicoli, mi fa salire la violenza quando si rivolgono a me e percepisco una qualche mancanza di rispetto, mi accusa appena visto, così, senza motivo, sto per partire con un calcio nello stomaco e/o un pugno in faccia, fatico a trattenermi.
Mi dice che è il presidente della sezione comunale di un'associazione per la difesa del'ambiente e che tutti vanno a sporcare in pineta, mentre loro cercano di tenere pulito.
- Senta, sono appena arrivato e lei stava uscendo, inoltre non sono uno che defeca o sporca  in giro, faccio i bisogni nel mio bagno e in giro non butto neanche un fazzoletto di carta o una carta di caramella per terra, perché metto in tasca per poi gettare nei cestini apposti. Ha proprio sbagliato persona. -
Mi racconta che  domenica prossima con i bambini delle scuole devono pulire la pineta, ma vedo che mentre mi parla guarda la mia vecchia auto scassata e tra le parole dette percepisco che pensa ancora  sia stato io. Crede d'essere il Maigret delle merde, lo Sherlock Holmes delle cagate, presume che uno se gira con l'auto vecchia sia un disgraziato poveraccio cagone che non rispetta le regole del vivere civile.
Mi viene voglia di fargli annusare il culo, che è fresco di doccia, così si convince dell'innocenza del mio ano, non avrà mai visto un culo così pulito il vecchio presidente investigamerde, se ne accerterebbe che non possiedo un culo da cagone selvatico, bensì un culo più pulito dei piatti in cui lui mangia la domenica. Ma poi penso che non merita neanche di annusarmi il culo.
Non lo bado e lo guardo come si guarda uno che sta rompendoti il cazzo.
Se ne va.
Io entro incuriosito in questa meravigliosa pineta, che dice rovinata da una cagata.
Guardo dove diceva e mi pare una pisciata di donna, circondata da fazzolettini di carta da pulizia di topa postpisciata. Qualche decina di metri più avanti vedo uno stronzo stagionato mezzo pestato, allora deduco che probabilmente si è pestato metà stronzo, poi passando vicino la pisciata, vedendo i fazzoletti e sentendo odore della merda che si era appena pestato ha pensato a una cagata fresca, è uscito e ha incolpato il primo che ha visto nelle vicinanze, io.
Mi sento orgoglioso di me stesso, sono io il vero Maigret delle cagate, con capacità deduttive fuori dalla norma ho risolto immediatamente il caso; mentre l'improvvisato investigatore scadente andrà a casa trotterellando nel suo assurdo jogging con la merda spappolata sotto una scarpa, se l'attaccherà lungo il corridoio, magari anche sul tappeto del salotto. Fantastico!
Sorrido contento all'idea.
Continuo a camminare e mi guardo attorno, fa veramente schifo la pineta, brutta vegetazione, senza un cartello, senza indicazioni dei sentieri da seguire, non c'è niente, è tutto abbandonato e con ogni tanto dei rifiuti sparsi, non c'è neppure una recinzione che la separi dalla ferrovia che passa accanto la pineta, così se uno lascia liberi di giocare i bambini lì dentro possono finire sui binari e può succedere una disgrazia.
Invece di pensare  a questo il tipo si preoccupava per una merda in più o in meno tra quella schifezza, pareva ascoltandolo che fosse il giardino del re con tutto curato e perfetto.
Penso a che gente assurda c'è al mondo, è proprio vero che certi non meritano neppure di annusare i culi.
Esco e me ne vado.

domenica 9 ottobre 2016

585 - CULTURA ADDOMESTICATA

Non riesco a sopportare quasi tutti gli appartenenti al mondo culturale italiano, mi infastidisce solo parlarci, nonostante siano quelli più democratici e aperti mentalmente che si degnano di rivolgerti la parola.
Quell'aria di superiorità e di malcelato disprezzo nei confronti di chi non ritengono della loro levatura o non la pensa esattamente come loro è già nauseante, ma quello che mi infastidisce maggiormente è la loro adesione a modi consolidati, anche quelli presunti anticonformisti, veri rituali piccolo borghesi di chi vuole avere uno status sociale. In pratica vedo dei mentecatti mentali che aspirano a una qualche considerazione da parte di chi a parole detestano. Poi magari mi capita di leggere quello che scrivono e mi accorgo che avevo ragione, è spesso vera merda secca, senza nessun senso se non quello di servire a loro per restare nel personaggio che recitano.
Perciò non suggeritemi vincitori di premi letterari che vi son piaciuti tanto o il libro tanto di moda, a me nel 99% dei casi faranno schifo e vi odierò per il consiglio del cazzo datomi.
Me lo cerco io quello che mi piace e solitamente lo trovo tra i dimenticati, i diseredati, i disperati e tutti quelli che non si sono mai adattati a questa società.

584 - VESTITI BUONI


Ricordatevi sempre che è molto importante avere vestiti buoni.
Una volta da ragazzo stavo scappando di notte e scavalcando un muro altissimo con sopra una recinzione da stadio sono rimasto appeso, impigliato a un ferro della recinzione col retro della giacca a un'altezza di circa 10 metri, ero sopra i lampioni, che vedevo in basso e illuminavano il selciato dello stretto vicolo che passava sotto il muro.
Sono rimasto fermo, appeso così finché è passata l'auto di quelli che mi cercavano e potevano vedermi, invece l'ho vista proseguire, andandosene tra i vicoli senza notare che c'ero io appeso in alto, immobile, come un salame gigante che si stagionava nell'umidità della notte.
Passato il pericolo mi sono sfilato faticosamente e sono sceso.
La giacca ha retto il peso perché era un'ottima giacca pesante, vecchia ma valida, ereditata da mio padre, volevano buttarla negli stracci ma a me piaceva così ho iniziato a usarla, era di una stoffa grossa quasi come un cappotto, nera con quadretti minuscoli grigi, c'era scritto in un'etichetta interna che era stata creata da Angelo Litrico, non sapevo chi fosse ma gli sono stato poi grato per aver creato quella giacca così robusta, che mi ha salvato la vita.
Se mi succedesse con addosso una di quelle che fanno adesso, confezionate con materiale scadente nei paesi dove sfruttano la manodopera, si strapperebbe subito e cadrei giù come un caco strafatto marcio, spappolandomi sul selciato sottostante.
Perciò vestitevi con roba buona, non si sa mai.
Inoltre spesso trovate di meglio nell'armadio tra la roba vecchia che vorreste buttare che nelle vetrine dei negozi.



domenica 2 ottobre 2016

583 - PROIETTILI INASPETTATI

Basta un niente per cambiare la vita,
anche solo uno sguardo,
anche solo una parola
o una sola lettera
per viaggiare con una roulotte russa
per giocare con la roulette russa.

Una vita crea un rapporto
con amici, coniuge, figli
e un secondo cancella tutto.

Momenti proiettili
inaspettati
bucano le nostre stanze
attraversano le nostre esistenze
mentre ci ubriachiamo
di finte sicurezze.

La paura fa aggrappare
ai relitti
di ciò che già si conosce
per illudersi di non precipitare
in noi stessi
in ciò che siamo
in ciò che non vogliamo.

Solo accettandoci
possiamo salvarci.


venerdì 30 settembre 2016

582 - BOTTIGLIE SVUOTATE

A volte mi viene una strana voglia.
Una voglia di ascoltare un pezzo musicale trucido fracassone, che mi riporti indietro nel tempo...sui bordi degli autoscontri, tra i fumi di libanese al rosmarino, i giubbotti di jeans invernali col pelo bianco sul colletto, con le spillette e le toppe degli Iron Maiden o la lingua degli Stones, i tirapugni e i coltelli a scatto sempre a portata di mano per difendersi dalle proprie paure, le cassette registrate da scambiarsi, poi la tipa che ti piace la vedi passare...ha guardato te..no ha guardato me...ma vada a cagare che se la tira troppo...intanto un cane pastore tedesco randagio si è affezionato e ti segue ovunque, anche se il panino che avevi diviso con lui l'hai finito e ti è rimasta solo la bottiglia di Adelscott da finire di scolare seduto su uno scalino, guardi le giostre accarezzando un cane sconosciuto che ti vuole bene, vedi da lontano la compagnia...ma non vedi che stiamo volando via tutti, ognuno a suo modo e nei corpi fermi in paese ancorati ai doveri della vita rimangono solo i ricordi... nessuno se ne è accorto, tranne il cane randagio, all'improvviso capisce che qualcosa è finito e si allontana sparendo nel nulla, da cui era apparso.
Resti solo nella notte, con la bottiglia di birra vuota in mano.
Davanti hai la scena della compagnia che si sfalda, ognuno torna a casa, dentro la sua vita.
Quel noi che svanisce in tanti io.
Ma cercheremo tutti di rivivere ogni momento di quel periodo, per il resto della vita.


mercoledì 28 settembre 2016

581 - CONTRADDITTORI

Metto le poesie e molti mi dicono che preferiscono i miei racconti, metto i racconti e non se li caga nessuno.
Non avevo pubblicato libri e molti mi rimproveravano di non averne pubblicati perché loro sicuramente li compravano, allora ne ho pubblicati tre diversi (poesie, racconti autobiografici e racconti di fantasia) ma quasi tutti quelli che mi dicevano di pubblicarli non li hanno presi, mentre li hanno presi e apprezzati altre persone, molte delle quali prima neanche le conoscevo.
La cruda realtà è che sui social si fanno commenti a vanvera e si cercano principalmente dei giullari, per qualche momento di distrazione. Pochi ti seguono veramente e ancor meno cercano di capire cosa vuoi dire.
Se facessi dei video in cui mi prendo a bottigliate sullo scroto cantando "Bandiera rossa" avrei molto più successo, diverrei il pagliaccio del momento. Invece mi ostino a scrivere cose che mi piacciono e che mi sembrano pure spesso più interessanti o divertenti della comicità banalotta che piace tanto al popolo del web.
Comunque considerato che l'importante è piacere a se stessi io sono a posto così.

mercoledì 21 settembre 2016

580 - ULTRARAZZISMO

Guardo il Tg3 regionale Veneto: ad Abano molti abitanti e albergatori protestano perché devono mettere dei profughi in una vecchia caserma inutilizzata.
Non in lussuosissimi alberghi a una, due o finanche tre stelle contro cui riversa la bile quotidianamente Salvini, ma in una enorme caserma disabitata da anni.
Il problema dicono coloro che protestano è che poi gli immigrati sono vicini al paese e si vedono in giro, solo il vederli farà scappare inorriditi i turisti, si deprezzeranno le case, crollerà l'economia locale, quindi ci saranno disoccupazione diffusa, uragani, cavallette, concerti di cover band degli U2, più tutte le altre peggiori disgrazie possibili e immaginabili.
Ne devono mettere degli altri immigrati però distanti chilometri dal paese, in una frazione, ma anche quelli non vanno bene perché dicono poi possono spostarsi anche di 20 chilometri per andare nel paese più abitato, a terrorizzare la gente con la loro presenza.
Neanche nel Sudafrica dell’apartheid o nell’Alabama più razzista non volevano neppure vederli, vivevano separati ma si potevano almeno far vedere in giro e risiedere in quelle zone.
Qui siamo ancora peggio, non vogliono neppure vederli ,neppure possono risiedere a chilometri di distanza, neanche dentro caserme vuote e inabitate.
Siamo messi male come non lo siamo mai stati, ma non per il problema degli immigrati stranieri, ma per il problema dell’emigrazione dai corpi dei cervelli di certi residenti.
Di questo passo prossimamente le elezioni le vincerà il Ku klux klan, ma gli elettori saranno ugualmente insoddisfatti, perché avrà un programma politico troppo moderato per loro.

N.B.
Il comune è commissariato perché il sindaco di centrodestra rieletto è stato incarcerato con altri per anni di tangenti e appalti truccati, ma quello non è un problema che indigna e fa scappare i turisti.




lunedì 19 settembre 2016

579 - DOMENICA MATTINA

...splatsplatplatsplatsplatsplat...
Driin Driin Driin...
- Buongiorno.
- Cosa volete?
- Il regno di Geova sta venendo!
- Anch'io stavo venendo, se voi non mi rompevate il cazzo.



sabato 17 settembre 2016

578 - MYSTIC MAN

Una volta nella piazza del paese arrivò un "mystic man", come cantava Peter Tosh in quel periodo.
Sembrava appena uscito dalla macchina del tempo.
In pieno periodo tra il punk e la new wave girava vestito come oltre dieci anni prima, da hippie orientaleggiante, era proprietario di un banchetto al mercato di oggettini orientali, profumi e foulard. Era un bel ragazzo sui 25 anni, alto circa 185 centimetri e magro, sbarbato con capelli castani lunghi e lisci, perfetti, parevano freschi di parrucchiera evidenziando una notevole attenzione all'aspetto estetico, dietro a una ricercata apparente trascuratezza.
Camminava con un modo di fare autorevole, pieno di sé e di collane, collanine, braccialetti, emanando anche un forte profumo.
Alcune ragazzine presenti lo guardavano ammirate
Chiese in giro se c'era del fumo, ma non c'era in quel momento chi ce l'aveva. Allora un manovale edile tatuato, basso e grosso gli disse. - Vieni qui che mi è avanzato da ieri sera un pezzetto da fare una canna, ce la fumiamo tutti assieme.-
Il mistico disse: - Grazie, sediamoci sull'erba, facciamo un cerchio per raccogliere le buone energie.-
Andò tra le siepi, a sedersi con le gambe incrociate in mezzo all'erba e alle merde di cane.
Gli altri lo seguirono perplessi, si sedettero ognuno a suo modo, il manovale tatuato restò in piedi e con le spalle appoggiate a un albero rollò la canna, la accese e dopo un paio di tiri, la passò a un suo amico accanto a lui, che fece un altro paio di tiri e la passò al mistico.
Il mistico unì le mani come in preghiera, prese la canna dalla parte dei mignoli e portando la mani davanti alla fronte, puntando la canna in alto, cominciò a lamentarsi con gli altri: - Non sapete fumare, il fumo è sacro, ma voi fumando in questa maniera attirate solo energie negative, in questo momento le percepisco,  invece dobbiamo attirare energie buone, positive, vi insegno io come si fa a fumare bene: intanto chi prepara deve dire quando è tutto pronto "Bambulè" e tutti devono rispondere  "Bambulè",  dopo la accende, fa i suoi tiri e quando la passa dice "Buon Shiva", e così deve fare ognuno quando la passa a un altro, deve sempre dire "Buon Shiva", in modo da scacciare le energie negative ed avere un buon viaggio, poi si deve tirare così...-
Avvicinò con aria solenne la bocca tra il pollice e l'indice delle mani unite e aspirò lentamente, lungamente, poi con gli occhi socchiusi tenne il fumo dentro, dopo diversi secondi, lo espulse fuori con calma, sempre con gli occhi socchiusi, si riavvicinò lentamente le mani alla bocca per dare una seconda tirata...ma non tirò niente...gli strappò via dalle mani giunte la canna il manovale, urlandogli: - Se non la smetti di fare il deficiente ti sfondo di calci, mi finisci la canna perdendo tempo con le tue stronzate, vaffanculo fuori dai coglioni! -
Il mistico tra le risate si alzò e si allontanò.
Poco dopo stava lamentandosi con dei vigli urbani, dicendo che mentre si era allontanato un attimo gli avevano fregato parecchi oggetti dalla bancarella e tutti i  soldi dalla cassa, aveva detto ai vicini di bancarella di dare un'occhiata alla sua roba ma loro avevano da fare, o magari pure a loro il mistico saccente stava sul cazzo.
Però aveva ragione quando diceva che percepiva cattive energie, gli stavano fregando tutto.




domenica 11 settembre 2016

577 - SCARAFAGGI

Ho la casa piena di scarafaggi, poiché sono ecologista non do il veleno ma dopo mezzanotte so che escono, allora vado nei punti strategici e con i miei magici sandali del numero 44 rapidamente li schiaccio. Poi li raccolgo con la paletta raccogli polvere e al mattino seguente li getto nel campo dietro casa, per la gioia degli uccelli insettivori.
Mi sono così inserito nella catena alimentare dell'ecosistema della zona.
Però ieri sera ho schiacciato quello che credo sia stato l'ultimo,
Ora dovrei procurarmi altri scarafaggi per non essere licenziato anche dall'ecosistema.

576 - Rock progressivo, punk, new wave e il problema delle caccole

Quando vedo Roberto Saviano che parla mi distrae, non sta mai fermo, si tocca il naso, si gratta la pelata, si mette le dita in bocca, negli occhi, nelle orecchie, ecc...e facendo così mi ricorda un venditore di elettrodomestici che conoscevo.
Se andavi nel suo negozio e ti spiegava come funziona qualcosa era uguale, solo che era in versione meno soft, lui era molto più hard.
Aveva un aspetto trasandato, sui sessant'anni con barba e capelli lunghi, sembrava un povero disperato senzatetto anche dal modo in cui era vestito, persino i colori dei vestiti sembravano opachi, coperti di polvere, era un allevamento di acari semovente. Aveva il negozio pieno di santini e crocifissi, era un cattolico praticante, ma dedito al culto sozzonista.
Mentre spiegava si toglieva gli occhiali con le lenti fumé marroni e con aria pensierosa alternando i pollici si puliva le croste degli occhi, poi si rimetteva gli occhiali ma poco dopo si infilava la punta del pollice e dell'indice nelle fossette del naso per rovistare le caccole vicine all'uscita nasale, finita la parentesi caccolista passava nelle orecchie scavando con l'unghia appositamente lunga dei mignoli dentro, per estrarre il cerume, poi stringeva le mani a pugno per raccogliere le forze e spartire equamente sulle dita e nella mano il raccolto; a volte tornava indietro, dalle orecchie al naso agli occhi, traslocando le varie secrezioni corporali, per cui una eventuale ispezione poteva trovargli delle caccole del naso nelle orecchie o del cerume nel naso o un mix di tutto attaccato alle ciglia degli occhi.
Quando aveva finito si grattava lungamente con le dita i peli della barba, imboscandoci i residui scovati. Chiudeva la spiegazione pulendosi con pollice e indice destri i lati della bocca e porgendoti immediatamente dopo la sua mano destra.
Io avendo subito notato con altri che mi precedevano questo suo atteggiamento avevo imparato, quando sentivo stava per chiudere il discorso mi allontanavo repentinamente, fingendomi interessato a qualcosa, poi, mostrando una certa fretta, prendevo la direzione dell'uscita ringraziandolo della spiegazione e salutandolo con un cenno della mano, da lontano.
Probabilmente si sarà chiesto perché ero sempre di fretta.
Però una volta mi ha fregato, mi sono voltato per allontanarmi ma dietro aveva spostato le lavatrici chiudendomi la solita via di fuga, non passavo, ero intrappolato!
Mi ha teso la mano... l'ho stretta.
Sono uscito senza mettermela nemmeno in tasca e sono entrato in un bar poco distante, andando dritto al bagno a lavarmela.
Probabilmente sarò un po' troppo schizzinoso, ma non mi entusiasma girare con la mano sporca di caccole e residui corporali vari di un cattolico, e neppure se fossero degli appartenenti ad altri culti religiosi mi entusiasmerebbe la faccenda.
Inoltre alle caccole va giustamente posto un limite, perché hanno una vita propria, si incollano ovunque e viaggiano nello spazio e nel tempo, ho visto con i miei occhi caccole del naso attaccate a banconote, tra la pagine di un libro preso in biblioteca, attaccate sulla tasca destra posteriore dei calzoni bianchi stretti di uno che voleva fare il figo, attaccate a dischi dei Genesis.
Ecco, i Genesis credo siano la rock band preferita dai rovistatori di caccole più accaniti così come il rock progressivo sia il loro genere musicale preferito, con quelle lunghe canzoni sognanti tra il rock, il jazz e la musica classica, che sono l'ideale per abbandonarsi allo scaccolamento senza limiti.
Anche i punk, notoriamente opposti e nemici dei seguaci del rock progressivo, con brani brevi in cui contava più l'energia trasmessa che la tecnica esibita, mentre ascoltavano la musica non avevano molto tempo per scaccolarsi ma nelle pause ne ho visti molti scaccolarsi in pubblico, come per dimostrare un anticonformismo anche alle regole dell'igiene e del buon senso.
Sarà anche per questo che io mi sento new waver più che punk, pur avendo condiviso lo spirito sovversivo del punk degli albori, uno spirito che infatti è traslocato subito nella new wave innovativa e imprevedibile, mentre il punk perdeva questo spirito iniziale uniformandosi a certi canoni e diffondendosi su larga scala.
Quindi è meglio la new wave, anche perché i new waver non si scaccolano mai in pubblico.



venerdì 9 settembre 2016

575 - Da bambino volevo volare via


Abitavo in una casa rosso sangue lungo una strada statale trafficatissima, la più pericolosa d'Italia, prima nella classifica degli incidenti mortali. Migliaia di camion e auto passavano ininterrottamente e fragorosamente giorno e notte a pochi metri dalla porta e dalle finestre sul lato sud della casa.
Mentre dietro casa, sul lato nord, eri immerso in una realtà opposta, un paesaggio che iniziava con un enorme salice piangente alto otto metri che sbatteva con le lunghe fronde contro la casa sporcandola di verde e come un sipario apriva dietro di lui un altro mondo, verde campagna, multicolori fiori di campo, uccellini, animali, insetti ci vivevano gioiosi, abbracciati da un orizzonte fatto di campi di terra coltivati, inframezzati da boschi, case, stalle e sullo sfondo il grande argine del fiume.
Sul lato est c'era, duecento metri dopo casa, una zona industriale, con fabbriche micidiali e vapori tossici, una produceva vernici e ogni tanto ne scartava e le riversava nei fossi, facendoli diventare di ogni sorta di colore; un'altra produceva mangime per pesci sciogliendo col solvente carcasse di animali ed emanando una puzza pestilenziale, una volta un paio di operai sono caduti in una cisterna, uno è morto subito e l'altro con i vapori è impazzito, lo hanno poi portato in un istituto dove è rimasto, incapace di intendere e volere, per decenni, fino alla fine dei suoi giorni.
Subito dopo la zona industriale c'era una vasta discarica intercomunale a cielo aperto di immondizie, con copertoni, plastica e ogni sorta di rifiuti che bruciavano in continuazione.
Sul lato ovest della mia casa invece c'era un paesaggio metropolitano, cominciava con un palazzo di appartamenti dell'edilizia popolare, poi un incrocio con una strada comunale che era diventato il ritrovo della piccola delinquenza della zona, poi negozi, case, la scuola e un viavai continuo di gente indaffarata, operai, agricoltori, impiegati, pescatori, commercianti, delinquenti, assicuratori, prostitute, frati, ritardati mentali e soprattutto casalinghe, infinite casalinghe, una marea di casalinghe di ogni foggia e dimensione. Non esistevano donne che lavoravano o donne single, lì tutte erano casalinghe sposate perennemente indaffarate, forse qualcuna non era sposata ma fingeva di esserlo, perché le rarissime di cui si sapeva non avevano marito venivano guardate male, come delle appestate, avevano qualcosa che non andava, erano considerate in pratica delle merde umane da guardare con compatimento; così come gli uomini non sposati, anche loro erano considerati merde o matti, non a posto con il cervello, comunque dei paria fuori casta.
Nel caotico continuo vociare di questo affollamento umano come degli spot pubblicitari si inserivano, sovrastando le altre, le potenti voci dei venditori ambulanti : "Callegari Amaro, Amaro Callegari" del rappresentate dell'amaro del Cavalier Callegari; "Taio rosso taio romagnolo" del venditore di angurie di qualità romagnola; "Gambari gambari gambari oooooh" del venditore di gamberi che prolungava la frase urlando un oh finale come un tenore per richiamare l'attenzione della gente;  "Maria vola pesce?" di una venditrice di pesce, con una grande bicicletta arrugginita dotata di due enormi portapacchi davanti e dietro pieni di cassettine bianche con dentro il pesce fresco, si fermava davanti alle porte delle case urlando a squarciagola per chiedere alla Maria della casa se voleva del pesce, si chiamavano quasi tutte Maria le donne e pure lei si chiamava Maria, era la "Maria del pesce".
Tra questi multiformi scenari c'ero io, leggevo continuamente libri di favole o avventure e fumetti, spesso mi arrampicavo su qualche albero dove rimanevo anche per ore a leggere o a immaginarmi di essere Tarzan; poi quando scendevo cercavo di costruire delle assurde macchine volanti, che mi facessero volare via, lontano da tutto.
Ma non volavano mai, ancorate a terra, non si sollevavano di un millimetro.
Allora andavo a giocare con i miei amici al nostro parco giochi che era la discarica di rifiuti dopo la zona industriale, avevamo tutti un coltello a scatto e lo tiravamo contro un qualche bersaglio facendo scommesse, o spaccavamo le bottiglie con le pietre, oppure cercavamo tra i rifiuti se c'era qualcosa di interessante, a esempio dei giocattoli rotti che poi aggiustavamo oppure dei fumetti o anche degli oggetti in ferro che raccoglievamo, caricavamo su un carrettino preso al nonno di uno di noi e lo portavamo al ferrivecchi, quindi con i soldi ricavati andavamo in qualche bar a spenderceli tutti in bibite, gelati, jukebox e flipper.



martedì 6 settembre 2016

574 - SMARRENDO L'IMPALPABILE

Una poesia non si vede
non c'è
aleggia nei ricordi
la intuivamo
era dentro
parte di noi
un noi svanito
in due io
senza quella poesia.

Ora dov'è?

Pereppeppè.



domenica 4 settembre 2016

573 - AMIAMO I NOSTRI TORTURATORI

Siamo animali da macello
spiati, schedati, catalogati 
numerati
controllati
in ogni nostra espressione
bloccati
quando usciamo dal consentito
torturati
con sostanze chimiche tossiche
sfruttati
per il profitto di chi comanda.

Ma il sistema di controllo
in questo campo di concentramento 
piace ed è difeso dai prigionieri torturati
poiché impone pensieri e desideri
facendosi chiamare: libertà.


Immagine di Pawel Kuczynski

lunedì 29 agosto 2016

572 - PULVISCOLO NELLO SPAZIOTEMPO

Siamo volatili cellule destinate a svanire
che si aggrappano a qualsiasi cosa
possa fare immaginare
al di là della labilità dei nostri tempi,
potendo così distrarsi
dimenticando
di vivere la vita.

Chi fugge dalla propria esistenza
perde
se stesso.

Ogni tempo
che non riempiamo
ci vola via.

Giovanni Segantini: Ave Maria ai monti


martedì 23 agosto 2016

571 -- ATTRAZIONI

Spesso le donne più sono basse più sono attratte da quelli alti, invece a quelle alte piacciono i bassi, mi è capitato di conoscere una alta più o meno come me e non le piacevo, le piaceva un mio amico basso, proprio per l'altezza, me lo ha detto lei che era attratta da quelli di bassa statura.
Oppure conoscevo una che sarà stata poco più di un metro e mezzo, con la testa non mi arrivava alle spalle e diceva a me che ero troppo basso, gli piacevano quelli altissimi, difatti c'era uno grasso che sarà stato oltre un quintale e mezzo per circa due metri di altezza,  lei lo guardava come John Belushi quando ha visto la luce durante la predica di James Brown...impallidiva, farfugliava le parole, diceva che è bellissimo...ma lui faceva obiettivamente schifo al cazzo, era brutto, antipatico e fatto come una damigiana gigantesca con la barba, praticamente le piaceva solo per il fatto che era enorme.
A me fa vomitare la barba, la taglio appena mi cresce, e se fossi una donna a un barbuto non gliela farei nemmeno vedere, invece noto che a molte donne il barbuto stimola l'ormone, sono attratte solo dai barbuti.
Ricordo anche una che conoscevo da Bologna, mi ha raccontato  di una sua amica fanatica dei ragazzi con i capelli lunghissimi, si era fidanzata con uno lungocrinito ma un giorno lui si è tagliato i capelli corti e lei si è arrabbiata, così lo ha lasciato, diceva non gli piaceva più.
Ma potrei dire lo stesso anche dei gusti degli uomini, ognuno ha una qualche fissazione, uno che conoscevo mi confidò lo eccitavano da impazzire quelle che puzzano di sudore.
Il fatto è che la gente è quasi tutta deficiente, uomini, donne o x che siano, hanno gusti idioti che rasentano o a volte oltrepassano la follia, un classico esempio sono quelli che si innamorano delle fotocopie umane di loro padre o della loro madre, e ne vedo molti, qualche problemino mentale evidentemente ce l'hanno.
Per fortuna io mi sono accorto fin dall'infanzia che le persone in maggioranza sono veramente malate di mente, perciò non le bado e cerco di essere me stesso, se piaccio bene e se non piaccio possono comodamente andarsene affanculo.
Meglio soli che Mal dei Primitives accompagnati.

domenica 14 agosto 2016

570 - FUORI DAI CANONI

Ho sentito una che diceva, a una sua amica, lei è anni non va al mare perché non passa la prova costume. Una che non va al mare perché è grossa credo proprio sia scema completa, si fa imporre dei canoni estetici dalla pubblicità e così si rovina la vita. Tra l'altro aveva la borsa con la spesa ed era piena di pacchi di biscotti e brioche, magari se mangiasse meno dolciumi calerebbe il culo da damigiana. Oppure mangia quel cazzo che vuoi e fregatene.
Invece vogliono mangiare come maiali senza un domani e avere il fisico da top model.
Ne ho visto un'altra grossa che girava a metà agosto vestita di nero e con un maglione legato in vita, per occultare il culo.
Pensa di affascinare messa così, che non si veda sotto il maglione il culo a due piazze. Magari trova uno che vuole accoppiarsi con lei e che fa? Si tiene il maglione legato in vita anche quando tromba o spegne tutte le luci, così secondo lei il partner non vede e non sente che ha il culone. Non so che idee si facciano!
Sembra una falsona una che si comporta così, al massimo trova qualche disperato morto di figa terminale che se la zompa per scaricarsi l'apparato urogenitale e poi fugge via.
Invece bisogna accettarsi, per essere accettati.
Evitando di farsi schiavizzare dai canoni estetici imposti.

sabato 13 agosto 2016

569 - Charles Bronson

Una volta nei primi anni 80 ho incontrato casualmente un tossico in pelata più vecchio di me, mi attaccò discorso raccontandomi che spesso quando lo fermavano i poliziotti gli fregavano i soldi, approfittando del fatto che fosse pieno di precedenti penali e la sua parola valesse niente contro la loro, era andato per comprarsi un vestito per il matrimonio del fratello ma lo hanno fermato e si sono tenuti i soldi del vestito, lui si è dovuto adattare un vestito vecchio per l'occasione.
Era molto tradizionalista, con i classici discorsi della campagna veneta più ancorata alle tradizioni. Mi raccontava dei suoi fratelli e mi restò impresso che mi raccontò di uno di loro con orgoglio, era il playboy della famiglia, diceva fosse il sosia dell'attore Charles Bronson, faceva l'operaio, nel tempo libero girava in vestito e cravatta col baffo su una vecchia Fiat 850 coupé nera con i cerchioni in lega, andava messo così la domenica pomeriggio nei piccoli paesini della campagna veneta, dove si fermava davanti al bar e arrivavano subito le ragazze a chiedergli gli autografi, credendo fosse veramente l'attore e andava a finire che trombava come un riccio con le fan.
Per immaginarsi Charles Bronson, allora famoso attore americano, girare con una vecchia 850 la domenica nella più desolata campagna veneta e poi magari rispondere alle fan in dialetto veneto ce ne vuole, devono essere state ben predisposte o annoiate, con la voglia di colorarsi la vita facendo sesso con il sosia di Charles Bronson.
Magari adesso saranno diventate nonne le amanti del falso Charles Bronson e faranno la morale alle nipoti quando vogliono uscire la sera, lamentandosi del degrado attuale e dicendo che al loro tempi le ragazze erano più serie, pensavano a sposarsi e uscivano solo la domenica pomeriggio.