Se apprezzate e volete offrirmi una birra o una pizza, vi ringrazio immensamente:

lunedì 31 marzo 2014

336 - VINCERE

Alla mattina al mare sono seduto sul muretto che divide la pista ciclabile dalla spiaggia, sto leggendo il quotidiano con a fianco il mio cane, anche lui seduto sul muretto, si sta bene, un clima tiepido con un leggero vento e il sole di marzo scalda piacevolmente, senza esagerare, inondandomi con una sensazione di benessere.
Ma si sentono delle fastidiose urla da stadio provenienti da un lontano gruppo di ragazzi indaffarati sul spiaggia, misurano con un metro e dei pali, è  da quando sono arrivato che sono lì, stanno facendo qualcosa che li esalta, si danno il cinque come hanno visto fare in televisione, urlano per caricarsi, ho la netta sensazione che siano la classica mandria di cretini.
Continuo a leggere; mentre loro, finito il lungo lavorio, se ne vanno verso delle tende lontane tra le dune di sabbia, vistosamente orgogliosi di quanto hanno fatto.
Dopo un po' vado a fare la solita passeggiata sulla spiaggia e passando davanti a dove operavano vedo che hanno fatto una scritta gigantesca a caratteri cubitali: VINCERE.
Ha lettere tutte uguali misurate, grandi circa tre metri l'una, sembra il titolo sensazionalistico di un giornale sportivo gigante.
Hanno perso del tempo per questa scritta del cazzo che m'irrita, mi dà fastidio questa diffusa mentalità in cui si adora il vincitore e si denigra lo sconfitto, il perdente, infatti perdente è diventata la peggiore offesa, fanno come hanno visto fare dagli americani in un imperialismo culturale importato tramite la televisione e il cinema che devasta i cervelli più deboli; a ogni modo a me d'istinto i vincenti fan cagare, mi sono più simpatici i perdenti, tendo naturalmente a parteggiare per loro.
Noto un bastone grosso e robusto portato dal mare, lo prendo e incido profondamente sotto la loro scritta scrivendo in grande ma con caratteri minuscoli, la mia è una scritta sbilenca e casuale come la vita reale, guardo il risultato, mi piace, si adatta perfettamente: VINCERE una merda.
Il cane come se avesse capito piscia alla base della I di VINCERE.
Ci allontaniamo.
Al ritorno vedo da lontano che ci sono gli stronzi che l'avevano scritta, guardo in giro e c'è un gigantesco albero secco portato dal mare, controllo e trovo un ramo che va bene, facendo leva col piede lo spezzo, lo separo lasciando che termini a punta, lo picchio forte contro il tronco dell'albero, perfetto, duro come l'acciaio e leggero, provo anche la punta piantandola con forza  nel legno del tronco, apre la corteccia conficcandosi, eccellente.
Proseguo tranquillamente col nuovo bastone in mano.
Gli stronzi vedo che indicano nella mia direzione, continuo a camminare, vedendomi meglio mentre mi avvicino se ne vanno.
Arrivo alla scritta che non ci sono più, c'è solo una coppietta che stava passeggiando che si ferma un attimo a leggere e si allontana ridendo di gusto.
Con il bastone metto il punto alla fine della scritta: VINCERE una merda.
Col punto, non c'è altro da dire.
Getto il bastone nel mare, lontano, tra le onde.
Insieme all'amico cane mi allontano.


sabato 29 marzo 2014

335 - La forza

Ero debole. Debolissimamente debole, pelle e ossa, non mangiavo quasi mai, sopravvivevo nutrendomi di birre, mele e sigarette MS.
Ero il tipico metallaro con tutte le caratteristiche precipue, infatti cagavo due volte la settimana, giravo sempre con magliette macabre, faccia pallida e magra da stitico moribondo con la morte stampata sul petto. Delle volte andavo a trovare qualcuno e i suoi genitori gli dicevano che facevo impressione, di non frequentarmi, o se entravo in un negozio i bambini si ritraevano aggrappandosi impauriti alle gambe delle loro madri, o se mi sedevo su una banchina le ragazzine perbene delle panchine vicine si allontanavano.
Uno spauracchio, uno spaventapassere, un reietto, facevo schifo e paura alla gente comune; e la cosa invece di dispiacermi mi inorgogliva, mi sentivo realizzato nello essere schifato da certa gente.
Ma mi infastidiva star male fisicamente, l'eccessiva debolezza, avevo sempre il raffreddore, faticavo a fare qualsiasi attività fisica, stavo proprio male.

Poi un giorno avvenne una svolta inaspettata, stavo guidando una vecchia 131 due porte grigio scuro metallizzato che avevo comprato in autodemolizione e dall'autoradio da pochi soldi, equalizzata amplificata e illuminata con tante luci, a tutto volume distorto fuoriusciva l'hardrock di Frank Marino, nel tramonto lungo la strada vidi una ragazza davanti al bar della stazione delle corriere che aspettava l'autobus seduta sul marciapiede.
Aveva un giubbotto in pelle nero tipo chiodo, maglietta nera degli ac/dc, gonna in jeans scolorito e capelli mori unti; il rock era con lei e il suo spirito. Ero già nel bar con una birra in mano, visto che mi guardava andai vicino e iniziai con i soliti discorsi: Ciao, mi sembra di conoscerti, ci siamo già visti, di dove sei, posso accompagnarti io a casa che fai prima. ecc.
Si alzò, mi accorsi che era alta quasi quanto me e robusta, la portai a casa sua, abitava vicino al mare e facemmo subito amicizia, poi da cosa nasce cosa e la notte seguente si trombò; e poiché ci trovavamo bene si ritrombava spesso.
Andavamo ad accoppiarci con la macchina su una strada lungo una scogliera sul mare, di notte c'era spesso un vento forte, le onde si infrangevano violentemente sugli scogli e arrivavano gli spruzzi fin sulla strada. Quando finivamo ci infilavamo solo il giubbotto chiodo nero identico che avevamo e ci sedevamo nudi col chiodo sul cofano della macchina a parlare, guardando il cielo stellato e il mare spazzati dal vento.
Una notte mi disse, con un atteggiamento mortificato, che i ragazzi che frequentava non riuscivano a sollevarla prendendola in braccio, e a lei invece le sarebbe piaciuto molto essere presa in braccio, stava quasi per commuoversi dal dispiacere di pesare più della media; io preso da una botta d'orgoglio maschile le dissi che ci provavo io, e ci provai, quasi cagandomi addosso dallo sforzo ci riuscii a stento a sollevarla fino a tenerla all'altezza del mio stomaco, la rimisi giù fingendo di non sentire lo sforzo
Lei mi guardò con occhi persi d'amore, mi disse che nessuno lo aveva mai fatto e mi baciò con passione, rifacemmo lungamente l'amore all'aperto, avvinghiati nel vento.
Così presi l'abitudine che ogni volta uscivamo dall'auto la prendevo con la mano sinistra sulla nuca e l'altra mano sul culo con le dita alla bowling nei buchi per migliorare la presa e la sollevavo; iniziai in questo modo a fortificare il fisico, mi veniva più appetito, a casa mangiavo molto e mi rinforzavo sempre più, dopo poche settimane riuscivo ad alzarla sopra la testa stendendo le braccia.
Eravamo bellissimi con i corpi avvolti dal vento, gli spruzzi del mare, la notte stellata sopra di noi, una t di metallari, un magro gambo con una robusta barra trasversale, io stavo il più possibile con lei sollevata che mi diceva parole d'amore, poi quando la rimettevo giù immancabilmente rifacevamo con veemenza sesso.
Però successe che suo padre, che faceva il pescatore, una notte con i suoi colleghi mentre costeggiavano la scogliera dicevano chi sono quei due cretini là che fanno nudi sollevamento pesi, ridevano a crepapelle ma poi le risa scemarono e la riconobbero nuda con solo il giubbotto sollevata verso il cielo, i suoi colleghi risero ancor più fragorosamente e con maggior gusto continuandolo a deridere per il resto della vita, lui invece si ammutolì e quando tornò a casa al mattino la buttò a calci fuori di casa.
Andò da una sua amica a stare ma dopo pochi giorni in accordo con l'amica che fece da paciere col padre torno a casa addossando la colpa a me, che ero io che insistevo per sollevarla nuda, che ero un pazzoide.
Non ci frequentammo più, mi diede molto fastidio questo suo comportamento infame, perciò non la cercai più.
In ogni storia vissuta c'è un parte di te che se ne va con lei e un'altra parte che rimane ed è fortificata, nel mio caso succedeva anche fisicamente, quella seppur breve storia in pochi mesi mi aveva cambiato l'organismo, ora avevo una forza incredibile; piovve per diversi giorni dentro me, ma con la forza ritrovata non ci feci molto caso.




giovedì 20 marzo 2014

334 - eternamente

Dentro tragitti organizzati
andanti
traghettati trasportati
spaventati speranti
sparati
in particelle nello spazio
tra la figa della mamma e la tomba
microbi danzanti
su un granello di sabbia
siamo
dispersi nell'immenso
tra infinite galassie
accecati da noi stessi
illusi delusi
confusi ottusi
perdiamo tempo
ci perdiamo
in eterno.
Sarà per la prossima volta.





lunedì 17 marzo 2014

333 - colorando le illusioni




Uomo alla moda
mentre ti bevi i colori alla sera per colorare il tuo grigio mondo
parli a vanvera e ridi a casaccio per dimenticarti d'esistere
sperando d'essere notato
sperando d'infilarti in un buco
qualsiasi.
Non essendo alla moda sono invisibile
quando passo non mi vedete
ma in questa dimensione vedo meglio la situazione.
E vedo che siete in catene
e che le catene siete voi.
Voi che vi vestite come gli altri per essere nel gruppo
voi che parlate come gli altri per essere nel gruppo
voi che bevete come gli altri per essere nel gruppo
voi che siete come gli altri per essere nel gruppo.
Galleggianti nel vuoto.
Incatenati tra di voi.
E io vi saluto senza rimpianti
tirando la catena del cesso.





lunedì 10 marzo 2014

332 - scorrendo nell'acqua piovana

Pensando nella pioggia
muovendomi nella mente
mentre
la carne attraversa il dolore
mentre
le idee colano nelle pozzanghere
mentre
le serrande serrano ogni orizzonte
motori e lamiere veloci mi sfiorano
indifferenti, arroganti, violenti
ognuno chiuso a chiave dentro il proprio benessere
in compagnia del proprio malessere
viviamo ricordi
e ricordo quando la tua lingua era nel mare
il mare era dentro te
le giornate divenivano tatuaggi eterni
le birre erano buone
nella notte ci coricavamo
in spiaggia a prendere la luna
abbracciandoci i pensieri
ci proiettavamo in cielo
e niente e nessuno
ci sfiorava.








mercoledì 5 marzo 2014

331 - imparare sempre

Bisogna imparare sempre, ogni giorno, ma anche far entrare il vento che mescoli le carte e le riproponga in forme che sono tue.


martedì 4 marzo 2014

330 - ieri, oggi e domani

Oggi ti ho pensata, gli attimi assieme, orgasmi dispersi tra le dune di sabbia, caduti nel mare, assorbiti dal sole.
Vado a letto e qualcosa mi cade dalle palpebre mentre chiudo gli occhi per addormentarmi.
E' un album di foto scattate che cadendo si frantuma diventando polvere, spargendosi sul pavimento, finendo sotto il letto, disperdendosi nell'aria.
Un giorno qualcosa di quella polvere dispersa incontrerà qualcosa della polvere che hai perso tu mentre mi pensavi.
Nei momenti che ci siamo persi resteremo, resisteremo, sopravviveremo.
Abbiamo avuto forse un'esistenza, ma siamo esistiti solo nei forse.
I pezzi di tempo che vogliamo trattenere stringendoli nelle mani sono quelli che più ci sfuggono tra le dita.
Ci restano i domani mattina e le ineluttabili bollette da pagare.



domenica 2 marzo 2014

329 - Ehi tu

Io scrivo per me stesso
per te forse sarò un fesso, un po' lesso o un cesso
ma credimi
della tua opinione non può importarmene di meno
scrivo per ritrovarmi, per capirmi, per amarmi, per ricordarmi
scovarmi nelle pieghe del tempo e riavermi
non fingo, non sgomito, non spingo
mi scrivo
messaggi infilati nelle bottiglie che ho svuotato
li abbandono nella corrente per un giorno rileggerli
e rivedermi
ritratto in quadri di parole
con i miei pensieri
in cui sento la fatica del mio vivere
con le unghie che tentano di arrampicarsi
sul cemento
contrastato dagli sguardi usati come coltelli
per cui ti guardo negli occhi vuoti
e ci sputo dentro
la mia essenza
in lettere
che cadono nella tua assenza.
Tu non farci caso, prosegui,
hai cerchioni cromati nuovi
il tavolo riservato con la bottiglia pregiata
e la prenotazione per la crociera ai Caraibi;
divertiti, accontentati.
Io, invece, sto solo
ho solamente le mie parole
non sono per te
sono per me
per ricordarmi, sempre,
quanto mi fai schifo.


martedì 25 febbraio 2014

328 - Andiamo al cinema

Il cinema è sempre stato un luogo magico per molti, in cui al buio della sala si fa un viaggio di qualche ora, con la mente che segue una vicenda al di fuori del proprio corpo, vivendo un sogno a occhi aperti.
Però c'è anche chi questo viaggio della mente lo ha quasi sempre avuto disturbato, e uno di questi sono io.
Da bambino andavo in un economico cinema parrocchiale di paese, polveroso oltre l'inverosimile, in cui alla domenica dopo il catechismo obbligatorio potevamo entrare pagando pochissimo; facevano il cinema per i ragazzi proiettando film vecchi o poco richiesti, a esempio ne ricordo uno dal titolo: "Zorro contro Maciste" che neanche c'era un vincitore, diventavano amici Zorro e Maciste, e insieme menavano tutti.
Quando entravi in platea vedevi tutte le sedie occupate tranne le fila a metà immediatamente sotto la galleria, nessuno si sedeva lì tranne qualche novellino sprovveduto che appena si spegnevano le luci veniva bersagliato dagli sputi che piovevano dalla galleria, con urla e risate.
C'era la Mina, una vedova dalla faccia  feroce, bassa e massiccia, sempre vestita di nero con uno smanicato che lasciava scoperte due braccia enormi da scaricatore di porto, faceva i biglietti e poi vendeva brustolini, arachidi, popcorn, patatine fritte e dolciumi all'ingresso, il prete l'aveva messa lì che si guadagnasse qualcosa per mantenere i suoi figli; era un viavai continuo di ragazzini che andavano a prendersi qualcosa e i rimasugli li tiravano in testa a quelli delle file avanti, per cui era un continuo litigare con un polverone che si alzava durante le risse dal pavimento ultrasporco, quando le urla diventavano eccessive entrava la Mina con un enorme scatolone di patatine pieno, urlava più forte di tutti, ci urlava di stare buoni e seduti, sbattendo forte lo scatolone in testa a quelli che trovava in piedi, sprigionando nuvole di polvere che ostruivano la visuale dello schermo, se vedeva che ce n'erano ancora impegnati a litigare gettava lo scatolone, li divideva, li trascinava via  e buttandoli fuori dal cinema li diffidava di non tornare più per un tot di domeniche, secondo la gravità della rissa; una volta che ero io uno dei protagonisti mi ha dato una domenica di sospensione mentre al mio avversario ne ha date tre, perché avevano detto tutti che era stato lui a cominciare.
In queste condizioni era difficile seguire i film, ma con l'esperienza avevo scoperto che i posti migliori e più sicuri erano gli ultimi, meglio in galleria ma di solito ci andavano tutti per cui era occupata e allora in platea mi mettevo nell'ultima fila, protetto dagli sputi dalla galleria e dal lancio di oggetti dalle fila posteriori.
Poi crescendo non andavamo più al cinema parrocchiale dei ragazzi  ma a quello degli adulti, lo scopo principale era vedere donne nude, per cui qualsiasi film era giudicato in base a quello, più donne nude c'erano più era considerato un capolavoro da consigliare agli altri al bar, quindi c'erano masse di ragazzini a vedere film scadenti, mentre a vedere film veramente belli ma casti c'era poca gente, quelli migliori in quel senso erano ovviamente vietati ai minori di 14 anni, noi ne avevamo 12/13 perciò ci facevamo accompagnare da uno ritardato mentale che aveva 17 anni  ed era sempre solo al bar, lo tenevamo in compagnia con noi e gli davamo i soldi, faceva 5 o 6 biglietti, mentre noi col colletto del giubbotto tirato su cercavamo di nasconderci atteggiandoci a più vecchi di quello che eravamo, se a volte ce lo chiedevano dicevamo di avere 14 anni tutti,  riuscivamo spesso così a entrare, ma il problema era che non sempre il film corrispondeva alle premesse,  ho visto Taxi Driver in cui eravamo capitati perché dicevano che andava a puttane e si vedeva qualcosa, invece non si vedeva molto perciò si lamentavano che era una merda di film quelli venuti con me, mentre io ero rapito dal film, solo io lo trovavo magnifico, ne ero tutto preso nonostante le continue critiche negative durante le proiezione per il poco sesso che c'era, quando uscii mi sembrava di essere ancora dentro il film, distratto stavo per attraversare la strada senza guardare, una macchina suonando mi ha ridestato, mentre gli altri dietro di me ancora stavano lamentandosi, confrontandolo con un pessimo film commedia trash in cui invece c'erano delle ragazze nude che facevano la doccia a lungo, dicevano che quello sì che era stato un bel film.
Qualche anno dopo avevamo trovato un cinema isolato gestito da un anziano mezzo rintronato pieno di soldi, noto per la sua avarizia, per non dover pagare nessuno faceva tutto lui al cinema e si poteva entrare gratis quando iniziava il film, perché si metteva nel botteghino a sonnecchiare e dalla porta d'ingresso non visti si riusciva a salire in galleria passandogli a fianco, per cui era un eldorado di film gratis, anche vietati ai minori di 18 anni, e come non bastasse lasciava la porta socchiusa pertanto gli fregavano i popcorn e le patatine.
Poi la voce si è sparsa e si esagerava, ha cominciato a parlare da solo quando uscivamo tutti dicendo:  "Guarda quanta gente stasera, mi pareva di aver venduto pochi biglietti" e "Ho venduto anche tanta roba, ci sono le scatole quasi vuote".
Dopo poche settimane ha mangiato la foglia, ha iniziato a chiudere la porta del botteghino ed è diventato difficile anche salire senza biglietto perché  stava sveglio a controllare, però riuscivamo ugualmente a farla losca facendo che mentre uno faceva il biglietto si appoggiava per un momento con le spalle alla parete, nascondendo le scale che salivano alla galleria così  entravano gli altri di corsa , si riusciva a entrare con un biglietto in 4/5.
Alle superiori ci portavano a volte a vedere dei film d'autore o degli spettacoli teatrali e anche lì era un delirio.
Spettacoli teatrali non ne ho mai visto uno senza che gli attori si interrompessero una o più volte a rimproverarci per le battute o i fischi o le pernacchie o le offese che arrivavano.
Se invece proiettavano dei film era ancora peggio col buio, in un film di Bergman a uno gli hanno tirato una lattina piena di cocacola in testa e lo hanno portato in ospedale, un'altra volta in un film lento d'autore con i sottotitoli uno ha cominciato a urlare che non ne poteva più del film, che si buttava giù dalla galleria, che si ammazzava e ha gettato uno scatolone grande pieno di altri scatoloni vuoti giù in platea, cadendo ha rimbombato schiantandosi fragorosamente al suolo, sparpagliando gli scatoloni che conteneva...i più sensibili si sono messi a urlare credendo si fosse veramente ammazzato qualcuno...si creò un gran fuggi fuggi...i professori che ci accompagnavano sono corsi trafelati con gli occhi spiritati a vedere chi si era suicidato...i gestori del cinema hanno acceso le luci...e non era successo niente, tra le risate generali degli altri studenti.
Qualche volta da maggiorenne in quelle serate padane nebbiose e fredde in cui si è in compagnia ma non si sa cosa fare siamo capitati in un cinema porno, c'era gente ma sparsa e le poltroncine erano in similpelle, si intuiva subito che molti si segavano al cinema, c'era sempre un continuo andirivieni ai bagni. Era una situazione piuttosto disgustosa, abbiamo smesso di andarci.
Successivamente mi sono comprato un lettore di dvd e andavo a prenderli a noleggio da un obeso ingioiellato e col suv che sembrava uscito da un video rap, però bisogna dire che era gentile e aveva tariffe molto convenienti, le novità 2 euro, dopo 6 mesi li toglieva dalle novità così con un euro ti vedevi il film, e se facevi 20 euro di ricarica ne avevi 5 omaggio.
Mi sono visto parecchi film in quel periodo, meglio che nei cinema a cui ero abituato, e potevo rivedermi le scene o risentirle in lingua originale
Poi sono stato alcuni mesi senza frequentarlo, avendo poco tempo a disposizione, un giorno avevo tempo di vedermi un film, sono andato ed era chiuso con un cartello di cessata attività, mi è dispiaciuto molto, soprattutto perché avevo ancora 12 euro di ricarica e c'era solo un mese per farseli restituire, svaniti, insieme alla maggior parte dei negozi di dvd.
Era arrivata l'era dei film in internet.



venerdì 14 febbraio 2014

327 - sperma deludente

Speri nello sperma
che cresca meglio di te
e invece un giorno
ti ritrovi davanti uno ancora più stronzo
con le magliette che fanno pubblicità a marchi noti
che pensa solo a comprarsi oggetti come hanno gli altri
che si atteggia e parla aderendo alla moda del momento
un vero cretino
e quel cretino è tutto quel che lasci su questo pianeta.
Credevi di fare un figlio
invece hai cagato l'ennesimo stronzone
e la cosa più agghiacciante
è che la sua stronzaggine deriva dalla tua
è cresciuta proliferando
tutte le volte che non hai reagito
facendo come facevano gli altri
non spegnendo la televisione davanti all'idiozia
ridendo ebete alle battute razziste
considerando con superiorità chi stava peggio.
Concentrandoti solo sulla materialità
hai trasmesso stupidità.
Chi segue solo se stesso
ribellandosi
affermando quello che pensa
non lasciandosi trasportare dalla corrente
ma andando controcorrente
subendone gli svantaggi
solo lui
trasmetterà qualcosa di valido
e può sperare in qualcosa di migliore.





sabato 8 febbraio 2014

326 - qualcosa

Ho studiato per imparare
ma hanno tentato di lobotomizzarmi.
Ho lavorato per essere autonomo
ma hanno cercato di farmi morire.
Ho tentato di scappare via
ma hanno provato a rendere tutti i posti uguali.
Però ho visto qualcosa dentro i tuoi occhi
e mi sono aggrappato con tutte le mie forze
evitando il peggio.


venerdì 7 febbraio 2014

325 - vecchi

Vedo spesso due vecchi
col cane entrambi
faticano a camminare entrambi
lo fanno ognuno appoggiato al suo bastone
seguito lentamente dal proprio cane
con un'espressione triste e rassegnata
vecchi e cani
fanno una lentissima passeggiata tutti i giorni
nel pomeriggio alla stessa ora
lungo un viale alberato
vanno come al rallentatore
come se volessero fermare il tempo
e si siedono a riposare su una panchina
poi tornano a casa
sono soli, sempre soli
e starebbero bene insieme
essendo uno uomo, l'altra donna
ma sono a 50 chilometri di distanza
in due paesi diversi
non avendo l'automobile non si vedranno mai
e anche se si vedessero rimarrebbero chiusi dentro di sé
nelle proprie abitudini, nelle proprie paure
magari hanno un parente che se si ricorda
una volta ogni tanto passa a trovarli
e loro temono di perdere quella briciola di attenzione.
La vita ti dà un bastone per appoggiarti
infilandotelo nel culo.
Però io che vedo spesso entrambi li immagino insieme
andrebbero d'accordo essendo così simili
starebbero meglio in compagnia
loro e anche i cani
e potrebbero avviarsi assieme
lungo un enorme viale alberato
tenendosi una mano
e con l'altra appoggiata al bastone
andando più lentamente possibile
verso il tramonto
seguiti dai loro cani
e quando spariranno
si fermeranno
mente tutti i loro parenti compariranno
frugheranno nelle loro case
prenderanno gli oggetti di valore
e il resto lo butteranno nei rifiuti
venderanno la casa
e porteranno i cani al canile
dove guarderanno le sbarre della gabbia
verso il sole che si spegne
ricordando con nostalgia i loro vecchi
e le passeggiate al rallentatore.
Saranno gli unici a ricordarli.




venerdì 31 gennaio 2014

324 - Poesia criminale

Spara pallottole che devastano le facce da copertina
Tira coltellate che aprono i pigri ventri
Sferra mazzate che sfracellano i crani addomesticati
Versi incivili, primitivi, selvaggi
bruceranno
la casa
la macchina nuova
la moto usata
il mutuo
il bancomat
le rate
Parole come strisciate di merda
sulle tende in tinta
sui sorrisi di convenienza per socializzare
sui discorsi del cazzo con gli aperitivi colorati
sulle maschere false che usi per lavorare
sui tatuaggi ipocriti fatti per nascondere la tua melensaggine
Prenderanno fuoco
ustionando la pelle
penetrando nella carne
entrando nel midollo spinale
Ogni tuo angolino di rassicuranti piccole sicurezze
esploderà in frantumi
Niente sarà come prima
E ti troverai rinato
davanti a quell'orizzonte
che ti era nascosto.




venerdì 24 gennaio 2014

323 - viaggi qualunque

Futuri presenti
in quadri appesi
a cordoni ombelicali
mentre rose rosse clandestine
schiacciate dai tacchi a spillo
agonizzano specchiandosi in pozzanghere
e impropri lampioni
si arrampicano sul buio
io e i miei piedi strisciamo
slalom di pensieri sui marciapiedi
tra appuntamenti e scadenze
penosamente, faticosamente
arrivo alla stazione
faccio il biglietto
e parto
verso nessun luogo.



lunedì 13 gennaio 2014

322 - Piove sull'amore

Piove sulla festa degli innamorati
pioggia acida, corrosiva
loro incuranti lo trovano romantico
troverebbero romantico anche se piovesse
merda liquida da dei culi volanti
tutto è romantico per loro
chiusi nel proprio microcosmo
ubriachi nel loro delirio di possesso
inebetiti come fosse eroina afgana
grazie al loro silenzio assenso
intanto il mondo si corrode irreparabilmente
e quando al culmine del loro amore
faranno dei figli
questi un giorno penseranno
e non si spiegheranno
come han fatto i loro genitori
a essere così idioti;
ve lo dico io ragazzi:
è stato l'amore!
L'amore
per la beota stupidità
per l'adeguarsi agli altri
per il proprio esclusivo interesse
per una sessualità ipocrita.
E sappiate ragazzi
che io ero
quello che diceva quanto sono stronzi,
ma nessuno mi ascoltava.



martedì 7 gennaio 2014

321 - Gli angoli del pane

Briciole di pane
raccolte da dispense
disperse nel passato
e sparse nel futuro.
Negli angoli dei tuoi mobili nuovi
troverai i vecchi ricordi
immobili nel tempo
diamanti che brillano
di effimera eternità.



domenica 5 gennaio 2014

320 - paroleparole

In Italia tutti parlano,
parlano sempre, in continuazione, a raffica,
parole dette tanto per parlare nella strada e nei bar,
parole dalla televisione che nascondono la mancanza di idee e le fregature insite,
parole dalla radio e nelle canzoni italiane che sommergono la musica,
parole dal computer che tutti vorrebbero tu leggessi con attenzione fino a pregarti e supplicarti di leggerle.
Ubriachi di parole.
Parole ovunque.
E non riesco a percepire una sola parola vera.
Stiamo zitti,
meglio stare in silenzio e invece che parlare
agire.




venerdì 3 gennaio 2014

319 - Innamorati persi

Chiusi dal cieco egoismo
ubriacandosi l'uno dell'altro
e calpestando tutto il resto
nell'idiozia totale
gli innamorati fanno festa
regalandosi
infiocchettati pezzettini di merda
promessa premessa
di quel che sarà.

L'universo gira intorno
al loro piccolo mondo giocondo
astratti
stagnanti
in una bolla di illusioni
che quando scoppierà
farà loro sentire
la nudità della nullità.

sabato 28 dicembre 2013

318 - vivere e scrivere

Scrivi ciò che vivi
ma se scrivi non vivi
se vivi non scrivi
comunque
vivrai davanti ai bivi.



venerdì 27 dicembre 2013

317 - Vagando

Cammino
accompagnato dal sole che si spegne,
intanto il mare
cercando di invadere la spiaggia
versa il tramonto
in onde metallizzate rosa e azzurre,
e i vecchi tronchi di alberi morti
mi segnano il tempo umano.
Se non c'è nessuno
oltre me stesso
mi trovo
bene.

foto andreasfinottis